Giovanni Papini

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Giovanni Papini

Giovanni Papini (Firenze, 9 gennaio 1881Firenze, 8 luglio 1956) è stato uno scrittore, poeta e saggista italiano.

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Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

La casa di Giovanni Papini a Firenze

Nacque in una famiglia artigiana da Luigi Papini, ex garibaldino e repubblicano ateo e anticlericale, ed Erminia Cardini, che lo fece battezzare all'insaputa del padre. Ebbe un'infanzia e un'adolescenza prevalentemente solitarie. Attirato dalla letteratura, passò molto del suo tempo libero a leggere i libri della biblioteca del nonno prima e di quella pubblica poi (la Biblioteca Nazionale di Firenze). Frequentò la scuola elementare "Dante Alighieri", poi la scuola tecnica San Carlo, poi passò a quella di via Parione. Compì gli studi secondari di secondo grado alla scuola normale di via San Gallo. In questo periodo strinse delle amicizie durature: nel 1897 Domenico Giuliotti (anch'egli diverrà scrittore) e l'anno dopo Luigi Morselli, Giuseppe Prezzolini e Alfredo Mori.

Si diplomò maestro nel 1899. L'anno seguente aveva già un'occupazione: insegnante di lingua italiana all'Istituto Inglese di Firenze. Successivamente diventò bibliotecario del Museo d'antropologia di Firenze. Nel 1903 morì il padre Luigi.

Il Leonardo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1903 Papini fondò, assieme a Giuseppe Prezzolini e a un gruppo di artisti, la rivista Leonardo[1]. Rivista tenacemente combattiva, si pose in contrasto con il positivismo filosofico, e letterario, all'epoca imperante[2]. I fondatori proclamavano "guerra a tutte le accademie fra i muri di un'accademia". Inoltre perseguivano un "feroce individualismo contro la frenesia solidarista e socialista che allora ammortiva gli spiriti della gioventù"[3]. La sede della rivista fu ricavata all'interno di Palazzo Davanzati. Papini firmò i suoi articoli con lo pseudoniml "Gianfalco". Alla fine dell'anno fu chiamato da Enrico Corradini a collaborare alla redazione del periodico Il Regno, su cui Papini scrisse i suoi interventi più squisitamente politici. Pieno di interessi, imparò tutto quello che c'era da sapere sulla corrente filosofica detta Pragmatismo. Nel 1904 partecipò al Congresso Internazionale di Filosofia di Ginevra. In quell'occasione conobbe il filosofo francese Henri Bergson[4].

Estratto della prima pagina della «Stampa» di Torino del 18 maggio 1907.

Nel 1906 pubblicò il saggio Il crepuscolo dei filosofi nel quale criticò duramente i sistemi filosofici di Immanuel Kant, Friedrich Hegel, Arthur Schopenhauer, Auguste Comte, Herbert Spencer e Friedrich Nietzsche, dichiarando infine la morte della filosofia stessa. Nello stesso anno, uscì Il tragico quotidiano che sancì, assieme a Il pilota cieco (1907), la nascita delle cosiddette "novelle metafisiche", un genere letterario che innovò profondamente l'ambito novellistico.

Il 18 maggio 1907 Papini pubblicò sulla prima pagina della «Stampa» di Torino l'articolo La filosofia del cinematografo, considerato uno dei primi articoli di critica cinematografica apparsi su un quotidiano nazionale italiano[5][6].

Il distacco progressivo da Prezzolini, più incline a seguire Benedetto Croce, e i disaccordi con gli altri collaboratori segnarono la chiusura del Leonardo nel 1907.

Sempre in quell'anno, Papini si sposò con Giacinta Giovagnoli, nativa di Bulciano, una frazione di Arezzo. Lasciò la casa dei genitori e andò a vivere in via dei Bardi. Il 7 settembre 1908 nacque la prima figlia, Viola. Nel 1910 ebbe una seconda figlia, Gioconda.

La Voce[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1908 sempre con Prezzolini fondò La Voce, destinata a essere una delle più importanti riviste culturali del Novecento, e che attraverso diverse fasi continuò le pubblicazioni fino al 1916.

