Franz Kafka

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il gruppo musicale, vedi Kafka (gruppo musicale).
Kafka nel 1906
Firma di Kafka

Franz Kafka (Praga, 3 luglio 1883Kierling, 3 giugno 1924) è stato uno scrittore praghese di lingua tedesca. Nato nei territori dell'Impero Austro-Ungarico, divenuti Repubblica cecoslovacca a partire dal 1918, è ritenuto una delle maggiori figure della letteratura del XX secolo, esponente chiave del modernismo[1] e del realismo magico[2]

La maggior parte delle sue opere, come Die Verwandlung (La metamorfosi), Der Prozess (Il processo) e Das Schloss (Il Castello), sono pregne di temi e archetipi di alienazione, brutalità fisica e psicologica, conflittualità genitori-figli, presentano personaggi in preda all'angoscia esistenziale, labirinti burocratici e trasformazioni mistiche. Le tematiche di Kafka, il senso di smarrimento e di angoscia di fronte all'esistenza, caricano la sua opera di contenuti filosofici che hanno stimolato l'esegesi dei suoi libri specialmente a partire dalla metà del Novecento. Nei suoi scritti è frequente imbattersi in una forma di crisi psicologica che pervade il protagonista sino all'epilogo della narrazione, e che lo getta in modo progressivo in un'attenta analisi introspettiva.

Non sono pochi i critici che hanno intravisto nei suoi testi elementi tali da farlo ritenere un interprete letterario dell'Esistenzialismo.[3] Altri infine hanno «coniato per Kafka la formula di "allegorismo vuoto". Come ogni autore allegorico, Kafka rappresenta una vicenda per "dire altro"; ma questo "altro" resta indecifrabile e dunque indicibile..»[4]

Kafka nacque in una famiglia ebraica della classe media di lingua tedesca a Praga, la capitale del Regno di Boemia, allora parte dell'Impero Austro-Ungarico. Nel corso della sua vita, la maggior parte della popolazione cittadina parlava il ceco e la divisione tra parlanti la lingua ceca e quella tedesca era una realtà tangibile, in quanto entrambi i gruppi cercavano di rafforzare la propria identità nazionale. La comunità ebraica era in mezzo tra le due correnti, sollevando naturalmente domande in merito a chi appartenessero. Kafka stesso conosceva approfonditamente ambedue le lingue, considerando il tedesco come lingua madre.

Kafka intraprese una formazione giuridica e ottenne un lavoro in una compagnia di assicurazioni. Iniziò a scrivere racconti nel suo tempo libero, lamentandosi sempre del poco tempo a disposizione per dedicarsi a quella che considerava la sua vocazione. Kafka preferiva comunicare per lettera; scrisse centinaia di lettere ai familiari e alle amiche intime. I destinatari principali furono suo padre, la sua fidanzata Felice Bauer e la sua sorella più giovane Ottla. Ebbe un complicato e travagliato rapporto con il padre che influì notevolmente sui suoi scritti. La sua appartenenza alla cultura ebraica fu in lui fonte di profondi conflitti interiori, nonostante non sentisse un particolare legame con le sue radici. Tuttavia, i critici sostengono che la sua origine ebraica abbia influenzato le sue opere.

Solo poche opere di Kafka furono pubblicate durante la sua vita: le raccolte di racconti Betrachtung (Contemplazione) e Ein Landarzt (Un medico di campagna) e qualche opera singola (come La Metamorfosi) in riviste letterarie. Preparò l'edizione di una raccolta di racconti, Ein Hungerkünstler (Un digiunatore), pubblicata solo dopo la sua morte. Le opere di Kafka rimaste incompiute, tra cui i suoi romanzi Il Processo, Il Castello, e America (noto anche come Der Verschollene, Il Disperso), furono pubblicate postume, in gran parte dal suo amico Max Brod, che non assecondò il desiderio di Kafka, il quale voleva che i suoi manoscritti venissero distrutti. Albert Camus, Gabriel García Márquez e Jean-Paul Sartre sono tra gli scrittori che hanno subito maggiormente l'influenza dei lavori di Kafka; il termine "kafkiano" è entrato nella lingua italiana per descrivere situazioni esistenziali come quelle presenti nei suoi scritti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Kafka all'età di circa cinque anni

Franz Kafka nacque nei pressi della Piazza della Città Vecchia a Praga, in Boemia, all'epoca facente parte dell'Impero Austro-Ungarico. Fu il primogenito di una famiglia borghese di ebrei ashkenaziti. Suo padre, Hermann Kafka (1852-1931), era il quarto figlio di Jakob Kafka,[5][6] uno shochet o macellatore rituale presso Osek, villaggio ceco con un'importante comunità ebraica, situato nei pressi di Strakonice, in Boemia meridionale.[7] Hermann, in seguito, si trasferì con la famiglia a Praga. Dopo essere stato commesso viaggiatore, aprì un negozio di oggettistica e abbigliamento (Galanteriewaren) e arrivò ad impiegare alle sue dipendenze fino a 15 persone; l'insegna del negozio raffigurava una cornacchia (kavka in ceco, termine che si pronuncia kafka, tanto che "kafka" è parola usata nella scrittura informale).[8] La madre di Kafka, Julie (1856-1934), era la figlia di Jakob Löwy, un ricco mercante di vendite al dettaglio a Poděbrady,[9] ed aveva ricevuto un'istruzione migliore rispetto al marito.[5]

Si suppone che i genitori di Kafka parlassero una varietà di tedesco con influenze yiddish talvolta definita con il termine dispregiativo Mauscheldeutsch. Essendo il tedesco importante per migliorare la propria condizione sociale, probabilmente incoraggiarono i figli ad impararlo correttamente.[10] Hermann e Julie ebbero sei figli, di cui Franz era il più vecchio.[11] Due suoi fratelli, Georg e Heinrich, morirono durante l'infanzia prima che Franz compisse sette anni; le sue tre sorelle furono Gabriele ("Ellie") (1889-1944), Valerie ("Valli") (1890-1942) e Ottilie ("Ottla") (1892-1943). Tutte e tre saranno vittime della Shoah: le prime due furono deportate dai nazisti nel ghetto di Łódź e poi uccise nel vicino campo di sterminio di Chełmno nel 1942, mentre la terza morì nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1943.[12]

Hermann fu descritto dal biografo Stanley Corngold come un "uomo d'affari, enorme, egoista e prepotente"[13] mentre Franz Kafka ne parlò come "un vero Kafka in forza, in salute, di appetito, dotato di voce imponente, eloquenza, auto-soddisfazione, dominanza mondana, resistenza, presenza di spirito, [e] della conoscenza della natura umana".[14] Durante il giorno, entrambi i genitori erano assenti da casa, con Julie Kafka che lavorava fino a 12 ore al giorno per aiutare a gestire l'azienda di famiglia. Di conseguenza, l'infanzia di Kafka fu abbastanza solitaria,[15] e i bambini furono allevati in gran parte da una serie di governanti e servitori. Il difficile rapporto di Kafka con il padre è evidente nella sua Lettera al padre di più di 100 pagine, in cui si lamenta di essere profondamente colpito dal carattere autoritario ed esigente del suo genitore;[16] la madre, al contrario, appariva tranquilla e timida.[17] La figura dominante del padre di Kafka ebbe una significativa influenza sulla scrittura del figlio.[18]

La famiglia Kafka aveva una domestica che viveva con loro in un piccolo appartamento. La stanza di Franz era spesso fredda. Nel novembre 1913, la famiglia si trasferì in un appartamento più grande, anche se Ellie e Valli si erano sposate e si erano trasferite dal primo appartamento. Nei primi di agosto del 1914, subito dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, le sorelle non erano a conoscenza di dove fossero i loro mariti nei campi di battaglia e pertanto tornarono a vivere con la famiglia in questo appartamento più grande. Sia Ellie che Valli ebbero dei bambini. Franz a 31 anni si trasferì nella ex casa di Valli, dove visse da solo per la prima volta.[19]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1889 al 1893 Kafka frequentò la scuola elementare tedesca Deutsche Knabenschule presso il Masný trh/Fleischmarkt (mercato della carne), ora conosciuto come Strada Masná. La sua educazione ebraica si concluse con la celebrazione del Bar Mitzvah all'età di 13 anni, tuttavia non dimostrò mai interesse nel frequentare la sinagoga, in cui si recava con il padre solo per le principali quattro festività all'anno.[20][21][22]

Palazzo Kinsky dove Kafka frequentò il gymnasium e dove il padre possedeva un negozio

Dopo aver lasciato la scuola elementare nel 1893, Kafka fu ammesso al rigoroso liceo classico, Altstädter Deutsches Gymnasium, una scuola secondaria all'interno del Palazzo Kinský. Il tedesco era la lingua di istruzione, ma Kafka parlava e scriveva anche in ceco,[23][24] egli studiò per otto anni, ottenendo buoni voti[25] e completò gli esami di maturità nel 1901.[26]

Ammesso all'Università tedesca di Praga nel 1901, Kafka iniziò a studiare chimica, ma poi passò a giurisprudenza dopo due settimane.[27] Anche se questa disciplina non lo interessava particolarmente, essa poteva offrirgli una serie di possibilità di carriera che compiacevano suo padre. Inoltre, gli studi di legge richiedevano un corso di studi più lungo, permettendo al giovane Kafka di prendere lezioni di storia tedesca e storia dell'arte.[28] Inoltre, egli aderì ad un club studentesco, Lese-und Redehalle der Deutschen Studenten, che organizzava eventi letterari, letture e altre attività.[29] Gli amici di Kafka furono il ​​giornalista Felix Weltsch, studente di filosofia, e l'attore Yitzchak Lowy, che proveniva da una famiglia ortodossa chassida di Varsavia e gli scrittori Oskar Baum e Franz Werfel.[30]

Al termine del suo primo anno di studi, Kafka conobbe Max Brod, un suo compagno di corso di legge che in seguito divenne un caro amico per la vita.[29] Brod notò subito che Franz era timido e che raramente parlava, ma che quello che diceva era solitamente profondo.[31] Kafka fu un avido lettore per tutta la vita;[32] Brod e lui lessero Protagora di Platone nell'originale greco, su iniziativa di Brod, L'educazione sentimentale e La tentazione di Sant'Antonio di Flaubert in francese.[33] Kafka considerò Fëdor Dostoevskij, Flaubert, Franz Grillparzer[34] e Heinrich von Kleist essere i suoi "veri fratelli di sangue".[35] Oltre a questi, egli si interessò della letteratura ceca[24][36] ed era anche molto affezionato a tutte le opere di Goethe.[37][38] Kafka ottenne il titolo di Dottore di legge il 18 luglio 1906 a cui fece seguito un anno di servizio obbligatorio non retribuito come impiegato per il tribunale civile e penale.[39]

Occupazione[modifica | modifica wikitesto]

Sede dell'ex-istituto assicurativo anti infortunistico dove lavorò Kafka.

