La canzone dei Nibelunghi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La canzone dei Nibelunghi
Titolo originale Nibelungenlied
Altri titoli I Nibelunghi
Nibelungenlied manuscript-c f1r.jpg
Prima pagina del Manoscritto C (circa 1220)
Autore ignoto
1ª ed. originale XIII secolo
Genere Poema epico
Lingua originale alto tedesco medio
Ambientazione Niebelungensaga
Protagonisti Sigfrido
Altri personaggi Crimilde

La canzone dei Nibelunghi, anche nota come Il canto dei Nibelunghi o I Nibelunghi, titolo originale Nibelungenlied, è un poema epico scritto in alto tedesco medio nella prima metà del XIII secolo. Narra delle vicende dell'eroe Sigfrido alla corte dei Burgundi e la vendetta di sua moglie Crimilde, che porta ad una conclusione catastrofica e alla morte di tutti i protagonisti.

Il poema andò perduto nel XVI secolo ed è giunto a noi in diversi manoscritti che presentano un insieme di differenze e varianti. Si compone di circa 8.000 versi, raggruppati in quartine e articolati in 39 canti detti avventure. I manoscritti furono recuperati nel XVIII secolo e divennero molto noti nell'Ottocento romantico ispirando, fra gli altri, Richard Wagner, che su di essi basò la sua celebre tetralogia L'anello del Nibelungo.

Fonti e autore[modifica | modifica wikitesto]

Morte di Sigfrido (illustrazione del Manoscritto K, anni 1480)

Il Nibelungenlied è basato su temi eroici germanici precristiani (la Niebelungensaga), che includevano la narrazione, tramandata oralmente, di eventi storici realmente accaduti fra il V e VI secolo. La letteratura mitologica norrena ha un parallelo di questi temi nella Saga dei Völsungar e nella Atlakviða.

L'autore del poema è un anonimo dell'area del Danubio, fra Passavia e Vienna, e ha composto l'opera fra il 1180 e il 1210, forse alla corte del vescovo di Passavia, Wolfger von Erla (in carica dal 1191 al 1204). Secondo molti studiosi l'autore era probabilmente una persona istruita della corte del vescovo e scriveva per i chierici e per i nobili di corte.

È stato suggerito che l'autore possa essere Konrad von Fußesbrunnen, Bligger von Steinach o Walther von der Vogelweide, ma si tratta esclusivamente di ipotesi.

Storia dei testi[modifica | modifica wikitesto]

Il poema manoscritto è stato ritrovato nel 1755 a Hohenems, Vorarlberg. In seguito ne sono state trovate un'altra quarantina di versioni, di cui tre principali, battezzate da Karl Lachmann: A, B e C. Queste tre versioni presentano alcune varianti.

Gli studiosi non sono ancora riusciti nel compito di comporre uno stemma del testo, ovvero ricostruire un albero genealogico delle versioni che sono state preservate e quindi trarre conclusioni definitive circa quale di esse si avvicini maggiormente all'originale duecentesco. Si pensa che influenze della tradizione orale abbiano contribuito alla nascita delle varianti.

Personaggi e vicende[modifica | modifica wikitesto]

Gunther ordina ad Hagen di sommergere il tesoro nel Reno (Peter von Cornelius, 1859)

Il Canto dei nibelunghi sviluppa due vicende principali. La prima riguarda l'eroe Sigfrido e le sue gesta alla corte dei Burgundi, fino alla morte dell'eroe per mano del traditore Hagen. La seconda riguarda la vendetta di Crimilde contro coloro che si sono macchiati dell'assassinio di Sigfrido. Il poema è suddivisa in trentanove capitoli, denominati "avventure",

La notte di nozze di Gunther (Johann Heinrich Füssli, 1807)

