Aeroporto di Brescia-Ghedi

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Aeroporto di Brescia-Ghedi
Codice IATAnessuno
Codice ICAOLIPL
Descrizione
TipoMilitare
GestoreAeronautica Militare
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
PosizioneGhedi-Stemma.png Ghedi
Costruzione1909
Altitudine AMSL102 m
Coordinate45°26′11.71″N 10°16′08.98″E / 45.436586°N 10.269161°E45.436586; 10.269161Coordinate: 45°26′11.71″N 10°16′08.98″E / 45.436586°N 10.269161°E45.436586; 10.269161
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
LIPL
LIPL
Sito web
Piste
Orientamento (QFU)LunghezzaSuperficie
13/312990 x 45 m

[senza fonte]

L'aeroporto Luigi Olivari di Brescia-Ghedi è un aeroporto militare utilizzato dal 6º Stormo dell'Aeronautica Militare con il 102º Gruppo (Paperi), il 154º Gruppo (Diavoli Rossi) e il 155º Gruppo (Le pantere) equipaggiati con Tornado IDS.

Secondo il programma NATO di condivisione nucleare, a Ghedi sono conservate 20 bombe atomiche B61-4,[1] di potenza variabile tra 45 e 107 chilotoni.[2][3][4]

Il comandante della base è il colonnello Luca Maineri, che ha avvicendato Davide Re il 5 luglio 2017.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 1909 tra Ghedi e Montichiari fu organizzata l'International Air Race a cui parteciparono, tra gli altri, i fratelli Wright, Curtis, Calderara, Rougier e Leblanc; Gabriele d'Annunzio ottenne il record d'altitudine con 198 m. In qualità di reporter per un quotidiano fu presente persino lo scrittore Franz Kafka.[6] Secondo alcuni qui vi fu la prima vittima della storia del volo in Italia, lo studente Enea Rossi, ma, in quanto non si riscontrano quotidiani che riportarono la notizia, si pensa sia stato un erroneo accadimento riportato da Mario Cobianchi, testimone del tempo, nel suo Pionieri dell'aviazione italiana (Editoriale Aeronautico, 1943, Roma) , come si sottolinea in A Brescia oggi si vola: le vicende del circuito aereo di Montichiari tra cronaca e storia (A cura di Massimo Ferrari, EDUCatt Università Cattolica, 9788867801657) ormai sebbene non documentato la leggenda trasmessa da Cobianchi è dura a morire. Comunque fu di quei giorni l'inizio dell'aeronautica a Ghedi.

Nella prima guerra mondiale Ghedi fu importante per la difesa di Brescia e provincia che fu assegnata nel 1916 al 75º Gruppo. Dal 2 novembre 1917 era sede della 10ª Squadriglia da bombardamento "Caproni" fino al 13 dicembre e dal 9 novembre 1917 della 2ª Squadriglia fino alla fine di dicembre. Dal 19 febbraio 1918 vi diventa operativa la 181ª Squadriglia che vi rimane fino al 25 settembre, dal 21 febbraio 1918 arrivano due sezioni della 87ª Squadriglia fino al 20 maggio e dal 13 luglio diventa operativa la 182ª Squadriglia che resta fino al 9 settembre. Ghedi, insieme a Ganfardine fu una pista di decollo per i ricognitori SVA e Pomilio che dovevano fotografare le infrastrutture nemiche. Il 21 maggio 1918, due SVA dell'87ª Squadriglia Serenissima pilotati da Arturo Ferrarin e da Antonio Locatelli arrivarono fino Friedrichshafen, in Germania, per effettuare una ricognizione fotografica dei siti di costruzione degli Zeppelin.

Nella seconda guerra mondiale, Ghedi fu sede della Scuola di Pilotaggio di 2º periodo per il bombardamento e lì si trovavano i bombardieri Fiat B.R.20 e CANT Z.1007; poi, dal 1943, nel periodo della Repubblica Sociale Italiana ospitò aerei da caccia con compiti di difesa aerea per l'Aeronautica Nazionale Repubblicana.

