Magasa

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Magasa
comune
Magasa – Stemma
Magasa – Veduta
Veduta di Magasa da Cima Rest
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
SindacoFederico Venturini (lista civica) dal 30-3-2010 (3º mandato dal 22-9-2020[1])
Data di istituzione1º gennaio 1948
Territorio
Coordinate45°46′N 10°37′E / 45.766667°N 10.616667°E45.766667; 10.616667 (Magasa)Coordinate: 45°46′N 10°37′E / 45.766667°N 10.616667°E45.766667; 10.616667 (Magasa)
Altitudine976 m s.l.m.
Superficie19,11 km²
Abitanti109[2] (30-4-2020)
Densità5,7 ab./km²
FrazioniCadria
Comuni confinantiBondone (TN), Ledro (TN), Tignale, Tremosine sul Garda, Valvestino
Altre informazioni
Cod. postale25080
Prefisso0365
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017098
Cod. catastaleE800
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[3]
Cl. climaticazona F, 3 596 GG[4]
Nome abitantimagasini
Patronosant'Antonio abate
Giorno festivo17 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Magasa
Magasa
Magasa – Mappa
Posizione del comune di Magasa nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Magasa è un comune italiano di 109 abitanti[2] della provincia di Brescia in Lombardia. È situato a nord-est del capoluogo, al confine con il Trentino cui è storicamente legato. È il comune della provincia di Brescia meno popolato. Vanta anche il primato di comune con l'età media più alta della provincia (58 anni), quinto in Lombardia e 45º nazionalmente.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è situato a circa 1000 m s.l.m. nella Val Vestino, sita tra il lago di Garda e quello di Idro.

Dista 26 chilometri da Gargnano, 30 chilometri da Idro e circa 72 chilometri dalla città di Brescia ed è raggiungibile grazie alla strada provinciale 9, che sale da Gargnano, o alla 58, proveniente da Idro.

Fa parte, insieme ad altri otto comuni, della Comunità Montana Parco Regionale Alto Garda Bresciano che ha la sede a Gargnano.

Magasa appartiene alla diocesi di Brescia dal 6 agosto 1964 quando, tramite bolla apostolica, venne disposta la modifica dei confini dell'arcidiocesi di Trento e delle diocesi di Bressanone, Belluno, Brescia e Vicenza.

Frazioni

Il toponimo[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del toponimo è incerta e deriverebbe, secondo alcuni, dal termine celtico "mago" che significa "mercato" o "campo", indicando così un villaggio circondato da campi[5] mentre per altri dall'unione di "mag" e Gaza, l'antico nome del monte Tombea[6] o chi la fa dipendere da un elemento antroponimico se si accosta al gentilizio barbarico "Magazzo"[7], nella dizione locale "Màgas", quindi a significare il nome dell'antico proprietario del luogo ossia "territorio di Magazzo"[8].

Anche secondo la linguista Carla Marcato alla base del nome potrebbero esserci il gallico "mago" più il suffisso collettivo "eto" da cui et-io, oppure il tema "mageto" che significa "potente", da "mag" che significa "grande", e il nome personale derivato da Magetiu e Mogetius[9][1], e meno verosimilmente da "magu"-"mago" che significa "servente, garzone" da cui il nome o nomi personali Magus, Magusius e Magutus. Sempre per la Marcato si può pure prendere in considerazione una formazione in -atia o in -asia dalla radice "mac" che significa "nutrire"[10]. Anche per Andrea Gnaga nel suo "Vocabolario topografico-toponomastico della provincia di Brescia", edito nel 1939, dal gallico "mago" deriverebbe, come per Magasa, la Val Magon a Moena, Col Magon nella Val di Pejo e la località Magon sita a nord est di Lumezzane Pieve.

Ultima ipotesi è riferita al termine gallico "maegi"[11] che indica i terrapieni con muretti sui quali venivano costruite le baite che Giulio Cesare nel suo De bello gallico trascrisse in "magus" o da "maegh", toponimo sempre gallico, che significa villaggio campestre con molti ciottoli o terrapieno recintato per le capanne e il bestiame[12] o, infine, dal termine "maag" che individuava un covolo.

Il toponimo di Magasa è accertato per la prima volta in due documenti del 1356; nel primo, il 23 luglio, quando un certo Bonato di "Magasa" presenzia in Castel Romano a Pieve di Bono come testimone in una sentenza del nobile Pietrozoto Lodron[13], nel secondo, il 5 settembre, quando, a Storo, Pietro fu Bacchino da Moerna, a nome delle comunità di Val Vestino, Bollone e "Magasa" si accorda con Giovanni fu "Gualengo" e Frugerio fu "Casdole", in qualità di consoli della comunità di Storo, e con altri uomini della suddetta comunità, in merito ai diritti di pascolo sulla cima del monte Tombea[14]. Anticamente l'abitato era diviso in tre rioni: Ir, Ar e Casar.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Magasa.

Il territorio fu frequentato in epoca romana e longobarda[15]. A partire dal XII secolo e fino al 1805, con l'abolizione del feudalesimo, insieme alla piccola frazione di Cadria, fu in possesso dei conti Lodron, che avevano signoria sulla valle del Chiese ed erano soggetti al principe vescovo di Trento. Situata al confine con la Repubblica di Venezia nel 1513 venne saccheggiata da mercenari al servizio della Serenissima al comando di Scipione Ugoni. Nel 1526 vi transitarono i lanzichenecchi del condottiero Georg von Frundsberg, diretto a Roma con un'armata di circa 14.000 uomini. Vi transitò con i propri soldati anche il duca Enrico V di Brunswick-Lüneburg nel 1528.

Nel 1589 i conti Lodron confermarono gli statuti comunali ("carte da regola") della comunità di Magasa. Nel febbraio del 1799 il Magistrato Consolare di Trento incaricò il capitano Giuseppe de Betta di portarsi con una compagnia di 120 bersaglieri tirolesi a Magasa e Cadria a presidio dei confini meridionale del Principato vescovile di Trento minacciati dall'invasione napoleonica[16].

Peso di stadera romana rinvenuto a Magasa nel 1960 ca.

Nel luglio 1866 vi si accamparono i garibaldini del 2º Reggimento Volontari Italiani nel corso della terza guerra di indipendenza, comandato dal tenente colonnello Pietro Spinazzi. Il Reggimento partecipò successivamente all'assedio del Forte d'Ampola e alla battaglia di Pieve di Ledro.

Dopo la guerra fece parte dei comuni restati con l'Impero austro-ungarico per libera scelta. Nel 1910 fu visitata dall'arciduca Eugenio d'Austria. Nel periodo tra il 1870 e il 1925 subì il fenomeno dell'emigrazione soprattutto verso gli Stati Uniti d'America, con circa 200 partenze.

Al termine della prima guerra mondiale, nel 1918, Magasa fu aggregata al Regno d'Italia. Durante il regime fascista da comune autonomo venne aggregato nel 1928 al comune di Valvestino, il quale passò nel 1934 dalla provincia di Trento, alla quale Magasa era fino ad allora appartenuta, alla provincia di Brescia, in Lombardia.

