Papessa Giovanna

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La Papessa, ritratta su una carta dai Tarocchi Visconti-Sforza eseguiti da Bonifacio Bembo, ca. 1450, The Pierpont Morgan Library (inv. M. 630), New York.

La papessa Giovanna sarebbe stata l'unica figura di papa donna, che avrebbe regnato sulla Chiesa col nome pontificale di Giovanni VIII dall'853 all'855. È considerata dagli storici alla stregua di un mito o una leggenda medievale[1], probabilmente originato nel mondo ortodosso[senza fonte] antipapale, e poi sicuramente ripresa dal potere temporale francese in conflitto col papato. La leggenda ottenne in Occidente un qualche grado di plausibilità a causa di elementi intriganti contenuti nella storia.

Panoramica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la narrazione, si trattava di una donna inglese educata a Magonza, che per mezzo dei suoi convincenti e ingannevoli travestimenti in abiti maschili, riuscì a farsi monaco col nome di Johannes Anglicus per poi salire al soglio pontificio, alla morte di papa Leone IV (17 luglio 855), col nome di Giovanni VIII.

Sembra che la papessa non praticasse l'astinenza sessuale e rimase quindi incinta di uno dei suoi tanti amanti. Durante la solenne processione di Pasqua nella quale il Papa tornava al Laterano dopo aver celebrato messa in San Pietro, mentre il Corteo Papale era nei pressi della basilica di San Clemente, la folla entusiasta si strinse attorno al cavallo che portava il Pontefice. Il cavallo del Papa, impaurito, reagì violentemente provocando a "Papa Giovanni" un travaglio prematuro.

Scopertone il segreto, la papessa Giovanna fu fatta trascinare per i piedi da un cavallo, attraverso le strade di Roma, e lapidata a morte dalla folla inferocita nei pressi di Ripa Grande. Fu sepolta nella strada dove la sua vera identità era stata svelata, tra San Giovanni in Laterano e San Pietro in Vaticano. Questa strada (a quanto sembra) fu evitata dalle successive processioni papali, anche se quest'ultimo dettaglio divenne parte della leggenda popolare nel XIV secolo, durante la cattività del papato ad Avignone, quando non c'erano processioni papali a Roma.

In altre versioni della leggenda (ad esempio in quella riportata nella cronaca di Martino Polono) la papessa Giovanna sarebbe morta subito al momento del parto, oppure, una volta scoperta, rinchiusa in un convento.

Il parto della papessa Giovanna.

Sempre secondo la leggenda, a Giovanna succedette Benedetto III, che regnò per breve tempo, ma si assicurò che il suo predecessore venisse omesso dalle registrazioni storiche. Benedetto III si considera abbia regnato dall'855 al 7 aprile 858. Il nome papale che Giovanna assunse venne in seguito utilizzato da un altro Giovanni VIII (pontefice dal 14 dicembre 872 al 16 dicembre 882).

Parte essenziale della leggenda è un rito mai svoltosi, ma fantasticato e ripreso, in chiave anti-romana e con molto gusto, da autori protestanti del Cinquecento: s'immaginò che ogni nuovo papa venisse sottoposto a un accurato esame intimo per assicurarsi che non fosse una donna travestita (o un eunuco). L'esame avveniva con il nuovo papa assiso su una sedia di porfido rosso, nella cui seduta era presente un foro. I più giovani tra i diaconi presenti avrebbero avuto il compito di tastare sotto la sedia per assicurarsi della presenza degli attributi virili del nuovo Papa.

«E allo scopo di dimostrare il suo valore, i suoi testicoli e la sua verga vengono tastati dai presenti più giovani, come testimonianza del suo sesso maschile. Quando questo viene determinato, la persona che li ha tastati urla a gran voce: Virgam et testiculos habet ("Ha il pene e i testicoli") e tutti gli ecclesiastici rispondono: Deo gratias! ("Sia lode a Dio"). Quindi procedono alla gioiosa consacrazione del papa eletto.»

(Felix Hamerlin, De nobilitate et rusticitate Dialogus (ca. 1490)[2])

«Testiculos qui non habet Papa esse non posset»

(Francesco Sorrentino, Prova di Virilità ([3])

«D'allora st'antra ssedia sce fu mmessa / pe ttastà ssotto ar zito de le vojje / si er pontefisce sii Papa o Papessa»

(Giuseppe Gioachino Belli, La papessa Ggiuvanna[4])

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

La Papessa, uno degli arcani maggiori dei tarocchi, qui ritratta come la "prostituta sulla bestia" citata nell'Apocalisse

Il primo a pubblicare la leggenda, negli anni 1240, fu il cronista domenicano Giovanni di Metz, ripreso pochi anni dopo dal confratello domenicano Martino Polono.

Come per tutti gli altri miti in generale, esiste una parte di verità, abbellita da uno strato di finzione. Una sedia simile esiste; quando un papa prendeva possesso della sua Cattedra romana, in San Giovanni in Laterano, si sedeva tradizionalmente su una delle due sedie di porfido (la pietra degli imperatori, assimilata alla porpora), con la seduta dispiegata a ciambella. Il motivo di questi fori è oggetto di discussione, ma poiché entrambe le sedie, di età costantiniana, sono più vecchie di secoli della storia della papessa Giovanna, esse non possono avere niente a che fare con una verifica del sesso del papa.

