Giuseppe Cenni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

«Valzer, ragazzi!»

(chiamata radio che Cenni dava alla 239ª s.a.t. prima del "Tuffo")
Giuseppe Cenni
Giuseppe Cenni.jpg
Magg. Pil. Giuseppe CENNI
Soprannome"Victor Stella" (nella Guerra in Spagna)
NascitaCasola Valsenio, 27 febbraio 1915
MorteAspromonte-San Luca, 4 settembre 1943 (28 anni)
Cause della mortecaduto in azione di guerra (ad armistizio già firmato ma mantenuto segreto)
Luogo di sepolturaCimitero monumentale della Villetta, Parma
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataLesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1929-1943).svg Regia Aeronautica
CorpoAviazione Legionaria
Specialitàpilota di Caccia e
bombardamento in picchiata
Reparto5º Stormo Tuffatori,
102º Gruppo,
239ª Squadriglia,
Cucaracha (Guerra spagnola)
Anni di servizio1935 - 1943
GradoMaggiore (facente funzione di Tenente colonnello)
GuerreGuerra civile spagnola e
Seconda guerra mondiale.
Comandante di5º Stormo Tuffatori,
102º Gruppo,
1º Nucleo Addestramento Tuffatori,
239ª Squadriglia Autonoma,
Scuola da Caccia a Buzău (Romania)
DecorazioniMedaglia d'oro al valor militare,
Medaglia d'argento al valor militare (nr.6)
Frase celebreValzer!
Prima del servizioStudente della Facoltà di Architettura
Fonti citate nel corpo del testo.
voci di militari presenti su Wikipedia

Giuseppe Cenni (Casola Valsenio, 27 febbraio 1915Aspromonte, 4 settembre 1943) è stato un ufficiale e aviatore italiano.

È una leggenda dell’Aeronautica Militare[1][2]: fu insignito della medaglia d’Oro e sei d’Argento al valor militare, Croce di Ferro tedesca di 2ª classe, il passaggio in servizio permanente effettivo e due promozioni per merito di guerra, 3 Croci al merito di guerra; più di 200 azioni belliche, 750 ore di volo di guerra su un totale di 1.460; due guerre combattute da protagonista, 8 vittorie in Spagna, dove risulta tra i migliori assi da caccia, affrontando anche 7 mesi di durissima prigionia, e nella 2ª Guerra Mondiale è l’indiscusso asso dei Tuffatori[3]; sopportò la perdita in combattimento, nell’ultima guerra, di 19 piloti, 16 membri di equipaggio e 13 specialisti[4] del proprio reparto; a soli 28 anni è il più giovane comandante di Stormo della Regia Aeronautica, Stormo che sarà uno dei pochi ad essere decorato di Medaglia d’Oro; in 7 anni passò da Sottotenente di complemento a Maggiore in servizio permanente effettivo, facente funzione di T.Col.; istruttore di volo acrobatico e campione nel volo a vela, dove vinse titoli nazionali e face parte del gruppo olimpico. Questi sono i numeri, scarni ma eloquenti, di Giuseppe Cenni.[5][6][7]

Il 5º Stormo dell'Aeronautica Militare è stato intitolato alla sua memoria, così come il 102º Gruppo del 6º Stormo di Ghedi.[8][9]

Biografia breve[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Cenni in linea volo, con il suo Stuka sullo sfondo [Galatina (Lecce)]

Cenni nasce, il 27 febbraio 1915, sull’Appennino romagnolo, ma presto si trasferisce a Parma. Qui frequenta l’Istituto di Belle Arti e si avvicina al volo a vela. Affronta centinaia di chilometri in bicicletta per frequentare i corsi preliminari di aliante a Cantù. Finito il liceo si iscrive ad Architettura ma, spinto dal grande amore per il volo, decide di entrare in Regia Aeronautica come ufficiale pilota di complemento. Era il 19 giugno ‘35. Conseguito il brevetto militare, il 20 novembre, viene assegnato al 6º Stormo. Poco dopo parte volontario per la guerra di Spagna, nella leggendaria Cucaracha. Qui, nonostante la giovanissima età, 21 anni, diventa uno dei migliori assi italiani. A Victor Stella, questa era il nome di copertura, vengono assegnate ben 7 vittorie, più altre vittorie collettive e l’abbattimento di un dirigibile. Ma il 29 gennaio ‘36, durante una missione di soccorso, colti da improvviso maltempo, viene investito da un gregario, che gli trancia i piani di coda. Costretto a lanciarsi col paracadute, scappa per 3 giorni tra i boschi, ma viene infine catturato. Saranno 7 mesi di durissima prigionia: in celle anguste, lunghe privazioni di cibo e minacce di fucilazione. Sta per finire male e viene inserito in uno scambio di prigionieri della Croce Rossa. Rientrato in Italia è reintegrato nel suo reparto; nel dicembre ‘36, giunge la nomina a S.Ten. in servizio permanente effettivo, per meriti straordinari. Nel ‘38, viene trasferito alla scuola caccia di Castiglione del Lago quale istruttore d’acrobazia. Nell’ottobre ‘39 viene assegnato al 51º Stormo Caccia. In questi anni ottiene anche numerosi titoli nazionali nel volo a vela e viene selezionato per far parte del gruppo Olimpico. All’entrata in guerra dell’Italia, Cenni si trova in Romania, dove deve organizzare una scuola caccia secondo i programmi italiani. Ma Cenni chiede ed ottiene l’immediato rimpatrio e viene assegnato al 52º Stormo. Dopo poco si offre volontario per andare a costituire il primo gruppo di Tuffatori italiani sui leggendari Stuka della Luftwaffe. Concluso l’addestramento in Austria, è subito operativo e gli viene assegnato il comando della 239ª Squadriglia. Inizia così le azioni dalla Sicilia e sul fronte Greco Jugoslavo. Cenni si conferma pilota dall’eccezionali doti e affonda personalmente: una nave da 8.000 tonnellate, una da 2.500 e una nave appoggio. Idea anche una tecnica di bombardamento in picchiata "a rimbalzo": skip bombing. È in questo periodo che nasce il “Valzer!”: il celebre invito al tuffo che usava Cenni. Viene poi inviato in Africa Settentrionale, per un durissimo ciclo di 6 mesi: Maggio - Ottobre 1941. Qui opera sulle munite piazze di: Tobruk, Bardia e Marsa Luk; dove ottiene importanti risultati. Affronta il forzato periodo di riposo, sempre in modo operativo, quale Comandante del 1º Nucleo Addestramento Tuffatori. Il 1º Maggio ‘42, gli viene affidato il comando del neonato 102º Gruppo Tuffatori. Passa alle difficilissime azioni di picchiate notturno su Malta. A cui si aggiungono le azioni di tuffo contro i convogli. Per Cenni e il suo 102º memorabile fu la battaglia di Pantelleria, con i grandissimi risultati conseguiti. Cenni è richiesto dalla Reggiane, nella pericolosa e difficile fase di collaudo, per il nuovo Re.2002. In una breve licenza riesce a riabbracciare a Parma la moglie Tina e le figliolette Stefania e Raffaella, nata da pochi giorni. Il 10 luglio ‘43, con una poderosa azione, gli anglo-americani iniziano lo sbarco in Sicilia. Il 5º Stormo non fa in tempo ad atterrare a Catania che decolla subito in difesa delle coste italiane. Sono ben 4 i piloti a perdere la vita solo in quella prima azione: tra loro il Com.te Nobili. Il comando viene assegnato a Cenni che così, a soli 28 anni, diventa il più giovane Comandante di Stormo dell’Aeronautica. Il 10, 11, 12 e 13 luglio le azioni, sulla rada di Augusta, sono ripetute a costo di durissime perdite. Ma 13 luglio, bombardieri alleati attaccano l'aeroporto di Crotone distruggendo quasi del tutto lo Stormo. Cenni riuscì, in un solo mese, a ricostituire, a Manduria, l’operatività del 5º Stormo. E così il 4 settembre il 5º Stormo viene mandato a ostacolare lo sbarco in Calabria, per mascherare, col loro sacrificio, l’armistizio già firmato. Come d’abitudine, in uscita dall’ultimo tuffo, Cenni chiude il gruppo di piloti e così viene attaccato da 5 Spitfire. Tenta di salvarsi volando a bassa quota tra le insenature dell’Aspromonte: ma verrà abbattuto. Scompare così una delle figure più belle della nostra Aeronautica: sul suo petto aveva 6 Medaglie d’argento VM e una d’Oro. [10][1][2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Prima di entrare in Aeronautica[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 febbraio del 1915, nel comune di Casola Valsenio (Ravenna), sull’Appennino tosco-romagnolo, tra Imola e Faenza, nacque Giuseppe Cenni. Il padre, commerciante di cavalli per l’Arma di cavalleria, a causa del grosso ridimensionamento di tali reparti, dopo la grande guerra, fu costretto a spostarsi a Parma per una nuova occupazione. A circa 3 anni Giuseppe perse la mamma. Gli anni scolastici Giuseppe li passò in seminario: i rigidi anni passati all’interno della struttura religiosa furono una seconda dura prova.[5][11]

