Ezzelino III da Romano

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Ezzelino III da Romano
Ecelinus de Romano - Serie Gioviana.jpg
Cristofano dell'Altissimo, Ritratto di Ezzelino, 1552-1568 ca.
Signore della Marca Trevigiana
Stemma
Trattamento Signore
Nascita Onara, 25 aprile 1194
Morte Soncino, 27 settembre 1259
Dinastia Da Romano
Padre Ezzelino II il Monaco
Madre Adelaide di Mangona
Consorte Zilia ?
Selvaggia di Staufen
Isotta Lancia
Beatrice Maltraversi
Figli Pietro (illegittimo)
Religione Cattolicesimo
Ezzelino III da Romano
EzzIII.jpg
1194 – 1259
SoprannomeIl Terribile
Nato aOnara
Morto aSoncino
Luogo di sepolturaCastello di Soncino, Soncino
Dati militari
Forza armataMercenari
GradoCondottiero
Battaglie
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Ezzelino III da Romano, o Ecelino da Romano, detto Il Terribile (Onara, 25 aprile 1194Soncino, 27 settembre 1259), è stato un condottiero e politico italiano, signore della Marca Trevigiana.

Appartenente alla famiglia germanica dei Da Romano, detti anche Ezzelini, era il figlio primogenito di Ezzelino II il Monaco e fratello di Alberico da Romano e di Cunizza da Romano. Audace, astuto e valoroso, la sua decisione e volontà di dominio sfociarono in atti di spietatezza e crudeltà, in massima parte nella parabola discendente successiva alla morte del suo alleato Federico II di Svevia, avvenuta nel 1250. Nelle cronache posteriori gli vennero dati appellativi come "feroce" e "terribile", anche se molte delle nefandezze attribuitegli sono frutto di leggende[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Da Romano.

La famiglia dei Da Romano giunse in Italia dalla Germania tra il X e XI secolo. Si stabilì prima a Onara, attuale frazione di Tombolo, dove fece costruire un castello e, dal 1199, a Romano, un borgo situato nelle vicinanze di Bassano del Grappa che dal 20 novembre 1867, dopo l'Unità d'Italia, per non venir confuso con l'omonimo lombardo e piemontese, prese il nome di Romano d'Ezzelino. I Da Romano vengono comunemente identificati come "Ezzelini", in quanto tutti i capostipiti hanno portato questo nome, da Ezzelino I il Balbo ad Ezzelino II il Monaco ed Ezzelino III il Tiranno.

La gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Segnalatosi in giovane età nelle guerre per il controllo del vicentino, a seguito del ritiro in convento del padre Ezzelino II il Monaco, nel 1223 ottenne da una divisione dei beni paterni col fratello Alberico i territori di Bassano, Marostica e tutti i castelli situati sui colli Euganei.

Aveva già manifestato le sue speciali inclinazioni per la guerra, unite ad uno spirito di dissimulazione e di pazienza, straordinari per la sua età. Era inoltre resistentissimo ad ogni fatica, capace di affrontare impavido qualsiasi pericolo, freddo e insensibile ad ogni spettacolo di pietà, intollerante di ogni freno e di ogni consiglio. Le cronache raccontano che si comportò con una crudeltà forse maggiore rispetto ai livelli (peraltro assai elevati) dei suoi tempi, anche se non particolarmente credibili sembrano le fonti storiche di parte a lui avversa che non mancarono di descrivere Ezzelino III come un fosco tiranno che traeva personale diletto nell'escogitare torture raffinate quanto crudeli. Fu certamente uomo di parte e delle fazioni si servì principalmente per ingrandire i suoi feudi e rendersi sempre più potente. Per tutto ciò appare come il più attivo ed ardente ghibellino, tanto che di questo partito ebbe di fatto il comando nell'Italia settentrionale.