Papini nel 1913
« Un giornale. Ogni articolo ha il tono e il suono di un proclama; ogni botta e battuta di polemica è scritta con lo stile dei bollettini vittoriosi; ogni titolo è un programma; ogni critica è una presa della Bastiglia; ogni libro è un vangelo; ogni conversazione prende l'aria d'un conciliabolo di catilinari o di un club di sanculotti; e perfino le lettere hanno l'ansito e il galoppo di moniti apostolici. Per l'uomo di vent'anni ogni anziano è il nemico; ogni idea è sospetta; ogni grand'uomo è da rimettere sotto processo e la storia passata sembra una lunga notte rotta da lampi, un'attesa grigia e impaziente, un eterno crepuscolo di quel mattino che sorge ora finalmente con noi »
(Giovanni Papini, Un uomo finito)

Nel 1911, Papini fondò con Giovanni Amendola la rivista L'Anima, di tendenza teosofica, che ebbe solo un anno di vita. Nel 1912, pubblicò Le memorie d'Iddio, l'apice della sua protesta anticristiana e del suo nichilismo, in cui mette in scena un Dio che si augura la morte della fede e dunque la propria fine, pentito com'è di aver creato tanto male nel mondo. L'opera generò molto scalpore e costò all'autore un processo per oltraggio alla religione ma venne ricusata da Papini in tarda età, tanto da incaricare la figlia Viola di ricercare le copie ancora esistenti e darle alle fiamme.

Lacerba[modifica | modifica wikitesto]

Il n.1 della rivista Lacerba, Firenze 1º gennaio 1913

Il 1º gennaio 1913 creò con Ardengo Soffici la rivista Lacerba, che uscì a Firenze. Appoggiò il futurismo, che per lui:

« è guerra contro l'accademia, contro l'università, contro lo scolarismo, contro la cultura ufficiale, è liberazione dello spirito dai vecchi legami, dalle forme troppo usate... è forsennato amore dell'Italia e della grandezza d'Italia... è odio smisurato contro la mediocrità, l'imbecillità, la vigliaccheria, l'amore dello status quo e del quieto vivere, delle transazioni e degli accomodamenti... »
(Giovanni Papini, L'esperienza futurista, 1913-1914, Firenze, Vallecchi, 1919.)

Sempre nel 1913 pubblicò Un uomo finito, un'autobiografia scritta ad appena 30 anni di un giovane "nato con la malattia della grandezza", che si butta sullo studio per creare un'opera che possa superare Dante Alighieri e William Shakespeare in importanza. Sopravviene di tanto in tanto nel romanzo la delusione per l'impossibilità di raggiungere l'obiettivo troppo ambizioso. Nel novembre del 1914 ha inizio la collaborazione a Il Popolo d'Italia.

Si batté per l'intervento italiano nella prima guerra mondiale. Celebre il suo provocatorio articolo Amiamo la guerra, apparso su Lacerba (1º ottobre 1914), in cui afferma:

« Finalmente è arrivato il giorno dell'ira dopo i lunghi crepuscoli della paura. Finalmente stanno pagando la decima dell'anime per la ripulitura della terra. Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue per l'arsura dell'agosto; e una rossa svinatura per le vendemmie di settembre; e una muraglia di svampate per i freschi di settembre. (...) Siamo troppi. La guerra è una operazione malthusiana. C'è un di troppo di qua e un di troppo di là che si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un'infinità di uomini che vivevano perché erano nati; che mangiavano per vivere, che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza il coraggio di rifiutar la vita. (...) Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa - e appunto perché spaventosa e tremenda e terribile e distruggitrice dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi. »
(Citato in: Gianni Turchetta, Dino Campana. Biografia di un poeta, Feltrinelli, Milano, ottobre 2003[7])

Papini venne però riformato e non poté arruolarsi, a causa dei suoi problemi di vista.

Con i futuristi milanesi ruppe con la pubblicazione, nel numero di Lacerba del 14 febbraio 1915, dell'articolo Futurismo e Marinetti.

