Karl Kraus

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« Ben venga il caos, poiché l'ordine non ha funzionato. »
(Karl Kraus)
Karl Kraus

Karl Kraus (Jičín, 28 aprile 1874Vienna, 12 giugno 1936) è stato uno scrittore, giornalista, aforista, umorista, saggista, commediografo, poeta e autore satirico austriaco.

Viene generalmente considerato uno dei principali autori satirici di lingua tedesca del XX secolo, ed è noto specialmente per le sue critiche altamente ironiche e taglienti alla cultura, alla società, ai politici tedeschi e ai mass media.

I primi anni di vita[modifica | modifica wikitesto]

Kraus nacque a Jičín, in Boemia (al secolo una provincia autonoma dell'Impero austro-ungarico, attualmente parte della Repubblica Ceca), il 28 aprile del 1874 da una benestante famiglia ebraica, figlio di Jacob Kraus, proprietario di una fabbrica di carta, e di Ernestine Kantor. Si trasferì con la famiglia a Vienna nel 1877, all'età di tre anni, dove crebbe e trascorse il resto della sua vita.

L'infanzia di Kraus rappresenta il terreno fertile su cui crebbe lo scrittore polemico e satirico; tre fattori essenziali ne determinarono presto l'identità: l'essere austriaco, l'essere ebreo e l'appartenenza a una famiglia borghese benestante. È anche per la convivenza di questi tre elementi che Kraus divenne presto protagonista di una grande lotta contro il mondo e, tacitamente, contro se stesso. I suoi rapporti con la cultura ed il pensiero borghese furono, per esempio, molto contraddittori, e manifestati più o meno esplicitamente attraverso un odio nutrito verso una classe sociale che tuttavia non riuscì mai ad abbandonare.[1]

Kraus era un bambino molto delicato, incline alla malattia, ed afflitto già durante la sua prima infanzia da evidenti sintomi di una scoliosi, nonché da miopia. Il suo più grande biografo, Paul Schick, ricorda come la madre si preoccupò sempre molto teneramente della sua salute, e come Kraus soffrì tremendamente dopo la sua prematura scomparsa, nel 1891.[1]

Ciò che più di ogni altra cosa riuscì a risvegliare lo spirito critico e curioso di Kraus durante i suoi primi anni scolastici fu l'incontro con ciò che la sua famiglia non poteva e non avrebbe mai potuto offrirgli: l'arte, la poesia, la musica, il teatro. Come riconobbe anche Walter Benjamin, che scrisse copiosamente sulla vita e le opere di Kraus, furono proprio le poesie che Kraus trovò sui banchi di scuola a fornirgli un primo vero modello di scrittura creativa. Autori definiti talvolta "naif", ma anche essenzialmente sinceri, che Kraus ricorderà e dai quali apprese il ritmo, il suono della parola.[1]

Un secondo ma altresì importante ruolo, nell'accrescere l'interesse del giovane Kraus alla letteratura e alla critica in generale, è rintracciabile nelle figure di alcuni suoi professori, uomini spesso da lui considerati come forme di vita onniscienti, modelli, cause di nuovi spunti critici. Paul Schick descrive come Kraus avesse una particolare attitudine nel sapere imitare il tono di voce dei suoi docenti e di come egli stesso più volte ricordi, quanto fosse divertente annotare i loro errori, durante le lezioni. Il professore che udì le prime riflessioni linguistiche di Kraus, timoroso di non sapere "addomesticare" la lingua tedesca, fu Heinrich Sedlmayer, che nell'anno 1887 fu il suo insegnante di tedesco.[1]

Sempre durante i primi anni di scuola Kraus prese coscienza della "questione ebraica". Come tutti i suoi contemporanei, assistette al rigido sistema educativo absburgico, che predicava il principio di libertà religiosa separando ebrei e cattolici durante le ore di religione. Kraus visse tali separazioni e l'obbligo di frequenza con grande imbarazzo. Ebbe contrasti con alcuni professori di origine ebraica particolarmente dogmatici e furono probabilmente quest'ultimi a scatenare in Kraus una forte inclinazione negativa verso la religione e criticherà nelle sue satire future l'innata capacità di alcuni docenti absburgici, nel "togliere quell'ultimo briciolo di auto-coscienza rimasta agli giudei dell'epoca".[2]