Le conquiste[modifica | modifica wikitesto]

Il XIII secolo fu l'epoca delle guerre fra città e fra fazioni interne alle stesse città, di lotte fra casati, scontri fra milites e populus, combattimenti per il potere fra lignaggi signorili e mercantili, che portò alla nascita della stessa figura del podestà, magistrato forestiero per il governo supra partes dei Comuni: in questo contesto si inserisce la figura di Ezzelino III, che si avvalse dell'alleanza imperiale per affermare il controllo su un territorio sovracittadino e garantirne i pacifici traffici commerciali, anticipando il fenomeno storico della nascita dei nuovi regimi delle signorie, le quali, per la forza coercitiva e la centralizzazione istituzionale, garantiranno successivamente lo sviluppo economico dei propri domini temporali[2]. Grazie alle sue abilità politico-militari, Ezzelino III estese il suo dominio su Bassano, Belluno, Brescia, Padova, Trento, Verona e Vicenza, creando una sorta di signoria. Dal 1225 al 1230 fu podestà e capitano del popolo di Verona. A quest'epoca risale l'infruttuosa visita di Sant'Antonio di Padova per implorare clemenza per il Conte di San Bonifacio. Inizialmente simpatizzante per la Lega Lombarda, per le delusioni subite Ezzelino si schierò però con l'imperatore Federico II di Svevia che lo nominò vicario imperiale in Lombardia e segnò con questo suo ufficio la fine di ogni libertà comunale, sottomettendo i Comuni alla sua volontà.

Nel 1233 Ezzelino III da Romano distrusse il castello di Caldiero, in provincia di Verona, esistente sul Monte Rocca. L'imperatore nel 1236 gli concesse una guarnigione per metterlo al sicuro dai moti e dalle minacce popolari che serpeggiavano nei domini soggetti agli Ezzelini. Lo stesso anno Federico saccheggiò Vicenza e ne dette il governo a Ezzelino, il quale, nel 1237, si fece consegnare anche Padova, città molto più forte, più ricca e potente delle due che già controllava. Per domare questa città fece arrestare tutti coloro che avevano acquistato la stima della cittadinanza, e ordinò che le case dei carcerati e dei fuoriusciti fossero rase al suolo e che i giovani rimasti in città dovessero entrare in corpi di leva, per non sfuggire al suo controllo e alla terribile disciplina del "mestiere delle armi".

Dopo la vittoria di Cortenuova contro i comuni lombardi guidati dal podestà veneziano Pietro Tiepolo, figlio del doge Jacopo Tiepolo, il 27 novembre 1237[3], Federico gli dette in sposa una sua figlia naturale, Selvaggia, che morì giovanissima. Ezzelino III in seguito si risposò altre due volte.

Il 22 maggio 1238, giorno di Pentecoste, nella Basilica di San Zeno di Verona, Ezzelino III sposò dunque Selvaggia, figlia naturale dell'imperatore Federico II[1]. Divenne così, con l'appoggio dell'imperatore e dei suoi consiglieri, fra cui l'astrologo Guido Bonatti, vicario imperiale per tutti i paesi tra le Alpi di Trento e il fiume Oglio. Tutta quest'area, del resto, era già di fatto sotto la giurisdizione di Ezzelino.

Nel 1242 Ezzelino III diede alle fiamme e si impadronì della città di Montagnana, al tempo controllata dagli Este. Questo evento viene rievocato ogni anno nel comune padovano agli inizi di settembre con l'incendio della Rocca degli Alberi.

La scomunica e la "crociata" contro di lui[modifica | modifica wikitesto]