Nel secondo dopoguerra con la caduta del fascismo riconquistò la propria autonomia comunale che fu sancita nel 1947.

Antichi valvestinesi nei documenti: testimoni o emigranti[modifica | modifica wikitesto]

L'emigrazione valvestinese nei territori del Principato vescovile di Trento è documentata in atti notarili, già a partire dal XIII secolo, ove i valligiani compaiono come testimoni in compravendite, nelle successioni ereditarie o nelle deliberazioni delle comunità che li ospitavano. Il nome del primo valligiano è attestato in una pergamena del 1202, quando, lunedì 18 novembre, ad Arco di Trento, in un terreno di proprietà dei sacerdoti della Pieve di Santa Maria, un certo diacono Laçari "de Vestino" presenzia come testimone alla vendita di "un fitto annuo di due gallette di frumento corrisposto da Otebono figlio di Marsilio arciere" e l'arciprete della stessa pieve e il presbitero Isacco[17]. Sempre ad Arco, il 21 novembre del 1257, un altro valvestinese, "Odorici de Valvestino" testimonia alla stesura delle ultime volontà di Zavata, figlio del fu Antonio da Caneve[17]. Una compravendita del 17 aprile 1277 avvenuta a Civezzano, nei pressi di Trento, rivela anche in quel luogo una presenza di emigranti di Valle, difatti una certa "domina Bonafemina", moglie del defunto notaio Martino "de Vestino", comprò per 4 lire veronesi un casale agricolo sito a Vallorchia[18].

Nella cittadina di Riva del Garda si stabilì una piccola ma operosa comunità di emigrati. Il 23 febbraio 1371, sotto il porticato del Comune, "Tonolo condam Iohannis de Vestino" riunito in pubblico consiglio con altri cittadini di Riva, su mandato del podestà Giovanni di Calavena per conto di Cansignorio della Scala, vicario imperiale di Verona, Vicenza e della stessa Riva, partecipa all'elezione dei procuratori della comunità. Altro caso è quello di "Antonii sartoris de Vestino condam Melchiorii" che il 12 febbraio 1417 è convocato per l'elezione dei procuratori della comunità rivana nella vertenza con gli uomini di Tenno che si oppongono al pagamento delle collette dei beni posseduti nel loro territorio[19]. Tra il 1400 e il 1500 una forte emigrazione di mano d'opera costituita da mastri muratori, falegnami e lapicidi proveniente dai laghi lombardi interessò Verona e la sua provincia e in special modo la Valpolicella; una parte di questi emigranti era originaria della Val Vestino ed alcuni operarono nell'edificazione di casa Capetti a Prognol di Marano di Valpolicella[20].

Via di Sopra a Magasa, in fondo a destra la Cà dei Pitùr (Casa dei Pittori) probabile domicilio della famiglia d'artisti

A Venezia compare un certo Antonio di Domenico, pittore a tra il 1590 e il 1615. Attestato tra i pittori della Fraglia di Venezia, imparò i primi rudimenti dell'arte pittorica dal padre Domenico detto "Magasa" con il quale si trasferì dapprima nella Riviera di Salò e successivamente nella città lagunare. Poche le notizie biografiche, sconosciuta la produzione artistica anche se è lecito supporre che abbia partecipato ai vari cantieri decorativi dell'edilizia civile di Venezia. Sconosciuto pure è il cognome anche se nei documenti del tempo viene indicato come figlio di Domenico Magasa onde evidenziare l'origine di provenienza della famiglia[21], mentre è ancora oggi visibile la presunta abitazione della famiglia dell'artista, sita in via di Sopra, soprannominata "Casa dei pittori".

Nella Valle del Chiese, a Storo, altri valvestinesi compaiono come testimoni in tre occasioni: il 5 settembre 1356 quando, Pietro fu Bacchino da Moerna, a nome delle comunità di Val Vestino, Bollone e Magasa si accorda con Giovanni fu "Gualengo" e Frugerio fu "Casdole", in qualità di consoli della comunità di Storo, e con altri uomini della suddetta comunità, in merito ai diritti di pascolo sulla cima del monte Tombea; il 3 aprile 1486 Giovanni di Pietro da Moerna e i fratelli Antonio e Zeno Zeni di Magasa sono presenti sulla pubblica piazza quando gli storesi riuniti in pubblica regola costituiscono i loro procuratori pressi il principe vescovo di Trento in relazione a delle decime su terreni incolti; l'8 dicembre del 1491 Antonio di PietroBono e Pietro Porta, ambedue di Moerna, presenziano all'elezione dei procuratori sempre di quella comunità presso il vescovo trentino Uldarico Frundsberg in seguito all'assassinio del capellano Giacomo[22]. Nel piccolo villaggio di Agrone di Pieve di Bono troviamo invece nel giugno del 1536 un certo Cristoforo da Turano che presenzia ad una compravendita tra un privato e il Comune mentre, il 25 marzo del 1591, Domenico Zuaboni di Armo funge da testimone alla "regola" di quella comunità che elabora cinque nuovi regolamenti in materia di pascolo e di uso delle acque in diverse località periferiche. Nel villaggio di Praso apprendiamo da un atto notarile del 30 maggio 1663 che Caterina Maia, sorella del defunto curato don Giovanni, cedette al beneficiato don Pietro Ferrari da Poia diversi beni appartenuti in passato ad una donna originaria di Magasa o moglie di un emigrante Magasino, tra cui la metà di un terreno ortivo in località detta al "Orto della Magasa" e una "Casa della Magasa che era di Vivaldo"[23].

Un'emigrazione stagionale come carbonai in Val di Fiemme è attestata invece il 29 maggio 1522 quando a Cavalese Bartolomeo Delvai, "scario", concede in locazione per un anno a Giovanni Zeni di Val Vestino il taglio del legname nei boschi di Scaleso, mentre a Tremosine nel microtoponimo di Aiàl del Magasì (spiazzo del Magasino, ossia di Magasa), luogo preposto alla produzione del carbone; nel 1569 a Mestriago in Val di Sole con Valdino fu Giovanni de Vianellis di Magasa[24]. Il 28 dicembre 1557, a Trento, il maestro Bernardo fu Giovanni "Tornari" di Magasa stipula con il "dominus" Giovanni Maria fu Antonio Consolati il contratto d'affitto perpetuo di una porzione di casa sita nella Contrada del Macello Grande al costo di una libbra di pepe e 9 carantani annui[25].

Tra il 1590 e il 1592, a Creto di Pieve di Bono-Prezzo, alla fiera di Santa Giustina di bestiame e prodotti caseari, la più grande delle Giudicarie, "forestieri" della Val Vestino operano sul mercato secondo quanto riportato dal registro del dazio vescovile[26]. Infine nel 1678, da Magasa, una certa famiglia Andreis emigra nel villaggio di Mignone di Costa di Gargnano; i suoi componenti erano soprannominati Magasì e Tadena. Nei secoli successivi i 140 discendenti Andreis risulteranno quasi tutti emigrati a Desenzano, Lumezzane, Tignale, Botticino, Milano e nella Svizzera.

