Lodrino

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Lodrino
comune
Lodrino – Stemma Lodrino – Bandiera
Lodrino – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
SindacoBruno Bettinsoli (lista civica Per Lodrino) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate45°43′N 10°17′E / 45.716667°N 10.283333°E45.716667; 10.283333 (Lodrino)Coordinate: 45°43′N 10°17′E / 45.716667°N 10.283333°E45.716667; 10.283333 (Lodrino)
Altitudine725 m s.l.m.
Superficie16,5 km²
Abitanti1 654[1] (30-4-2020)
Densità100,24 ab./km²
FrazioniInvico
Comuni confinantiCasto, Marcheno, Marmentino, Pertica Alta, Tavernole sul Mella
Altre informazioni
Cod. postale25060
Prefisso030
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017090
Cod. catastaleE652
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona F, 3 233 GG[3]
Nome abitantiLodrinesi
PatronoSan Vigilio
Giorno festivo26 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lodrino
Lodrino
Lodrino – Mappa
Posizione del comune di Lodrino nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Lodrino (Ludrì in dialetto bresciano[4]) è un comune italiano di 1 654 abitanti[1] della provincia di Brescia in Lombardia, situato su un valico tra la Val Trompia e la Valle Sabbia, ma afferente alla prima.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

In merito al nome del luogo vi sono almeno un paio di opinioni, una più recente dell'altra e dunque basata su studi che possono contare su una letteratura più vasta e approfondita. La prima fu avanzata nel 1931 da Dante Olivieri che ipotizzò una non precisata origine preromana[5], mentre la seconda è di Ottavio Lurati (2004) che riconduce il toponimo ad una forma latinizzata, diminutiva e con aferesi dell'antico alto tedesco (e verosimilmente del longobardo) alōd : proprietà libera da vincoli feudali' (alōd > lat. medievale alodium > *alodino > *alodrino con epentesi di /r/ > Lodrino con aferesi di /a/)[6].

Potrebbe derivare anche da Ledrinum (comune vicentino a nome Lerino), Ledro, idro/Idro, quindi idronimo grecoide, indicante pozza paludosa, derivato da un piano argilloso di deposito del torrentello o sorgente. A Ledro c'erano le palafitte.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Lodrino dista circa 30 km da Brescia. Dal paese si gode una bellissima visuale sulla vallata, sul monte Guglielmo e sulla sovrastante rocciosa montagna che richiama le più note catene dolomitiche: al tramonto è suggestivo vedere il monte Palo (m.1461) infuocarsi di un rosso acceso. È un sollievo dalla calura estiva poter trascorrere alcune ore passeggiando nella Pineta (attrezzata dagli alpini con panche e tavoli per il giusto riposo) oppure camminare su un sentiero di modesta pendenza che dal paese porta al piccolo Santuario di Santa Croce.

La posizione centrale di Lodrino rispetto ai laghi di Garda, Iseo ed Idro ne ha fatto località privilegiata di transito anche per i numerosi turisti italiani e stranieri.

Il territorio su cui sorge l'abitato di Lodrino è quello della valle dei torrenti Re e Lembrio. Anche il paesaggio naturale si rivela per certi versi difforme da quello a cui ci ha abituati la Valle Trompia, e da taluni è stato accostato a quello delle Dolomiti. Il paragone, per quanto possa apparire azzardato, trova una sua motivazione non solo nel panorama maestoso e scosceso che le pareti rocciose offrono, ma anche nella loro composizione mineraria e nella loro storia geologica. Sembra infatti che questa valle laterale, orientata in direzione Ovest Est, sia geologicamente più antica rispetto al resto della Valle Trompia, e composta della stessa dolomia di cui sono costituite le più famose Dolomiti. Il nucleo abitato principale, a differenza della maggior parte dei centri valtriumplini, non sorge sul fondovalle ma sulle pareti più soleggiate, e questo ne condiziona la struttura più decentrata e sparsa e la maggior luminosità degli spazi, che fanno di Lodrino una meta ideale per un turismo all'insegna dello svago e del relax.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Notizie storiche riguardanti il territorio dell'attuale Comune di Lodrino attestano la proprietà del Monastero benedettino di Bobbio (attuale provincia di Piacenza) sulle terre e sugli abitanti fin dall'età romano- barbarica. Successivamente, in età longobarda, si accrebbe il potere del Monastero bresciano di S. Salvatore, fondato da Ansa, moglie dell'ultimo re longobardo Desiderio, e di cui fu prima badessa Asberga (o Anselperga), figlia del re e sorella di Ermengarda, prima moglie di Carlo Magno.

