Kurt Schwitters

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Kurt Schwitters (1927)

Kurt Schwitters (Hannover, 20 giugno 1887Kendal, 8 gennaio 1948) è stato un artista tedesco attivo in diverse correnti del suo tempo, tra cui il dadaismo, il costruttivismo, il cubismo, e meglio ricordato per l'utilizzo di mezzi d'avanguardia come il suono, il collage e il dattiloscritto. Le sue opere sono generalmente considerate precorritrici delle moderne installazioni. Vicino alla corrente dada berlinese fondò un proprio principio artistico chiamato Merz. Schwitters, inoltre, può essere considerato come uno dei maggiori esponenti della cosiddetta arte dei detriti[senza fonte], un'arte basata sull'assemblaggio di materiali di recupero, oggetti ricercati nello scarto della quotidianità, e soprattutto rifiuti. Questi oggetti, apparentemente destinati ad una fine, sono rivalutati da Schwitters, che dà vita a composizioni del tutto complete e originali, sia da un punto di vista formale, sia per l'innovativo riuso, a discapito di una inutile apparenza.

Schwitters è stato un prolifico scrittore, noto soprattutto per la poesia provocatoria An Anna Blume, è autore di liriche, tra cui esempi di poesia concreta, di prose brevi e satiriche, di scritti e manifesti di critica d'arte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato ad Hannover al N. 2 di Rumannstraße[1], era figlio unico di Edward Schwitters e di sua moglie Henriette (nata Beckemeyer), che erano proprietari di un negozio di abiti da donna. Nel 1898 i genitori vendettero l'attività per comprare alcuni appartamenti in città che avrebbero permesso in seguito all'artista di vivere di rendita per il resto della sua vita. Nel 1901 la famiglia si trasferì nella Waldstraße, che sarebbe in seguito diventata la sede del Merzbau.[2] In quello stesso anno l'artista iniziò a soffrire di crisi epilettiche, malattia che lo avrebbe esentato dal servizio militare e quindi dalle prime fasi della prima guerra mondiale fino al momento in cui la coscrizione obbligatoria si espanse ad una porzione più vasta della popolazione tedesca.

Schwitters iniziò i suoi studi all'accademia di belle arti di Dresda (Hochschule für Bildende Künste Dresden), dove conobbe Otto Dix e George Grosz. Tornato nel suo paese natale, il giovane Schwitters iniziò la sua carriera artistica seguendo la corrente post-impressionista. Fortemente influenzato dagli scioccanti sviluppi del primo conflitto mondiale, le sue opere assunsero tinte sempre più fosche mostrando un forte avvicinamento all'espressionismo, che in quel momento era la corrente artistica più seguita in Germania, soprattutto grazie al circolo artistico Die Brücke. Schwitters trascorse gran parte del conflitto come disegnatore tecnico in una fabbrica poco distante da Hannover, quando nel marzo 1917 l'estensione della coscrizione lo costrinse ad essere arruolato nel 73º Reggimento di Hannover, ma non prestò servizio effettivo fino al giugno dello stesso anno.

Schwitters mantiene contatti, benché a volte contrastanti, con i gruppi dada di Berlino (Raoul Hausmann, John Heartfield, Hannah Höch), di Zurigo (Hugo Ball, Tristan Tzara) e di Colonia (Max Ernst), rimanendo tuttavia un protagonista solitario e isolato del dadaismo tedesco. Ha chiamato la sua arte MERZ, intendendolo come sinonimo di dada.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La sua creazione più nota è probabilmente un'installazione intitolata Cattedrale delle Miserie Erotiche, detta anche dallo stesso artista Merzbau, esistita ad Hannover tra il 1923 e il 1944, quando fu distrutta dai bombardamenti.[senza fonte] All'interno di questa costruzione, che l'artista espandeva lentamente fino a fonderla con la sua casa, Schwitters dedicò ad ognuno dei suoi amici una cappella che custodiva una specie di reliquia, un oggetto appartenuto a quella persona, come, ad esempio, mozziconi di sigaretta, punte di matita, pezzi di unghie. L'opera, volutamente, non si concluse mai; si trattava infatti di un work in progress; nelle intenzioni dell'artista, quest'opera, non giungendo a un punto fermo, deve sconvolgere e destabilizzare.

