Patto di Varsavia

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Patto di Varsavia
Организация Варшавского договора
Logo The Warsaw Pact.jpg
Emblema del Patto di Varsavia
Abbreviazione ОВД (in russo)
Tipo Alleanza militare
Fondazione 14 maggio 1955
Fondatore Nikita Krusciov
Scioglimento 1º luglio 1991
Scopo difesa militare
Sede centrale URSS Mosca
Lingue ufficiali russo, rumeno, tedesco, polacco, ungherese, cecoslovacco, bulgaro
 

Il Patto di Varsavia del 1955, detto anche Trattato di Varsavia (ufficialmente, Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza) fu un'alleanza militare tra i paesi del Blocco Sovietico, nata come contrapposizione all'Alleanza del Patto Atlantico (più nota come NATO e fondata nel 1949).

Il trattato fu elaborato da Nikita Chruščёv nel 1955 e sottoscritto a Varsavia il 14 maggio dello stesso anno. Degno di nota il fatto che la costituzione avvenne la settimana successiva all'ingresso ufficiale della Germania Ovest nella NATO (6 maggio 1955).

I membri dell'alleanza promettevano di difendersi l'un l'altro in caso di aggressione. Nella fase culminante del periodo della cosiddetta "seconda guerra fredda" (1980-1984) le forze militari del Patto di Varsavia raggiunsero la loro maggiore potenza numerica e organizzativa costituendo un complesso bellico in apparenza minaccioso e superiore quantitativamente allo schieramento della NATO. In particolare le forze che l'Esercito sovietico schierava nei paesi alleati, erano ben addestrate ed equipaggiate e disponevano di un numero elevato di carri armati moderni; altrettanto efficienti erano le formazioni tedesco-orientali della Nationale Volksarmee.

In realtà il Patto di Varsavia era minato al suo interno della scarsa coesione dei regimi comunisti dell'Europa orientale che non godevano dell'appoggio della popolazione; esso quindi non costituiva una solida coalizione e non era del tutto prevedibile il comportamento degli eserciti alleati delle armate sovietiche in caso di guerra con la NATO.

La fermezza e la determinazione degli eserciti del Patto di Varsavia non fu mai messa alla prova in un conflitto reale e l'alleanza mostrò la sua debolezza al momento del crollo dei regimi comunisti in Europa orientale nel 1989-1990 a seguito della spinta riformatrice e "liberalizzatrice" promossa dalla dirigenza sovietica. Il patto giunse a termine il 31 marzo 1991 e fu ufficialmente sciolto durante un incontro tenutosi a Praga il 1º luglio dello stesso anno.

Nome[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione ufficiale era Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza. "Patto di Varsavia" è il termine usato più comunemente nei paesi occidentali. Nelle lingue dei vari paesi del patto, il nome ufficiale era:

  • in albanese: Pakti i miqësisë, bashkpunimit dhe i ndihmës së përbashkët
  • in bulgaro: Договор за дружба, сътрудничество и взаимопомощ, trasl. Dogovor za družba sătrudničestvo i vzaimopomošt
  • in ceco: Smlouva o přátelství, spolupráci a vzájemné pomoci
  • in polacco: Układ o Przyjaźni, Współpracy i Pomocy Wzajemnej
  • in romeno: Tratatul de prietenie, cooperare și asistență mutuală
  • in russo: Договор о дружбе, сотрудничестве и взаимной помощи, trasl. Dogovor o družbe, sotrudničestve i vzaimnoj pomošči
  • in slovacco: Zmluva o priateľstve, spolupráci a vzájomnej pomoci
  • in tedesco: Vertrag über Freundschaft, Zusammenarbeit und gegenseitigen Beistand
  • in ungherese: Barátsági, együttműködési és kölcsönös segítségnyújtási szerződés

Membri[modifica | modifica wikitesto]

Paesi del Patto di Varsavia

I paesi membri furono:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I confini della NATO (blu) e del Patto di Varsavia (rosso)

