Ghedi

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Ghedi
comune
Ghedi – Stemma Ghedi – Bandiera
Ghedi – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
SindacoFederico Casali (Lega) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate45°24′07.2″N 10°16′49.08″E / 45.402°N 10.2803°E45.402; 10.2803 (Ghedi)Coordinate: 45°24′07.2″N 10°16′49.08″E / 45.402°N 10.2803°E45.402; 10.2803 (Ghedi)
Altitudine85 m s.l.m.
Superficie60,84 km²
Abitanti18 635[1] (31-8-2019)
Densità306,3 ab./km²
FrazioniBelvedere, Ponterosso, Fienil Nuovo
Comuni confinantiBagnolo Mella, Borgosatollo, Calvisano, Castenedolo, Gottolengo, Isorella, Leno, Montichiari, Montirone
Altre informazioni
Cod. postale25016
Prefisso030
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017078
Cod. catastaleD999
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantiGhedesi
Patronosan Rocco
Giorno festivo16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ghedi
Ghedi
Ghedi – Mappa
Posizione del comune di Ghedi nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Ghedi (Ghét in dialetto bresciano[2][3]) è un comune italiano di 18 635 abitanti[1] della provincia di Brescia in Lombardia. La cittadina è sede del 6º Stormo dell'Aeronautica Militare, con l'aeroporto di Ghedi, dove è ubicata la stazione meteorologica di Brescia Ghedi.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del toponimo Ghedi è argomento dibattuto ed ancora incerto: a differenza infatti di molti comuni della zona, come Calvisano, Milzano o Porzano, la cui desinenza in -ano (fundus Calvitius, poi Calvisianus, fundus Militianus, fundus Portianus) suggerisce una certa derivazione romana di tali insediamenti, e testimonia la loro natura di fondi agrari o vici, discorso diverso va affrontato appunto con Ghedi. Secondo recenti studi di toponomastica e filologia condotti da Raffaele Castrichino, tale nome deriverebbe dal termine latino vadum, sinonimo di 'transito' o 'passaggio':

«La parola latina «lama» significa pantano ed è frequente anche come toponimo. La «lama» è terreno basso su cui l'acqua si impaluda, ma dove si può passare a piedi o a cavallo. I Romani lo guadavano, c'era il «vadum». Nell'Antichità il guado era un punto importante come lo erano i ponti, le scafe o i traghetti: per i Romani il vadum era sinonimo di «transitus», di passaggio.»

(R. Castrichino, Eredità toponomastica longobarda a Montesarchi (Benevento) e a Ghedi (Brescia), Appendice, pagg. 28-31)

In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, ed i conseguenti fenomeni fonetici di unione con altre lingue, il termine vadum avrebbe subito un influsso longobardo e trasmutò in «gua», dal francone «waldt», ossia guado. Nelle successive epoche medioevali il termine si sarebbe poi evoluto nelle forme Gede, Gide, Gade, Gaide, Giede, Ghede e Gaydo[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'età antica[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio ghedese non sono state rinvenute alcune tracce o reperti risalenti all'età pre-romana: ciò testimonia come insediamenti precedenti alla colonizzazione romana, escludendo la presenza isolata di qualche vicus, non abbiano interessato le campagne di Ghedi, a differenza per esempio di centri come Manerbio, Gambara, Gottolengo o Milzano[5]; tuttavia la natura prettamente gallica dell'abitato ghedese, basti appunto pensare ai Galli Cenomani, permase anche durante i processi di cosiddetta "romanizzazione" del territorio bresciano: alcune tavolette votive risalenti dal I secolo a.C. fino ad III secolo d.C. sono infatti dedicate a divinità come Mercurio ed Ercole che rimandano alla stessa cultura gallica; il primo corrisponderebbe quindi a Teutates, il secondo ad Ogmios.[6]Anche nell'onomastica degli abitanti originari insiste quella matrice gallica che perdurò per molto tempo a seguire:

(LA)

«NTVBRIGIO . CA / NI . F . ET . BOVNITIC / VIRILLI . F . fiLI . POSIer»

