Storia dell'Austria

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Austria.

Storico stemma dell'Austria

La storia dell'Austria si protrae dai primi insediamenti del paleolitico all'età contemporanea. L'Austria fu anticamente abitata dai Celti e dagli Illiri nella parte orientale. Con l'avanzata dei primi, i secondi si spostarono sempre più verso le coste adriatiche riducendo la loro presenza nella regione. Fu conquistata dai Romani e per secoli fece parte dell'Impero romano. Longobardi, Ostrogoti, Bavari e Franchi ne occuparono il territorio che fu germanizzato. L'Austria finì sotto il dominio dei Babenberg dal X al XIII secolo. I Babenberg vennero quindi scacciati dagli Asburgo, la cui dinastia continuò a governare l'Austria fino al XX secolo.

Dopo lo scioglimento del Sacro Romano Impero nel 1806, venne fondato l'Impero austriaco, che nel 1867 si trasformò nella doppia monarchia dell'Austria-Ungheria. L'impero venne diviso in diversi Stati indipendenti dopo la sconfitta delle potenze centrali nella prima guerra mondiale, portando l'Austria alla forma odierna.

Nel 1918 l'Austria divenne una repubblica, con istituzioni democratico-rappresentative fino al 1934, quando il cancelliere Engelbert Dollfuß stabilì la dittatura.

L'Austria venne annessa alla Germania nazista nel 1938 (il cosiddetto Anschluss). Alla fine della seconda guerra mondiale, dopo la sconfitta nazista, l'Austria venne occupata dagli Alleati fino al 1955, quando la nazione divenne nuovamente una repubblica indipendente, a condizione che rimanesse neutrale. Comunque, dopo il collasso del comunismo, in Europa Orientale, l'Austria venne sempre più coinvolta nelle questioni europee, e, nel 1995, entrò a far parte dell'Unione europea, e, nel 1999, della zona dell'Euro.

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Preistoria.

Paleolitico[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'era glaciale, le Alpi erano inaccessibili per l'uomo e quindi non vi furono insediamenti umani fino al paleolitico medio e cioè in corrispondenza dell'epoca dell'Homo neanderthalensis. La più antica traccia della presenza dell'uomo nel territorio dell'odierna Austria risale ad oltre 250000 anni fa ed è stata trovata nella grotta di Repolust a Badl, vicino a Peggau, nel distretto di Graz-Umgebung in Stiria. I reperti trovati in tale sito comprendono strumenti in pietra, strumenti in osso e frammenti di ceramica oltre a resti di mammiferi. Nella grotta di Gudenus, nella Bassa Austria nordoccidentale, sono emersi resti di insediamenti risalenti a circa 70000 anni fa.

Reperti attribuibili al Paleolitico superiore sono stati trovati con più facilità nella Bassa Austria e in particolare nella regione della Wachau da dove provengono le due più antiche opere d'arte della storia dell'Austria: la Venere di Galgenberg, scoperta vicino a Stratzing e datata a circa 32000 anni fa, e la Venere di Willendorf oltre (26000 anni fa) reperita a Willendorf, nei pressi di Krems an der Donau. Nel 2005 nella stessa zona, e più precisamente nei pressi di Krems an der Donau, è stato portato alla luce un doppio luogo di sepoltura infantile, risalente alla cultura gravettiana (27000 anni fa), che al 2022 risulta essere la più antica sepoltura scoperta in Austria.

Mesolitico[modifica | modifica wikitesto]

I siti risalenti al mesolitico fino ad oggi rinvenuti includono alcuni ripari rocciosi identificati nei pressi del Lago di Costanza, una necropoli presso Elsbethen e pochi altri dove la presenza di manufatti microlitici dimostrano il passaggio da una società di cacciatori-raccoglitori a una di agricoltori sedentari e allevatori.

Neolitico[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione di fossati circolari a Heldenberg, Bassa Austria

Durante l'età neolitica, la maggior parte di quelle aree dell'attuale Austria in cui si poteva praticare l'agricoltura o in cui si poteva estrarre materie prime furono praticamente tutte insediate. I reperti dell'epoca includono quelli tipici della cultura della ceramica lineare, una delle prime società agrarie in Europa. Il primo insediamento rurale documentato di questo periodo si trova a Brunn am Gebirge a Mödling invece il primo esempio di sito estrattivo, una miniera di selce, è documentata presso Mauer-Antonshöhe . Nella successiva cultura di Lengyel, furono realizzati fossati circolari.