L'improvvisa scomparsa di Federico II, avvenuta nel 1250, indebolì politicamente Ezzelino III, che certamente a partire da tale data divenne più sospettoso e violento, per cui venne accusato di efferatezze e di eresia e scomunicato nel 1254 da Papa Alessandro IV, al secolo Rinaldo Segni, grande avversario della fazione ghibellina, che sperava di sbarazzarsi in tal modo di un formidabile ostacolo alla sua politica anti-imperiale. Il Papa in verità aveva massimamente a cuore il suo potere temporale, posto in sommo pericolo in quanto lo Stato Pontificio si trovava in mezzo al territorio controllato dall'imperatore Federico II, che era Re di Sicilia e di Gerusalemme per parte di madre e Re d'Italia e di Germania; sostenere le ragioni dei Comuni significava semplicemente tentare di contenere il pericolo del potere imperiale rispetto al potere temporale del papato. Nel mese di marzo 1256 Azzo VII d'Este, podestà a vita di Ferrara, ricevette da Filippo, arcivescovo di Ravenna, l'incarico di condurre una "crociata" contro Ezzelino, padrone assoluto di Belluno, Feltre, Padova, Verona e Vicenza, mentre Treviso era sotto il dominio di suo fratello Alberico. Solo Trento, conquistata da Ezzelino III nel 1241, era nel frattempo riuscita stabilmente a liberarsi nel 1255, mentre l'anno seguente la rivolta del piccolo centro di Cologna Veneta, presso Verona, guidata da Jacopo Bonfado, fu rapidamente soffocata nel sangue da Ezzelino[4]. Alla "crociata" contro Ezzelino III parteciparono, partendo dalla Torre delle Bebbe, il presidio veneziano, i soldati di Venezia, Bologna, Mantova, il conte di San Bonifacio e molti altri signori. Mentre Ezzelino era occupato nella conquista di Brescia, i "crociati" di Azzo VII si impadronirono il 20 giugno 1256 di Padova. I "crociati" dal canto loro non seppero profittare del loro vantaggio nel corso della prima fase della guerra contro Ezzelino III, perché le loro forze erano sparse e i loro signori divisi. Per ben due anni si trascinò pertanto una guerra di agguati e di mischie sanguinose, durante i quali Ezzelino III riuscì a impadronirsi di Brescia nel 1258.

Le amicizie e le alleanze sulle quali Ezzelino III da Romano contava, gradatamente gli vennero comunque meno e se il fratello (con cui era entrato in litigio nel 1239) si riaccostò a lui, vecchi alleati e amici – come Oberto II Pallavicino – finirono col raggiungere le file dei "crociati", promettendo denaro e uomini per abbatterlo. Ghibellini e guelfi si trovarono così uniti e una peculiare alleanza fu dunque stretta tra le due fazioni l'11 giugno 1259. Ma che le ragioni dello scontro fossero però essenzialmente politiche ce lo dimostra il fatto che Ezzelino fosse invocato dai ghibellini di Milano per contrastare i guelfi. Passò pertanto l'Oglio e l'Adda con un forte esercito, per tentare di impadronirsi di Monza e di Trezzo. Il popolo milanese a sua volta rispose armandosi e andandogli incontro. Oberto II Pallavicino, a capo dei cremonesi, e il marchese d'Este, a capo dei ferraresi e dei mantovani, si impadronirono di Cassano d'Adda e tagliarono ogni possibilità di ritirata a Ezzelino. Ezzelino III fu quindi sconfitto dopo una strenua battaglia il 16 settembre 1259 a Cassano d'Adda dalla lega guelfa di Azzo VII d'Este e, in seguito alle gravi ferite riportate, venne catturato e portato a Soncino, nell'attuale provincia di Cremona, dove spirò il 27 settembre, a 65 anni di età, così come era vissuto: rifiutando sacramenti e medicine, e lasciandosi morire dopo essersi strappato le fasciature. Fu sepolto nel castello di Soncino.

A Soncino ancora oggi ogni settimana si ricorda la sua morte con il rintocco di una campana e si favoleggia circa il fatto che sia stato sepolto con il suo tesoro[5]. Suo fratello Alberico, catturato nel suo castello di San Zenone dai vincitori, fu trucidato insieme alla sua famiglia, comprese donne e bambini, a dimostrazione (semmai ce ne fosse bisogno) che la "barbarie" non era caratteristica solo di Ezzelino.