(Epigrafe di età romana rinvenuta a Ghedi e conservata al Museo di Santa Giulia di Brescia)

Siti archeologici romani di un certo rilievo sono stati comunque rinvenuti nei pressi delle campagne ghedesi: sul confine tra Leno e Ghedi, nel 1895 e 1897, sono state infatti trovate sette tombe con diversi suppellettili, come monete, ampolle e vasetti di vetro di pregevole fattura, testimoni forse di un'importante vicus o villa con servitù[7]; ancora, nel 1969, si rinvennero in località Pasottella altre sepolture con reperti in vetro e monete del II secolo d.C.. Anche la presenza di alcune tessere pavimentali rende plausibile l'esistenza di una villa in quel sito, inconsultamente disperso in seguito. Nel 1926 un'altra zona di discreto interesse fu individuata nella Cascina Santi, sulla strada per Viadana, corrispondente forse ad una grande villa romana: frammenti di pavimenti in cocciopesto ed a mosaico con iscrizioni ancora leggibili ne indicavano la presenza insieme ad impianti di riscaldamento, dispersi o distrutti.[8] Sempre sulla medesima strada, in località Alberello, sorgeva il sito campestre di Formignano[9] o Forminiano[10] che fu distrutto solo successivamente, nel 1265, il cui toponimo è di certa matrice romana[11]. Inoltre, un'altra epigrafe dedicata al dio Ercole e rinvenuta nel ghedese riporta:

(LA)

«HERCVli / V . S . L . M / M. MAECLVs / MAGUNUS»

(Epigrafe votiva romana da parte di un certo M. Maeclus Magunus per Ercole)

Il territorio ghedese, nel III secolo a.C. e IV secolo a.C., seguì le dinamiche di tutto l'Impero: gli appezzamenti terrieri vennero danneggiati dalle incursioni dei popoli barbari, ed i mutamenti climatici tra il 450 d.C. e 550 d.C. segnarono in negativo la geografia della Val Padana, del tutto stravolta e dominata ora da boschi e paludi[12]. In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente la desolazione dominava nelle terre paludose della Bassa Bresciana orientale[13].

I Longobardi ed il primo abitato[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla relativa tranquillità in seguito all'ascesa dei Longobardi si poté sviluppare un piccolo centro rurale; ciò fu possibile anche grazie all'amministrazione territoriale esercitata dai monaci dell'abbazia di Leno, fondata da Re Desiderio nel 758[14][15]. Il nome arcaico del centro abitato Gide (benché sia presente nell'atto anche la forma Gede), appare scritto per la prima volta in un codice del 12 ottobre 843, conservato presso la biblioteca Queriniana di Brescia: il documento in questione sarebbe un atto di compravendita, stilato a Gonzaga, allora Gaudenciaga, fra persone il cui nome evidenzia la presenza, nel villaggio di allora, di una popolazione di origine longobarda[16]. Nel 958, in un diploma della già citata abbazia di Leno, appare ancora una volta il nome del paese: si trattava di un'esenzione fiscale emanata dal Re d'Italia Berengario ed Adalberto riguardo i territori posseduti dal centro lenense, tra i quali figurava anche Ghedi; altri Diplomi testimoniano come il toponimo via via cambiò nella forma Ghede, nel 1177, e dal 1250 in poi divenne stabilmente Gaydo.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo più antico del paese si sviluppò attorno ad un recinto fortificato che andò a formare poi il castello di Ghedi, il cui luogo viene chiamato "castello": l'antica cinta racchiudeva alcune modeste baracche e la primitiva pieve paleocristiana (sullo stesso sito è ubicata la parrocchiale, la chiesa di Santa Maria Assunta) ed a partire dall'Alto Medioevo, il palazzo comunale[17]; è solo dal XIV secolo, con l'espansione dell'abitato e lo sviluppo del castello, che anche edifici abitativi comparissero al di fuori delle mura. Si vennero a formare, quindi, i tradizionali quattro borghi o quadre: "Bassina", "Gazzolo", "Borgonuovo" e "Malborgo"[18]. Collegati tra loro da una maglia di intricate stradine, essi diedero all'abitato il caratteristico aspetto di borgo medievale arrotondato, circondato da fossati detti "sarche" (cerchie), poi successivamente colmati e divenuti strade.[19] Le cinta murarie furono più volte distrutte in seguito ad assedi e alle numerose dispute, in età medioevale, tra comuni limitrofi, e quindi ricostruite diverse volte per rispondere al sempre più potente armamento bellico[20]. Le mura medievali furono abbattute alla fine del XIX secolo e nella prima metà del XX secolo; il tutto in un'ottica di ottimizzazione degli spazi urbani e della creazione di piazza Roma. La parte meridionale delle mura, con anche alcune baracche di epoca medievale, furono abbattute per fare spazio alle ex scuole elementari, progettate dall'architetto Luigi Arcioni[21].

