Battaglia di Giornico

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Battaglia di Giornico o dei Sassi Grossi
Monumento in ricordo della Battaglia di Giornico.jpg
Data 28 dicembre 1478
Luogo Presso Giornico
Esito Vittoria confederata
Modifiche territoriali La Valle Leventina passa sotto dominio urano
Schieramenti
Comandanti
Pietro Francesco Visconti, Giovanni Pietro Panigarola Francesco Stanga e Frischhans Teiling (Lucerna)
Effettivi
10.000 100 Urani
75 tra Lucerna, Zurigo e Svitto
300 - 400 Leventinesi
Perdite
1.500 Leventinesi: 50 morti e 12 feriti
1 Svittese morto
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La battaglia di Giornico detta anche battaglia dei sassi grossi[1] ebbe luogo nei pressi di Giornico (nei territori fra Bodio e Pollegio, entrambi appartenenti alla Vicinanza di Giornico) il 28 dicembre 1478 e vide la sconfitta dell'armata del ducato di Milano ad opera di pochi, ma determinati, difensori che seppero sfruttare a loro favore le avverse condizioni meteorologiche e la perfetta conoscenza del territorio.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1466 il possesso della Valle Leventina era stata promessa dal duca di Milano Galeazzo Maria Sforza al canton Uri. Ma in seguito il duca si rifiutò di mantenere la parola data. Il duca, unito al sostegno dato da Milano a Carlo il Temerario, avversario dei Confederati nelle guerre di Borgogna - e questo nonostante avesse sottoscritto il trattato di amicizia con i Confederati nel 1467 - furono le cause dell'intervento confederato a sud del San Gottardo avvenuto nell'autunno del 1478.

Nel mese di novembre gli Svizzeri occuparono la valle Leventina, che li accolse come liberatori, la loro azione proseguì verso Bellinzona con l'apporto di molti soldati della valle. Il 30 novembre il grosso dell'esercito (circa 7 000 uomini) si trovava sotto le mura di Bellinzona. Il 2 dicembre riuscì ad aprire una breccia nelle mura che dal Castelgrande scendono fino al fiume Ticino; il varco creato permise all'armata confederata di compiere razzie e saccheggi in tutta la regione a sud di Bellinzona fino alle porte di Locarno e di Lugano. Milano fu costretta ad organizzare in fretta e furia un esercito per contenere le mire confederate. Questa armata, forte di 10 000 uomini, fu fatta affluire in gran parte da Ponte Tresa, in parte da Locarno e da Tirano attraverso il passo del San Jorio. Questa manovra permise al Ducato di ricacciare oltre le mura di Bellinzona i Confederati. Il 16 dicembre, in modo del tutto inatteso, questi ultimi abbandonarono il campo e rientrarono frettolosamente oltralpe, attraverso il passo del San Gottardo e del San Bernardino.

Il peggioramento del tempo con forti nevicate li obbligò a lasciare il campo per evitare di trovarsi senza collegamenti. Solo un esiguo numero di soldati (circa 500), in gran parte Urani, rimase di presidio alla valle Leventina. I comandanti ducali, acquartierati attorno a Bellinzona, comunicarono al duca che il tempo continuava a peggiorare, con forti nevicate e che sarebbe stato logico attendere la bella stagione per proseguire nella missione. Ma il 18 dicembre il Consiglio segreto ducale, presenti i senatori e consiglieri: Orfeo Cenni da Ricavo, Pietro da Ladriano, Azzo Visconti, Pallavicino, il vescovo di Como Branda Castiglioni, e Gian Giacomo Trivulzio, preso atto della lettera dei capitani sul campo, Pietro Francesco Visconti e Giovanni Pietro Panigarola, decise invece di continuare nell'azione punitiva nei confronti della valle Leventina e della valle Mesolcina. Ordinò quindi di proseguire e di occupare la Leventina fino al passo del San Gottardo e di costruire in cima alla valle un fortilizio per impedire ulteriori incursioni urane. Diecimila soldati erano probabilmente più di tutta la popolazione presente in Leventina e questo deve aver fatto propendere per l'azione immediata, tenuto anche conto che mantenere in loco l'esercito fino alla bella stagione avrebbe significato spendere una cifra considerevole in sussistenza e paghe. Queste valutazioni, assieme alla scarsa conoscenza del territorio sembrano alla base della decisione del Consiglio segreto.

