Ghedi

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Ghedi
comune
Ghedi – Stemma Ghedi – Bandiera
Ghedi – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
SindacoFederico Casali (Lega) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate45°24′07.2″N 10°16′49.08″E / 45.402°N 10.2803°E45.402; 10.2803 (Ghedi)Coordinate: 45°24′07.2″N 10°16′49.08″E / 45.402°N 10.2803°E45.402; 10.2803 (Ghedi)
Altitudine85 m s.l.m.
Superficie60,84 km²
Abitanti18 630[1] (31-12-2019)
Densità306,21 ab./km²
FrazioniBelvedere, Ponterosso, Fienil Nuovo
Comuni confinantiBagnolo Mella, Borgosatollo, Calvisano, Castenedolo, Gottolengo, Isorella, Leno, Montichiari, Montirone
Altre informazioni
Cod. postale25016
Prefisso030
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017078
Cod. catastaleD999
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantiGhedesi
Patronosan Rocco
Giorno festivo16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ghedi
Ghedi
Ghedi – Mappa
Posizione del comune di Ghedi nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Ghedi (Ghét in dialetto bresciano[2][3]) è un comune italiano di 18 630 abitanti[1] della provincia di Brescia in Lombardia. La cittadina è sede del 6º Stormo dell'Aeronautica Militare, con l'aeroporto di Ghedi, dove è ubicata la stazione meteorologica di Brescia Ghedi.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del toponimo Ghedi è argomento dibattuto e incerto: a differenza infatti di molti comuni della zona, come Calvisano, Milzano o Porzano, la cui desinenza in -ano (fundus Calvitius, poi Calvisianus, fundus Militianus, fundus Portianus) suggerisce una certa derivazione romana di tali insediamenti, e testimonia la loro natura di fondi agrari o vici, discorso diverso va affrontato appunto con Ghedi. Secondo recenti studi di toponomastica e filologia condotti da Raffaele Castrichino, tale nome deriverebbe dal termine latino vadum, sinonimo di 'transito' o 'passaggio':

«La parola latina «lama» significa pantano ed è frequente anche come toponimo. La «lama» è terreno basso su cui l'acqua si impaluda, ma dove si può passare a piedi o a cavallo. I Romani lo guadavano, c'era il «vadum». Nell'Antichità il guado era un punto importante come lo erano i ponti, le scafe o i traghetti: per i Romani il vadum era sinonimo di «transitus», di passaggio.»

(R. Castrichino, Eredità toponomastica longobarda a Montesarchi (Benevento) e a Ghedi (Brescia), Appendice, pagg. 28-31)

In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, ed i conseguenti fenomeni fonetici di unione con altre lingue, il termine vadum avrebbe subito un influsso longobardo e trasmutò in «gua», dal francone «waldt», ossia guado. Nelle successive epoche medioevali il termine si sarebbe poi evoluto nelle forme Gede, Gide, Gade, Gaide, Giede, Ghede e Gaydo.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'età antica[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio ghedese non sono state rinvenute alcune tracce o reperti risalenti all'età pre-romana: ciò testimonia come insediamenti precedenti alla colonizzazione romana, escludendo la presenza isolata di qualche vicus, non abbiano interessato le campagne di Ghedi, a differenza per esempio di centri come Manerbio, Gambara, Gottolengo o Milzano;[5] tuttavia la natura prettamente gallica dell'abitato ghedese, basti pensare ai Galli Cenomani, permase anche durante i processi di cosiddetta "romanizzazione" del territorio bresciano: alcune tavolette votive risalenti dal I secolo a.C. fino ad III secolo d.C. sono infatti dedicate a divinità come Mercurio ed Ercole che rimandano alla stessa cultura gallica; il primo corrisponderebbe quindi a Teutates, il secondo ad Ogmios.[6] Anche nell'onomastica degli abitanti originari insiste quella matrice gallica che perdurò per molto tempo a seguire:

(LA)

«NTVBRIGIO . CA / NI . F . ET . BOVNITIC / VIRILLI . F . fiLI . POSIer»

(Epigrafe di età romana rinvenuta a Ghedi e conservata al Museo di Santa Giulia di Brescia)