È verosimile quindi che in questo periodo le terre in questione passassero sotto il controllo del più vicino monastero bresciano. La prima menzione del comune risale all'estimo visconteo del 1385, chiamato "Comune de Ludrino", che lo include nella ‘Quadra di Valle Trompia’,[7] nucleo di aggregazione sovraterritoriale che permarrà anche durante la dominazione veneziana.

In questi anni le fortune del paese sono legate a quelle della sua famiglia egemone, i Morandi (in dialetto ‘Morandù’), che aveva interessi economici nell'estrazione del ferro a Bovegno e Collio, ma anche nella sua lavorazione in loco e nel commercio con la Valle Sabbia. Di questo primato familiare restano le monumentali abitazioni, oltreché menzioni di sindaci e parroci della famiglia. Carestie, pestilenze, e soprattutto ripetute alluvioni segneranno a partire dal '600 la crisi dell'economia del paese, e determineranno un cospicuo flusso migratorio della popolazione verso la Svizzera.

Nell'ultimo secolo la tendenza si è fortunatamente invertita, e Lodrino, accanto alle tradizionali attività pastorali e artigianali, ha riscoperto anche la sua vocazione al turismo di relax e ha visto crescere il numero delle seconde case sul suo territorio.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito delle operazioni di esproprio compiute dal comune di Brescia nel 1239 per l'ampliamento delle mura era stata requisita anche una consistente porzione di area agli eredi di domini Lanfranci de Lodrino[8][9], signori di Lodrino che possedevano ampie proprietà a Brescia nella zona dei Campi Bassi. Costruita la loro signoria territoriale nel cuore della valle, partendo con ogni probabilità dall'ononima località, possiamo ben ipotizzare che fosse proprio in questa loro collocazione la ragione di un dominatus che si era affermato a tal punto da consentire ai più intraprendenti dei suoi membri di acquisire proprietà in città e di giocarvi anche un ruolo politico di prestigio nella prima metà del XIII secolo.[10] Johannes e Lanfrancus de Lodrino compaiono nell'elenco di coloro che sono chiamati nel 1219 a giurare i patti tra il comune di Brescia e di Bergamo, con i quali si sarebbe dovuto concludere l'annosa vertenza tra le due città in merito al possesso del castello di Volpino.[9] Raymundus de Lodrino interviene nel 1254 a Mosio con altri quindici rappresentanti del comune di Brescia al seguito del podestà cittadino Bonifacio Castellani di Bologna alla sottoscrizione degli atti di divisione dei confini tra i territori di Brescia e di Mantova.[9]

Viene nominato nello statuto del Comune di Brescia del 1429 come Lodrinum.[11]

Il Cinquecento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1511 viene redatto l'inventario della chiesa di S.Vigilio di Lodrino, richiesto dall'arciprete di Inzino don Pietro Malatesta, questo è considerato l'atto che precede l'imminente separazione della cappella di S.Vigilio dalla pieve matrice di S.Giorgio di Inzino; il primo rettore noto di Lodrino è don Antonio de Gerbis, citato nel 1531.[12]

Il 26 aprile 1521 Costantino Fabri rinuncia alla chiesa rurale di S.Sebastiano di Lodrino, assegnata al chierico bresciano Durante Duranti (che sarà vescovo di Brescia dal 1551 al 1558); si tratta della più antica citazione dell'oratorio quattrocentesco eretto nella frazione di Invico, citato come chiesa di S.Rocco nel 1534.[13]

Dal 1555 al 1564 da Lodrino viene fornito tutto il ferro utilizzato per la cupola della Loggia di Brescia.[14]

Essendo tempi di penuria e di fame, la confraternita del SS. Sacramento di Lodrino il 21 marzo 1597 compra dei beni dagli eredi di Francesco di Selle in Previo, località lodrinese.[15]

Il Seicento[modifica | modifica wikitesto]

Il Podestà di Brescia Giovanni Da Lezze,[16] nel 1610, descrive Cimmo, Lodrino e Marcheno, caratterizzati dalle loro fucine dove si fabbricano verzelle e chiodarie o, con quella che si chiamerebbe una diversificazione, folli per la produzione di panni.[17]

Nel 1625 don Bernardino Macario, in visita a Lodrino al posto del vescovo, rivela come "si suonino le campane per scacciare le tempeste"[18]