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Das literarische Werk. Hrsg. von Friedhelm Lach. 5 Bände. DuMont, Köln 1974–1981.
    1. Lyrik. 1974
    2. Prosa 1918–1930
    3. Prosa 1931–1948
    4. Schauspiele und Szenen
    5. Manifeste und kritische Prosa
  • Anna Blume und andere. Literatur und Graphik. Herausgegeben von Joachim Schreck. DuMont, Köln 1986. Neuauflage 1997, ISBN 3-7701-4433-3.
  • „Eile ist des Witzes Weile“. Eine Auswahl aus den Texten. Herausgegeben von Christina Weiss und Karl Riha. Reclam, Stuttgart 1987, ISBN 3-15-008392-3.
  • Der Nachlass von Kurt und Ernst Schwitters. Kurt-und-Ernst-Schwitters-Stiftung, bearb. von Isabel Schulz, Kurt-und-Ernst-Schwitters-Stiftung, Hannover 2002.
  • KUWITTER. Grotesken, Szenen, Banalitäten. Nautilus, Hamburg 2004, ISBN 3-89401-132-7.
  • De Gruyter, Berlin 2014.
  • Wir spielen, bis uns der Tod abholt. Briefe aus fünf Jahrzehnten. Ausgewählt und kommentiert von Ernst Nündel. Ullstein, Frankfurt am Main 1975, ISBN 3-548-03381-4.
  • [in lingua italiana]: Autunno/L'ultima mosca, a cura di Giulia A. Disanto, commento grafico di Maurizio Minoggio, La Grande Illusion, Pavia 2016, ISBN 978-88-908522-8-2
  • [in lingua italiana]: La lotteria del giardino zoologico, illustrazioni di Alberto Rebori, traduzione e nota critica di Giulia A. Disanto, La Grande Illusion, Pavia 2016, ISBN 978-88-941348-5-8
  • [in lingua italiana]: Augusta Bolte (seguita dalla poesia A ANNA BELFIORE), traduzione, apparati e nota critica di Giulia A. Disanto, La Grande Illusion, Pavia 2018, ISBN 978-88-941348-9-6