L'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Unito alla sorte dell'imperatore Federico II e del casato svevo, egli trasse da questa sua posizione nuove ragioni di dominio, vigilando affinché la sua potenza non venisse attaccata dall'esterno. Requisì ai padovani da lui banditi i castelli di Agna e di Brenta, mandando a morte tutti coloro che li custodivano. Incamerò diversi castelli del marchese d'Este e del conte di San Bonifacio e, estendendo le sue conquiste alla provincia di Treviso, aveva a suo tempo assoggettato Feltre e Belluno, mantenendo nell'obbedienza i suoi sudditi antichi e nuovi, costruendo prigioni nelle quali rinchiudeva i numerosi nemici. Ezzelino III rappresentò di fatto le fortune sconfitte dell'Impero e della parte ghibellina e non è dato fissare con precisione e affidabilità storica rigidi confini fra la sua ferocia e la sua forte (ma soccombente) visione politica, nonché le sue notevoli peculiarità politico-militari che ne decreteranno fatalmente l'impopolarità della successiva storiografia, tutt'altro che filo-imperiale. Oggetto alla sua morte di una pesante damnatio memoriae voluta dai poteri religiosi antighibellini ma pure dalle città confederate che si spartirono le sue ricchezze, Ezzelino III non fu certo più feroce, in particolare prima del 1250, degli altri signori dell'epoca: politicamente, anzi, anticipò con una vera politica regionale le forme di organizzazione politica signorile e rinascimentale, che nasceranno proprio per superare gli eterni conflitti delle oligarchie dei mercanti e dei banchieri che governavano i Comuni[6]. Senza contare che alla sua corte si esercitava un attento mecenatismo culturale per il quale trovarono qui rifugio i poeti provenzali in fuga dal sud della Francia (dove infuocava la persecuzione della Chiesa contro gli albigesi), tra i quali Uc de Saint Circ, la prima figura europea di poeta di corte[7]. E non si può negare allo stesso Ezzelino III la pre-paternità del Veneto, attuata con gli ordinamenti e l'unità politica[8], tanto che qualche autore moderno arriva a sostenere che se il binomio Federico-Ezzelino fosse stato vincente il Veneto sarebbe diventato non già una regione d'Italia ma un Land tedesco[9].

Rolandino da Padova, storico e giurista padovano di formazione bolognese, figlio di notaio, egli stesso notaio, scrisse una cronaca degli anni di Ezzelino a Padova, commissionata dalle autorità ecclesiastiche antighibelline, approvata dall'Università e presentata con una cerimonia nel 1262, presso il chiostro della chiesa di Sant'Urbano.

Dante Alighieri nella Divina Commedia lo collocò all'Inferno, sommerso in un fiume di sangue, nel girone riservato a coloro che furono violenti contro il prossimo:

«e quella fronte ch'a il pel così nero, / è Azzolino...»

(Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto XII.)

Tuttavia lo fa celebrare da sua sorella Cunizza in Paradiso, nel cielo degli spiriti amanti[10].

Albertino Mussato, pre-umanista padovano e contemporaneo di Dante, dedica al personaggio di Ezzelino la tragedia "Eccerinide". Nell'Eccerinide, modellata sulle tragedie senecane, è narrata l'ascesa e la caduta di Ezzelino e del fratello. Per tale opera gli furono prestati numerosi riconoscimenti, culminati nel 1315 con una cerimonia ufficiale a Padova, presso il Collegio dei Giudici. Tale evento, riferitoci dal cronista dell'epoca Giovanni da Nono, aveva un valore simbolico: sia accademico che civile. Infatti la passata minaccia ezzeliniana era paragonata con il timore dell'invasione di Padova da parte delle truppe dell'imperatore Arrigo VII e di Cangrande della Scala.

Il cronista Fra' Salimbene de Adam definisce Ezzelino gran massacratore di uomini e temuto addirittura più del diavolo "Hic plus quam diabolus timebatur". Tutte queste caratteristiche sono oggetto di disputa fra gli storici, che talora ne esaltano le capacità politiche e talaltra ne sottolineano l'inflessibilità del carattere e la sua totale mancanza di scrupoli etici.