Adolescenza: tra arte e volo a vela[modifica | modifica wikitesto]

Lasciato il seminario, Giuseppe si trasferì a vivere da solo a Parma, città che poi lo “adotterà”[N 1], per frequentare l'Accademia di Belle Arti - Toschi, nella sezione edilizia. Ma fu proprio tra i banchi di scuola, che Cenni conobbe Adriano Mantelli, di 2 anni più grande, e già appassionato di volo a vela.[12] Fu così che i due crearono, a Parma, una vera “banda del volo”. Saranno ben 11 ragazzi, di quella “banda”, che entrarono poi in Regia Aeronautica e tra loro vi saranno futuri Generali, come: Alessandrini e Sirocchi. Arrivarono anche a costruire, completamente da soli, un veleggiatore. Leggendarie furono le “biciclettate” che facevano i ragazzi, da Parma a Cantù, circa 200 km, per frequentare i corsi preliminari di volo a vela, voluti da Balbo. Concluso l’Accademia di belle arti, Cenni entrò alla facoltà di Architettura: per seguire le orme di uno zio, titolare di un’importante impresa edile a Salsomaggiore Terme, e del cugino che aveva un prestigioso studio di architettura.[5][13]

Ingresso in Regia Aeronautica[modifica | modifica wikitesto]

Scuola da caccia[modifica | modifica wikitesto]

Ma la passione per il volo era troppo grande e decise, volontariamente, di svolgere il servizio militare durante il primo anno di Università. Fu così che, il 19 giugno del 1935, Cenni entrò in Regia Aeronautica, come allievo Ufficiale pilota di complemento, e già il 30 luglio effettuò il suo primo volo senza istruttore sui cieli di Siena ai comandi di un Fiat AS.1: aveva alle spalle 8 ore di volo. La nomina di pilota giunse il 19 agosto dopo 18 ore di volo; poi a Grottaglie (Taranto), per il brevetto di pilota da caccia che arrivò, dopo 41 ore di volo, il 20 novembre. La prima fase lo aveva visto sul Ba.25, mentre nella seconda sul C.R.20.[14][8]

La vita nei reparti[modifica | modifica wikitesto]

Fu subito assegnato alla 153ª Squadriglia del 3º Gruppo caccia terrestre: uno dei più prestigiosi per la caccia, e che infatti era appena andato a costituire il neonato 6º Stormo Caccia a Campoformido (Udine), provenendo dal 1º Stormo.[15] L’attività addestrativi, anche nei reparti, continuava ad essere molto intensa e specialmente indirizzata all’acrobazia. Uno degli istruttori che maggiormente aiutò Cenni nella sua crescita fu Corrado Ricci: che nutrì fin da subito una particolare simpatia per quel giovane dai grandi occhi azzurri, alto, magro e profondamente innamorato del volo. In quel periodo Cenni ebbe modo di volare su molti velivoli tra cui: Caproni Ca.100 (il famoso “Caproncino”), Fiat C.R.30 e soprattutto sui Fiat C.R.32. Ma una spiccata sintonia la ebbe sul Fiat C.R.20 “Asso”, velivolo sul quale Cenni si esibì con ardite acrobazie fin dal suo primo volo.[5]

La guerra in Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Alférez “Victor Stella”[modifica | modifica wikitesto]

Ai primi di agosto, i piloti dei tre migliori stormi da caccia di quegl’anni, , e , furono convocati perché si stavano cercando volontari per una missione estera. Cenni, senza esitare, si offrì e venne scelto per essere tra i primi 12 piloti di caccia italiani a sostegno del Gen. Franco: in quella che sarebbe stata la Guerra civile spagnola. Non c’erano idee politiche, ma solo la ricerca di avventura e la volontà di dimostrare le proprie abilità di pilota. Di quel primo manipolo di uomini Cenni era il più giovane, con i suoi soli 21 anni, aveva maturato solo 122 ore di volo delle quali 81 effettuate presso il reparto: ma ora era pronto a entrare in azione e ad essere uno dei 4 ufficiali di quella operazione. Fu così che, all’alba del 14 agosto 1936, il cargo italiano Nereide entrò nel porto di Melilla, sulla costa mediterranea del Marocco spagnolo, che era appena stata occupata dalle forze nazionalistiche guidate dallo stesso Gen. Franco. Il carico della nave consisteva in 12 Fiat C.R.32, che erano stati imbarcati nel porto di La Spezia una settimana prima; la nave aveva anche trasportato 18 volontari della Regia Aeronautica in Nord Africa. Ma, data l’iniziale neutralità dell’Italia nel conflitto iberico, tutti i membri italiani della spedizione dovettero arruolarsi nel Tercio de Extranjeros, la legione straniera Spagnola (Aviazione Legionaria), assumendo falsa identità. Fu così che il S.Ten. Giuseppe Cenni, divenne l’Alférez Victor Stella.[16]

La Cucaracha[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Cenni in Spagna a bordo di un CR.32

Incominciò tra collaudi e vigilanze lungo la costa del Marocco. Ebbe anche modo di provare il Breguet.19 e fare vari voli sul bimotore Junkers 52. Ben presto arrivarono le partenze su allarme e le scorte. Il primo giorno significativo arrivò il 15 settembre: Stella, che aveva azzardato un volo sul campo nemico di Andújar, si accorse di come fosse in quel momento sguarnito. Rientrato al comando per fare rapporto, come da ordini, pochi minuti dopo era nuovamente in volo con un S.81 che bombardò i mezzi sulla pista. Lo stesso Cenni, a volo radente, mitragliò facendone incendiare due. Il 17 fu chiamato in soccorso a Cáceres e, mentre atterrava, un camion, carico di bombe, gli attraversò la pista: fu inevitabile lo schianto e il cappottamento del velivolo. Miracolosamente Cenni ne uscì illeso, tanto che due giorni dopo era nuovamente in volo. Il primo scontro arrivò il 25, con i primi colpi a segno che danneggiarono fortemente un aereo. Così il 26 mattina e pure nel pomeriggio dove Cenni ottenne la sua prima vittoria su un Breguet.19, oltre a un Potez in collaborazione con Mantelli. La squadriglia aveva intanto assunto il nome di “Cucaracha” (scarafaggio) e rappresenterà sicuramente una delle più leggendarie della Guerra civile spagnola; come simbolo assunsero uno scarafaggio suonatore di sassofono. Vari furono le azioni e gli scontri nei giorni seguenti. Come nel pomeriggio del 18 novembre, in cui ebbe modo di effettuare un altro scontro ottenendo un’altra vittoria. Particolare fu il 23 ottobre, quando Cenni, che si era spinto su Madrid, vide due dirigibili sulla città. Rientrato per far rapporto, vi ritornò per abbatterli: uno da solo e uno in collaborazione con l’asso spagnolo Morato. Il 6 novembre intervenne in soccorso, nelle vicinanze di Madrid, a una formazione che prevedeva sia bombardieri che caccia di scorta ma che erano stati duramente attaccati da dei Polikarpov I-15, più veloci e meglio armati. In questa giostra Cenni ottenne un’altra vittoria. Sui cieli di Madrid, nella mattina del 15 novembre, Cenni ebbe modo di affrontare un duro duello con dei Polikarpov I-16, un monoplano nettamente più veloce, riuscendone ad ottenere un’altra vittoria. Il 2 dicembre, tre bombardieri B-10 fecero una puntata sul campo di Talavera: i caccia italiani, destinati all’allarme, decollarono subito, tra cui lo stesso Cenni. L’azione era stata condotta appositamente per allontanare i caccia dalla pista. Poco dopo, infatti, 18 Polikarpov R-5 attaccarono il campo. Ma Cenni accortosi per primo dell’infruttuoso inseguimento tornò alla base: questo gli consentì di rovinare i piani e di abbattere tre Polikarpov R-5.[17][18]

I 7 mesi di durissima prigionia spagnola[modifica | modifica wikitesto]