Siti archeologici romani sono stati rinvenuti nei pressi delle campagne ghedesi: sul confine tra Leno e Ghedi, nel 1895 e 1897, sono state infatti trovate sette tombe con diverse suppellettili, quali monete, ampolle e vasetti di vetro di pregevole fattura, possibile testimonianza di un vicus o villa con servitù.[7] Nel 1969, si rinvennero in località Pasottella altre sepolture con reperti in vetro e monete del II secolo d.C. unitamente ad alcune tessere pavimentali, le quali renderebbero plausibile l'esistenza di una villa in quel sito, in seguito disperso. Nel 1926 un'ulteriore zona di interesse fu individuata nella "cascina Santi", sulla strada per Viadana, corrispondente, forse, ad una grande villa romana: frammenti di pavimenti in cocciopesto ed a mosaico con iscrizioni ancora leggibili ne indicavano la presenza insieme ad impianti di riscaldamento, dispersi o distrutti.[8] Sempre sulla medesima strada, in località Alberello, sorgeva il sito campestre di Formignano[9] o Forminiano[10] che fu distrutto solo successivamente, nel 1265, il cui toponimo è di certa matrice romana.[8] Inoltre, un'altra epigrafe dedicata al dio Ercole e rinvenuta nel ghedese riporta:

(LA)

«HERCVli / V . S . L . M / M. MAECLVs / MAGUNUS»

(Epigrafe votiva romana da parte di un certo M. Maeclus Magunus per Ercole)

Il territorio ghedese, nel III secolo a.C. e IV secolo a.C., seguì le dinamiche di tutto il resto dell'impero: gli appezzamenti terrieri vennero danneggiati dalle incursioni dei popoli barbari, ed i mutamenti climatici tra il 450 d.C. e 550 d.C. segnarono in negativo la geografia della valle padana, del tutto stravolta e dominata ora da boschi e paludi.[11]

I Longobardi ed il primo abitato[modifica | modifica wikitesto]

In seguito all'ascesa dei Longobardi si poté sviluppare un piccolo centro rurale; ciò fu possibile anche grazie all'amministrazione territoriale esercitata dai monaci dell'abbazia di Leno, fondata da re Desiderio nel 758.[12][13] Il nome arcaico del centro abitato Gide (benché sia presente nell'atto anche la forma Gede), appare scritto per la prima volta in un codice del 12 ottobre 843, conservato presso la biblioteca Queriniana di Brescia: il documento in questione sarebbe un atto di compravendita, stilato a Gonzaga, allora Gaudenciaga, fra persone il cui nome evidenzia la presenza, nel villaggio di allora, di una popolazione di origine longobarda.[14] Nel 958, in un diploma della già citata abbazia di Leno, appare ancora una volta il nome del paese: si trattava di un'esenzione fiscale emanata dal re d'Italia Berengario ed Adalberto riguardo i territori posseduti dal centro lenense, tra i quali figurava anche Ghedi; altri diplomi testimoniano come il toponimo via via cambiò nella forma Ghede, nel 1177, e dal 1250 in poi divenne stabilmente Gaydo.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello di Ghedi.

Il nucleo più antico del paese si sviluppò attorno ad un modesto recinto fortificato, che andò poi a formare il futuro castello di Ghedi, il cui luogo viene chiamato "castello": l'antica cinta racchiudeva alcune modeste baracche e la primitiva pieve paleocristiana (sullo stesso sito su cui sorgeva quest'ultima è ubicata la parrocchiale, la chiesa di Santa Maria Assunta) ed a partire dall'Alto Medioevo, il palazzo comunale;[15] è solo dal XIV secolo in poi, con l'espansione dell'abitato e lo sviluppo del castello, che comparvero edifici abitativi anche al di fuori delle mura. Si vennero a formare, quindi, i tradizionali quattro borghi o quadre: Bassina, Gazzolo, Borgonuovo e Malborgo.[16] Collegati tra loro da una maglia di intricate stradine, essi diedero all'abitato il caratteristico aspetto di borgo medievale arrotondato, circondato da fossati chiamati sarche (cerchie, appunto), poi successivamente colmati e divenuti strade.[17] La cinta muraria fu più volte distrutta in seguito ad assedi e alle numerose dispute, in età medioevale, tra comuni limitrofi, e quindi ricostruite diverse volte per rispondere al sempre più potente armamento bellico.[18] Le mura medievali furono abbattute alla fine del XIX secolo e nella prima metà del XX secolo, in virtù di un'ottimizzazione degli spazi urbani e per creare la futura piazza Roma. La parte meridionale delle mura, con anche alcune baracche di epoca medievale, furono abbattute per fare spazio alle ex scuole elementari, progettate dall'architetto Luigi Arcioni.[19]

