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Bagolino

Coordinate: 45°49′23.16″N 10°27′50.26″E
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Bagolino
comune
Bagolino – Stemma
Bagolino – Bandiera
Bagolino – Veduta
Bagolino – Veduta
Veduta di Bagolino
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Lombardia
Provincia Brescia
Amministrazione
SindacoClaudia Carè (lista civica) dal 9-6-2024
Territorio
Coordinate45°49′23.16″N 10°27′50.26″E
Altitudine778 m s.l.m.
Superficie109,21 km²
Abitanti3 725[1] (28-2-2026)
Densità34,11 ab./km²
FrazioniCerreto, Ponte Caffaro, Valle Dorizzo e la località di Refino e Nadre
Comuni confinantiAnfo, Bienno, Bondone (TN), Borgo Chiese (TN), Breno, Collio, Idro, Lavenone, Storo (TN)
Altre informazioni
Cod. postale25072, 25070 (Ponte Caffaro)
Prefisso0365
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017010
Cod. catastaleA578
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona F, 3 322 GG[3]
Nome abitantibagossi
Patronosan Giorgio
Giorno festivo23 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bagolino
Bagolino
Bagolino – Mappa
Bagolino – Mappa
Posizione del comune di Bagolino nella provincia di Brescia
Sito istituzionale
Bagolino. Sullo sfondo la chiesa di San Giorgio.

Bagolino (Bagolì[4] o Bagulì in dialetto bresciano[5]) è un comune italiano di 3 725 abitanti[1] della provincia di Brescia in Lombardia. Il comune appartiene alla Comunità montana della Valle Sabbia.

Il borgo conserva l'aspetto medievale, con case addossate e strade tortuose, portici, piazze, fontane, palazzi antichi e le strette scalinate che salgono alla chiesa di San Giorgio.

Località climatica e di soggiorno, è sede dell'omonima manifestazione carnevalesca oltre ad essere zona di produzione casearia del formaggio Bagòss.

Bagolino è il comune della provincia di Brescia con la superficie territoriale più ampia.

Geografia fisica

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Bagolino è posto sul versante sinistro della valle del Caffaro, una valle tributaria della valle Sabbia. Il centro del paese è situato sulle pendici del Monte Carena a un'altezza compresa tra i 700 e gli 800 m s.l.m.

Discorso diverso vale per la frazione di Ponte Caffaro, posta invece sulla riva settentrionale del lago d'Idro.

Il paese è percorso dal torrente Caffaro, che sfocia nel lago d'Idro nei pressi della frazione di Ponte Caffaro.

Confina a est con il Trentino-Alto Adige (provincia di Trento, comuni di Bondone, Storo e Borgo Chiese), a nord con Breno e Bienno, a ovest con Collio, a sud-ovest con Lavenone, a sud con Anfo e a sud-est con Idro.

Il clima a Bagolino è caldo e moderato, con piovosità significativa durante tutto l'anno.[6]

La temperatura media annuale è di 7,4 °C,[6] essendo luglio il mese con temperature più alte (20,3 °C)[6] e gennaio il mese con temperature più basse (-5,9 °C).[6]

La piovosità media annuale è di 1354 mm.[6] In particolare le piogge sono più scarse nel mese di gennaio (58 mm)[6] e più abbondanti nel mese di novembre (144 mm).[6]

[6] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 1,82,56,210,014,518,620,320,116,112,16,73,02,410,219,711,611,0
T. min. media (°C) −5,9−5,6−2,50,85,39,912,512,89,75,91,1−3,4−5,01,211,75,63,4
Precipitazioni (mm) 586579123139141135128127137144782013414044081 354