Uno scorcio dell'abside della parrocchiale e della torre campanaria del XIV secolo

Il Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Tra il XIII ed il XV secolo Ghedi seguì le vicende storiche della Bassa Bresciana, contesa tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, che culminò il 15 agosto 1453 con la cosiddetta battaglia di Ghedi. Il piccolo centro, sotto il dominio veneziano, assunse sempre più importanza per la sua posizione strategica e per il proprio borgo fortificato, importante punto di snodo per la distribuzione delle truppe venete[22]. Nel 1465, in virtù di questi continui conflitti e per restaurare la fede nei ghedesi, la comunità del paese fece erigere un monastero, nominandolo Santa Maria delle Grazie e lo donò ai frati minori osservanti[23]. Nel 1498 la Serenissima concesse in feudo Ghedi a Niccolò Orsini conte di Pitigliano, capitano generale delle truppe della Serenissima, il quale fece erigere un prestigioso palazzo riccamente decorato ed un elegante monumento funebre nella chiesa conventuale. A seguito della soppressione napoleonica del 1799 il convento francescano cadde in disuso, venne venduto e convertito in cascina (la cosiddetta "Santa Maria", tuttora esistente); il mausoleo funebre fu invece donato nel 1838 dal nobile Ottavio Mondella al Museo di Santa Giulia di Brescia, dove trova giusta collocazione nel coro delle monache[24].

A partire dal XV secolo, grazie ad una sempre maggiore ricchezza del comune e alla pratica dell'enfiteusi, sorsero anche le prime cascine all'interno del paese stesso, che assumevano il nome dialettale di "Löch", o se più piccoli, di "löcasì": con la tipica caratteristica di avere orti e giardini interni, queste corti rustiche erano celate dietro grandi portoni. Il declino definitivo del paese dal punto di vista militare è da far risalire allo sviluppo tecnologico degli armamentari bellici, capaci ora di assediare facilmente la semplice cinta muraria ghedese. Le ambizioni del comune uscirono dal XVI secolo, dunque, ridimensionate ed anzi ora tese alla salvaguardia del patrimonio allora esistente; non più, quindi, teso ad una politica espansionistica, Ghedi subì un declino definitivo.[25]

L'età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine dell'Ottocento si misero a coltura molte parti della brughiera, edificando grandi complessi agricoli ad economia autosufficiente, comprendendo accanto alle strutture rurali anche le case padronali. La bonifica si concluse nel Novecento, cancellando la brughiera e le "lame" dal paesaggio di Ghedi, così uniformato al resto della "Bassa". L'antica vegetazione arbustiva della brughiera, ha lasciato posto ad ampi terreni coltivati intervallati da filari di gelsi. La fine della bachicoltura e l'agricoltura moderna hanno reso la vegetazione e la campagna ora verde e coltivata, quasi una "landa" spoglia di alberi, percorsa da molti canali – il maggiore è il Naviglio di Brescia – tra cui il "Redone", la "Santa Giovanna" e numerosi fossi spontanei alimentati dalle risorgive presenti in zona.

L'aeroporto militare di Brescia-Ghedi ebbe origine durante la prima guerra mondiale, raggiunse il massimo sviluppo nella strategia militare dei blocchi e, dopo gli anni '60 la sua fama è dovuta al fatto che fu sede, per molto tempo delle Frecce Tricolori oltre del 6º Stormo dell'Aeronautica Militare[26].