Il 1º novembre 1907, Kafka venne assunto presso le Assicurazioni Generali, una compagnia di assicurazioni italiana di Trieste, dove lavorò per quasi un anno. Da quanto si può apprendere dalla sua corrispondenza, durante quel periodo fu particolarmente infelice, anche a causa dell'orario di lavoro, dalle 08:00 alle 18:00,[40][41] che gli rendeva estremamente difficile concentrarsi sulla scrittura, attività che sempre maggiormente stava assumendo importanza nella sua vita. Pertanto, il 15 luglio 1908 si dimise. Due settimane più tardi trovò un impiego più compatibile con le sue esigenze di scrittore, facendosi assumere all'Istituto di Assicurazioni contro gli Infortuni per il Regno di Boemia. Il lavoro lo portava ad indagare e a valutare i risarcimenti per le lesioni personali per i lavoratori industriali; incidenti come dita o arti amputati erano all'ordine del giorno in quel periodo.[42][43] Il padre spesso definì il lavoro del figlio come un "ufficiale assicurativo", o come viene riportato letteralmente un "lavoro del pane", ad indicare un'occupazione svolta con il solo obiettivo di pagare le bollette. Tuttavia Kafka venne rapidamente promosso e suoi doveri inclusero l'elaborazione delle richieste di risarcimento, la scrittura di relazioni e la contrattazione come gli imprenditori i quali ritenevano che loro imprese fossero state inserite in una categoria di rischio troppo elevata, fatto che gli comportava un premio assicurativo maggiore.[44] Kafka arrivò a compilare la relazione annuale dell'istituto assicurativo per molti anni, durante la sua permanenza, e i suoi rapporti furono sempre ben accolti dai suoi superiori.[45] Solitamente riusciva anche a terminare il lavoro per le prime ore del pomeriggio, in modo da avere il tempo per dedicarsi alla scrittura.[46] Anni dopo, Brod coniò il termine Der Enge Prager Kreis ("The Close Praga Circle") per indicare il gruppo di scrittori, che comprendeva Kafka, Felix Weltsch e lui.[47][48]

Compì un viaggio in Italia settentrionale (con Max e Otto Brod), toccando anche la città di Brescia, dove vide un esperimento di volo sui primi aeroplani. In seguito si recò a Parigi, in Svizzera, a Lipsia e a Weimar. Tornato a Praga, partecipò alle riunioni del gruppo social-rivoluzionario Club dei Giovani.

Alla fine del 1911, il marito di Elli, Karl Hermann, e Kafka divennero soci nella prima fabbrica di amianto a Praga, conosciuta come Prager Asbestwerke Hermann & Co. Kafka inizialmente si dimostrò interessato a questo affare, dedicandogli gran parte del suo tempo libero, ma poi tornò ad occuparsi maggiormente di letteratura.[49] In quel periodo, si interessò anche alle rappresentazioni teatrali Yiddish. Dopo aver assistito, nel mese di ottobre del 1911, ad uno spettacolo di una compagnia teatrale Yiddish, nei successivi sei mesi Kafka "si immerse nella lingua e letteratura Yiddish".[50] Questo interesse fu anche un punto di partenza per la sua crescente esplorazione del giudaismo.[51] Fu in questo periodo che Kafka divenne vegetariano,[52] a tal proposito scrisse: «mio padre dovette per mesi coprirsi il viso col giornale durante la mia cena prima di abituarsi». Abituarsi cioè a: «castagne, datteri, fichi, uva, mandorle, uva passa, zucche, banane, mele, pere, arance»[53]. Kafka rinunciò anche al pesce, e durante una visita all'acquario di Berlino con Max Brod, questi fu colpito dalle sue parole:

« Vedendo i pesci nelle vasche luminose disse [...]: "Adesso posso guardarvi tranquillamente, non vi mangio più". Era il periodo in cui era diventato rigorosamente vegetariano. Chi non ha udito siffatte parole dalle labbra stesse di Kafka difficilmente potrà farsi un'idea del modo semplice e lieve, senza ombra di affettazione, senza tono patetico (che del resto gli era del tutto estraneo) con cui diceva queste cose.[54] »

Intorno al 1915, ricevette la chiamata per il servizio militare nella prima guerra mondiale, ma i suoi datori di lavoro presso l'istituto di assicurazione riuscirono ad arrivare ad un differimento poiché il suo lavoro era considerato un servizio essenziale per lo stato. In seguito, tuttavia, tentò di entrare nell'esercito, ma fu respinto a causa dei problemi di salute connessi con la tubercolosi,[55] la quale gli fu diagnosticata nel 1917.[56] Nel 1918, l'istituto degli infortuni Istituto dei Lavoratori mise Kafka in pensione a causa della sua malattia, per la quale al tempo non vi era alcuna cura, e quindi trascorse la maggior parte del resto della sua vita ricoverato in sanatori.[39]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Kafka non si sposò mai. Secondo Brod, egli era "tormentato" dal desiderio sessuale[57] e il biografo Reiner Stach afferma che la sua vita fu quella di un "incessante donnaiolo" e che tuttavia era condizionato da una forte paura di "fallimento sessuale"».[58] Per la maggior parte della sua vita adulta, egli frequentò bordelli[59][60][61] ed era interessato alla pornografia.[57] Inoltre, durante la sua vita, ebbe stretti rapporti con diverse donne.

Kafka aborriva la carnalità e la stessa corporeità. Egli stesso racconta il disgusto per il proprio corpo quando il padre accompagnandolo in piscina o nel bagno rituale ebraico (mikveh) lo costringeva a denudarsi[62]. Esprimeva lo stesso senso di ripugnanza nei confronti dell'amore sessuale che descrive, ad esempio ne Il castello, come qualcosa di sporco e che riduce l'uomo all'animalità. Questo rapporto conflittuale e ambiguo col corpo e la sessualità, oltre a vari suoi comportamenti, ha fatto ipotizzare che Kafka soffrisse di disturbi alimentari legati al proprio aspetto fisico (anoressia nervosa) e di un disturbo ossessivo-compulsivo.[63]

Il 13 agosto del 1912, Kafka conobbe Felice Bauer, una giovane parente di Brod, che lavorava a Berlino come rappresentante di una società di dittafoni e con la quale iniziò una sofferta relazione, accompagnata da un fitto scambio epistolare. Una settimana dopo l'incontro a casa di Brod, Kafka scrisse nel suo diario:

« Signorina FB. Quando sono arrivato da Brod il 13 agosto, era seduta al tavolo. Non ero affatto curioso di sapere chi fosse, ma piuttosto la guardai per scontato in una sola volta. Il volto ossuto, vuoto che dimostrava apertamente la sua vacuità. La gola scoperta. Una camicetta buttata su. Sembrava molto domestica nel suo vestito, anche se, come si è scoperto, non aveva altri mezzi. (Mi sono un po' alienato da lei nel controllarla così vicino ...) Il naso quasi rotto. Bionda, capelli piuttosto lisci, poco attraente, mento prominente. Mentre stavo prendendo il mio posto l'ho guardata da vicino per la prima volta, dal momento che mi sono seduto avevo già un giudizio incrollabile.[64][65] »

Eppure è di questa donna così poco attraente che Kafka s'innamorò, avviando con lei una corrispondenza dallo stile e dall'immaginazione pari se non superiore alla sua più famosa produzione letteraria[66]. Le lettere gli permettono di aprire il suo animo ai sentimenti più segreti e nello stesso tempo di non impegnarsi in un rapporto materiale che lo spaventa. Si dibatte tra il desiderio di sposarla, il che gli permetterebbe di assolvere ai suoi doveri di ebreo e di figlio, di assestare la sua vita, e la convinzione che questa unione sarà la sua rovina e un ostacolo alla sua libertà di scrivere. L'incontro con Felice libera la forza creatrice di Kafka.

Poco dopo, Kafka scrisse il racconto "Das Urteil" ("Il giudizio"), in una sola notte e lavorò alacramente su "Der Verschollene" ("America") e "Die Verwandlung" ("La metamorfosi"). Kafka e Felice Bauer mantennero contatti per lo più attraverso lettere nei seguenti cinque anni, incontrandosi di tanto in tanto, e impegnandosi in una relazione per due volte.[67] Le esistenti lettere di Kafka a lei, sono state pubblicate come Briefe an Felice (Lettere di Felice), mentre le lettere di lei a lui non sono sopravvissute.[68][69][70] Secondo i biografi Stach e James Hawes, intorno al 1920 Kafka fu sentimentalmente impegnato con Julie Wohryzek, una povera e ignorante cameriera d'albergo.[67][71] Nonostante i due avessero affittato un appartamento e programmato una data di nozze, il matrimonio non ebbe mai luogo. Durante questo periodo Kafka iniziò una bozza della Lettera al padre, che si opponeva a Julie a causa delle sue convinzioni sioniste. Prima della data prevista del matrimonio, egli ebbe una relazione con l'ennesima donna.[72] Nonostante Kafka avesse bisogno di donne e sesso durante la sua vita, egli riteneva il sesso come "sporco", ed inoltre era timido con una bassa autostima, soprattutto sul suo corpo.[39]

Stach e Brod affermarono che, durante il tempo in cui Kafka conosceva Felice Bauer, egli ebbe anche una relazione con una sua amica, Margarethe "Grete" Bloch,[73] una donna ebrea di Berlino. Secondo Brod, la Bloch diede alla luce il figlio di Kafka, anche se lui non ne fu mai a conoscenza. Il ragazzo, il cui nome non è noto, nacque nel 1914, o nel 1915, e morì a Monaco di Baviera nel 1921.[74][75] Tuttavia, i biografi di Kafka sostengono che sebbene la Bloch ebbe certamente un figlio, non vi sono prove solide che Kafka ne fosse il padre né addirittura che i due fossero veramente in intime relazioni.[76][77][78]

Nel mese di agosto del 1917 a Kafka fu diagnosticata la tubercolosi e si trasferì per alcuni mesi nel villaggio boemo di Zuerau (Sirem in lingua ceca), dove sua sorella Ottla lavorava nella fattoria di suo cognato Hermann. Li si sentì a suo agio e in seguito descrisse quel periodo come forse il miglior tempo nella sua vita, probabilmente perché era privo di alcuna responsabilità. Continuò a lavorare sui diari e su Oktavhefte (Quaderni in ottavo). Dalle note di questi libri, Kafka estrasse 109 pezzi numerati di testo sul Zettel, singoli pezzi di carta in nessun dato ordine. In seguito essi sono stati pubblicati come Die Zürauer Aphorismen (Aforismi di Zürau).[79]

Nella primavera del 1920, durante una permanenza per cura a Merano presso la pensione Ottoburg di Maia Bassa, iniziò una corrispondenza con la giornalista ceca Milena Jesenská, moglie di Ernst Pollak e traduttrice in ceco di molti suoi racconti. I due si incontrarono a Vienna: ne scaturì un amore intenso e tormentato, come testimonia il carteggio Lettere a Milena.[80] Nonostante le numerose infedeltà del marito, lei non riuscì comunque a separarsene. A lei Kafka affidò nel 1921 i suoi Diari, assicurando così la sopravvivenza di quest'opera e le sue lettere indirizzate a lei.[81]

Nel dicembre 1920 Kafka fu nuovamente costretto a un ricovero, durato diversi mesi, questa volta a Matliary sui Monti Tatra slovacchi, dove conobbe il medico Robert Klopstock che divenne suo amico. Alla fine di gennaio 1922 si recò per un soggiorno montano nella località di Spindelmuehle (ceco: Spindleruv Mlyn), alle sorgenti dell'Elba sul confine con la Polonia. Durante una vacanza nel mese di luglio 1923 al Graal-Müritz sul Mar Baltico, Kafka conobbe Dora Diamant, venticinquenne maestra d'asilo di una famiglia ebrea ortodossa. Kafka, nella speranza di sfuggire all'influenza della sua famiglia per concentrarsi sulla sua scrittura, si trasferì brevemente a Berlino dove visse con Diamant, diventandone il suo amante. Dora per lui rappresenterà la purezza dell'ebraismo originale, con lei egli riuscirà a vivere serenamente e tranquillamente, paragonando questo periodo con quando stava insieme a sua sorella Ottla a Zürau. Ella lo fece interessare allo studio del Talmud.[82] In quel periodo lavorò a quattro storie, che sarebbero state pubblicate come Ein Hungerkünstler (Un digiunatore).[81][83]. Là con lei accarezzò il proposito di emigrare in Palestina; dissuaso dal proprio stato fisico, ancora insieme a Dora a settembre si trasferì a Berlino, nel sobborgo di Steglitz, dove visse qualche mese felice.