1833, la vendita dei marmi dell'antica chiesa curaziale del 1500[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1831 si provvide alla ristrutturazione della chiesa curaziale del comune di Ballino, oggi frazione di Fiavè, dedicata a Santa Lucia. I lavori prevedevano il rifacimento del coro e della sacrestia ma dati i costi esosi da sostenere e le scarse risorse in cassa, nulla si fece oltre all'edificazione dell'altare della navata laterale dedicata alla Madonna. I marmi necessari al suo abbellimento furono acquistati a Magasa presso la chiesa curaziale di Sant'Antonio abate e provenivano dalla sottostante primitiva chiesa cinquecentesca ormai abbandonata al culto da oltre un secolo.

I 22 pezzi di marmo lasciarono così Magasa nel mese di fine ottobre a dorso di muli verso il porto di Gargnano, caricati sul battello fino a quello di Riva del Garda, qui nuovamente messi a basto di muli furono inerpicati sui monti fino a raggiungere la destinazione finale di Ballino.

Il contratto di acquisto fu redatto il 29 ottobre a Magasa dal "fabbriciere" della parrocchia, Giovan Andrea Venturini, esattore, ex vicario della comunità e padre del dottor Giuliano, e il sindaco di Ballino, Giuseppe Fruner, che prevedeva il pagamento di una somma di 36 fiorini imperiali a saldo delle diverse lastre di marmo e del trasporto fino al porto di Gargnano[27].

I danni dell'alluvione del 1850 in Val Vestino[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 maggio prima e il 18 giugno 1850 poi furono giornate di piogge torrenziali e insistenti in tutta Italia. Nel bresciano tutti i torrenti uscirono dall’alveo, invasero campi e strade, rovinarono case e stalle, ma fu in agosto che una forte perturbazione atmosferica si abbatté nuovamente sul nord Italia causando danni ulteriori in Friuli, in Alto Adige e in Lombardia.

Le cronache di Carlo Cocchetti pubblicate in "Brescia e la sua provincia" e edite a Milano nel 1858, riportano che la sera del 14 agosto un violento nubifragio colpì anche la Valle Trompia; le piogge, copiose e ininterrotte, caddero per l’intera notte facendo tracimare in più punti il Mella e i torrenti affluenti. Gli attuali comuni di Tavernole, Marcheno, Gardone, Sarezzo e Collebeato furono allagati, danneggiati, travolti; pure altri centri subirono vittime e danni consistenti. A Gardone 14 officine armiere furono spazzate via dalla furia delle acque, compromettendo seriamente l’economia locale. A Sarezzo il torrente Redocla, che percorre una breve ma irta valle laterale, cancellò un vigneto presso la chiesa parrocchiale e, interrandosi, riportò alla luce arche di pietre e ossa.

Anche la Val Vestino fu duramente percossa da temporali e pioggia, la comunicazione stradale con la Riviera di Salò fu devastata, i ponti in legno del Pegòl, della Stretta, del mulino di Turano, della Fucina o di Nangù e dell'Hanèc che scavalcano il torrente Armarolo, il Toscolano e l'Hanèc, tutti siti nel territorio comunale di Turano, furono distrutti o severamente danneggiati. "La terribile alluvione qui avvenuta nell’agosto pp. atterrò i vari ponti in legno sul torrente Toscolano del comune di Turano, ponti questi che non solo mantengono la comunicazione di questo Comune con gli altri paesi della Valle di Vestino, ma eziandio colla Riviera limitrofa di Salò, con cui questi abitanti praticano il loro commercio, e da cui ritraggono i generi di prima necessità, ed altri occorribili ai comodi e bisogni della vita. Pella mancanza adunque di questi ponti al minimo ingrossare delle acque di quel fiume rimane interrotta la detta comunicazione con notabile pregiudizio di questi abitanti".

Il giovane podestà di Magasa, il dottor Giuliano Venturini, così chiese, con questa lettera datata 21 ottobre 1850, al Capitano Distrettuale di Tione di intervenire al più presto. Ma il Capocomune di Turano rispondeva però il 21 novembre che non era tenuto alla concorrenza nella ricostruzione dei ponti sul Toscolano perché nessun atto antico lo prevedeva anzi, precisava che "da uno statuto di valle si raccoglie il seguente tenore che non poco giova a spalleggiare la ragione di questo comune nel particolare di cui trattasi ed eccone i senso: Tutte le Terre di questa Valle di Vestino sono tenute, ed obbligate ad accomodare, e mantenere le strade, ed i ponti sopra i fiumi, ognuna cioè quelle o quelli che si ritrovano nel proprio tenere dalla cima al fondo di essa Valle, a spese, e danni particolari delle terre dove occorreranno acconciarsi, e mantenersi dette strade e ponti".

Il Capitano a questo punto ordinò "un comizio de’ due comuni locali, onde stabilire quanto è di comune utilità" affinché la spesa non rimanesse solo a carico dell’uno o dell’altro comune ma venisse stabilito bene l’uso e quindi l’onere a carico di entrambi.

Nei mesi successivi la strada fu riattata alla meno peggio, i ponti furono ricostruiti in legno ma rimarranno in stato precario fino a fine Ottocento quando si mise mano a un rifacimento sostanziale in pietra dei manufatti e della viabilità.

Il collegamento con Storo e la Valle del Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Fra il 1897 e il 1898 il governo austriaco, la provincia di Trento e i Comuni valvestinesi dopo la grande alluvione del 1892 che aveva compromesso la viabilità di Valle, diedero il via ai lavori di rifacimento della storica mulattiera che dal casello di confine con il Regno d'Italia della Patòala, lungo il torrente Toscolano, univa i sei paese con otto ponti di cui sei in pietra, proseguendo da Turano, passando per Persone e Bocca Valle fino a Baitoni di Bondone sul lago d'Idro[28].