Il 24 novembre 2011, per decreto del presidente della Repubblica, Ghedi ottiene il titolo di Città d'Italia[27].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Uno scorcio del municipio; sul retro la parrocchiale e la torre campanaria

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo comunale: di origine medievale con tracce architettoniche dei secoli XVI e XV, parte delle antiche mura del castello di Ghedi oggi abbattuto;
  • Loggia delle grida: del Quattrocento;
  • Palazzo Orsini (demolito parzialmente nel corso del XIX secolo);
  • Villa Mondella del XVIII secolo, con facciata impreziosita da antichi stemmi;
  • Palazzo Ochi, del Settecento;
  • Casa del Dado, edificio di epoca altomedievale[senza fonte];
  • Ex scuole elementari: edificate nel 1930 su progetto del bresciano Oreste Buffoli;
  • Palazzo Arcioni, da maggio 2019 sede della biblioteca comunale[29].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[30]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2015 la popolazione straniera residente era di 2 871 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Ghedi, oltre all'italiano, è parlata la lingua lombarda nella sua variante di dialetto bresciano.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Ghedi

Strade[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato di Ghedi è lambito a sud dalla ex strada statale 668 Lenese, che congiunge Orzinuovi a Lonato. Il centro è inoltre attraversato dalla strada provinciale 24 Brescia-Fiesse. È stata inaugurata a novembre 2009 una variante ovest (tangenziale ovest di Ghedi), volta a spostare fuori dall'abitato il traffico della SP24.

Da Ghedi si dipartono inoltre le seguenti strade provinciali:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è attraversato dalla linea ferroviaria Brescia-Parma. L'abitato è servito dall'omonima stazione, aperta al momento dell'inaugurazione della linea, nel 1893, e che al 2012 risulta dotata di un piazzale a tre binari. Presso la stazione fermano i treni regionali Trenord della direttrice Brescia-Parma.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti asili nido, scuole materne sia statali che private, una scuola elementare suddivisa in diversi plessi, una scuola media statale e una scuola superiore che copre vari indirizzi, dal liceo scientifico ai servizi sociosanitari.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la lista dei sindaci eletti dal consiglio comunale (1946-1995):

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1º aprile 1946 28 luglio 1946 Franco Faraoni DC Sindaco
28 luglio 1946 23 novembre 1947 Adriano Giovanelli Commissario
23 novembre 1947 27 maggio 1951 Paolo Oneda DC Sindaco
27 maggio 1951 23 luglio 1953 Attilio Bonardi DC Sindaco
23 luglio 1953 16 giugno 1956 Paolo Perani DC Sindaco
16 giugno 1956 19 novembre 1960 Luigi Zappa DC Sindaco
19 novembre 1960 10 luglio 1970 Annibale Baresi DC Sindaco
10 luglio 1970 31 luglio 1975 Adelino Rossi DC Sindaco
31 luglio 1975 10 dicembre 1976 Franco Ferrari PSI Sindaco
10 dicembre 1976 15 settembre 1980 Corrado Marpicati DC Sindaco
15 settembre 1980 12 marzo 1981 Gianfausto Merigo DC Sindaco
12 marzo 1981 17 settembre 1981 Severino Cadini PCI Sindaco
17 settembre 1981 8 ottobre 1985 Annibale Baresi DC Sindaco
8 ottobre 1985 12 maggio 1987 Vincenzo Bonometti PSI Sindaco
12 maggio 1987 21 dicembre 1992 Eugenio Baresi DC Sindaco
21 dicembre 1992 24 aprile 1995 Silvio Favagrossa DC Sindaco

Di seguito la lista dei sindaci eletti direttamente dai cittadini (dal 1995):