La peste arriva a Lodrino nel Giugno del 1630, avendo come portatore del contagio ser Tomaso Bonusi soldato a Brescia, morto dopo tre giorni in un suo fienile.[19] La vicinia del paese (come molte altre comunità) ha un'idea chiara sul motivo della peste, ritenendo "sia veramente da credere che sia flagellum dei".[20] Tra i rimedi proposti, anche per il nuovo focolaio del 1639, spicca quello richiesto dal sindaco della Comunità di Valtrompia Orazio Lorandi: applicare la segregazione dei contagiati dai sani, "esortati gli amministratori dei comuni ad usare tutta la massima diligenza possibile e deposti tutti gli umani rispetti". Quasi subito erano infatti stati stabiliti terreni e locali lontano dal paese dove ricoverare i malati, i cosiddetti "lazzaretti"; in alternativa c'era una specie di arresto domiciliare, applicato nei casi di dubbio contagio. Qualcuno aveva proposto anche il cordone sanitario, un isolamento totale dei paesi ma, come realisticamente considerarono gli abitanti di Lodrino in un'assemblea pubblica "non è possibile si per certi interessi et traffichi de molti come per il bisogno di alcuni di provvedersi de biave et altre cose necessarie". Colpisce inoltre, a dispetto dei toni apocalittici di predicatori e di una certa parte dell'opinione pubblica, lo sforzo delle autorità di mantenere un certo ordine, imponendo a dei funzionari di verificare giornalmente lo stato di salute dei concittadini così anche come di venire in soccorso di tutti, non preoccupandosi di chi avrebbe pagato queste spese, ma attingendo direttamente ai fondi pubblici.[21]

A seguito dell'ondata di criminalità, che interessò tutta la Valtrompia nel corso del '600, a Lodrino la vicinia elegge, nel 1649, due caporali che "radunino tutti gli uomini abili alle armi e, fatta suonare la campana, battano il territorio alla ricerca di banditi, malviventi o vagabondi o altri vaganti".[22]

Il Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1764 e nel 1775 si verificano in Valtrompia due carestie, precedute da un'epidemia di malattie contagiose nel 1761 e nel 1762.[23]

Nel 1979, dopo l'arrivo a Brescia delle truppe napoleoniche e l'instaurazione della Repubblica bresciana a discapito del governo veneto, Giacomo Morandi da Lodrino, sindaco della Valle Trompia, si rifugia in Valle Sabbia e spinge per far maturare un'alleanza con i Valsabbini in funzione antirivoluzionaria. L'armata valtrumplina viene però sconfitta dai francesi a Carcina ed il quartier generale dei Valtrumplini si sposta a Marcheno, da dove Morandi scrive una lettera allo stato maggiore francese per chiedere una tregua. Il 12 aprile il generale francese Crouchet firma con Morandi un armistizio che durerà fino al 21 aprile. Morandi nel frattempo progetta un'azione sulla cittadina e, per non rischiare, chiede rinforzi. L'armata fedele a S.Marco riconquista Gardone ma verrà nuovamente sconfitta a Brozzo. Morandi si arrende.[24]

L'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1834 a Lodrino si mette in rilievo come esiste una quantità di fanciulle che abbisognano estremamente d'istruzione e disciplina secondo pur anche il voto di tutta la popolazione.[25]

Durante l'insurrezione anti-austriaca del 1848, via Lodrino e quindi Val Sabbia, grazie al parroco e al comitato insurrezionale, saranno diversi i giovani renitenti alla leva austriaca a fuggire verso la Svizzera. Il Feldmaresciallo Radetzky, consapevole della cosa, fa divulgare un manifesto, con obbligo di lettura in chiesa, in cui si minaccia la legge marziale per quanti hanno disertato, imponendo anche una contribuzione di guerra ovvero una multa espiatoria. Tra i disertori ricercati spiccano anche i nomi di possidenti come Antonio Morandi di Lodrino.[26]

