Preonzo

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Preonzo
comune
Preonzo – Stemma
Preonzo visto da nord-ovest, nel 2009.
Preonzo visto da nord-ovest, nel 2009.
Localizzazione
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Wappen Tessin matt.svg Ticino
Distretto Stemma Bellinzona.svg Bellinzona
Amministrazione
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 46°15′44.75″N 9°00′05.27″E / 46.26243°N 9.001463°E46.26243; 9.001463 (Preonzo)Coordinate: 46°15′44.75″N 9°00′05.27″E / 46.26243°N 9.001463°E46.26243; 9.001463 (Preonzo)
Altitudine 250 m s.l.m.
Superficie 16,44 km²
Abitanti 618[2] (31-12-2013)
Densità 37,59 ab./km²
Comuni confinanti Claro, Cresciano, Cugnasco-Gerra, Gnosca, Gorduno, Lavertezzo, Lodrino, Moleno, Monte Carasso, Vogorno
Altre informazioni
Lingue Italiano, dialetto ticinese[1]
Cod. postale 6523
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice OFS 5015
Targa TI
Circolo Ticino
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Preonzo
Preonzo
Preonzo – Mappa

Preonzo (Próns /pront͡s/ nel dialetto locale) è un comune svizzero del Canton Ticino situato nel distretto di Bellinzona, in valle Riviera.

Si trova 6 km a nord di Bellinzona, e 11 km a sud di Biasca, sulla sponda destra del fiume Ticino ad un'altitudine di 250 m s.l.m.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Un vicolo del nucleo storico con il caratteristico acciottolato

La località è situata sul piano alluvionale del fiume Ticino. Le opere di bonifica del fiume di inizio XX secolo hanno definito un meandro esposto ad est.

Con i suoi 2439 m s.l.m. il Poncione di Piota è il punto più elevato del comune, mentre il punto più basso si situa nel letto del fiume Ticino a confine con Gnosca (240 m s.l.m.).

L'autostrada A2 costruita a metà anni'80 attraversa la campagna di Preonzo dividendola in due.

Punti estremi[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente il vescovo di Como godeva di diritti a Preonzo, che vennero ceduti agli Orelli di Locarno nel 1181.

Nel Medioevo, Preonzo e Moleno formavano una Vicinia dipendente dalla chiesa di Moleno. La vicinanza, già testimoniata nel XIV secolo, venne confermata e riconosciuta da Uri durante il primo periodo di occupazione svizzera situato tra il 1403 e il 1428. Preonzo nel 1335 come nel 1433 figurò facente parte dell'antico "contado di Bellinzona" e nel 1477 venne citato come comune autonomo dipendente dal ducato di Milano.

Venne definitivamente integrato sotto le influenze della Confederazione nel 1499.[3]

Dal punto di vista ecclesiastico, Preonzo anticamente appartenne probabilmente alla parrocchia di Biasca e in seguito a quella di Moleno. Formò parrocchia autonoma ufficialmente nel 1545.[4]

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Non si hanno molte prove. Una teoria fondata indica che l'origine del nome dovrebbe risalire a Prefundus (profondo) collegabile alla forma Profunium (solco profondo nel letto del fiume). Si potrebbe quindi pensare ad un abbassamento nella valle o nel fiume.

Il toponimo ha subito variazioni nel corso dei secoli, tra cui: Prevonzo (1335), Provuntio (1431), Provontio (1514), Pronzio (1565), Preonz (1634) Preuonzo (1640).[4]

Stemma comunale[modifica | modifica wikitesto]

Sullo stemma comunale sono presenti:[5]

  • Un corso d'acqua, il riale di Moleno, che funge in parte da confine nord del Comune.
  • Un ponte, el Pónn da Mólon, che rappresenta il collegamento tra Preonzo e Moleno, due paesi che secoli fa formavano una Vicinia.
  • Una ruota di mulino, che si riferisce ai mulini ad acqua utilizzati anticamente sulle sponde del riale di Moleno. Erano molto importanti per la località, permettevano agli abitanti di ottenere la farina dal grano.

La leggenda del sasso sul Monte Romanìn[modifica | modifica wikitesto]

Sopra l'abitato, a circa 450 m s.l.m., sul toponimo chiamato Monte Romanìn, appena sotto le poche cascine ed in mezzo al prato, si può notare un enorme macigno ben sprofondato nel terreno, tanto da non muoversi più. Non era così qualche tempo fa, quando il diavolo decise di farlo cadere sul villaggio anche per punire le troppe persone che erano più legate al culto della Madonna che non al suo.

