Preonzo

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Preonzo
comune
Preonzo – Stemma
Preonzo visto da nord-ovest, nel 2009.
Preonzo visto da nord-ovest, nel 2009.
Localizzazione
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Wappen Tessin matt.svg Ticino
Distretto Stemma Bellinzona.svg Bellinzona
Amministrazione
Sindaco Fabio Pasinetti dal 04/04/2004
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 46°15′44.75″N 9°00′05.27″E / 46.26243°N 9.001463°E46.26243; 9.001463 (Preonzo)Coordinate: 46°15′44.75″N 9°00′05.27″E / 46.26243°N 9.001463°E46.26243; 9.001463 (Preonzo)
Altitudine 250 m s.l.m.
Superficie 16,44 km²
Abitanti 618[2] (31-12-2013)
Densità 37,59 ab./km²
Comuni confinanti Claro, Cresciano, Cugnasco-Gerra, Gnosca, Gorduno, Lavertezzo, Lodrino, Moleno, Monte Carasso, Vogorno
Altre informazioni
Lingue Dialetto ticinese e nella variante locale[1]
Cod. postale 6523
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice OFS 5015
Targa TI
Nome abitanti preonzesi
Circolo Ticino
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Preonzo
Preonzo
Preonzo – Mappa

Preonzo (Próns /pɾonʦ/ nel dialetto locale o Preónz in dialetto ticinese) è un comune svizzero del Canton Ticino situato nel distretto di Bellinzona, nella valle Riviera, ad un'altitudine di 250 m s.l.m.

Si trova 6 km a nord di Bellinzona, e a sud 11 km da Biasca, sulla sponda destra del fiume Ticino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIV secolo Preonzo formava una vicinanza con Moleno, e nel 1335 la località si trovava nel "contado di Bellinzona".

Durante il primo periodo di occupazione svizzera, situato tra il 1403 e il 1422, Uri e Obvaldo organizzarono gli statuti e diritti della località.

Nel 1510 la chiesa dei Santi Simone e Giuda si separò dalla parrocchia di Moleno, formandone una autonoma. Pare che prima, nel 1405, il paese appartenesse alla castaldia di Claro e alla diocesi di Milano. Il vescovo di Como prima possedeva dei diritti, che vennero ceduti agli Orelli nel 1181. Questo sembra essere uno dei motivi per il quale i territori delle Tre valli ambrosiane comprendono anche quelli di Preonzo, Moleno e Gnosca che oggi fanno invece parte del distretto di Bellinzona.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcune ricerche, il nome del comune risalirebbe al latino, profundus (profondo), da una forma prefundus attestata nell'anno 900, riconducibile a profunium (cavità profonda nel letto del fiume). Il toponimo indicherebbe una depressione nella valle o nello stesso fiume. Il nome ha subito variazioni nel corso degli anni, alcuni sono: de Prevonzo (1335), de Provonzio (1364), de Prevonzio (1387), de Provuntio (1431), de Preuntio (1544), Preonz (1634).

Stemma comunale[modifica | modifica wikitesto]

Sullo stemma comunale sono presenti:[3]

  • Un corso d'acqua, il riale di Mòleno, che funge in parte da confine nord del Comune.
  • Un ponte, el Pónn da Mólon, che rappresenta il collegamento tra Preonzo e Moleno, due paesi che secoli fa formavano una Vicinia.
  • Una ruota di mulino, che si riferisce ai mulini ad acqua presenti una volta sulla sponda destra del riale di Moleno, in toponimo i Murín. Erano molto importanti per la località, permettavano agli abitanti di ottenere la farina dal grano. (vedi la sezione più in basso: "Mulini ad acqua").

Nome degli abitanti[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario di altre località, non esiste un soprannome noto nella zona dato agli abitanti di Preonzo. Qualcuno ricorda scrobiói (maiali), mentre documenti segnalano cióp-cióp (ranocchi), quest'ultimo dovrebbe venire usato anche per gli abitanti di Moleno. Tutti questi soprannomi sono molto rari. La forma italiana più usata, anche se poco comune è "preonzesi".[4]

La leggenda del sasso sul Monte Romanìn[modifica | modifica wikitesto]

Sopra l'abitato, a circa 450 m s.l.m., sul toponimo chiamato "Monte Romanìn", appena sotto le poche cascine ed in mezzo al prato, si può notare un enorme macigno ben sprofondato nel terreno, tanto da non muoversi più. Non era così qualche tempo fa, quando il diavolo decise di farlo cadere sul villaggio anche per punire le troppe persone che erano più legate al culto della Madonna che non al suo.