PRIMA AVVENTURA: Nella città di Worms, presso il Reno, cresceva una fanciulla bellissima del popolo dei burgundi, Crimilde sorella di tre re potenti, Gunther, Gernot e Giselher. Al servizio dei re erano molti nobili guerrieri, quali Hagen, consigliere del re, Dankwart, suo fratello, il marescalco, Ortwin di Metz,il siniscalco, nipote di Hagen e Dankwat, Eckwarte e Gere, i due margravi, Volker di Alzeye, detto il suonatore, Sindolt, dispensiere del re, Hunold, il cameriere, Rumold, mastro di cucina. Una notte Crimilde fece un sogno che la turbò assai; si recò allora dalla madre, la regina Ute, per narrarle cosa aveva sognato: possedeva un falcone selvaggio, bello e forte, ma due aquile lo sbranavano davanti ai suoi occhi. La madre le diede questa spiegazione: “Il falcone che allevavi sta a significare un nobile sposo, ma Dio lo guardi, altrimenti presto lo perderai”. La fanciulla rispose di voler vivere senza sposo, e così restar bella fino alla morte e non dover mai soffrire pene d'amore: evitando l'amore avrebbe evitato anche il dolore.

SECONDA AVVENTURA: Nel Niederland, nella città di Xanten, presso il Reno, cresceva un giovane e nobile guerriero, Sigfrido, figlio del re Sigmund e della regina Sieglind. Sigfrido era forte e valoroso, molto amato a corte e desiderato da numerose dame.

TERZA AVVENTURA: Sigfrido, udito parlare della bellezza di Crimilde, prese la decisione di recarsi alla corte del re dei burgundi per chiedere in sposa la ragazza. Sigmund e Sieglind cercarono di dissuadere il figlio dall'intento, mettendolo in guardia dalla superbia di Hagen, vassallo di Gunther. Il giovane eroe non si fece persuadere, convinto che, se non lo gli avessero concesso la mano della fanciulla, egli avrebbe col suo forte braccio conquistato il loro regno. Tuttavia non volle prendere con sé l'esercito, come Sigmund gli consigliava, e scelse soltanto dodici compagni che venissero con lui. Furono dati loro abiti splendidi e si misero in viaggio. Il settimo giorno arrivarono a Worms. Vedendo arrivare sì nobili stranieri, gli scudieri ed i cavalieri vennero, secondo l'usanza, per portatgli gli scudi e condurre i cavalli. Sigfrido però rifiutò e chiese dove potesse trovare re Gunther. Gli indicarono allora la vasta sala dove il re si era recato. Subito a Gunther fu riferito che erano giunti nella terra burgunda cavalieri superbi che nessuno conosceva. Egli si meravigliò e Ortwein di Metz, il siniscalco, gli consigliò di chiedere a Hagen, che conosceva bene i popoli ed i paesi stranieri, se sapesse chi fossero. Hagenguardò dalla finestra e vide che doveva trattarsi di principi, o di messaggeri di principi. Poi riconobbe tra essi Sigfrido e, narrate al re le magnifiche imprese dell'eroe, compresa l'uccisione di un drago e al conquista del tesoro dei Nibelunghi, consigliò di accoglierlo in amicizia per non attirarsi il suo odio. Allora Gunther scese ed accolse l'eroe con cortesia e gli chiese il motivo della visita. Sigfrido disse di essere venuto per provare ancora la forza del re e dei suoi guerrieri: li avrebbe sfidati e il vincitore avrebbe governato sul regno dello sconfitto. Gernot, fratello del re, tentò di dissuadere Sigfrido dai suoi propositi, poiché non era nell'interesse di nessuno che si spargesse sangue e che ne nascesse una guerra, giacché già possedevano ricche terre ed altre non erano necessarie. Egli ordinò a tutti i guerrieri di non rispondere alle provocazioni del figlio di Sigmund. Poi offrì agli stranieri il vino migliore e li servirono con ogni cortesia. Così si addolcì il cuore di Sigfrido. Furono preparati gli alloggi per gli ospiti e si allestirono in loro onore grandi tornei. Crimilde intanto guardava con ammirazione il giovane eroe, che le appariva migliore di ogni altro principe, e se ne innamorò.