Il 22 maggio 1915, chiuse la rivista pochi giorni prima dell'entrata in guerra, dimostrandosi però in seguito ampiamente pentito del suo interventismo e dichiarando che la guerra era

« un immane sciupio di sangue e di anime (...) scompigliava, imbestiava e affoscava. (...) Mentre stavo colle mie figliole in casa mia, tra i miei libri, e il pane, milioni di uomini si accosciavano nelle trincee motrigliose. »
(La seconda nascita, pubblicato postumo[8])

Nello stesso anno, pubblicò le prose poetiche Cento pagine di poesia, Buffonate e Maschilità. Nel 1916, con le sue Stroncature[9] fece apprezzamenti per Shakespeare e Goethe, ma stroncò Boccaccio, Croce, Gentile, Benelli e il "passerotto agevolino" Guido Mazzoni. Del 1917 sono un articolo su Giuseppe Ungaretti, di cui aveva pubblicato alcune liriche in Lacerba, apparso il 4 febbraio su Il Resto del Carlino e la silloge Opera prima. I versi di Opera prima, inizialmente intitolata Venti poesie, tracciano il profilo di un uomo alle prese con una realtà, come quella dei primi decenni del Novecento, caratterizzata da un tumulto di idee spesse volte contrastanti tra loro. Ed è in una posizione di contrasto, con tutto e specialmente con se stesso, che Papini si pone; in un continuo urto di sensi e di coscienza[10]:

« ... Ma quando, al finire del giorno / ritrovo, stracco e freddo, la fossa della strada / nella mezzombra lilla del ritorno, / sono il povero triste a cui nessuno bada. »
(da Ottava poesia, Opera prima, 1917)

1921: la conversione[modifica | modifica wikitesto]

Papini negli anni venti
Caricatura di Papini, di Carlo Carrà e Ardengo Soffici

Dopo la prima guerra mondiale Papini trascorse anni di particolare travaglio spirituale, ma la vicinanza della moglie, l'amicizia e i benevoli rimproveri di Domenico Giuliotti[11], e altre persone che ne avevano sempre intuito il genio controcorrente e incompreso, lo accompagnarono nel suo percorso di riscoperta della fede cristiana.

Nel 1921 annunciò la sua conversione religiosa pubblicando la Storia di Cristo, che si rivelò un successo editoriale internazionale. Basato sulla testimonianza dei Vangeli canonici e anche di quelli apocrifi, narra della vita di Gesù per invocarne la grazia verso l'umanità corrotta. Nel 1922, in seguito al successo dell'opera, l'Università del Sacro Cuore di Milano gli offrì la cattedra di letteratura italiana, che tuttavia Papini rifiutò.

Suscitò invece accese polemiche il Dizionario dell'omo salvatico (1923), scritto in collaborazione con Giuliotti e mai portato a compimento, in cui si ammoniscono gli ebrei, i protestanti, le donne, il laicismo e la democrazia. Dopo quest'opera, Papini redasse, in collaborazione con Pietro Pancrazi, un'importante antologia poetica dal titolo Poeti d'oggi.

In seguito pubblicò poi Pane e vino (1926) e Sant'Agostino (1929).

Gli anni trenta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1931 diede alle stampe Gog, una raccolta di novelle caratterizzate da un pessimismo alla Huxley[12] sul «destino brillante» offerto all'uomo moderno dalle società capitalistiche. Nel 1933 uscì Dante vivo. Nel 1935 si avvicinò al fascismo ma rifiutò l'offerta della cattedra di letteratura italiana all'Università di Bologna. Nel 1937 pubblicò il primo volume - poi rimasto unico - della Storia della letteratura italiana con la dedica "Al Duce, amico della poesia e dei poeti". Poco dopo ricevette la nomina ad accademico d'Italia ed accettò la direzione dell'Istituto di Studi sul Rinascimento, nonché la direzione della rivista La Rinascita.