La leggenda narra però che la stessa Madonna intervenne affinché il diavolo non riuscisse a realizzare il suo orribile gesto. Così, quando satana decise di spingere il macigno giù per la china per farlo rotolare sopra le case del paese, la Madonna si oppose con il suo pugno a sostenere e frenare la caduta della pietra. Il diavolo provò con tutte le sue forze, spingendolo con la schiena, a far rotolare il macigno, ma non vi riuscì e sconfitto, scomparì nelle tenebre. Dalla parte del macigno che guarda verso il paese, si può notare il pugno della Madonna, mentre dalla parte che guarda verso la montagna, si nota l'enorme impronta della schiena del diavolo.[5]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Un vicolo del nucleo storico con il caratteristico acciottolato

Geograficamente Preonzo è situato sul piano alluvionale del fiume Ticino ed è esposto verso est, le opere di bonifica hanno costretto il fiume a un ampio meandro verso est. È meno esposto al sole rispetto alla sponda sinistra del fiume Ticino.

Si devono notare tre elementi significativi del comune: innanzitutto il nucleo storico ("paese vecchio"), le cui strade pavimentate con il caratteristico acciottolato formano una fitta e regolare trama, in secondo luogo la piazza Pasquéi, a forma di triangolo su di cui giacciono grossi platani, e i "quartieri nuovi" ("paese nuovo") in via di sviluppo.

Con i suoi 2.439 m s.l.m. il Poncione di Piota (Ponción da Piòto nel dialetto di Preonzo) è il punto più elevato del comune.

Punti estremi[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisione naturale del territorio comunale[modifica | modifica wikitesto]

Tipologia[6] Area in km² (1985) Percentuale sul totale (1985) Area in km² (2004/09) Percentuale sul totale (2004/09) Variazione della superficie rispetto al 1985 Variazione della percentuale sul totale rispetto al 1985
Bosco[7] 7 42,55 % 7,26 44,13 % +0,26 +1,58 %
Bosco arbustivo[8] 2,44 14,83 % 2,26 13,74 % -0,18 -1,09 %
Boschetto[9] 0,17 1,03 % 0,2 1,22 % +0,03 +0,19 %
Frutticoltura, viticoltura, orticoltura[10] 0,13 0,79 % 0,12 0,73 % -0,01 -0,06 %
Prati e campi, pascoli locali[11] 0,95 5,78 % 0,9 5,47 % -0,05 -0,31 %
Alpeggi[12] 0,42 2,55 % 0,31 1,88 % -0,11 -0,67 %
Area edificata[13] 0,14 0,85 % 0,17 1,03 % +0,03 +0,18 %
Area industriale[14] 0,05 0,3 % 0,1 0,61 % +0,05 +0,3 %
Superficie d'insediamenti speciali[15] 0,09 0,55 % 0,03 0,18 % -0,06 -0,36 %
Zone verdi e di riposo[16] 0,03 0,18 % 0,03 0,18 % 0 0 %
Superficie del traffico[17] 0,1 0,61 % 0,28 1,7 % +0,18 +1,09 %
Corsi d'acqua[18] 0,3 1,82 % 0,3 1,82 % 0 0 %
Vegetazione improduttiva[19] 2,53 15,38 % 2,29 13,92 % -0,24 -1,46 %
Superficie senza vegetazione[20] 2,02 12,28 % 2,2 13,37 % +0,18 +1,09 %
Nevai[21] 0,08 0,49 % 0 0 % -0,08 -0,49 %

La frana del Valegión[modifica | modifica wikitesto]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo Sgrüssa o Sgrüssòra presso la zona industriale di Preonzo è noto da diverso tempo come area minacciata da alluvioni ed eventi franosi (il toponimo stesso significa: "frana, deposito di detriti, cumulo di sassi") assieme a Mondiràl e Métt. Un tempo l'abitato antico sorgeva in prossimità di questi toponimi.

Anche nella zona in testata al riale Valegión alcuni toponimi testimoniano la presenza di una zona franosa: la Cràpa da Ròscioro, el Purscì, la Gàna ròsso.[4]

Da una ricerca storica basata su vecchi documenti catalogati negli archivi di Preonzo e Lodrino risultò che a cavallo del 1700 si verificò un'intensa attività alluvionale e di dissesto.

Probabilmente nel maggio 1697 ci fu la fuoriuscita di un riale in zona Sgrüssa con conseguente allagamento di "casamenti" e vigneti.

Nel mese di febbraio 1702 si verificò un'intensa attività franosa culminata il 22 febbraio con il distacco di un importante massa rocciosa. Probabilmente il materiale si accumulò a metà versante e solo una parte minore raggiunse il fondovalle seppellendo vigne, castagneti, l'Oratorio dedicato alla Madonna della Cintura e una decina di case.[22]

Il 15 agosto 1725 un flusso alluvionale scese nuovamente dal Valegión, che a seguito del franamento del 1702 aveva subito un importante cambiamento nella morfologia idrologica del pendio. Questa colata distrusse 10 case e fece 17 vittime.[23]

Il 18 settembre 1747, a seguito di copiose piogge, una colata di fango si staccò dall'Alpe di Ròscero, passando per il Monte Téid per poi riversarsi lungo il riale Pián Perdásc, in zona Spineda. Questo evento fece una vittima e causò danni a vigne e stalle.[24]

In seguito l'abitato si spostò più a nord, al sicuro dalla frana.

