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Sibilla eritrea

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La Sibilla eritrea sul pavimento del Duomo di Siena

La Sibilla eritrea era la profetessa dell'antichità classica che presiedeva l'oracolo di Apollo a Eritre, città della Ionia di fronte all'isola di Chio.

Una leggenda vuole fosse figlia di una ninfa e del pastore Teodòro, ambedue del monte Ida.

Come per le altre Sibille, è probabile in realtà che sotto lo stesso nome di "Sibilla eritrea" profetarono più veggenti, vissute in momenti storici differenti. Una viene ricordata per essersi chiamata Bàcoe[1] e Eròfila[2]. Quest'ultima avrebbe insegnato agli Etruschi l'arte della divinazione tramite i fulmini[3].

Apollodoro di Eritre scrisse che era sua concittadina e predisse ai Greci in partenza per la guerra di Troia che essi avrebbero distrutto quella città e che un giorno Omero avrebbe raccontato a tale proposito molte cose non vere.

Si dice che una sia stata originaria della Caldea, una nazione nella parte meridionale della Babilonia, essendo la figlia di Berosso, che scrisse la storia della Caldea, e di Erimante. Secondo la leggenda, profetizzò la discendenza divina di Alessandro il Grande.

La parola acrostico venne inizialmente usata per le profezie della Sibilla eritrea, che venivano scritte su foglie e disposte in modo che le lettere iniziali delle foglie formassero sempre una parola.

Nell'iconografia cristiana la Sibilla eritrea appare a volte come colei che profetizzò la Redenzione. Vi sono degli esempi già in dipinti medievali nella cattedrale di Salisbury[4] e poi nei noti affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina e nel pavimento di marmo della Cattedrale di Siena.

È menzionata anche nella celebre Sequenza della Messa per i defunti, il Dies irae.

  1. Dei e Miti di A. Morelli, p.219.
  2. De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio.
  3. Dei e Miti di A. Morelli, p.224.
  4. Modern Gothic by Alexander Murray: Times Literary Supplement 24 ottobre 2008 p.8.
  • A. Morelli, Dei e miti: enciclopedia di mitologia universale, Edizioni Librarie Italiane, Torino, p. 451

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