Malgrado tanti ripetuti tentativi di porvi rimedio con soggiorni climatici, la sua tubercolosi peggiorava, e nel marzo 1924 Kafka ritornò da Berlino a Praga. Gli venne in seguito diagnosticata una laringite tubercolare e venne ricoverato, grazie alle mediazioni dell'amico Max Brod, nel sanatorio di Kierling presso Vienna. Qui, assistito da Dora Diamant e dal dottor Klopstock, si spense dopo una dolorosa agonia (non riusciva più a deglutire), il 3 giugno 1924.

Personalità[modifica | modifica wikitesto]

Franz Kafka, acquaforte da Jan Hladík 1978

Kafka temeva che la gente lo trovasse mentalmente e fisicamente ripugnante. Tuttavia, coloro che lo incontrarono lo descrissero come un uomo in possesso di un atteggiamento tranquillo e fresco, dotato di evidente intelligenza e un fine senso dell'umorismo; i contemporanei lo trovarono anche fanciullescamente bello, anche se di aspetto austero.[84][85][86] Brod compara Kafka a Heinrich von Kleist, sottolineando che entrambi gli scrittori possedevano la capacità di descrivere una situazione realisticamente con dettagli precisi.[87] Brod riteneva che Kafka fosse una delle persone più divertenti che avesse mai conosciuto; egli, infatti, amava condividere l'umorismo con i suoi amici ma fu capace anche di aiutarli nelle situazioni difficili con un buon consiglio.[88] Brod evidenzia due dei tratti più distintivi di Kafka, che erano la "veracità assoluta" (absolute Wahrhaftigkeit) e la "coscienziosità precisa" (präzise Gewissenhaftigkeit).[89][90]

Sebbene Kafka abbia mostrato poco interesse per l'esercizio fisico durante l'adolescenza, in seguito sviluppò interesse per i giochi e per l'attività fisica,[89] diventando un buon camminatore, nuotatore e vogatore.[89] Durante i fine settimana lui e i suoi amici intraprendevano lunghe passeggiate, spesso programmate da Kafka stesso.[91] I suoi altri interessi inclusero la medicina alternativa, i sistemi di istruzione moderni come il metodo Montessori,[89] e le novità tecniche, come gli aeroplani e i film.[92] La scrittura era importante per Kafka; la considerava una "forma di preghiera".[93] Era molto sensibile ai rumori, e preferiva essere tranquillo durante la scrittura.[94]

Pérez-Álvarez ha sostenuto che Kafka possa aver sofferto di un disturbo schizoide di personalità.[95] Il suo stile, egli sostiene, non solo in "Die Verwandlung" ("La metamorfosi"), ma in diversi altri scritti, sembra mostrare tratti schizoidi di medio livello, che spiegherebbero molto del suo lavoro.[96] La sua angoscia può essere percepita in questo appunto del suo diario del 21 giugno 1913:[97]

« Il mondo enorme che ho nella mia testa. Ma come liberarmi e liberarli senza mettere a soqquadro. E mille volte piuttosto strappano o mi trattengono o sepolti. Per questo sono qui, questo è abbastanza chiaro per me.[98] »

e in Zuerau aforisma numero 50:

« L'uomo non può vivere senza una fiducia permanente in qualcosa di indistruttibile dentro di sé, anche se entrambi hanno qualcosa di indistruttibile e la sua fiducia in esso può rimanere permanentemente nascosta da lui.[99] »

Sebbene Kafka non si sposò mai, egli ebbe una grande considerazione del matrimonio e dei figli. Ebbe, tuttavia, diverse fidanzate.[100] Egli può aver sofferto di un disturbo alimentare. Il medico Manfred M. Fichter della Clinica Psichiatrica, dell'Università di Monaco, ha presentato "le prove per l'ipotesi che lo scrittore Franz Kafka abbia sofferto di una anoressia nervosa atipica",[101] e che lo scrittore non solo fosse depresso, ma anche con ideazioni suicidiarie.[85] Nel suo libro del 1995, "Franza Kafka, il Paziente ebraico", Sander Gilman indagò perché un ebreo sarebbe stato considerato ipocondriaco o omosessuale e come Kafka incorpora aspetti di questi modi di intendere il maschio ebreo nella propria immagine di sé e nella scrittura".[102] Kafka considerò il suicidio almeno una volta, verso la fine del 1912.[103]

Opinioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Antecedentemente alla Prima Guerra Mondiale,[104] Kafka partecipò a diverse riunioni del Klub mladých, un'organizzazione anarchica, antimilitarista e anti-clericale ceca.[105] Hugo Bergmann, che frequentò le stesse scuole elementari e superiori di Kafka, ruppe con lui durante il loro ultimo anno accademico (1900-1901), poiché "il suo socialismo [di Kafka] ed il mio sionismo erano troppo contrastanti".[106][107] "Franz è diventato un socialista, io sono diventato un sionista nel 1898. La sintesi di sionismo e il socialismo non esisteva ancora".[107] Bergmann sostiene che Kafka avesse indossato un garofano rosso a scuola per mostrare il suo sostegno al socialismo.[107] In un diario, Kafka fa riferimento all'influente anarchico filosofo principe Peter Kropotkin: "Non dimenticare Kropotkin!".[108]

Durante il periodo comunista, l'eredità del lavoro di Kafka per il blocco socialista orientale fu oggetto di accesi dibattiti. Le opinioni variarono da un considerazione poco superiore alla satira di un fatiscente impero austro-ungarico, alla convinzione che egli incarnasse l'ascesa del socialismo.[109] Un altro punto chiave fu la teoria dell'alienazione di Marx. Mentre la posizione ortodossa è stata che le raffigurazioni kafkiane dell'alienazione non erano più rilevanti per una società che aveva presumibilmente eliminato l'alienazione, una conferenza del 1963 tenutasi a Liblice, in Cecoslovacchia, in occasione dell'ottantesimo anniversario della sua nascita, rivalutò l'importanza della rappresentazione di Kafka della burocrazia.[110] Se Kafka fosse stato uno scrittore politico o meno, era tuttavia, ancora una questione dibattuta.[111]

Ebraismo e Sionismo[modifica | modifica wikitesto]

Kafka nel 1910

Kafka è cresciuto a Praga come ebreo di lingua tedesca.[112] Era profondamente affascinato dagli ebrei dell'Europa orientale, convinto che vivessero la spiritualità con un'intensità sconosciuta agli ebrei occidentali. Il suo diario è pieno di riferimenti a scrittori yiddish.[113] Tuttavia, negli anni dell'adolescenza Kafka si dichiarò spesso ateo, e anche in seguito ebbe con la religione ebraica un rapporto controverso.[114]

Hawes suggerisce che Kafka, nonostante fosse molto consapevole della propria ebraicità, non le diede spazio nei suoi lavori che appaiono, sempre secondo Hawes, privi di temi, scene e caratteri ebraici.[115][116][117] Diversamente, secondo il critico letterario Harold Bloom, anche se Kafka si sentiva a disagio con la sua eredità ebraica, è stato lo scrittore ebreo per eccellenza[118] e Lothar Kahn è altrettanto inequivocabile: "la presenza dell'ebraicità nell'opera di Kafka non è più soggetta a dubbi".[119] Pavel Eisner, uno dei primi traduttori di Kafka, interpreta il famoso romanzo Il processo come l'incarnazione della "triplice dimensione dell'esistenza ebraica di Praga [...] il suo protagonista, Josef K. è (simbolicamente) arrestato da un tedesco (Rabensteiner), da un ceco (Kullich) e da un ebreo (Kaminer). Egli si distingue per il "senso di colpa senza colpa" che impregna l'Ebreo nel mondo moderno, anche se non vi è alcuna prova che egli stesso sia un Ebreo".[120]

Verso la fine della sua vita Kafka inviò una lettera al suo amico Hugo Bergman a Tel Aviv, annunciando la sua intenzione di emigrare in Palestina. Bergman tuttavia rifiutò di ospitarlo perché aveva bambini e temeva che Kafka li infettasse con la tubercolosi.[121]

Morte[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Franz Kafka e dei suoi genitori nel nuovo cimitero ebraico di Praga a Žižkov

Nel marzo del 1924, la tubercolosi laringea di Kafka peggiorò ed egli fece ritorno da Berlino a Praga,[67] dove i membri della sua famiglia, soprattutto la sorella Ottla, si presero cura di lui. Il 10 aprile si recò alla casa di cura del dottor Hoffmann Kierling nei pressi di Vienna per il trattamento,[122] dove morì il 3 giugno 1924. La causa della morte sembra essere la fame: la condizione della faringe di Kafka gli rese l'alimentazione troppo dolorosa e dal momento che la nutrizione parenterale non era ancora stata messa a punto, non c'era modo di nutrirlo.[123][124] Sul letto di morte, Kafka stava modificando "Un digiunatore" (letteralmente "Un artista del digiuno").[125]

Il suo corpo fu riportato a Praga, dove venne cremato l'11 giugno 1924 e sepolto nel nuovo cimitero ebraico di Praga a Žižkov. Una lapide alla base della stele funeraria commemora le tre sorelle dello scrittore, morte nei lager nazisti fra il 1942 e il 1943. Sul muro di fronte un'altra lapide ricorda l'amico Max Brod, il quale aveva curato la pubblicazione postuma di buona parte delle opere di Kafka.[60] Kafka, sconosciuto durante la sua vita, divenne famoso subito dopo la sua morte.[93]

Lavori letterari e critica[modifica | modifica wikitesto]

Prima pagina di lettere al padre

Tutte le opere pubblicate di Kafka, tranne alcune lettere che scrisse a Milena Jesenská, furono scritte in tedesco. Quel poco che fu pubblicato durante la sua vita riscontrò una scarsa attenzione da parte del pubblico.