Età del rame[modifica | modifica wikitesto]

Tracce risalente all'età del rame in Austria sono state identificate nel "tesoro di Stollhof", presso Hohe Wand in Bassa Austria. Nelle zone dell'Austria orientale sono piuttosto comuni insediamenti collinari di quest'epoca. Il ritrovamento più importante è considerato senza dubbio l'uomo del Similaun, chiamato anche Ötzi, una mummia in buono stato di conservazione di un uomo congelato nelle Alpi risalente a circa il 3300 a.C., sebbene questo reperto si trovi in Italia in quanto ritrovato poco oltre il confine tra i due paesi. Un'altra cultura del tempo è il gruppo di Mondsee, una società palafitticola, la prima in Europa centrale ad emulare la cultura di Vinča nella sua lavorazione.

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia antica.

Età preclassica[modifica | modifica wikitesto]

Elsa di una spada in avorio con intarsi in ambra proveniente dal cimitero di Hallstatt

All'inizio dell'età del bronzo apparvero le prime fortificazioni a protezione degli insediamenti dove si commerciava, estraeva e lavorava il rame e lo stagno. Di questa fiorente società si possono vederne i riflessi in alcuni reperti tombali, come quelli ritrovati a Pitten, a Nußdorf ob der Traisen e nella Bassa Austria. Nella tarda età del bronzo apparve la Cultura dei campi di urne, grazie alla cui ebbe inizio l'estrazione del sale nelle miniere del nord di Hallstatt.

La prima età del ferro in Austria fu dominata dalla cultura di Hallstatt, succeduta alla cultura dei campi di urne, affermatasi grazie all'influenza delle civiltà mediterranee e dei popoli della steppa.

La cultura di Hallstatt viene spesso descritta dividendola in due regioni: occidentale e orientale. L'area occidentale fu in contatto con le colonie greche presenti sulla costa ligure mentre attraverso le Alpi vennero mantenuti i contatti con gli Etruschi e le altre regioni d'Italia della Magna Grecia. L'oriente, invece, poteva disporre di stretti legami con i popoli della steppa nel frattempo trasferitisi sul bacino dei Carpazi partendo dalle steppe della Russia meridionale. La popolazione di Hallstatt traeva la sua ricchezza dall'industria del sale mentre nella necropoli di Hallstatt sono state scoperte importazioni di beni di lusso che provenivano da zone che si estendono dal Mar del Nord al Mar Baltico all'Africa. La più antica testimonianza di un'attività vinicola in Austria è stata scoperta a Zagersdorf, nel Burgenland, in un tumulo sepolcrale. Il Carro Sacrificale di Strettweg, trovato in Stiria, è una testimonianza della vita religiosa del tempo.

Nella tarda età del ferro si diffuse in tutta la regione austriaca la Cultura di La Tène che dette origine ai primi nomi delle tribù locali (Taurisci, Ambidravi, Ambisonti) e ai primi toponimi. In quest'epoca nacque la regione del Noricum abitata da una confederazione di tribù celtiche alpine (tradizionalmente dodici) guidate dei Norici e che era limitata all'attuale Austria meridionale e orientale e parte della Slovenia. Le zone più occidentali erano colonizzate dai Reti. Dürrnberg e Hallein (Salisburgo) furono insediamenti celtici dove si raccoglieva il sale. Nella Stiria orientale e nel Burgenland veniva estratto e lavorato un ferro di alta qualità che veniva poi esportato ai romani che lo conoscevano come ferrum noricum. Ciò portò alla fondazione di un avamposto commerciale romano sul Magdalensberg all'inizio del I secolo a.C., successivamente sostituito dalla città romana Virunum.

Al tempo dei Romani[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rezia (provincia romana), Norico e Pannonia.
Le province romane nel territorio dell'odierna Austria: Rezia, Norico e Pannonia superiore

Sebbene tra Noricum e Roma vi fossero stati intensi scambi commerciali e avessero stretto tra di loro alleanze militari, intorno al 15 a.C. la maggior parte di quella che oggi conosciamo come Austria fu annessa all'Impero Romano con l'imperatore Augusto, dando inizio a 500 anni di dominazione; si andarono a formare così le province di: Pannonia, Noricum e Raetia con i loro principali insediamenti

Durante il regno dell'imperatore Claudio (41–54 d.C.), Noricum aveva come confini il Danubio a nord, i boschi di Vienna a nord-est, ad est approssimativamente l'attuale confine orientale della Stiria, mentre a sud-est e a sud era delimitata dai fiumi Isacco e Drava. Successivamente, sotto Diocleziano (284–305), la provincia fu divisa, lungo la principale dorsale alpina, in una regione settentrionale (Noricum ripense) e una meridionale (Noricum Mediterraneum).