Ma è agli inizi 1900 che i comuni si impegnarono per migliorare definitivamente il loro collegamento con Storo poiché risultava che la Valle: "...è come tagliata fuori dal rimanente della Provincia di Trento, ed oggi per accedervi, evitando sentieri da capre, dalla Valle del Chiese conviene toccare il suolo del finitimo Regno [d'Italia]. Negli ultimi tempi, a quanto informarono quei Comuni, ebbero luogo trattative per una strada che li congiungesse con Storo e sarebbero anche loro stati in prospettiva dei contributi della Provincia e dello Stato [Austria]. L'importanza della strada è manifesta. I Comuni rinserrati in questa Valle alpestre sono Armo, Bollone, Magasa, Persone e Turano con 1.433 abitanti (1.000 capi di bestiame), impossibilitati gran parte dell'anno ad accedere al loro centro politico, privi di congiunzione, lontani da ogni consorzio, di maniera che essi non valgono i dazi e le monete che vigono in Austria. A questi Comuni dovrebbe aggiungersi quale interessato alla strada anche Bondone con 762 abitanti e Storo, ove farebbe capo, con 1.724 abitanti. La strada dovrebbe partire da Storo (409 m.) e con un percorso di kil. 5.600 spingersi fino a Baitoni (m. 400) mettendosi, poco su poco giù, a livello. Da Baitoni, toccato Bondone, andrebbe in kil. 10 di sviluppo a puntare alla Bocca di Valle (1392 m. vincendo uno slivello di 992 m.) con una pendenza media del 10%. Dal valico Bocca di Valle fino a Magasa (972 m.) la distanza è di kil. 4 e mezzo con una pendenza media del 9.33%. Il Comune di Magasa però osserva che più opportuna ed adattata sarebbe la comunicazione per la strada di Valle [per il Garda]."[29].

La strada carrozzabile non sarà mai costruita, rimarrà sempre una mulattiera, e nel 1908 si presentava così mal manutenuta che Cesare Battisti, in visita alla Valle, percorrendola a piedi, la definì nella sua "Guida alle Giudicarie": "assai disagevole".

L'alpinista austriaco Hans Reinl e il Campanile Caplone[modifica | modifica wikitesto]

Hans Reinl è stato uno dei più dotati alpinisti austriaci della sua epoca per tecnica, numero e qualità delle vette scalate. Nato il 26 agosto 1880 a Franzensbad in Boemia, figlio di un medico termale, compì i suoi studi ginnasiali e l'università a Leoben laureandosi in ingegneria mineraria e metallurgia, successivamente per motivi professionali risiedette a Bad Ischl. Espletato il servizio militare obbligatorio si impiegò nelle miniere di sale di Hallstatt e nel 1907 sposò Ida Schedlováe, dalla quale il 9 luglio 1908, ebbe due gemelli: Harald, che diventò un noto regista cinematografico, e Kurt.

"Fin dalla giovinezza Hans fu attratto dalle montagne, era forte fisicamente e testardo, aveva una personalità energica e dotato di coraggio", così lo descrisse la nipote Roswitha Oberwalder in una biografia del nonno. I suoi compagni di roccia furono i talentuosi Paul Preuss, detto la "meraviglia dell'arrampicata", Günther von Saar, Wolf von Glanwell, Leo Petritsch, Karl Greenitz, E.T. Comton, Georg ("Irg") Steiner, il primo a salire il muro sud del Hoher Dachstein all'inizio del XX secolo.

Furono quelli dei primi Novecento gli anni delle sfide orgogliose tra questi giovani rocciatori, della continua ricerca di una nuova tecnica di scalata e di un miglior approccio mentale con la montagna, più rispettoso della natura dei luoghi incontrati senza l'impiego e l'abbandono sulle pareti di chiodi, corde o staffe. Reinl scalò nella sua carriera sportiva oltre 600 vette o torrioni in tutte le Alpi orientali austriache, nelle Dolomiti trentine e nel massiccio del Brenta, nelle montagne a cornice del Lago di Garda e di Ledro, le Alpi Giulie, l'Ötztaler, Alti Tauri, le Alpi di Berchtesgaden, Tennengebirge, Gesäuse, Höllengebirge e Dachstein.

Il giovane Hans Reinl, in Italia, nella zona del lago di Garda, fu il primo alpinista che il 12 aprile del 1903 scalò in solitaria uno degli speroni rocciosi del Caplone, nominandolo Campanile Caplone, e che consiste probabilmente nel torrione detto Cima Büs de Balì alto 1736 m., dandone poi notizia in una relazione ai Club alpini austriaci e tedeschi nel 1904. Hans Reinl, in questo tipo di scalate, in solitaria e con pochi ausili di salita e discesa, trovò ulteriore stimolo alla sua attività, infatti apparteneva a quella ristretta cerchia di alpinisti sportivi, tra questi il noto Paul Preuss, che cercava la difficoltà, la via più ripida e più elegante per raggiungere la cima; non era più importante raggiungere la vetta ma diveniva importante anche come veniva raggiunta e si discendeva da essa.

Dotato "di una penna agile e un talento per il disegno", scrisse dettagliati rapporti sulle sue imprese che furono pubblicati sulle principali riviste alpine. Come pioniere dello scialpinismo, fondò la nel 1907 il “Goisern Ski and Toboggan Club”.

Hans Reinl, specialista anche dell'arrampicata libera, il 21 agosto del 1904 con S. Bischoff, K. Greenitz scalò la Cima Ceda Orientale (2757 m.), cima Alta, nel Massiccio della Tosa per la parete nord-est e il mese successivo, il 21 settembre, scalò il Campanile di Val Montanaia, detto "L'Urlo di pietra", nelle Dolomiti friulane, mentre nel 1906 apri la "via tedesca" sul monte Triglav con Felix König e Karl Domenigg. Il Triglav, "Tricorno" è la vetta più elevata delle Alpi Giulie (2863 m.) e della Slovenia. La sua cupola sommitale, che si erge elegante sopra l'ampia parete nord, domina imponente la Val Vrata. A lungo tentata invano, fu scalata il 26 agosto 1778 da Lorenz Willonitzer, Stefan Rožič, Matthäus Kos e Lukas Korošek. La parete nord, larga 3 km. e alta oltre 2000 m., è una delle più grandiose delle Alpi Orientali. Hans Reinl si arrampicò sulle maggiori vette che circondano il lago di Garda e documentò le imprese in un articolo del bollettino del Club alpino di Vienna del 1909[30].

Il 15 giugno 1913 con i fratelli Felix e Anton Steinmaier di Lauffen salì ufficialmente per la prima volta il monte Freyaturm mentre nel settembre con Paul Preuss, il più stimato alpinista dell'epoca, e Günter von Saar aprì alcune vie nella catena del monte Gosaukamm nelle Alpi settentrionali.

Dal 1912 al 1915 fu eletto presidente della sezione di Hallstatt del Club alpino tedesco e austriaco uniti. Con lo scoppio della prima guerra mondiale, dal 1915 al 1918, prestò servizio come tenente sul fronte dolomitico e fu decorato con la "Gran Croce al Merito della Corona". Alla fine del conflitto riprese il proprio lavoro di ingegnere presso le saline.

Morì il 3 aprile del 1957 per arresto cardiaco.

