Sapìa Salvani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Sapia Salvani (Siena, 1210 circa – Colle di Val d'Elsa, 1278 circa) è stata una gentildonna senese, protagonista di un episodio nel Purgatorio dantesco.

Sapia in una illustrazione di Gustave Dorè

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Citata nel tredicesimo canto, era moglie di Ghinibaldo Saracini, signore di Castiglionalto presso Monteriggioni, e zia paterna di Provenzano Salvani. Forse per odio politico contro il nipote, a capo della fazione ghibellina di Siena, fu invidiosissima dei suoi concittadini: per tale motivo, quando ebbe luogo la battaglia di Colle tra Siena e la guelfa Firenze (nella quale morì lo stesso Provenzano Salvani), desiderò che la sua città fosse sconfitta e si rallegrò della strage avvenuta.

Sapìa fu però anche donna caritatevole, come dimostra la fondazione da parte sua nel 1265 (dopo la morte del marito) di un ospizio per i pellegrini, detto di Santa Maria; situato ai piedi di Castiglioncello, presso la via Francigena, venne in seguito ceduto alla Repubblica di Siena, a beneficio del maggiore ospedale della città.

Sapìa, secondo la tradizione, morì uccisa a Colle Val d'Elsa da un sicario senese in via delle Volte, alle spalle di Palazzo Luci[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La tradizione è riportata dal Biadi nel suo Storia di Colle: « vuole che fosse [Sapia] o strangolata in Colle, sotto la volta dello Spuntone, a tergo del Palazzo Salvetti (nome ottocenteco del rinascimentale Palazzo Luci N.d.R.), o morta di fame ». Cfr. Luigi Biadi, Storia della città di Colle, 1865, p. 76.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]