La Castiglia fu investita da una nevicata straordinaria che impedì il decollo per tutto il mese di gennaio. Il 29 le condizioni meteo sembrarono migliorate: si decise così di compiere una missione, con aviolancio di viveri alla Guardia Civil e ai falangisti, tra cui donne e bambini, asserragliati nel santuario della Virgen de la Cabeza e ormai ai limiti delle forze. Decollarono, da Siviglia, 3 S.M.81, carichi di viveri e munizioni, scortati da 3 Ro.37 e 9 CR.32. Ma, durante il volo, un grosso fronte nuvoloso investì la formazione italiana. La missione venne annullata, ma i piloti si trovarono in assenza totale di visibilità. Per i CR.32, non attrezzati a queste condizioni, fu una strage con 6 velivoli non rientrati: un pilota morto, quattro catturati e uno atterrato in territorio amico. Cenni usò tutte le sue capacità di pilota per mantenere il suo CR.32 in volo rettilineo: ma fu investito da uno dei suoi gregari che, con l'elica, gli tranciò i piani di coda. Fece appena in tempo a lanciarsi col paracadute, prima dello schianto. Se degli altri piloti si ebbero fin da subito notizie, non fu così per Cenni. Infatti, vagò tra le montagne nel tentativo di rientrare in territorio amico; ma al 4º giorno, infreddolito e affamato, dopo un breve inseguimento, fu catturato. Iniziò così una lunga e crudele prigionia: in celle umide, sporche, alte poco più di un metro, con lunghe privazioni di cibo, duri interrogatori e fu perfino condotto davanti a un plotone di esecuzione. La lunga e crudele prigionia lo fiaccò nel corpo ma non nello spirito. Dopo 7 mesi, oramai ridotto pelle e ossa, intervenne la Croce Rossa Internazionale che lo fece inserire in uno scambio di prigionieri.[19]

Tra le due guerra[modifica | modifica wikitesto]

Rientro[modifica | modifica wikitesto]

A fine di luglio del 1937 Cenni rientra finalmente a Parma. All’Istituto di Medicina legale, fu trovato in condizioni fisiche pietose: gli fu prescritto un lungo periodo di convalescenza. Ma per un "drogato" del volo, che aveva già fatto 7 mesi di astinenza dai cieli per la prigionia, non si può obbligare un’ulteriore assenza. Così non ci si sorprese nel trovarlo a Ravenna, al suo 3º Gr., per fare almeno un giretto sul “Caproncino”: Gorizia e ritorno.[20] Intanto arrivò una bellissima notizia, una figura come Cenni non si poteva perdere e così arrivò il passaggio da S.Ten. di complemento a S.Ten. in servizio permanente effettivo per “merito di guerra”[21]: finalmente il volo sarebbe diventare il suo lavoro. A dicembre del 1937 arrivò anche la promozione a Tenente. Riprese a volare a ottobre e fino a giugno ’38 fu sempre impegnato in sole attività acrobatiche in seno al 6º Stormo a Campoformido.

Istruttore: acrobazia e arte militare[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Cenni nel periodo tra le due guerre

A fine agosto '38 fu inviato alla Scuola Caccia di Castiglione del Lago: qui, oltre all’incarico di istruttore di pilotaggio e acrobazia, ebbe anche il corso teorico di “Arte Militare Aerea”. A soli 23 anni Cenni teneva lezioni di teoria e pratica a dei ragazzi di circa la sua età: sembra strano, ma l’esperienza maturata in Spagna e le 2 M.A.V.M., gli conferivano il giusto ascendente per questo prestigioso incarico. Durante questa fase, ebbe modo anche di volare sui: Br.25, Ro.41, Fiat C.R.30, Ca.310 e B.R.3.[22][23]

Gli strascichi delle gravi privazioni patite durante la dura prigionia in Spagna, non davano pace a Cenni: e, il 12 aprile 1939, fu dichiarato “inabile a qualsiasi servizio per mesi due”. Un simile esito arrivò alla successiva visita di controllo, che ne impediva ancora il volo. La prognosi fu sciolta solo il 21 agosto: dopo più di 4 mesi. In questo periodo ebbe modo di portare a buon fine il progetto matrimoniale: sposandosi, il 31 luglio 1939, con la Signora Tina Zarotti, che aveva conosciuto da ragazzo a Parma.[22]

Istruttore del corso Rex[modifica | modifica wikitesto]

Fu quindi mandato alla Scuola di Pilotaggio dell’Accademia Aeronautica a Caserta, mentre si svolgeva il Corso “Rex”. Era un incarico estremamente prestigioso: ma Cenni era troppo irrequieto e amava la vita operativa.[22]

21º Gruppo - 51º Stormo Caccia[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º ottobre 1939, ottiene il trasferito alla 354ª Squadriglia, 21º Gruppo del 51º Stormo Caccia, per la difesa di Roma. Qui poté effettuare il passaggio sul primo monoplano tutto metallico della Regia Aeronautica: il Fiat G.50. All’inizio del 1940, vi è la nascita della prima figlia Stefania.[24][25]

Comando scuola piloti in Romania[modifica | modifica wikitesto]

L’Italia aveva venduto alla Romania dei velivoli e, secondo gli accordi, la Regia Aeronautica avrebbe dovuto istituire a Buzău (Romania) una scuola caccia, per ufficiali, secondo i canoni italiani. Fu quindi assegnato a Cenni, oltre al solito incarico di istruttore di volo, anche quello di organizzare la nuova scuola. Arrivò il 1º aprile 1940, e le opinioni dei vertici rumeni sul suo operato furono ottime: ma il 10 giugno 1940, l’Italia entrò in guerra. Cenni non era certo il tipo da rimanere all’estero quando in Italia c’era “da fare”: quindi chiese ed ottenne l’immediato rimpatrio.

Seconda Guerra Mondiale[modifica | modifica wikitesto]

52º stormo: pilota da caccia[modifica | modifica wikitesto]

I vertici della Regia Aeronautica non persero tempo, e 15 giorni dopo Cenni era già operativo al 52º Stormo, sull’aeroporto di Sarzana (La Spezia), come pilota di caccia sul G.50. Decollò alcune volte su allarme, fino a spingersi anche sui cieli della Corsica. Quelle, per Cenni, furono le ultime ore da pilota di caccia.

Cenni sugli Stuka[modifica | modifica wikitesto]

L’Aeronautica, infatti, cercava piloti da caccia da poter inviare in Austria, a Graz, per effettuare il passaggio sul famoso e temuto Ju.87 Stuka: si voleva consentire anche alla Regia Aeronautica di avere un proprio reparto tuffatori. Ovviamente, per non sfigurare di fronte all’alleato germanico, sempre pronto alla critica, si scelsero tutti piloti volontari e con comprovata esperienza e abilità. Così il Ten. Cenni fu inviato sull'Aeroporto di Graz. Memorabile, per i piloti italiani, fu il 21 agosto, quando vennero portati per la prima volta davanti agli Stuka: si avvicinarono inizialmente un po’ intimoriti. Questo fece nascere qualche sorrisino ironico tra i piloti tedeschi. Cenni senza dire nulla si allontanò dal gruppo e andò a sedersi su uno Stuka, si fece spiegare un paio di cose da un pilota tedesco e decollò. Giro intorno all’aeroporto e atterraggio. Ancora motore e ridecollò: dopo essere sparito all’orizzonte, eccolo ritornare. Atterraggio. Manetta al massimo e decollo: da lì ci furono 10 minuti di autentico spettacolo acrobatico regalati da Cenni. Lo sgraziato Stuka si era trasformato in un leggerissimo veleggiatore ai comandi di Cenni. Ora i sorrisi si erano spostati sui visi dei piloti italiani. Da lì incominciarono 20 giorni di intenso addestramento, e Cenni fu subito dichiarato abile per la specialità: tanto che rientrò al Nucleo Addestramento al Tiro in Picchiata di Lonate Pozzolo in qualità di istruttore. Ma si spostò pochi giorni dopo in un reparto operativo, con il comando della 239ª Squadriglia del neo-costituito 97º Gruppo Bombardamento a Tuffo.[26] Intanto arrivò anche la nominato a capitano.[27] Iniziò ad operare da Comiso (Sicilia): l’inizio fu promettente, avendo colpito una grossa nave da guerra il 28 novembre.[28]

Fronte Greco Albanese[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Cenni mostra la sequenza dei tuffi. Tutti i piloti della 239ª Sq., e che sono ritratti nella foto, perderanno la vita in azione di guerra.[N 2] [Gennaio 1941, Galatina (Lecce)]

Le grandi difficoltà delle truppe italiane sul fronte greco albanese, spinsero lo Stato Maggiore a mandare forze di appoggio. Così il 97º Gruppo, al comando del Magg. Larcher, fu trasferito sull'Aeroporto di Lecce-Galatina. Dal 14 dicembre 1940 il Cap. Cenni, con spesso 2 sortite al giorno, sempre alla testa dei suoi piloti, iniziò un’intensissima attività i cui risultati più significativi furono: bombardato in picchiata del castello di Borsh (sede di un comando nemico), il ponte Piqerasi per Saranda, il nodo stradale di Delvina, la rotabile ed altri obbiettivi a sud di Argirocastro, truppe nemiche in avanzamento, le posizioni fortificate a Himara, la litoranea tra Lucova e Piqerasi (a sud di Himara), la rotabile Permeti-Kelcyre-Kugar nella valle del fiume Vojussa, bombardamento e il mitragliamento della rotabile di fondo valle della Vojussa, il nodo stradale di Kelcyre nella valle della Desnizza, una agguerrita batteria nemica a Quota 209 e furono inoltre mitragliati automezzi e salmerie oltre a vie di comunicazione. Le attività erano quotidianamente e senza sosta, l’unico elemento che riusciva a bloccare il decollo era il maltempo, che consentiva a tutto il personale di rifiatare. La reazione contraerea era spesso intensa e gli Stuka, non di rado, rientravano colpiti: come il serg. Fabbri colpito e costretto ad un atterraggio di emergenza sul campo di Valona. Gli obiettivi vennero tutti centrati e con grande precisione: come venne sempre documentato dal velivolo dello stesso Cenni, che aveva come mitragliere il 1º aviere Busseti, armiere-fotografo.