Rovine dell'antica città romana di Vindobona

Dall'altra parte dello Ziller a ovest, corrispondente alle attuali province del Vorarlberge Tirolo, era stata istituita la provincia di Raetia, che incorporava il primo territorio di Vindelicia. A est vi era, invece, la provincia di Pannonia, che comprendeva quello che oggi è il Burgenland. A sud vi era la Regio X Venetia et Histria.[1] Il fiume Danubio formava il limes danubiano (limes Danubii), linea difensiva di frontiera che separava l'Alta e Bassa Austria dalle tribù germaniche dei Marcomanni e dei Quadi.

I romani edificarono numerose città che sopravvivono ancora oggi, tra cui: Vindobona (Vienna), Juvavum (Salisburgo), Valdidena (Innsbruck) e Brigantium (Bregenz).[2] Altri insediamenti importanti furono Virunum (a nord dell'odierna Klagenfurt), Teurnia (vicino a Spittal an der Drau) e Lauriacum (Enns). Siti archeologici significativi del periodo romano si trovano a Großklein in Stiria e a Zollfeld nel Magdalensberg.

Il cristianesimo giunse in Austria nel II secolo d.C. ma per la presenza di una Chiesa dotata di un'organizzazione sufficientemente strutturata bisognerà aspettare il IV secolo d.C. Dopo l'arrivo dei Bavari, l'Austria divenne oggetto di sforzi missionari e in particolare di quelli perpetrati dai monaci irlandesi come Ruperto e Virgilio.

Migrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Verso il V secolo, dopo la crisi dell'Impero, i Romani iniziarono a ripiegare verso la penisola italica sotto la pressione delle popolazioni barbare che migravano verso l'Europa. L’esercito romano, comandato oramai dal barbaro Odoacre. lasciò definitivamente la regione dell’attuale Austria nel 488, portando con sé funzionari, artigiani e proprietari terrieri. Oltre le Alpi, per la maggior parte, rimasero le antiche popolazioni celtiche e germaniche che, da tempo romanizzate, mantennero i tipici caratteri della civiltà romana quali il diritto, la vasta rete viaria, le tecniche agricole, i commerci. Benché sempre più contaminata dai dialetti locali, anche la lingua latina continuò ad essere utilizzata.[3] Le tribù barbare che qui giungevano da oltre il Danubio non arrivarono mai a distruggere su larga scala i lasciti dell’epoca romana ma, anzi, preferirono farne uso. Il vuoto di potere venne in parte riempito dalla Chiesa cristiana, al tempo l’unica istituzione sopravvissuta nella regione che potesse vantare un certo tipo di organizzazioni. Il suo ruolo e la sua dottrina morale furono fondamentali per limitare il dilagare della violenza in un contesto di quasi anarchia.[4]

Sul finire del V secolo l’area dell’odierna Austria risultava prevalentemente abitata dalle popolazioni germaniche dei Rugi, degli Eruli e degli Alemanni. Agli inizi del secolo successivo nella regione fecero la loro comparsa i Longobardi, una popolazione germanica guerriera di fede ariana, che in breve tempo occuparono la Selva Viennese, la valle di Wachau e la Pannonia occidentale. Nel 568 i Longobardi si rimisero in marcia alla conquista dell’Italia dove fonderanno un proprio regno che sopravviverà per oltre due secoli.[5]

Fibbia appartenuta a un bavaro

Spostandosi in Italia, i Longobardi, lasciarono nella valle del Danubio spazio ad altre popolazione provenienti perlopiù da est. Poco o nulla si conosce delle origini della tribù germanica dei Bavari, tranne il fatto che quando giunse in piccoli gruppi in Austria non conosceva ancora il cristianesimo; tuttavia essa praticava già l'agricoltura e l'allevamento. La prima fonte certa proveniente da un testimone oculare al loro riguardo risale ad uno scritto del vescovo Venanzio Fortunato che nella seconda metà del VI secolo ne venne a contatto durante un pellegrinaggio verso Tours.[6]

Successivamente, un po' alla volte e spinte dalle bellicose tribù dell'Asia centrale, giunsero anche alcune popolazioni slave che si insediarono nei pressi dell'attuale Stiria e Carinzia fino a raggiungere il Tirolo renale. Gli Slavi possedevano un'indole particolarmente pacifica e la loro penetrazione nel territorio austriaco avvenne senza particolari scontri con i Bavari e, anzi, numerose furono le relazioni politiche ed economiche tra i due popoli che potevano contare sulla condivisione di un territorio particolarmente ricco e ospitale.[7] Nella parte più orientale dell'Austria si erano invece già da tempo insediato il popolo mongolo-tartari degli Avari, esperti guerrieri a cavallo alternarono pacifici rapporti commerciali e politici con le altre popolazioni a scorrerie predatorie.[8]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Medioevo.