Dopo la conquista dei territori alpini da parte dell'esercito romano (16 a.C.)[7], nell'area ove ora sorge la chiesa di San Rocco, in un luogo di transito verso le altre valli bresciane e verso il Trentino, fu posta, verosimilmente, una stazione per il cambio dei cavalli e si costruì nei suoi pressi un piccolo insediamento abitativo. Si è ipotizzato che il nome del paese derivi da Pagulus o Pagulinus, "piccolo borgo". Un'altra ipotesi - anche se meno accreditata - vorrebbe che il nome di Bagolino derivasse da Pagus Livii (Villaggio di Livio). Quasta interpretazione è nata in seguito al ritrovamento, nei pressi del passo del Maniva, di una lapide votiva recante l'iscrizione Geni Pagi Livii, ovvero una dedica al Genio - divinità - protettore del villaggio di Livio. Questa lapide sarebbe stata eretta in omaggio a Livio Druso Maggiore, generale romano inviato da Augusto per conquistare le valli alpine, insediandosi forse per qualche tempo nella Valle del Caffaro. [8]

Verso l'inizio del VII secolo, Bagolino divenne parte del regno longobardo e fu aggregato al ducato di Trento, assieme a tutta l'area che verrà poi detta delle Giudicarie.

Tale terra fu governata, a partire dall'XI secolo, dal principato vescovile di Trento, appartenente al Sacro Romano Impero. L'appartenenza alle Giudicarie spiega perché, dal punto di vista amministrativo religioso, Bagolino fu posta (e rimase per molti secoli, sino al 1785) alle dipendenze di una delle "Sette Pievi", quella di Condino e, a livello superiore, dalla diocesi di Trento.

Statuti della comunità di Bagolino, 1614

Nell'età comunale, durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini, Bagolino badò soprattutto a difendere la propria autonomia, schierandosi alternativamente dalla parte del comune di Brescia (guelfo) e del principato vescovile di Trento (ghibellino).

Nel XIV secolo fu assoggettato al dominio dei signori di Lodron, vassalli del principe-vescovo di Trento, che reclamavano antichi diritti feudali sul paese. Iniziò in questo modo una disputa destinata a protrarsi nei secoli.

Nel 1440 Bagolino passò sotto la Repubblica di Venezia rimanendovi, pur attraverso alterne vicende, sino al 1797. Con la Serenissima, il comune di Bagolino stabilì solidi legami di fedeltà, ottenendone in cambio una notevole autonomia amministrativa. Nel 1473 ottenne propri statuti, che regolavano in termini democratici la partecipazione delle famiglie bagosse al governo della cosa pubblica e garantivano il funzionamento di numerose istituzioni di carattere sociale e solidaristico[9]. La relativa lontananza da Venezia e l'appartenenza dal punto di vista religioso alla diocesi di Trento connotava Bagolino come comunità di confine, dotata, tra l'altro, di una propria milizia. L'autonomia venne mantenuta nonostante diversi tentativi dei conti di Lodron di recuperare il dominio feudale sul paese.

Grazie all'autonomia, nonché allo sviluppo della produzione casearia e, soprattutto, della lavorazione del ferro, per mezzo del forno fusorio posto nei pressi del torrente Caffaro, il paese ebbe un considerevole sviluppo demografico ed economico, nonostante le numerose calamità naturali che lo colpirono: la peste (nel 1478, nel 1580 e nel 1630), un incendio nel 1555, ed altrettante sciagure.

Il 28 gennaio 1527 si registra un terremoto, avvertito soprattutto verso il Maniva e Bagolino.[10]

La chiesa di San Giorgio, costruita tra il 1624 ed il 1632, testimonia, con la sua mole e, ancor più, con la ricchezza degli affreschi e degli arredi sacri realizzati da artisti importanti, il benessere raggiunto dalla comunità bagossa. Le famiglie più importanti del paese hanno fatto a gara nei secoli per arricchirla di opere importanti e reliquie; tra queste si ricordano le famiglie Versa Dalumi, Zanetti, Pelizzari, Gennari e Macinata.

Nella notte tra il 30 ed il 31 ottobre del 1779 un furioso incendio, partito dal forno fusorio ed alimentato da un fortissimo vento, distrusse quasi l'intero paese e causò un notevole numero di vittime. La calamità mise in ginocchio l'economia del paese, determinando anche la chiusura delle attività di produzione del ferro e dando inizio ad un periodo di declino.

