Dignità

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Allegoria della dignità. di Giuseppe Cesari (1568 o 1560-1640) detto il Cavalier d'Arpino. La dignità è intesa come un dovere, un peso da portare.

Con il termine dignità, ci si riferisce al valore intrinseco dell'esistenza umana che ogni uomo, in quanto persona, è consapevole di rappresentare nei propri principi morali, nella necessità di liberamente mantenerli per sé stesso e per gli altri e di tutelarli nei confronti di chi non li rispetta.

Dignità e umanità[modifica | modifica wikitesto]

Dignità e umanità sono quindi termini sovrapponibili collegate alla libertà dell'individuo di potersi esprimere senza vincoli di sorta.

« L’unico e sufficiente titolo necessario per il riconoscimento della dignità di un individuo è la sua partecipazione alla comune umanità.[1] »

La dignità è quindi un concetto che rinvia all'idea che «quelque chose est dû à l'être humain du fait qu'il est humain» (essa sia qualcosa che è dovuta all'essere umano per il semplice fatto che egli è umano) [2].

Tutti gli uomini, senza distinzioni di età, stato di salute, sesso, razza, religione, grado d'istruzione, nazionalità, cultura, impiego, opinione politica o condizione sociale meritano un rispetto incondizionato, sul quale nessuna "ragion di Stato", nessun "interesse superiore", la "Razza", o la "Società", può imporsi.

« Se la persona non può essere separata dalla sua dignità neppure il diritto può prescinderne o abbandonarla. [3] »

Secondo papa Bergoglio, ogni uomo è un fine in se stesso, possiede un valore non relativo all'oggetto che produce (com'è, per esempio, il prezzo di un oggetto), ma intrinseco al modo di produrlo con il lavoro con il quale si realizza:

« Le persone sono meno importanti delle cose che danno profitto a quelli che hanno il potere politico, sociale, economico. A che punto siamo arrivati? Al punto che non siamo consci di questa dignità della persona; questa dignità del lavoro... Dove non c’è lavoro manca la dignità. »
(Papa Francesco, omelia a Santa Marta del primo maggio 2013)

Ugualmente si riconosce dignità alle alte cariche dello Stato, politiche od ecclesiastiche quando chi le ricopre agisca per il rispetto della dignità umana. [4]

Storia del concetto[modifica | modifica wikitesto]

« La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli.[5] »

Storicamente, il tema della dignità è stato approfondito dallo Stoicismo che, in virtù della partecipazione del logos umano a quello divino, affermava l'identità delle virtù negli uomini a prescindere dal ceto sociale e dal sesso di modo che ogni essere umano era libero di impegnarsi nella ricerca della saggezza che implicava l'indifferenza nei confronti del corpo e dei suoi dolori.

Il cristianesimo ha ripreso la concezione stoica della dignità umana sostenendo che ogni uomo sia un riflesso dell'immagine di Dio. La questione sulla dignità dell'uomo è stata poi approfondita durante il Rinascimento, quando la questione ha assunto caratteri polemici contro la dottrina della Chiesa, accusata di aver promosso la svalutazione del mondo terreno. Durante il rinascimento l'uomo venne considerato un essere dalla natura indeterminata, in grado di compiere in assoluta autonomia le proprie scelte di vita.

La dignità nelle sue prime concezioni non aveva niente a che vedere con il significato odierno [6] [7] essendo al contrario collegata all'esercizio di una carica pubblica: un significato aristocratico, elitario questo che permane nel termine di "dignitario" e che si oppone al senso democratico che caratterizza oggi questo termine [8]

Così per Thomas Hobbes la dignità non è un valore intrinseco dell'uomo ma solo il «valore pubblico» dell'uomo che gli viene attribuito dallo Stato [9]

Così anche per Montesquieu la dignità denota la distinzione propria dell'aristocrazia e si oppone in questo senso all'uguaglianza. Nel suo Dictionnaire de la langue française attribuisce come primo significato del termine "dignità" quello di «funzione eminente nello Stato o nella Chiesa» e solo come quarto significato quello di «rispetto che si deve a sé stessi» [10]

Nella filosofia morale di Kant la dignità viene riconosciuta a ogni uomo in quanto essere razionale e perciò degno di essere considerato sempre come fine mai come mezzo:

« Agisci in modo da trattare l'uomo, così in te come negli altri, sempre come fine e mai come mezzo. [11] »

L'uomo cioè deve avere la capacità di agire moralmente al di sopra delle determinazioni sensibili della sua volontà che deve essere libera dalle inclinazioni del desiderio e della carnalità. La dignità kantiana va oltre il rispetto della vita in quanto vita sensibile e sofferente: essa è al contrario rispetto della libertà umana, dell'uomo in quanto essere sovrasensibile.

Dignità statica e dinamica[modifica | modifica wikitesto]

Nell'opera di Marco Ruotolo [12] viene contestata la concezione unitaria della dignità e si introduce la distinzione tra dignità statica e dignità dinamica intendendo per la prima una specie di acquisizione innata della dignità per il semplice fatto di esistere indipendentemente dal bene e dal male che l'individuo mette in atto. La dignità dinamica invece sarebbe il risultato delle azioni individuali tali che fanno perdere quella dignità che in seguito può essere riacquistata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (1948)
  2. ^ Paul Ricœur, in J.-F. de Raymond, Les Enjeux des droits de l’homme, Paris, Larousse, 1988, pp.236-237
  3. ^ Stefano Rodotà, Il diritto di avere diritti, 2013
  4. ^ Vatican insider Documenti (in La stampa , 2015)
  5. ^ Aristotele (Citato in Marcello Marino, Leadership filosofica, Morlacchi editore, Perugia, 2008, p. 56.)
  6. ^ Stratégies visuelles de Thomas Hobbes: le Léviathan, archétype de l'État moderne ; illustrations des œuvres et portraits, Horst Bredekamp, Les Éditions de la MSH, 2003, p 100
  7. ^ Bioéthique et dignité humaine : une notion fourre-tout…, Entretien avec Alain de Benoist, bvoltaire.fr, 16 février 2014
  8. ^ Adam Schulman, Bioethics and the Question of Human Dignity , in Human Dignity and Bioethics, rapporto del Consiglio del Presidente degli Stati Uniti sulla bioetica, marzo 1998, pp. 3-18.
  9. ^ Th. Hobbes, Leviatano, cap.X , in A.Schulman, op.cit.
  10. ^ Definizione della dignità
  11. ^ I. Kant, La metafisica dei costumi
  12. ^ M. Ruotolo, Dignità e carcere, Editoriale Scientifica , 2014

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Crosato, L'uguale dignità degli uomini. Per una riconsiderazione del fondamento di una politica morale, ed. Cittadella, Assisi 2013
  • Luigi Saccà, A Biophilosophical Model of Human Dignity: The Argument from Development in a Four-Dimensionalist Perspective, International Journal of Applied Philosophy, 2013, 27(2) pp.175-94.

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