Tecnica della “Picchiata Cenni” o skip bombing[modifica | modifica wikitesto]

Cenni aveva capito subito che la tecnica tedesca di bombardamento, ossia picchiata in verticale sul bersaglio, era poco produttiva a causa: del ridotto bersaglio orizzontale, della mobilità della nave e dal numero molto esiguo di Stuka italiani. Cenni quindi ideò e realizzo lo skip bombing: questa tecnica, nota come “picchiata Cenni”[N 3], consiste nello sganciare la bomba, dopo una picchiata molto angolata, in volo orizzontale e perpendicolare al lato della nave. Nello sganciare la bomba, in volo orizzontale ad una velocità di circa 350-400 km/h ad un'altezza di 50 metri, in prossimità del natante, in modo che l'ordigno rimbalzasse sulla superficie del mare e colpisca la fiancata dell'obiettivo provocando un ampio e irreparabile squarcio. Il risultato aveva effetti molto simili ai siluri: ma ovviamente richiedeva uno sforzo bellico, di uomini e mezzi, nettamente inferiore. E il 4 aprile 1941, nel golfo di Dafinico (Corfù), Cenni ebbe modo di sperimentare la nuova tecnica ai danni del mercantile greco Suzanna (1.000 t.). Fu un centro pieno, così anomalo per risultato che fu preso per un siluro come avverrà in altri casi.[29] E nella terza sortita della giornata fu affondato il cacciatorpediniere Possa (2.400 t.).

Fronte jugoslavo[modifica | modifica wikitesto]

Dal 6 aprile ha inizio la guerra contro la Jugoslavia. Cenni venne trasferito a Jesi (Ancona), per le operazioni antinave. Tra i vari attacchi vi fu quello al porto di Selenico dove fu affondata una nave da guerra (2.000 t.). In queste attività si persero 3 Stuka con 4 morti. Ma la resistenza jugoslava ben presto cadde.

Resa della Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Già il 19 aprile, ritornato a Galatina, ricominciò con le azioni sulla Grecia, tra cui: il ponte sulla rotabile a nord di Giannina, il famoso ponte di Perati per bloccare il ripiegamento delle truppe greche. Varie, anche, le azioni contro mezzi corazzati nemici, come: il concentramento a sud di Doljiana (distruggendone ben 60) oppure la colonne verso Kalibaki (distruggendone 50). In ogni azione gli Stuka italiani rientravano colpiti, dalla contraerea, in più punti. Non mancavano neppure le azioni sulle acque di Corfù, in cui venne affondato il mercantile Joanna (1.200 t.). Il 21 aprile ebbe fine la Campagna italiana con la resa della Grecia. A ricompensa dell’intero ciclo di operazioni, sul fronte Greco e quello Jugoslavo, a Cenni verrà conferita 1 Medaglia d'Argento al Valor Militare.

Fronte Libico: Tobruch[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo la 239ª Squadriglia di Cenni divenne autonoma: consentendogli così maggiore autonomia e libertà di azione e fu inviata ad operare in Cirenaica (Libia orientale). Durante il volo di trasferimento di parte degli specialisti, il 7 maggio, l'S.M.82 fu attaccato da caccia inglese e dovette ammarare: 13 specialisti della 239ª, dei 22 a bordo, persero la vita. Cenni e gli altri piloti, che avevano avuto 15 giorni di licenza, arrivarono con il personale restante l’11 maggio, e si ricominciò ad operare da Derna (Libia). Ricordando le azioni più significative: il 20 maggio Cenni, con i suoi fidi compagni, affondò la petroliera Helka (4.000 t.) e la corvetta Grimsby (1.000 t.). Il 29 maggio il depositi di carburante e batterie contraeree nel porto di Tobruk. Il 1º giugno furono gravemente danneggiate 2 navi da carico dirette a Tobruk. Il 2 giugno furono neutralizzata le forti batterie contraeree ma con la morte di un equipaggio. L’8 giugno distrutta una zona fortificata ma con la morte dell’equipaggio del S.Ten. Daverio. Il 18 giugno distrutti mezzi corazzati a sud di Sollum.[30] Il 23 giugno Cenni, che operava sempre senza sosta, affondò la corvetta Auckland (1.200 t.). Il 29 giugno, affondarono il cacciatorpediniere Waterhem e Defender.[31] Il 30 giugno, Cenni con un centro pieno, fatto con la “Picchiata Cenni”, affondò la corvetta Cricket e poi danneggiò gravemente la Flamingo; in quell'azione il simpatico Srg. Tarantola fu abbattuto, ma riuscì a salvarsi, mentre lo specialista trovò la morte. Nei giorni seguenti continuarono le azioni su Tobruk, con i pochi Stuka rimasti, affondando un altro mercantile. Il 28 luglio Cenni con la sua Squadriglia affondarono il sommergibile Cachalot. Le attività continuarono fino al rimpatrio a Trapani, del 18 novembre, ma in quei giorni partì l’offensiva inglese (Operazione Crusader). La 239ª fu richiamata e 8 giorni dopo era già pronta per altre dure operativa, fino al 23 dicembre, con il rimpatrio di tutto il personale. Si chiuse così un durissimo ciclo operativo per la 239ª Sq. di Cenni, con il sacrificio di: 6 piloti, 7 uomini di equipaggio e 13 specialisti.[32][33]

Istruttore tuffatori notturni[modifica | modifica wikitesto]

I grossi limiti degli Stuka, mostrati nelle operazioni in Cirenaica, e che portarono a vari morti, convinsero lo Stato Maggiore a impiegare i tuffatori in operazioni notturne. Scelta azzardata, data la totale assenza di strumentazione a bordo (non c’era neppure l’orizzonte artificiale) e l’impreparazione dei piloti al volo notturno. Fu chiesto a Cenni, il più qualificato tra i tuffatori[3], di assumere l'incarico di istruttore di volo notturno nel 1º Nucleo Addestramento Tuffatori di Lonate Pozzolo.[34]

102º Gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º maggio 1942, sul Campo della Promessa a Lonate Pozzolo, vi fu la cerimonia costitutiva del 102º Gruppo Tuffatori, e il comando fu affidato a Cenni. Il gruppo era costituito dalle squadriglie: 209ª e la 239ª di Cenni. Il neonato 102º Gruppo, con il 101º, andò a ricreare il 5º Stormo Tuffatori sotto il comando del T.Col. Nobili. Furono subito messi in allarme e iniziarono ad operare da Gela (Caltanissetta): però, questa volta, si doveva operare in rischiose e difficili missioni notturne. Tutte le sere, Cenni col suo 102, operava nell'oscurità del cielo di Malta. Gli obbiettivi erano gli aeroporti maltesi e le difese dell'isola. Ma in breve tempo il 102 perse 3 equipaggi: un sacrificio troppo elevato. Lo Stato Maggiore della R.A. ordinò, dopo 40 giorni, di tornare ad operare di giorno.[35][34]

Valzer![modifica | modifica wikitesto]

Special color sulla deriva di un Tornado del 102°Gr. con il "Valzer!" e il simbolo del Papero e lo storico Grillo. (6° St. Ghedi, 2008)

La chiamata radio, che Cenni aveva iniziato a dare ai suoi piloti fin dalle prime azioni di tuffo con gli Stuka, della sua 239ª Squadriglia Autonoma Tuffatori, era:

«Valzer, ragazzi!»