Kafka non finì nessuno dei suoi romanzi e bruciò circa il 90 per cento del suo lavoro,[126][127] in gran parte durante il periodo in cui visse a Berlino con Diamant.[128] Nei suoi primi anni come scrittore, fu influenzato da von Kleist, il cui lavoro è descritto in una lettera a Bauer come "spaventoso" e più vicino a lui di quanto fosse la propria famiglia nei suoi confronti.[129]

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

I primi lavori pubblicati di Kafka furono otto storie apparse nel 1908 nel primo numero della rivista letteraria Hyperion con il titolo Betrachtung (contemplazione). Egli scrisse il racconto "Beschreibung eines Kampfes" ("Descrizione di una battaglia") [c] nel 1904 e che mostrò a Brod l'anno seguente, il quale gli consigliò di continuare a scrivere e lo convinse a sottoporlo al Hyperion. Kafka pubblicò un frammento nel 1908[130] e due sezioni nella primavera del 1909, il tutto a Monaco di Baviera.[131]

In uno sfogo creativo nella notte del 22 settembre 1912, Kafka scrisse il racconto "Das Urteil" ("La condanna", letteralmente: "Il verdetto") e lo dedicò a Felice Bauer.[132] Questa novella è spesso considerata l'opera che ha segnato la svolta di Kafka. Si tratta del racconto del rapporto travagliato di un figlio con il padre dominante di fronte ad una situazione nuova dopo il fidanzamento del figlio.[133][134] Kafka la descrisse in seguito come "l'apertura completa del corpo e dell'anima",[135] una storia che "si è evoluta come una vera e propria nascita, coperta di sporcizia e melma".[136] La storia è stata pubblicata a Lipsia nel 1912 e dedicata "alla signorina Felice Bauer", e nelle successive edizioni "ad F".[122]

Nel 1912, Kafka scrisse "Die Verwandlung" ("La metamorfosi"),[137] che pubblicò nel 1915 a Lipsia. La storia inizia con un venditore ambulante che si sveglia ritrovandosi trasformato in un ungeheuren Ungeziefe, un parassita mostruoso, un animale indesiderato e impuro. I critici considerano questo lavoro come una delle opere che hanno maggiormente influenzato la narrativa del XX secolo.[138][139][140] La storia "In der Strafkolonie" ("Nella colonia penale"), alle prese con un elaborato dispositivo di tortura e di esecuzione, fu scritta nell'ottobre 1914,[122] rivista quattro anni più tardi e infine pubblicata a Lipsia nel mese di ottobre 1919. La storia "Ein Hungerkünstler" ("Un digiunatore"), pubblicata sulla rivista Die neue Rundschau nel 1924, parla di un protagonista vittima è un "artista della fame", che esprime il digiuno estremo come forma d'arte; si tratta di un individuo emarginato e vittima della società in generale.[141] Il suo ultimo racconto, "Josefine, die Sängerin oder Das Volk der Mouse" ("Giuseppina la cantante ossia il popolo dei topi"), descrive, anch'esso, il rapporto tra un artista e il suo pubblico.[142]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Kafka iniziò il suo primo romanzo nel 1912.[143] Kafka chiamò il lavoro, rimasto incompiuto, "Der Verschollene" ("Il disperso"), ma quando Brod lo pubblicò nel 1927, dopo la morte dell'autore, la chiamò "Amerika".[144] Il suo primo capitolo, "Der Heizer" ("Il fochista"), era già stato pubblicato separatamente come racconto breve. L'ispirazione per il romanzo venne dal tempo trascorso, l'anno precedente, tra il pubblico del teatro yiddish, che portò a Kafka una nuova consapevolezza delle proprie origini ebraiche e al pensiero che vi dovesse essere un innato apprezzamento per le proprie origini nel profondo di ogni individuo.[145] Più esplicitamente ironico e un po' più realistico rispetto alla maggior parte delle opere di Kafka, il romanzo condivide con esse il tema di un sistema oppressivo e intangibile e le situazioni bizzarre in cui viene suo malgrado coinvolto il protagonista.[146] Egli prese spunto da molti dettagli di esperienze dei suoi parenti emigrati in America per comporre l'opera,[147] che resta l'unico lavoro per il quale Kafka considerò un finale ottimista.[148]

Durante il 1914, Kafka iniziò il romanzo Il processo,[131] la storia di un uomo arrestato e processato da un'autorità inaccessibile a distante senza che il crimine venga rivelato né a lui, né al lettore. Il lavoro non venne mai completato, anche il capitolo finale fu portato a termine. Secondo il premio Nobel e studioso Elias Canetti, la figura di Felice è centrale nella trama di Der Process e asserì che era "la storia di Kafka".[149][150] Canetti intitolò il suo libro centrato sulle lettere di Kafka a Felice come L'altro processo di Kafka, in riconoscimento del rapporto tra le lettere e il romanzo.[150] Michiko Kakutani, in una recensione per il New York Times, appunta che le lettere di Kafka sono le "caratteristiche della sua narrativa: la stessa nervosa attenzione ai minimi particolari, la stessa consapevolezza paranoica degli spostamento degli equilibri del potere, la stessa atmosfera di soffocamento combinata, abbastanza sorprendentemente, con momenti di ardore giovanile e piacere emotivo".[150]

Alcuni critici hanno dedotto da una nota del diario dell'autore datata l'11 giugno 1914 che Kafka stesse già progettando il suo romanzo Il castello (Das Schloss); tuttavia, egli non iniziò a scriverlo fino al 27 gennaio 1922.[131] Il protagonista è un agrimensore, chiamato K., che per motivi sconosciuti tenta invano di accedere alle misteriose autorità di un castello che governano il paese. Kafka interruppe la scrittura dell'opera prima di scriverne il finale, ma dichiarò che la sua intenzione era che l'opera terminasse con K. sul letto di morte che riceveva la notifica da parte delle autorità del castello che il suo "diritto legale di vivere nel villaggio non era valido, ma, prendendo in considerazione alcune circostanze accessorie, ad egli doveva essere permesso di vivere e lavorare lì".[151] Cupo e, a tratti surreale, il romanzo ha come temi fondamentali l'alienazione, la burocrazia, i tentativi vani e frustranti dell'uomo di contrastare il sistema e la ricerca vana e senza speranza di un obiettivo irraggiungibile.[152]

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Prima edizione di Meditazione del 1912.

Le storie di Kafka inizialmente furono pubblicate su riviste letterarie. Le prime otto vennero stampate nel 1908 sul primo numero del bimestrale Hyperion.[153] Franz Blei pubblicò nel 1909 due dialoghi che divennero parte di "Beschreibung eines Kampfes" ("Descrizione di una battaglia").[153] Un frammento della storia "Die Aeroplane in Brescia" ("Gli aeroplani a Brescia"), scritto in proposito di un viaggio fatto in Italia con Brod, apparse nel quotidiano di Boemia il 28 settembre 1909.[153][154] Il 27 marzo 1910, diverse storie che in seguito divennero parte del libro Betrachtung vennero pubblicate nell'edizione pasquale di Boemia.[153][155] Nel 1913, a Lipsia, Brod e l'editore Kurt Wolff inclusero "Das Urteil. Eine Geschichte von Franz Kafka". ("Il verdetto. Un racconto di Franz Kafka.") nel loro annuario letterario per l'Arkadia d'arte poetica. Il racconto "Vor dem Gesetz" ("Davanti alla Legge") fu pubblicato nell'edizione di Capodanno del 1915 dal settimanale ebraico indipendente Selbstwehr; nel 1919 venne in seguito ristampato come parte della raccolta dei racconti "Ein Landarzt" (Un medico di campagna) e divenne parte del romanzo "Il Processo". Altre storie vennero stampate in varie pubblicazioni, tra cui di Brod Der Jude, il giornale Prager Tagblatt e i periodici Die neue Rundschau e Prager Presse.[153]

Il primo libro pubblicato di Kafka, "Betrachtung" ("contemplazione", o la "meditazione""), era una raccolta di 18 racconti scritti, appartenenti al periodo tra il 1904 e il 1912. In un viaggio estivo a Weimar, Brod promosse un incontro tra Kafka e Kurt Wolff;[156] Wolff pubblicò "Contemplazione" sulla Rowohlt Verlag, alla fine del 1912.[157] Kafka dedicò a Brod, "Für MB", e aggiunse, nella copia personale donata al suo amico "So wie es hier schon gedruckt ist, für meinen liebsten Max - Franz K." ("Come è già stampato qui, per il mio carissimo Max").[158]

Il racconto "Die Verwandlung" ("La metamorfosi") fu stampato per la prima volta nel numero di ottobre 1915 del Die Weißen Blätter, una edizione mensile di letteratura espressionista, a cura di René Schickele.[157] Un'altra raccolta di racconti, "Un medico di campagna", è stata pubblicata da Kurt Wolff nel 1919[157] e dedicata al padre di Kafka. Venne inoltre preparata una raccolta finale di quattro storie per la stampa, "Ein Hungerkünstler" (Un digiunatore), che apparvero nel 1924, dopo la sua morte, in Verlag Die Schmiede. Il 20 aprile 1924, la Berliner Börsen-Courier pubblicò il saggio di Kafka sull'Adalbert Stifter.[159]

Max Brod[modifica | modifica wikitesto]

Prima edizione de Il castello del 1926.

Kafka lasciò i suoi lavori, sia editi che inediti, al suo amico ed esecutore letterario Max Brod, con esplicite istruzioni che sarebbero dovuti essere distrutti alla sua morte; Kafka scrisse: "Carissimo Max, la mia ultima richiesta: tutto quello che lascio dietro di me ... diari, manoscritti, lettere (miei e di altri), bozze e così via, [sono] per essere bruciate e non lette".[160][161] Brod, tuttavia, decise di ignorare questa richiesta e, tra il 1925 e il 1935, pubblicò i romanzi e le raccolte. Quando fuggì in Palestina nel 1939, portò con se molte carte, che rimangono inedite.[162] Anche l'ultima amante di Kafka, Dora Diamant, ignorò i suoi desideri, conservando segretamente 20 libri di appunti e 35 lettere. Questi furono confiscati dalla Gestapo nel 1933, ma gli studiosi continuano ancora a cercarli.[163]

Quando Brod iniziò a pubblicare la maggior parte degli scritti in suo possesso,[164] l'opera di Kafka cominciò ad attirare una ampia attenzione e il plauso della critica. Brod trovò difficoltà ad organizzare gli appunti di Kafka in ordine cronologico. Un problema fu dovuto al fatto che Kafka spesso iniziava a scrivere in diverse parti del libro: a volte in mezzo, a volte lavorando a ritroso partendo dalla fine.[165][166] Brod terminò molte opere incomplete di Kafka perché fossero pubblicate. Ad esempio, Kafka, lasciò Der Process con alcuni capitoli incompleti e Das Schloss con frasi sospese e contenuti ambigui;[166] Brod riarrangiò i capitoli, modificò parte testo e cambiò la punteggiatura. Der Process è apparso nel 1925 in Verlag Die Schmiede. Kurt Wolff pubblicò altri due romanzi, Das Schloss nel 1926 e nel 1927 Amerika. Nel 1931, Brod curò una raccolta di prose e storie inedite come Beim Bau der Chinesischen Mauer (La Grande Muraglia della Cina). Il libro apparve nel Gustav Kiepenheuer Verlag. Le serie di Brod sono di solito chiamate "Edizioni Definitive".[167]

Edizioni moderne[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961, Malcom Pasley acquisì la maggior parte del lavoro originale manoscritto di Kafka per la Bodleian Library di Oxford.[168][169] Il testo di Der Process fu poi acquistato attraverso aste e venne memorizzato presso l'Archivio di letteratura tedesca a Marbach am Neckar, in Germania.[169][170] In seguito, Pasley a capo di un gruppo (tra cui Gerhard Neumann, Jost Schillemeit e Jürgen Born), che si occupò di ricostruire i romanzi tedeschi; la casa editrice S. Fischer Verlag ripubblicò i lavori.[171] Pasley fu il redattore di "Il Castello, pubblicato nel 1982, e "Il Processo", pubblicato nel 1990. Jost Schillemeit è stato il redattore di "Amerika" pubblicato nel 1983. Queste sono chiamate le "Edizioni Critiche" o le "Edizioni Fischer".[172]

Appunti inediti[modifica | modifica wikitesto]

