Sarezzo

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Sarezzo
comune
Sarezzo – Stemma
(dettagli)
Sarezzo – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
SindacoDonatella Ongaro (indipendente di centro-sinistra) dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate45°39′N 10°12′E / 45.65°N 10.2°E45.65; 10.2 (Sarezzo)Coordinate: 45°39′N 10°12′E / 45.65°N 10.2°E45.65; 10.2 (Sarezzo)
Altitudine273 m s.l.m.
Superficie17,68 km²
Abitanti13 245[1] (30-4-2020)
Densità749,15 ab./km²
FrazioniValle di Sarezzo, Ponte Zanano, Zanano e Noboli.
Comuni confinantiBrione, Gardone Val Trompia, Lumezzane, Marcheno, Polaveno, Villa Carcina
Altre informazioni
Cod. postale25068
Prefisso030
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017174
Cod. catastaleI433
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Nome abitantisaretini
Patronosan Faustino
Giorno festivo15 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sarezzo
Sarezzo
Sarezzo – Mappa
Posizione del comune di Sarezzo nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Sarezzo (Sares [3] o Sarès [4] in dialetto bresciano, pronuncia /saˈrɛs/, localmente [haˈrɛh] o [hæˈrɛʰ]) è un comune italiano di 13 245 abitanti[1] della provincia di Brescia in Lombardia; fa parte della comunità montana della Valtrompia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune si trova nella bassa Val Trompia e una parte nella laterale val Gobbia, a circa 13 chilometri a nord del capoluogo; è interamente attraversato dal Mella e dal torrente Gobbia.

Storia e origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Qui convergevano le antiche popolazioni per gli scambi commerciali e del bestiame; Sarezzo rivestiva così un ruolo prioritario in Valtrompia. Questa realtà ebbe inizio fin dai primordi della storia e si è consolidata in epoca celtica e romana. Lo stesso antico nome "Saretium", ricorda l'idea di steccati e serragli per bestiame. L’Olivieri e il Gnanga fanno riferimento per il nome alla selce e nominano il termine “Sérès” che tuttavia si riferiva al granito di cui a Sarezzo non c’è traccia.[5]

Viene nominato nella quadra di Valtrompia del 1385 come Serezio, e nello statuto del Comune di Brescia del 1429 come Serecium. [6]

A Sarezzo si ebbe un seguito abbastanza consistente o comunque una palese favorevole disposizione verso le idee 'ereticali' del '500, stando alla testimonianza del rettore don Ludovico Dolzi, il quale il 12 settembre 1557 chiede al reverendo arciprete Vincenzo Covi di informare il vicario generale della diocesi come spesso venissero, sulla piazza del paese e per tutta la vallata, degli eremiti, a tener discorsi molto graditi a queste bestie de luterani et vano forsi seminando delle eresie e zizanie di sorte, come ne è pien tutto il mondo; precisando inoltre che ultimamente ne era venuto uno a predicare nella piazza di Sarezzo, egli (don Dolzi) lo aveva invitato a smettere di parlare e allontanarsi, ma quelli che lo stavano ascoltando hanno incominciato a mormorare e a dire che bisognava lasciarlo predicare, come in precedenza solevano fare gli altri preti.[7]

Tiburzio Balio di Sarezzo, potentissimo verso fine Seicento, aveva puntato sulla fabbricazione di artiglieria. Tale era la sua fama da potersi permettere di non andare a Venezia alla presenza del Consiglio dei Dieci. I Balio erano tra i principali fornitori di pezzi di artiglieria per la Repubblica veneta.[8] Con la caduta di Venezia le fortune dei Balio sarebbero declinate. A rialzare la famiglia ci avrebbe pensato Ottavio Balio, nato nel 1775, che aderì di slancio al nuovo ordine francese, mantenendo beni di famiglia ed influenza. Ottavio però non sfuggì alle vendette successive alla caduta di Napoleone perché con l'Austria subì ingiurie e ricatti, proprio per il suo passato di amico dei Francesi.[9]

Nel gennaio 1814 al comune di Sarezzo arriva la richiesta di un paio di centinaia di operai da inviare a Mantova per costruire quello che si chiamerà il Quadrilatero. [10]

Nel 1825, per la visita dell'arciduca d'Austria Francesco Carlo, viene eretto un arco di trionfo a Zanano. [11]

Nel 1836, a causa di un'epidemia di colera, a Sarezzo moriranno 80 persone. [12]

Il 27 giugno 1920, la contestazione organizzata dai socialisti contro la festa della sezione cattolica di Sarezzo provoca 5 morti e 9 feriti, con intervento dei carabinieri.[13]

A Sarezzo, nel cuore dell'inverno, momento sempre intensamente drammatico, dalla Federazione provinciale fascista giungono 1500 lire di offerte assistenziali, sulla scorta di questo buon esempio il podestà di Sarezzo invita le famiglie facoltose del paese a versare denaro o generi alimentari al comitato comunale, per soccorrere i disoccupati e le famiglie povere.[14]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[15]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Sarezzo comprende anche delle frazioni: Noboli, Ponte Zanano, Valle di Sarezzo e Zanano.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Fermata tranviaria a Sarezzo

Fra il 1882 e il 1954 Sarezzo ospitò una fermata della tranvia della Val Trompia, nonché una stazione della stessa posta in località Zanano[16].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2020
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Toponimi in dialetto bresciano
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 606.
  5. ^ SAREZZO | Valtrompia.it, su valtrompia.it. URL consultato il 21 aprile 2019.
  6. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, pp. 241-242.
  7. ^ Il Cinquecento, in Valtrompia nella storia, p. 220.
  8. ^ La valle di mezzo: tra fabbriche d'armi e officine meccaniche, in VALTROMPIA I luoghi e le industrie del Novecento, p. 128.
  9. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 289.
  10. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 302.
  11. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 301.
  12. ^ Dal Seicento all'Ottocento, in Valtrompia nella storia, p. 302.
  13. ^ Il Novecento, in Valtrompia nella storia, p. 361.
  14. ^ Il Novecento, in Valtrompia nella storia, p. 371.
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  16. ^ Claudio Mafrici, I binari promiscui - Nascita e sviluppo del sistema tramviario extraurbano in provincia di Brescia (1875-1930), in Quaderni di sintesi, vol. 51, novembre 1997.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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