Alto medioevo, il ducato di Baviera (VIII-X secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Garibaldo I, primo duca della dinastia degli Agilolfingi

Già intorno al 555 i Bavari si erano strutturati in un ducato, formalmente vassallo dei Merovingi, governato dai discendenti della famiglia degli Agilolfingi. Il territorio di questo primo embrione di quello che sarà il ducato di Baviera si estendeva tra il corso superiore del fiume Danubio e la città di Ratisbona, la Castra Regina romana, che ne divenne la capitale. Il primo duca documentato fu Garibaldo I, un franco agilolfingio. Il rapporto tra i Franchi Merovingi e i Bavari fu altalenante tra alleanza feudale e scontri armati. La situazione si fece complicata in particolare con il regno del duca Tassilone III, iniziato nel 742. Tassilone aveva preso in moglie una delle figlie del re longobardo Desiderio, Liutperga, con la speranza di poter contare sulla protezione del suo popolo. Tuttavia quando fu chiaro che il potere dei Longobardi era oramai in declino, Desiderio verrà sconfitto e deposto nel 774, il duca bavaro strinse un'alleanza con gli Avari che erano nemici dichiarati dei Franchi. Il re Franco Carlo Magno vide in questa mossa una chiara violazione del giuramento feudale prestato precedentemente da Tassilone nei confronti del franco Pipino il Breve in cambio del pieno dominio del territorio bavarese e della dignità ducale.[9]

Il duca Tassilone III di Baviera in un manoscritto medievale

Per cementare ulteriormente l'alleanza con gli Avari, nel 777 Tassilone fondò l'Abbazia di Kremsmünster che dette in affido ad un gruppo di monaci che seguivano la Regola di san Benedetto. Nelle intenzioni del Duca una tale istituzione religiosa avrebbe rappresentato un importate centro politico e culturale in grado di porre la sua influenza politico e culturale sulle popolazioni avare che vivevano non troppo lontano. Tassilone, tuttavia, all'apice della sua potenza trascurò l'importanza di godere del pieno sostegno da parte della Chiesa e, anzi, entrò con essa in contrasto quando limitò l'indipendenza economica del clero bavarese. In risposta, i vescovi locali dettero vita ad una corrente politica contraria al Duca. Quando Carlo Magno nel 787 mosse con il suo esercito verso il ducato bavarese, i maggiori dignitari di Tassilone gli volsero le spalle e al duca non rimase che arrendersi e consegnarsi al re dei Franchi. Nel 788, dopo un processo svoltosi con tutte le garanzie giuridiche, Tassilone fu condannato a morte, pena mutata in reclusione a vita in monastero insieme ai figli per intercessione dello stesso Carlo Magno. La casata degli Agilolfingi andò verso l'estinzione. Con la caduta del loro alleato, gli Avari tentarono una sortita contro il potente esercito franco che oramai li minacciava apertamente; sbaragliati nel 791 si ritirarono verso l'Ungheria occidentale uscendo un po' alla volta dalla storia senza mai più far ritorno in Europa. A seguito delle dieta di Francoforte sul Meno del 794 la Baviera divenne ufficialmente la Marca orientale bavarese venendo incorporata nell'impero franco e perdendo così la propria autonomia.[10]

Arnolfo di Baviera, considerato il primo dei duchi di Baviera in quanto ufficialmente riconosciuto dalla corte reale

Carlo concesse il controllo del territorio bavarese al proprio cognato Geroldo di Baviera mentre le terre più orientali vennero affidate a magravi il cui compito era difendere i confini del regno dalle popolazione slave e bulgare. Il nuovo assetto politico non fu portò tuttavia alla stabilità sperata, anzi, il territorio della Marca fu spesso teatro di scontri e dispute tra magravi, vescovi e dignitari bramosi di accaparrarsi sempre più potere a scapito degli altri.[11] Nel frattempo anche l'Impero si trova in difficoltà: morto Carlo Magno il figlio Ludovico il Pio dovette dividere le vastissime terre ereditate tra i suoi litigiosi figli. Così, con il trattato di Verdun del 843 e quello di Meerssse dell'870, venne "tracciato il primo schema della futura Europa" e l'Austria odierna insieme a tutto il Ducato di Baviera andò a far parte delle terre di Ludovico il Germanico.[12]