In questi anni la base di Ghedi fu molto attiva. Vi transitavano reparti da caccia, dotati di Fiat G.55 e Macchi M.C. 205 Veltro. Nel 1944 l'aeroporto fu ristrutturato completamente dall'Organizzazione Todt: si costruirono piste, raccordi, piazzole, paraschegge, officine, bunker per una lunghezza di 65 chilometri. Le piste di Ghedi e Montichiari furono collegate dal cosiddetto “raccordo tedesco”, costruito in lastroni di cemento. Furono poi aggiunte difese contraeree e postazioni di mitragliatrici. Si diffusero voci secondo le quali a Ghedi venivano sperimentati velivoli a reazione tedeschi e un'area dell'aeroporto fosse usata per il lancio delle V1. I tedeschi ordinarono ad un proprio aereo di sorvolare Ghedi per scoprire cosa potesse avvalorare quell'ipotesi: era un effetto ottico che non fu eliminato per creare confusione ai nemici.[7] Da differenti pubblicazioni e, da ultimo, dal documentario Tunnel Factories del regista Mauro Vittorio Quattrina (prod. 2010 che riprende quanto scritto nel libro "Tunnel Factories" di Giorgio Danilo Cocconcelli) si apprende che a tutt'oggi, a sud-sud est della fattoria Prandoni posta al limite meridionale dell'attuale pista di Ghedi, è possibile notare una struttura abbandonata con 18 piloni di sostegno, delle specie di cubi di cemento, ai quali veniva avvitata la tralicciatura metallica della rampa di lancio delle V-1, una struttura molto simile ad altre stazioni di lancio in Francia e Germania. Un documento segreto declassificato dei servizi segreti americani nota attività di "V-1" all'aeroporto di Ghedi (così come sul lago di Misurina). Non solo, ma lo scavo del perimetro nel quale è situato questo manufatto è realizzato in come una specie di vasca facilmente riempibile d'acqua, fatto che si ripete in altre basi di lancio v-1, realizzato per confondere la fotoricognizione aerea. Il manufatto tuttora presenta alcune tracce di mimetizzazione giallo sabbia e verde scuro e la struttura imponente in cemento si presenta come la copia quasi esatta del sito V-1 di Eperlecques (F).

Contemporaneamente si stabilirono a Ghedi reparti della Luftwaffe: la 1ª Squadriglia dello Stabgruppe I equipaggiata con Junkers Ju 88 e, a partire dall'ottobre 1944,[8] il secondo Staffel del Nachtschlachtgruppe 9 (Gruppo da combattimento notturno 9) con i suoi Junkers Ju 87D. Ghedi non fu tuttavia mai utilizzata dai Messerschmitt Me 262.

Furono poi trasferite a Ghedi due squadriglie di Messerschmitt Bf 109 tedeschi, che vi rimasero da giugno a settembre, per poi essere fatti rientrare in patria per la difesa della Germania.

Da Villafranca e Ghedi ogni giorno partivano caccia italiani, per poi atterrare e sparire sotto i rifugi. Erano riforniti da autobotti giunte all'aeroporto nottetempo, con i fari spenti ed erano così pronti a volare l'indomani. Gli alleati attaccarono più di trenta volte la base, ma i danni non furono mai gravi grazie ad accorgimenti semplici ma efficaci: i velivoli venivano parcheggiati sotto gli alberi, coperti da reti e da frasche o negli hangar già semidistrutti. Inoltre sagome di legno e cartone erano posizionate ai fianchi della pista.
Gli avieri si rifugiavano nei bunker, e, se degli aerei venivano colpiti, davano fuoco a degli stracci per far credere al nemico di averli incendiati.

Due Tornado IDS del 6º Stormo di stanza a Ghedi.

Alla fine della seconda guerra mondiale l'aeroporto di Ghedi era in pessime condizioni, a causa degli attacchi alleati e delle mine fatte brillare dai tedeschi: vi erano dieci crateri di otto metri di diametro. Il 29 aprile 1945 la V armata americana occupò l'aeroporto e lo trasformò in parte in campo di concentramento per prigionieri di guerra tedeschi, fra i quali anche il generale Frido von Senger und Etterlin. L'aeroporto fu riattivato nel 1951 come sede del 6º Stormo dell'Aeronautica Militare, prima dotato di P-51 Mustang, poi dei jet britannici Vampire, utilizzati fino al 1952.

All'inizio degli anni cinquanta il reparto fu intitolato alla Medaglia d'Oro al Valor Militare tenente Alfredo Fusco; la pista di volo venne ristrutturata per poter essere utilizzata dai moderni jet.

Fino al 1962 Ghedi ospitò gli F-84F e G che furono poi sostituiti dagli F-104 Starfighter e, infine (1982), dai Tornado IDS.

Il 19 agosto 2014 due Tornado di base a Ghedi e da qui decollati, si sono scontrati in volo nei cieli di Ascoli Piceno durante un'esercitazione. I 4 membri degli equipaggi hanno perso la vita.

Strutture aeroportuali[modifica | modifica wikitesto]

A Ghedi il 154º Gruppo occupa la zona nord dell'aeroporto dove si trova un bunker che ospita il Comando, la Sala Operativa, la Sala Navigazione e gli altri uffici. Vi è poi un hangar per i velivoli in manutenzione. Gli aerei operativi sono sparsi sul sedime negli shelter per essere riparati dagli attacchi.

In anni recentissimi molte delle strutture aeroportuali rimaste escluse dall'attuale zona militare sono state demolite per consentire lo sviluppo edilizio dell'area. Fra queste il "raccordo tedesco" ed alcuni paraschegge. Del periodo bellico rimangono la palazzina comando e tre hangar "Saporiti" presso il moderno Aeroporto di Brescia-Montichiari.

Presenza di armi atomiche[modifica | modifica wikitesto]

Piani militari segreti del Patto di Varsavia, risalenti agli anni sessanta e resi pubblici nel 2005, prevedevano un attacco all'Italia attraverso la neutrale Austria con un bombardamento nucleare preventivo sulle città di Vienna, Monaco di Baviera, Innsbruck, Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Ghedi e Piacenza. Le truppe russe-ungheresi consistenti in 7 divisioni motorizzate, 3 divisioni corazzate, 38 lanciamissili, 214 aerei da combattimento, 121 caccia, 24 aerei da ricognizione e 25 bombardieri con armi atomiche prevedevano di occupare il Nord Italia, attraverso le linee di penetrazione di Tarvisio e della Val Camonica, raggiungendo Brescia e Bologna in 13 giorni di combattimenti attestandosi poi saldamente sull'Appennino tosco-emiliano.[9] Al contrario i piani militari segreti della NATO prevedevano, secondo quanto affermato dall'ex presidente Francesco Cossiga in una nota trasmissione televisiva della Rai,[10] una risposta nucleare italiana sulle città di Praga e Budapest condotta dall'aeronautica militare con cacciabombardieri Panavia Tornado dell'aeroporto di Brescia-Ghedi.

Il rapporto statunitense del Natural Resources Defence Council mostra che nella base di Ghedi, secondo il concetto NATO di Nuclear sharing, sono conservate 20 bombe atomiche B61-4 di potenza variabile tra 45 e 107 chilotoni.[2][4][11] La base militare rappresenta inoltre una chiara eccezione all'interno del programma NATO, visto che è l'unica a possedere armi nucleari e ad essere gestita esclusivamente dalle forze armate del paese ospitante e non da quelle americane. Le bombe atomiche B61-4 possono essere utilizzate solo dai cacciabombardieri Tornado IDS del 6º Stormo dell'Aeronautica Militare Italiana, appositamente configurati per l'attacco nucleare.

Persone legate a Ghedi[modifica | modifica wikitesto]

Essendo uno dei primissimi aeroporti militari italiani, oltre che uno dei più attivi (non soltanto) nel corso delle due guerre mondiali, il campo di Ghedi ha visto il passaggio di moltissime "celebrità" legate al mondo dell'aviazione. La lista qui sotto ne include soltanto alcuni.

Terrorismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 luglio 2015 le indagini per l'arresto di due estremisti islamici hanno rivelato che i due terroristi avevano come obiettivo primario colpire l'Aeroporto di Brescia-Ghedi.[14] I terroristi avrebbero scelto l'Aeroporto di Brescia-Ghedi poiché 4 Tornado IDS che facevano parte della coalizione anti-ISIS erano decollati proprio da questo aeroporto. L'obiettivo dell'attacco era colpire armati con Ak-47 alcuni Carabinieri.[15]Gli aspiranti terroristi sono stati condannati a sei anni di carcere con espulsione a fine pena e i giudici nelle motivazioni della sentenza hanno confermato la pericolosità dei due soggetti[16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Upgrades At US Nuclear Bases In Europe Acknowledge Security Risk, FAS Strategic Security Blog, 11 settembre 2015.
  2. ^ a b Nucleare, rivelazione dagli Usa: "In Italia 90 bombe atomiche", la Repubblica, 15 settembre 2007.
  3. ^ USAF Report: “Most” Nuclear Weapon Sites In Europe Do Not Meet US Security Requirements Archiviato il 2 aprile 2013 in Internet Archive., FAS Strategic Security Blog, 19 giugno 2008.
  4. ^ a b NRDC: U.S. Nuclear Weapons in Europe • Hans M. Kristensen / Natural Resources Defense Council, 2005 Archiviato il 1º gennaio 2011, in Internet Archive..
  5. ^ Giornale di Brescia, 5 luglio 2017
  6. ^ Lo scrittore boemo avrebbe raccontato la sua esperienza nel racconto Die Aeroplane in Brescia.
  7. ^ Come si evince dal diario del comando del campo conservato a Friburgo nel Bundesarchiv.
  8. ^ Nachtschlachtgruppe 9.
  9. ^ Alberto Flores D'Arcais, La bomba atomica su Vienna e Venezia, articolo del quotidiano Repubblica del 14 maggio 2005.
  10. ^ Blu notte - Misteri italiani di Carlo Lucarelli, puntata "OSS, CIA, GLADIO, i Rapporti Segreti tra America e Italia" del 2005.
  11. ^ USAF Report: “Most” Nuclear Weapon Sites In Europe Do Not Meet US Security Requirements Archiviato il 2 aprile 2013 in Internet Archive., FAS Strategic Security Blog, 19 giugno 2008.
  12. ^ Archivio Storico Istituto Luce - video.
  13. ^ Cit. in Benito Mussolini, Parlo con Bruno. Edizioni del Popolo d'Italia, 1941.
  14. ^ Terrorismo, 2 arresti a Brescia. Gli investigatori: "Volevano colpire base militare di Ghedi", su milano.repubblica.it. URL consultato il 22 luglio 2015.
  15. ^ Sostenevano l’Isis, due in manette a Brescia: “Volevano colpire la base militare di Ghedi”, su LaStampa.it. URL consultato il 22 luglio 2015.
  16. ^ Attentato Isis a Ghedi? I giudici: terroristi facevano sul serio, in BsNews.it.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografiche

  • Fondazione "Il Vittoriale degli Italiani" (a cura di), D'Annunzio poeta aviatore, Gardone Riviera, 1988.
  • Vaglia, Ugo, Memorie illustri bresciane, Libreria Baronio e Resola Ed., Brescia, 1958.
  • Fappani, Antonio, La guerra sull'uscio di casa. Brescia e i bresciani nella prima guerra mondiale, Brescia 1969.

Giornalistiche

  • "Fantasmi" nel cielo contro gli aerei alleati, di Flavio Mucia. Giornale di Brescia 26 maggio 2000.
  • Il volo degli Stukas nel cielo di Ghedi, di Flavio Mucia. Giornale di Brescia, 25 maggio 2000;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]