Quando Brod morì nel 1968, lasciò gli appunti inediti di Kafka, che si ritengono essere alcune migliaia, al suo segretario Esther Hoffe.[173] Alcuni furono pubblicati o venduti, ma la maggior parte venne lasciata alle sue figlie, Eva e Ruth, che anch'esse si rifiutarono di divulgarle. Una battaglia legale iniziata nel 2008 tra le sorelle e la Biblioteca nazionale di Israele, che sosteneva che queste opere fossero diventate di proprietà della nazione d'Israele da quando Brod emigrò nella Palestina britannica nel 1939. Esther Hoffe vendette il manoscritto originale de Il Processo per 2.000.000 di dollari statunitensi nel 1988 all'archivio tedesco letterario della letteratura moderna di Marbach am Neckar.[174][175] Una sentenza, del 2010, di un tribunale di Tel Aviv ha dichiarato che i documenti dovevano essere rilasciati ma pochi lo furono, tra cui una storia sconosciuta, ma la battaglia legale continua. Le Hoffes sostengono che gli appunti sono loro beni personali, mentre la Biblioteca Nazionale sostiene che siano "beni culturali appartenenti al popolo ebraico".[176]

Interpretazioni critiche[modifica | modifica wikitesto]

Kafka nel 1917

Il poeta Wystan Hugh Auden definisce Kafka il "Dante del XX secolo";[177] il romanziere Vladimir Nabokov lo colloca tra i più grandi scrittori del suo tempo.[178] Dalla lettura de La metamorfosi Gabriel García Márquez apprese "che era possibile scrivere in un modo diverso".[179][180]

Un tema importante e ricorrente dell'opera di Kafka, stabilito in primo luogo nel racconto "Das Urteil",[181] è il conflitto padre-figlio: il senso di colpa indotto al figlio, viene risolto attraverso la sofferenza e l'espiazione.[181][182] Altri temi importanti e archetipi includono l'alienazione, la violenza fisica e psicologica, personaggi che intraprendono una battaglia terribile e la trasformazione mistica.[183]

Lo stile di Kafka è stato paragonato, già nel 1916, a quello di Kleist in una recensione di "Die Verwandlung" e "Der Heizer" di Oscar Walzel in Berliner Beiträge.[184] La natura della prosa di Kafka consente per le più svariate interpretazioni e i critici hanno collocato il suo stile in una varietà di scuole letterarie.[111] I marxisti, per esempio, sono fortemente in disaccordo su come debbano essere interpretate le opere di Kafka.[105][111] Alcuni lo accusarono di distorcere la realtà, mentre altri sostenevano che vi fosse una critica al capitalismo.[111] La disperazione e l'assurdità, comuni nelle sue opere, sono considerati come l'emblema dell'esistenzialismo.[185] Si può affermare che alcuni dei libri di Kafka siano stati influenzati dal movimento espressionista, anche se la maggior parte della sua produzione letteraria è stato associata con il genere modernista sperimentale. Kafka tocca anche il tema del conflitto umano con la burocrazia. William Burrows sostiene che tale lavoro è incentrato sui concetti di lotta, di dolore, di solitudine e della necessità di relazioni.[186] Altri, come Thomas Mann, vedono l'opera di Kafka come allegorica: la ricerca, di natura metafisica, di Dio.[187][188]

Secondo Gilles Deleuze e Felix Guattari, i temi dell'alienazione e della persecuzione, anche se presenti nell'opera di Kafka, sono stati troppo enfatizzati dalla critica. Essi sostengono il lavoro di Kafka è più deliberatamente sovversivo e più gioioso di quanto possa apparire a prima vista. Essi sottolineano che durante la lettura delle sue opere, mentre ci si concentra sulla futilità delle lotte dei suoi personaggi, viene rivelato un gioco umoristico; Kafka non descrive necessariamente i suoi problemi, piuttosto sottolinea come le persone tendono a inventare i problemi. Nel suo lavoro, Kafka spesso ha creato malevoli mondi assurdi.[189][190] Kafka leggeva le bozze delle sue opere ai suoi amici, di solito concentrandosi sulla sua prosa umoristica. Lo scrittore Milan Kundera suggerisce che l'umorismo surreale di Kafka potrebbe essere stato una inversione della presentazione dei personaggi di Dostoevskij che vengono puniti per un crimine. Nelle opere di Kafka, un personaggio viene punito anche se non ha commesso alcun reato. Kundera ritiene che l'ispirazione di Kafka per le sue caratteristiche situazioni provenga dal fatto di essere cresciuto in una famiglia patriarcale e di vivere in uno stato totalitario.[191]

Sono stati fatti vari tentativi per identificare l'influenza del contesto giuridico in Kafka e il ruolo della disciplina del diritto nella sua narrativa.[192][193] La ​​maggior parte delle interpretazioni identificano questi aspetti come importanti nel suo lavoro,[194] in cui il sistema giuridico è spesso descritto come opprimente.[195] La legge nelle opere di Kafka, piuttosto che essere rappresentanta da una particolare persona giuridica o politica, di solito viene descritta come una forma anonima di forze incomprensibili, nascoste in parte nei singoli, ma che controllano la vita delle persone che sono vittime innocenti di sistemi al di fuori del loro controllo.[194] I critici che sostengono questa interpretazione surreale citano i casi in cui Kafka si descrive in conflitto con un universo assurdo, come ad esempio la frase tratta dal suo diario:

« Racchiuso nelle mie quattro mura, mi sono trovato come un immigrato imprigionato in un paese straniero, ... ho visto la mia famiglia come strani alieni dai costumi stranieri, i riti e la lingua ha sfidato molto la comprensione; ... se io non voglio, mi hanno costretto a partecipare alle loro rituali bizzarri, ... non ho resistito[196] »

Tuttavia, James Hawes sostiene che molte delle descrizioni di Kafka dei procedimenti giudiziari ne Il Processo, assurdi, metafisici, sconcertanti e da incubo, come possano apparire, si basano su descrizioni accurate e informate dei procedimenti penali tedeschi e austriaci del tempo, che erano inquisitori piuttosto che accusatori.[197] Anche se lavorò nel settore delle assicurazioni, come esperto avvocato Kafka era "profondamente consapevole dei dibattiti legali del suo tempo".[193][198] In una pubblicazione di inizio del 21° secolo, che utilizza gli scritti di Kafka come suo punto di partenza,[199] Pothik Ghosh afferma che con Kafka la legge "non ha alcun significato al di fuori del suo fatto di essere una pura forza di dominazione e determinazione".[200]

Citazioni e omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Statua in bronzo a Praga di Jaroslav Róna a ricordo di Kafka
  • Una statua in bronzo è stata dedicata allo scrittore dalla città di Praga nel 2003. La statua è situata nei pressi del quartiere ebraico di Praga (in via Dušní) e riproduce un cappotto gigante e vuoto e un uomo sedutovi sopra a cavalcioni. Ispirata al racconto Descrizione di una battaglia, rappresenta Kafka seduto sul padre, che Franz ha sempre descritto come un uomo enorme e austero. La testa del padre che emerge dal cappotto non ci è mostrata perché Franz dichiarava di avere difficoltà nel guardarlo in faccia. Per finire, Franz è stato posizionato a cavalcioni sul cappotto ironicamente, quasi a far vedere che ha superato la sua paura nei confronti del padre grazie alla lettera che gli ha scritto, la famosa Lettera al padre. La statua ci riporta alla mente anche La metamorfosi e l'abbandono del proprio corpo. Vedendo il cappotto vuoto ci si chiede infatti che fine abbia fatto il corpo che lo riempiva. Si può dunque far riferimento al termine "kafkiano" anche in questo caso. La statua richiama infatti qualcosa fuori dalla realtà, allucinante[201].
  • Allo scrittore è stato dedicato l'asteroide 3412 Kafka, scoperto nel 1983.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Opere di Franz Kafka.

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

Aforismi[modifica | modifica wikitesto]

  • Aforismi di Zürau oppure Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza e la vera via (Die Zürauer Aphorismen, 1946), raccolta di 109 aforismi

Diari[modifica | modifica wikitesto]

Epistolario[modifica | modifica wikitesto]

Opere complete[modifica | modifica wikitesto]

  • Gesammelte Werke. Taschenbuchausgabe in acht Bänden, a cura di Max Brod, Frankfurt am Main: Fisher, 1950-74
  • Kritische Ausgabe. Schriften, Tagebücher, Briefe, a cura di Jürgen Born, Gerhard Neumann, Malcolm Pasley e Jost Schillemeit, Frankfurt am Main: Fischer, 1982
  • Gesammelte Werke in 12 Bänden in der Fassung der Handschrift, a cura di Hans-Gerd Koch, Frankfurt am Main: Fischer, 1983
  • Sämtliche Werke, Stuttgart: Suhrkamp Verlag, 2008. ISBN 978-3-518-42001-0
  • Kafka-Handbuch. Leben - Werk - Wirkung, a cura di Manfred Engel e Bernd Auerochs, Stuttgart, Weimar: Metzler 2010. ISBN 978-3-476-02167-0
  • I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, in cinque volumi. A cura di Ervino Pocar: Romanzi, 1969; Racconti, 1970; Confessioni e diari, 1972; Lettere a Felice (1912-1917), 1972; a cura di Ferruccio Masini: Lettere, 1988.

Rappresentazioni di Kafka[modifica | modifica wikitesto]

Kafka nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Kafka in televisione[modifica | modifica wikitesto]

