L'aiuola che ci fa tanto feroci

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'aiuola che ci fa tanto feroci (Paradiso XXII, 151) è un verso del ventiduesimo canto del Paradiso, dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Dante e Beatrice stanno seguendo Benedetto all'Empireo, nello spazio dei Gemelli, il segno dei pellegrini; Dante rivede i cieli dei sette pianeti e, in quel fondo dell'infinito, la terra, che ci fa tanto feroci, che scatena fatalmente gli istinti violenti degli uomini (vv.145-154), e da cui si sente ormai lontano.

« Quindi m'apparve il temperar di Giove
tra 'l padre e 'l figlio; e quindi mi fu chiaro
il varïar che fanno di lor dove;

e tutti e sette mi si dimostraro
quanto son grandi e quanto son veloci
e come sono in distante riparo.

L'aiuola che ci fa tanto feroci,
volgendom' io con li etterni Gemelli,
tutta m'apparve da' colli a le foci »

(vv. 145-153)

C'è chi vede un riferimento al Somnium Scipionis di Cicerone,[1] ma la citazione dantesca più esplicita è solo nell'aia di Boezio (De consolatione philosophiae II, 7), in cui la nozione cosmogonica della "terra-aiuola" è collocata come lontanissima, anche se all'interno di un luminoso quadro astrale.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ John A. Scott, "L'aiuola..." in princenton.edu
  2. ^ Lo studio più esaustivo sulle fonti di Dante relative a questo verso è quello di Alfonso Traina, L'aiuola che ci fa tanto feroci. Per la storia di un topos, in Id, «Poeti Latini e Neolatini», Bologna 1980, pp. 305-335

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura