Peter Weiss

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Peter Weiss

Peter Weiss (Potsdam, 8 novembre 1916Stoccolma, 10 maggio 1982) è stato uno scrittore e drammaturgo tedesco. Con la sua opera, sulla strada aperta da Bertolt Brecht, il teatro si fa documento ed atto di accusa della brutalità e della crudeltà umana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un commerciante ungherese ebreo convertitosi al protestantesimo e di una donna cristiana, nacque a Nowawes, oggi quartiere di Babelsberg a Potsdam, e nel 1918, a soli due anni, seguì la famiglia nel trasferimento a Brema. Nello stesso anno, in seguito alla dissoluzione dell'Impero austro-ungarico, il padre ottenne la cittadinanza ceca, acquisita dallo stesso Weiss. Nel 1929 un altro trasferimento mobilitò la famiglia Weiss, stavolta a Berlino. Qui il giovane Peter si iniziò alla lettura di nuovi autori e condusse esperienze significative che troveranno eco nelle pubblicazioni successive[1].

Una foto del 1918 di Peter Weiss con i genitori

Nel 1934, per sfuggire al campo di concentramento, la famiglia si rifugiò a Londra, dove il giovane Weiss si dedicò alla pittura, allestendo una mostra personale all'interno di un garage, e studiò fotografia al Politecnico di Fotografia dell'Università di Westminster. Nel 1936, mentre la famiglia si trasferisce a Warnsdorf, in Boemia, Weiss si stabilisce a Praga, dove viene accolto all'Accademia di Belle Arti. Lo stile pittorico di questo periodo risentì molto dell'influenza dei pittori Pieter Breughel e Hieronymus Bosch. In questo periodo prende inoltre contatti epistolari con lo scrittore Herman Hesse dopo averne letto Il lupo della steppa: Hesse lo raccomandò per l'accettazione all'Accademia tramite la figura del giornalista e scrittore Max Barth[1], rifugiato anch'esso a Praga per via delle persecuzioni naziste a danno della sua attività di socialista. L'anno successivo Weiss andò in visita da Hesse, che risiedeva a Montagnola, in Svizzera: incoraggiato dallo scrittore che ne appoggiava l'operato, Weiss trovò rifugio nella dimora di Hesse nel 1938, dopo la situazione creatasi a Praga in seguito alle pressioni naziste, e vi illustrò per lui la favola L'infanzia del mago.

Nel frattempo la famiglia Weiss aveva riparato in Svezia, dove Peter li raggiunse nel 1939 per accertarsi della loro incolumità. Dopo pochi mesi si separò da loro per andare a Stoccolma, da Barth, dove si unì ad un gruppo di socialdemocratici composto da un gran numero di rifugiati di diversa provenienza, ideologica e geografica[2]. Qui Weiss strinse amicizia con il medico Max Julius, che ricorderà in scritti successivi come Punto di fuga e Estetica della resistenza. Weiss avrebbe vissuto a Stoccolma per il resto della sua vita, ottenendo la cittadinanza svedese nel 1946.

Nel 1943 si sposa con l'artista Helga Henschen, ma il matrimonio ebbe termine nel giro di soli quattro anni: dalla Henschen lo scrittore avrà una figlia. Weiss ebbe altre due mogli: Carlota Dethorey, da cui divorziò nel 1949, e Gunilla Palmstiernaa, sua consorte fino alla morte. Nel 1946, un anno prima del divorzio dalla Henschen, Weiss pubblica il suo primo scritto, illustrato da lui stesso, dal titolo in svedese: Di isola in isola (Från ö till ö). La raccolta di poesie riceve una buona accoglienza da parte della critica[1].