(chiamata radio che Cenni dava alla 239ª s.a.t. prima del "Tuffo")

Il “Valzer!” non era un invito soltanto al tuffo, ma divenne, per Cenni e i suoi uomini, un motto in uso sia in volo come a terra. Un invito a momenti scanzonati, così a quelli più drammatici.[36][37]

Questa frase, anche dopo la morte di Cenni, rimase sempre presente nel gruppo: tanto che, dal 1993, il “Valzer!” compare, come special color, sulle derive degli aerei del 102º Gruppo (F-104 prima e Tornado poi). E ancora oggi non c’è brindisi di Gruppo che non si concluda con un “Valzer!”: oggi come ieri simbolo dei valori del 102.[38][39]

Battaglia di mezzo giugno[modifica | modifica wikitesto]

Così Cenni tornò ad attaccare grosse navi: come nella Battaglia di mezzo giugno a Pantelleria. Dove, dopo una lunga ricerca, il 14 giugno, i 17 Stuka guidati da Cenni, intercettarono il convoglio: ma oramai erano giunti al limite dell’autonomia. Cenni diede comunque l’ordine di attaccare. Furono affondati: un incrociatore (8.000 t.), un mercantile e danneggiata gravemente una grossa nave da guerra e altre 5 navi colpite. Tutti gli aerei rientrano ma con i serbatoi vuoti. Il giorno dopo furono affondati un incrociatore ausiliario, 2 grossi mercantili e 2 piroscafi. Ma vennero attaccati da Hurricane e Spitfire: il 102 perse un equipaggio. Cenni in quei 2 giorni totalizzò ben 23 ore di volo di guerra in mare aperto.[40][41] A tutti gli uomini del 102 arrivò una decorazione, a Cenni la MAVM sul campo.[42]

Ma fu lo stesso Cenni che descrisse i fatti in una lunghissima lettera al Gen. Tedescini Lalli, padre fondatore del 102º Gruppo. Uno stralcio relativo alla missione del 14 giugno:

«[…] Quando, alle ore 18 del giorno 14, dal campo trampolino di Chinisia, staccammo le ruote in diciassette apparecchi e puntammo verso ovest in mare aperto, era in noi, ferma, assoluta, irrevocabile la decisione di vincere a qualunque costo. Il destino volle che questa decisione chiedesse ai miei piloti, e soprattutto a me, di osare più di quanto fosse nel previsto e ciò perché il convoglio si profilò all’orizzonte quando i limiti estremi dell’autonomia degli apparecchi stavano per essere superati e quando il proseguire significava avere molte probabilità di non essere più in grado di rientrare. Mi fu, in quell’ora suprema, di sprone il ricordo delle Vostre parole, Eccellenza e di quell’abbraccio […] Non esitai e con me non esitarono i sedici uomini consci di quanto doveva essere osato. L’obiettivo venne raggiunto e ci buttammo in picchiata a novanta, sganciando, tra i seicento e gli ottocento metri, dodici bombe da cinquecento e cinque da mille che colpirono al segno mentre la reazione contraerea violentissima ci accoglieva con valanghe di fuoco. […]»

(Tratto da una lettera del Magg. G. Cenni al Gen. Tedescini Lalli, del 19 giugno 1942[43])

Nella stessa lettera raccontò, tra le tante cose, anche di come, deviando personalmente su Pantelleria, avesse coordinato i soccorsi del velivolo abbattuto il 15, dopo il difficilissimo confronto con la caccia; ma anche delle sue preoccupazioni per la sorte di un cane abbandonato, a Lonate Pozzolo, a cui, dovendo partire con urgenza, non era riuscito a trovare una sistemazione.[43]

Malta di notte[modifica | modifica wikitesto]

Si tornò ad operare, dal 26 giugno, su Malta di notte: nonostante l’elevate perdite umane che aveva già dovuto pagare il gruppo di Cenni in questo tipo di missioni. Ad esempio, il 5 luglio alle 2 di notte, il 102 di Cenni fu intercettato da un grosso gruppo di caccia: ci volle tutta la loro abilità per disimpegnarsi. Oppure, il 16 luglio, affondarono il veloce posamine Welshman. Ma l’obbiettivo principale fu il radiolocalizzatore a Cala S.Marcu. Era tecnicamente l’obbiettivo più difficile, per il punto in cui era stato messo: e il compito di distruggerlo fu affidato a Cenni. Nonostante la picchiata notturna mancasse del tutto di riferimenti: Cenni riuscì a distruggere l’obbiettivo. Ma nelle varie missioni si persero altri 5 equipaggi.[44]

Sperimentazione sul Re.2001 Tuffatore[modifica | modifica wikitesto]

Dal 26 agosto fu assegnato esclusivamente a Cenni, in qualità di migliore pilota della specialità[45], un Reggiane Re.2001 in via sperimentale: l’obbiettivo era capire il suo possibile impiego nella picchiata. A seguito di varie missioni, Cenni compilò una dettagliatissima relazione, che prevedeva l’uso contemporaneo degli Stuka e del Re.2001, con il secondo nel ruolo di tuffatore prima e cacciatore subito dopo. La prima missione con questa tecnica si svolse, infatti, circa alla mezzanotte del 22 settembre: dove, sui cieli di Mata, Cenni, sul 2001, aveva richiamato su di sé l’attenzione della caccia, consentendo ai 3 Stuka, distanziati di alcuni minuti, di svolgere la missione. Intanto proseguirono anche le normali azioni notturne su Malta: con, ad esempio, la distruzione, a opera di Cenni, del radiolocalizzatore di Salina Bay, nascosto in uno stretto anfratto. Ma il gruppo perse altri 2 equipaggi. Lo Stuka in picchiata incominciava a manifestare grosse vibrazioni; Cenni si consultò lungamente con i tecnici tedeschi che bloccarono le macchine per limiti di usura. Nonostante questo Cenni, non accettando l’inattività, continuò ad operare utilizzando gli Stuka in condizioni meno peggiori. Ma il 6 novembre, gli ingegneri italiani bloccarono definitivamente Cenni e il suo 102º Gruppo.

Re.2002 “Ariete” II[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 1942 i due reparti del 5º Stormo Tuffatori, il 101° e il 102º Gruppo, si ritrovarono a Lonate Pozzolo per il passaggio di macchina, dato che gli Stuka erano, oramai, arrivati al limite dell’usura. Intanto le Officine Meccaniche Reggiane stavano per licenziare un caccia, a firma dell’Ing. Longhi: era il Re.2002 “Ariete” II. Data la non particolare velocità, si optò per destinarlo ai reparti da “Tuffo”: e, per l’urgenza del momento storico, entrò in produzione ancora prima del superamento di una vera fase di collaudo. Non pochi furono i problemi nella messa a punto, che vide anche la morte di un collaudatore. Fu così che l’Ing. Longhi chiese ed ottenne, dal comando della 1ª Squadra aerea, la presenza di Cenni in questa delicata fase. Così Cenni, con la sua 239ª Squadriglia, si trasferì sull’Aeroporto di Reggio Emilia, mentre il restante del gruppo rimase a Lonate Pozzolo. Il 3 febbraio 1943, Cenni effettuò il suo primo volo: ma i problemi furono di difficile soluzione, come lo stallo dell’elica nella fase di picchiata.[46] Migliorato tutto quello che poteva essere migliorato, si incominciò con un’intensa attività addestrativi: ma anche in questa fase il 102º Gruppo di Cenni dovette pagare ulteriore pegno con la morte del Magg. S. Rastelli. Intanto, il 6 giugno 1943, nasce a Parma la secondogenita, Raffaella, e c’è giusto il tempo per qualche visita: perché, pochi giorni dopo, il 5º Stormo fu rischierato sull’Aeroporto di Tarquinia (Viterbo).[47][48]

Sbarco in Sicilia: operazione Husky[modifica | modifica wikitesto]

Nella notte del 9 luglio 1943 incominciò lo sbarco in Sicilia, nome in codice operazione Husky. Nella prima mattina del 10, Cenni, al comando del gruppo, si spostò da Tarquinia a Crotone. Appena atterrati arrivò subito l’ordine di ridecollare: vi fu solo il tempo per agganciare le bombe e, alle 18.10, instancabilmente, decollarono 2 formazioni di 4 velivoli: una guidata dal T.Col. Nobili e l’altra da Cenni. Arrivati sulle coste di fronte ad Augusta furono travolti da un inferno di fuoco. Finito lo sgancio delle bombe contro le navi da guerra gli 8 Re.2002 furono intercettati da Spitfire. Tre velivoli furono abbattuti: tra cui il Comandante del 5º Stormo, T.Col. Nobili. Quel drammatico lutto, portò i vertici ad affidare a Cenni il comando dello Stormo, diventando così, a soli 28 anni, il più giovane comandante di Stormo della Regia Aeronautica.[49] Nonostante fosse emerso, dal giorno precedente, che affrontare quei cieli senza scorta fosse un suicidio: Cenni, ligio agli ordini, continuò senza esitazione seguito con altrettanta determinazione dai suoi uomini. L’11 vi furono 2 missioni: perdendo altri 3 piloti. Stessa cosa il 12, dove fu abbattuto Ten. Moglia, che però riuscì a salvarsi. Così il 13 che vide Cenni, in una giostra furibonda, disimpegnare i propri piloti attaccati da un gruppo di Spitfire: riuscendo anche ad abbatterne uno. Ma altri 2 piloti del 101º Gruppo persero la vita. Nello stesso giorno 50 Bombardieri B.24 rasero al suolo l'aeroporto di Crotone: il 5º Stormo non c’era più! Completamente rasato al suolo. Evidentemente la manciata di piloti italiani dava fastidio alle operazioni degli alleati: data la veemenza della reazione. Il giovane comandante si trovò così a dirigere il momento più drammatico dello Stormo. Trasportare i feriti più gravi, spostare i morti e organizzare una striscia di emergenza per far decollare gli aerei che si potevano salvare. Direzione l'Aeroporto di Manduria (Taranto): nuova base di quel che restava del 5º Stormo Tuffatori. Pochi giorni a Cenni, e ai suoi uomini, per inventarsi nuovi Re.2002, ritirarne altri a Reggio Emilia, ricominciare da zero la vita di uno Stormo e alla fine di luglio riprendere regolarmente con le missioni. Nel frattempo, il 25 luglio, cadde il fascismo: ma il 5º Stormo rimase compatto sotto la guida di Cenni, la guerra andava avanti e lo Stormo c'era.[50][51]