In pochi anni Kraus si trovò ad essere uno studente modello, circondato da grandi sommosse; iniziò a riflettere come scuola e famiglia patriarcale fossero doveri e schemi prestabiliti, in un mondo che li ripugnava. Iniziò a vedere la corruzione e la falsità della politica nella lingua e nelle arti in genere.[1]

Gli esordi letterari[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1892, Kraus si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Vienna ed iniziò la sua lunga collaborazione giornalistica. Nello stesso aprile, infatti, venne pubblicata sulla Wiener Literaturzeitung una sua recensione dell'opera teatrale Die Weber del drammaturgo e scrittore tedesco Gerhart Hauptmann: fu la sua prima pubblicazione. Kraus tentò, infatti, persino una carriera teatrale proprio in quello stesso periodo, non riuscendo a conseguire alcun successo. Soffriva la rigidità delle materie giuridiche e decise presto di cambiare materie di studio, passando ad aree più umanistiche e a lui congeniali, come germanistica e filosofia. Non portò mai a termine i suoi studi, ma iniziò proprio in quegli anni ad instaurare nuove amicizie con i più noti letterati viennesi dell'epoca, a frequentare il noto Café Griensteidl, a scrivere numerosi articoli sulle più prestigiose riviste della città.[1]

Targa in memoria di Karl Kraus

Le sue amicizie si trasformarono però molto presto in terribili bersagli di critica e satira, come dimostra la sconcertante pubblicazione dei uno dei testi più provocatori e coraggiosi della Vienna fin de siècle: Die demolierte Literatur ("La letteratura demolita"), che scrisse nel 1896 in occasione dell'imminente demolizione del Café Griensteidl, ritrovo dei suoi ex compagni letterati. Fu con la pubblicazione di questo articolo, poi ristampato anche come singolo Pamphlet, che iniziò il grande successo giornalistico di Kraus.[1]

Dello sbeffeggiato gruppo "Jung Wien", facevano parte tra gli altri Peter Altenberg, Leopold Andrian, Hermann Bahr, Richard Beer-Hofmann, Felix Dörmann, Hugo von Hofmannsthal e Felix Salten. Dopo che, nel 1897, Kraus ruppe con questo gruppo in seguito al suo articolo di satira, venne nominato corrispondente per il quotidiano Breslauer Zeitung. L'anno successivo, come sostenitore non compromesso nella causa dell'assimilazione ebraica, attaccò con veemenza il sionista Theodor Herzl, con il suo polemico Eine Krone für Zion ("Una corona per Sion") del 1898: il suo feroce antisionismo lo portò a ricevere persino accuse di odiare il suo stesso popolo.[3]

Opere successive[modifica | modifica wikitesto]

« L'erotismo dell'uomo è la sessualità della donna. »
(K. Kraus, da Detti e contraddetti)

Nel 1899 ripudiò la fede ebraica, e il 1º aprile di quello stesso anno pubblicò il primo numero della rivista satirica Die Fackel ("La Fiaccola"), da lui fondata e che continuò a dirigere, nonché a pubblicarvi i propri articoli, sino alla propria morte. Da qui lanciò i suoi attacchi contro l'ipocrisia morale e intellettuale, la psicoanalisi, l'antropologia di Cesare Lombroso, la corruzione dell'Impero austro-ungarico, il nazionalismo del movimento pangermanico, le politiche economiche liberiste, e molte altre tematiche.[1]

Anche se agli inizi Die Fackel era simile a riviste come Weltbühne, si distinse in seguito per l'indipendenza editoriale di cui Kraus poteva godere grazie ai propri fondi. Nei primi dieci anni, contribuirono al giornale molti eminenti scrittori ed artisti come Peter Altenberg, Richard Dehmel, Egon Friedell, Oskar Kokoschka, Else Lasker-Schüler, Adolf Loos, Heinrich Mann, Arnold Schönberg, August Strindberg, Georg Trakl, Frank Wedekind, Franz Werfel, Houston Stewart Chamberlain e Oscar Wilde. Dopo il 1911, tuttavia, Kraus ne divenne l'unico autore. Tra gli autori sostenuti da Kraus c'erano Peter Altenberg, Else Lasker-Schüler e Georg Trakl.[1]

Die Fackel prendeva di mira la corruzione, i giornalisti e i comportamenti brutali. I suoi "nemici" più noti erano Maximilian Harden, per quanto riguarda lo scandalo Harden-Eulenburg, Moriz Benedikt (proprietario della Neue Freie Presse), Alfred Kerr, Hermann Bahr, Imre Bekessy e Johannes Schober.