Agostino Arici, oltre ad essere figlio del celebre poeta e professore Cesare è fino al 1848 lo stimato medico condotto a Lodrino, la terra dei suoi antenati. Partecipa agli eventi del 1848, alle Dieci giornate del 1849 nel comitato insurrezionale e proprio per questo, dopo la sconfitta degli insorti bresciani, deve fuggire in Svizzera. Al ritorno qualcosa cambia. Paura di ritorsioni? L'invito di Gaetano Baroffio, suo compagno di università, ligio funzionario austriaco? Arici si mette al servizio dell'Austria come confidente o, se si preferisce, come si diceva all'epoca, austriacante. Mantiene corrispondenze con gli esuli bresciani in Piemonte e Svizzera ma per permettere di rintracciarne i passi all'estero e, nel 1853, con le sue relazioni fa arrestare il mazziniano Ambrogio Ronchi, salito in valle a fare proseliti. Aveva visto giusto dunque il comando militare nello scegliere il medico di un paese strategico come Lodrino. Nel 1850 il comando non a caso aveva anche studiato l'istituzione di una caserma militare, proprio in questo paese via di comunicazione tra le valli Trompia e Sabbia, via scelta da chi disertava dai reparti in Tirolo per poi andare in Svizzera o per introdurre da qui opuscoli considerati sovversivi o rivoluzionari. Quanto all'Arici si sarebbe comunque impegnato validamente come medico nel colera del 1855 a Lodrino e, per fortuna sua, sarebbe morto nel 1857, chiudendo gli occhi ancora in una Brescia in cui sventolava L'Aquila austriaca.[27]

Dal 29 Giugno 1871 al Settembre 1873[28] operò in paese Sant' Arcangelo Tadini, presbitero e fondatore delle Suore Operaie, canonizzato da Papa Benedetto XVI. Il Tadini fu nominato come cappellano e maestro alla scuola comunale del Dosso.

Nel 1888 sorge la prima latteria sociale a Lodrino.[29]

Il Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1892 ed il 1922 emigrano negli Stati Uniti da Lodrino 17 persone.[30]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della Parrocchiale di San Vigilio
  • Chiesa parrocchiale di San Vigilio Martire. Le volte sono state affrescate dal pittore veronese Giorgio Anselmi con scene della sacra scrittura.[31] La pala dell'altare maggiore "San Vigilio in gloria"[32], di poco successiva al 1684, è del pittore milanese Giuseppe Nuvolone. Negli altari laterali, spicca la pala seicentesca della "Vergine con il bambino e i santi Antonio Abate e Carlo" del pittore Pietro Ricchi
  • .Oratorio di San Rocco d'Invico
  • Santuario della Santa Croce: chiesa del XVIII secolo, custodisce un'antica croce in legno. Secondo la tradizione, la reliquia fu portata da un pellegrino di ritorno da Gerusalemme e posta al passo della Cucca; più volte scomparsa fu ritrovata sul Monte Feifo, dove venne costruito il Santuario[33].
  • Parco degli Alpini in località Pineta. Alla cima di una imponente scalinata, ai lati della quale sono posti due cannoni (obici) da 100 mm, s'erge il monumento agli "Alpini delle Valli bresciane", inaugurato nel 1969 dal Gen. Romolo Ragnoli e benedetto da Padre Marcolini. Nella verde pineta domina una chiesetta (2008), contenente un affresco di Don Luigi Salvetti, e la sede del Gruppo alpini.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[34]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gli stranieri residenti nel comune sono 136, ovvero l'8,12% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[35]:

  1. Albania: 37
  2. Senegal: 31
  3. Marocco: 21

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune sono presenti una materna parrocchiale e le scuole elementari e medie comunali, site in un unico complesso ed entrambe intitolate a Sant'Arcangelo Tadini.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Nella frazione Invico è presente un Museo etnografico in cui sono esposti utensili della civiltà montanara; una sezione è dedicata al taglio e alla lavorazione della legna nel bosco. Nei pressi del museo si trova l'antica "Casa del contadino", con un'esposizione permanente sulla lavorazione del latte per la produzione di burro e formaggio in Val Trompia[36].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio del comune è attraversato dalla SP III che collega Val Trompia e Valle Sabbia. La strada ha origine a Brozzo, dove si dirama dalla SP 345 delle Tre Valli e termina a Nozza, ove confluisce nella SP 237 del Caffaro.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è servito dalla linea LN031 (Gardone Val Trompia - Lodrino - Vestone) del consorzio Trasporti Brescia Nord[37].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1985 1995 Achille Foccoli DC Sindaco [38][39]
1995 1999 Ruggero Rizzini Lista civica Sindaco [40]
1999 2009 Bruno Bettinsoli Lista civica Sindaco [41][42]
2009 2019 Iside Bettinsoli Lista civica Sindaco [43]
2019 in carica Bruno Bettinsoli Lista civica: Per Lodrino Sindaco [44]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1965 il comune è gemellato con Lodrino, ex comune svizzero ora frazione del comune di Riviera (Canton Ticino). Nel trentennale dell'avvenimento, estate del 1995, una delegazione svizzera fece visita a Lodrino accolta dal parroco Don Sandro Gorni e dal Sindaco Rizzini.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Centro sportivo comunale Padre Remo Prandini, dotato di campo da calcio a 11 con manto erboso sintetico e palestra polivalente.
  • Centro sportivo parrocchiale
  • Campo di tiro a volo Valle Duppo
  • Campo calcio a 5 ad Invico

