Val Bavona

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Val Bavona
Valle Bavona San Carlo.jpg
La Val Bavona vista da San Carlo
StatoSvizzera Svizzera
CantoneTicino Ticino
DistrettoVallemaggia
ComuneCevio
FiumeBavona
Nome abitantibavonesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Val Bavona
Val Bavona
Sito web

Coordinate: 46°23′09.96″N 8°31′35.76″E / 46.3861°N 8.5266°E46.3861; 8.5266

La Valle Bavona

La Val Bavona è una valle ticinese che si estende dall'alpe di Robiei fino al paese di Bignasco, dove il fiume Bavona, che la percorre interamente, si unisce alla Maggia, della quale è uno dei tre maggiori affluenti[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli insediamenti umani in Val Bavona risalgono a tempi molto antichi, è difficile stabilire con esattezza quando l'uomo iniziò a stabilirvisi.
Le popolazioni della Val Bavona vivevano allora in condizioni difficili, come quelle in Rovana o Lavizzara, finché nel 1500 circa furono costretti a ritirarsi verso Cavergno e Bignasco a causa di numerosi disastri naturali[2].
A partire dal XVI secolo, la valle iniziò ad essere percorsa solo per portare gli animali a pascolare a Robiei, abitudine che è durata fino alla metâ del XX e diventata al giorno d'oggi, ormai prassi di pochissime persone.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

La valle si incunea nella Catena Basodino-Cristallina-Biela, gruppo montuoso delle Alpi Lepontine.

Cristallo di quarzo trovato sul Poncione di Vallegia

I monti principali che contornano la valle sono:

I nuclei abitati[modifica | modifica wikitesto]

La Valle Bavona si apre dopo i villaggi di Bignasco e Cavergno e conta dodici nuclei abitativi chiamati "terre", undici in territorio di Cavergno e uno, San Carlo, in quello di Bignasco. Situati sul fondovalle, essi distano un chilometro circa uno dall'altro. La valle era probabilmente già abitata verso il Mille; le catastrofi naturali (alluvioni, frane, scoscendimenti) indussero però i suoi abitanti ad abbandonarla quale residenza stabile. Dal Cinquecento fin verso la metà del XX secolo le terre della val Bavona continuarono ad essere abitate nel periodo da aprile a novembre, in modo da sfruttare i pascoli e gli alpi. Isolata e percorsa fino agli anni cinquanta solamente da una mulattiera (l'inaugurazione della carrozzabile risale al 1962), questa valle ha mantenuto le sue caratteristiche architettoniche, almeno là dove frane o alluvioni non hanno infierito. Il paesaggio è profondamente segnato da questi eventi e i grossi macigni che si incontrano testimoniano la furia della natura. Ogni nucleo ha una sua caratteristica in quanto l'uomo ha dovuto, in questo territorio particolarmente difficile, adattarsi all'ambiente più che altrove. Le case, qualche volta di origine assai antica, sono vicine una all'altra; stalle, porcili, legnaie sono addossate alle abitazioni. In ogni nucleo, spesso al centro, si trova un oratorio, costruito non di rado con il contributo degli emigranti.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Martini; Valle Bavona, Tipografia Stazione Locarno.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 179-182, 188, 194.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003, 272, 407.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 237, 238, 247-252, 254, 255, 258, 262, 398.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Controllo di autoritàVIAF (EN6146951273915371425 · GND (DE4450305-2 · WorldCat Identities (EN6146951273915371425
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