Anche il 19 giugno 1948 una colata di fango lungo il riale Pián Perdásc bloccò la strada cantonale tra Gnosca e Preonzo.

Dei sondaggi hanno rivelato la presenza di depositi di frana di circa 5 metri di spessore sul conoide di deiezione in zona Sgrüssa (zona industriale).

La frana del Valegión vista dalla strada cantonale nei pressi della zona industriale nel 2010

Ultimo cinquantennio[modifica | modifica wikitesto]

Fino agli anni cinquanta del Novecento il cono di deiezione di Mondirál non fu insediato industrialmente, quei terreni servivano all'agricoltura ed erano disabitati. Fu a partire dal 1960 che si gettarono le basi per lo sviluppo di una zona industriale a Preonzo.

Nel corso degli anni settanta-ottanta, parallelamente alla costruzioni delle strade nazionali, il riale Valegión venne incanalato in una prima piccola vasca di contenimento della capienza di 3 000 metri cubi[25].

Anni 1990[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 fu segnalata da parte della Sezione forestale Cantonale, la presenza di una grande crepa sull'Alpe di Ròscero o Alpe di Ròscioro (1517 m s.l.m.) lunga 120 metri che si espandeva sempre di più verso valle. La parte pericolante venne stimata in 500 000-700 000 metri cubi. Per monitorare la potenziale situazione di pericolo vennero posati alcuni punti di misura manuali.[26]

Uno studio geologico del 1991 rilevò due tipologie di fenomeni naturali:

  • i flussi alluvionali del riale Valegiòn
  • la frana alla testata del riale in zona el Purscì fino all'Alpe di Ròscero (1100 m - 1500 m)

La fessura monitorata dal 1990 continuava a espandersi, e quindi nel 1992 vennero installati altri tre punti di misurazione.

La fessura sull'Alpe di Ròscero in continuo movimento, nel luglio 2012. La parte nord era franata nel maggio 2012. (vedi sotto)

Durante questo decennio si insediarono altre ditte. Su raccomandazione di uno studio del 1996, nel giugno del 1998 venne terminata un'altra vasca di contenimento, che poteva contenere fino a 15 000-20 000 metri cubi di detriti.[27]

Nel 1998 si aggiunse anche un nuovo sistema di monitoraggio della fessura comprendente cinque estensimetri e un inclinometro.

La frana qualche mese dopo gli scoscendimenti del 2001
Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

I giorni 9 e 10 maggio 2000 a seguito di piogge intense si staccarono dall'Alpe di Ròscero in toponimo el Purscì circa 5 000 metri cubi di materiale che non raggiunsero la vasca di contenimento per 300/400 metri.[28] Anche nella primavera dell'anno dopo si staccò del materiale.

La frana del Valegión dopo l'importante distacco avvenuto nel 2002

Nell'estate del 2001, sempre a seguito di precipitazioni, due colate detritiche si riversarono nella zona industriale: la prima, il 10 giugno, di volume stimato tra i 25 000 e i 28 000 metri cubi, riempì le due camere di contenimento e fuoriuscì invadendo la zona industriale e una strada comunale.[29] Il materiale della seconda colata del 15 luglio di un volume di 20 000 metri cubi, si arrestò nella vasche, ostruendo però un ponte nella zona industriale, che di conseguenza è stata in parte allagata.[30]

A seguito di questi eventi si decise di ampliare la capienza della vasca di contenimento costruita nel 1998 da 20 000 a circa 70 000 metri cubi per la fine del 2002.

Nell'ottobre del 2001, si registrò una notevole accelerazione degli spostamenti della fessura: 30 millimetri in 16 giorni (0,08 mm all'ora), che portò alla temporanea evacuazione della zona industriale e alla chiusura della strada cantonale. Si sostituì l'inclinometro con un estensimetro nell'area più critica, si installarono tre sismografi e venne costruito un punto di misura geodetico presso il Monte Chér.

L'8 maggio 2002 a seguito di piogge intense si staccarono dall'Alpe di Ròscero 150 000 metri cubi di roccia che si accumularono a metà versante (riale Valegión), tra 800 m s.l.m. e 1200  m s.l.m. Solo alcuni macigni raggiunsero la vasca di contenimento che era ancora in fase di costruzione.[31] Grazie al sistema di monitoraggio si era potuto evacuare con un giorno d'anticipo la zona industriale.