In teoria tutte le nazioni aderenti al patto di Varsavia contribuivano con importanti contingenti di truppe e equipaggiamenti; l'armamento in gran parte era fornito dall'Unione Sovieica e gli eserciti effettuavano regolari esercitazioni combinate per migliorare la coesione e la collaborazione operativa. Nella realtà il principale punto di forza militare del patto di Varsavia era costituito dalle armate dell'Esercito sovietico che erano schierate in tutti i paesi aderenti; in particolare il Gruppo di forze sovietiche in Germania, concentrato nella Repubblica Democratica Tedesca, era costituito dalle formazioni più preparate e moderne dell'Esercito sovietico e si preparava a effettuare rapide manovre offensive con mezzi corazzati in caso di conflitto con la NATO. Negli anni 70-80, il Gruppo di forze sovietiche in Germania da solo disponeva di quasi 8.000 carri armati ultimo modello T-64, T-72 e T-80.

Nel Patto di Varsavia, l'Unione Sovietica aveva una preminenza sia a livello amministrativo sia decisionale. Dal punto di vista della catena di comando la struttura militare dell'alleanza era guidata dal Comandante supremo del Patto di Varsavia che era il responsabile dell'organizzazione, addestramento e schieramento delle forze a disposizione e che in caso di guerra avrebbe diretto operativamente le truppe. Durante tutto il periodo dell'alleanza, il comandante supremo fu sempre un alto ufficiale sovietico; il primo comandante supremo del forze del patto fu il famoso maresciallo Ivan Konev, uno dei più prestigiosi ufficiali sovietici della seconda guerra mondiale. Il principale collaboratore del comandante supremo era il capo di stato maggiore delle forze del Patto di Varsavia, scelto sempre tra gli ufficiali superiori sovietici.

I tentativi di abbandonare il Patto da parte di Stati membri furono schiacciati con la forza, ad esempio durante la Rivoluzione Ungherese del 1956 l'Ungheria progettò di lasciare il Patto e dichiararsi neutrale durante la Guerra Fredda ma, nell'ottobre 1956, l'Armata Rossa invase la nazione ed eliminò la resistenza in due settimane.

Carri armati T-72 di un reparto corazzato della Nationale Volksarmee della Repubblica Democratica Tedesca.

Le forze del Patto di Varsavia furono utilizzate occasionalmente: durante la Primavera di Praga del 1968 invasero la Cecoslovacchia per fermare le riforme democratiche che il governo stava varando. L'invasione sovietica dimostrò chiaramente la politica che governava il patto. La Dottrina Brežnev, che sentenziava "Quando forze ostili al socialismo cercano di deviare lo sviluppo dei paesi socialisti verso il capitalismo, questo diventa un problema, non solo della nazione interessata, ma un problema comune a tutti gli Stati socialisti." Dopo l'invasione della Cecoslovacchia, l'Albania si ritirò formalmente dal Patto, anche se aveva cessato di supportarlo attivamente fin dal 1962, avvicinandosi al contempo alla Cina.

Le nazioni appartenenti alla NATO e al Patto di Varsavia non si affrontarono mai in un conflitto armato, ma furono opposte durante la Guerra Fredda per più di 35 anni. Nel dicembre 1988, Michail Gorbačëv, leader dell'Unione Sovietica, annunciò la cosiddetta Dottrina Sinatra che sanciva l'abbandono della Dottrina Brežnev e la libertà di scelta per le nazioni est-europee. Quando fu chiaro che l'Unione Sovietica non avrebbe bloccato un qualsiasi tentativo di indipendenza e che quindi non avrebbe usato l'intervento armato per controllare le nazioni del Patto di Varsavia, si avviarono una serie di rapidi cambiamenti socio-politici. Nell'ottobre 1990 la Germania Est viene sciolta e i suoi territori annessi alla Repubblica Federale, sancendo così la propria fuoriuscita dal Patto e dal Comecon.