Kafka nel teatro[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guido Sommavilla, Uomo, diavolo e Dio nella letteratura contemporanea, Ed. Paoline, 1993 p.100
  2. ^ Dizionario Oxford della letteratura inglese a cura di Margaret Drabble, Jenny Stringer, V. De Simone, Colasanti, p. 286
  3. ^ Jean Paul Sartre, L'esistenzialismo è un umanismo, Armando Editore, 2006, p.9
  4. ^ Romano Luperini, Pietro Cataldi, La scrittura e l'interpretazione: storia della letteratura italiana nel quadro della civiltà e della letteratura dell'Occidente, Volume 3, Palumbo, 1999, p.363
  5. ^ a b Gilman, 2005, pp. 20–21.
  6. ^ Northey, 1997, pp. 8–10.
  7. ^ Kohoutikriz, 2011.
  8. ^ Brod, 1960, pp. 3–5.
  9. ^ Northey, 1997, p. 92.
  10. ^ Gray, 2005, pp. 147–148.
  11. ^ Hamalian, 1974, p. 3.
  12. ^ Valli ed Elli morirono nel lager di Chełmno. Ottla, la sorella minore, si salvò in un primo momento perché sposata con un ariano, ma in seguito al divorzio fu internata nel campo di Terezìn. Qui si offrì volontaria per accompagnare 1267 bambini destinati ad Auschwitz. Giunti al campo, lei e i bambini furono uccisi.
  13. ^ Corngold, 1972, pp. xii, 11.
  14. ^ Kafka-Franz, Father, 2012, Father, Kafka.
  15. ^ Brod, 1960, p. 9.
  16. ^ Brod, 1960, pp. 15-16.
  17. ^ Brod, 1960, pp. 19-20.
  18. ^ Brod, 1960, pp. 15, 17, 22–23.
  19. ^ Stach, 2005, pp. 390–391, 462–463.
  20. ^ Kafka-Franz, Father, 2012, Father.
  21. ^ Stach, 2005, p. 13.
  22. ^ Brod, 1960, pp. 26–27.
  23. ^ Koelb, 2010, p. 12.
  24. ^ a b Sayer, 1996, pp. 164–210.
  25. ^ Kempf, 2005, pp. 159–160.
  26. ^ Corngold, 2004, p. xii.
  27. ^ Diamant, 2003, pp. 36–38.
  28. ^ Brod, 1960, pp. 40–41.
  29. ^ a b Gray, 2005, p. 179.
  30. ^ Stach, 2005, pp. 43–70.
  31. ^ Brod, 1960, p. 40.
  32. ^ Brod, 1960, p. 14.
  33. ^ Brod, 1966, pp. 53–54.
  34. ^ Stach, 2005, p. 362.
  35. ^ Gray, 2005, pp. 74, 273.
  36. ^ Hawes, 2008, p. 29.
  37. ^ Brod, 1960, pp. 51, 122–124.
  38. ^ Stach, 2005, pp. 80–83.
  39. ^ a b c Steinhauer, 1983, pp. 390–408.
  40. ^ Karl, 1991, p. 210.
  41. ^ Glen, 2007, pp. 23–66.
  42. ^ Drucker, 2002, p. 24.
  43. ^ Corngold et al., 2009, pp. 250–254.
  44. ^ Stach, 2005, pp. 26–30.
  45. ^ Brod, 1960, pp. 81–84.
  46. ^ Stach, 2005, pp. 23–25.
  47. ^ Spector, 2000, p. 17.
  48. ^ Keren, 1993, p. 3.
  49. ^ Stach, 2005, pp. 34–39.
  50. ^ Koelb, 2010, p. 32.
  51. ^ Stach, 2005, pp. 56–58.
  52. ^ Brod, 1960, pp. 29, 73–75, 109–110, 206.
  53. ^ Klaus Wagenbach, Due passi per Praga insieme a Kafka, traduzione di Cesare De Marchi, Feltrinelli, Milano 1996, pp. 40-41.
  54. ^ Max Brod, Franz Kafka. Una biografia, Mondadori, Milano 1956, p. 87.
  55. ^ Brod, 1960, p. 154.
  56. ^ Corngold, 2011, pp. 339–343.
  57. ^ a b Hawes, 2008, p. 186.
  58. ^ Stach, 2005, pp. 44, 207.
  59. ^ Hawes, 2008, pp. 186, 191.
  60. ^ a b European Graduate School, 2012.
  61. ^ Stach, 2005, p. 43.
  62. ^ "... ero schiacciato dalla tua nuda fisicità. [...] Io magro, debole, sottile, tu forte, alto, massiccio. Già in cabina mi sentivo miserabile...". F. Kafka, Lettera al padre, Roma, Newton Compton, Collana Tascabili Economici Newton, 1993, p. 31.
  63. ^ Ficther, 1988
  64. ^ Banville, 2011
  65. ^ Köhler, 2012
  66. ^ Sulle lettere, in buona parte pubblicate, ha scritto un saggio notevole Elias Canetti, cfr. bibliografia.
  67. ^ a b c Stach, 2005, p. 1.
  68. ^ Banville, 2011.
  69. ^ Seubert, 2012.
  70. ^ Brod, 1960, pp. 196–197.
  71. ^ Hawes, 2008, pp. 129, 198–199.
  72. ^ Murray, 2004, pp. 276–279.
  73. ^ Stach, 2005, pp. 379–389.
  74. ^ Brod, 1960, pp. 240–242.
  75. ^ S. Fischer, 2012.
  76. ^ Alt, 2005, p. 303.
  77. ^ Hawes, 2008, pp. 180–181.
  78. ^ Stach, 2005, pp. 1, 379–389, 434–436.
  79. ^ Apel, 2012, p. 28.
  80. ^ Margarete Buber-Neumann, Milena. L'amica di Kafka, trad. di Caterina Zaccaroni, Milano, Adelphi, 1986.
  81. ^ a b Brod, 1966, pp. 389.
  82. ^ Hempel, 2002.
  83. ^ Su di lei confronta la biografia di Kathi Diamant, Kafka's Last Love, London: Secker and Warburg, 2003.
  84. ^ Janouch, 1971, pp. 14, 17.
  85. ^ a b Fichter, 1987, pp. 367–377.
  86. ^ Repertory, 2005.
  87. ^ Brod, 1966, p. 41.
  88. ^ Brod, 1966, p. 42.
  89. ^ a b c d Brod, 1966, p. 49.
  90. ^ Brod, 1960, p. 47.
  91. ^ Brod, 1966, p. 90.
  92. ^ Brod, 1966, p. 92.
  93. ^ a b Brod, 1960, p. 214.
  94. ^ Brod, 1960, p. 156.
  95. ^ Pérez-Álvarez, 2003, pp. 181–194.
  96. ^ Miller, 1984, pp. 242–306.
  97. ^ McElroy, 1985, pp. 217–232.
  98. ^ Project Gutenberg, 2012.
  99. ^ Gray, 1973, p. 196.
  100. ^ Brod, 1960, pp. 139–140.
  101. ^ Fichter, 1988, pp. 231–238.
  102. ^ Gilman, 1995, retro di copertina.
  103. ^ Brod, 1960, p. 128.
  104. ^ Brod, 1960, p. 86.
  105. ^ a b Lib.com, 2008.
  106. ^ Bergman, 1969, p. 8.
  107. ^ a b c Bruce, 2007, p. 17.
  108. ^ Preece, 2001, p. 131.
  109. ^ Hughes, 1986, pp. 248–249.
  110. ^ Bathrick, 1995, pp. 67–70.
  111. ^ a b c d Socialist Worker, 2007.
  112. ^ History Guide, 2006.
  113. ^ Haaretz, 2008.
  114. ^ Gilman, 2005, p. 31.
  115. ^ Connolly, 2008.
  116. ^ Horton, 2008.
  117. ^ Hawes, 2008, pp. 119–126.
  118. ^ Bloom, 1994, p. 428.
  119. ^ Kahn e Hook, 1993, p. 191.
  120. ^ Rothkirchen, 2005, p. 23.
  121. ^ Bloom, 2011.
  122. ^ a b c Brod, 1966, p. 389.
  123. ^ Fort, 2006.
  124. ^ Brod, 1960, pp. 209–211.
  125. ^ Brod, 1960, p. 211.
  126. ^ Batuman, 2010.
  127. ^ Stach, 2005, p. 2.
  128. ^ Murray, 2004, pp. 367.
  129. ^ Furst, 1992, p. 84.
  130. ^ Pawel, 1985, pp. 160–163.
  131. ^ a b c Brod, 1966, p. 388.
  132. ^ Brod, 1966, ps. 114f.
  133. ^ Ernst, 2010.
  134. ^ Hawes, 2008, pp. 159, 192.
  135. ^ Stach, 2005, p. 113.
  136. ^ Brod, 1960, p. 129.
  137. ^ Brod, 1966, p. 113.
  138. ^ Sokel, 1956, pp. 203–214.
  139. ^ Luke, 1951, pp. 232–245.
  140. ^ Dodd, 1994, pp. 165–168.
  141. ^ Gray, 2005, p. 131.
  142. ^ Horstkotte, 2009.
  143. ^ Brod, 1960, p. 113.
  144. ^ Brod, 1960, pp. 128, 135, 218.
  145. ^ Koelb, 2010, p. 34.
  146. ^ Sussman, 1979, pp. 72–94.
  147. ^ Stach, 2005, p. 79.
  148. ^ Brod, 1960, p. 137.
  149. ^ Stach, 2005, pp. 108–115, 147, 139, 232.
  150. ^ a b c Kakutani, 1988.
  151. ^ Boyd, 2004, p. 139.
  152. ^ Rastalsky, 1997, p. 1.
  153. ^ a b c d e Itk, 2008.
  154. ^ Brod, 1966, p. 94.
  155. ^ Brod, 1966, p. 61.
  156. ^ Brod, 1966, p. 110.
  157. ^ a b c European Graduate School, Articles, 2012.
  158. ^ Brod, 1966, p. 115.
  159. ^ Krolop, 1994, p. 103.
  160. ^ Kafka, 1988, publisher's notes.
  161. ^ McCarthy, 2009.
  162. ^ Butler, 2011, pp. 3–8.
  163. ^ Kafka Project SDSU, 2012.
  164. ^ Contijoch, 2000.
  165. ^ Kafka, 2009, p. xxvii
  166. ^ a b Diamant, 2003, p. 144.
  167. ^ Classe, 2000, p. 749.
  168. ^ Samuelson, 2012.
  169. ^ a b Kafka, 1998, publisher's notes.
  170. ^ O'Neill, 2004, p. 681.
  171. ^ Adler, 1995.
  172. ^ Oxford Kafka Research Centre, 2012.
  173. ^ Tran, 2010
  174. ^ New York Times, 2010
  175. ^ Buehrer, 2011
  176. ^ Rudoren e Noveck, 2012
  177. ^ Bloom, 2002, p. 206.
  178. ^ Durantaye, 2007, pp. 315–317.
  179. ^ Kafka-Franz, 2012.
  180. ^ Stone, 2012.
  181. ^ a b Gale Research Inc., 1979, pp. 288–311.
  182. ^ Brod, 1960, pp. 15–16.
  183. ^ Bossy, 2001, p. 100.
  184. ^ Furst, 1992, p. 83.
  185. ^ Sokel, 2001, pp. 102–109.
  186. ^ Burrows, 2011.
  187. ^ Panichas, 2004, pp. 83–107.
  188. ^ Gray, 1973, p. 3.
  189. ^ Kavanagh, 1972, pp. 242–253.
  190. ^ Rahn, 2011.
  191. ^ Kundera, 1988, pp. 82–99.
  192. ^ Glen, 2007.
  193. ^ a b Banakar, 2010.
  194. ^ a b Glen, 2011, pp. 47–94.
  195. ^ Hawes, 2008, pp. 216–218.
  196. ^ Preece, 2001, pp. 15–31.
  197. ^ Hawes, 2008, pp. 212–214.
  198. ^ Ziolkowski, 2003, p. 224.
  199. ^ Corngold et al., 2009, pp. xi, 169, 188, 388.
  200. ^ Ghosh, 2009.
  201. ^ il sito dello scultore.
  202. ^ Amerika (2004) - FilmTv.it, filmtv.it. URL consultato il 7 febbraio 2014..