L'accumulo del maggio 2002 modificò la morfologia del versante, i flussi detritici non saranno più diretti verso la vasca di contenimento, ma in particolare lungo il riale Pián Perdásc.

Il 29 agosto 2003, ancora a seguito di piogge, si staccarono 3 000 metri cubi di fango e detriti, che non entrarono nella vasca di contenimento, ma scesero lungo il "riale Ramlino sud", dove si bloccarono ad un'altitudine di 650 m-750 m. Solo 200 metri cubi raggiunsero un piccolo canale artificiale (il canale Bonei) nella parte sud della zona industriale.[32]

Nel 2004, due colate, la prima il 9 luglio di 4 000 metri cubi[33], e la seconda il 20 agosto di 5 000 metri cubi[34] scesero lungo il riale Pián Perdásc invadendo la parte sud della zona industriale e la strada Cantonale.

Nell'inverno tra il 2004 e il 2005 vennero apportati cambiamenti lungo il riale Pián Perdásc, innalzando gli argini, e prolungata la camera di contenimento del 2002 allo scopo di evitare nuove fuoriuscite alluvionali nella parte sud della zona industriale.

Per un controllo ancora maggiore dal 2005 la parte instabile viene monitorata anche con il sistema SAR, che misura e segue nel tempo il comportamento della frana.

Il 3 ottobre 2006, un'ulteriore colata si riversò lungo i riali Valegiòn, "Ramlino" e in particolare quello di Pián Perdásc. Si stimano siano scesi circa 700 metri cubi di sedimenti dal riale Pián Perdásc, che scaricò in direzione della strada cantonale, invadendone 100 metri, ma non verso la zona industriale.[35] Ciò dimostra la validità dei lavori eseguiti lungo questo riale nell'inverno 2004/2005. Il "riale Ramlino sud" ha convogliato materiale verso il canale Bonei che si è intasato allagando due stabili della zona industriale. Il "riale Ramlino nord" ha convogliato più di 5 000 metri cubi di materiale nelle vasche di contenimento.[36]

Nel 2007 venne realizzato un progetto che proponeva la realizzazione di due valli di deviazione a causa del cambiamento del versante avvenuto nel maggio 2002 con le conseguenti alluvioni dei riali:

  • uno a quota 870 m che devia le colate in direzione delle vasche di contenimento evitando nel limite del possibile il riale Pián Perdásc.
  • l'altro a un'altitudine di 680 m che dirige anch'esso la colate verso le vasche di contenimento lungo il riale Valegión, evitando un accumulo di sedimenti lungo i due rami del Ramlino.

I flussi alluvionali del 2008, del 6 giugno 2009 e del luglio 2011, per un totale di almeno 10 000 metri cubi convogliarono materiale verso le vasche di contenimento, dimostrando l'efficacia del progetto realizzato nel 2007.

La frana nel maggio del 2010
Anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 maggio 2010 si staccarono dall'Alpe di Ròscero circa 20-30 000 metri cubi di materiale, che non raggiunsero però la zona industriale. La notizia che fece più temere, è quella riguardante la temporanea accelerazione di allargamento della fessura, fino a 1 millimetro all'ora, che provocò una momentanea evacuazione della zona industriale.[37]

La frana dopo il crollo del 15 maggio 2012. Si può notare la differenza di colore: chiaro, accumulo della notte; scuro, il cedimento delle ore 6:30.

Da fine aprile 2012, a causa delle abbondanti piogge, gli estensimetri registrarono un ulteriore aumento della velocità di allargamento della crepa, con picchi di 1 millimetro all'ora, la situazione divenne più critica tra il 4 e il 6 maggio, quando si raggiunsero i 3-5 millimetri all'ora. Questo causò nel tardo pomeriggio del 6 maggio 2012 la chiusura a titolo precauzionale della strada cantonale, dei centri sportivi e delle scuole comunali; la zona industriale è stata provvisoriamente evacuata. Tali misure sono state revocate l'8 maggio 2012.

Soli tre giorni dopo, l'11 maggio 2012, la fessura della frana accelerò nuovamente la sua velocità, ma questa volta non a seguito di precipitazioni. Il giorno dopo si presero i provvedimenti già adottati la settimana prima. Dal 12 maggio la parte nord della frana (quella che si muoveva più velocemente), iniziò a franare regolarmente a intervalli di 15 minuti, in piccole quantità. Il 14 maggio la crepa aumentò ancora la sua velocità, raggiungendo i valori di 5 poi 10, 20, 40, fino addirittura 70 millimetri all'ora. A quel punto un crollo era imminente. Questo avvenne in tre fasi nella notte tra il 14 e il 15 maggio alle ore 1:40, 2:20 e in particolare alle 4:45 stimato in un totale di circa 300 000 metri cubi, dalla parte nord della frana, che si accumulò a metà montagna tra 800 m e 1100 m di altitudine.