L’operazione Baytown e l'armistizio[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 settembre parte l'operazione Baytown con l'invasione della penisola italiana: 10 Re.2002 del 5º Stormo decollarono da Manduria per ostacolare lo sbarco alleato a Reggio Calabria. La missione si concluse senza perdite. Alle 17.15 dello stesso giorno, a non molti chilometri da quegli scontri, sotto una tenda nascosta tra gli ulivi a Cassibile, il Gen. Castellano firmava, per nome del governo italiano, l’armistizio corto, controfirmato dal Gen. statunitense Bedell Smith. L’Italia si arrendeva senza condizioni.[52][53]

[modifica | modifica wikitesto]

La guerra era finita... ma il 4 settembre 1943, sulla base di Manduria, gli uomini del 5º Stormo Tuffatori nulla sapevano e neppure immaginavano di quanto fosse accaduto il giorno precedente. L'invasione della penisola andava avanti e non si poteva far altro che ostacolarla con tutte le forze possibili. Sulla scrivania del Comandante Cenni arrivò chiaro l’ordine di affrontare l’ennesima missione per ostacolare, con il massimo sforzo, lo sbarco in Calabria. La missione prevedeva una scorta diretta e indiretta di caccia per i Re.2002.[54]

Cenni, nonostante l’incarico di comandante di Stormo, volle guidare personalmente l’operazione. La mattina del 4 settembre, alle 11 e 25, 12 Re.2002 decollarono diretti a Gallico. La formazione di "Ariete" era scortata da 10 Macchi M.C.202 del 21º Gruppo Caccia Autonomo e 12 Macchi M.C.205 del 9º Gruppo del 4º Stormo. Proprio mentre i tuffatori italiani si accingevano ad attaccare la testa di ponte alleata, comparve sullo Stretto di Messina una formazione di una trentina di Spitfire Mk.IX del 111 Squadron e Spitfire Mk.V del 243 RAF Squadron di scorta a otto cacciabombardieri P-40 Kittyhawk diretti verso la penisola: i caccia britannici, avvistati gli aerei italiani, virarono per intercettarli. Così i Macchi 205 e purtroppo i 202, destinati alla scorta direttai, persero di vista i Reggiane. Arrivò, da Cenni, il «Valzer, ragazzi!»: i Re.2002 si lanciarono in due picchiate. Quattro imbarcazioni tipo LCF vennero affondate e molto materiale bellico distrutto. I tuffatori italiani uscirono tutti indenni dalla violentissima reazione contraerea. Cenni che, come sua abitudine, in uscita dalla picchiata si metteva in coda al gruppo, per garantire la copertura ai suoi uomini[55], fu attaccato da quattro Spitfire IX del 111 Squadron, che si erano disimpegnati dal combattimento con i Macchi e si erano lanciati sui Re.2002. In coda c'erano: il Ten. Renato Moglia, il Sergente Walter Banfi e il Comandante Cenni a chiudere. Banfi fu subito colpito e trovò salvezza lanciandosi col paracadute. Cenni tentò di difendere Moglia ingaggiando un’iniziale giostra, dove riuscì ad abbattere lo Spitfire[55] del Sergeant M. S. Murray che, gravemente colpito, fece un atterraggio di fortuna, per essere poi catturato dalla popolazione a Casignana. Ma, purtroppo, anche Moglia fu abbattuto e ucciso. Data la netta superiorità tecnica dei caccia alleati, Cenni tenta una disperata salvezza seminandoli, con volo radente, tra le insenature dei crostoni di roccia dell’Aspromonte. Uno dei caccia si schiantò contro una montagna, ma le raffiche degli Spitfire rimasti non lasciarono scampo a Cenni. Il suo Re.2002 prese fuoco e non vi fu il tempo nemmeno di tentare il lancio con il paracadute. Si schiantò sul Torrente Bonamico nel comune di San Luca sull'Aspromonte.[56][57][58]

Oggi, Giuseppe Cenni riposa nella tomba di famiglia, con la moglie, nel cimitero monumentale della Villetta di Parma.[59]

Vittorie in Spagna[modifica | modifica wikitesto]

In Spagna il ventunenne, sottotenente Giuseppe Cenni, in soli 5 mesi, ottenne complessivamente 13 abbattimenti, di cui: 8 vittorie (7 aerei + 1 dirigibile) confermate individualmente, 2 in collaborazione, 1 gravemente danneggiato e 2 aerei distrutti a terra.[18][60] Al sesto posto nella classifica degli assi italiani nel conflitto spagnolo.[61]

Vittorie in Spagna
Nr data aereo avversario risultato località compagnia
1 15.09.1936 Fiat C.R.32 Enemy aircraft Distrutto a terra Andújar 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
2 15.09.1936 Fiat C.R.32 Enemy aircraft Distrutto a terra Andújar 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
3 25.09.1936 Fiat C.R.32 Enemy fighter Damaged Maqueda-Torrijos 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
4 26.09.1936 Fiat C.R.32 Breguet.19 1ª vittoria Toledo 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
5 26.09.1936 Fiat C.R.32 Potez.540 50% Toledo 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
6 18.10.1936 Fiat C.R.32 Light aircraft 2ª vittoria Santa Cruz 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
8 23.10.1936 Fiat C.R.32 Dirigibile 3ª vittoria Madrid 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
9 23.10.1936 Fiat C.R.32 Dirigibile 50% Madrid 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
9 06.11.1936 Fiat C.R.32 Polikarpov I-15 4ª vittoria Madrid 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
10 15.11.1936 Fiat C.R.32 Polikarpov I-16 5ª vittoria Madrid 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
11 02.12.1936 Fiat C.R.32 Polikarpov R-5 6ª vittoria Talavera 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
12 02.12.1936 Fiat C.R.32 Polikarpov R-5 7ª vittoria Talavera 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio
13 02.12.1936 Fiat C.R.32 Polikarpov R-5 8ª vittoria Talavera 1ª Escuadrilla de Caza del Tercio

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dati tratti dall'Istituto Nazionale del Nastro Azzurro[62] e dall’Associazione Arma Aeronautica[63].