La leggenda narra però che la stessa Madonna intervenne affinché il diavolo non riuscisse a realizzare il suo orribile gesto. Così, quando satana decise di spingere il macigno giù per la china per farlo rotolare sopra le case del paese, la Madonna si oppose con il suo pugno a sostenere e frenare la caduta della pietra. Il diavolo provò con tutte le sue forze, spingendolo con la schiena, a far rotolare il macigno, ma non vi riuscì e sconfitto, scomparì nelle tenebre. Dalla parte del macigno che guarda verso il paese, si può notare il pugno della Madonna, mentre dalla parte che guarda verso la montagna, si nota l'enorme impronta della schiena del diavolo.[6]

La frana del Valegión[modifica | modifica wikitesto]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

A sud di Preonzo su un cono di deiezione è insediata un'area industriale. Il pendio sopra quest'ultima è noto per la sua instabilità come testimoniato già da vecchi documenti. Su più testi del XVII secolo è sostenuta la presenza di un vecchio villaggio localizzabile da qualche parte tra la zona industriale e il centro sportivo, a nord dei toponimi Sgrussu[7] e Mondirál.[4]

Il 22 febbraio 1702 un grande franamento raggiunse il fondovalle e ipoteticamente travolse l'antico villaggio. Questo evento era stato preceduto da piccoli crolli premonitori notati dagli abitanti che dunque poterono mettersi in salvo.[8]

Qualche anno prima, probabilmente nel 1697 il riale Valegión era fuoriuscito dal suo corso danneggiando "casamenti" e vigneti.[9]

A causa dell'evento del 1702 la morfologia del pendio cambiò e questo sarà origine di un episodio disastroso nel 1725. Il 15 agosto 1725 infatti una grossa colata detritica diretta verso nord-est investì almeno 10 edifici facendo 17 vittime.[9]

Il 18 settembre 1747 un altro flusso alluvionale nato da crolli in testata al Valegión raggiunse il fondovalle proseguendo verso sud-est passando probabilmente per il riale Pián Perdásc danneggiando stalle, vigne e boschi facendo una vittima.[10]

La frana venne inoltre notata dal viaggiatore zurighese Hans Rudolf Schinz durante il suo periodo di soggiorno in Ticino.[11]

Nei secoli seguenti si assiste a una pausa. La vegetazione tornò a coprire i resti della frana e le attività alluvionali non si distinsero in modo particolare. Il cono di deiezione di Mondirál venne disabitato e del vecchio insediamento non si ha più traccia.

Ultimo cinquantennio[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 1960 questo cono di deiezione era disabitato e sfruttato solo per scopi agricoli.

Con l'arrivo dell'autostrada A2 (inaugurata nel 1986) il Valegión venne incanalato verso nord e creata una prima piccola vasca di contenimento della capienza di 3 000 .[12]

In questa occasione grazie a sondaggi si individuò la presenza di depositi di vecchi franamenti per uno spessore di circa 5 metri.

Dal 1960 iniziarono le prime attività industriali sul cono di deiezione. La superficie occupata passò da 3 ettari fino a circa 10 di fine secolo.

1990-1999[modifica | modifica wikitesto]

La fessura sull'Alpe di Ròscioro in continuo movimento dopo le vicende del 2012.

Sopra la zona industriale e sopra il Valegión, presso l'Alpe di Ròscioro (1517 m s.l.m.)[13] è stata notata nel 1990 una fessura aperta nel terreno lunga 120 m che spinge lentamente verso valle una massa di circa 700 000 .[14]

Venne quindi installato un sistema di monitoraggio che accertò i movimenti di qualche millimetro nel 1992. Il sistema di monitoraggio rileva i comportamenti della frana in modo tale da permettere un'evacuazione della zona industriale in caso di pericolo.

Si scartò l'ipotesi di un pericoloso crollo unico di 700 000 , e si sostenne piuttosto la possibilità di più crolli separati e piccoli (come avverrà in seguito). Il pericolo frana non avrebbe quindi ostacolato più di tanto l'area industriale, che può essere ulteriormente ampliata e rappresentare un bonus economico per la regione, a patto di munirsi di opere di premunizione (in ogni caso necessarie) anche per il rischio di colate detritiche in caso di forti precipitazioni.