AVVENTURA QUARTA: Di lì a poco giunsero alla corte di Gunther messaggeri di lontano. Essi esitarono a rivelare il motivo del loro viaggio, temendo l'ira del re, quindi dissero di essere stati inviati da Lüdeger, principe dei Sassoni, e da suo fratello Lüdegast, re di Danimarca, che marciavano contro i burgundi per conquistare il loro regno. Entro dodici settimane i nemici sarebbero giunti, ma se il re avesse voluto scendere a patti, questo sarebbe stato riferito agli invasori perché fermassero la loro avanzata. Gunther riunì i suoi vassalli per consultarsi con loro: Gernot era propenso a difendersi, mentre Hagen consigliò di parlare con Sigfrido. Sigfrido allora assicurò al re che, finanche gli invasori fossero stati trentamila, egli con mille uomini li avrebbe fermati. Così furono congedati i messaggeri e Gunther radunò i suoi guerrieri. Volker reggeva i vessilli e Hagen era la guida. Sigfrido disse a Gunther di rimanere a Worms, poiché lui avrebbe guidato l'armata. Raggiunto il confine, Ortwin e Dankwart furono lasciati alla retroguardia. Sigfrido invece partì da solo in avanscoperta lasciando l'esercito ad Hagen e Gernot. Allora vide l'esercito nemico accampato; erano oltre quarantamila e, nel suo orgoglio, ne gioì. Ma anche il re Lüdegast, che montava la guardia, scorse il nemico e spronò il cavallo contro di lui. Allora i due eroi si affrontarono con le spade e Sigfrido ferì l'avversario con tre duri colpi. Trenta guerrieri corsero in aiuto al loro re, ma Sigfrido ne risparmiò uno soltanto, che fuggì a riferire quanto era avvenuto. Lüdegast fu portato come ostaggio ad Hagen. L'armata dei Burgundi marciò contro il nemico: erano mille, oltre i dodici cavalieri venuti con Sigfrido dal Niederland. Nella mischia Lüdeger si batté con Sigfrido: quando lo riconobbe fece abbassare i vessilli e chiese la pace. Quindi fu preso prigioniero perché fosse anch'egli condotto come ostaggio alla corte di Gunther. Messaggeri furono inviati a Worms per riferire della vittoria. Crimilde allora si volle informare dell'esito della battaglia e, saputo che fra tutti gli eroi si era distinto Sigfrido, ne fu molto contenta. Lüdeger e Lüdegast furono condotti da Gunther, che concesse loro di muoversi liberamente, purché non lasciassero il suo regno: essi giurarono. Quindi il re congedò i suoi vassalli, perché ritornassero alle loro terre, ma li invitò perché ritornassero dopo sei settimane ad una festa di corte. Anche Sigfrido chiese congedo, ma Gunther lo pregò di restare e il figlio di Sigmund decise di restare nella speranza di conoscere Crimilde.

AVVENTURA QUINTA: Sei settimane dopo, il giorno di Pentecoste, accorsero alla festa di corte molti guerrieri, più di cinquemila. Il re fece allora chiamare Crimilde, che venne a salutare gli ospiti scortata da cento guerrieri e dalle sue dame, e con lei veniva Ute. Gunther, che da tempo aveva notato dell'amore che Sigfrido nutriva per sua sorella, chiese all'eroe di scortare Crimilde fin in chiesa, e il figlio di Sigmundr ne fu colmato di gioia. La prese per mano e la condusse fino alla cattedrale, e mentre camminavano i due si scambiavano sguardi amorosi. Giunti sulla soglia lei lo salutò con un bacio ed entrò nel duomo. Nei giorni successivi i due furono visti spesso insieme e sempre il giovane eroe scortava la principessa. Lüdeger e Lüdegast erano ormai guariti dalle loro ferite, così offrirono a Gunther molto oro come riscatto per la loro libertà; ma il re rifiutò il pagamento e li lasciò tornare liberi nelle loro terre, purché giurassero di non recarsi più ostilmente nel suo regno. Essi giurarono e pungo fu la mano di entrambi i re. Terminati i giorni della festa molti cavalieri lasciarono la corte. Anche Sigfrido chiese nuovamente congedo. Il giovane Giselher scese a parlargli e, poiché aveva notato l'interesse di Sigfrido per sua sorella, gli ricordò che altrove non v'erano donne tanto belle come nella terra dei Burgundi.

Per ottenere Crimilde in sposa, Sigfrido acconsente ad aiutare Gunther a sposare l'altera Brunilde, regina d'Islanda. Spacciandosi per un vassallo di Gunther, Sigfrido accompagna il re in Islanda e qui, usando un mantello magico tolto al nano custode del tesoro dei Nibelunghi che lo rende invisibile, aiuta Gunther a sopraffare Brunilde e a ottenere da lei il matrimonio. La fiera Brunilde si oppone con la forza a Gunther persino durante la prima notte di nozze, arrivando a legarlo affinché il matrimonio non venisse consumato. Anche in questo frangente Sigfrido corre in aiuto di Gunther, prendendone segretamente il posto per ridurre la sposa riottosa alla sottomissione. In tale occasione Sigfrido ruba un anello e una cintura a Brunilde, simboli della deflorazione della donna (sebbene lo stesso Sigfrido avesse promesso di non spingersi a possedere la moglie dell'amico). Sigfrido dona anello e cintura a Crimilde, che Gunther gli concede in sposa secondo i patti.