Uno scorcio dell'abside della parrocchiale e della torre campanaria del XIV secolo

Il Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello di Ghedi, Convento di Santa Maria delle Grazie (Ghedi) e Palazzo Orsini (Ghedi).

Tra il XIII ed il XV secolo Ghedi seguì le vicende storiche della bassa bresciana, contesa tra il ducato di Milano e la repubblica di Venezia; proprio a causa di tali tensioni, il 15 agosto 1453 si verificò la cosiddetta battaglia di Ghedi. Il piccolo centro, a quel tempo sotto il dominio veneziano, assunse sempre più importanza per la posizione strategica e per il proprio borgo fortificato, potenziale punto di snodo per la distribuzione delle truppe venete lungo i confini occidentali.[20] A causa delle continue azioni belliche che provocarono più volte la distruzione delle cerchia murarie, gli abitanti ottennero in diverse occasioni esenzioni fiscali dalla Serenissima, proprio per poter ricostruire le mura del castello. Il declino definitivo del paese da un punto di vista militare è da far risalire allo sviluppo tecnologico degli armamentari bellici, capaci ora di assediare facilmente la semplice cinta muraria del borgo.

Nel 1465, in virtù di questi continui conflitti ed anche per restaurare la fede nei ghedesi, la comunità del paese fece erigere un monastero nominandolo Santa Maria delle Grazie, donandolo poi ai frati minori osservanti.[21] Dal 1498 in poi, inoltre, la repubblica di Venezia concesse in feudo il territorio di Ghedi a Niccolò Orsini, conte di Pitigliano e di Nola e capitano generale di terraferma della Serenissima; egli, volendo abitarvi stabilmente, fece erigere un palazzo signorile e fece approntare un monumento funebre nella chiesa del già citato convento di francescani. Quest'ultimo, a seguito della soppressione napoleonica del 1799, cadde poi in disuso. Venne dunque venduto e convertito in cascina (la cosiddetta Santa Maria, tuttora esistente); il mausoleo funebre fu invece donato nel 1838 dal nobile Ottavio Mondella al museo di Santa Giulia di Brescia, per essere dunque collocato nel coro delle monache.[22]

A partire dal XV secolo, grazie ad una situazione economicamente stabile del comune e alla pratica dell'enfiteusi, sorsero anche le prime cascine all'interno del medesimo borgo. Conosciuti con il nome dialettale di löch, o se più piccoli, di löcasì, avevano la tipica caratteristica di avere orti e giardini interni celati dietro grandi portoni. Le ambizioni del comune uscirono dal XVI secolo, dunque, ridimensionate ed anzi ora tese alla salvaguardia del patrimonio allora esistente; non più, quindi, teso ad una politica espansionistica, Ghedi subì un declino definitivo.[23]

L'età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Aeroporto di Brescia-Ghedi.

Già a partire dal 1547 si tentò di rendere coltivabili le terre del paese, in special modo la brughiera a nord e ad est del centro abitato, tramite la deviazione del corso del Naviglio in alcuni piccoli canali; altri tentativi di bonifica del territorio furono intrapresi già dalla fine del '700, principalmente su impulso dell'accademia agraria bresciana. Tuttavia, un radicale intervento in tal senso fu avviato a partire dalla metà del XIX secolo ed i primi anni del XX secolo, quando molti contadini si adoperarono, fondando aziende e società apposite, per bonificare il territorio delle cosiddette "lame".[17]

