Giuseppe (patriarca)

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Giuseppe
Joseph deutet die Träume des Pharao Venedig 18Jh.jpg
Giuseppe interpreta i sogni del Faraone, dipinto di Scuola veneziana.

Patriarca

Nascita Canaan, ?
Morte Egitto, ?
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 4 settembre

Yohsifyàh (יוֹסֵף) detto anche Yohsèf (significa "Yahvè aggiunga", italianizzato in Giuseppe) è un patriarca dell'Antico Testamento, il penultimo dei dodici figli di Giacobbe ed il primo dei due figli (con Beniamino) della moglie Rachele. Egli è il padre di Efraim e Manasse dai quali discendono le due omonime tribù.

Personaggio biblico[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Giuseppe occupa l'ultima parte del libro della Genesi, dal capitolo 37 al capitolo 50.

Giuseppe venduto dai fratelli. Opera di Antonio del Castillo, XVII sec.
Giuseppe si fa riconoscere dai fratelli (1657) di Pier Francesco Mola Galleria di Alessandro VII (Sala Gialla), Palazzo del Quirinale, Roma

Giuseppe è il figlio prediletto di Giacobbe, che gli riserbò una vita lontano dal lavoro nei campi e dedita all'istruzione. Dio lo aveva dotato del potere di interpretare i sogni; uno di questi riguardava i suoi fratelli maggiori prostrarsi davanti a lui come covoni di grano. I dieci fratelli maggiori, gelosi di Giuseppe a causa della predilezione del padre, decidono di gettarlo vivo in una cisterna vuota e di venderlo poi come schiavo per 20 scicli d'argento a dei mercanti che, giunti in Egitto, a loro volta lo vendono a Potifarre, il capo delle guardie del Faraone. I fratelli fecero credere al padre e a Rachele che Giuseppe era stato ucciso dai lupi.

In Egitto, Giuseppe spicca nel suo servizio e acquista la fiducia del Potifarre, che gli affida il governo sulla sua casa. Accade però che la moglie di Potifarre, invaghitasi di Giuseppe, lo invita a tradire il marito. Dinanzi al rifiuto perentorio di Giuseppe, la donna non esita a denunciarlo ingiustamente presso il marito e Giuseppe viene imprigionato. In prigione, interpreta i sogni del coppiere e del panettiere del Faraone, preannunciando al primo la liberazione e il ritorno alla corte e al secondo la condanna a morte.

Dopo due anni, Il Faraone, tormentato da un sogno ricorrente a cui nessuno dei suoi indovini riusciva a dare una spiegazione, su suggerimento del coppiere, fa liberare Giuseppe affinché dia la sua interpretazione. Il sogno riguardava sette mucche grasse divorate da sette mucche magre e sette spighe rigonfie di chicchi mangiate da sette spighe arse e rinsecchite. Interpretando il sogno con l'aiuto di Dio, Giuseppe predice al Faraone sette anni di grande abbondanza per l'Egitto, cui faranno seguito sette anni di carestia e suggerisce al Faraone di fare riserva di una quinto del grano durante il periodo dell'abbondanza, per poi utilizzarlo nel tempo della carestia.

Il Faraone, colpito dall'intelligenza e dall'abilità di Giuseppe, ripone in lui la sua fiducia e lo nomina vice-Re d'Egitto,secondo solo al Faraone, perché realizzi quanto aveva suggerito. Giuseppe, nel frattempo, sposa la figlia di Potifar, dalla quale nascono i figli Efraim e Manasse.

Durante i sette anni di carestia, i fratelli di Giuseppe, che vivevano ancora a Canaan insieme al padre Giacobbe, per ordine di quest'ultimo, si recano in Egitto per acquistare del grano e si inginocchiano come servi davanti a lui, senza riconoscerlo. Giuseppe si fa raccontare dai fratelli chi siano e quale sia la loro storia. A questo punto, Giuseppe mette alla prova i fratelli: dopo averli accusati di essere spie, fa arrestare uno di essi e manda i restanti a prendere Beniamino, volendolo incontrare. La pena per l'eventuale mancato incontro sarebbe stato l'arresto definitivo del fratello e la mancata consegna del grano. Ritornati a Canaan, i fratelli riferiscono al padre quanto ordinato dal vice-re. Giacobbe nel timore di perdere un altro figlio, si rifiuta di inviare Beniamino in Egitto ma a causa della carestia opprimente, decide infine di mandarlo. Giuseppe quindi incontra Beniamino. Fece mettere di nascosto la sua coppa d'argento nel sacco di grano di Beniamino e fa nuovamente arrestare i fratelli. Giuda allora implora Giuseppe di risparmiarlo per non causare altro dolore al padre, offrendosi lui come schiavo al posto di Beniamino. A queste parole, Giuseppe scoppia in pianto, si fa riconoscere e decide di non vendicarsi del male ricevuto dai fratelli, perdonandoli. Essendo al secondo anno di carestia, Giuseppe invia allora i fratelli dal padre per riferirgli di essere vivo, di avere potere sull'Egitto e di stabilirsi insieme a tutta la tribù in Egitto. Giuseppe quindi si ricongiunge col padre e lo fa stabilire in Egitto sotto il benestare del Faraone, che dispose di allocare gli israeliti presso la terra di Gosen. La carestia intanto si era inasprita e gli egiziani chiedono a Giuseppe il pane; quest'ultimo glielo concesse in cambio del loro bestiame e dei loro terreni affinché diventassero di proprietà del Faraone. Trascorsi diciassette anni, Giacobbe morì dopo aver benedetto i suoi figli e i figli di Giuseppe e fatto giurare a quest'ultimo di seppellirlo a Canaan insieme ai suoi padri. Giuseppe quindi ottenne dal Faraone il permesso di andare a seppellire il padre insieme a tutte le tribù, lasciando in Egitto i figli e il bestiame. Dopo la sepoltura, essi tornarono in Egitto.