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Abilissimo pilota da caccia e da bombardamento a tuffo, consumò la sua breve giovinezza per la grandezza della Patria. Sempre e dovunque rifulsero le sue preclari virtù spirituali e professionali; sempre primo nell'azione e nel rischio seppe in due guerre duramente combattute guadagnarsi ben sei medaglie d’argento e due promozioni per merito di guerra. Nelle memorabili giornate dal 10 al 19 luglio, seguito dall'assoluta dedizione dei gregari, contrastò il passo agli invasori con inesausto aggressivo accanimento, superando ogni limite umano dell'ardimento ed in duri combattimenti con la caccia avversaria tre volte riusciva a disimpegnare i propri gregari assaliti da numero preponderante di caccia nemici. Durante un’azione di bombardamento a tuffo nell'inferno di ferro e di fuoco della zona di sbarco dello stretto di Messina scompariva sopraffatto dal numero. Esempio imperituro di elette virtù militari, sublime amor patrio, abnegazione ed eroico attaccamento al dovere.»
— Cielo del Mediterraneo, 10 luglio - 4 settembre 1943[64]
Medaglia d'argento al valor militare (sul campo) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare (sul campo)
«Partecipava, quale Comandante di un gruppo tuffatori, alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia nei giorni 14 e 15 giugno 1942 nel Mediterraneo. Guidava in due successive ondate i propri gregari su una poderosa formazione navale nemica che attaccava in picchiata per primo abbassandosi a minima quota. Malgrado che in entrambe le ondate la caccia nemica e la violenta reazione antiaerea riuscissero a danneggiare gravemente gli apparecchi di numerosi gregari, la missione venne portata a compimento con l’affondamento complessivo di un incrociatore di notevole tonnellaggio e di due grosse navi mercantili. Personalmente centrava e affondava l’incrociatore nemico. Dopo la seconda ondata, ordinava alla formazione di rientrare alla base e permaneva per quasi un’ora sull’obbiettivo allo scopo di eseguire la documentazione fotografica dei risultati ottenuti e di portare l’aiuto all’equipaggio di un apparecchio colpito che aveva dovuto ammarare.»
— Cielo del Mediterraneo, 14-15 giugno 1942[N 4]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di Squadriglia di Bombardamento a Tuffo conduceva all’attacco, in numerose e rischiose azioni, la sua formazione. Incurante della violenta reazione aeree e contraerea che gli colpiva più volte il velivolo martellava ripetutamente l’organizzazione logistica e difensiva di un forte centro di resistenza nemica, provocando gravi danni. In arditi attacchi portava i suoi gregari a distruggere delle navi nemiche e ne colpiva in pieno due personalmente.»
— Cielo dell’Africa Settentrionale Italiana e del Mediterraneo, maggio – giugno 1942[65]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di Squadriglia da Bombardamento a tuffo eseguiva, alla testa dei suoi piloti, numerose azioni su base nemiche fortemente armate, distinguendosi per slancio e grande audacia. Malgrado l’inteso fuoco contraereo e benché ripetutamente colpito affrontava forze navali nemiche concorrendo ad arrecare gravi danni ad alcune unità.»
— Cielo della Grecia e di Jugoslavia, febbraio - aprile 1941[66]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di Squadriglia di Bombardamento a tuffo, partecipava a numerose ardite operazioni di guerra su muniti obbiettivi nemici portando sempre a termine con risultati efficacissimi, rischiose missini. Durante un’azione sulla flotta navale nemica contribuiva con la sua pattuglia a danneggiare seriamente una potente nave da battaglia. Nelle audaci azioni di mitragliamento a volo radente, malgrado la violenta reazione contraerea, portava implacabile l’offesa, dimostrando tenace spirito di combattente e sereno sprezzo del pericolo.»
— Cielo della Grecia, novembre 1940 – febbraio 1941[67]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Volontario di una missione di guerra, combattuta per un supremo ideale, affrontava ardimentosamente le più ardue prove, dando costante esempio di sereno sprezzo del pericolo e di alto valore.»
— Cielo di Spagna, 12 aprile 1937[68]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Nel corso di una rischiosa missione per la quale erasi offerto volontario, affrontava ardimentosamente le più ardue prove, dimostrando sempre esemplare valore e sereno spirito di sacrificio.»
— Cielo di Spagna, 6 agosto-dicembre 1936[69]
Promozione per merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Promozione per merito di guerra
«da Sottotenente di complemento a Sottotenente in servizio permanente effettivo»
— a decorrere dal 19 dicembre 1936[21]
Promozione per merito di guerra (Ufficiale Superiore) - nastrino per uniforme ordinaria Promozione per merito di guerra (Ufficiale Superiore)
«da Capitano a Maggiore»
— a decorrere dal 31 luglio 1942
Croci al merito di guerra (3 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria Croci al merito di guerra (3 concessioni)
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
Medaglia Commemorativa della Guerra di Spagna (1936-1939) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Commemorativa della Guerra di Spagna (1936-1939)
Medaglia di benemerenza per i volontari della Campagna di Spagna - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di benemerenza per i volontari della Campagna di Spagna
immagine del nastrino non ancora presente Autorizzato a fregiarsi del distintivo di 3º grado – Oro – specialità Tuffatori

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di Seconda classe (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di Seconda classe (Germania)

Motivazione della M.O.V.M. del 5º Stormo "G. Cenni"[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: 5º Stormo.

