Clelia

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Clelia passa il Tevere, dipinto di Rubens al Pieter Paul Rubens di Parigi

Clelia (in latino: Cloelia) è una figura della mitologia romana, presa in ostaggio da Porsenna.

Il racconto[modifica | modifica wikitesto]

Porsenna, lucumone etrusco di Chiusi, era alleato dei Tarquini e la ricevette come ostaggio dai romani, assieme a altre nobili fanciulle, nel 507 a.C. al termine dell'assedio di Roma, ma la ragazza decise di fuggire dal campo etrusco, per cui visto che gli etruschi avevano portato i cavalli al fiume, si mischiò ad essi e attraversò il Tevere a nuoto sotto la pioggia di frecce etrusche, per raggiungere Roma. Porsenna pretese la sua restituzione e fu accontentato, ma, ammirandone il coraggio, la liberò, inviolata (era solito che le prigioniere venissero molestate), le donò un cavallo le permise di scegliere altri ostaggi da liberare. Della sua figura leggendaria esistono due versioni.

  • Prima versione:

Clelia, con altre nove ragazze, fu consegnata a Porsenna dai Romani come pegno per un patto di pace tra loro e gli Etruschi. Clelia incoraggiò le compagne a fuggire dall'accampamento etrusco attraversando il Tevere a nuoto, mischiate ai cavalli degli Etruschi. Così facendo, Clelia rimase sulle sponde del fiume per sorvegliare le ragazze in fuga. Una sentinella di Porsenna (o lui in persona) trovò la ragazza e la consegnò a Porsenna che la liberò estasiato dal suo coraggio.

Clelia fu consegnata a Porsenna da sola per pegno di pace (o assieme ad altri giovani, secondo Livio). Era una ragazza ribelle e cercò quindi un espediente per scappare dall'accampamento etrusco. Si ingegnò e trovò il modo: attraversare il Tevere a nuoto. Arrivata a Roma, Porsenna venne a sapere che era fuggita e ne pretese la restituzione.[1] Fu così che i Romani riconsegnarono la ragazza, che il re etrusco non solo protesse, ma onorò, permettendole di scegliere gli altri ostaggi da liberare e che Clelia indicò in alcuni dei più giovani.

Una volta conclusa la pace, i Romani immortalarono il gesto di estremo coraggio della ragazza con una statua equestre in cima alla Via Sacra, un luogo molto frequentato.[1] La statua esisteva ancora in epoca classica e Seneca dice che mancò solo a Clelia di essere annoverata tra gli uomini, visto l'altissimo onore con cui era stata premiata: la sua statua era quasi un muto rimprovero ai giovani che si facevano trasportare in comode lettighe in città.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Livio, II, 13.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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