La mattina del 15 maggio, accadde un evento inaspettato: il materiale sceso nella notte stava facendo pressione su quello già depositato dai franamenti degli anni precedenti, che alle 6:30 iniziò a scivolare verso valle sradicando tutto quello presente tra gli 800 m e 500 m d'altitudine, modificando ancora una volta radicalmente la morfologia del versante; solo 115 metri cubi di massi raggiunsero le vasche di contenimento.[38][39][40].

Se prima c'era solo il problema del distacco della frana, ora se ne hanno due: oltre al crollo dall'Alpe di Ròscero, (si stima che debbano ancora crollare circa 400 000 metri cubi di roccia, in particolare dalla parte centro-sud della frana), a seguito del cambiamento della morfologia del versante, le colate di fango successive stabilirono due vie preferenziali: una lungo il riale Pián Perdásc, e l'altra lungo un riale che passa per i Brésci e scende in direzione dei campi da Tennis, questa nuova via è stata denominata "ramo Tennis".

A seguito di precipitazioni il 9 giugno 2012 si sono distaccate due colate alluvionali, entrambe non hanno "centrato" le vasche di contenimento. Una si è riversata lungo il riale Pián Perdásc, di un volume di 4 600 metri cubi, questa è partita da 1070 m ed è stata alimentata dall'accumulo di detriti presente a metà versante. Ha allagato l'incrocio tra strada cantonale e strada d'accesso sud alla zona industriale, e ostruito questa al "travacón"[41] con il riale.[42] L'altra colata è partita dal riale Valegión ad un'altitudine di circa 800 m, di un volume stimato in 7 500 metri cubi, è stata come l'altra, alimentata dall'accumulo presente a metà versante; a un'altitudine di 370 m deviò verso nord, scendendo lungo un tratto di 100 metri di strada comunale e sfociando a 50 metri dai campi da tennis. A protezione di questi ultimi è stata immediatamente eretta una scogliera di massi.[43] La colata si spinse oltre, lungo il pendio, raggiungendo la strada d'accesso nord alla zona industriale e in parte la strada cantonale che è rimasta chiusa per alcune ore. [44][45]

In settembre sono stati avviati i lavori per la costruzione di un nuovo vallo con una vasca di sedimentazione poco a nord di Spineda allo scopo di limitare o evitare fuoriuscite alluvionali del riale Pián Perdásc in zona industriale, nella relativa strada d'accesso e in strada cantonale. Questo vallo lungo 300 metri, alto più di 5 metri, e di una capienza di circa 15 000-20 000 metri cubi, sarà in seguito ultimato nel marzo 2013.[46] Protegge a nord la parte sud della zona industriale, a est la strada cantonale. È stata inoltre costruita una nuova strada comunale che evita il guado (travacón) con il riale.

La strada cantonale ostruita dalla colata di fango del riale Pián Perdásc il 24 settembre 2012. (la zona era stata disboscata per permettere la costruzione del nuovo vallo.)
Il nuovo vallo ultimato nel marzo 2013 di una capienza di 15-20 000 metri cubi visto dalla strada Cantonale.

Il 24 settembre 2012 però, poco tempo dopo l'inizio dei lavori di costruzione del nuovo vallo, a seguito di forti piogge si crearono altre due grandi colate detritiche. Una di circa 15 000 metri cubi si è riversata a nord lungo il "ramo Tennis"; in parte è scesa lungo la strada comunale che costeggia il campo di calcio Campiràsc. Il muro creato nel giugno 2012 risultò determinante: esso ha infatti protetto il centro sportivo di Preonzo dall'imponente colata, allagando però la strada d'accesso nord della zona industriale.[47]

L'altra colata di 20 000 metri cubi si riversò a sud della zona industriale invadendo la strada cantonale per 170 metri. La causa di questa alluvione era ancora una volta il riale Pián Perdásc, che convogliò tanto materiale da invadere anche la parte sud della zona industriale causando danni importanti.[48][49]

Nei primi mesi del 2013 è stato possibile risolvere la problematica del "ramo Tennis". Venne modificata artificialmente la morfologia idrologica del pendio (scavando "vallette" preferenziali), per indirizzare le colate nella grande camera di contenimento del Valegión (70 000 metri cubi).

Ultimato il vallo di Pián Perdásc, il rischio di esondazioni dell'omonimo riale è diminuito. La prima colata avvenne il 19 agosto 2013,[50], una seconda il 9 settembre 2013 di ben 25 000 metri cubi è rimasta quasi completamente nelle vasche, ma in piccola parte è comunque fuoriuscita in strada cantonale.[51]. Altre colate del 2014 sono state trattenute dal vallo.