Dopo la sconfitta della Repubblica di Venezia contro le truppe napoleoniche nel 1797, Bagolino entrò anch'essa a far parte del Regno Lombardo Veneto sotto la dominazione dell'Impero austriaco, fu coinvolta nelle vicende del Risorgimento italiano e passò nel 1861 al Regno d'Italia. Nel 1866, fu coinvolto, assieme ai paesi limitrofi, nella campagna garibaldina contro l'Austria — conclusasi con il celebre "Obbedisco" — e nelle vicende militari avvenute attorno alla Rocca d'Anfo con le note battaglie di Ponte Caffaro e di Monte Suello.

Il fiume Caffaro, che oggi segna il confine tra le province italiane di Brescia e Trento, fino al 1918 costituiva il confine tra Italia e Impero austro-ungarico.

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 16 gennaio 1995.[11]

«Di azzurro, a tre monti di verde, i monti laterali fondati in punta, il monte posto a destra con i declivi visibili, il monte posto a sinistra con il declivo in sbarra parzialmente celato dal monte posto a destra, il monte centrale più alto, posto in secondo piano e con i declivi parzialmente celati dai monti predetti, esso monte centrale cimato dalla croce latina d'oro, allargata trapezoidalmente nelle estremità dei bracci. Ornamenti esteriori da Comune.»

Lo stemma compare in un sigillo del 1579, dove, in uno scudo ovale, sono raffigurati tre monti cimati dalla croce. L'insegna ha un evidente significato religioso in ossequio al profondo senso del sacro che pervadeva la vita civile della comunità. Difficile stabilire se questo derivi dal pressoché identico stemma degli Olivetani con cui Bagolino avrebbe avuto rapporti.[12]

Il gonfalone è un drappo di giallo.

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Parrocchiale di San Giorgio

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giorgio Martire (Bagolino).
Chiesa di San Giorgio vista da Bagolino

La chiesa sorse, per volere della comunità di Bagolino, negli anni tra il 1624 ed il 1632, in sostituzione di un più antico edificio di culto che già sorgeva sulla rocca che domina l'abitato. A realizzare l'opera fu chiamato il bresciano Giovanni Battista Lantana, che scelse linee architettoniche piuttosto semplici, coerenti con la fisionomia del paese.

Talvolta viene soprannominata Cattedrale in montagna, sia per le sue dimensioni (terza chiesa come superficie coperta di tutta la provincia di Brescia, dopo il Duomo nuovo di Brescia e quello di Montichiari), sia per i suoi aspetti monumentali e di grande rilievo artistico.

L'esterno presenta una facciata a capanna, alleggerita, in alto da una trifora e da un elegante pronao a sette archi.

L'interno, a navata unica con grandi nicchie con altari sulle pareti laterali, è invece riccamente decorato in forme barocche. Gli affreschi alle pareti sono di Tommaso Sandrini, Camillo Rama, Ottavio Viviani e Palma il Giovane. La pala dell'altare maggiore, che raffigura la Trinità con san Giorgio che uccide il drago è opera di Andrea Celesti. Sugli altari laterali, ricchi di lavori di intaglio, troviamo dipinti di Pietro Ricchi detto il Lucchese, di Francesco Torbido (attribuzione), di Bonifacio Veronese, di Pietro Marone ed altri. Sul secondo altare a sinistra si trova una tela (proveniente dalla chiesa di San Rocco) attribuita al Tiziano: raffigura San Basilio con i santi Sebastiano, Bernardo, Marco e Rocco illuminati dalla Santissima Trinità.