I patrioti Cesare Battisti e Tullio Marchetti[modifica | modifica wikitesto]

Cesare Battisti, spinto dai suoi studi geografici e sociologici ma probabile anche per fini spionistici a sostegno dell'Italia[31], visitò la Val Vestino nel 1908. Da Bondone sali la mulattiera fino a Bocca di Valle per poi scendere a Persone, Turano e Moerna. Nella sua «Guida delle Giudicarie» del 1909, dopo aver raccolto informazioni tra gli anziani del posto, scrive tra l'altro: «Valvestino è una Valle che fa parte del Trentino e, quindi, dell’Austria. Allorché, nel 1860, si venne alla delimitazione dei confini fra Austria e Italia, la prima lasciò ai paesi della Valvestino il diritto d’opzione; ed essi dichiararono fedeltà al governo austriaco». Battisti definì tra l'altro la posizione di Armo la migliore della Valle e contribuì ulteriormente allo studio sociologico sulla Val Vestino con uno scritto sull'attività tipica dei carbonari e la loro migrazione temporanea in Alta Italia e in Europa edita da «Il Popolo» a Trento nell'aprile del 1913[32].

La zona, come tutto il Trentino sud occidentale, suscitò in quegli anni una notevole e particolare curiosità investigativa da parte delle autorità militari italiane e, così nel 1911, fu nuovamente percorsa e scrutata, sotto le mentite vesti di un alpinista per ovviare alla naturale diffidenza dei locali agli estranei o a quella della gendarmeria, dall'ufficiale degli alpini e agente del servizio segreto, Tullio Marchetti, trentino di Bolbeno, con l'intento di documentarsi sulla morfologia dei luoghi, lo sviluppo delle strade di comunicazioni tra la riviera gardesana e le Giudicarie, la logistica, la tattica e attivare una possibile rete informativa lungo la linea di operazioni in vista di un probabile conflitto con l'Austria. Così predispose negli anni una serie di monografie a carattere geografico-militare, su varie aree montuose e sulle linee delle possibili operazioni militari anche la Val di Sole, di Non, le Giudicarie e il basso Sarca con schizzi annessi, che vennero trasmesse al Comando del Corpo di Stato Maggiore di Roma. In uno scritto privato degli anni '50 del secolo scorso defenì ironicamente Magasa "una metropoli" vista la sua esigua popolazione.

Sulla base di queste informative, nei mesi precedenti lo scoppio della prima guerra mondiale del 1915, lo Stato maggiore del Regio esercito in due riunioni tenute a Verona e a Brescia confermò l'intenzione di "eliminare il saliente della Val Vestino" dalla presenza di truppe austriache. Difatti con l'inizio del conflitto, il 25 maggio, Moerna fu prontamente occupata dalla fanteria del Regio Esercito italiano proveniente dal monte Manos e da Capovalle. Al seguito della truppa vi era il noto scrittore Mario Mariani, corrispondente di guerra del quotidiano Il Secolo che scriveva: "Quando il sole era già alto la batteria raggiungeva la frontiera. I pali austriaci erano già stati rovesciati. Un bersagliere ciclista che tornana d'oltre confine gridava passando e pedalando a rotta di collo per salite ripide e voltate al ginocchio: "Il mio plotone è a Moerna, gli austriaci scappano". La colonna rispondeva: "Viva l'Italia!"[33]. Nel dicembre 1916 vi transitò, proveniente da Capovalle, anche il re Vittorio Emanuele III in ispezione alle linee fortificate della Val Vestino.

Proposta di riaggregazione al Trentino-Alto Adige[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Progetti di aggregazione di comuni italiani ad altra regione e Progetti di aggregazione di comuni al Trentino-Alto Adige.
Eventuale posizione del comune di Magasa nella provincia autonoma di Trento

Insieme a numerosi altri comuni in situazioni simili ha richiesto in seguito di essere nuovamente annesso alla provincia di Trento[34]. Nel 2005 il comune ha aderito all'"Associazione dei comuni confinanti" e dal 2007 i due comuni di Valvestino e di Magasa, con l'appoggio di comitati spontanei di cittadini, si sono attivati per l'indizione di un referendum[35].

Nel comune di Valvestino, il 21 e 22 settembre 2008, contemporaneamente al comune di Magasa si è tenuto il referendum per chiedere alla popolazione di far parte integrante della regione Trentino-Alto Adige sotto la provincia autonoma di Trento. Il risultato è stato positivo nonostante l'elevato quorum richiesto dal referendum (maggioranza degli aventi diritto al voto).

Il 7 ottobre 2009 il senatore Claudio Molinari, del Partito Democratico, ha presentato un disegno di legge per il ritorno del Comune di Valvestino e Magasa nella Regione Trentino-Alto Adige.

Il 18 maggio 2010 il Consiglio regionale Trentino-Alto Adige approvava quasi all'unanimità dei votanti una mozione per l'aggregazione alla Regione dei comuni di Magasa, Valvestino e Pedemonte attivando la Giunta per "sollecitare nelle sedi competenti, il tempestivo e positivo esame dei Disegni di legge costituzionale" depositati in Parlamento a Roma[36] e il 14 aprile del 2015 il Consiglio regionale della Lombardia deliberava allo stesso modo approvando la mozione che esprimeva parere favorevole al passaggio al Trentino dei due comuni[37].

L'unico collegamento stradale con il Trentino è piccola mulattiera sterrata che collega le località di Denai, Tombea, Pràa e Bait con Bondone (in Provincia di Trento) ma è percorribile solo a piedi o con automezzi autorizzati. In progetto vi è un traforo stradale che unirà la Valle con quella del Chiese. Senza la costruzione di questo collegamento, il passaggio del comune al Trentino è considerato non attuabile.

Lo stemma comunale[modifica | modifica wikitesto]

Stemma di Magasa

Il Comune di Magasa dal 1990 circa si è dotato di uno stemma non ufficiale, ossia non approvato dall'Ufficio Onorificenze e Araldica pubblica del Dipartimento del Cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio dei ministri. In esso è rappresentato un edificio caratteristico del luogo, il fienile con copertura in paglia di frumento di Cima Rest e la testa di un capriolo.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[38]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Incoronazione della Vergine con San Giovanni Battista, Sant'Antonio abate e San Lorenzo di Francesco Savanni, 1763, Chiesa di Sant'Antonio Abate
Processione del Corpus Domini nel 2007
  • Chiesa di Sant'Antonio Abate, fu edificata su una chiesa preesistente nel XVI secolo circa e vi si festeggia il Santo Patrono il 17 gennaio. L'altare maggiore ha una pregevole pala dedicata all'"Incoronazione della Vergine con San Giovanni Battista, Sant'Antonio abate e San Lorenzo" ed è opera del pittore bresciano Francesco Savanni che la eseguì nel 1763 per incarico dell'abate magasino don Giovanni Maria Zeni. Un'altra pala presenta la "Madonna del Rosario" e fu dipinta dal pittore veronese Bartolomeo Zeni di Bardolino. Altro dipinto è quello raffigurante la "Madonna delle Grazie" che fu donata alla comunità di Magasa dal conte Carlo Ferdinando Lodron che, nel 1714, la fece dipingere a Roma copiando da un quadro di San Luca. La cantoria dell'altare maggiore è in legno intagliato, dorato e dipinto. L'autore intagliatore è valsabbino, seconda metà del XVIII secolo ed è attribuita ai Boscaì da Panteghini[39]. Sopra la cantoria vi è un affresco del 1926 opera del pittore trentino Metodio Ottolini di Aldeno. L'organo ha diciassette registri, è di autore ignoto, fu comperato circa un secolo fa dalla chiesa di S. Martino di Gargnano.
  • La chiesa di San Lorenzo a Cadria festeggia il patrono il 10 agosto. Per alcuni fu edificata dai Longobardi sicuramente fu restaurata nel 1547.
  • La chiesetta alpina di Cima Rest consacrata alla Madonna della Neve, patrona della Val Vestino. È stata inaugurata il 7 agosto del 1982 e si festeggia la prima domenica di agosto.
Altopiano di Denai e sullo sfondo il Monte Tombea