Figurò anche, come Giorgio Bocca e altri, tra i firmatari del Manifesto della razza nel 1938, anche se sulle pagine del periodico Frontespizio, con l'articolo Razzia dei Razzisti (dicembre 1934), si era dichiarato distante da ogni discriminazione razziale. Nell'articolo Papini affermava: "I razzisti all'ingrosso van cicalando di razze come se l'etnologia fosse una scienza precisa e certa quanto la geometria. Dove mai riposa e scorre il puro sangue ariano in nome del quale codesti vociatori perseguitano gli Ebrei e decretano l'incurabile decadenza del 'caos etnico' dei popoli neolatini?" e ancora: "Il Razzismo non è che una camuffatura - col cenciume di scienza sbagliata e di storia falsificata - della eterna superbia germanica".

Nel 1942 Papini venne eletto a Weimar vice presidente del congresso dell'Unione Europea degli Scrittori[13][14][15]. Nella città tedesca tenne un discorso improntato a un cattolicesimo universalistico e civilizzatore, che non mancò di attirargli le critiche dei nazisti.

Nel 1943, nel pieno del secondo conflitto mondiale, si fece terziario francescano con il nome di fra' Bonaventura nel convento della Verna. Nell'aprile del 1944, in seguito all'uccisione di Giovanni Gentile, rifiutò la nomina a Presidente dell'Accademia della Repubblica di Salò.

Gli anni del dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la seconda guerra mondiale, pur emarginato di fatto dal mondo della cultura e appoggiato dai soli cattolici più tradizionalisti, fondò insieme ad Adolfo Oxilia la rivista di poesia e metasofia L'Ultima[16] e pubblicò opere che suscitarono ulteriore attenzione, come le Lettere agli uomini del Papa Celestino VI (1946), la Vita di Michelangelo (1949), Il libro nero - Nuovo diario di Gog (1951) e soprattutto Il diavolo (1953). Da ricordare anche La loggia dei busti e La spia del mondo, usciti entrambi nel 1955.

Collaborò anche al Corriere della Sera, pubblicandovi articoli con cadenza quindicinale. Nel 1953 Papini fu colpito da una seria malattia: una paralisi progressiva che lo privò dell'uso delle gambe e delle braccia e perfino, nella sua fase terminale, della parola. Debilitato dalla malattia e pressoché cieco negli ultimi anni di vita, lavorò con l'aiuto d'una nipote a Giudizio universale, un progetto giovanile pubblicato postumo nel 1957. Vennero pubblicati dopo la sua morte anche La felicità dell'infelice (1956), La seconda nascita (1958), Diario (1962) e Rapporto sugli uomini (1978).

Tra le opere pubblicate postume, di particolare rilievo è La seconda nascita (1958) in cui Papini ripercorre le sue vicissitudini fino alla conversione, tra cui le posizioni assunte prima e dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, rivelando un pentimento sincero per il suo interventismo:

« Sentivo a tratti un rimorso che non so neppur descriver con fedeltà: a volte n'ero vergognoso, a volte l'accettavo come un principio di redenzione. Rimorso di aver consigliata la guerra e, nello stesso tempo, di vederla ora tanto diversa da quella che aspettavo; rimorso della mia inazione e rimorso di aver fatto, nella mia piccolezza, anche troppo; rimorso di aver preparato anch'io, col cinismo misantropico degli ultimi anni, quell'acciecamento spirituale che ora si sfogava nelle stragi; rimorso di sentirmi quasi complice, benché inerme, di quella forsennata devastazione di corpi, di cuori, di patrie; rimorso della mia impotenza a far sì che il sanguinolente flagello avesse fine. »
(da Mortura, in La seconda nascita, Vallecchi, Firenze, 1958, pagg. 233-240)

Nel 1958 gli viene conferito il premio "La penna d'oro" alla memoria dalla Presidenza del Consiglio.[17]

Scrittore controverso, fu apprezzato peraltro da Jorge Luis Borges che ritenne Papini un autore "immeritatamente dimenticato"[18]. In filosofia fu seguace del pragmatismo e apprezzato da William James[19]. Fu ammirato da Bruno de Finetti, il fondatore dell'interpretazione soggettivistica della teoria della probabilità. Nel 1956 Eugenio Montale commentò la dipartita dello scrittore con le seguenti parole: "Una figura unica, insostituibile, a cui tutti dobbiamo qualcosa di noi stessi"[20].