Madonna di San Luca

Da ricordare è poi la presenza della copia del quadro della Madonna di San Luca (l'originale viene esposto ogni 5 anni, in occasione della Festa della Madonna di San Luca, dove viene portato in processione per le vie del paese). Secondo la tradizione, questo quadro venne portato in Italia dai Conti Lodron sul finire dell'XI secolo, reduci dalla prima crociata e le credenze popolari fanno attribuire la realizzazione direttamente all'Evangelista Luca (in realtà è un'opera del XIV secolo, di artista anonimo). Il quadro venne sottratto dai bagossi dalle rovine del castello dei Conti Lodron di Bagolino, dopo la ribellione popolare del 1444. Secondo la tradizione, per ben tre volte il quadro ritornò misteriosamente nel punto in cui era precedentemente collocato, all'interno del castello; solamente dopo una processione rituale dei bagossi il quadro rimase definitivamente all'interno della Parrocchiale.
Questa immagine, ritenuta taumaturgica, è dipinta a tempera con fondo oro su una tavola di legno di cedro incurvata e raffigura la Vergine con in braccio il Bambin Gesù, il quale tiene con la mano sinistra un cartiglio, mentre con la destra impartisce la benedizione.
L'effige è stata più volte portata in processione per le vie del paese durante calamità, chiedendo così l'aiuto della Madonna. Tra le altre, ricordiamo le processioni del 1623, 1701 e 1724 per la siccità, del 1730 per un'epidemia di febbre asmatica, del 1745 per la epidemia bovina, del 1836 e 1855 per l'epidemia di colèra, del 1848 e 1859 per chiedere il risparmio dell'abitato dai danni delle guerre d'indipendenza (ricordiamo che Bagolino allora era sul confine Italia-Austria) e le processioni degli anni 1914-1918 e 1940-1945, dove si chiedeva la grazia e il risparmio all'abitato delle pene della guerra.
Per via dell'importante significato che questa effige rappresenta per la comunità bagossa, nel 1926, ottenuto il consenso del pontefice, alle teste della Madonna e del Bambin Gesù furono applicate due corone d'oro offerte dai fedeli. [13] [14]

Chiesa di San Rocco

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Rocco (Bagolino).
Chiesa di San Rocco

La chiesa di San Rocco è situata all'ingresso dell'abitato di Bagolino, a fianco della strada statale 669 che porta al passo di Crocedomini. Venne eretta dopo la peste del 1478, per ringraziare il santo al quale essa è dedicata per la cessazione del flagello, e per porre sotto la sua protezione l'intera comunità. Grande interesse riveste, al suo interno, il ciclo di affreschi realizzato dal pittore camuno Giovanni Pietro da Cemmo, artista che segna nelle valli bresciane il passaggio dalla pittura gotica a quella rinascimentale; inoltre è presente un'ancora di legno risalente al XVI secolo.

Ingresso chiesa di San Rocco

Dopo la metà del XVI secolo la ricca comunità bagolinese scelse di ampliare e abbellire la chiesa. Si decise così di innalzare il campanile: i lavori terminarono nel 1565. Poco dopo, nel 1577, fu ordinato l'ampliamento della navata e l'aggiunta di due nuove campate. Al termine dei lavori, nel 1585, la chiesa fu solennemente consacrata dal vescovo di Trento.

Anche l'apparato decorativo della chiesa, con gli affreschi di Giovanni Pietro da Cemmo, fu in parte sacrificato nel XVII secolo a vantaggio di grandi altari dorati di gusto barocco,

Giovan Pietro da Cemmo, Crocifissione, particolare

oggi visibili nelle ampie nicchie laterali della navata. Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento furono eseguiti nuovi lavori improntati ad un discutibile gusto neogotico. Fu giustapposto alla facciata della chiesa un pronao con archi a sesto acuto; venne inoltre realizzata nella navata una falsa volta, sempre in forme goticheggianti, con una pesante tinteggiatura in azzurro, al posto della precedente copertura lignea del tetto a capanna.

Chiesa dei santi Gervasio e Protasio

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Eremo e chiesa di San Gervasio e Protasio. Sullo sfondo l'abitato di Bagolino.

La Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio è un edificio religioso situato su un promontorio roccioso che domina l’abitato, a un’altitudine di 956 m s.l.m. La sua presenza è attestata nei documenti comunali fin dal 1598. Accanto alla chiesa si trovano alcuni edifici annessi: un ricovero per pellegrini, la casa dell’eremita e una cisterna d’acqua. Quest’ultima è al centro di leggende popolari locali, secondo le quali le coppie desiderose di avere figli si recavano sul luogo, dove l’eremita "pescava" i bambini, che nascievano nella cisterna. L’edificio sacro venne ampliato nel 1653 e decorato con affreschi, marmi e rilievi che compongono l’arco d’accesso. La facciata presenta una forma a capanna. L’interno è suddiviso in due sezioni: la prima, di ampie dimensioni, è caratterizzata da capriate lignee a vista; la seconda è intonacata e affrescata e funge da presbiterio. La pala d'altare è una copia della Madonna di San Gervasio e Protasio di Giovan Battista Motella, nella quale è raffigurato il paese nella sua configurazione storica precedente all’incendio del 1779. Nella scena sono visibili la torre dell’antico comune e la chiesa della borgata, situata a sinistra del quartiere di Visnà. Nella cornice sono presenti diverse opere pittoriche raffiguranti episodi legati ai santi titolari: I Santi Gervasio e Protasio che vegliano il sonno di Sant’Ambrogio, Il martirio di San Protasio, Il martirio di San Gervasio e La venerazione dei due santi. Le pitture, ancora in buono stato di conservazione, si distinguono per la vivacità dei colori. [15]

Sacrario militare di Monte Suello

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Lo stesso argomento in dettaglio: Sacrario militare di Monte Suello.

Il sacrario militare di Monte Suello è un edificio che sorge al di sopra della frazione di Ponte Caffaro. L'ossario venne inaugurato il 5 luglio 1885, in ricordo dell'omonima battaglia combattuta il 3 luglio 1866 nel quadro della terza guerra d'indipendenza italiana, fra le forze austriache del generale Von Kuhn e quelle italiane di Giuseppe Garibaldi.

Sacrario militare visto dalla strada per Bagolino

L'edificio nasce per ospitare i resti dei caduti italiani nella battaglia, che inizialmente vennero sepolti frettolosamente in sette fosse comuni a lato della strada per Bagolino. Per l'occasione, i corpi dei caduti furono riesumati e conservati nelle chiese di San Giacomo e Sant'Antonio, e infine trasferiti nel sacrario il giorno dell'inaugurazione con atto notarile.

Il monumento è in stile bizantino, si presenta esternamente in pianta quadrata rivestito di graniti e piastre in calcare, sormontato da un tetto conico di forma piramidale, ricoperto di piastre in piombo. Sono presenti una serie di lapidi che ricordano gli scontri avvenuti a Monte Suello nel 1848 e nel 1866. La sala interna è di forma ottagonale con intercolonne in lavagna e avelli riportanti i nomi dei caduti in marmo di botticino. Al centro della sala campeggia un busto in marmo di carrara raffigurante Giuseppe Garibaldi, opera dello scultore rezzatese Pietro Faitini. Nella parte semi-interrata è presente una cripta con volta a botte che racchiude i resti dei caduti.

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[16]

Contrade di Bagolino

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Bagolino è suddiviso in due contrade: Ösnà e Cävril.

Tradizioni e folclore

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Ballerini con i tipici costumi al Carnevale di Bagolino

Il carnevale di Bagolino risale almeno al XVI secolo, come documentato da scritti conservati nell'archivio comunale[17]. La festa ha conservato nel tempo le sue caratteristiche storiche, in virtù della posizione isolata del paese, attirando anche l'attenzione di studiosi di etnologia.

La festa si articola in due manifestazioni distinte, animate rispettivamente dalle figure dei Balarì (ballerini e suonatori) e dalle grottesche Maschér (maschere).

Infrastrutture e trasporti

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La principale via d'accesso al paese è la ex SS669 del Passo di Crocedomini, che percorre tutta la valle del Caffaro, fino al Passo di Crocedomini (da qui il nome).

Altra arteria d'importanza è la ex SS237 del Caffaro, che transita per la frazione di Ponte Caffaro nei pressi del lago d'Idro e che collega a nord con il Trentino e a sud con Brescia.