Si è ipotizzato che fossero sedie per il parto, provenienti da Costantinopoli, e che in origine fossero a uso esclusivo di donne appartenenti alla famiglia imperiale: di qui il porfido di cui sono costruite. Il D'Onofrio (cfr. bibliografia) spiega invece, in maniera convincente, che il rito aveva carattere essenzialmente religioso: la sedia da parto simboleggia la madre Chiesa che genera i suoi figli alla vita eterna. Una delle due sedie è esposta nella sala chiamata Gabinetto delle Maschere, nei Musei Vaticani. L'altra, in epoca napoleonica, fu portata a Parigi e ora è nel museo del Louvre.

La papessa Giovanna raffigurata nelle Cronache di Norimberga di Hartmann Schedel, 1493.

Molti autori fanno poi confusione con una terza sedia, di marmo e non di porfido, priva di foro, ancor oggi visibile nel chiostro annesso alla Basilica Lateranense, detta sedia stercoraria. La Teologia portatile o Dizionario abbreviato della Religione Cristiana[5] di d'Holbach definisce la sedia stercoraria come «sedia bucata su cui il pontefice appena eletto pone le sue sacre terga, affinché possa essere verificato il suo sesso, onde evitare l'inconveniente di una papessa». Nella Vita della papessa Giovanna, il Platina rammenta la sedia stercoraria in questi termini: «questa sedia è stata così predisposta affinché colui che è investito da un sì grande potere sappia che egli non è Dio, ma un uomo e pertanto è sottomesso alle necessità della natura».[6]

La leggenda della Papessa fu utilizzata dagli storici protestanti come strumento nella polemica contro la Chiesa Cattolica. «Su questo tema la polemica confessionale era aspra, specialmente dopo che i Centuriatori di Magdeburgo avevano dichiarato autentico il racconto della papessa Giovanna — rigettato dal Panvinio — , di cui la tradizione narra che fu scoperta durante una processione mentre accusava i dolori del parto. Contro la storicità della papessa, ripugnante ad un intellettuale della Controriforma, si schierò decisamente il Bellarmino; in particolare osservò che tra il pontificato di Leone IV e quello di Benedetto III la sede papale restò vacante solo pochi giorni, insufficienti perché una donna vestisse la tiara. Baronio affrontò la questione con l'onestà intellettuale che gli era propria: non soddisfatto delle letture che faceva a Roma, chiese chiarimenti al dotto patrologo gesuita Fronton du Duc in modo peculiare intorno alle fonti che trattavano della pretesa papessa. A tale proposito il suo corrispondente gli suggerì la lettura di uno scritto dello storico francese Florimond de Rémond, confutatore del racconto, cui Baronio si richiamò negli Annales quando giunse a trattare l’inanis fabula, per dirla con lo storico sorano. Partendo dalle osservazioni del Bellarmino, credeva che alla genesi della diceria avessero contribuito essenzialmente due episodi: innanzitutto la debolezza mostrata da Giovanni VIII, che da molti fu considerato foemina; poi una lettera che il pontefice Leone IX aveva inviato nel 1054 a Michele Cerulario, patriarca di Costantinopoli, in cui gli rimproverava la promozione di una donna ad alte cariche sacerdotali. Il cardinale filippino trae la conclusione che questo evento riguardante la Chiesa di Costantinopoli sia stato successivamente assegnato dagli scismatici alla Chiesa di Roma.»[7]

Dopo la confutazione di Baronio il mito della papessa Giovanna cadde in discredito anche presso gli studiosi protestanti come David Blondel, storico e pastore calvinista della metà del Seicento. Blondel, attraverso un'analisi dettagliata delle affermazioni e delle tempistiche suggerite, argomentò che nessun evento di questo tipo poteva essere avvenuto. Tra le prove che discreditano la storia della papessa Giovanna troviamo:

  • La tradizionale processione papale di Pasqua non passava nella strada dove la presunta nascita sarebbe avvenuta.
  • Non esiste alcun documento d'archivio su un tale evento.
  • La "sedia dei testicoli", su cui i papi siederebbero per avere la propria mascolinità accertata, è di molto precedente all'epoca della papessa Giovanna e non ha niente a che fare col requisito che ai papi vengano controllati i testicoli.
  • Papa Leone IV regnò dall'847 fino alla sua morte nell'855 (e Benedetto III gli succedette nel giro di settimane), rendendo improbabile che Giovanna abbia regnato dall'853 all'855.
  • Nella memoria storica del popolo di Roma un evento di tale tipo non è mai esistito e mai riportato: l'evento è stato suggerito dall'esterno, sempre da autori sospetti, con evidenti interessi denigratori.