Tomba di Karl Kraus a Vienna, Zentralfriedhof

Oltre ai suoi scritti, Kraus effettuò durante la sua carriera numerose conferenze pubbliche che ebbero un grande seguito, mettendo in scena, tra il 1892 e il 1936, circa 700 esibizioni in singola persona; lesse drammi di Bertolt Brecht, Gerhart Hauptmann, Johann Nestroy, Goethe e Shakespeare[4], e interpretò anche le operette di Jacques Offenbach, accompagnato dal piano e cantando da solo in tutti i ruoli.

Ad esempio Elias Canetti, che seguiva regolarmente le conferenze di Kraus, intitolò il secondo libro della propria autobiografia, composta da tre volumi, Die Fackel im Ohr (traducibile liberamente come "ascoltando cose illuminanti"), sia in riferimento alla rivista sia al suo stesso autore; il libro è stato tradotto in italiano col titolo "Il frutto del fuoco" (il capitolo in cui parla di Kraus e della sua rivista si intitola "Karl Kraus e Veza").[1]

Raro esempio di opposizione alla guerra tra gli intellettuali europei dell'epoca, in molti ritengono che il capolavoro di Kraus sia la commedia satirica Gli ultimi giorni dell'umanità, che a partire dalla tragedia della Prima guerra mondiale arriva ad episodi apocalittici riportando i commenti dell'ambivalente personaggio, "il Grumbler" (soprannome che indica un amante degli scacchi) e "l'Ottimista". Kraus iniziò a lavorare all'opera nel 1915 e la pubblicò nella sua forma definitiva nel 1922.[1]

Tra il maggio ed il settembre del 1933 Kraus, sconvolto dalla violenza inaudita del nazismo contro ebrei ed oppositori al regime e deluso dall'indecisione e dagli errori della socialdemocrazia, scrive Die dritte Walpurgisnacht ("La terza notte di Valpurga"), saggio contro la presa di potere di Hitler. Originariamente destinata alla Fackel, e non pubblicata per il timore che l'opera potesse provocare le rappresaglie delle squadre hitleriane su amici e prigionieri innocenti, La terza notte di Valpurga rimase inedita fino al 1953, quando Heinrich Fischer curò la pubblicazione delle sue opere. Una selezione dei pensieri fondamentali della “Terza notte” apparve sul numero della Fackel, di ben trecento pagine, che Kraus pubblicò nel giugno del 1934 con il titolo Warum die Fackel nicht erscheint ("Perché la Fiaccola non esce").[5]

Edward Timms ha osservato che l'evoluzione di Kraus da conservatore aristocratico a repubblicano democratico determina quelle che possono essere prese per inconsistenze strutturali nel testo, come in una faglia geologica, anche se forse la lettura può essere un'altra.[6]

Kraus non si sposò mai, ma dal 1913, fino a quando morì, ebbe una stretta relazione con la baronessa Sidonie Nádherný von Borutin (1885-1950). Nel 1911 venne battezzato come cattolico, pur mantenendo una corrosiva autonomia di pensiero[7] ma, nel 1923[1], abbandonò anche la Chiesa a causa delle sue posizioni molto eterodosse e libere.[3]

Dopo aver previsto, come risulta dagli scritti postumi, la disastrosa e distruttiva parabola del nazismo[1], Karl Kraus muore a Vienna il 12 giugno del 1936 (due anni prima della temuta annessione dell'Austria al Terzo Reich), a causa di un'embolia cardiaca seguita ad una breve malattia, all'età di 62 anni.[8]