È sepolto in Firenze nel Cimitero delle Porte Sante.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicate postume:

  • L'Aurora della Letteratura Italiana (Da Jacopone da Todi a Franco Sacchetti), 1956
  • Il muro dei gelsomini (Ricordi di fanciullezza), 1957
  • Giudizio universale, 1957
  • La seconda nascita, 1958
  • Dichiarazione al tipografo, Milano; tip. Allegretti - 1958 (edito in sole 320 copie numerate)
  • Città felicità, 1960
  • Diario, 1962
  • Schegge (raccolta degli articoli pubblicati sul Corriere della Sera), 1971
  • Rapporto sugli uomini, 1978

Raccolte di opere[modifica | modifica wikitesto]

Gog, 1931.

L'edizione di Tutte le opere nella collana "I classici contemporanei italiani" di Mondadori, Milano, 1958-66, comprende:

  • I. Poesia e fantasia, con prefazione di Piero Bargellini, 1958
    • Poesia in versi
    • Poesia in prosa
    • Fantasia
  • II. Filosofia e letteratura, 1961
    • Il crepuscolo dei filosofi. Kant, Hegel, Schopenhauer, Comte, Spencer, Nietzsche (1906)
    • L'altra metà. Saggio di filosofia mefistofelica (1911)
    • Pragmatismo (1903-11) 1913)
    • Filosofi italiani
    • Filosofi stranieri
    • L'esperienza futurista (1913-14) (1919)
    • Eresie letterarie (1905-28) (1932)
    • Nuove eresie
    • Spunti e appunti
    • La teoria psicologica della previsione (1902)
    • Al di là della vita ("Leonardo", 29 marzo 1903)
    • La filosofia che muore ("Leonardo", 10 novembre 1903)
    • Risposta a Benedetto Croce ("Leonardo", giugno-agosto 1905)
    • Herbert Spencer
    • Marta e Maria (dalla contemplazione all'azione) ("Leonardo", marzo 1904)
    • Les extrèmes de l'activité théorique (1905)
    • La coltura italiana (introduzione) (1906)
    • Franche spiegazioni (a proposito di Rinascenza Spirituale e di Occultismo) ("Leonardo", aprile-giugno 1907)
    • L'importanza di Schopenhauer
    • La vita d'Ignoto
  • III. Dante e Michelangiolo, 1961
    • Dante vivo (1932)
    • Miscellanea
    • Vita di Michelangiolo nella vita del suo tempo (1949)
    • Miscellanea
    • Appendice
  • IV. Scrittori e artisti, 1959
    • L'aurora della letteratura italiana (1954)
    • Scrittori italiani (dal Petrarca al Pascoli)
    • Giosuè Carducci
      • L'uomo Carducci (1917)
      • Carducci alma sdegnosa (1933)
      • Grandezze di Carducci (1935)
    • Scrittori italiani (i contemporanei)
    • Scrittori stranieri
    • Artisti
    • Appendice
  • V. Cristo e santi, 1962
    • La storia di Cristo (1921)
    • I testimoni della Passione. Sette leggende evangeliche (1938)
    • Da Cristo a Cristo
    • Frammenti
    • Sant'Agostino (1929)
    • Campioni di Cristo
  • VI. Testimonianze e polemiche religiose, 1960
    • Dove mettete la morale?
    • Polemiche religiose (1908-14)
    • Pagine polemiche e apologetiche
    • Intermezzo
    • Testimoni della fede
    • Lettere di Papa Celestino VI (1946)
    • Schegge di religione
    • Il diavolo. Appunti per una futura diabologia (1953)
  • VII. Prose morali, 1959
    • Prose di risveglio e di assalto
    • Il diario di Gog
    • Lezioni ed esperienze di vita
  • VIII. Politica e civiltà, 1963
    • Politica
      • Scritti sparsi (11 articoli)
      • L'animale politico (raccolta del 1938 non pubblicata, comprendente 14 articoli)
      • La paga del sabato (1915) (raccolta di 31 articoli)
      • Mittel-Europa ed Europa Occidentale (articolo da "Il Tempo", 18 giugno 1918)
      • Italia mia (1939) (raccolta di 8 scritti)
      • Razzia dei razzisti (articolo da "Il Frontespizio" del dicembre 1934)
      • Tiberio (articolo da "La Nuova Antologia" del gennaio 1934)
      • Cesare e Augusto scrittori (articolo da "Quadrivio" dell'agosto 1938)
      • Il pensiero di Napoleone (articolo da "La Stampa", 22 marzo 1912)
      • Schegge politiche (7 scritti)
    • Civiltà
      • Saggi sul Rinascimento (7 scritti)
      • Civiltà fiorentina (6 scritti)
      • La Toscana e la filosofia italiana (conferenza del 1911)
      • Popoli e Città (20 scritti e 10 frammenti)
      • Persone e personaggi (12 scritti)
    • Appendice alla parte prima (33 articoli)
    • Appendice alla parte seconda (10 articoli)
  • IX. Autoritratti e ritratti, 1962
    • Un uomo finito (1913)
    • Sverze di una vita
    • La seconda nascita (1958, ma scritto nel 1923)
    • Figure umane (1940)
    • Passato remoto (1948)
    • Appendice (prefazioni)
  • X. Scritti postumi
    • vol. 1. Giudizio universale, 1966
    • vol. 2. Pagine di diario e di appunti, 1966