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Fienili di Cima Rest. Caratteristica principale di Magasa sono i fienili in pietra con tetto a struttura lignea, aguzzo e con falde molto acclivi, ricoperto con fasci sovrapposti di steli di frumento coltivato in altura (la paglia del grano coltivato in pianura marcisce). Queste tipiche architetture rurali sono ancor oggi visibili sugli altipiani di Cima Rest e di Denai. I fienili sono i tipici edifici rustici dei contadini valvestinesi. Sono utilizzati al primo piano come ricovero degli animali, per la lavorazione del formaggio e la relativa momentanea conservazione, al secondo piano come deposito del foraggio. Secondo alcuni ricercatori questo metodo costruttivo è molto antico: per il prof. Brogiolo, noto archeologo, esso può essere fatto risalire alla dominazione romana, mentre per il prof. Alwin Seifert, architetto tedesco, fu introdotto dai Goti o dai Longobardi. Fatta eccezione per alcune vaghe rassomiglianze riscontrate negli anni sessanta del secolo scorso nel nord Italia e in Ungheria, non si ha notizia di costruzioni uguali o simili nelle Alpi[40].
  • Osservatorio astronomico. L'osservatorio è situato in località Corva a Cima Rest ad una altezza di circa 1300 metri. Fu edificato verso l'anno 2000 su iniziativa dell'Associazione Astrofili di Salò e del Comune di Magasa che mise a disposizione i primi fondi e il terreno.
  • Museo etnografico della Valvestino. Il museo della civiltà contadina di proprietà del Comune di Magasa è allestito nell'antico fienile del defunto Americo Stefani, contadino nativo di Magasa vissuto nel XX secolo. Conserva al suo interno in un'ordinata, semplice ma esaustiva esposizione vetusti attrezzi di lavoro agricoli, adoperati fino a pochi decenni fa nei campi e nei prati di Magasa e Cadria. Così ingegnose slitte per il trasporto del fieno, falci fienaie, strumenti caseari e per la lavorazione del legno, testimoniano la vita dura e operosa di molte generazioni di agricoltori e boscaioli.
Magasa e altipiano di monte Denai visti dalla Rocca Pagana
Mulino ad acqua di Magasa
  • Mulino ad acqua del Somalàf e la "calderöla". Il mulino si trova nei pressi del corso del torrente Magasino in località Somalàf posto al di sotto dell'abitato di Magasa. Oggi è stato trasformato in una abitazione rustica, ma in passato funzionò al servizio della Comunità per la macina del frumento che veniva coltivato nella campagna circostante il paese. Il movimento della ruota in legno era generato la forza dell'acqua del ruscello denominato "Acqua delle Febbre". Ultimo mugnaio è stato Angelo Mazza Scarpèt che poi, verso il 1970, vendette l'edificio ad un acquirente della Riviera gardesana. Nei pressi del mulino a poche centinaia di metri si trova la marmitta dei giganti chiamata localmente "calderöla" formata dallo scorrimento erosivo del torrente Magasino. A causa dell'erosione del terreno circostante, non è più possibile avvicinarsi alla marmitta.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Magasa
Il campanile di Magasa del 1700

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Festa del Formaggio[modifica | modifica wikitesto]

La Festa del Formaggio fu istituita dal Comune di Magasa nel 1979 con lo scopo di promuovere la produzione e la vendita del formaggio d'alpeggio, il rinomato "Tombea". La festa si tiene la seconda domenica del mese di settembre, in concomitanza con la fine della stagione dell'alpeggio, sull'altipiano di Cima Rest.

Festa alpina[modifica | modifica wikitesto]

Si tiene la prima domenica di agosto: a Cima Rest per la messa presso la chiesetta alpina, a Magasa presso la Sede in località Pià per il convivio fra iscritti alla sezione e ospiti.

Festa patronale di San Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Si tiene a Cadria il 10 agosto: messa, distribuzione, secondo l'antico Legato Pio, di un quarto di vino e un pane a tutti i presenti e pranzo in piazza.

Distribuzione del sale[modifica | modifica wikitesto]

10 agosto 2004. Il cardinale Crescenzio Sepe celebra la messa nella chiesa di San Lorenzo

La distribuzione di un chilogrammo di sale ad ogni abitante maggiorenne residente di Magasa e Cadria avviene nel mese di febbraio e trae la sua origine dalle disposizioni contenute nel Legato Dispensa Sale fondato, in un anno imprecisato di secoli fa, da benefattori Magasini. Questi, in punto di morte, spinti da uno spirito cristiano, misero a disposizione della collettività i propri averi, consistenti in beni immobili da affittare o somme di denaro da investire, per finanziare l'acquisto del sale, bene allora preziosissimo e di difficile reperimento, da distribuirsi poi, gratuitamente, ad ogni residente della comunità. In compenso gli abitanti dopo la scomparsa del benefattore dovevano onorare la sua memoria con la recita di preghiere e la celebrazione di Sante Messe.

Sacri Tridui[modifica | modifica wikitesto]

L'apparato dei Tridui nella chiesa di Magasa

I Tridui sono una festa religiosa consistente in tre giorni del mese di gennaio dedicati alla celebrazione dei morti della comunità. Secondo lo storico bresciano mons. Paolo Guerrini, le origini di questa tradizionale commemorazione nella provincia di Brescia risalgono al 1727, quando i frati francescani Osservanti del convento di San Giuseppe di Brescia celebrarono tre giorni a suffragio delle vittime della guerra di successione spagnola che furono numerose nelle battaglie di Chiari[42] (1701) e di Calcinato[43] (1706). A Magasa i Tridui furono introdotti, in un anno imprecisato collocabile tra il 1744 e il 1755, dal sacerdote magasino don Giovanni Bertola (1722-1794) che fu per circa vent'anni parroco di Capriano del Colle e dal noto professor Pietro Angelo Stefani direttore del seminario Lodron di Salò. Oggi, i Tridui, con l'apparato di candele detto "Macchina" si celebrano nel bresciano solamente a Vesio di Tremosine, Borno, Castenedolo, Gussago, Lonato, Mura, Ome, Tavernole sul Mella, Rodengo-Saiano e Borgo Poncarale.