Giuseppe muore all'età di 110 anni. Prima di morire, predisse agli Israeliti che Dio li avrebbe condotti nella terra promessa e li fece giurare di portare le sue spoglie con sé e di seppellirle nella terra di Canaan. Ciò avverrà in seguito all'esodo, quando gli ebrei guidati da Mosè portarono con sé anche le spoglie del patriarca e le seppellirono presso Sichem.

Giuseppe nella Torah orale[modifica | modifica wikitesto]

La Torah orale narra che:

  • Giuseppe commise maldicenza contro i fratelli dicendo al padre Giacobbe che gli altri fratelli si cibavano di animali vivi (e non ritualmente per far diventare lecito il consumo delle loro carni): in quel caso essi mangiarono invece animali puri femmine con i piccoli ancora in grembo, macellati (cfr Shechitah) secondo l'uso corretto e non mangiati vivi (cfr 7 precetti Noachici), cosa assolutamente proibita secondo l'Halakhah (l'Halakhah per la Kasherut proibisce di cibarsi di sangue, anche degli animali permessi).
  • Giuseppe veniva spesso protetto dai fratelli figli delle serve di Lia e Rachele, anch'essi figli di Giacobbe, ed invero con loro trascorreva molto tempo.
  • Per il peccato di Ruben la primogenitura passò a Giuseppe.
  • Quando i fratelli di Giuseppe lo imprigionarono nel pozzo vuoto d'acqua e colmo di serpenti e scorpioni, dai quali Dio lo protesse miracolosamente, viene citata una carovana di Ishmaeliti che passava in quel luogo: la tradizione ebraica spiega che non si trattava di Ishmaeliti ma probabilmente questa indicazione ne cela l'origine (cfr Avraham, Messia e Qeturah).
  • Giuseppe ebbe il matrimonio con la figlia di Dina Asenat, figlia adottata dalla sposa di Potifar; quest'ultima tentava continuamente di sedurre Giuseppe che, integro, non vi cadde infatti il seme venne miracolosamente emesso dalle unghie delle dita delle mani conficcate a terra. Anche per la propria integrità Giuseppe rappresenta la Sefirah Yessod.
  • Quando in Egitto, ormai viceré, Giuseppe rivelò ai fratelli la propria identità disse loro che tutto quanto successo fu nei disegni divini: egli giunse in Egitto per far sì che poi anch'essi, insieme al padre Giacobbe, vi entrassero. Inoltre le ricchezze accumulate in Egitto grazie a Giuseppe sarebbero poi state donate ai figli d'Israele dalle donne egizie con la liberazione grazie a Mosè, descritta nel libro dell'Esodo, assieme al compenso per il loro duro lavoro nella Terra degli schiavi, l'antico Egitto.
  • In Egitto i fratelli non riconobbero Giuseppe, dei quali invece constatò l'identità, in quanto non si aspettavano che anche nell'aspetto materiale egli riuscisse a mantenere la tradizione ebraica e così fu; essi avevano invece prediletto una vita a contatto col mondo spirituale che il ruolo di pastori permette di avere con maggiore facilità.
  • In una parte del Pentateuco viene detto, a nome di Yossef, che egli traeva gli "auspici"[1], e questo a proposito della coppa d'argento trovata, pare, nel sacco di un fratello perché tornassero...
  • Giuseppe, per farsi riconoscere dal padre Giacobbe nel loro incontro dopo gli anni di distanza, gli ricordò l'ultimo argomento di Torah sui carri di cui stavano dialogando.
  • Giuseppe chiese che, dopo la sua morte, la sua salma venisse trasportata dall'Egitto[2] in Terra d'Israele con l'Esodo del popolo ebraico e così fu: lo stesso Mosè[3] si occupò di permettere che il sarcofago con la sua salma sorgesse miracolosamente dalle acque del Nilo in cui era stato depositato per proteggerlo.
  • Si spiega che Yosef, Zaddiq, non poté sentire un odore sgradevole, per questo protetto da Dio miracolosamente.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dina (Bibbia), Levi e Simeone.