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Heinz Ludwig Arnold (Hrsg.): Kurt Schwitters. text + kritik, Nr. 35/36, Boorberg Verlag, München 1972.
  • Roger Cardinal, Gwendolen Webster: Kurt Schwitters. Hatje Cantz, Stuttgart, 2011, ISBN 978-3-7757-2512-5 (englisch); ISBN 3-7757-2512-1 (deutsch).
  • John Elderfield: Kurt Schwitters. Claassen, Düsseldorf 1987, ISBN 0-500-23426-4.
  • Dietmar Elger: Der Merzbau von Kurt Schwitters. Eine Werkmonographie. 2. Aufl. König, Köln 1999, ISBN 3-88375-362-9. (Kunstwissenschaftliche Bibliothek. Bd. 12)
  • Manfred Engel: Collage als Karnevalisierung. Schwitters Merzkunst. In: Bachtin im Dialog. Festschrift für Jürgen Lehmann. Hrsg. von Markus May und Tanja Radtke. de Gruyter, Heidelberg 2006, ISBN 978-3-8253-5279-0, S. 271–296.
  • Walter Fähnders, Helga Karrenbrock: „Ich sage nämlich das Gegenteil, aber nicht immer.“ Die Avantgarde-Manifeste von Kurt Schwitters. In: Manifeste: Intentionalität. Hrsg. von Hubert van den Berg und Ralf Grüttemeier. Rodopi, Amsterdam/Atlanta 1998, ISBN 90-420-0318-9, S. 57–90.
  • Georg Franzen: Das Kunstwerk als Erfahrungsraum: Assoziationen im Merzbau. In: Musik-, Tanz- und Kunsttherapie, 12, S. 72–76. Hogrefe, Göttingen 2001.
  • Evelyn Fux: Schnitt durch die verkehrte Merzwelt. Konzeptionen des Narrativen in der Prosa von Kurt Schwitters. Hrsg. von Anja Ohmer. Weidler, Berlin 2007, ISBN 978-3-89693-484-0 (Aspekte der Avantgarde, Band 10).
  • Friedhelm Lach: Der Merzkünstler Kurt Schwitters. DuMont Dokumente, Köln 1971, ISBN 3-7701-0577-X.
  • Adrian Notz, Hans Ulrich Obrist (Hrsg.): Merz World – Processing the Complicated Order. JRP Ringier, August 2007, ISBN 978-3-905701-37-1. Mt Beiträgen von Stefano Boeri, Peter Bissegger, Dietmar Elger, Yona Friedman, Thomas Hirschhorn, Hans Ulrich Obrist, Karin Orchard und Gwendolen Webster.
  • Otto Nebel: Kurt Schwitters zum Gedächtnis. In: text + kritik, Nr. 35/36, München 1972, in: Schriften zur Kunst hrsg. mit einem Geleitwort von Rene´Radrizzani. Mäander, München 1988, ISBN 3-88219-405-7.
  • Ernst Nündel: Kurt Schwitters mit Selbstzeugnissen und Bilddokumenten. Rowohlt, Reinbek 1981, ISBN 3-499-50296-8.
  • Werner Schmalenbach: Kurt Schwitters DuMont Schauberg, Köln, 1967.
  • Karin Orchard, Isabel Schulz: Kurt Schwitters. Werke und Dokumente. Verzeichnis der Bestände im Sprengel-Museum Hannover. Katalog. Sprengel-Museum, Hannover 1998, ISBN 3-89169-132-7.
  • Karin Orchard, Isabel Schulz: Kurt Schwitters Catalogue raisonné. Hrsg. von Sprengel Museum Hannover. Ostfildern-Ruit, Bd. 1, 2000: ISBN 3-7757-0926-6 / Bd. 2, 2003: ISBN 3-7757-0988-6 / Bd. 3, 2006: ISBN 3-7757-0989-4
  • Gerhard Schaub (Hrsg.): Kurt Schwitters: „Bürger und Idiot“. Beiträge zu Werk und Wirkung eines Gesamtkünstlers. Mit unveröffentlichten Briefen an Walter Gropius. Fannei und Walz. Berlin 1993, ISBN 3-927574-19-8.
  • Bernd Scheffer: Anfänge experimenteller Literatur: das literarische Werk von Kurt Schwitters. Bouvier, Bonn 1978, ISBN 3-416-01396-4.
  • Klaus Stadtmüller: Schwitters in Norwegen. Arbeiten, Dokumente, Ansichten. Postskriptum, Hannover 1997, ISBN 3-922382-73-8.
  • Kate T. Steinitz: Kurt Schwitters. Erinnerungen aus den Jahren 1918–1930, enthält u. a. Erinnerungen an musikalische Anlässe und Persönlichkeiten sowie Notenbeispiele in Faksimile sowie Fotos und Zeichnungen, Verlag Die Arche, Zürich 1963; einmalige Sonderausgabe zum 100. Geburtstag von Kurt Schwitters 1987, Verlag Die Arche, Zürich 1987, ISBN 3-7160-3101-1
  • Lambert Wiesing: Stil statt Wahrheit. Kurt Schwitters und Ludwig Wittgenstein über ästhetische Lebensformen. Wilhelm Fink Verlag, München 1991, ISBN 3-7705-2704-6.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biography Kurt Schwitters 1887 - 1919
  2. ^ Ernst Nündel, Kurt Schwitters, Reinbeck bei Hamburg, Rowohlt, 1981, ISBN 3-499-50296-8.

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