Anni dopo, Sigfrido e Crimilde sono in visita a Worms. Brunilde non si capacita del fatto che suo marito abbia concesso sua sorella in sposa a un vassallo e si mostra sospettosa e ostile con i suoi ospiti. Crimilde e Brunilde, recandosi in chiesa, litigano su chi di loro debba avere la precedenza, ovvero chi di loro abbia un marito di più alto rango. Crimilde, ignara dell'inganno perpetrato da Gunther e Sigfrido nei confronti di Brunilde, finisce per mostrare alla sua rivale l'anello e la cintura donatele da Sigfrido anni prima, alludendo al fatto che Sigfrido abbia posseduto proprio lei.

Hagen von Tronje, il crudele, astuto e fiero vassallo di Gunther, sostiene apertamente che l'offesa arrecata a Brunilde vada lavata con il sangue di Sigfrido. Riesce a farsi rivelare da Crimilde l'unico punto debole dell'eroe e lo colpisce a tradimento durante una battuta di caccia. Lo stesso Hagen ruba il tesoro dei Nibelunghi e lo getta nel Reno, per impedire che Crimilde possa usarlo per crearsi un proprio esercito e vendicarsi dell'assassinio del marito.

La vendetta di Crimilde[modifica | modifica wikitesto]

Crimilde mostra la testa di Gunther a Hagen (Johann Heinrich Füssli, ca. 1805)

Circa tredici anni dopo Attila, re degli Unni, chiede in sposa Crimilde. La donna, dopo qualche esitazione, acconsente, premeditando la vendetta contro la propria famiglia. Al battesimo del primo figlio avuto da Attila, invita i Burgundi in Ungheria. Hagen cerca di dissuadere Gunther dall'accettare, ma invano. Mentre i Burgundi attraversano il Danubio, le ondine parlano ad Hagen, profetizzando che di tutta la compagnia solo un monaco tornerà vivo a Worms. Per impedire l'avverarsi della profezia, Hagen tenta di uccidere il monaco, che riesce però a scappare e tornare a casa.

Arrivati alla corte di Attila, i Burgundi chiedono di poter tenere le proprie armi: pur mostrandosi offeso, Attila acconsente. A questo punto gli eventi precipitano rapidamente verso la tragedia. Crimilde pretende che le venga reso il tesoro dei Nibelunghi e, nella disputa che segue, Hagen decapita il figlio neonato di Attila e Crimilde. I Burgundi vengono accerchiati in un salone, in cui sono attaccati dagli Unni in diverse ondate.

Nel combattimento che segue numerosi eroi si trovano coinvolti nello scontro senza volerlo. Il poema si sofferma a lungo sul dissidio morale di personaggi come Rüdiger e Teodorico di Verona, amici dei Burgundi, che a lungo si interrogano se rispettare i loro vincoli di amicizia o i loro vincoli di fedeltà ad Attila e a Crimilde. Rüdiger, per esempio, affronta i Burgundi, ma acconsente volentieri a donare il suo scudo migliore ad Hagen.

Dopo una serie lunghissima e tragica di duelli e combattimenti, tutti i Burgundi vengono uccisi, eccetto Hagen e Gunther. Crimilde uccide Gunther in prigione e mostra la sua testa a Hagen, intimandogli di rivelare dove ha nascosto il tesoro: il rifiuto di Hagen viene ripagato con un'altra decapitazione, che questa volta colpirà lui. Ildebrando, maestro d'armi di Teodorico, impazzisce d'odio per la morte ingloriosa di Hagen e lo vendica, uccidendo a sua volta Crimilde. E così sono morti tutti i Burgundi e tutti gli Unni.

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN181844575 · LCCN: (ENn79109760 · GND: (DE4042046-2 · BNF: (FRcb133193082 (data)