Mosogno

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Mosogno
frazione
Mosogno – Stemma
Mosogno – Veduta
Localizzazione
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Flag of Canton of Tessin.svg Ticino
Distretto Locarno
Comune Onsernone
Territorio
Coordinate 46°11′56″N 8°38′20″E / 46.198889°N 8.638889°E46.198889; 8.638889 (Mosogno)Coordinate: 46°11′56″N 8°38′20″E / 46.198889°N 8.638889°E46.198889; 8.638889 (Mosogno)
Altitudine 781 m s.l.m.
Superficie 8,6 km²
Abitanti 51 (2016)
Densità 5,93 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 6611
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice OFS 5119
Targa TI
Nome abitanti mosognesi
Patrono San Bernardo di Chiaravalle
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Mosogno
Mosogno
Sito istituzionale

Mosogno è una frazione di 51 abitanti del comune svizzero di Onsernone, nel Canton Ticino (distretto di Locarno).

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il torrente Isorno

Il clima è mite, durante il periodo estivo la temperatura media non oltrepassa la soglia dei 28°C. È sovente percepita una leggera brezza. Nel periodo invernale, invece, le nevicate sono medio-abbondanti, con temperature non inferiori a - 5°C[senza fonte].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia del comune e dei suoi abitanti è stata caratterizzata, come molti comuni di montagna ticinesi, da numerose migrazioni a causa delle necessità di lavoro e di migliori condizioni di vita[1]. Molti mosognesi muratori, contadini, artigiani, prima della prima guerra mondiale partirono per cercar fortuna in terre lontane come la California. Ciò permetteva ai emigranti di inviare alla famiglia rimasta in valle il frutto delle loro rimesse, anche se spesso si trattava solo di pochi spiccioli, sufficienti appena per i viveri[senza fonte].

Il territorio del comune di Mosogno prima degli accorpamenti comunali del 2016

Già comune autonomo che si estendeva per 8,6 km², nel 2016 è stato accorpato al comune di Onsernone assieme agli altri comuni soppressi di Gresso, Isorno e Vergeletto. La fusione è stata decisa con votazione popolare il 23 settembre 2012, con 16 voti favorevoli e 15 contrari, ed è diventata esecutiva il 20 maggio 2015 dopo la ratifica del Gran Consiglio[senza fonte].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti cinque chiese cattoliche di grande antichità; ogni frazione ha la propria e per alcune si stima una data risalente circa al I millennio[senza fonte].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Ex posta e municipio

La parte antica del paese, nella quale sorge il complesso che ospitava il municipio e l'ufficio postale, ospita alcune residenze fatte realizzare dalla borghesia locale fra il XVII e il XIX secolo. Casa Regolati, costruita nel XVII-XVIII secolo e poi modificata, si trova a ovest della chiesa di San Bernardo di Chiaravalle; è dotata di un cortile interno con portico e logge nella parte posteriore. La casa accanto a Casa Regolati, che risale allo stesso periodo ha la facciata scandita da pilastri che sostengono logge su tre ordini[senza fonte].

Alcune residenze signorili si trovano anche a Mosogno Sotto; fra queste, l'edificio settecentesco con balcone in ferro battuto che si trova a ridosso dell'oratorio della Beata Vergine Addolorata. A Chiosso, invece, Casa Vanotti fu costruita da Giacomo Giuseppe Gianini nel 1832 ed è dotata di pianta rettangolare e di un doppio loggiato centrale[senza fonte].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione residente in paese nel 1795 era di 290 abitanti per poi salire al picco di 365 nel 1870 e di seguito via via diminuendo drasticamente dai primi decenni del XX secolo (141 nel 1950). L'evoluzione demografica è riportata nella seguente tabella[1]:

Abitanti censiti

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Il dialetto di Mosogno, come quello di tutto Onsernone, è molto diverso non solo per la pronuncia delle parole rispetto al dialetto lombardo che si parla nelle città come Locarno o Lugano ma anche per intere parole che differiscono completamente dagli altri dialetti o dalla lingua italiana. Spesso chi non è della valle non lo comprende completamente o per lo meno fa molta fatica. Questa grande differenza è probabilmente dovuta all'isolamento della valle durante i secoli che ha portato a un dialetto via via sempre più distante dalla sua origine[senza fonte].