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Peter-André Alt, Franz Kafka: Der ewige Sohn. Eine Biographie, München, Verlag C.H. Beck, 2005, ISBN 978-3-406-53441-6.
  • David Bathrick, The Powers of Speech: The Politics of Culture in the GDR, Lincoln, University of Nebraska Press, 1995.
  • Hugo Bergman, Memories of Franz Kafka in Franz Kafka Exhibition (Catalogue) (PDF), Library, The Jewish National and University Library, 1969.
  • Harold Bloom, Franz Kafka, in Bloom's Major Short Story Writers, New York, Chelsea House Publishers, 2003, ISBN 978-0-7910-6822-9.
  • Harold Bloom, Franz Kafka's Zionism, in Midstream, nº 2, 57, Spring 2011.
  • Harold Bloom, Genius: A Mosaic of One Hundred Exemplary Creative Minds, New York, Warner Books, 2002, ISBN 978-0-446-52717-0.
  • Harold Bloom, The Western Canon: The Books and School of the Ages, New York, Riverhead Books, Penguin Group, 1994, ISBN 978-1-57322-514-4.
  • Michel-André Bossy, Artists, Writers, and Musicians: An Encyclopedia of People Who Changed the World, Westport, Connecticut, Oryx Press, 2001, ISBN 978-1-57356-154-9.
  • Ian R. Boyd, Dogmatics Among the Ruins: German Expressionism and the Enlightenment, Bern, Peter Lang AG, 2004, ISBN 978-3-03910-147-4.
  • Max Brod, Franz Kafka: A Biography, New York, Schocken Books, 1960, ISBN 978-0-8052-0047-8.
  • (DE) Max Brod, Über Franz Kafka, Hamburg, S. Fischer Verlag, 1966.
  • Iris Bruce, Kafka and Cultural Zionism — Dates in Palestine, Madison, Wisconsin, University of Wisconsin Press, 2007, ISBN 978-0-299-22190-4.
  • Olive Classe, Encyclopedia of Literary Translation into English, Vol. 1, Chicago, Fitzroy Dearborn Publishers, 2000, ISBN 978-1-884964-36-7.
  • (ES) Francesc Miralles Contijoch, Franz Kafka, Barcelona, Oceano Grupo Editorial, S.A., 2000, ISBN 978-84-494-1811-2.
  • Stanley Corngold, Introduction to The Metamorphosis, New York, Bantam Classics, 1972, ISBN 978-0-553-21369-0.
  • Stanley Corngold, The Commentator's Despair, Port Washington, New York, Kennikat Press, 1973, ISBN 978-0-8046-9017-1.
  • Stanley Corngold, Lambent Traces: Franz Kafka, Princeton, New Jersey, Princeton University Press, 2004, ISBN 978-0-691-11816-1.
  • Stanley Corngold, Franz Kafka: The Office Writings, Princeton, New Jersey, Princeton University Press, 2009, ISBN 978-0-691-12680-7.
  • Stanley Corngold e Benno Wagner, Franz Kafka: The Ghosts in the Machine, Evanston, Illinois, Northwestern University Press, 2011, ISBN 978-0-8101-2769-2.
  • Gilles Deleuze e Félix Guattari, Kafka: Toward a Minor Literature (Theory and History of Literature, Vol 30), Minneapolis, University of Minnesota Press, 1986, ISBN 978-0-8166-1515-5.
  • Kathi Diamant, Kafka's Last Love: The Mystery of Dora Diamant, New York, Basic Books, 2003, ISBN 978-0-465-01551-1.
  • Peter Drucker, Managing in the Next Society, 2007ª ed., Oxford, Elsevier, 2002, ISBN 978-0-7506-8505-4.
  • (DE) Manfred Engel e Bernd Auerochs, Kafka-Handbuch. Leben – Werk – Wirkung, Metzler, Stuttgart, Weimar, 2010, ISBN 978-3-476-02167-0.
  • Thomas Elsaesser, The Last Great American Picture Show, Amsterdam, Amsterdam University Press, 2004, ISBN 978-90-5356-493-6.
  • Lillian R. Furst, Through the Lens of the Reader: Explorations of European Narrative, SUNY Press, 1992, ISBN 978-0-7914-0808-7.
  • Gale Research Inc., Twentieth-Century Literary Criticism: Excerpts from Criticism of the Works of Novelists, Poets, Playwrights, Short Story Writers, & Other Creative Writers Who Died Between 1900 & 1999, Farmington Hills, Michigan, Gale Cengage Learning, 1979, ISBN 978-0-8103-0176-4.
  • Sander Gilman, Franz Kafka, the Jewish Patient, New York, Routledge, 1995, ISBN 978-0-415-91391-1.
  • Sander Gilman, Franz Kafka, London, Reaktion Books, 2005, ISBN 978-1-881872-64-1.
  • Richard T. Gray, A Franz Kafka Encyclopedia, Westport, Connecticut, Greenwood Press, 2005, ISBN 978-0-313-30375-3.
  • Ronald Gray, Franz Kafka, Cambridge, Cambridge University Press, 1973, ISBN 978-0-521-20007-3.
  • Leo Hamalian, Franz Kafka: A Collection of Criticism, New York, McGraw-Hill, 1974, ISBN 978-0-07-025702-3.
  • James Hawes, Why You Should Read Kafka Before You Waste Your Life, New York, St. Martin's Press, 2008, ISBN 978-0-312-37651-2.
  • Gustav Janouch, Conversations with Kafka, 2ª ed., New York, New Directions Books, 1971, ISBN 978-0-8112-0071-4.
  • Franz Kafka, The Penal Colony: Stories and Short Pieces, 1987ª ed., New York, Schocken Books, 1948, ISBN 978-0-8052-3198-4.
  • Franz Kafka, Dearest Father. Stories and Other Writings, New York, Schocken Books, 1954.
  • Franz Kafka, The Castle, New York, Schocken Books, 1988, ISBN 978-0-8052-0872-6.
  • Franz Kafka, The Metamorphosis and Other Stories, New York, Barnes & Noble, 1996, ISBN 978-1-56619-969-8.
  • Franz Kafka, The Trial, New York, Schocken Books, 1998, ISBN 978-0-8052-0999-0.
  • Franz Kafka, The Trial, Oxford, Oxford University Press, 2009, ISBN 978-0-19-923829-3.
  • Lothar Kahn e Donald D. Hook, Between Two Worlds: a cultural history of German-Jewish writers, Ames, Iowa, Iowa State University Press, 1993, ISBN 978-0-8138-1233-5.
  • Frederick R. Karl, Franz Kafka: Representative Man, Boston, Ticknor & Fields, 1991, ISBN 978-0-395-56143-0.
  • Clayton Koelb, Kafka: A Guide for the Perplexed, Chippenham, Wiltshire, Continuum International Publishing Group, 2010, ISBN 978-0-8264-9579-2.
  • (DE) Kurt Krolop, Kafka und Prag, Prague, Goethe-Institut, 1994, ISBN 978-3-11-014062-0.
  • Alice Miller, Thou Shalt Not Be Aware:Society's Betrayal of the Child, New York, Farrar, Straus, Giroux, 1984, ISBN 978-0-9567982-1-3.
  • Nicholas Murray, Kafka, New Haven, Connecticut, Yale University Press, 2004, ISBN 978-0-300-10631-2.
  • Peter Newmark, About Translation, Wiltshire, England, Cromwell Press, 1991, ISBN 978-1-85359-117-4.
  • (CS) Anthony Northey, Mišpoche Franze Kafky, Prague, Nakladatelství Primus, 1997, ISBN 978-80-85625-45-5.
  • Patrick M. O'Neill, Great World Writers: Twentieth Century, Tarrytown, New York, Marshal Cavendish, 2004, ISBN 978-0-7614-7477-7.
  • Ernst Pawel, The Nightmare of Reason: A Life of Franz Kafka, New York, Vintage Books, 1985, ISBN 978-0-374-52335-0.
  • Julian Preece, The Cambridge Companion to Kafka, Cambridge, Cambridge University Press, 2001, ISBN 978-0-521-66391-5.
  • Livia Rothkirchen, The Jews of Bohemia and Moravia: facing the Holocaust, Lincoln, Nebraska, University of Nebraska Press, 2005, ISBN 978-0-8032-3952-4.
  • Al Silverman (a cura di), The Book of the Month: Sixty Years of Books in American Life, Boston, Little, Brown, 1986, ISBN 0-316-10119-2.
  • Isaac Bashevis Singer, A Friend of Kafka, and Other Stories, New York, Farrar, Straus and Giroux, 1970, ISBN 978-0-374-15880-4.
  • Walter H. Sokel, The Myth of Power and the Self: Essays on Franz Kafka, Detroit, Wayne State University Press, 2001, ISBN 978-0-8143-2608-4.
  • Scott Spector, Prague Territories: National Conflict and Cultural Innovation in Franz Kafka's Fin de Siècle, Berkeley, University of California Press, 2000, ISBN 978-0-520-23692-9.
  • Reiner Stach, Kafka: The Decisive Years, New York, Harcourt, 2005, ISBN 978-0-15-100752-3.
  • Henry Sussman, Franz Kafka: Geometrician of Metaphor, Madison, Wisconsin, Coda Press, 1979, ISBN 978-0-930956-02-8.
  • Theodore Ziolkowski, The Mirror of Justice: Literary Reflections of Legal Crisis, Princeton, New Jersey, Princeton University Press, 2003, ISBN 978-0-691-11470-5.