A fine 2014 è stata smantellata la parte nord della zona industriale.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Edilizia religiosa[modifica | modifica wikitesto]

Preonzo, Moleno e Gnosca, sono gli unici comuni del distretto di Bellinzona di rito ambrosiano.

Mulini ad acqua[modifica | modifica wikitesto]

Una zona denominata i Murín comprendeva 5 mulini ad acqua, tutti caduti in disuso, di cui 3 smantellati. I due di cui rimangono tracce abbastanza evidenti sono:[4]

  • el Murín dal Sgiaa, utilizzato fino al 1948, fu l'ultimo in funzione, si trova accanto al Pónn da Mólon. Restano visibili la ruota, i meccanismi e l'edificio abbandonato.
  • el Murín dal Brúsu, sommerso dall'alluvione del 1948, si trova accanto alla strada cantonale, nei pressi del ponte della circonvallazione di Mòleno. Rimane visibile solo l'edificio in parte riattato.

Ponti[modifica | modifica wikitesto]

Una lista di ponti principali situati sul territorio comunale:

  • el Pónn da Crèe o el Pontón è un viadotto di 11 campate lungo 500 metri che supera l'autostrada, il fiume Ticino, la campagna di Claro e la ferrovia. Fino al 1989 sorgeva sul fiume Ticino un ponte in ferro di circa 100 metri sostituito da questo.[4]
  • el Pónn da Mólon è un ponte della ex-strada cantonale (sostituita da una circonvallazione), che collega Preonzo e Moleno scavalcando il riale di Moleno.[4]; di conseguenza è stato costruito il ponte della circonvallazione, situato sullo stesso corso d'acqua e circa 200 metri più a est.
  • el Pónn dala capeléte chiamato anche el Pónn da Vall o el Pónn dala Lum è un ponte pedonale situato nei pressi dell'acquedotto comunale, supera il Riale di Moleno.[4]
  • el Pónn da Rapián (il ponte di Ripiano), è un antico ponte in sasso che si trova in valle di Moleno, e scavalca il riale di Moleno. È stato riparato nel 1948 a seguito di un'alluvione, così come nel 1988.[4].
    Il ponte di Ripiano
  • Con la costruzione dell'autostrada, a metà degli anni 1980, furono eretti due notevoli cavalcavia.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Popolazione

Popolazione

È da notare una notevole diminuzione del 23% della popolazione tra il 1850 e il 1860; questa potrebbe essere riconducibile all'emigrazione, il tasso d'emigrazione è però basso e si prediligono soprattutto i Paesi Bassi e la Francia. Sono stati trovati dei dati che rivelano nel 1891 29 cittadini preonzesi domiciliati all'estero. Il fenomeno dell'emigrazione periodica era tipico di questo comune, sembrerebbe fosse forte anche dopo il 1870. Il numero di abitanti non presenterà mai grandi aumenti e costanti, e solo verso il 1980 si raggiunse il numero di abitanti che c'era nel 1850.[4]

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Popolazione residente secondo la lingua principale nel 2000
5,2% madrelingua tedesca
1,2% madrelingua francese
91,9% madrelingua italiana
0,2% madrelingua romancia

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Ripartizione religiosa nel 2000[52]  %
Cattolica 81,8 %
Protestante 5,2 %
Altre 10,9 %
Senza indicazione 2,1 %

La processione[modifica | modifica wikitesto]

La processione ha luogo la domenica più vicina all'8 settembre, (giorno della Natività della Beata Vergine Maria). Parte dalla chiesa della Madonna della Cintura, segue un percorso attraverso il paese e giunge alla chiesa dedicata ai Santi Simone e Giuda, per poi tornare alla partenza.[4]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

A Preonzo c'è la scuola dell'infanzia e la scuola elementare. Gli allievi della scuola media, la frequentano a Lodrino. Giungono anche allievi di Moleno, mentre di Gnosca solo la 4ª e la 5ª elementare, e i bambini di tre anni alla scuola dell'infanzia.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Lavoro[modifica | modifica wikitesto]

Aziende impiegate nei settori economici nel 2008[53] Numero d'aziende  %
Settore primario 8 24,2 %
Settore secondario 11 33,3 %
Settore terziario 14 42,4 %
Totale 33 -

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il potere legislativo è detenuto dal consiglio comunale, che conta 21 membri. Il potere esecutivo è detenuto dal municipio comprendente 5 membri.[54]

Il patriziato[modifica | modifica wikitesto]

Ogni famiglia originaria del luogo fa parte del cosiddetto comune patriziale ed ha la responsabilità della manutenzione di ogni bene ricadente all'interno dei confini del comune.[55]

  • Fondazione del Patriziato di Preonzo:[56]
  • si prefigge di premiare il conseguimento di un titolo di studio, di regola ottenuto alla conclusione del primo ciclo scolastico post obbligatorio; finanziarie una serata ricreativa annua nel corso della quale si procedere all'assegnazione dei premi; favorire lo spirito viciniale e l'interessamento delle fasce giovanili alle attività patriziali. Può inoltre premiare altre eventuali attività in campo sportivo e culturale.