Nel 1998 venne quindi realizzato un vallo di protezione della capienza di 20 000  poco a monte dell'esistente sul Valegión.[15]

2000-2001[modifica | modifica wikitesto]

Situazione nel 2001

Tra il 2000 e il 2001 iniziò una fase di piccoli crolli dalla testata del Valegión, come il 10 maggio 2000 quando si staccarono 5 000  di roccia che si fermarono poco sotto.[16]

Durante l'estate 2001 due colate detritiche il 10 giugno e il 15 luglio, di rispettivamente, 28 000 m³ e 20 000 m³, invasero la zona industriale riempendo anche le vasche.[17][18]

A seguito di questi eventi si decise di aumentare la capienza del vallo del 1998 da 20 000 a 70 000 m³ per la fine del 2002.

Nell'ottobre 2001 la fessura dell'Alpe di Ròscioro accelerò i movimenti raggiungendo i 30 mm in 16 giorni e quindi avvenne l'evacuazione dell'area industriale e la chiusura della strada cantonale, ma non franò nulla.

2002[modifica | modifica wikitesto]

Situazione dopo l'importante distacco del 2002

La stessa situazione riapparse nel maggio 2002, quando l'8 maggio dall'Alpe di Ròscioro crollarono 150 000 m³ di roccia che si bloccarono a metà versante e non raggiunsero il fondovalle. È il primo crollo importante da secoli.[19]

Questa nuova situazione però cambiò i percorsi dei futuri flussi alluvionali che verranno alimentati dal nuovo accumulo e che seguiranno altri riali creando problemi, uscendo dalla via del Valegión protetto.

Questi torrenti scorrono più a sud e sono il riale Pián Perdásc e il Ramlino.

2003-2006[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 agosto 2003 una prima colata di 3 000 m³ scese infatti lungo il Ramlino bloccandosi fortunatamente in quota ma uscendo dalla via protetta del Valegión.[20]

Nel 2004 due flussi scesero dal riale Pián Perdásc, il 9 luglio e il 20 agosto, di 4 000 e 5 000 m³ che allagarono la parte sud della zona industriale e la strada Cantonale.[21][22]

Nel 2005 furono urgentemente innalzati gli argini del riale Pián Perdásc per proteggere le industrie da sud e venne prolungato il vallo del 2002 per indirizzare il Ramlino nella vasca grande.

Il 3 ottobre 2006 una piccola colata del riale Pián Perdásc evitò la zona industriale ma giunse in strada Cantonale. Un flusso di 6 000 m³ lungo il Ramlino sfociò nella vasca di contenimento, mentre altri 2 500 m³ riuscirono comunque a raggiungere la zona industriale per mezzo di un torrente (canale Bonei).[23][24][25]

2007-2011[modifica | modifica wikitesto]

La frana del Valegión vista dalla strada cantonale nei pressi della zona industriale nel 2010
La testata del Valegión nel maggio 2010

Nel 2007 furono costruiti in montagna due valli che avrebbero indirizzato i flussi nella grande vasca di contenimento sbarrando quindi le vie del Ramlino e di Pián Perdásc. Infatti si rivelarono efficaci convogliando le seguenti colate detritiche nella grande vasca di contenimento. Finalmente si è giunti alla soluzione del problema delle alluvioni nato con il crollo del 2002, e per il momento la situazione è relativamente tranquilla.

Nei primi giorni di maggio 2010 la fessura si allargò di 5 cm in 6 giorni. Questa attività culminò il 9 maggio 2010 con il crollo di circa 30 000 m³ dall'Alpe di Ròscioro. Avvennero due evacuazioni preventive dell'area industriale, ma la situazione tornò alla normalità dopo qualche giorno.[26]

2012[modifica | modifica wikitesto]

La frana dopo il crollo e lo scivolamento del 15 maggio 2012. Chiaro: crolli e accumulo. Scuro: scivolamento delle 6:30.

Verso fine aprile 2012 dopo abbondanti piogge, la fessura ricominciò ad aumentare i movimenti con picchi di 1 mm all'ora, fino a raggiungere i 5 mm all'ora il 6 maggio. Questo causò l'evacuazione preventiva di zona industriale e centro sportivo e la chiusura della strada cantonale, ma dopo due giorni la frana rallentò e le misure preventive revocate.

L'11 maggio la frattura riprese nuovamente velocità, anche più della settimana precedente e quindi si ripresero le misure preventive di qualche giorno prima. Da notare che nei giorni precedenti non ci sono state precipitazioni che avrebbero potuto causare i movimenti, era dunque evidente che si stava per assistere a un importante crollo (atteso da anni).