Canto della Stella[modifica | modifica wikitesto]

Il canto della Stella è un'antica tradizione tipica non solo di Magasa ma anche di molte zone dell'Italia settentrionale e, più generalmente, dell'arco alpino. La sera del 5 gennaio, nel giorno della festa dell'Epifania, dopo la santa messa, un coro di paesani, una ventina di persone circa, preceduto dai raffiguranti i tre re magi e il portatore della stella, un manufatto di legno rivestito di carta raffigurante appunto la stella cometa, si avvia dalla piazzetta antistante la chiesa e attraversando quasi tutte le stradine del centro storico canta le tradizionali canzoni natalizie del luogo annunciando alla popolazione l'arrivo dei re magi alla grotta di Betlemme. Per alcuni tale tradizione sembra risalire alla metà del Cinquecento, nel pieno della Controriforma.

Biblioteca comunale "Dottor Giuliano Venturini"[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca comunale di Magasa è dedicata alla memoria di Giuliano Venturini, vissuto nel corso dell'Ottocento che fu medico, patriota, scrittore e sindaco di Magasa.

Gruppo degli alpini[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo ANA di Magasa-Valvestino fu costituito il 21 novembre 1937 dal sottufficiale della Divisione alpina "Julia", Ermenegildo Venturini, caduto nella ritirata di Russia nel gennaio del 1943.

Sciolto, fu ricostituito nel 1950. Nel 1951 fu benedetto il secondo gagliardetto e nel 1966 si inaugurò in piazza Valle il monumento dedicato a tutti i Caduti della prima e seconda guerra mondiale. L'opera migliore, oltre al circolo degli Alpini in località Pià, resta senza dubbio la chiesetta alpina a Cima Rest inaugurata il 1º agosto 1982 e dedicata "A chi sofferse per la Libertà". Questa costruita in granito è l'orgoglio degli alpini di Magasa e del gruppo di Valvestino che contribuirono volontariamente alla sua edificazione.