Nei giorni seguenti l'esercito venne fatto avanzare nella valle Riviera in due colonne che seguivano le sponde del Ticino, che in quel tratto scorre in mezzo alla valle. L'artiglieria venne fatta scendere dal Ceneri e a sua volta portata oltre Bellinzona. Con questa disposizione l'armata avanzò fino all'imbocco della valle Leventina, in quel tratto iniziale il fiume chiude contro la sponda destra. Quindi probabilmente le truppe che avanzavano da Iragna su quella sponda si videro costrette ad attraversare il fiume. Più oltre il Ticino dalla strettoia iniziale sulla sponda destra si sposta sulla sinistra e forma una seconda strettoia subito dopo il paese di Bodio prima di Giornico, sembra che proseguendo verso Giornico le truppe non si siano più divise in due colonne ma che siano giunte sul luogo della battaglia ammassate in un'unica colonna.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 dicembre l'esercito penetrò nella bassa Leventina, probabilmente avanzando inizialmente in due colonne ma entrambe sulla sponda sinistra del fiume, per i motivi spiegati sopra. Prima di Giornico il Ticino sposta il suo corso verso il fianco sinistro della valle, ma per motivi che non conosciamo la colonna di destra non scavalcò di nuovo il corso d'acqua, forse impossibilitato dalla gran neve o dall'assenza in quei luoghi di ponti. Quindi confluì nel collo di bottiglia sul fianco sinistro tra Bodio e Giornico. Questo luogo viene ancora oggi denominato dei Sassi Grossi, a ricordo degli avvenimenti. Le truppe confederate e i valligiani che senza difficoltà potevano seguire tutte le manovre di avvicinamento, si disposero in tre schieramenti: il principale formato dalle truppe confederate all'entrata del paese di Giornico sulla sponda sinistra; il secondo sulla sponda destra; mentre i leventinesi, che ben conoscevano i sentieri che da Giornico e Bodio portavano al soprastante altopiano di Sobrio, erano verosimilmente appostati sul fianco sinistro della valle. Quando la testa della lunga colonna sbucò nel piano antistante Giornico e iniziò la manovra di allargamento e dispiegamento delle truppe, un attacco contemporaneo delle truppe confederate frontale e uno laterale, fatto precedere da grandi rotolamenti di sassi e tronchi, mise in rotta l'esercito ducale. Molti, presi dal panico, tentarono di attraversare il fiume per portarsi sulla sponda destra, ma questo attraversamento non coordinato fu fatale a molti di loro, sia per il guado pericoloso sia per le truppe avversarie che si trovavano ben appostate per manovrare contro di loro. La disfatta fu totale e quasi incredibile vista da disparità delle forze in campo.

Che di catastrofe si sia trattato è evidenziato dal fatto che non vi sono documenti ducali che ne riportano l'avvenimento, il tutto fu riferito a voce e non vi sono documenti milanesi che ne facciano diretto riferimento, mentre la corrispondenza precedente all'avvenimento è molto abbondante. Da parte confederata resta l'esposto fatto il 14 gennaio 1479 alla Dieta di Lucerna a cui presero parte Giovanni Waldmann, per Zurigo, e il segretario del canton Uri Giovanni Fress. In quella seduta venne riferito "Il combattimento a Giornico. Nel giorno degli Innocenti anno ut supra i nostri soldati dei quattro Cantoni di Zurigo, Lucerna, Uri e Svitto si trovavano di guarnigione in Leventina, nel numero di ca. 600, vennero assaliti dai lombardi da Milano che erano circa dodicimila. Coll'aiuto di Dio, i nostri suddivisero il loro ordinamento in tre parti, gettandosi così virilmente sul nemico e lo batterono uccidendone circa 1500 e cacciandone il resto da Giornico sin oltre il fiume di Biasca. Predarono altresì grande quantità di fucili, di balestre, armature, danaro, viveri, cavalli, muli ed altro. Nessuno dei nostri rimase ucciso e 12 soltanto furono feriti da bocche da fuoco. I nostri non vollero neppure lasciare asportare i cadaveri dei caduti, ma li seppellirono sul campo stesso della battaglia, affinché i bellinzonesi, che per molti anni offesero i confederati col loro scherno e colla loro superbia, sappiano di dover celebrare l'anniversario della morte dei caduti tra Giornico e il monastero di Pollegio".

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Con la Pace di Lucerna del 1480, siglata sotto l'auspicio del re di Francia, il Ducato di Milano rinunciò a ogni pretesa sulla valle Leventina, che passò sotto controllo urano. I confederati ottennero l'esenzione da dazi doganali nel ducato e la Leventina ottenne il controllo dei possedimenti in boschi di castagno e alpeggi fuori valle.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Theodor von Liebenau, 1879, 2-8; Ibidem, anno 1, numero 2, 25-31; Ibidem, anno 1, numero 4, 73-83; Ibidem, anno 1, numero 5, 97-104.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Theodor von Liebenau, La battaglia di Giornico, in «Bollettino storico della Svizzera italiana», anno 1, numero 1, Carlo Colombi, Bellinzona 1879, 2-8; Ibidem, anno 1, numero 2, 25-31; Ibidem, anno 1, numero 4, 73-83; Ibidem, anno 1, numero 5.
  • Eligio Pometta, La Guerra di Giornico e le sue conseguenze 1478, Tipo-Litografia Cantonale Grassi & co., Bellinzona 1928.
  • Arnold Keller, La Geografia Militare della Svizzera, Settore: Ticino, Confederazione Elvetica, studi militari 1912.
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa, Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]