Giornico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giornico
comune
Giornico – Stemma
Giornico – Veduta
Localizzazione
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Flag of Canton of Tessin.svg Ticino
Distretto Leventina
Amministrazione
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 46°24′N 8°52′E / 46.4°N 8.866667°E46.4; 8.866667 (Giornico)Coordinate: 46°24′N 8°52′E / 46.4°N 8.866667°E46.4; 8.866667 (Giornico)
Altitudine 391 m s.l.m.
Superficie 19,5 km²
Abitanti 879 (2015)
Densità 45,08 ab./km²
Comuni confinanti Bodio, Faido, Frasco, Personico
Altre informazioni
Cod. postale 6745
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice OFS 5073
Targa TI
Circolo Giornico
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Giornico
Giornico
Giornico – Mappa
Sito istituzionale

Giornico (in tedesco Yrnis o Girnis, desueti[1], in dialetto ticinese Sgiurnì[senza fonte]) è un comune svizzero di 879 abitanti del Canton Ticino, nel distretto di Leventina.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Giornico sorge nella bassa Val Leventina, nel fondovalle del fiume Ticino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In uno scritto del 935-940 circa viene indicato con il nome di de Iudicibus Giornicensis, nel 1202 Iornico e nel 1210-1258 circa Zurnigo. La sua posizione strategica, ai piedi delle gole della Biaschina, ne ha fatto un luogo di sosta e di approvvigionamento per le persone che volevano attraversare le Alpi utilizzando il passo del San Gottardo[1].

Nel tempo si affermò come importante centro politico e religioso della Val Leventina[1]. La sua importanza politica fu nel Medioevo dovuta anche al casato dei Da Giornico, ricca famiglia feudale del luogo, con possedimenti sparsi oltre che in Leventina anche nelle altre Tre valli ambrosiane: questo influente casato, che aveva la principale residenza nel borgo, nell'XI secolo si schierò con il Sacro Romano Impero contro i canonici del Duomo di Milano[2].

Bernardo da Giornico venne nominato avogadro di Leventina dai conti von Lenzburg, che avevano ottenuto dall'imperatore del Sacro Romano Impero il controllo sulle alte valli ticinesi[2]. Bernardo è documentato il 1160 e il 1176; in seguito con la sconfitta di Federico Barbarossa nella battaglia di Legnano, la valle tornò sotto il controllo dei canonici del Duomo di Milano[3]. Questo tolse al casato il controllo sulla valle, con evidenti vantaggi per le comunità locali che mal tolleravano il controllo delle famiglie feudali. Questo non impedì a molti Da Giornico di far parte del ceto dirigente locale[2]. Già nel 1236 un Giovanni da Giornico figura come rappresentante in Leventina del podestà Obizzone Visconti[senza fonte].

Monumento alla battaglia dei Sassi Grossi

Con la partecipazione di Antonio da Giornico[4], il 28 dicembre 1478 a Giornico ebbe luogo la battaglia di Giornico (o battaglia dei Sassi Grossi), che si concluse con la vittoria delle truppe della Confederazione elvetica sull'esercito sforzesco, a seguito della quale l'intera Val Leventina passò dal dominio milanese a quello svizzero[5][6].

Il 14 gennaio 1479 la Dieta elvetica ordinò l'istituzione d'una guarnigione stabile in loco[7]. A Giornico, sotto la signoria del capitolo di Milano, si tenevano le sessioni supplementari di giustizia delle Tre valli[1]. La peste colpì il paese nel 1566, 1584 e nel 1629 (in quell'anno le vittime furono duecentosessantacinque)[1]. La parrocchia di Giornico è autonoma dal 1567, anche se non è nota la data precisa del distacco dalla matrice di Biasca[1].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

L'evoluzione demografica è riportata nella seguente tabella[1]:

Abitanti censiti

Persone legate a Giornico[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Ogni famiglia originaria del luogo fa parte del cosiddetto comune patriziale e ha la responsabilità della manutenzione di ogni bene ricadente all'interno dei confini del comune.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l Mario Fransioli, Giornico, in Dizionario storico della Svizzera, 11 febbraio 2008. URL consultato il 13 settembre 2017.
  2. ^ a b c Paolo Ostinelli, Da Giornico, in Dizionario storico della Svizzera, 6 settembre 2007. URL consultato il 13 settembre 2017.
  3. ^ Gianna Ostinelli-Lumia, Bernardo da Giornico, in Dizionario storico della Svizzera, 6 settembre 2007. URL consultato il 13 settembre 2017.
  4. ^ Giuseppe Chiesi, Antonio da Giornico, in Dizionario storico della Svizzera, 24 novembre 2004. URL consultato il 13 settembre 2017.
  5. ^ Theodor von Liebenau, 1879, 2-8; Ibidem, anno 1, numero 2, 25-31; Ibidem, anno 1, numero 4, pp. 73-83; ibidem, anno 1, numero 5, pp. 97-104.
  6. ^ Thomas Schibler, Battaglia di Giornico, in Dizionario storico della Svizzera, 25 novembre 2005. URL consultato il 13 settembre 2017.
  7. ^ Motta, 1991, p. 9.
  8. ^ Giorgio Giudici, lugano.ch. URL consultato il 13 settembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Theodor von Liebenau, La battaglia di Giornico, in Bollettino storico della Svizzera italiana, anno 1, numero 1, Carlo Colombi, Bellinzona 1879, 2-8; Ibidem, anno 1, numero 2, 25-31; Ibidem, anno 1, numero 4, 73-83; Ibidem, anno 1, numero 5.
  • Giovanni Rigolo, Scandaglio historico dell'antico contado leopontico: tratto da più celebri historici antichi, et moderni: diviso in tre libri ne quali si legge l'intiero ragguaglio di tutti li successi dal suo primo principio fino all'anno 1682, a cura di F. Bertolotti, 1886.
  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di Carlo Salvioni, Bellinzona 1894, 98-113.
  • Siro Borrani, Il Ticino Sacro. Memorie religiose della Svizzera Italiana raccolte dal sacerdote Siro Borrani prevosto di Losone, Tip. e Libreria Cattolica di Giovanni Grassi, Lugano 1896.
  • Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Catalogo dei monumenti nella Repubblica e Cantone del Ticino, La Vesconta, Casagrande S.A., Bellinzona 1967, 21, 29, 37-40, 42, 44, 91-93, 123, 125, 178, 214, 219, 221, 223, 236, 251, 255, 285, 299, 327, 330-360, 389, 402, 443, 445, 453, 468, 476, 478, 482, 502, 573, 578.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 7, 88-95, 102, 135, 137.
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa, Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003, 12, 25, 35nota, 47, 61, 69n, 83, 227, 229, 230, 256n, 283-285, 289, 376n.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 113, 114, 115, 116, 117, 119, 120, 121, 122, 129, 133, 139, 170.
  • Marina Bernasconi Reusser, Monumenti storici e documenti d'archivio. I «Materiali e Documenti Ticinesi» (MDT) quali fonti per la storia e le ricerche sull'architettura e l'arte medievale delle Tre Valli, in Archivio Storico Ticinese, seconda serie, 148, Casagrande, Bellinzona 2010.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN248990167 · GND: (DE4093535-8
Ticino Portale Ticino: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Ticino