La motivazione della Medaglia d'oro al valor militare del 5º Stormo: Stormo che Cenni comandò nel periodo più drammatico, estate 1943, ed è tra i pochissimi Stormi dell’Aeronautica Militare decorati con la massima onorificenza al Valor Militare. A testimoniare il legame: lo Stormo verrà intitolato a Cenni. La motivazione è tratta dal sito del Quirinale - Presidenza della Repubblica.[70]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Esempio di fulgido eroismo, in cinque anni di durissime operazioni belliche condotte con impareggiabile valore ed audacia, sia quale reparto "tuffatori" che da "caccia", forniva ripetute prove di sublimi virtù militari. Durante 16.948 ore di volo di guerra di cui oltre 7.600 per azioni belliche, i suoi piloti si lanciavano sul nemico, sempre più potente e numeroso, con sovrumano coraggio e spirito combattivo, affrontando con sereno sprezzo del pericolo le micidiali insidie della nutrita reazione contraerea e degli agguerriti cacciatori della difesa. in bombardamenti a tuffo effettuati da bassissima quota su munitissimi obiettivi terrestri e su formidabili flotte nemiche, in strenui, audaci mitragliamenti, conseguiva importantissimi risultati affondando oltre 200.000 tonnellate di naviglio di guerra e mercantile e danneggiandone oltre 280.000. In 61 combattimenti aerei affrontati in condizioni di schiacciante inferiorità numerica e di mezzi, infliggeva al nemico durissime perdite abbattendo 26 velivoli e colpendone vari altri. Col generoso olocausto di 63 eroici piloti, additava alle future generazioni le vie dell’onore militare e della suprema dedizione alla Patria.»
— Cielo della Grecia, dell’Africa Settentrionale, del Mediterraneo, della Sicilia, della Calabria e dei Balcani. 10 giugno 1940 - 8 maggio 1945.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Cenni, fin dall’inizio delle sue missioni di bombardiere in picchiata, usava un segnale radio, per dare alla squadriglia il via al tuffo sul bersaglio, che era: "Valzer, ragazzi!". Questa frase, anche dopo la sua morte, rimase sempre presente nel gruppo. Tanto che, dal 1993, il “Valzer!” compare, come special color, sulle derive degli aerei del 102º Gruppo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ “Giuseppe Cenni è il militare più decorato della storia di Parma di tutte le armi” (Cfr. Gazzetta di Parma); “Parma è sicuramente una delle città più decorate d’Italia in campo aeronautico, infatti ben cinque medaglie d’oro al Valor Militare brillano sul Labaro della locale sezione dell’Associazione Arma Aeronautica. Naturalmente, tutte queste decorazioni sono ugualmente importanti, e tutti i cinque piloti che se le sono guadagnate sul campo sono ugualmente degni di essere ricordati. Ma uno, in particolare, emerge per le eccezionali imprese di cui si rese protagonista e che l’hanno fatto diventare il pilota di Parma più famoso: il maggiore Giuseppe Cenni.” (Cfr. Migliavacca - AAA, 2013, p. 14).
  2. ^ A testimonianza del durissimo ciclo operativo della 239ª Squadriglia di G. Cenni, che poi confluì nel 102º Gruppo: tutti i piloti inizialmente assegnati alla squadriglia perderanno la vita in azione di guerra. Partendo da sinistra: 1º Sottotenente Mario Bellocchi abbattuto dalla contraerea il 26 febbraio 1941 sul ponte di Hani Balaban; 2º il Maggiore Giuseppe Cenni, perderà la vita il 4 settembre 1943 su Re.2002, nel tentativo di ostacolare l’invasione degli Alleati della Calabria; 3º Sottotenente Mario Daverio abbattuto dalla contraerea su Tobruk 8 giugno 1941; 4º … da finire (Cfr. Emiliani - Storia Militare, 1995, p. 30).
  3. ^ Tale intitolazione è ormai unanimemente riconosciuta allorché comparsa, con tale dicitura, non solo in testi italiani ma anche in prestigiosi testi anglosassoni, come: “Junkers Ju87 Stuka Geschwader of North Africa and the Mediterranean” della Osprey Aviation, nei quali viene riconosciuto a Cenni il merito di essere stato il primo ideatore di questa importante tecnica: che venne negli anni seguenti riutilizzata dai piloti americani nella guerra sul Pacifico.
  4. ^ Proposta in data 19 giugno 1942 dal Comando Aeronautica della Sicilia - Palermo - Gen. di D.A. Silvio Scaroni ed accettata dal Capo di Stato Maggiore Gen. Rino Corso Fougier (Cfr. D'Agostino - AAA R.Calabria, 1996, p. 54).
  5. ^ La sezione di Reggio Calabria dell’Associazione Arma Aeronautica non ha dimenticato gli eroi che nel cielo dell’Aspromonte si sacrificarono per la grandezza e l’onore della Patria. Tramite l’opera meritoria del Presidente, il Prof. Antonio D’Agostino, nella piazza antistante la Pineta Zerbi un monumento, inaugurato il 13 ottobre 1996, commemora la Battaglia Aerea del 4 settembre 1943 sui cielo di Reggio Calabria. Sulla terga c'è scritto: "Agli eroici caduti M.O.V.M. Magg. Giuseppe Cenni – Ravenna M.A.V.M. Ten. Renato Moglia – Biella M.A.V.M. Ten. Aldo Vitale – Milano Caduti sulle crespe aspromontane durante lo sbarco delle truppe anglo-americane a Reggio Calabria il 4 settembre 1943. L’ASPROMONTE VI ACCOLSE, S’OFFRI’AL GESTO PIÙ SQUISITO, V’ABBRACCIÒ, VI CONSERVÒ FRATERNAMENTE."(Cfr. D'Agostino - AAA R.Calabria, 1996 e Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 108-109)
  6. ^ L’Aeroclub alta Lombardia ottenne definitivamente il Trofeo Cenni vincendo consecutivamente per tre anni 1967 / ’68 / ’69. L’assegnazione di un trofeo di volo a vela alla memoria di Cenni è dovuto al fatto che tale disciplina aviatoria rappresentasse la sua più grande passione e della quale ne fu anche uno dei più grandi interpreti e campioni alla fine degli anni trenta.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Migliavacca - Gazzetta di Parma, 2012, p. 30.
  2. ^ a b F. Anselmino, Giuseppe Cenni: il leggendario comandante del 102º Gruppo, su aviastore.it, Data pubblicazione 19 giugno 2020. URL consultato il 23 giugno 2020.
  3. ^ a b Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, p. 70.
  4. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, p. 61.
  5. ^ a b c d Emiliani - Storia Militare, 1995, p. 28.
  6. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 11-12.
  7. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, pp. 255-256.
  8. ^ a b D'Agostino - AAA R.Calabria, 1996, p. 38.
  9. ^ a b Ten.Col. M.Astolfi, Cambio comando 102º Gruppo Volo, su aeronautica.difesa.it, su Aeronautica.Difesa.it, 6 Settembre 2012. URL consultato il 28 marzo 2020.
  10. ^ a b c d Gen. R.Azzolin, Cerimonia consegna libretti di volo Magg. Pil. Giuseppe Cenni al 5º Stormo, su digilander.libero.it, Data pubblicazione 4 settembre 2001. URL consultato il 17 febbraio 2020.
  11. ^ a b Alessandro Righini, Giuseppe Cenni il “Franceso Baracca” Casolano, su lospekkietto.it, Comune di Casola Valsenio, Data pubblicazione 17 Gennaio 2014. URL consultato il 23 aprile 2018.
  12. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, p. 257.
  13. ^ D'Agostino - AAA R.Calabria, 1996, p. 39.
  14. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 13-14.
  15. ^ D'Agostino - AAA R.Calabria, 1996, p. 40.
  16. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 17-19.
  17. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, pp. 256-257.
  18. ^ a b (EN) Håkan Gustavsson, Italian fighter aces: Giuseppe Cenni, su surfcity.kund.dalnet.se, Håkans Aviation, Data pubblicazione 19 November 2018. URL consultato il 5 marzo 2020.
  19. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, pp. 257-260.
  20. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, p. 260.
  21. ^ a b Regio Decreto 12 dicembre 1936 – Bollettino Ufficiale 2 settembre 1937 (pubblicato sul Bollettino Ufficiale 1938 – disp. 1, pag. 2)
  22. ^ a b c Emiliani - Storia Militare, 1995, p. 29.
  23. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, p. 261.
  24. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 34-35.
  25. ^ D'Agostino - AAA R.Calabria, 1996, pp. 41-42.
  26. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, pp. 262-263.
  27. ^ Regio Decreto del 9 novembre 1940, pubblicato sul B.U. 940 - disp. 52, pag. 1956
  28. ^ Bollettino di Guerra del Comando Supremo n. 175 del 29 novembre 1940
  29. ^ (EN) Pierre Kosmidis, Regia Aeronautica (Royal Italian Air Force) attacked the cargo ship “Suzanna” on April 4, 1941, su ww2wrecks.com, su WW2 Wrecks. URL consultato il 16 marzo 2020.
  30. ^ Bollettino di Guerra del Comando Supremo n. 379 del 19 giugno 1941
  31. ^ Bollettino di Guerra del Comando Supremo n. 391 del 1º luglio 1941
  32. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 61-69.
  33. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, pp. 264-266.
  34. ^ a b Emiliani - Storia Militare, 1995, p. 31.
  35. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 70-74.
  36. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, p. 273.
  37. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 46-50.
  38. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 7-9. Prefazione del Gen. R.Azzolin (già Com.te 102°Gr. e 5°St.)
  39. ^ Magg. M.Iacobuono, 75° anniversario del Gruppo dei "Paperi", su aeronautica.difesa.it, su Aeronautica.Difesa.it, 5 Maggio 2017. URL consultato il 28 marzo 2020.
  40. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, p. 267.
  41. ^ D'Agostino - AAA R.Calabria, 1996, p. 46.
  42. ^ Bollettino di Guerra del Comando Supremo n. 746 del 15 giugno 1942.
  43. ^ a b Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 75-82.
  44. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, pp. 268-269.
  45. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, p. 90.
  46. ^ Copia archiviata, su alieuomini.it. URL consultato il 17 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2018).
  47. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, pp. 270-271.
  48. ^ Stefano Celletti, Cenni e i Reggiane Re 2002 a Tarquinia, su lextra.news, su Lextra.news, Data pubblicazione 30 gennaio 2018. URL consultato il 18 marzo 2020.
  49. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, p. 274.
  50. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, pp. 274-276.
  51. ^ Prof. F.Lamendola, Giuseppe Cenni: giù il cappello, ragazzi, su accademianuovaitalia.it, Accademia arditica di Filosofia, Data pubblicazione 13 Luglio 2019. URL consultato il 21 febbraio 2020.
  52. ^ Gigi Di Fiore, Controstoria della Liberazione, Milano, Rizzoli, 2012., pag. 105.
  53. ^ Fotostoria Casola, Quelli che... Giuseppe Cenni, su fotostoriacasola.blogspot.it, 09.2015. URL consultato il 04.03.2018.
  54. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, pp. 277-278.
  55. ^ a b Emiliani - Storia Militare, 1995, p. 33.
  56. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 105-108.
  57. ^ Pagliano - Aviatori it., 1964, pp. 278-279.
  58. ^ D'Agostino - AAA R.Calabria, 1996, pp. 30-35.
  59. ^ Comune di Parma, Cimitero della Villetta - Tombe illustri - MOVM G.Cenni, su cimiterodellavilletta.parma.it, su Cimitero della Villetta. URL consultato il 1.02.2018.
  60. ^ Gen.Pesce - Uff.Storico AM, 2002, pp. 17-32.
  61. ^ Guerra Civil Espanhola, su luftwaffe39-45.historia.nom.br, Luftwaffe39-45. URL consultato il 4 marzo 2018.
  62. ^ Medaglia d'oro al valor militare di Giuseppe Cenni, su Istituto Nastro Azzurro. URL consultato il 23 aprile 2018.
  63. ^ D'Agostino - AAA R.Calabria, 1996, pp. 52-55.
  64. ^ Regio Decreto 2 giugno 1944 (Bollettino Ufficiale 1944 Suppl. n. 2 pag. 4 e B.U. 1959 Suppl.7 pag.7).
  65. ^ Regio Decreto n.8022 del 01/02/1942.
  66. ^ Regio Decreto n.4289 del 28/01/1942.
  67. ^ Regio Decreto n.3071 del 09/10/1941.
  68. ^ Regio Decreto n.0644 del 03/07/1937.
  69. ^ Regio Decreto n.0357 del 13/02/1937.
  70. ^ Quirinale, Medaglia d'oro al valor militare 5º Stormo, su quirinale.it, su Quirinale.it. URL consultato il 29 maggio 2018.
  71. ^ Massimo Tassi, Caccia Reggiane, nuovo volo - Ultimata la sistemazione del Re2002, su ilrestodelcarlino.it, su il Resto del Carlino, Data pubblicazione 23 luglio 2017. URL consultato il 30 maggio 2021.
  72. ^ Paolo Ricci Bitti, Vigna di Valle, rarissimo Re.2002, su ilmessaggero.it, su Il Messaggero, Data pubblicazione 12 ottobre 2017. URL consultato il 30 maggio 2021.
  73. ^ Museo Vigna di Valle AM, Reggiane Re-2002, su aeronautica.difesa.it, su Aeronautica Militare, Data pubblicazione 12 ottobre 2017. URL consultato il 1º maggio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gen. Giuseppe Pesce, Giuseppe Cenni, pilota in guerra, Roma, Ufficio Storico Aeronautica militare, 2002. (PDF)
  • Franco Pagliano, Aviatori italiani (cap. Valzer mortale), Roma, Longanesi & C., 1964.
  • Antonio D'Agostino, Reggio Calabria 3 - 4 settembre 1943, Reggio Calabria, Jason, 1996.
  • Gen. Giuseppe Pesce, Il walzer del 102º Gruppo, Modena, STEM Mucchi, 1976.
  • Gianni Rocca, I disperati - La tragedia dell'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, 1993, ISBN 88-04-44940-3.

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo Emiliani, Il "Tuffatore" della Regia Aeronautica (Giuseppe Cenni, pilota di Stuka venuto dalla caccia), in Storia Militare, n. 19, Parma, aprile 1995.
  • Carlo Migliavacca (AAA di Parma), Giuseppe Cenni una leggenda dell'Aeronautica, in Gazzetta di Parma, Parma, 3 settembre 2012.
  • Carlo Migliavacca, Ricordo di un eroe: il magg. pil. Giuseppe Cenni, in Aeronautica, n. 8-9, Roma, Associazione Arma Aeronautica, 2013. (PDF)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]