Barba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati di Barba, vedi Barba (disambigua).
Uomo con barba mediamente lunga
« Chi ha la barba è più che un giovane, e chi non ha barba è meno che un uomo »
(William Shakespeare)

La barba è l'insieme dei peli, che, tendenzialmente, ricopre la sporgenza tramite i baffi fra la bocca e il naso, oppure presenta un'ampia crescita attraverso le guance (ed in particolare) il collo, la cui apparizione segna nell'uomo il passaggio dall'adolescenza alla virilità. È uno dei caratteri sessuali secondari maschili.

In molte culture la barba rappresenta un vero e proprio elemento di espressione esteriore della dignità virile (come ricordano anche espressioni del tipo "l'onor del mento"). In altre la barba è indice di invecchiamento, per cui viene regolarmente tagliata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Jennifer Miller, donna barbuta

Presso gli antichi popoli la barba, in quanto prerogativa del maschio adulto, è stata spesso considerata un simbolo di potere. In Egitto il radersi era considerato, oltre a una valida regola igienica, un dovere religioso. Infatti, proprio per questa usanza gli Egizi usavano vari rasoi contenuti in appositi astucci, rinvenuti anche dagli archeologi. Tuttavia non viene ignorata la funzione simbolica del connotato e i faraoni (comprese le femmine come la regina Hatshepsut) vengono raffigurati con barbe finte. I Semiti mesopotamici invece portavano barbe lunghe e folte, accuratamente pettinate e arricciate. Nell'antica Grecia venne ritenuta segno di forza e di virilità. A Sparta i codardi erano condannati a portarla su un solo lato del viso, in modo che fosse facile distinguerli anche a distanza (Plutarco, Vita di Agesilao, par. 30).

L'uso sistematico del rasoio si diffuse durante l'età macedone, per imitazione dello stesso Alessandro che, secondo alcune fonti, era quasi glabro e comunque iniziò la propria ascesa troppo giovane per avere una barba folta quanto i suoi avversari persiani. Di pari passo con l'influenza della cultura greca la moda si estese anche a Roma, dove assunse una notevole importanza il rito della depositio barbae, ossia il primo atto di rasatura del giovanotto.[1] La barba rimase un attributo tipico dei filosofi e in quanto tale venne ripresa dall'Imperatore Adriano, amante della cultura classica, e dai suoi successori Antonino Pio, Lucio Vero, Marco Aurelio, Settimio Severo, Caracalla. Proprio dall'iconografia del filosofo derivò, nell'arte paleocristiana, la figura del Gesù barbato (più antiche sono le raffigurazione imberbi), che divenne in seguito tipica fino ad oggi.

Ingrandimento di peli di barba in crescita

Presso gli Ebrei il taglio della propria barba era considerato un atto sacrilego; invece il taglio di quella altrui era considerato un gesto aggressivo e degradante per chi lo subiva. In ambito islamico, molti religiosi, cercando di assomigliare il più possibile al profeta Maometto (che la tradizione vuole avesse la barba), ritengono indispensabile per ogni buon credente lasciarsi crescere la barba. Essa è a tal punto divenuta simbolo di questa ostentazione religiosa che in molti paesi i fondamentalisti vengono detti "i Barbuti" per antonomasia. Nel mondo bizantino e ortodosso la barba era l'attributo tipico dei religiosi: dopo il Grande Scisma del 1054 caratterizzò peculiarmente la Chiesa ortodossa, tanto che ancora nel XV secolo ci si scandalizzava che il cardinale latino cattolico Giovanni Bessarione portasse la barba[2].

Se nel Trecento in Italia la barba era portata esclusivamente da uomini di legge e dagli anziani, solo due secoli dopo tornò di moda, e nel Seicento barba e baffi subivano il trattamento con ferri caldi per essere arricciati, e venivano unti e profumati con olio di cedro e di gelsomino. La moda settecentesca della parrucca richiese la pelle rasata e si dovette attendere il periodo risorgimentale per un ritorno di fiamma della barba, a cui venne attribuito, questa volta, un significato politico. Spesso infatti le barbe saranno simbolo di rivoluzione, anche perché ribelli e guerriglieri, per la vita stessa che fanno, sono impossibilitati ad usare il rasoio.

L'uso ortodosso della barba si trasmise nella Russia prerivoluzionaria, dove la barba veniva fatta crescere in segno di virilità, e il danneggiamento dell'altrui barba era inoltre considerato reato punibile con una cospicua somma. Secondo un'antica leggenda popolare farsi la barba a Berlino, città nota per i suoi eccellenti barbieri, porta fortuna. Nel mondo contemporaneo il radersi o il farsi crescere la barba è legato alle mode e al gusto personale. Un revival come fenomeno di costume della barba si ebbe negli anni Settanta, quando veniva vista (assieme ai capelli lunghi per gli uomini) come segno di ribellione alle consuetudini e ai valori borghesi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Universo, De Agostini, Novara, Vol. I, 1962, pag.173
  2. ^ Basarione, Enciclopedia Treccani.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]