Alcune delle opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni dei suoi lavori sono stati ripubblicati negli ultimi anni:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m Karl Kraus e i medici dell'anima, pp. 15-27
  2. ^ Sull'atteggiamento di Kraus nei confronti dell'ebraismo vedi anche Fausto Cercignani, Il fine secolo viennese. Arthur Schnitzler, Richard Beer-Hofmann e Karl Kraus, in Studia austriaca – “Sprach-Wunder”. Il contributo giudaico alla letteratura austriaca, Milano, CUEM, 2003, pp. 33-49.
  3. ^ a b Karl Kraus, l'aforisma è una «Fiaccola» che brucia tutto e tutti
  4. ^ Sul progetto ventennale di letture teatrali e riscritture di Shakespeare: il Theater der Dichtung (Teatro della poesia) vedi anche Irene Fantappiè Karl Kraus e Shakespeare. Recitare, citare, tradurre, Macerata, Quodlibet Studio. Lettere, 2012, ISBN 9788874624553
  5. ^ Karl Kraus, La terza notte di Valpurga, trad. it., Roma, Editori riuniti, 1996 - Prefazione di Marino Freschi.
  6. ^ Edward Timms, Karl Kraus, Apocalyptic Satirist: Culture and Catastrophe in Habsburg Vienna (1986), 374, 380.
  7. ^ Karl Kraus su Enciclopedia Treccani
  8. ^ Edward Timms, Karl Kraus, Apocalyptic Satirist: The Post-War Crisis and the Rise of the Swastika (2005), pp. 280–283.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Karl Kraus by L. Liegler (1921)
  • Karl Kraus by W. Benjamin (1931)
  • Karl Kraus by R. von Schaukaul (1933)
  • Karl Kraus in Selbstzeugnissen und Bilddokumenten by P. Schick (1965)
  • The Last Days of Mankind: Karl Kraus and His Vienna by Frank Field (1967)
  • Karl Kraus by W.A. Iggers (1967)
  • Karl Kraus by H. Zohn (1971)
  • Wittgenstein's Vienna by A. Janik and S. Toulmin (1973)
  • Karl Kraus and the Soul Doctors by T.S. Szasz (1976)
  • Masks of the Prophet: The Theatrical World of Karl Kraus by Kari Grimstad (1981)
  • McGraw-Hill Encyclopedia of World Drama, vol. 3, ed. by Stanley Hochman (1984)
  • Karl Kraus: Apocalyptic Satirist by Edward Timms (1986)
  • Adolfo Sergio Spadoni "Il mondo giuridico e politico di I capricci della contraddizione "Milano, Giuffrè,1994
  • Karl Kraus The Paper Ghetto: Karl Kraus and Anti-Semitism by John Theobald (1996)
  • Karl Kraus and the Critics by Harry Zohn (1997)
  • Karl Kraus, Apocalyptic Satirist by Edward Timms (2005)
  • Maurizio Cau, Politica e diritto. Karl Kraus e la crisi della civiltà, Bologna, il Mulino, 2008
  • Piero Buscioni, "Karl Kraus, in "il Fuoco", Firenze, Polistampa, gennaio-giugno 2009
  • Fausto Cercignani, Il fine secolo viennese. Arthur Schnitzler, Richard Beer-Hofmann e Karl Kraus, in Studia austriaca – “Sprach-Wunder”. Il contributo ebraico alla letteratura austriaca, Milano, CUEM, 2003, pp. 33–49
  • Karl Kraus, Non c'è niente da ridere (a proposito di giornalisti, esteti, politici, psicologi, stupidi e studiosi), Antologia di satire curata da Simone Buttazzi con postfazione di Irene Fantappiè, Prato, Piano B Edizioni, 2012, ISBN 978-88-96665-51-0
  • Irene Fantappiè, Karl Kraus e Shakespeare. Recitare, citare, tradurre, Macerata, Quodlibet Studio. Lettere, 2012, ISBN 9788874624553
  • Karl Kraus, Una corona per Sion, Satira politica a cura di Vincenzo Pinto, Torino, Free Ebrei, 2015, ISBN 978-88-940324-0-6

Bibliografie di studi critici[modifica | modifica wikitesto]

  • O. Kerry, Karl Kraus-Bibliographie, Kosel, München, 1970
  • S.P. Scheichl, Kommentierte Auswahlbibliographie zu Karl Kraus in "text + kritik", München, 1975

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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