Hannah Höch

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Anna Therese Johanne Höch detta Hannah Höch (Gotha, 1º novembre 1889Berlino Ovest, 31 maggio 1978) è stata un'artista tedesca del movimento Dada berlinese.

Hannah Höch (a destra) insieme a Theo van Doesburg e a sua moglie, 1924

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Höch era la figlia di un addetto alle assicurazioni, sua madre per hobby faceva la pittrice. Frequentò la Höhere Töchterschule a Gotha dal 1986 al 1904 ma a 15 anni dovette interrompere la scuola per occuparsi dei suoi fratelli.

Nel 1912 Hannah Höch si immatricolò alla scuola d'arte applicata di Berlino e si emancipò così dalla casa piccolo borghese dei genitori. Quando nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale, Hoech si recò a Colonia per visitare una grande mostra del Deutscher Werkbund. Negli anni seguenti diventò studentessa di Emil Orlik all'istituto di insegnamento del museo di arte applicata. Lì nel 1915 conobbe il già sposato Raoul Hausmann ed intrattenne una relazione d'amore che durò 7 anni. Höch venne considerata a lungo soprattutto come dadaista a fianco di Hausmmann e non come artista indipendente. Con lui sviluppò stilisticamente il fotomontaggio. Negli anni dal 1916 al 1926 era attiva per la casa editrice Ullstein, perlopiù per la redazione di riviste. Oltre Hausmann conobbe nel 1917 il circolo dadaista berlinese. Nel 1919 era in una rivista Dada con una pistola da bambini e un coperchio da pentola sul palco.

Nel 1920 prese parte alla prima fiera internazionale Dada e da quell'anno collaborò presso le mostre annuali del gruppo di Novembre. Nello stesso anno visitò ancora insieme ad Hausmann i Dadaisti a Praga. Nella primavera del 1921 si separò da Hausmann. Questo le ricordò in seguito alla separazione che lei non era mai stata membro del club. Hannah Höch disse più tardi, per nulla autocritica: “Se io non avessi prodigato molto il mio tempo per prendermi cura di lui e incoraggiarlo avrei raggiunto di più da sola”.

Nel 1924 andò per la prima volta a Parigi. Durante il viaggio di ritorno visitò Piet Mondrian e il suo gruppo De Stijl. L'Unione Sovietica rese possibile ad Hannah Höch nel 1924 di prendere parte a una mostra. Nel 1926 conobbe la scrittrice olandese Til Brugman, della quale si innamorò e con la quale nel 1929 nel Haag e in seguito dal 1936 visse e lavorò assieme a Berlino. Il loro primo libro congiunto “Scheingehacktes” apparve nel 1935 nella Rabenpresse Victor Otto Stomps. Avanguardisti come Theo Van Doesburg e Kurt Schwitters si esternarono in parte negativamente su questa relazione omosessuale.

Nel 1932 Höch ricevette la possibilità di esporsi negli Stati Uniti. Negli anni dal 1933 al 1945 si considerava il lavoro di Höch come “pervertito” ed era attestato con un divieto di mostre. L'editore di questi libri era il suo amico olandese Anthon Bakels, che le pagò anche un'operazione salvavita nel 1934.

Una volta tra il 1935 e il 1937 Höch si separò da Brugman. Nel 1938 sposò il giovane ventunenne rappresentante commerciale Kurt Heinz Matthies dal quale divorziò nel 1944; con lui era a sprazzi per mesi in viaggio in lungo e in largo attraverso la Germania nazionalsocialista, e anche nel vicino estero (per esempio in Olanda). Ha registrato durante questo viaggio in auto, in parte con una roulotte, fermate e avventure come punti essenziali nella sua agenda così come ha documentato la sua esperienza del Novemberpogrome del 1938 o dell'assalto tedesco sulla Polonia.

I lavori posteri di Hannah Höch, tra cui “Am Tränenpfuhl” (1956), e “Ausmontierte Seelen” (1958), trasmettono la viva artificiosità di vernice d'auto, pellicole o plastica.

Nel 1956 venne chiamata all'accademia delle arti a Berlino.

Hannah Höch era membro dell'associazione artisti tedeschi.

Il 31 maggio 1978 Hannah Höch morì all'età di 88 anni a Berlino: venne sepolta nel cimitero tipico del paese Heiligensee. La tomba nell'Abt. 19 UR-6-15 appartiene al cenotafio di Berlino.