Benedizioni per Yosef e la sua discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Efraim, Havdalah, Manasse (patriarca) e Parashah.

Per quanto concerne Giacobbe, importante il momento in cui Giuseppe porta i propri due figli a lui dinanzi per la Benedizione (cfr Vayechi)

Benedizione del padre Giacobbe[modifica | modifica wikitesto]

« Giuseppe è un albero fruttifero, un albero fruttifero presso una sorgente d'acqua le cui propaggini salgono sul muro. Gli arcieri lo hanno amareggiato, bersagliato, avversato. Ma il suo arco ha resistito saldo, le sue forti mani sono state agili per opera del protettore di Giacobbe, di Colui che è il pastore, la rocca d'Israele, dell'Iddio di tuo padre che ti aiuterà, dell'Onnipotente che ti benedirà con benedizioni provenienti dal cielo dall'alto, benedizioni dall'abisso che giace nel basso, benedizioni dalle mammelle e dalla matrice. Le benedizioni di tuo padre sono superiori a quelle dei miei genitori, si estendono fino agli estremi limiti delle altitudini del mondo; poseranno sul capo di Giuseppe, sulla testa di lui, distinto fra i suoi fratelli »   (Genesi 49.22-26)

Benedizione di Mosè[modifica | modifica wikitesto]

« ... La sua terra è benedetta dal Signore con il prezioso dono del cielo, la rigiada, e con l'acqua che scorre al di sotto della terra, con il prezioso dono delle messi al sole e di quelle che ogni mese germogliano, con il dono prezioso dei prodotti degli antichi monti e con quelli delle eterne colline, con il prezioso dono della terra e di quanto essa contiene e con il gradimento di Colui che stette nel roveto ardente. Venga questa benedizione sul capo di Giuseppe e sul collo di colui che eccelse sui suoi fratelli. Egli ha lo splendore di un toro primogenito e corna di Reem; con esse, che sono le diecine di migliaia di Efraim e le migliaia di Menasse, cozzerà insieme i popoli stanziati fino nelle parti più lontane del paese »   (Deuteronomio 33.13-17)

Tradizione coranica[modifica | modifica wikitesto]

Il Corano cita Giuseppe (Yūsuf) come un grande profeta. Il Corano riprende la genealogia della Genesi: figlio di Yaʿqūb (Giacobbe), nipote di Isḥāq (Isacco) e pronipote di Ibrāhīm (Abramo). La dodicesima sura porta il suo nome e racconta la sua storia in una tradizione che differisce talvolta da quella della Genesi.

« Quando Giuseppe disse a suo padre: «O padre mio, ho visto in sogno undici stelle il sole e la luna. Li ho visti prosternarsi davanti a me», disse: «O figlio mio, non raccontare questo sogno ai tuoi fratelli, ché certamente tramerebbero contro di te! In verità Satana è per l'uomo un nemico evidente. Ti sceglierà così il tuo Signore e ti insegnerà l'interpretazione dei sogni e completerà la Sua grazia su di te e sulla famiglia di Giacobbe, come già prima di te la completò sui tuoi due avi Abramo e Isacco. In verità il tuo Signore è sapiente e saggio». Certamente in Giuseppe e nei suoi fratelli ci sono segni per coloro che interrogano. 8 Quando essi dissero: «Giuseppe e suo fratello sono più cari a nostro padre, anche se noi siamo un gruppo capace . Invero nostro padre è in palese errore. Uccidete Giuseppe, oppure abbandonatelo in qualche landa, sì che il volto di vostro padre non si rivolga ad altri che a voi, dopodiché sarete ben considerati». Uno di loro prese la parola e disse: «Non uccidete Giuseppe. Se proprio avete deciso, gettatelo piuttosto in fondo alla cisterna, ché possa ritrovarlo qualche carovana». »

(Corano, sura 12)

La sura, che è una delle più lunghe del Corano, continua raccontando come Giuseppe era arrivato in Egitto e come era diventato viceré dell'Egitto a motivo della sua saggezza ed intelligenza. Alla fine Giacobbe ritrova il figlio. http://www.corano.it/corano_testo/12.htm

Racconti apocrifi[modifica | modifica wikitesto]

Le vicende di Giuseppe sono oggetto di un'opera apocrifa dell'Antico Testamento dal titolo Libro di Giuseppe e Aseneth.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Parashah Miketz
  2. ^ ..."gravi" furono le prove per il popolo ebraico in Eretz Mitzraim, la "Terra dei limiti": la Torah orale spiega che persino i cani non abbaiarono con l'Esodo biblico degli ebrei, e questo fu prodigio di grazia divina
  3. ^ Vi sono poi prove della lavorazione della manna nel deserto consistenti nel ritrovamento di tonde macine di pietra inoltre pare, diversamente, che là vi siano stati reperti di calamita

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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