Nel 1893, inoltre, ebbe rilevanza la costruzione della stazione di Ghedi, sul tragitto della ferrovia Brescia-Parma. Nel corso del primo dopoguerra il paese proseguì il suo sviluppo economico e demografico, anche grazie alla fondazione dell'aeroporto militare di Brescia-Ghedi, intitolato a Luigi Olivari; questo nuovo polo militare ospitò nel corso degli anni '30 diverse giornate aviatorie, che, in alcune occasioni, videro la presenza anche di Gabriele D'Annunzio. In quel tempo l'economia locale si basava sulla bachicoltura e l'allevamento di bestiame, tanto che nel 1930 si arrivò a fondare un nuovo macello per il commercio delle carni animali. Nel 1915 fu anche fondato un moderno cotonificio, denominato "cotonificio del Mella" ed in seguito "filatura bresciana", che dal 1930 arrivò ad impiegare circa 500 persone. Nel frattempo, dal 1928, era stata completata la riforma agraria ed erano stati edificati cinque nuovi stabilimenti rurali con anche due nuove cave, la "gandina" e la "montirone"; a coadiuvare la popolazione locale nella bonifica delle lame si adoperò al tempo anche la realtà del credito agrario bresciano.[17] L'aeroporto di Ghedi raggiunse il massimo sviluppo nella strategia militare dei blocchi e, dopo gli anni '60, fu sede delle frecce tricolori oltre che del 6º Stormo dell'Aeronautica Militare italiana.[24] Il 24 novembre 2011, per decreto del presidente della Repubblica, Ghedi ottenne il titolo di Città d'Italia.[25]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria Assunta (Ghedi).
La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Ghedi

Il luogo dove si erge la chiesa testimonia una densa stratificazione di precedenti edifici: i ritrovamenti archeologici suggeriscono, infatti, come sia sorta almeno a partire dal V secolo una primitiva pieve ed un battistero a pianta centrale; essendo gli edifici stati ampliati e ricostruiti a partire dal'Alto Medioevo, l'attuale parrocchiale è stata poi edificata, nel corso del XVII secolo, su disegno della famiglia Avanzo. Annesso alla chiesa vi è il campanile appartenente alla precedente pieve romanica del XIV secolo, databile dunque al medesimo periodo.[26]

Caratterizzata da un'unica grande navata centrale, la parrocchiale ospita al suo interno, tra le altre opere, una Deposizione di Pietro Ricchi, un crocefisso ligneo la cui attribuzione oscilla tra Stefano Lamberti e Maffeo Olivieri, un'Assunzione di Pietro Marone ed un ciclo pittorico dei Misteri del Rosario sempre del Ricchi.

Chiesa della Madonna di Caravaggio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa della Madonna di Caravaggio (Ghedi).
La chiesa sussidiaria della Madonna di Caravaggio a Ghedi

Sorta a partire dal 1759, è dedicata all'apparizione nel paese di Caravaggio della Vergine Maria, in seguito rinominata Santa Maria del Fonte; essendo edificata diversi secoli dopo tale miracoloso evento, si ignora il vero e proprio motivo della sua costruzione. Lo storico Angelo Bonini ipotizza possa essere stata luogo di devozione per i contadini per ringraziare la Vergine Maria, per intercessione della quale sarebbero cessate le epidemie bovine ed equine che affliggevano i ghedesi in quel periodo; anche i committenti di tale edificio religioso sono privi di un nome preciso, benché comunque appartenessero quasi certamente alla famiglia nobile dei Buccelleni.

Edificata dove un tempo si raggiungevano i campi più fertili del paese, volendo quindi rappresentare, simbolicamente, la protezione della Vergine sulle attività agricole, costituisce uno degli esempi migliori di edificio tardo barocco della città di Ghedi.


Santuario dei Morti della Fossetta[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santuario dei Morti della Fossetta.
Il santuario di San Rocco o dei Morti della fossetta, edificato a partire dal 1630

Anche chiamato Santuario di San Rocco è stato edificato a partire dal 1630 per commemorare i morti di peste di quell'anno;[27] la lapide commemorativa posta sulla facciata della chiesa, infatti, indica come sul luogo in cui è sorta poi la chiesa, si trovasse una fossa comune che accoglieva le spoglie dei morti di peste ghedesi.[28]

Tale sito ha incontrato nel corso del tempo un'enorme devozione degli abitanti, che erano soliti chiedere intercessioni e miracoli alle ossa dei morti di peste, alimentando le credenze popolari circa le proprietà taumaturgica delle spoglie dei defunti.[29] Anche per via di queste suggestioni, nella sagrestia della chiesa si trovano numerosi ex voto che celebrano i miracoli compiuti da questi spiriti ritenuti essere benevoli.[30]