A partire dagli anni 50, lo stile artistico di Weiss tende ad orientarsi sempre più verso il Surrealismo, sia fuori che dentro all'ambito pittorico. Nel 1952, assecondando questo cambiamento di direzione, Weiss si unì allo Studio di Cinema Sperimentale di Svezia, dove diresse alcuni cortometraggi cinematografici di carattere sperimentale e alcuni minidocumentari a sfondo sociale. Solo nel 1959 egli diresse il primo lungometraggio della sua carriera, Hägringen (Scomparsa).

Il 1947 si configurò come un anno importante del suo percorso esistenziale. Terminato il matrimonio, Weiss si recò a fine marzo in visita a Parigi, dove capì di non aver finalità nella pittura (arte ed attività che abbandonò) e recuperò l'importanza della lingua tedesca come promotrice ed espressione della propria identità individuale, volgendo quindi l'attenzione alla letteratura come nuovo mezzo espressivo. Scrisse dunque nel 1948, ancora in lingua svedese, il radiodramma Der Turm e, dopo un ultimo testo in svedese scritto nel 1951 (Il duello, in originale Duellen), nel 1952 Weiss scrisse due opere nuovamente in tedesco: il dramma L'assicurazione (Die Versicherung) e il romanzo breve L'ombra del corpo del cocchiere (Der Schatten des Körpers des Kutschers), che resterà ineditò fin quasi gli anni sessanta. A Berlino, sempre nel 1947, incontra l'editore Peter Suhrkamp che lo aiuterà poi a pubblicare diverse opere.

Nonostante l'interesse per la letteratura e l'attività di scrittore, gli scarsi risultati fecero sì che Weiss si dedicasse alla saggistica sul cinema, per il quale l'artista nutrì sempre un profondo amore. Pubblica nel 1955 Avantgarde Film e nel 1960 Il grosso sogno del postino Cheval (Der grosse Traum des Briefträgers Cheval) e Diario di Copenaghen (Aus dem Kopenhagener Journal).

Scrisse due opere autobiografiche (Congedo dai genitori del 1961 e Punto di fuga del 1962) che fecero conoscere il suo nome al grande pubblico. Oltre alla fama acquisita con queste opere, criticate positivamente da pubblico e addetti ai lavori, l'adesione al Gruppo 47 e le letture effettuate nell'ambito degli incontri che l'associazione effettuava permisero a Weiss di divulgare maggiormente le sue idee sull'arte e sulla letteratura.

L'istruttoria, Teatro Norimberga, giugno 2009, regia: Kathrin Mädler (fotografa: Marion Bührle)

Il 1964 segna il suo passo decisivo nell'ambito teatrale, con la pubblicazione de La persecuzione e l'assassinio di Jean-Paul Marat. L'opera, che riscosse grande successo, permise a Weiss di porre il pubblico nella condizione di giudice e critico anziché di passivo spettatore, sulla scia del teatro di Bertolt Brecht.

Nel 1965, inscenando L'istruttoria contemporaneamente in 14 teatri della Germania dell'Est e dell'Ovest, portò sulla scena gli stessi personaggi e le stesse parole che da un anno risuonavano al processo di Auschwitz nelle aule del tribunale di Francoforte, e riuscì a stabilire col pubblico un rapporto stimolante e provocatorio. Procedendo oltre la denuncia dei crimini, Weiss accusava l'intero sistema capitalista che aveva permesso alla Germania nazista di produrre i campi di concentramento. La suddivisione del dramma in undici canti è inoltre testimonianza della profonda influenza esercitata dalla Divina Commedia sull'opera di Weis.[3][4]

Gli anni 60 videro un intensificarsi del radicalismo politico di Weiss. Attivo politicamente nel Partito della Sinistra, nel 1967 partecipò alle manifestazioni indette da Bertrand Russell contro la guerra in Vietnam. Negli stessi anni, la sua accusa si estese al colonialismo ed al razzismo nella Cantata del fantoccio lusitano, prendendo spunto dall'operato dei portoghesi in Angola. Nel 1968 allargò ancora la sua problematica inscenando un Discorso sul progresso della prolungata guerra di liberazione del Vietnam e gli eventi che hanno portato a essa come illustrazione della necessità della resistenza armata contro l'oppressione e sui tentativi degli Stati Uniti d'America di distruggere le fondamenta della rivoluzione. Le opere successive, Trotskij in esilio e Hölderlin, si concentrano sul ruolo svolto da intellettuali e scrittori nei periodi rivoluzionari.