I nuovi governi dell'Europa orientale non erano più sostenitori del Patto. In seguito alla repressione militare in Lituania del gennaio 1991, Cecoslovacchia, Polonia e Ungheria annunciarono, attraverso il portavoce del presidente cecoslovacco Václav Havel, l'intenzione di uscire dal Patto di Varsavia entro il primo di luglio. Il 1º febbraio anche il presidente bulgaro Želju Želev annunciò l'intenzione di uscire dal Patto. Il 25 febbraio a Budapest i ministri degli Esteri e della Difesa dei sei paesi (Urss, Cecoslovacchia, Polonia, Romania, Bulgaria e Ungheria) rimasti nell'organizzazione decidono lo scioglimento per il 31 marzo dell'Alto Comando Unificato e di tutti gli organismi militari dipendenti dal Patto. I ministri firmarono anche un documento di sei pagine che annullava tutti i trattati di reciproca assistenza in caso di aggressione firmati in precedenza.

Il 1º luglio 1991 viene firmato a Praga il protocollo ufficiale di scioglimento del Patto di Varsavia. Il 12 marzo 1999 Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia aderirono alla NATO. Slovacchia, Romania, Bulgaria, Estonia, Lettonia e Lituania entrarono nella NATO nel 2004. L'Albania è entrata nella NATO nel 2009.

Stralcio del Patto[modifica | modifica wikitesto]

Le Parti Contraenti, Riaffermando il loro desiderio di creare in Europa un sistema di sicurezza collettiva fondato sulla partecipazione di tutti gli Stati europei qualunque sia il loro regime sociale e politico, il che permetterà di unire i comuni sforzi per assicurare il mantenimento della pace in Europa. Tenendo conto, inoltre, della situazione creatasi in Europa in seguito alla ratifica degli accordi di Parigi, che prevedono la costituzione di un nuovo organismo militare sotto la forma di Unione dell'Europa Occidentale, che comportano la partecipazione della Germania occidentale rimilitarizzata e la sua integrazione nel blocco dell'Atlantico del Nord, ciò che aumenta i rischi di una nuova guerra e crea una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati pacifici. Convinti che, in tali condizioni, gli Stati pacifici dell'Europa debbano prendere le misure necessarie sia per garantire la loro sicurezza sia nell'interesse del mantenimento della pace in Europa.

Ispirandosi ai fini ed ai principi della Carta delle Nazioni Unite [...] hanno convenuto le seguenti disposizioni:

  • Art.1Le Parti Contraenti s'impegnano, in conformità alla Carta delle Nazioni Unite, ad astenersi, nelle relazioni internazionali, dal ricorrere alla minaccia o all'impiego della forza, ed a regolare le loro controversie internazionali con mezzi pacifici, in modo che la pace e la sicurezza internazionali non vengano messe in pericolo [...].
  • Art.3Le Parti Contraenti si consulteranno fra di loro su tutte le importanti questioni internazionali che tocchino interessi comuni, avendo in vista il consolidamento della pace e della sicurezza internazionali. Si consulteranno d'urgenza per assicurare una difesa collettiva e per mantenere la pace e la sicurezza, ogni volta che, su parere di una di esse, si presenterà una minaccia di aggressione armata contro uno o più degli Stati parti al trattato.
  • Art.4Nel caso in cui uno o più degli Stati parte al trattato fossero oggetto, in Europa, di attacco armato da parte di un qualsiasi Stato o di un gruppo di Stati, ogni Stato parte al trattato, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall'articolo 51 della carta delle Nazioni Unite, accorderà, individualmente e d'accordo con gli altri Stati parti al trattato un'assistenza immediata allo Stato o agli Stati vittime dell'aggressione, con tutti i mezzi che riterrà opportuni, compreso l'impiego della forza armata [...].
  • Art.7Le Parti Contraenti prendono l'impegno di non partecipare ad alcuna coalizione od alleanza e di non concludere alcun accordo i cui fini fossero in contrasto con quelli del presente trattato. Le Parti Contraenti dichiarano che gli obblighi loro incombenti a causa dei trattati internazionali attualmente in vigore non sono in contraddizione con le disposizioni del presente trattato.
  • Art.8Le Parti Contraenti dichiarano che esse agiranno con spirito di amicizia e di collaborazione per sviluppare e consolidare ancor di più i legami economici e culturali esistenti fra di loro, ispirandosi al principio del mutuo rispetto dell'indipendenza e della sovranità, ed al principio di non ingerenza negli affari interni [...].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Les forces speciales de l'organisation du Traité de Varsovie 1917 - 2000, Jacques Baud, L'Harmattan 2001

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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