Nell'agosto del 1993, durante la tradizionale "Festa degli alpini", fu conferito con una solenne cerimonia a Cima Rest il premio nazionale "Fedeltà alla Montagna" all'artigliere da montagna Silvio Tedeschi di Droane del gruppo di Valvestino. Questo premio è la più importante e significativa manifestazione associativa dell'ANA inferiore solamente all'Adunata Nazionale e viene assegnato a quegli ex alpini che vivono e lavorano in montagna con dedizione e fedeltà.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1948 1960 Giuseppe Zeni lista civica Sindaco
1960 1964 Angelo Gamba lista civica Sindaco
1964 1965 Andrea De Rossi Commissario prefettizio
1965 1972 Fioravante Gottardi lista civica Sindaco
1972 1975 Dino Venturini lista civica Sindaco
1975 1980 Antonio Zeni lista civica Sindaco
1980 1991 Evaristo Venturini lista civica Sindaco
1991 1999 Giorgio Venturini lista civica Sindaco [44]
1999 2000 Zaira Romano Commissario prefettizio
2000 2010 Ermenegildo Venturini lista civica Sindaco
2010 in carica Federico Venturini lista civica Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eligendo - Ministero dell'Interno
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2020
  3. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ^ Effettivamente fino a circa il 1970, l'abitato di Magasa era completamente circondato da campi coltivati principalmente a frumento, granoturco e patate. Secondo Arnaldo Gnagna nel suo "Vocabolario topografico-toponomastico della provincia di Brescia", edito nel 1939, derivono pure dal termine "mago" anche due località chiamate Magon, una in Trentino e un podere sito a nord est di Lumezzane Pieve.
  6. ^ L'etimologia è sostenuta da Bartolomeo Venturini in "La leggenda del monte Tombea", conservata presso l'Archivio dell'Accademia degli Agiati di Rovereto, che ipotizza quindi un'origine come villaggio dei Cenomani
  7. ^ Nella provincia di Brescia esiste un luogo detto Prati di Magazzo e una pozza d'acqua piovana con lo stesso nome, siti nella frazione di Gombio appartenente al territorio comunale di Polaveno, e sono situato a 708 metri d'altezza, nelle vicinanze della chiesa dedicata a Santa Maria del Giogo, che è posta a cavallo tra il lago d'Iseo e la Val Trompia.
  8. ^ Renzo Ambrogio, Nomi d'Italia. Origine e significati dei nomi geografici e di tutti i comuni, 2006.
  9. ^ Mogetius era pure il nome di un dio gallico conosciuto tramite due iscrizioni una in Francia e l'altra in Austria. Egli sembra essere una divinità marziale, come dimostra il suo legame con il romano Marte.
  10. ^ C. Marcato, Dizionario di Toponomastica, Torino, 1990.
  11. ^ Da questo termine deriverebbe il toponimo delle città di Magonza, Nimega in Germania; Magenta, Maslianico, Magadino, Masnago, Musadino e Magada in Italia.
  12. ^ Mario Grammatica, Piemonte: genti e linguaggi antichi, Gorla Maggiore, 1974.
  13. ^ Gianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella, 2007.
  14. ^ Parrocchia di San Floriano in Storo. Inventario dell'archivio storico (1356-2004), a cura di Cooperativa Koinè, Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i beni librari e archivistici, 2008.
  15. ^ Vito Zeni, La valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana 1993.
  16. ^ Alberto Pattini, La liberazione del popolo della Valli di Non e di Sole contro Napoleone nel 1796-1797, ed. Temi, 1997.
  17. ^ a b Domenico Gobbi, Pieve e capitolo di Santa Maria di Arco, codice diplomatico sec. XII-XV, Biblioteca Cappuccini di Trento, Trento 1985.
  18. ^ Maria Cristina Belloni, Negli archivi di Innsbruck (1145-1284), Provincia di Trento, 2004.
  19. ^ Archivio storico di Riva del Garda, Regesti-documenti, capsa III e IV.
  20. ^ Pierpaolo Brugnoli, Casa Capetti ora Borghetti a Prognol di Marano di Valpolicella, in Annuario Storico della Valpolicella, pp. 133-148, 2005.
  21. ^ Elena Favaro, L'Arte dei pittori in Venezia e i suoi statuti, 1975.
  22. ^ Giuseppe Ippoliti e Angelo Maria Zatelli, Archivi Principatus Tridentini regesta, sectio latina (1027-1777), pag.203-204, Trento 2001.
  23. ^ Franco Bianchini, Le pergamene dell'archivio parrocchiale di Praso, in Judicaria n. 88, pag. 128, Tione di Trento, aprile 2015.
  24. ^ Archivio Trentino, volume 27-29, pagina 71, Trento 1912.
  25. ^ Maria Odorizzi e Renata Tomasoni, in Famiglia Consolati e famiglia Guarienti. Inventario dell'archivio (1239-1956), Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i beni culturali, Trento 2016.
  26. ^ Archivio del Principato vescovile di Trento, sezione latina, SLC08N042_01.
  27. ^ G. Riccadonna e I. Franceschi, Santa Lucia e la comunità di Ballino, a cura del comune di Fiavè e Asuc di Ballino, 2009.
  28. ^ V. Zeni, "La Valle di Vestino, appunti di storia locale", a cura della Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia, 2003, pag. 55.
  29. ^ Camera di Commercio e Industria di Rovereto, ed. Grandi, pag. 8 e 9, 1902.
  30. ^ Rivista mensile, vol.28 e 29, 1909.
  31. ^ Cesare Battisti, deputato di Trento al Parlamento di Vienna entrò ufficialmente nel Servizio Informazioni Militari del Regio Esercito nell’aprile del 1913 quando il Regno d’Italia era legato all’Austria e Berlino dalla Triplice Alleanza. Lo ha scritto nel novembre del 1931, anno X dell’Era Fascista, il generale Tullio Marchetti di Bolbeno, uno dei fondatori del SIM, sulla rivista «Trentino» e lo ripubblicò tre anni più tardi nel libro «Luci nel Buio».
  32. ^ C. Battisti, I carbonari di Val Vestino, «Il Popolo», aprile 1913.
  33. ^ Mario Mariani, Giorni di sole. Ricordi della nostra avanzata in Trentini, in Il Secolo XX, 1915
  34. ^ A sostegno della richiesta si considerano la prima bozza dello Statuto provinciale del Trentino, del 1945, nella quale nei confini della costituenda "regione Tridentina" sarebbero stati ricompresi anche i comuni di Valvestino e di Magasa. I due comuni sono inoltre sottoposti alla giurisdizione trentina per il catasto e per i procedimenti giudiziari.
  35. ^ "Via libera al referendum", articolo del Corriere della Sera del 14 giugno 2008; Bruno Festa, Passaggio al Trentino? Via libera al referendum, articolo del quotidiano "Bresciaoggi" del 14 giugno 2008; Magda Biglia, Provincia di Brescia addio: due comuni al referendum per tornare sotto Trento e "La fuga in massa frenata dalla Regione", articoli del quotidiano "Il Resto del Carlino" del 14 giugno 2008; decreto del Presidente della Repubblica.
  36. ^ Cristian Zurlo, Comuni veneti in Trentino, il confronto in Regione, articolo del quotidiano online "La voce del NordEst.it", 19 maggio 2010.
  37. ^ Valvestino e Magasa verso il Trentino, articolo online di "GardaPost.It del 15 aprile del 2015.
  38. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  39. ^ Marialisa Cargnoni, Boscaì: i Pialorsi di Levrange e l'arte dell'intaglio nella Valle Sabbia, 1997.
  40. ^ Articolo del Corriere della Sera del 28 settembre 1994
  41. ^ John Ball, The Alpine guide, 1866, pagina 485. John Ball sostò a Magasa poco prima del 1866 proveniente da Storo, Valle Lorina e diretto a Gargnano. Descrisse dettagliatamente questo percorso di importanza floristica nella sua celebre Guida Alpina.
  42. ^ Il 1º settembre 1701 il principe Eugenio di Savoia al comando di truppe imperiali sconfisse i francesi del maresciallo Nicolas de Catinat de La Fauconnerie.
  43. ^ Il 17 aprile 1706 il generale francese Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme sconfisse il principe Eugenio di Savoia.
  44. ^ Primo sindaco ad elezione diretta.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Festa, Boschi, fienili e malghe - Magasa tra il XVI e il XX secolo, Grafo edizioni, Brescia 1998.
  • Nicola Gallinaro ed Elio Della Ferrera, Terra tra due laghi, Consorzio Forestale della Valvestino, Sondrio 2004.
  • Grazia Maccarinelli, Voci di Valvestino - Le donne raccontano..., Biblioteche Comunali di Magasa e Valvestino, Arco 2003.
  • Gianpaolo Zeni, "En Merica!" - L'emigrazione della gente di Magasa e Val Vestino in America, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2005.
  • Gianpaolo Zeni, La guerra delle Sette Settimane. La campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2006.
  • Vito Zeni, La valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana 1993.
  • Gianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron. La storia di sei secoli di intensi rapporti tra le comunità di Magasa e Val Vestino e la nobile famiglia dei Conti di Lodrone, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2007.
  • Vito Zeni, "Miti e leggende di Magasa e della Valle di Vestino", Biblioteca Comunale di Magasa e Valvestino, Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia, luglio 1996.
  • Vito Zeni, Le confraternite della Valle di Vestino e il Sacro Triduo di Magasa, Pro Manuscripto, Magasa 1987.
  • Paolo Guerrini, Le origini dei Sacri Tridui, in "Brixia Sacra", anno X, 1919.
  • G. Lonati, L'opera benefica del Conte Sebastiano Paride di Lodrone nella Riviera di Salò, Tipografia Apollonio, Brescia 1933.
  • Claudio Fossati, Peregrinazioni estive -Valle di Vestino-, in "La Sentinella Bresciana", Brescia 1894.
  • Pietro Spinazzi, Ai miei amici, Genova 1867.
  • C. Festi, Genealogia e cenni storici, cronologici e critici della nobil Casa di Lodrone nel Trentino, Bari 1893.
  • I bresciani di Magasa vogliono Trento, articolo del giornale "L'Adige", 16 settembre 2007.
  • Vento di "secessione" sull'Alto Garda, articolo del "Giornale di Brescia", 4 settembre 2007.
  • Brescia, addio per sempre. Torniamo sotto Trento, articolo del giornale "Il Giorno", 30 settembre 2007.
  • Noi con il Trentino. Via al referendum, articolo del "BresciaOggi", 30 settembre 2007.
  • Tarcisio Grandi, Prima Magasa e Pedemonte, articolo di "L'Adige", 27 ottobre 2007.
  • Franco Panizza, I veneti stiano a casa loro. Prendiamo solo la Valvestino, articolo di "L'Adige", 1º novembre 2007.
  • Torniamo in Trentino. Sorto un comitato per il referendum in Valvestino, articolo del "Giornale di Brescia", 1º novembre 2007.
  • Bruno Festa, Un comitato per ritornare in Trentino, articolo di "BresciaOggi, 2 novembre 2007.
  • Bruno Festa, Valvestino, uniti per il referendum. IL CASO. Ieri in Consiglio comunale il «sì» unanime alla consultazione. Manca ormai soltanto la data del voto per l'annessione del Comune al Trentino, articolo di "BresciaOggi", 3 febbraio 2008.
  • Silvia Ghilardi, Valvestino dirotta sul Trentino, il Consiglio dice sì al referendum, articolo del quotidiano "Il Brescia", 5 febbraio 2008, pag. 20.
  • "Fistarol attacca sulla "annessione" dei ladini", articolo del Gazzettino, 27 gennaio 2008.
  • Guardini Laura, Da Brescia al Trentino. Via libera al referendum, articolo del Corriere della Sera, 14 giugno 2008.
  • Cesare Battisti, I carbonari di Val Vestino, in "Scritti politici e sociali", La Nuova Italia, 1966, pag. 397.
  • Cesare Battisti, Il Trentino, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1910.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]