Nel 1970, Weiss subì un attacco cardiaco che per poco non gli costò la vita. A partire dall'anno seguente, si dedicò alla stesura di un monumentale romanzo in tre volumi, L'estetica della resistenza, e di due diverse versioni teatrali del romanzo kafkiano Il processo. Morì a Stoccolma nel 1982.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • 1949 Der Turm (La torre)
  • 1952 Die Versicherung (L'assicurazione)
  • 1963 Nacht mit Gästen (Notte con ospiti)
  • 1963/5 Die Verfolgung und Ermordung Jean Paul Marats dargestellt durch die Schauspielgruppe des Hospizes zu Charenton unter Anleitung des Herrn de Sade (La persecuzione e l'assassinio di Jean-Paul Marat, rappresentato dalla compagnia filodrammatica dell'ospizio di Charenton sotto la guida del marchese de Sade)
  • 1963/8 Wie dem Herrn Mockinpott das Leiden ausgetrieben wird (Come il Signor Mockinpott fu curato dalle sue sofferenze)
  • 1965 Die Ermittlung (L'istruttoria)
  • 1967 Gesang vom lusitanischen Popanz (Cantata del fantoccio lusitano)
  • 1968 Diskurs über die Vorgeschichte und den Verlauf des lang andauernden Befreiungskrieges in Viet Nam als Beispiel für die Notwendigkeit des bewaffneten Kampfes der Unterdrückten gegen ihre Unterdrücker sowie über die Versuche der Vereinigten Staaten von Amerika die Grundlagen der Revolution zu vernichten (Discorso sul progresso della prolungata guerra di liberazione del Vietnam e gli eventi che hanno portato a essa come illustrazione della necessità della resistenza armata contro l'oppressione e sui tentativi degli Stati Uniti d'America di distruggere le fondamenta della rivoluzione)
  • 1969 Trotzki im Exil (Trotskij in esilio)
  • 1971 Hölderlin
  • 1974 Der Prozeß (Il processo)
  • 1982 Der neue Prozeß (Il nuovo processo)

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • 1944 Från ö till ö (Da isola a isola, scritto in svedese; tedesco: Von Insel zu Insel)
  • 1948 De besegrade (Il conquistato, scritto in svedese; tedesco: Die Besiegten)
  • 1948 Der Vogelfreie (pubblicato con il titolo Dokument I in svedese (1949) e in tedesco come Der Fremde con lo pseudonimo Sinclair)
  • 1951 Duellen (Il duello, scritto in svedese; tedesco: Das Duell)
  • 1952 Der Schatten des Körpers des Kutschers (L'ombra del corpo del cocchiere)
  • 1956 Situationen (La situazione, scritto in svedese; in tedesco: Die Situation)
  • 1960 Abschied von den Eltern (Congedo dai genitori)
  • 1961 Fluchtpunkt (Punto di fuga)
  • 1962 Das Gespräch der drei Gehenden (La conversazione dei tre camminatori)
  • 1975-1981 Die Ästhetik des Widerstands (in tre volumi, I: 1975; II: 1978; III: 1981) (L'estetica della resistenza)

Altri scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • 1956 Avantgarde Film (in svedese)
  • 1968 Rapporte
  • 1970 Rekonvaleszenz
  • 1971 Rapporte 2
  • 1971-1980 Notizbücher

Film[modifica | modifica wikitesto]