Ex convento di Santa Maria delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Convento di Santa Maria delle Grazie (Ghedi).
Affresco presente nel chiostro della chiesa di San Giuseppe a Brescia, che ritrae il monastero francescano

La Santa Maria, dal '900 cascina di proprietà privata, era in precedenza un convento francescano edificato a partire dal 1465 e donato dalla popolazione ai frati minori osservanti; a partire dalla metà del '700 ha anche ospitato la confraternita del Perdono d'Assisi, importante istituzione per la vendita delle indulgenze nel bresciano.[31]

A seguito dell'arrivo di Napoleone in Italia nel 1798, molti conventi e monasteri furono soppressi con la conseguente creazione della Repubblica Cisalpina: tale sorte toccò in egual misura al convento francescano, poi rimodulato in casa colonica ed infine in cascina. I fabbricati del complesso religioso andarono distrutti in un incendio all'inizio del '900, mentre l'edificio della chiesa, una volta demolite le navate laterali, è stato trasformato in cascinale.[32]

Chiesa di Santa Caterina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monastero di Santa Caterina (Ghedi).

È stata edificata a partire dal 1630 e così denominata per la vicinanza con un monastero femminile dedicato appunto a Santa Caterina. Fa parte, a partire dal XX secolo, dell'oratorio maschile dedicato a Don Giovanni Bosco; infatti la comunità femminile di laiche religiose fu soppressa dopo poco tempo la fondazione dalle autorità ecclesiastiche e trasferita a Brescia.[17]

Palazzo comunale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello di Ghedi.
L'edifico del Municipio di Ghedi, con al di dietro la parrocchiale seicentesca

Di origine medievale, presenta tracce architettoniche dei secoli XV e XIV a modello dei tipici broletti lombardi; fino alla fine del '800 faceva parte delle antiche mura del castello di Ghedi, dato che si trovava in corrispondenza dell'ingresso meridionale delle mura, nei pressi di uno dei due ponti levatoi; in seguito, appunto, furono abbattute le cinta murarie e colmati i fossati di recinzione.

Al di sotto della casa comunale, nel 1984, sono state scoperte delle sepolture di età altomedievale, a testimoniare la presenza di un'antica necropoli utilizzata in tale età nei pressi del municipio e dell'antica parrocchiale.[25] Il restauro compiuto nel corso degli anni '80 ha messo in evidenza la presenza di un porticato con colonnato in cotto, a richiamo appunto dei broletti medievali.

Loggia delle grida[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello di Ghedi.
Gli affreschi recuperati dopo il restauro della cosiddetta loggia delle grida

Edificata tra il XV e XVI secolo, presenta interessanti affreschi a muro recuperati dopo i restauri, che riportano alcuni eventi della storia del paese ed il suo stemma araldico.[33]

Gli eventi annotati nella Loggetta sono attribuiti al cronista Pandolfo Nassino, che annotò le vicende belliche del comune e quelle del castello ghedese.

Palazzo Orsini[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Orsini (Ghedi).
Una delle ultime riproduzioni del palazzo rinascimentale

Dimora signorile del conte Niccolò Orsini di Pitigliano, fu edificata a partire dall'inizio del '500 in seguito alla sua nomina di capitano generale delle truppe di terra della Repubblica di Venezia; presentava affreschi del Romanino e del Fogolino, smembrati e venduti a musei italiani ed europei prima che il palazzo crollasse definitivamente.

In seguito alla morte dell'Orsini nel 1510, la villa passò in mano ad altre famiglie nobili fino a quando, nel corso del XIX secolo, fu dimezzata da incendi e crolli dovute alle precarie condizioni in cui versava; a partire dal 2014, tuttavia, una delle ali del palazzo è stata recuperata ed adibita ad asilo nido.

Villa Mondella[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Villa Mondella.
Palazzo Mondella

Villa signorile edificata a partire dal XVIII secolo, è sorta su un precedente edificio del '400. Inserita nel centro storico del paese, appartiene alla famiglia nobile dei Mondella, ancora oggi proprietaria dell'immobile. Sulla facciata è presente lo stemma della casata dei Mondella ed il Leone di San Marco, probabilmente elemento di spoglio proveniente dal palazzo di Niccolò Orsini.[17]

È stata restaurata negli esterni negli anni novanta, mentre gli interni solo nel 2009.