Asse Ereditario[modifica | modifica wikitesto]

Hannah Höch lasciò in eredità una ricca opera artistica, che è stilisticamente molto varia. Höch commentò la sua opera complessiva con le parole: “Ho fatto tutto e non ho mai badato alla calligrafia e al tratto”.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • 1919: “Schnitt mit dem Küchenmesser”. “Dada durch die letzte Weimarer Bierbauchkulturepoche Deutschlands”, Neue Nationalgalerie, Berlino. In questo quasi metro quadrato, Höch assemblò Wimmelbild musicato in forma aperta da ritagli, lettere di giornale e pezzi come “anti” o “dada” tra le macchine e parti del corpo raffigurate. Così si disgregava il tutto in molte prospettive.
  • 1921: “Mensch und Maschine”, Nuernberg, Museo nazionale della Germania, Gm 1943, Olio su tela, 107 cm x 85 cm
  • 1922: “Collage”
  • 1926: “Aus einem ethnographischen Museum”, Nuernberg, Museo nazionale della Germania, Hz 6899 (prestito dall'asse ereditario), Collage
  • 1936: “Herbst in berliner Volkspark Jungfernheide”, Olio su tela, Darmstadt, Museo statale assiano, donazione da proprietà privata 2012.
  • 1945: “Bilderbuch”

Accettazione[modifica | modifica wikitesto]

Presso la successiva famosa esposizione – Dada del 1920 l'artista era sotto altro con il montaggio di “Schnitt mit dem Küchenmesser” realizzato nel 1919. Rappresentare “Dada durch die letzte Weimarer Bierbauchkulturepoche Deutschlands”. Questo complesso dipinto su tavola, più tardi avanzato a un tipo di icona del dadaismo, venne sottoposto 60 anni più tardi dalla storica d'arte Jula Dech a una vasta analisi nella quale ricondusse quasi tutti i singoli elementi del montaggio sistematicamente nel contesto della sua origine medianica. Con questa sua decostruzione, come apparve ritoccata nel 1993 nella riga del testo tascabile “Kunststück” pubblicato da Klaus Herding, l'attrice mise un nuovo standard metodico per il futuro del montaggio collettivo e per l'opera dadaista di Hannah Höch in particolare.

Dall' eredità dell'artista con una prima visione del suo figurativo asse ereditario affidato, Jula Dech organizzò (insieme a Ellen Maurer) dalla ricorrenza del centesimo compleanno di Hanna Höch alla fine del 1989 un primo congresso dei suoi lavori all'accademia dell'arte di Berlino. Presso questo congresso si recano specialiste e specialisti di Höch e Dada dall'Europa e dagli USA sia storici d'arte analitica sia artistico-pratici con l'opera dell'artista separatamente – complessivamente documentato nel libro pubblicato da Dech/Maurer “Dada zwischen – reden zu Hannah Höch”.

Dal 1996 venne conferito dal paese di Berlino il premio Hanna Höch dotato di 15.000 euro per un'eccellente opera artistica di tutta una vita.

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

  • 2016: Hannah Höch – “Revolutionärin der Kunst”, Kunsthalle Mannheim.
  • 2016: “Vorhang auf für Hannah Höch”, Kunsthade Stade.
  • 2014: Hannah Höch, Whitechapel gallery, London.
  • 2008: Hannah Höch - “Aller Anfang ist DADA”, Museum Tinguely, Basel.
  • 2007: Hannah Höch - “Aller Anfang ist DADA”, Berlinische Galerie, Berlin.
  • 1993: Hannah Höch, “Museen der Stadt” Gotha.


Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maud Lavin, Cut With the Kitchen Knife: The Weimar Photomontages of Hannah Höch. New Haven, Yale University Press, 1993.
  • Maud Lavin, The Mess of History or the Unclean Hannah Höch. In: Catherine de Zegher (ed.), Inside the Visible, The Institute of Contemporary Art, Boston & MIT Press, 1996.
  • Marsha Meskimmon, We Weren't Modern Enough: Women Artists and the Limits of German Modernism. Berkeley, University of California Press, 1999.
  • Marsha Meskimmon, Shearer West (a cura di) Visions of the 'Neue Frau': Women and the Visual Arts in Weimar Germany, Hampshire, Scolar Press, 1995.
  • Louise R. Noun, Three Berlin Artists of the Weimar Era: Hannah Höch, Käthe Kollwitz and Jeanne Mammen, Des Moines, Des Moines Art Center, 1994.
  • Heinz Ohff, Hannah Höch, Berlino, Deutsche Gesellschaft für Bildende Kunst, 1968.
  • Luc Sante, "Dada's Girl: Hannah Höch Thumbs Her Nose at Art", in Slate, 10 aprile 1997.
  • Hannah Höch (= Kunstblätter der Galerie Nierendorf 33), Berlin 1975.
  • G. Jula Dech: Schnitt mit dem Küchenmesser Dada durch die letzte Weimarer Bierbauchkulturepoche Deutschlands (= Form und Interesse. Band 3). Lit-Verlag, Münster 1981.
  • G. Jula Dech, mit Ellen Maurer (Hrsg.): Da-da zwischen Reden zu Hannah Höch, Dokumentation des Höch-Kongresses 1989 in der Akademie der Künste Berlin, in der Reihe Der andere Blick.
  • G. Jula Dech: Hannah Höch. Schnitt mit dem Küchenmesser Dada durch die letzte Weimarer Bierbauchkulturepoche Deutschlands. Fischer Verlag, Frankfurt am Main 1989, ISBN 3-596-23970-2. Orlanda Frauenverlag, Berlin 1991, ISBN 3-922166-41-5.
  • Hannah Höch, Hrsg. Kamen Pawlow, Museen der Stadt Gotha. Verlag der Buchhandlung Ulenspiegel / Bücherstube Hannah Höch, Fulda/Gotha 1993. ISBN 3-9801740-7-7.
  • Ursula Peters, Andrea Legde: Moderne Zeiten. Die Sammlung zum 20. Jahrhundert (= Kulturgeschichtliche Spaziergänge im Germanischen Nationalmuseum; Bd. 3). Nürnberg 2000, insbesondere S. 112–120 passim
  • G. Jula Dech: Sieben Blicke auf Hannah Höch, Edition Nautilus, Hamburg 2003, ISBN 3-89401-401-6.
  • Hannah Höch, Gunda Luyken: Album. Hatje Cantz Verlag, Ostfildern 2004, ISBN 3-7757-1427-8 (Höchs Materialsammlung aus den Jahren 1925/26).
  • Wolfgang Maier-Preusker, in: Buch- und Mappenwerke mit Grafik des Deutschen Expressionismus, Ausstellungskatalog für die Hansestadt Wismar. Wien 2006, ISBN 3-900208-37-9.
  • Hannah Höch. Aller Anfang ist DADA! Hrsg. Berlinische Galerie. Hatje-Cantz, Ostfildern 2007.
  • Hannah Höch: Bilderbuch. mit einem Nachwort von Gunda Luyken. The Green Box, Berlin 2008, ISBN 978-3-908175-35-3.
  • Alma-Elisa Kittner: Visuelle Autobiographien. Sammeln als Selbstentwurf bei Hannah Höch, Sophie Calle und Annette Messager. Transcript, Berlin 2009, ISBN 978-3-89942-872-8.
  • Cara Schweitzer: Schrankenlose Freiheit für Hannah Höch. Das Leben einer Künstlerin. 1889–1978. Osburg-Verlag, Berlin 2011, ISBN 978-3-940731-64-7.
  • Karoline Künkler: Hannah Höch und Raoul Hausmann, in: Karoline Künkler: Aus den Dunkelkammern der Moderne, S. 402-509, Hrsg. Anne-Kathrin Reulecke und Ulrike Vedder. Böhlau Verlag Köln / Weimar / Wien, 2012. ISBN 978-3-412-18005-8.
  • Karoline Hille: Hannah Höch: Die Zwanziger Jahre: Kunst.Liebe.Freundschaft. edition ebersbach, Berlin/ Dortmund 2014, ISBN 978-3-86915-095-6.
  • Inge Herold, Karoline Hille: Hannah Höch. Revolutionärin der Kunst. Das Werk nach 1945. Katalog zur Ausstellung in Mannheim und Mülheim an der Ruhr. Edition Braus, Berlin 2016, ISBN 978-3-86228-139-8.
  • Hannah Höch, Hrsg. Dawn Ades, Emily Butler und Daniel F. Herrmann, Whitechapel Gallery, London. Prestel Verlag München / London / New York, 2014. ISBN 978-3-7913-5343-2.
  • Thomas Hatry: Z.A.G. Hannah verdient sich ihre Brötchen. Bibliografie der im Zeitschriftenverlag AG erschienenen Romane 1932–1942. Heidelberg, 2015.
  • Vorhang auf für Hannah Höch, Katalog zur Ausstellung im Kunsthaus Stade, Michael Imhof Verlag, Petersberg 2015, ISBN 978-3-7319-0313-0.

Radiodramma[modifica | modifica wikitesto]

  • Weiter in die Nacht. Terminkalender 1937–1939. Textcollage: Herbert Kapfer, Komposition und Realisation: Helga Pogatschar. Produktion: Bayerischer Rundfunk / Hörspiel und Medienkunst 2014.[1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN112009268 · LCCN: (ENn50034635 · ISNI: (EN0000 0001 0788 0811 · GND: (DE118551833 · BNF: (FRcb11972679q (data) · ULAN: (EN500014841