Aeroporto di Reggio Emilia

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Aeroporto di Reggio Emilia
Reggio Emilia airport aerial view.jpg
Vista aerea dell'aeroporto, in basso a destra, delle Officine Reggiane (appena sopra) e di parte dell'abitato di Reggio nell'Emilia
IATA ZRO
ICAO LIDE
Nome commerciale Aeroporto "Ferdinando Bonazzi"
Descrizione
Tipo civile
Gestore Aeroporto Reggio Emilia S.r.l.
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Città Reggio Emilia-Stemma.png Reggio nell'Emilia
Posizione 1,5 km ad est del centro cittadino
Costruzione 1930
Cat. antincendio ICAO
Altitudine AMSL 47 m
Coordinate 44°41′56″N 10°39′45″E / 44.698889°N 10.6625°E44.698889; 10.6625Coordinate: 44°41′56″N 10°39′45″E / 44.698889°N 10.6625°E44.698889; 10.6625
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
LIDE
LIDE
Sito web www.aeroportore.it
Piste
Orientamento (QFU) Lunghezza Superficie
11/29 1 212 m asfalto

Aeroporto di Reggio Emilia[1]

L'Aeroporto di Reggio Emilia[2] (IATA: ZROICAO: LIDE) è un aeroporto italiano situato a 1,5 km a est della città di Reggio nell'Emilia.

Dal 1997 è aperto al traffico commerciale, dopo essere stato la pista di prova per i prototipi delle Officine Meccaniche Reggiane fino alla Seconda guerra mondiale ed una pista da diporto nel secondo dopoguerra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Il primo atterraggio di un velivolo a Reggio Emilia avvenne il 27 luglio 1912 nella zona di Mirabello.[3] L'attuale area dell'aeroporto di Reggio Emilia viene utilizzata dal 1916, in piena guerra mondiale, anno in cui si insedia un ippodromo, le cui strisce erbose vengono utilizzate come piste per il collaudo degli aerei Farman MF.7 ed MF.11 costruiti su licenza dalle Officine "Reggiane".[3] Con la fine del conflitto il campo d'aviazione fu abbandonato per circa dieci anni, e su di esso si tennero numerose gare di auto, moto e ciclismo.[3]

Con un DM del 12 novembre 1930 viene deciso di realizzare un aeroporto di fortuna per aerei, e tra il 1931 e 1932 si tennero numerose esibizioni e avvenimenti aviatori[3] che trova attuazione solo dalla metà del decennio, quando inizia ad essere utilizzato come pista di collaudo per le Officine Reggiane poste nelle immediate vicinanze e acquistate nel 1935 dal Gruppo Caproni. Il primo velivolo di produzione, un bombardiere bimotore Piaggio P.32bis, decollò per la prima volta sulla pista dell'aeroporto il 24 febbraio 1937.[3] Tra il 1938 e il 1939 l'aeroporto fu oggetto di numerosi lavori di ampliamento che videro la costruzione di hangar ed uffici, l'ampliamento della pista di volo[4] e la realizzazione di opere di drenaggio.[3] In tale occasione l'aeroporto fu intitolato ad un aviatore della prima guerra mondiale, Ferdinando Bonazzi.[3]

Le Officine Reggiane usarono ampiamente l'aeroporto per i test di collaudo dei numerosi prototipi e velivoli di serie, anche su licenza, che produssero,[5][6] a partire dal 1937.[3] Sull'aeroporto operarono come collaudatori numerosi piloti di fama[7] come Mario De Bernardi, Pietro Scapinelli, Francesco Agello, Tullio De Prato, Alfonso Caracciolo di Fiorino,[8] Mario Gamna.[9] e Silvio Casarotto.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Durante il conflitto l'aeroporto svolse una molteplice funzione: oltre che come pista di collaudo viene utilizzato per l'addestramento dei piloti. Dal settembre 1942 inizia ad avere utilizzi di combattimento, seppur senza continuità, da parte della Regia Aeronautica, prima con i bombardieri CANT Z.1007Bis Alcione, poi con aerei da caccia. In particolare dopo l'armistizio si insedia lo Jagdgeschwader 52 (JG 52) della Luftwaffe equipaggiato con i caccia Messerschmitt Bf 109, e dall'aprile 1944 le tre squadriglie del 1º Gruppo caccia "Asso di bastoni" dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana, comandato dal maggiore Adriano Visconti.[7] Tale gruppo utilizzava una quarantina di caccia Aermacchi C.205 Veltro e Fiat G.55 Centauro ed aveva il compito di proteggere le Officine Reggiane della incursioni dei bombardieri alleati.[7] Le continue incursioni dei caccia dell'U.S.A.A.F. di base a Pontedera, che decimarono il reparto, portarono all'abbandono dell'aeroporto a partire dal mese di giugno.[10]

L'aeroporto viene quindi messo fuori uso dall'esercito tedesco nel settembre 1944, nel timore di un possibile sfondamento della Linea Gotica da parte degli Alleati.[7]

Dal dopoguerra ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Le strutture dell'aeroporto.