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
24 aprile 1995
14 giugno 1999
14 giugno 1999
14 giugno 2004
Osvaldo Scalvenzi PDS
DS
Sindaco
14 giugno 2004 23 giugno 2009 Anna Giulia Guarneri DL Sindaco
23 giugno 2009
10 giugno 2014
10 giugno 2014
27 maggio 2019
Lorenzo Borzi LN
FdI-AN
Sindaco
27 maggio 2019 in carica Federico Casali LN Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Presso Ghedi ha una delle proprie sedi l'A.S.D. Calcio Bassa Bresciana, militante in Promozione, nata nel 2016 dalla fusione tra l'A.S.D. Calcio Ghedi e l'A.S.D. Bassa Bresciana di Isorella. Disputa le partite interne presso il Don Battista Colosio di Isorella. I colori sociali sono il nero, il bianco e il rosso.

Altre formazioni cittadine sono l'A.C.D. Ghedi 1978 e la Real Ghedi A.S.D., entrambe militanti in Seconda Categoria.[31]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2019.
  2. ^ Toponimi in dialetto bresciano
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 303.
  4. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, pp. 33-34.
  5. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 18.
  6. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 19.
  7. ^ P. Rizzini, Illustrazione dei civici musei di Brescia, III, Brescia, 1911, p. 74 e 82.
  8. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 26.
  9. ^ B. Zamboni, Relazione del solenne ingresso del Rev.° Sig. Arciprete e Vic.° For.° Don Giuseppe Tedoldi fatto in Ghedi il dì 13 maggio 1770 sotto i fausti auspizi del Nobile e Reverendissimo Monsignore Alessandro Faita Canonico della Cattedrale di Brescia, p. XI.
  10. ^ F. A. Beccaria, Dell'antichissima Badia di Leno, Venezia, 1767, p. 94.
  11. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 26.
  12. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 40.
  13. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 40.
  14. ^ F.A. Zaccaria, Dell'antichissima badia di Leno, Venezia, 1767.
  15. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 41.
  16. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 42.
    «[...]Agiverto figlio di Auteperto, cedeva al vescovo bresciano Ramperto, che si era fatto rappresentare dal proprio messo Liutfredo, tutte le proprietà "in vico Gide"».
  17. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 62.
  18. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 60.
  19. ^ Enciclopedia Bresciana, Ghedi, Antonio Fappani, su enciclopediabresciana.it.
  20. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, pp. 42-43.
  21. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 112.
  22. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, p. 64.
  23. ^ Angelo Bonini, Il Convento di Santa Maria delle Grazie in Ghedi, 2016, ISBN 978-88-97941-16-3.
  24. ^ Angelo Bonini, Il Convento di Santa Maria delle Grazie in Ghedi.
  25. ^ A. Bonini, Ghedi un paese nato intorno alla sua piazza, Brescia, Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Bresciano e Tipolitografia Bresciana, 1987, pp. 79-80.
  26. ^ Aeroporto di Ghedi e 6° stormo, su aeronautica.difesa.it.
  27. ^ Comune di Ghedi, su comune.ghedi.brescia.it.
  28. ^ Angelo Bonini, La Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta in Ghedi, p. 119.
  29. ^ Milena Moneta, L'esilio della biblioteca è finito palazzo Arcioni riapre le porte, in Bresciaoggi, 10 maggio 2019. URL consultato il 15 dicembre 2019.
  30. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  31. ^ Comunicato Ufficiale N° 4 del 21/07/2016 del Comitato Regionale Lombardia - L.N.D.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, Ghedi-Brescia, Cassa rurale ed artigiana dell'Agro Bresciano – Tipolitografia Queriniana, 1987.
  • Angelo Bonini, La chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta in Ghedi. Origini, storia, arte, società, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, 2008, ISBN 978-8855900003.
  • Angelo Bonini, Ghedi 1848-1861. Un frammento della storia dell'unità d'Italia, Brescia, BAMS, 2011, ISBN 978-8890552946.
  • Angelo Bonini, Il santuario della Madonna di Caravaggio in Ghedi, Brescia, BAMS, 2012, ISBN 978-8890552984.
  • Angelo Bonini, Il convento di Santa Maria delle Grazie in Ghedi, Brescia, BAMS, 2016, ISBN 978-88-97941-16-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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