Il 12 maggio iniziarono dei piccoli franamenti a intervalli regolari dalla parte nord della frana (che era la più attiva).

Il 14 maggio si registrò un aumento esponenziale della velocità della fessura, raggiungendo i valori di 5 poi 10, 20, 40, fino 70 millimetri all'ora. Era dunque atteso un crollo importante.

Durante la notte tra il 14 e il 15 maggio crollò dall'Alpe di Ròscioro un totale di 300 000 m³ alle ore 1:40, 2:20 e in particolare alle 4:45. Questa massa si accumulò a metà versante sui precedenti franamenti.[27]

Alle ore 6:30 ci fu un fenomeno di scivolamento superficiale inatteso sotto il peso del nuovo accumulo. Il terreno a valle dell'accumulo è stato quindi sradicato per una larghezza di 170 metri, ma questi eventi non raggiunsero il fondovalle e nemmeno le vasche di contenimento (tranne qualche masso).[28][29][30]

La problematica non può definirsi conclusa, perché sull'Alpe di Ròscioro sono ancora pericolanti circa 400 000 m³ con relativa fessura monitorata. Questi eventi del maggio 2012 modificarono la morfologia idrologica del pendio analogamente al 2002 (dove si era trovata una soluzione nel 2007). I flussi successivi alimentati dal nuovo accumulo stabilirono due vie preferenziali notate durante l'alluvione del 9 giugno 2012:

  • Il noto riale Pián Perdásc è tornato via preferita per i flussi: il 9 giugno scesero 4 600 m³ di fango e detriti.
  • In parallelo, un'altra via preferita notata durante l'alluvione del 9 giugno (7 500 m³) è un paleoalveo poco a nord del riale Valegión che segue poi una strada comunale fino a sfociare nelle vicinanze dei campi di tennis. Questa nuova via è stata denominata "ramo Tennis". A protezione del centro sportivo è stata immediatamente eretta una scogliera di massi.[31][32][33]

La situazione in quel momento era dunque questa:

  • A sud, il riale Pián Perdásc potrebbe tornare problematico per strada cantonale e industrie da sud.
  • Al centro, c'è il riale Valegión con la sua grande vasca di contenimento.
  • A nord, il "ramo tennis" può diventare anch'esso problematico per centro sportivo e industrie da nord.

Si decide dunque la costruzione di un nuovo vallo di contenimento lungo il riale Pián Perdásc a protezione di strada cantonale e industrie della capienza di circa 20 000 m³ con annessa vasca di sedimentazione (ultimato all'inizio del 2013).[34]

Il 24 settembre 2012 a seguito di forti piogge si crearono altre due grandi colate detritiche lungo le due vie descritte sopra:

  • Il muro creato in giugno risultò determinante contro un flusso detritico di 15 000 m³ proveniente dal "ramo Tennis". Esso ha infatti protetto il centro sportivo di Preonzo dall'imponente colata.[35][36]
  • La colata del riale Pián Perdásc (20 000 m³) si riversò nelle industrie a sud e invase la strada cantonale.[37][38]
La strada cantonale ostruita dalla colata di fango del riale Pián Perdásc il 24 settembre 2012.

2013-[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo vallo di Pián Perdásc ultimato nel marzo 2013 di una capienza di 20000 m³ visto dalla strada cantonale.

Nei primi mesi del 2013 è stato possibile risolvere la problematica del "ramo Tennis" intervenendo in montagna (analogamente al 2007) per indirizzare le colate nella grande camera di contenimento del Valegión (70 000 m³).

Con il completamento del vallo di Pián Perdásc il rischio di esondazioni dell'omonimo riale è diminuito. La prima colata importante scese nel vallo il 19 agosto 2013.[39]

Durante le piogge del 9 settembre 2013 si sono create due colate:

  • Una lungo il riale Pián Perdásc di ben 25 000 m³ è rimasta quasi completamente nel vallo.[40]
  • Grazie agli interventi di inizio anno si è evitato il "ramo Tennis", e l'altra colata di 9 800 m³ è scesa lungo il Valegión.[41]

Verso fine 2014 è stata smantellata la parte nord della zona industriale, mentre nel 2015 sono stati bonificati i terreni toccati dai precedenti flussi del "ramo Tennis".

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Edilizia religiosa[modifica | modifica wikitesto]

Preonzo, Moleno e Gnosca, sono gli unici comuni del distretto di Bellinzona di rito ambrosiano.