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Il comune, come tutto il Canton Ticino, è tradizionalmente di fede cattolica.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Oggi non vi sono scuole. Le ex scuole erano presenti nel comune fino alla fine degli anni 1960; si trovavano al piano superiore dell'attuale casa municipale e nell'ex ufficio postale. Con il passare degli anni e con la decrescita demografica riscontrata in tutta la valle, esse sono state chiuse e gli studenti devono ora recarsi presso le scuole elementari nei vicini paesi di Loco e Russo, dove è presente anche una scuola media[senza fonte].

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina è quella tradizionale ticinese; piatti tipici sono la polenta, lenticchie, mortadella, luganiga e spezzatino. In passato la farina della polenta veniva prodotta direttamente in valle ed è quella farina che pian piano sta riprendendo piede dal nome di farina bona. Gli insaccati sono ricavati dagli animali che possono venir cacciati nel mese di settembre quali camosci e cinghiali, i formaggi locali sono di pasta dura o molle, prodotti sia da capra che da mucca[senza fonte].

Persone legate a Mosogno[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al nucleo di Mosogno, l'ex territorio comunale comprendeva le frazioni di Bairone, Chiosso e Mosogno Sotto[1]. Chiosso è l'inizio del paese, Mosogno Sotto è raggiungibile in dieci minuti di cammino grazie a una scalinata posta appena dopo il nucleo che scende quasi fin all'Isorno, Bairone era la frazione più a ovest del comune e il punto abitato più elevato[senza fonte].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Una delle più grandi tradizioni di Mosogno come dell'intera valle riguardava la manifattura della paglia[1] con cui venivano creati cappelli e sedie. Questi prodotti venivano commerciati sia in Svizzera che all'estero con la vicina Italia. A causa dello spopolamento[senza fonte] la produzione è cessata verso la metà del XX secolo[1].

Il paese è frequentato durante il periodo estivo da numerosi turisti provenienti da tutta l'Europa come i Paesi Bassi, l'Inghilterra, la Germania e la Francia. In prevalenza però sono provenienti dalla Svizzera tedesca e dalla Romandia. La località offre la possibilità di numerose escursioni in montagna, su sentieri segnalati[senza fonte].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Mosogno viene servito dal servizio autopostale con la linea 324[4]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Ogni famiglia originaria del luogo fa parte del comune patriziale di Onsernone[1] e ha la responsabilità della manutenzione di ogni bene ricadente all'interno dei confini della frazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j Vasco Gamboni, Mosogno, in Dizionario storico della Svizzera, 18 gennaio 2017. URL consultato il 1 ottobre 2017.
  2. ^ Borrani, 1896, pp. 295-297.
  3. ^ Hubert Steinke, Tommaso Rima, in Dizionario storico della Svizzera, 16 novembre 2010. URL consultato il 1 ottobre 2017.
  4. ^ Linea Onsernone, postauto.ch. URL consultato il 30 settembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Siro Borrani, Il Ticino Sacro. Memorie religiose della Svizzera Italiana raccolte dal sacerdote Siro Borrani prevosto di Losone, Tip. e Libreria Cattolica di Giovanni Grassi, Lugano 1896.
  • Guglielmo Buetti, Note Storiche Religiose delle Chiese e Parrocchie della Pieve di Locarno, (1902), e della Verzasca, Gambarogno, Valle Maggia e Ascona (1906), II edizione, Pedrazzini Edizioni, Locarno 1969.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 202-203.
  • Augusto Rima, Confini minacciati. La Svizzera italiana durante la seconda guerra mondiale. Riflessioni e testimonianze di un ufficiale svizzero, Centre d'Histoire et de Prospective militaires, Pully 1992.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • AA. VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 224-225.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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