Altri monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Ochi, dimora del Settecento;
  • Casa del Dado, edificio di epoca altomedievale[senza fonte];
  • Ex scuole elementari: edificate nel 1930 su progetto del bresciano Oreste Buffoli;
  • Palazzo Arcioni, da maggio 2019 sede della biblioteca comunale.[34]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[35]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2015 la popolazione straniera residente era di 2 871 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Ghedi, oltre all'italiano, è parlata la lingua lombarda nella sua variante di dialetto bresciano.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Ghedi

Strade[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato di Ghedi è lambito a sud dalla ex strada statale 668 Lenese, che congiunge Orzinuovi a Lonato. Il centro è inoltre attraversato dalla strada provinciale 24 Brescia-Fiesse. È stata inaugurata a novembre 2009 una variante ovest (tangenziale ovest di Ghedi), volta a spostare fuori dall'abitato il traffico della SP24.

Da Ghedi si dipartono inoltre le seguenti strade provinciali:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è attraversato dalla linea ferroviaria Brescia-Parma. L'abitato è servito dall'omonima stazione, aperta al momento dell'inaugurazione della linea, nel 1893, e che al 2012 risulta dotata di un piazzale a tre binari. Presso la stazione fermano i treni regionali Trenord della direttrice Brescia-Parma.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti asili nido, scuole materne sia statali che private, una scuola elementare suddivisa in diversi plessi, una scuola media statale e una scuola superiore che copre vari indirizzi, dal liceo scientifico ai servizi sociosanitari.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la lista dei sindaci eletti dal consiglio comunale (1946-1995):

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1º aprile 1946 28 luglio 1946 Franco Faraoni DC Sindaco
28 luglio 1946 23 novembre 1947 Adriano Giovanelli Commissario
23 novembre 1947 27 maggio 1951 Paolo Oneda DC Sindaco
27 maggio 1951 23 luglio 1953 Attilio Bonardi DC Sindaco
23 luglio 1953 16 giugno 1956 Paolo Perani DC Sindaco
16 giugno 1956 19 novembre 1960 Luigi Zappa DC Sindaco
19 novembre 1960 10 luglio 1970 Annibale Baresi DC Sindaco
10 luglio 1970 31 luglio 1975 Adelino Rossi DC Sindaco
31 luglio 1975 10 dicembre 1976 Franco Ferrari PSI Sindaco
10 dicembre 1976 15 settembre 1980 Corrado Marpicati DC Sindaco
15 settembre 1980 12 marzo 1981 Gianfausto Merigo DC Sindaco
12 marzo 1981 17 settembre 1981 Severino Cadini PCI Sindaco
17 settembre 1981 8 ottobre 1985 Annibale Baresi DC Sindaco
8 ottobre 1985 12 maggio 1987 Vincenzo Bonometti PSI Sindaco
12 maggio 1987 21 dicembre 1992 Eugenio Baresi DC Sindaco
21 dicembre 1992 24 aprile 1995 Silvio Favagrossa DC Sindaco

Di seguito la lista dei sindaci eletti direttamente dai cittadini (dal 1995):

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
24 aprile 1995
14 giugno 1999
14 giugno 1999
14 giugno 2004
Osvaldo Scalvenzi PDS
DS
Sindaco
14 giugno 2004 23 giugno 2009 Anna Giulia Guarneri DL Sindaco
23 giugno 2009
10 giugno 2014
10 giugno 2014
27 maggio 2019
Lorenzo Borzi LN
FdI-AN
Sindaco
27 maggio 2019 in carica Federico Casali LN Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Presso Ghedi ha una delle proprie sedi l'A.S.D. Calcio Bassa Bresciana, militante in Promozione, nata nel 2016 dalla fusione tra l'A.S.D. Calcio Ghedi e l'A.S.D. Bassa Bresciana di Isorella. Disputa le partite interne presso il Don Battista Colosio di Isorella. I colori sociali sono il nero, il bianco e il rosso.