L'edizione di Opere ne "I Meridiani", a cura di Luigi Baldacci e Giuseppe Nicoletti, ivi, 1977, comprende:

  • Sul Pragmatismo (1903-11) 1913)
  • Un uomo finito (1913)
  • L'esperienza futurista (1913-14) (1919)
  • Da Il crepuscolo dei filosofi (1905)
  • Da Ventiquattro cervelli (1913)
  • Da Stroncature (1916)
  • Da Ritratti italiani (1904-31) (1932)
  • Da Eresie letterarie (1905-28) (1932)

Carteggi[modifica | modifica wikitesto]

  • con Corrado Govoni, in "La Fiera Letteraria", 12 febbraio 1961
  • con Giuseppe Prezzolini, Storia di un'amicizia, vol. I: 1920-24 e vol. II: 1925-56, Vallecchi, Firenze 1966-68
  • con Pietro Pancrazi, Le ombre di Parnaso, introduzione di Silvio Ramat, Vallecchi, Firenze 1973
  • con Olga Signorelli, Carteggio Papini Signorelli, prefazione di Maria Signorelli, Quaderni dell'Osservatore, Milano 1979
  • con Antonio Baldini, Carteggio 1911-54, a cura di Marta Bruscia, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1984
  • con Domenico Giuliotti, Carteggio, vol. I: 1: 1913-1927, vol. II: 1928-39, vol. III: 1940-55, a cura di Nello e Paolo Vian, prefazione di Carlo Bo, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1984-89-91
  • con Attilio Vallecchi, Carteggio 1914-41, a cura di Mario Gozzini, premessa di Giorgio Luti, Vallecchi, Firenze 1984
  • con Armando Spadini, Carteggio 1904-25, a cura di Pasqualina Spadini Debenedetti e Vanni Scheiwiller, All'insegna del pesce d'oro, Milano 1984
  • con Sibilla Aleramo, Lettere Papini-Aleramo e altri inediti 1912-43 a cura di Annagiulia Dello Vicario, ESI, Napoli 1988
  • con Giuseppe De Luca, Carteggio, vol. I: 1922-29, a cura di Mario Picchi, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1985
  • con Ardengo Soffici, Carteggio, vol. I: 1903-08, vol. II: 1909-15, vol. III: 1916-18, vol. IV: 1919-56, a cura di Mario Richter Edizioni di storia e letteratura, Roma 1991-2002
  • con Roberto Assagioli, Carteggi 1904-74, a cura di Manuela Del Guercio Scotti e Alessandro Berti, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1998
  • con Emilio Cecchi e Arturo Onofri, Carteggi Cecchi-Onofri-Papini (1912-1917), a cura di Carlo D'Alessio, Bompiani, Milano 2000
  • con Carlo Carrà, Il carteggio Carrà-Papini, a cura di Massimo Carrà, Skira, Milano 2001
  • con Mario Novaro, Carteggio 1906-43, a cura di Andrea Aveto, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2002
  • con Barna Occhini, Carteggio 1932-56, a cura di Simonetta Bartolini, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2002
  • con Giuseppe Prezzolini, Carteggio, vol. I: 1900-07. Dagli Uomini liberi alla fine del Leonardo, vol. II: 1908-15. Dalla nascita della Voce alla fine di Lacerba, vol. III: 1915-56. Dalla Grande Guerra al secondo dopoguerra, a cura di Sandro Gentili e Gloria Manghetti, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2003-08-13
  • con Aldo Palazzeschi, Carteggio 1912-33, a cura di Stefania Alessandra Bottini, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2006
  • con Roberto Ridolfi, Carteggio 1939-56, a cura di Anna Gravina, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2006
  • con Piero Bargellini, Carteggio 1923-56, a cura di Maria Chiara Tarsi, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2006