Certo è l'irriducibile particolarismo dei Comuni, contro i quali lottò Ezzelino, spesso instabili e violenti, e le istanze corporative che li dominavano, se successivamente furono la forza dell'Italia nel primo Rinascimento, saranno pure un fortissimo limite per la costruzione nazionale italiana, mentre nel resto d'Europa durante quel secolo furono proprio le figure dei re quelle attorno ai quali si costruirono mercati nazionali e società nazionali[11].

Nel 1630 Alessandro Tassoni dedicò l'intero canto VIII del suo poema eroicomico, La secchia rapita, ad Ezzelino.

Alle corti di Ezzelino III ma anche del fratello Alberico poetava il trovatore Uc de Saint Circ.

Viene citato ne Il ritratto di Dorian Gray.

«Ezzelin, whose melancholy could be cured only by the spectacle of death, and who had a passion for red blood, as other men have for red wine--the son of the Fiend, as was reported, and one who had cheated his father at dice when gambling with him for his own soul;»

(Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, capitolo 11.)

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Ezzelino si sposò quattro volte[12]:

Ezzelino ebbe un figlio naturale, Pietro, che fece imprigionare nel 1246 nel castello di Angarano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Ezzelino da Romano, su Treccani.it (enciclopedie online). URL consultato il 21 luglio 2015.
  2. ^ G. Cracco, Nuovi studi Ezzeliniani, Roma, 1992.
  3. ^ Franco Cardini e M. Montesano, Storia medievale, Le Monnier, Università, Firenze, 2006, ISBN 8800204740, p. 288.
  4. ^ Rolandino, Vita e morte di Ezzelino da Romano, X, 12, a cura di F. Fiorese, Fondazione Lorenzo Valla/Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2004.
  5. ^ Ezzelino un tiranno utile per la storia.
  6. ^ G. Prezzolini, L'Italia finisce ecco quel che resta (Milano), 2003, pp. 24-39.
  7. ^ C. Bertelli C. e G. Marcadella, Ezzelini, Signori della Marca nel cuore dell'Impero di Federico II, Milano, 2001.
  8. ^ I. Cacciavillani, Un pre-veneto: Ezzelino III da Romano, in Alta Padovana, vol. 4, nº 2005, p. 39.
  9. ^ G. Cracco, Nato sul Mezzogiorno, Vicenza, 1995, p. 72.
  10. ^ G. Cracco, Il Grande Assalto, Venezia, 2016.
  11. ^ G. Ruffolo, Quando l'Italia era una superpotenza, Torino, 2004, pp. 272-280.
  12. ^ Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Ecelini, già Onara poi Da Romano, Torino, 1835.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Bernardi, Leggende e storielle su Ezzelino da Romano, Verona, 1892.
  • Benvenuto da Imola, Commenti a Dante, Firenze, 1887.
  • C. Cantù, Ezzelino da Romano - Storia di un ghibellino, Milano, 1901.
  • F. Grossi, Istoria di Ezzelino, Venezia, 1622.
  • Franco Cardini, Marina Montesano, Storia medievale, Le Monnier, Firenze, 2006, ISBN 8800204740.
  • Gerardo Maurisio, Chronica dominorum Ecelini et Alberici fratrum de Romano.
  • Gina Fasoli, Ezzelino III da Romano, in Lexikon des Mittelalters, vol. 4, col. 196f.
  • Gina Fasoli, Ezzelino da Romano fra tradizione cronachistica e revisione storiografica, in Storia e cultura a Padova nell'età di Sant'Antonio, Padova, 1985, da p. 85 a p. 101.
  • Gina Fasoli, Studi ezzeliniani, Roma, 1963.
  • Giulio Roscio, Agostino Mascardi, Fabio Leonida, Ottavio Tronsarelli et al., Ritratti et elogii di capitani illvstri, Roma, 1646.
  • Mario Rapisarda, La signoria di Ezzelino da Romano, Udine, 1965.
  • O. Brentari, Ezzelino da Romano nella mente del popolo e nella poesia, Padova, 1889.
  • P. Gerardo, Vita e gesta di Ezzelino III da Romano, Venezia, 1894.
  • Thomassino, Turpio, Vite di cento capitani illustri, Parma, 1596.

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