Il momento della prima comparsa della storia coincide con la morte di Federico II di Svevia, che era stato protagonista di uno stridente conflitto con il papato. Gli storici concordano in generale sul fatto che la storia della papessa Giovanna sia una satira anti-papale, ideata per collegarsi allo scontro del papato col Sacro Romano Impero, facendo leva su tre paure cattoliche medioevali:

  • un papa sessualmente attivo
  • una donna in posizione di autorità dominante sugli uomini
  • l'inganno portato nel cuore stesso della Chiesa.

Ciò che potrebbe aver preso avvio come satira da presentare nei carnevali di tutta Europa, finì comunque per essere una realtà accettata, a tal punto che alla papessa Giovanna fanno riferimento personaggi come Guglielmo di Occam. Ella compare anche in alcuni elenchi di Papi, principalmente nel Duomo di Siena, dove la sua immagine appare tra quelle dei veri pontefici. La leggenda acquisì supporto dalla confusione sull'ordine dato ai papi di nome Giovanni; poiché Giovanni è il nome pontificale più usato, e alcuni Giovanni erano antipapi oltre a un Papa Giovanni XIV bis mai esistito, ci fu confusione su quali numeri appartenessero ai veri pontefici Giovanni. A causa di ciò l'elenco dei vescovi di Roma non comprende un Papa Giovanni XX.

Nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni hanno accostato la carta della Papessa, uno dei trionfi (o arcani maggiori) dei Tarocchi, con la leggenda della papessa Giovanna.[8][9]

Lo scrittore greco Emmanouil Roidis pubblicò nel 1865 il romanzo satirico e anticlericale I Papissa Ioanna (La Papessa Giovanna) che scandalizzò e irritò il clero ortodosso. L'opera, pur suscitando accese polemiche per il suo tono ironico e dissacrante e per la trama boccaccesca, riscosse in patria uno straordinario successo, imponendosi come caso editoriale anche al di fuori dei confini ellenici.

Lo scrittore inglese Lawrence Durrell pubblicò nel 1954 The Curious History of Pope Joan, una traduzione del romanzo di Roidis che ebbe una buona diffusione. Inizialmente Durrell provò a spacciarla per una sua opera.

Più recente è il romanzo dell'autrice statunitense Donna Woolfolk Cross Pope Joan (1996), da cui è stato tratto nel 2009 il film La papessa (cfr. infra) con John Goodman nei panni di Papa Sergio II.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Nel volume Apologia del Papato il giornalista Carlo Di Pietro ha messo in serio dubbio l'esistenza della Papessa Giovanna. Secondo l'autore la "papissa" che diede il nome al "vicus" non sarebbe Giovanna, bensì un certo Giovanni Papa, proprietario di una casa che sorgeva in quel luogo, e che lui soleva addobbare per il passaggio del corteo papale. Mentre un errore di trascrizione dei documenti medievali avrebbe alimentato il mito della Papessa negli ambienti dell'antipapismo protestante[10].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Sono stati realizzati due film su questa leggenda: uno, del 1972[11], l'altro nel 2009.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tra gli altri da Alain Boureau, che intitola il suo volume proprio La papessa Giovanna. Storia di una leggenda medievale; da D'Onofrio, che intitola il suo studio Mille anni di leggenda: Una donna sul trono di Pietro; da Conti nel suo articolo su Medioevo di giugno 1997 intitolato Un papa di nome Giovanna
  2. ^ citato in The Female Pope, di Rosemary & Darroll Pardoe (1988), v. bibliografia.
  3. ^ citato in rivista Medioevo, De Agostini Periodici (7/2008 pagg. 90 e ss.), v. bibliografia.
  4. ^ Sonetto n. 279 La papessa Ggiuvanna del 26 novembre 1831, v. bibliografia.
  5. ^ Paul Henri Thiry d'Holbach, Teologia portatile o Dizionario abbreviato della Religione Cristiana, tr. it. Pisa, 1999
  6. ^ Bartolomeo Platina, Vitae Pontificum Romanorum, Roma 1932, pp. 151-52.
  7. ^ Stefano Zen, Bellarmino e Baronio, in Romeo De Maio, Agostino Borromeo, Luigi Gulia, Georg Lutz e Aldo Mazzacane (a cura di), Bellarmino e la Controriforma: atti del simposio internazionale di studi Sora 15-18, Ottobre, 1986, Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca», 1990, pp. 311-2, ISBN 978-88-6781-004-8.
  8. ^ Nica Fiori, Roma arcana: i misteri della Roma più segreta, Edizioni Mediterranee, 2000, p. 86, ISBN 978-88-272-1353-7. URL consultato il 15 maggio 2012.
  9. ^ Maria Rosaria D'Uggento, La santa, la papessa, la poetessa, la sanculotta, la resistente, Editrice UNI Service, 2010, p. 41, ISBN 978-88-6178-617-2. URL consultato il 15 maggio 2012.
  10. ^ Carlo Di Pietro, Apologia del Papato: contro gli errori moderni, Effedieffe, 2014, ISBN 8885223702.
  11. ^ La papisa Juana (1972), su imdb.es. URL consultato il 7 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2010).
  12. ^ La mujer papa (2009), su imdb.es. URL consultato il 7 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 10 marzo 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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