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il periodico uscì dal gennaio 1903 all'agosto 1907, con periodicità irregolare, per complessivi 25 fascicoli.
  2. ^ Papini, Giovanni, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 novembre 2016.
  3. ^ Giovanni Papini, Un uomo finito, Firenze, Ponte alle Grazie, 1994.
  4. ^ Leonardo, giovannipapini.it. URL consultato il 19 novembre 2016.
  5. ^ Giovanni Papini, museocinema.it. URL consultato il 10/03/2016.
  6. ^ La filosofia del cinematografo (PDF), museocinema.it. URL consultato il 10/03/2016.
  7. ^ pag. 182, ISBN 88-07-81769-1.
  8. ^ Marcello Veneziani, La Grande Guerra dell'interventista pentito e convertito
  9. ^ Papini è considerato il primo utilizzatore del termine in ambito letterario. Cfr. Raffaella De Santis, Terra di mezzo o cyberspazio così nascono gli "autorismi", «la Repubblica», 6 gennaio 2015.
  10. ^ "Storia della letteratura italiana del Novecento, Giacinto Spagnoletti, 1994, ISBN 88-7983-416-9, p. 176
  11. ^ Domenico Giuliotti e Giovanni Papini,, Carteggio I (1913-1927), a cura di Nello Vian, Prefazione di Carlo Bo, Edizioni di Storia e Letteratura, in Roma, 1984.
  12. ^ Giacinto Spagnoletti, Storia della letteratura italiana del Novecento, 1994, ISBN 88-7983-416-9, p. 175
  13. ^ "Dichte, Dichter, tage nicht!" - Die Europäische Schriftsteller-Vereinigung in Weimar 1941-1948, Frank-Rutger Hausmann, 2004, ISBN 3-465-03295-0, p. 210
  14. ^ http://www.disp.let.uniroma1.it/fileservices/filesDISP/011-017_ANGELINI.pdf Maria Clotilde Angelini, 1942. Note in margine al Convegno degli scrittori europei a Weimar.
  15. ^ Inventario dell'archivio Papini, Sandro Gentili, Gloria Manghetti
  16. ^ La laicità nella profezia: cultura e fede in Ernesto Balducci
  17. ^ Il premio "La penna d'oro" alla memoria di Giovanni Papini, Corriere della Sera, 11 gennaio 1958, p. 3.
  18. ^ Jorge Louis Borges, pref. a Giovanni Papini, Lo specchio che fugge, Parma-Milano, Franco Maria Ricci, 1975
  19. ^ William James, "Papini and the Pragmatism Movement in Italy", in The Journal of Philosophy, Psychology and Scientific Method, III, 13, 1906, pp. 337-341.
  20. ^ Commento riportato nell'abstract di Gloria Manghetti, Per Giovanni Papini: Nel 50º anniversario della morte dello scrittore (1956-2006), Societa editrice fiorentina, Firenze, [2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renato Fondi, Un costruttore: Giovanni Papini, Firenze, Vallecchi, 1922
  • Alberto Viviani, "Gianfalco" (Vita di Papini), Editore Barbera, Firenze 1934
  • Alberto Viviani "Papapini Aneddottico", Editore Formiggini, Roma 1936
  • Alberto Viviani "Papini Aneddottico" / Nuova edizione con varianti, Bietti Milano 1939/4
  • Alberto Viviani "Bibliografia generale di Papini" nel periodico "Il Libro Italiano, Roma febbraio 1943