Amministrazione

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
12 giugno 1985 14 giugno 1999 Francesco Vassallo DC poi lista civica Sindaco [18]
14 giugno 1999 8 giugno 2009 Marco Scalvini lista civica Sindaco [18]
8 giugno 2009 27 maggio 2019 Gianluca Dagani lista civica Sindaco [18]
27 maggio 2019 9 giugno 2024 Gianzeno Marca lista civica "Insieme per crescere" Sindaco [18]
9 giugno 2024 in carica Claudia Carè lista civica "Tradizioni e futuro" Sindaco [18]
  • Germania (bandiera) Oettingen in Bayern, Germania, dal 2000[senza fonte]
  • Francia (bandiera) Mozac, Francia, dal 2009[senza fonte]
Un'istantanea di un'edizione del campionato italiano di corse con cani da slitta

Hanno sede nel comune le società calcistiche S.S. Bagolino e A.S.D. polisportiva Caffarese, che disputano campionati dilettantistici regionali.

La spiaggia della frazione di Ponte Caffaro, sul lago d'Idro, è attrezzata per lo svolgimento di sport acquatici a livello dilettantistico. Qui, nel periodo estivo, si possono svolgere sport come vela, canottaggio, kitesurf e windsurf.

Kitesurf a Ponte Caffaro

Dal paese si può accedere agli impianti di risalita del Monte Maniva, condivisi con il comune di Collio. Tramite la strada provinciale BS 669 del Passo di Crocedomini si raggiunge invece la Piana del Gaver, nel comune di Breno, un tempo attrezzata di impianti di risalita, oggi fortunata meta di appassionati di scialpinismo e di sci di fondo: la località è infatti costituita da un'ampia piana posta a un'altezza di circa 1500 m s.l.m. sulla quale è possibile praticare lo sci di fondo su vari tracciati di diverse difficoltà; è altresì possibile la pratica dello scialpinismo sulle numerose vette che circondano il Gaver, che si spingono fino a toccare i 2800 m s.l.m.

Tutto il territorio di Bagolino è inoltre meta di escursionisti, in tutte le stagioni per la presenza di numerosi sentieri e vette. Il passo di Crocedomini infine è un classico del ciclismo italiano, essendo stato parte, negli anni, di varie tappe del Giro d'Italia.

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996, p. 56, ISBN 88-11-30500-4.
  5. Toponimi in dialetto bresciano, su brescialeonessa.it.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 climate-data.org, su it.climate-data.org.
  7. Per la storia del paese vedi pagina di storia sul sito del comune di Bagolino e Ponte Caffaro Archiviato il 10 febbraio 2007 in Internet Archive. consultato il 17/03/08.
  8. Guida pratica del comune di Bagolino Ponte Caffaro, Edizioni Pezzini, 1985, p. 6.
  9. La copia degli Statuti di Bagolino datata al 1473 è conservata presso l'archivio storico del comune.
  10. Il Cinquecento, in Valtrompia nella storia, p. 166.
  11. Bagolino, su Archivio Centrale dello Stato.
  12. Marco Foppoli, Bagolino, in Stemmario Bresciano, Provincia di Brescia / Grafo, 2011, pp. 168-169, ISBN 978-88-7385-844-7.
  13. G.Barozzi e M.Varini, Festa della Madonna di San Luca, su Atlante Demologico Lombardo. URL consultato il 14/10/2025.
  14. Bortolo Scalvini, Storia della valorosa e spaziosa terra di Bagolino, a cura di Luca Ferremi, Comune di Bagolino, [1873], cap. Dal secolo decimoquinto al decimosesto, p. 43-55.
  15. Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, su bagolinoinfo.it. URL consultato il 16/10/2025.
  16. Dati tratti da:
  17. Una deliberazione comunale del 1518 disponeva di ricompensare con una forma di formaggio la Compagnia di Laveno che era intervenuta a rallegrare la festa di carnevale.
  18. 1 2 3 4 5 Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.gov.it. URL consultato il 5 agosto 2024.
  • Luciarosa Melzani Sandrini, Bagolino Storia di una comunità, Ciliverghe, GM & TI, 1989.
  • Francesca Cappelletto, Il carnevale: organizzazione sociale e pratiche cerimoniali a Bagolino, Brescia, Grafo, 1995.
  • Giuliano Fusi, Bagolino. L'altra faccia dei Lodron, Euroteam, 2001, ISBN non esistente.
Approfondimenti

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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