Nel 1946 iniziarono i lavori di bonifica della sede aeroportuale per consentire la ripresa dell'attività di volo, e fu fondato anche l'Aeroclub di Reggio Emilia..[11] Il ricostruito aeroporto, con la cessazione dell'attività aeronautica delle Officine Reggiane fu adibito ad attività essenzialmente diportistiche.[12][11] Il 21 ottobre 1969 per volontà degli Enti Locali fu costituita la Società Aeroporto,[13] ma fu solo nel 1995 che la sede della società fu trasferita a Campovolo per la gestione dell'attività commerciale.[11]

Dal 19 maggio 1997 è stato aperto al traffico commerciale, sebbene non presenti tratte di rilievo. A causa di ciò, si trova periodicamente al centro di polemiche: pur essendo inserito in un territorio ricco di potenzialità e tradizioni storiche, l'aeroporto non è mai riuscito ad acquisire un peso rilevante nella rete infrastrutturale.

Nel maggio 2007, il Comune di Reggio Emilia ha dapprima deciso di porre in liquidazione la società che lo gestisce. In seguito si è invece fatta strada l'ipotesi della privatizzazione. Nel giugno 2008 la società gestitrice dell'aeroporto ha quindi indetto un bando per la scelta di un socio privato, che acquisirebbe le quote societarie in mano ad enti pubblici.

I concerti[modifica | modifica wikitesto]

Il North American T-6H2 Texan RR-54 (MM54148) gate guardian.

Il principale motivo per cui l'aeroporto è noto è per avere ospitato concerti di dimensioni rilevanti tenutisi tra l'adiacente arena concerti della Festa dei Democratici e la pista vera e propria dell'aeroporto nel caso dei grandi eventi:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.aeroportore.it/uploads/ADPDE1-1.pdf
  2. ^ AIP ITALIA - parte GEN2-4 (PDF), www.enav.it. URL consultato il 15 settembre 2013.
  3. ^ a b c d e f g h Pezzi 2007, p.8
  4. ^ La pista di volo fu pavimentata, e portata ad una lunghezza di 800 m ed a una larghezza di 60 m.
  5. ^ Tra di essi i caccia Reggiane Re.2000, Reggiane Re.2001 Falco II, Reggiane Re.2005 Sagittario, il cacciabombardiere Reggiane Re.2002 Ariete e il ricognitore Reggiane Re.2003. Mentre su licenza furono realizzati i bombardieri Piaggio P.32 e Savoia Marchetti S.79 Sparviero.
  6. ^ Govi 1985, p.137
  7. ^ a b c d Pezzi 2007, p.9
  8. ^ Govi 1985, p.194
  9. ^ Govi 1985, p.191
  10. ^ I caccia Republic P-47 Thunderbolt e Lockheed P-38 Lightning dell'U.S.A.A.F. compirono rapide incursioni sulla zona dell'aeroporto spuntando da dietro le colline e mitragliando velivoli e personale a terra. Durante una di questa incursioni perse la vita l'asso Carlo Magnaghi.
  11. ^ a b c Pezzi 2007, p.10
  12. ^ Si trattava di attività turistica, paracadutismo, volo a vela, scuola di pilotaggio e aeromodellismo.
  13. ^ Nel 1966 e il 20 settembre 1987 ci furono due esibizioni delle Frecce Tricolori, la prima su Fiat G.91PAN e la seconda sugli Aermacchi MB-339PAN.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Govi, I Reggiane dall'A alla Z - Descrizione tecnica degli aerei Reggiane, Milano, Giorgio Apostolo Editore, 1985.

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Romano Pezzi, La lunga storia del campovolo punto strategico dell'ultima guerra, in Stampa Reggiana, nº 9, Reggio Emilia, Editoriale Teletricolore srl., ottobre 2007, p. 8-10.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]