  • Alberto Viviani "La maschera dell'Orco (Giovanni Papini)", Bietti, Milano 1955
  • Roberto Ridolfi, Vita di Giovanni Papini, Milano, A. Mondadori, 1957 (nuova ed. Edizioni di Storia e Letteratura, 1996 - scheda libro)
  • Alberto Viviani "Papini: 10 anni", Editore "La Martinella", Milano 1966
  • Giuseppe Fantino, Saggio su Papini, Milano, Italia Letteraria, 1981
  • Giovanni Papini, L'inquietudine di un secolo, antologia a cura di Mauro Mazza, Roma, Volpe, 1981.
  • Lorenzo Righi, Giovanni Papini imperatore del nulla: 1881-1981, Firenze, Tip. Sbolci, 1981
  • Giovanni Frangini, Papini vivo, Palermo, Thule 1982
  • Paolo Bagnoli (a cura di), Giovanni Papini. L'uomo impossibile, Firenze, Sansoni 1982
  • Giovanni Papini nel centenario della nascita, Atti del Convegno a Palazzo Medici Riccardi, 4-6 febbraio 1982, Milano, Vita e Pensiero 1983
  • Giovanni Invitto, Un contrasto novecentesco: Giovanni Papini e la filosofia, Lecce, Ed. Milella 1984
  • Cesare Angelini, Uomini della «Voce», Milano, Scheiwiller, 1986
  • Francesca Petrocchi, Le avventure dell'anima: il Leonardo e il modernismo, Napoli, Loffredo 1987
  • Fulvio Fabbroni, Il demiurgo impossibile, Firenze, Atheneum, 1991
  • Gino Malaspina, Dell'Uomo finito di G. Papini: rilettura e considerazioni, Trento, Alcione, 1991
  • Francesco Di Felice, Itinerario di una conversione, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1993
  • Carmine Di Biase, Giovanni Papini. L'anima intera, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1999
  • Andrea Cecconi (a cura di), Papini - Balducci un incontro difficile, 1945-1948, Firenze, Libreria Chiari, 2002 (vi si ricostruisce la stagione dei contatti con Ernesto Balducci).
  • Piero Buscioni, Giovanni Papini, in "il Fuoco", Firenze, Polistampa, giugno-agosto 2003.
  • Vincenzo Arnone, Papini, un uomo infinito, Padova, Messaggero,2005.
  • Alberto Castaldini, Giovanni Papini: la reazione alla modernità, Firenze, Leo S. Olschki, 2006.
  • G. Prezzolini - A. Soffici, Addio a Papini, a cura di M. Attucci e L. Corsetti, Poggio a Caiano - Prato, Associazione Culturale "Ardengo Soffici" - Pentalinea, 2006.
  • Bibliografia degli scritti di Giovanni Papini, a cura di Andrea Aveto e Janvier Lovreglio, Edizioni di storia e letteratura, 2006
  • Giona Tuccini, Spiriti cercanti. Mistica e santità in Boine e Papini, Urbino, Quattroventi, 2007
  • Giona Tuccini, Voce del silenzio, luce sul sentiero. Di altre pagine mistiche tra Italia e Spagna, Urbino, Quattroventi, 2008
  • Dilvo Lotti, La giornata di Giovanni Papini a San Miniato, San Miniato, Edizioni del Bellorino
  • Antonino Di Giovanni, Giovanni Papini. Dalla filosofia dilettante al diletto della filosofia, Roma-Acireale, Bonanno, 2009

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