  • 1952 Studie I (Uppvaknandet) (Studio I , Svezia, 16mm, 6min)
  • 1952 Studie II (Hallucinationer) (Studio II (Allucinazioni), Svezia, 16mm, 6min)
  • 1953 Studie III (Studio III, Svezia, 16mm, 6min)
  • 1954 Studie IV (Frigörelse) (Studio IV (Liberazione), Svezia, 16mm, 9min)
  • 1955 Studie V (Växelspel) (Studio V (Intermezzo), Svezia, 16mm, 9min)
  • 1956 Ateljeinteriör / Dr. Fausts Studierstube (Interno di atelier/Studio del Dottor Faust, Svezia, 10 min)
  • 1956 Ansikten I Skugga (Volti nell'ombra, Svezia, 13 min)
  • 1957 Enligt Lag (Secondo la legge, Svezia, 16mm, 18 min) - co-diretto da Hans Nordenström
  • 1958 Vad ska vi göra nu da? / Was machen wir jetzt? (Ora cosa facciamo?, Svezia, 20min)
  • 1959 Hägringen / Fata Morgana (Scomparsa/Fata Morgana, Svezia, 81 min)
  • 1961 Svenska flickor i Paris (Ragazze svedesi a Parigi, Svezia, 76 min)

Corrispondenza[modifica | modifica wikitesto]

  • 1992 Peter Weiss. Briefe an Hermann Lewin Goldschmidt und Robert Jungk 1938–1980 (Peter Weiss. Lettere a Hermann Lewin Goldschmidt e Robert Jungk 1938-1980), Lipsia, Reclam.
  • 2007 Siegfried Unseld, Peter Weiss: Der Briefwechsel (Siegfried Unseld, Peter Weiss: Epistolario), Francoforte, Suhrkamp.
  • 2009 Hermann Hesse, Peter Weiss. „Verehrter großer Zauberer“ – Briefwechsel 1937–1962 (Hermann Hesse, Peter Weiss. "Stimato grande mago"- Epistolario 1937-1962), Francoforte, Suhrkamp.
  • 2010 Diesseits und jenseits der Grenze. Peter Weiss – Manfred Haiduk. Der Briefwechsel 1965–1982 (Al di qua e al di là del confine. Peter Weiss - Manfred Haiduk. Epistolario 1965-1982), St. Ingbert, Röhrig.
  • 2011 Peter Weiss – Briefe an Henriette Itta Blumenthal (Peter Weiss- Lettere a Henriette Itta Blumenthal), Berlino, Matthes und Seitz.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Antonio Pasinato, Invito alla lettura di Peter Weiss, Milano, Mursia, 1980. Pagg. 15-16.
  2. ^ Weiss aderì, o comunque ebbe rapporti con gli aderenti alla FDKB (Freier deutscher Kulturbund), una lega composta da emigrati tedeschi.
  3. ^ Dante dopo Auschwitz: l’Inferno di Peter Weiss (PDF), germanistica.net.
  4. ^ L’inferno della verità. Gli ipertesti danteschi di Peter Weiss e i loro archetipi visuali. (PDF), cav.unibg.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Beaujour Michel, Peter weiss and the futility of sadism in Yale French Studies, vol. 35 (The House of Sade), pp. 114-119, Yale University Press, 1965.
  • (EN) Berwald Olaf, An introduction to the works of Peter Weiss, Columbia, S.C., Camden House, 2003.
  • Miglio Camilla, Dante dopo Auschwitz: l’Inferno di Peter Weiss in Critica del testo, vol. XIV, n° 3, Roma, Viella Libreria Editrice, 2011.
  • Pasinato Antonio, Invito alla lettura di Peter Weiss, Milano, Mursia, 1980.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN116044321 · LCCN: (ENn80013064 · SBN: IT\ICCU\CFIV\006999 · ISNI: (EN0000 0001 1033 2349 · GND: (DE118630539 · BNF: (FRcb12024939b (data) · ULAN: (EN500109695 · NLA: (EN35220276