Proprietà[modifica | modifica wikitesto]

Il patriziato è proprietario della capanna Alpe di Gariss (1.422 m)[57], della capanna Alpe di Lèis (1.801 m)[58], del rifugio Lai (1.138 m)[59], del rifugio Moroscetto (1.844 m)[60] e del rifugio Alpe Cusale (1.640 m)[61]. Tutte queste strutture si trovano nella valle di Moleno.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Football Club Preonzo[modifica | modifica wikitesto]

Il Football Club Preonzo fu fondato ufficialmente nel 1931, anche se aveva sostenuto partite a carattere regionale già dal 1915. Partecipò ad incontri di carattere regionale, con le squadre del distretto della Riviera, vincendo nel 1936 il campionato. Divenne affiliato dell'Associazione Svizzera di Football (ASF) a partire dal 1944. Il periodo d'oro del sodalizio si registrò nel decennio dal 1947 al 1957: promosso, infatti, nella terza divisione, vi rimase ininterrottamente sino alla stagione 1950-1951, quando, vincendo il campionato, approdò in seconda lega, ove militò sino al 1957. Il F.C. Preonzo gioca le partite casalinghe al campo Campirasc di Preonzo.[62]

Milita in quarta lega.

Altre società[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Tennis Club Preonzo-Moleno[63] fu inaugurato ufficialmente il 9 giugno 1985. I campi da gioco si trovano poco a sud del campo Campirasc.
  • Società Federale Ginnastica Preonzo[64] fondata nel 1976.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Non ufficiale
  2. ^ Statistica Svizzera - STAT-TAB: Popolazione residente permanente e temporanea per regione, sesso, nazionalità ed età
  3. ^ LaRegioneTicino, speciale "dalle nuvole" del 27 marzo 2013
  4. ^ a b c d e f g h i Centro di ricerca per la storia e l'onomastica ticinese dell'Università di Zurigo, Preonzo, in Repertorio toponomastico ticinese, 1989
  5. ^ AA.VV, Leggende fiabe e favole ticinesi, Il meraviglioso, Vol.4 (Bellinzonese e tre valli), Armando Dadò
  6. ^ Suddivisioni naturali dei comuni del Canton Ticino Per ogni tipologia è presente una definizione nelle note Fonte:Glossario su ti.ch.
  7. ^ Questa categoria comprende i gruppi di alberi situati su almeno 25 metri di larghezza, devono coprire almeno il 20% di quest'area ed essere alti almeno 3 metri. Comprende anche i corsi d'acqua larghi meno di 6 metri e le superfici provvisoriamente disboscate.
  8. ^ Zona composta da arbusti (pino mugo, nocciolo e ontano verde in particolare). Come per il precedente, gli arbusti devono essere disposti su almeno 25 metri e coprire almeno il 60 % di quest'area. L'altezza minima di 3 metri però può non essere rispettata.
  9. ^ In questa categoria vengono incluse le zone boschive che non rispettano le condizioni di bosco e bosco arbustivo.
  10. ^ Vengono comprese tutte le colture delle rispettive tipologie.
  11. ^ Vengono incluse le zone agricole utilizzate annualmente. Non sono incluse frutticoltura, viticoltura e orticoltura, così come i boschetti.
  12. ^ Oltre agli alpeggi, comprende anche i territori sfruttati poco dall'agricoltura durante l'anno (prati di montagna, fieno su pendii impraticabili, ecc...),
  13. ^ Comprende gli edifici (abitazioni, ville, uffici postali, ecc...) e tutto quello che si trova sul territorio del terreno annesso (cortili, statue, ecc...). Vengono anche compresi frutteti, vigneti, orti, alberi, ecc... situati su questi terreni.
  14. ^ Comprende gli edifici industriali e i loro depositi, magazzini, ecc..., nonché il territorio annesso.
  15. ^ Comprendono cave, discariche, ruderi, tutto quello che riguarda l'approvvigionamento dell'acqua, ecc...
  16. ^ Comprende i centri sportivi all'aperto (campi da calcio, da tennis, ecc...), i parchi pubblici, parchi giochi, ecc... creati dall'uomo. Sono esclusi i parchi privati.
  17. ^ Questa categoria include le superfici utilizzate dai mezzi di trasporto, anche fermi. Vi appartengono le autostrade, le strade di categoria 4 o inferiore, (quindi le mulattiere e i sentieri sono esclusi), i posteggi. Le strade forestali larghe meno di 6 metri non rientrano in questa categoria, così come le strade private, le strade di accesso a parcheggi, edifici, industrie, ecc...
  18. ^ Sono compresi torrenti (larghi almeno 6 metri), fiumi, canali non prosciugati, così come gli argini artificiali e le protezioni dalle piene.