Mulini ad acqua[modifica | modifica wikitesto]

Una zona denominata i Murín comprendeva 5 mulini ad acqua, tutti caduti in disuso, di cui 3 smantellati. I due di cui rimangono tracce abbastanza evidenti sono:[4]

  • Accanto al Pónn da Mólon: Utilizzato fino al 1948, fu l'ultimo in funzione. Restano visibili la ruota, i meccanismi e l'edificio abbandonato.
  • Accanto la strada Cantonale: Sommerso dall'alluvione del 1948. Rimane visibile solo l'edificio in parte riattato.

Ponti[modifica | modifica wikitesto]

Una lista di ponti principali situati sul territorio comunale:[4]

  • el Pónn da Crèe o el Pontón è un viadotto di 11 campate lungo 800 metri che supera l'autostrada, il fiume Ticino, la campagna di Claro e la ferrovia del Gottardo. Fino al 1989 sorgeva sul fiume Ticino un ponte in ferro di circa 100 metri sostituito da questo, poi per raggiungere Claro era anche necessario attraversare un passaggio a livello.
  • el Pónn da Rapián (il ponte di Ripiano), è un antico ponte ad arco in sasso che si trova a metà valle di Moleno, e scavalca l'omonimo riale a 960 m s.l.m.. È stato riparato nel 1948 a seguito di un'alluvione, così come nel 1988.
    Il ponte di Ripiano
  • Con la costruzione dell'autostrada, a metà degli anni 1980, furono eretti due notevoli cavalcavia.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Popolazione

Popolazione

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: USTAT
5,2% madrelingua tedesca
1,2% madrelingua francese
91,9% madrelingua italiana
0,2% madrelingua romancia

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Ripartizione religiosa (2000) Fonte:USTAT  %
Cattolica 81,8 %
Protestante 5,2 %
Altre 10,9 %
Senza indicazione 2,1 %

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il potere legislativo è detenuto dal consiglio comunale, che conta 21 membri. Il potere esecutivo è detenuto dal municipio comprendente 5 membri.[42]

Il patriziato[modifica | modifica wikitesto]

Ogni famiglia originaria del luogo fa parte del cosiddetto comune patriziale ed ha la responsabilità della manutenzione di ogni bene ricadente all'interno dei confini del comune.[43]

  • Fondazione del Patriziato di Preonzo:[44]
  • si prefigge di premiare il conseguimento di un titolo di studio, di regola ottenuto alla conclusione del primo ciclo scolastico post obbligatorio; finanziarie una serata ricreativa annua nel corso della quale si procedere all'assegnazione dei premi; favorire lo spirito viciniale e l'interessamento delle fasce giovanili alle attività patriziali. Può inoltre premiare altre eventuali attività in campo sportivo e culturale.

Il patriziato è proprietario della capanna Gariss (1422 m)[45], della capanna Lèis (1801 m)[46], del rifugio Lai (1138 m)[47], del rifugio Moroscetto (1844 m)[48] e del rifugio Cusale (1.640 m)[49]. Tutte queste strutture si trovano in valle di Moleno.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Football Club Preonzo[modifica | modifica wikitesto]

Il Football Club Preonzo fu fondato ufficialmente nel 1931, anche se aveva sostenuto partite a carattere regionale già dal 1915. Partecipò ad incontri di carattere regionale, con le squadre del distretto della Riviera, vincendo nel 1936 il campionato. Divenne affiliato dell'Associazione Svizzera di Football (ASF) a partire dal 1944. Il periodo d'oro del sodalizio si registrò nel decennio dal 1947 al 1957: promosso, infatti, nella terza divisione, vi rimase ininterrottamente sino alla stagione 1950-1951, quando, vincendo il campionato, approdò in seconda lega, ove militò sino al 1957. Il F.C. Preonzo gioca le partite casalinghe al campo Campirásc di Preonzo.[50]

Milita in Quinta Lega.