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2020
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ Giovan-battista Melchiori, Nomi de' paesi della provincia bresciana col corrispondente italiano, in Vocabolario bresciano-italiano, Brescia, Tipografia Franzoni e socio, 1817. URL consultato il 13 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011).
  5. ^ D. Olivieri, Dizionario di toponomastica lombarda, I edizione 1931, II edizione 1961 e in questa cfr. p. 305..
  6. ^ O. Lurati, In Lombardia e in Ticino, Storia dei nomi di luogo. Franco Cesati Editore, Firenze 2004, pp. 20 e 69..
  7. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 241.
  8. ^ Liber pohteris, n. 117.
  9. ^ a b c Il Medioevo, in Valtrompia nella storia, p. 98.
  10. ^ Il Medioevo, in Valtrompia nella storia, p. 88.
  11. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 242.
  12. ^ Il Cinquecento, in Valtrompia nella storia, p. 161.
  13. ^ Il Cinquecento, in Valtrompia nella storia, p. 163.
  14. ^ Il Cinquecento, in Valtrompia nella storia, p. 178.
  15. ^ Il Cinquecento, in Valtrompia nella storia, p. 201.
  16. ^ L'industria nella bassa valle: manifatture e cartiere, in VALTROMPIA I luoghi e le industrie del Novecento, p. 118.
  17. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 245.
  18. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 254.
  19. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 249.
  20. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 250.
  21. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 251.
  22. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 253.
  23. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 284.
  24. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, pp. 287-288.
  25. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 316.
  26. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 304.
  27. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 305.
  28. ^ Fossati Luigi, Don Arcangelo Tadini e la sua opera sociale, Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth - Botticino (Brescia), 1977, p. 30.
    «L'11 Novembre 1871 il consiglio comunale nominava cappellano e maestro comunale del Dosso il Tadini col solito onorario di 317£ quale cappellano e £300 quale maestro. Nell'anno 871-72 fece scuola ai ragazzi della prima e seconda elementare. Iscritti 30, presenti all'esame 8, promossi 3, non promossi 5.».
  29. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 311.
  30. ^ Il Novecento, in Valtrompia nella storia, p. 335.
  31. ^ E.M.Guzzo, Lodrino in Valtrompia, in Sabatti e AAVV (a cura di), Giorgio Anselmi e gli affreschi della parrocchiale. La pittura e le arti minori delle chiese di Lodrino, Comune di Lodrino, 1987, p. 311 e seguenti.
  32. ^ Frangi Francesco, Dizionario biografico degli italiani, in volume 79, 2013 (archiviato dall'originale).
  33. ^ Lodrino in Valtrompia, note storiche e patrimonio artistico, Comune di Lodrino (BS), 1987
  34. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  35. ^ Cittadini Stranieri. Popolazione residente e bilancio demografico al 31 dicembre 2018, su demo.istat.it, Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 4 agosto 2019.
  36. ^ Valerio Gardoni, La casa del contadino della Val Trompia, su popolis.it, 9 novembre 2017. URL consultato l'11 novembre 2019.
  37. ^ MUOVERSI IN LOMBARDIA - orario on-line dei trasporti pubblici, su muoversi.regione.lombardia.it, Regione Lombardia. URL consultato il 10 novembre 2019.
  38. ^ Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  39. ^ Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  40. ^ Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  41. ^ Ministero dell'Interno, Elezioni amministrative 13 giugno 1999 - Comune di Lodrino, su elezionistorico.interno.it. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  42. ^ Ministero dell'Interno, Elezioni amministrative 12 giugno 2004 - Comune di Lodrino, su elezionistorico.interno.it. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  43. ^ Ministero dell'Interno, Elezioni amministrative 7 giugno 2009 - Comune di Lodrino, su elezionistorico.interno.it. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  44. ^ Ministero dell'Interno, Europee, Regionali e Comunali del 26 maggio 2019 - Comune di Lodrino, su elezioni.interno.gov.it. URL consultato il 6 luglio 2019.

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