  19. ^ Comprende le superfici coperte da vegetazione (non bosco) senza sfruttamento agricolo. Alcuni esempi: canneti, biotopi, bassa vegetazione vicino al bosco, terreno incolto, vegetazione erbacea tra gli alpeggi, torbiere, ecc....
  20. ^ Comprende le superfici senza vegetazione, (rocce, detriti (Valegión), pareti, gole, ecc...) Non sono comprese le cave e le discariche.
  21. ^ Zone occupate da neve o ghiaccio tutto l'anno.
  22. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  23. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  24. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  25. ^ Localizzazione della prima vasca di contenimento del riale Valegión: 46°15′25.27″N 9°00′14.65″E / 46.25702°N 9.00407°E46.25702; 9.00407
  26. ^ Localizzazione della fessura sull'Alpe di Ròscero: 46°15′02.92″N 8°58′57.68″E / 46.25081°N 8.98269°E46.25081; 8.98269
  27. ^ Localizzazione della seconda vasca di contenimento del riale Valegión (ampliata nel 2002): 46°15′23.51″N 9°00′13.03″E / 46.25653°N 9.00362°E46.25653; 9.00362
  28. ^ laRegione Ticino di giovedì 11 maggio 2000
  29. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali.
  30. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali.
  31. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali.
  32. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali.
  33. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali.
  34. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  35. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali.
  36. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali.
  37. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali.
  38. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali.
  39. ^ Il Valegion è franato su rsi.ch
  40. ^ Video del crollo delle 6:30 su rsi.ch [collegamento interrotto]
  41. ^ Da tanti decenni fino al 2013 c'è stato un guado di una strada comunale con il riale Pián Perdásc. Questo punto veniva chiamato nel dialetto locale travacón. Localizzazione:46°15′02.02″N 9°00′24.7″E / 46.25056°N 9.00686°E46.25056; 9.00686
  42. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  43. ^ Localizzazione della scogliera:46°15′29.95″N 9°00′09.72″E / 46.25832°N 9.0027°E46.25832; 9.0027
  44. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  45. ^ cdt.ch "Una colata di fango verso Preonzo"
  46. ^ Localizzazione del nuovo vallo di Pián Perdásc:46°15′06.88″N 9°00′30.28″E / 46.25191°N 9.00841°E46.25191; 9.00841
  47. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  48. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  49. ^ cdt.ch "Colata di fango ai piedi del Valegion"
  50. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  51. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  52. ^ Popolazione residente secondo la religione nel 2000
  53. ^ Aziende attive nei settori economici
  54. ^ Elezioni comunali 2012 su ti.ch
  55. ^ Annuario del Canton Ticino
  56. ^ Sito web del Patriziato di Preonzo
  57. ^ Capanna Alpe di Gariss su capanneti.ch
  58. ^ Capanna Alpe di Lèis su capanneti.ch
  59. ^ (DE) Rifugio Alpe di Lai su alpi-ticinesi.ch
  60. ^ (DE) Rifugio Alpe di Moroscetto su alpi-ticinesi.ch
  61. ^ (DE) Rifugio Alpe Cusale su alpi-ticinesi.ch
  62. ^ Storia del F.C. Preonzo.
  63. ^ Tennis Club Preonzo
  64. ^ SFG Preonzo [collegamento interrotto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Virgilio Gilardoni, Inventario delle cose d'arte e di antichità, Edizioni dello Stato. Bellinzona 1955, 259-267.
  • Agostino Robertini et alii, Preonzo, in Il Comune, Edizioni Giornale del popolo, Lugano 1978, 303-314.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Lugano-Porza 1980, 47-48.
  • Centro di ricerca per la storia e l'onomastica ticinese dell'Università di Zurigo, Preonzo, in Repertorio toponomastico ticinese, 1989.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 57-58.
  • AA.VV., Leggende fiabe e favole ticinesi, Il meraviglioso, Vol.4 (Bellinzonese e tre valli), Armando Dadò, Locarno, 1993, ISBN 88-85115-80-2.
  • Marina Bernasconi Reusser, Monumenti storici e documenti d'archivio. I «Materiali e Documenti Ticinesi» (MDT) quali fonti per la storia e le ricerche sull'architettura e l'arte medievale delle Tre Valli, in Archivio Storico Ticinese, seconda serie, 148, Casagrande, Bellinzona 2010, 207, 241.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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