Fede è sustanza di cose sperate

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Fede è sustanza di cose sperate (Paradiso XXIV, 64) è un verso dal ventiquattresimo canto del Paradiso, dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. È la risposta di Dante alla domanda (53-54): Di', buon cristiano, fatti manifesto / fede che è?, rivoltagli da Pietro su cosa sia la fede. Essa recita (64-66):

« Fede è sustanza di cose sperate
e argomento de le non parventi,
e questa pare a me sua quiditate »

Un evidente riferimento tomista alla Lettera agli Ebrei (XI, 1): Est fides sperandarum substantia rerum, argumentum non apparentium,[1] la fede è una via per sentire proprie in anticipo le cose che speriamo, e conoscere ciò che non vediamo. La «quiditate» è la quiditas o quidditas, che nella terminologia scolastica esprime l'essenza delle cose.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Angelo Gianni, D'Anna 2001

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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