Altre formazioni cittadine sono l'A.C.D. Ghedi 1978 e la Real Ghedi A.S.D., entrambe militanti in Seconda Categoria.[36]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2019.
  2. ^ Vocabolario bresciano - italiano, su www.brescialeonessa.it. URL consultato il 19 maggio 2020.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 303.
  4. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, pp. 33-34.
  5. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, p. 18.
  6. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, p. 19.
  7. ^ P. Rizzini, Illustrazione dei civici musei di Brescia, III, Brescia, 1911, p. 74 e 82.
  8. ^ a b Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, p. 26.
  9. ^ B. Zamboni, Relazione del solenne ingresso del Rev.° Sig. Arciprete e Vic.° For.° Don Giuseppe Tedoldi fatto in Ghedi il dì 13 maggio 1770 sotto i fausti auspizi del Nobile e Reverendissimo Monsignore Alessandro Faita Canonico della Cattedrale di Brescia, p. XI.
  10. ^ F. A. Beccaria, Dell'antichissima Badia di Leno, Venezia, 1767, p. 94.
  11. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, p. 40.
  12. ^ F.A. Zaccaria, Dell'antichissima badia di Leno, Venezia, 1767.
  13. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, p. 41.
  14. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, p. 42

    «[...]Agiverto figlio di Auteperto, cedeva al vescovo bresciano Ramperto, che si era fatto rappresentare dal proprio messo Liutfredo, tutte le proprietà "in vico Gide"»

  15. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, p. 62.
  16. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, p. 60.
  17. ^ a b c d e Antonio Fappani (a cura di), Ghedi (2), in Enciclopedia bresciana, vol. 5.
  18. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, pp. 42-43.
  19. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, p. 112.
  20. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, p. 64.
  21. ^ Bonini, Il convento di Santa Maria delle Grazie, p. 7.
  22. ^ Bonini, Il convento di Santa Maria delle Grazie, p. 13.
  23. ^ Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, pp. 79-80.
  24. ^ Aeroporto di Ghedi e 6º stormo, su aeronautica.difesa.it.
  25. ^ a b Comune di Ghedi, su comune.ghedi.brescia.it.
  26. ^ Bonini, La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Ghedi, p. 119.
  27. ^ Chiara, Alle porte del silenzio, p. 83.
  28. ^ Chiara, Alle porte del silenzio, p. 13.
  29. ^ Chiara, Alle porte del silenzio, p. 69.
  30. ^ Chiara, Alle porte del silenzio, p. 90.
  31. ^ Bonini, Il convento di Santa Maria delle Grazie, pp. 24-25.
  32. ^ Bonini, Il convento di Santa Maria delle Grazie, pp. 38-39.
  33. ^ COMUNE DI GHEDI, su www.comune.ghedi.brescia.it. URL consultato il 13 aprile 2020.
  34. ^ Milena Moneta, L'esilio della biblioteca è finito palazzo Arcioni riapre le porte, in Bresciaoggi, 10 maggio 2019. URL consultato il 15 dicembre 2019.
  35. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  36. ^ Comunicato Ufficiale N° 4 del 21/07/2016 del Comitato Regionale Lombardia - L.N.D.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo Bonini, Ghedi, un paese nato intorno alla sua piazza, Ghedi-Brescia, Cassa rurale ed artigiana dell'Agro Bresciano – Tipolitografia Queriniana, 1987.
  • Angelo Bonini, La chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta in Ghedi. Origini, storia, arte, società, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, 2008, ISBN 978-8855900003.
  • Angelo Bonini, Ghedi 1848-1861. Un frammento della storia dell'unità d'Italia, Brescia, BAMS, 2011, ISBN 978-8890552946.
  • Angelo Bonini, Il santuario della Madonna di Caravaggio in Ghedi, Brescia, BAMS, 2012, ISBN 978-8890552984.
  • Angelo Bonini, Il convento di Santa Maria delle Grazie in Ghedi, Brescia, BAMS, 2016, ISBN 978-88-97941-16-3.
  • Antonio Fappani (a cura di), Ghedi (2), in Enciclopedia bresciana, vol. 5, Brescia, La Voce del Popolo, 1982, OCLC 163181971.
  • Davide Chiara, Alle porte del silenzio, Brescia, Società editrice Vannini, 1988.

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