Veturia

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Veturia è stata la madre di Gneo Marcio Coriolano, eroe Romano della prima repubblica.

Veturia implora Coriolano, in un dipinto di Gaspare Landi a Palazzo Pitti di Firenze

Il racconto[modifica | modifica wikitesto]

(LA)

« Q. Marcius, dux Romanus, qui Coriolos ceperat, Volscorum civitatem, ad ipsos Volscos contendit iratus et auxilia contra Romanos accepit. Romanos saepe vicit, usque ad quintum miliarium urbis accessit, oppugnaturus etiam patriam suam, legatis qui pacem petebant, repudiatis, nisi ad eum mater Veturia et uxor Volumnia ex urbe venissent, quarum fletu et deprecatione superatus removit exercitum. Atque hic secundus post Tarquinium fuit, qui dux contra patriam suam esset. »

(IT)

« Q. Marcio, comandante romano, che aveva conquistato Corioli, città dei Volsci, accecato dall'ira si recò presso i Volsci e ottenne aiuti contro i Romani. Sconfisse spesso i Romani, arrivando fino a cinque miglia da Roma, pronto a combattere anche contro la sua patria, respinti i legati inviati per chiedere la pace, vinto solamente dal pianto e dalle suppliche della madre Veturia e della moglie Volumnia, andate a lui da Roma, ritirò l'esercito. E questo fu il secondo capo, dopo Tarquinio, ad essersi opposto alla propria patria. »

(Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I,15)

La leggenda narra che nel 490 a.C., il figlio, per vendicarsi di essere stato cacciato da Roma per non aver sfamato la plebe durante una carestia, si alleò con i suoi vecchi nemici, i Volsci, e si riversò su Roma con il nuovo esercito.

I tentativi diplomatici romani di fermarlo fallirono, e quando si trovò minacciosamente vicino a Roma, decisero di inviare la madre e la moglie Volumnia, le quali furono le uniche a riuscire a placare l'ira di Coriolano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Libro Delle Donne Illustri, Tradotto per Giuseppe Betussi, di Giovanni Boccaccio, ed. Pietro de Nicolini da Sabbio, 1547, pp. 63–65.

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