Gualdrada Berti

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Gualdrada Berti (1160 circa – ...) era un personaggio storico della Firenze del XII secolo, reso conosciuto grazie alla sua citazione di Dante Alighieri nella Divina Commedia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Bellincione Berti dei Ravignani, sposò verso il 1180 un conte Guido dei Conti Guidi, forse figlio di Guido Guerra V, e dal matrimonio di uno dei loro figli, il conte Marcovaldo, con la contessa Beatrice da Capraia nacquero cinque figli, tra cui Guido Guerra VI.

È proprio nell'episodio di Guido, incontrato da Dante nel suo viaggio immaginario all'Inferno che Jacopo Rusticucci, suo compagno di pena, lo presenta dicendo che fu un uomo valoroso e importante e che "nepote fu della buona Gualdrada" (Inf. XVI, 37).

Viene citata anche dal Villani nella Nova Cronica (V, 3738) quale esempio di virtù domestica e di pudici costumi: con la venuta dell'imperatore Ottone IV a Firenze si rifiutò di baciarlo dichiarando fedeltà al proprio marito. Ma l'episodio, entrato a far parte della mitologia fiorentina, è solo leggenda.

Nell'appartamento di Eleonora di Toledo in Palazzo Vecchio fu oggetto degli affreschi di una sala detta della appunto della Gualdrada, come simbolo virtuoso di rigore morale.

Giovanni Boccaccio la cita nel suo libro sulle donne illustri "De mulieribus claris".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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