Altre società[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Tennis Club Preonzo-Moleno[51] fu inaugurato ufficialmente il 9 giugno 1985. I campi da gioco si trovano poco a sud del campo Campirasc.
  • Società Federale Ginnastica Preonzo[52] fondata nel 1976.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Non ufficiale
  2. ^ Statistica Svizzera - STAT-TAB: Popolazione residente permanente e temporanea per regione, sesso, nazionalità ed età
  3. ^ Giuseppe Chiesi, Preonzo, in Dizionario storico della Svizzera, 26 gennaio 2012.
  4. ^ a b c d e Centro di ricerca per la storia e l'onomastica ticinese dell'Università di Zurigo, Preonzo, in Repertorio toponomastico ticinese, 1989
  5. ^ Preonzo, speciale "dalle nuvole", in LaRegioneTicino, 27 marzo 2013.
  6. ^ AA.VV, Leggende fiabe e favole ticinesi, Il meraviglioso, Vol.4 (Bellinzonese e tre valli), Armando Dadò
  7. ^ Il toponimo locale Sgrussu significa proprio frana.
  8. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  9. ^ a b Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  10. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  11. ^ Hans Rudolf Schinz, Descrizione della Svizzera italiana nel Settecento, Traduzione di Fabrizio Cicoira e Giulio Ribi, Locarno, Armando Dadò Editore, 1989, ISBN 88-85115-05-5.
  12. ^ Localizzazione della prima vasca di contenimento del Valegión: 46°15′25.27″N 9°00′14.65″E / 46.25702°N 9.00407°E46.25702; 9.00407
  13. ^ Alpeggio sfruttato fino a metà XX secolo, poi caduto in disuso.
  14. ^ Localizzazione della fessura sull'Alpe di Ròscioro: 46°15′02.92″N 8°58′57.68″E / 46.25081°N 8.98269°E46.25081; 8.98269
  15. ^ Localizzazione della seconda vasca di contenimento del riale Valegión (ampliata nel 2002): 46°15′23.51″N 9°00′13.03″E / 46.25653°N 9.00362°E46.25653; 9.00362
  16. ^ laRegione Ticino, 11 maggio 2000.
  17. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  18. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  19. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  20. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  21. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  22. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  23. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  24. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  25. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  26. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  27. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  28. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  29. ^ Filmato audio RescueMedia, Frana Preonzo 15.05.2012, su YouTube, 23 maggio 2013, a 01 min 01 s. URL consultato il 10 agosto 2015.
  30. ^ Il Valegion è franato, in RSI, 15 maggio 2012. URL consultato il 10 agosto 2015.
  31. ^ Localizzazione della scogliera:46°15′29.95″N 9°00′09.72″E / 46.25832°N 9.0027°E46.25832; 9.0027
  32. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  33. ^ Una colata di fango verso Preonzo, in Corriere del Ticino, 9 giugno 2012. URL consultato il 10 agosto 2015.
  34. ^ Localizzazione del nuovo vallo di Pián Perdásc:46°15′06.88″N 9°00′30.28″E / 46.25191°N 9.00841°E46.25191; 9.00841
  35. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  36. ^ Colata di fango ai piedi del Valegion, in Corriere del Ticino, 24 settembre 2012. URL consultato il 10 agosto 2015.
  37. ^ Il nuovo vallo non era ancora in costruzione
  38. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  39. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  40. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  41. ^ Sezione Forestale - Ufficio dei pericoli naturali
  42. ^ Elezioni comunali 2012 su ti.ch
  43. ^ Annuario del Canton Ticino
  44. ^ Patriziato di Preonzo, patriziatopreonzo.ch. URL consultato il 10 agosto 2015.
  45. ^ Capanna Gariss su capanneti.ch
  46. ^ Capanna Lèis su capanneti.ch
  47. ^ (DE) Rifugio Lai su alpi-ticinesi.ch
  48. ^ (DE) Rifugio Moroscetto su alpi-ticinesi.ch
  49. ^ (DE) Rifugio Cusale su alpi-ticinesi.ch
  50. ^ Storia del F.C. Preonzo.
  51. ^ Tennis Club Preonzo
  52. ^ [1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Virgilio Gilardoni, Inventario delle cose d'arte e di antichità, Edizioni dello Stato. Bellinzona 1955, 259-267.
  • Agostino Robertini et alii, Preonzo, in Il Comune, Edizioni Giornale del popolo, Lugano 1978, 303-314.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Lugano-Porza 1980, 47-48.
  • Centro di ricerca per la storia e l'onomastica ticinese dell'Università di Zurigo, Preonzo, in Repertorio toponomastico ticinese, 1989.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 57-58.
  • AA.VV., Leggende fiabe e favole ticinesi, Il meraviglioso, Vol.4 (Bellinzonese e tre valli), Armando Dadò, Locarno, 1993, ISBN 88-85115-80-2.
  • Marina Bernasconi Reusser, Monumenti storici e documenti d'archivio. I «Materiali e Documenti Ticinesi» (MDT) quali fonti per la storia e le ricerche sull'architettura e l'arte medievale delle Tre Valli, in Archivio Storico Ticinese, seconda serie, 148, Casagrande, Bellinzona 2010, 207, 241.

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