Riviste

  • Jeffrey Adams, Orson Welles's "The Trial:" Film Noir and the Kafkaesque, in College Literature, Literature and the Visual Arts, vol. 29, nº 3, West Chester, Pennsylvania, Summer 2002, JSTOR 25112662.
  • Edna Aizenberg, Kafkaesque Strategy and Anti-Peronist Ideology Martinez Estrada's Stories as Socially Symbolic Acts, in Latin American Literary Review, vol. 14, nº 28, Chicago, July–December 1986, JSTOR 20119426.
  • Reza Banakar, In Search of Heimat: A Note on Franz Kafka's Concept of Law, in Law and Literature, vol. 22, nº 2, Berkeley, California, autunno 2010, DOI:10.2139/ssrn.1574870, SSRN 1574870.
  • Judith Butler, Who Owns Kafka, in London Review of Books, vol. 33, nº 5, London, 3 marzo 2011. URL consultato il 1º agosto 2012.
  • Stanley Corngold, Kafkas Spätstil/Kafka's Late Style: Introduction, in Monatshefte, vol. 103, nº 3, Madison, Wisconsin, Fall 2011, DOI:10.1353/mon.2011.0069.
  • (EN) Arinn Dembo, Twilight of the Cockroach: Bad Mojo Evokes Kafka So Well It'll Turn Your Stomach (PDF), in Computer Gaming World, nº 143, Ziff Davis, giugno 1996, p. 106, ISSN 0744-6667.
  • W. J. Dodd, Kafka and Dostoyevsky: The Shaping of Influence, in Comparative Literature Studies, vol. 31, nº 2, State College, Pennsylvania, 1994, JSTOR 40246931.
  • Leland de la Durantaye, Kafka's Reality and Nabokov's Fantasy: On Dwarves, Saints, Beetles, Symbolism and Genius (PDF), in Comparative Literature, vol. 59, nº 4, 2007, pp. 315, DOI:10.1215/-59-4-315.
  • Manfred M. Fichter, The Anorexia Nervosa of Franz Kafka, in International Journal of Eating Disorders, vol. 6, nº 3, Washington, D.C., American Psychological Association, May 1987, pp. 367, DOI:10.1002/1098-108X(198705)6:3<367::AID-EAT2260060306>3.0.CO;2-W.
  • (DE) Manfred M. Fichter, Franz Kafka's anorexia nervosa, in Fortschritte der Neurologie-Psychiatrie, vol. 56, nº 7, Munich, Psychiatrische Klinik der Universität München, Luglio 1988, pp. 231–8, DOI:10.1055/s-2007-1001787, PMID 3061914.
  • Jeff Fort, The Man Who Could Not Disappear, in The Believer, March 2006. URL consultato il 7 agosto 2012.
  • Patrick J. Glen, The Deconstruction and Reification of Law in Franz Kafka's Before the Law and The Trial (PDF), in Southern California Interdisciplinary Law Journal, vol. 17, nº 23, Los Angeles, University of Southern California, 2007. URL consultato il 3 agosto 2012.
  • Patrick J. Glen, Franz Kafka, Lawrence Joseph, and the Possibilities of Jurisprudential Literature (PDF), in Southern California Interdisciplinary Law Journal, vol. 21, nº 47, Los Angeles, University of Southern California, 2011. URL consultato il 21 settembre 2012.
  • Scott Horton, In Pursuit of Kafka's Porn Cache: Six questions for James Hawes, in Harper's Magazine, 19 agosto 2008. URL consultato il 3 agosto 2012.
  • Kenneth Hughes, Franz Kafka: An Anthology of Marxist Criticism, in Monatshefte, vol. 78, nº 2, Madison, Wisconsin, estate 1986, JSTOR 30159253.
  • Thomas M. Kavanagh, Kafka's "The Trial": The Semiotics of the Absurd, in Novel: A Forum on Fiction, vol. 5, nº 3, Durham, North Carolina, Duke University Press, Spring 1972, DOI:10.2307/1345282, JSTOR 1345282.
  • Franz R. Kempf, Franz Kafkas Sprachen: "... in einem Stockwerk des innern babylonischen Turmes. ..", in Shofar: an Interdisciplinary Journal of Jewish Studies, vol. 23, nº 4, West Lafayette, Indiana, Purdue University Press, Summer 2005, pp. 159, DOI:10.1353/sho.2005.0155.
  • Michael Keren, The 'Prague Circle' and the Challenge of Nationalism, in History of European Ideas, vol. 16, 1–3, Oxford, Pergamon Press, 1993, pp. 3, DOI:10.1016/S0191-6599(05)80096-8.
  • Mario Kopić, Franz Kafka and Nationalism, in Erewhon. An International Quarterly, vol. 2, nº 2, Amsterdam, EX-YU PEN Amsterdam, 1995, JSTOR 13813064.
  • Milan Kundera, Kafka's World, in The Wilson Quarterly, vol. 12, nº 5, Washington, D.C., The Woodrow Wilson International Center for Scholars, inverno 1988, JSTOR 40257735.
  • Richard H. Lawson, Ungeheueres Ungeziefer in Kafka's "Die Verwandlung", in The German Quarterly, vol. 33, nº 3, Cherry Hill, New Jersey, American Association of Teachers of German, May 1960, JSTOR 402242.
  • Louis H. Leiter, A Problem in Analysis: Franz Kafka's 'A Country Doctor', in The Journal of Aesthetics and Art Criticism, vol. 16, nº 3, Philadelphia, American Society for Aesthetics, 1958, DOI:10.2307/427381.
  • F. D. Luke, Kafka's "Die Verwandlung", in The Modern Language Review, vol. 46, nº 2, Cambridge, aprile 1951, DOI:10.2307/3718565, JSTOR 3718565.
  • Bernard McElroy, The Art of Projective Thinking: Franz Kafka and the Paranoid Vision, in Modern Fiction Studies, vol. 31, nº 2, Cambridge, Estate 1985, pp. 217, DOI:10.1353/mfs.0.0042.
  • George A. Panichas, Kafka's Afflicted Vision: A Literary-Theological Critique, in Humanitas, vol. 17, 1–2, Bowie, Maryland, National Humanities Institute, primavera-autunno 2004.
  • Marino Pérez-Álvarez, The Schizoid Personality of Our Time, in International Journal of Psychology and Psychological Therapy, vol. 3, nº 2, Almería, Spain, 2003.
  • Marjorie E. Rhine, Untangling Kafka's Knotty Texts: The Translator's Prerogative?, in Monatshefte, vol. 81, nº 4, Madison, Wisconsin, Winter 1989, JSTOR 30166262.
  • Derek Sayer, The Language of Nationality and the Nationality of Language: Prague 1780–1920 – Czech Republic History, in Past and Present, vol. 153, nº 1, Oxford, 1996, pp. 164, DOI:10.1093/past/153.1.164, OCLC 394557.
  • Shimon Sandbank, After Kafka: The Influence of Kafka's Fiction, in Penn State University Press, vol. 29, nº 4, Oxford, 1992, JSTOR 40246852.
  • Walter H. Sokel, Kafka's "Metamorphosis": Rebellion and Punishment, in Monatshefte, vol. 48, nº 4, Madison, Wisconsin, aprile-maggio 1956, JSTOR 30166165.
  • Harry Steinhauer, Franz Kafka: A World Built on a Lie, in The Antioch Review, vol. 41, nº 4, Yellow Springs, Ohio, autunno 1983, pp. 390, DOI:10.2307/4611280, JSTOR 4611280.
  • Joseph P. Strelka, Kafkaesque Elements in Kafka's Novels and in Contemporary Narrative Prose, in Comparative Literature Studies, vol. 21, nº 4, State College, Pennsylvania, Winter 1984, JSTOR 40246504.
  • John Updike, Subconscious Tunnels: Haruki Murakami's dreamlike new novel, in The New Yorker, 24 gennaio 2005. URL consultato il 22 settembre 2012.

Giornali

Online sources

«Knochiges leeres Gesicht, das seine Leere offen trug. Freier Hals. Überworfene Bluse ... Fast zerbrochene Nase. Blondes, etwas steifes, reizloses Haar, starkes Kinn.».
«Die ungeheure Welt, die ich im Kopfe habe. Aber wie mich befreien und sie befreien, ohne zu zerreißen. Und tausendmal lieber zerreißen, als in mir sie zurückhalten oder begraben. Dazu bin ich ja hier, das ist mir ganz klar.».

Bibliografia in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Theodor Adorno, Appunti su Kafka in Prismi, Einaudi, Torino, 1955.
  • Günther Anders, Kafka. Pro e contro (1951), Corbo, Ferrara, 1989, tr. Paola Gnani.
  • Giuliano Baioni, Kafka, Romanzo e Parabola, Feltrinelli, Milano, 1962.
  • Giuliano Baioni, Kafka. Letteratura ed ebraismo, Einaudi, Torino, 1984.
  • Georges Bataille, "Kafka" in La letteratura e il male (1957), Rizzoli, Milano, 1973, tr. Andrea Zanzotto, poi in edizione SE, Milano, 2000.
  • Walter Benjamin, Franz Kafka. Per il decimo anniversario dalla morte (1934), in Angelus Novus, Einaudi, Torino, 1955, tr. Renato Solmi.
  • Maurice Blanchot, Kafka e l'esigenza dell'opera in Lo spazio letterario (1955), Einaudi, Torino, 1967, tr. Gabriella Zanobetti.
  • Max Brod, Kafka (1954), Mondadori, Milano, 1978, tr. Ervino Pocar.
  • Roberto Calasso, K. Adelphi, Milano, 2003.
  • Albert Camus, La speranza e l'assurdo nell'opera di Franz Kafka, in Il mito di Sisifo (1942), Bompiani, Milano, 1966, tr. Attilio Borelli.
  • Elias Canetti, L'altro processo. Le lettere di Kafka a Felice (1969), Mondadori, Milano, 1980, tr. Alice Ceresa.
  • Remo Cantoni, Che cosa ha veramente detto Kafka, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1970.
  • Marina Cavarocchi, La certezza che toglie la speranza. Contributi per l'approfondimento dell'aspetto ebraico in Kafka, Giuntina, Firenze, 1988.
  • Pietro Citati, Kafka, Rizzoli, Milano, 1987, nuova edizione ampliata, Mondadori, Milano 2000.
  • Guido Crespi, Kafka umorista, Shakespeare and Co., Brescia, 1983, con una nota di Giorgio Cusatelli.
  • Claude David, Franz Kafka (1989), Einaudi, Torino, 1992, tr. Renata Morteo.
  • Gilles Deleuze e Félix Guattari, Kafka. Per una letteratura minore (1975), Feltrinelli, Milano, 1978, poi in edizione Quodlibet, Macerata, 2000, tr. Alessandro Serra.
  • Barbara Di Noi, Gli artigli delle sirene. Saggio su Kafka, Firenze, Editrice Clinamen 2015 (ISBN 978-88-8410-230-0)
  • Lubomír Dolezel, Un mito moderno: Franz Kafka, «Il processo» (1924) e «Il castello» (1926), in Franco Moretti (a cura di), Il romanzo, vol. 5: Lezioni, Einaudi, Torino, 2003, pp. 471–476, tr. Anna Rusconi.
  • Marco Federici Solari, Il demone distratto. Scrittura e personaggio nel primo Kafka, Le Lettere, Firenze, 2008.
  • Stefano Ferrari, Sulle lettere d'amore di Franz Kafka in Scritture d'amore, "Adultità" n. 21, marzo 2005, pagg. 25-36.
  • Nadia Fusini, Due. La passione del legame in Kafka, Feltrinelli, Milano, 1988.
  • Enza Gini (a cura di), Kafka. Antologica critica, Edizioni universitarie LED, Milano, 1993.
  • Karl E. Grözinger, Kafka e la Cabbala. L'elemento ebraico nell'opera e nel pensiero di Franz Kafka, Giuntina, Firenze, 1993, tr. Paola Buscaglione e Cristina Candela.
  • Hans-Gerd Koch (a cura di), «Quando Kafka mi venne incontro...». Ricordi di Franz Kafka, Nottetempo, Roma, 2007, tr. Franco Stelzer.
  • David Zane Mairowitz (testo), Robert Crumb (illustrazioni), Kafka. Per cominciare, Milano, Feltrinelli, 1993. ISBN 88-07-81295-9.
  • Ferruccio Masini, Franz Kafka. La metamorfosi del significato, a cura di Emilio Carlo Corriero, Ananke, Torino 2010.
  • Anthony Northey, I Kafka. Storie e immagini di famiglia (1988), Garzanti, Milano, 1990, tr. Marcella Pilatone.
  • Ervino Pocar (a cura di), Introduzione a Kafka. Antologia di saggi critici, Il Saggiatore, Milano, 1974.
  • Giuditta Podestà, Franz Kafka e i suoi fantasmi nell'itinerario senza meta, Libreria Universitaria Ed. "Pacetti", Genova 1956.
  • Giuditta Podestà, Kafka e Pirandello, "Humanitas", XI,1956, pp. 230–244.
  • Giuditta Podestà, "Il non finito kafkiano e gli inizi della nuova era", su "Le chiavi dello scrigno", Ceislo, Lecco, 1990, pp. 80–95.
  • Raoul Precht, Kafka e il digiunatore, Nutrimenti, Roma, 2014.
  • Marthe Robert, Solo come Kafka (1979), Editori Riuniti, Roma, 1993, tr. Marina Beer.
  • Isolde Schiffermueller (a cura di), I romanzi di Kafka, in Cultura tedesca, 35, Carocci, luglio-dicembre 2008.
  • Marco Stentella, Kafka e la scrittura di una nuova legge, Galassia Arte, Roma, 2012.
  • Davide Stimilli, Fisionomia di Kafka, Bollati Boringhieri, Torino, 2001.
  • Claude Thiébaut, Kafka. Processo alla parola (1996), Electa, Torino, 1997, tr. Silvia Marzocchi.
  • Johannes Urzidil, Di qui passa Kafka, Adelphi, Milano, 2002, tr. Margherita Carbonaro.
  • Klaus Wagenbach, Kafka. Biografia della giovinezza (1958), Einaudi, Torino, 1972 tr. Paolo Corazza.
  • Klaus Wagenbach, Kafka. Immagini della sua vita, Adelphi, Milano, 1983, tr. Renata Colorni.
  • Klaus Wagenbach, Due passi per Praga insieme a Kafka (1993), Feltrinelli, Milano, 1996, tr. Cesare De Marchi.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN56611857 · LCCN: (ENn81063091 · SBN: IT\ICCU\CFIV\005851 · ISNI: (EN0000 0001 2280 370X · GND: (DE118559230 · BNF: (FRcb119093016 (data) · NLA: (EN35256821 · BAV: ADV10243396 · CERL: cnp01506191