Dell'instabilità politica si avvantaggiarono gli Ungheresi che nel 907 sbaragliarono l'esercito bavarese guidato dal marchese Liutpoldo di Baviera e dall'arcivescovo Theotmar di Salisburgo che trovarono morte nella battaglia. L'avanzata ungherese venne fermata solo nei pressi del corso inferiore dell'Inn e dell'Isar grazie all'intervento di Arnolfo di Baviera, figlio di Liutpoldo. Il successo permise ad Arnolfo di autoproclamarsi duca di Baviera regnando con potere assoluto in totale indipendenza dalla corte tedesca.[13] Tale situazione venne riconfermata in occasione della dieta imperiale del 14 aprile 910 in cui il re Enrico I riconobbe ufficialmente Arnolfo come duca di Baviera, condizione che gli garantiva il potere di coniare moneta, emanare atti ufficiali, nominare vescovi, comandare l'esercito e amministrare la giustizia.[14] Alla morte di Arnolfo, avvenuta il 14 luglio del 937, i figli Eberardo e Arnolfo continuarono a battersi per la riconferma dell'indipendenza arrivando a pretendere che la dignità ducale venisse trasmessa per via ereditaria. Ciò, tuttavia, li portò a scontrarsi con il potente re Ottone I di Sassonia, nel frattempo succeduto al padre Enrico I, che gli sconfisse.[15]

Enrico I di Baviera ritratto nella Chronica sancti Pantaleonis del XIII secolo

Messo fine alla dinastia dei Luitpoldingi, Ottone mise sul trono bavarese il fratellastro Enrico ampliandone nel 949 i confini fino a comprendere Carinzia, Tirolo, Friuli, Istria, Verona e Trento. Alla morte di Enrico, Ottone nominò come successore il figlio del defunto duca Enrico II di Baviera, di soli quattro anni, una scelta abbastanza inedita per quei tempi, conferendo la reggenza alla madre Giuditta.[16] Il 2 febbraio 962, a Roma, Ottone venne incoronato imperatore dando così vita a quello che è conosciuto come Sacro Romano Impero e di cui l'Austria ne farà parte fino al suo scioglimento che avverrà dopo oltre otto secoli.[17]

I Babenberg[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Babenberg.

Margraviato d'Austria (976–1156)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Marca Orientale.
Leopoldo VI di Babenberg ritratto in un quadro del ventesimo secolo

Anni prima, precisamente nel 955, Ottone I aveva sconfitto i Magiari nella celebre battaglia di Lechfeld ristabilendo nei territori riconquistati la Marcha orientalis bavarese e ponendoli sotto il comando del margravio Burcardo,[18] un cognato della duchessa Giuditta, madre del duca Enrico II di Baviera. Nel 976 il margravio si unì a Enrico II nella rivolta contro il giovane Ottone II a cui veniva contestata la legittimità della successione al padre Ottone I. Per questo tradimento, Bucardo venne deposto dalla dieta imperiale tenutasi a Ratisbona e al suo posto, secondo un documento del 21 luglio, Ottone II nominò il fedele Leopoldo I di Babenberg. Leopoldo fu il capostipite di quel casato conosciuto come Babenberg che con i suoi discendenti governerà il territorio centrale di quello che sarà la futura Austria, che allora comprendeva una piccola fetta della valle del Danubio, dando inizio alla sua vera e propria storia.[19][20]

Tra il 984 e il 985 il territorio della marca fu teatro di sanguinosi scontri conseguenti a nuove scorrerie della cavalleria magiara. Secondo quanto raccontato dalle cronache redatte dal vescovo Tietmaro di Merseburgo, Leopoldo morì il 10 luglio 994 colpito per errore da una freccia in realtà destinata ad uccidere il margravio Enrico di Schweinfurt. Sebbene il diritto germanico allora vigente non prevedesse la successione ereditaria dei feudi e dei regni, a Leopoldo succedette il figlio Enrico I di Babenberg ma solo dopo aver ricevuto l'approvazione dal re dei Romani Ottone III. E' proprio al tempo di Enrico I che si ebbe la prima menzione del termine Ostarrichi l'antico nome tedesco traducibile con "Marca dell'Est" e che oggi significa Österreich, in italiano Austria. Questa compare in un documento emanato dall'imperatore il 1° novembre 996 in cui si parala di "una zona popolarmente chiamata Ostarrichi nella marca e contea del conte Enrico, figlio del margravio Leopoldo”.[21]

Il documento del 996 con la firma dell'imperatore Ottone III in cui compare per la prima volta il termine Ostarrichi

Per tutto il suo regno, Enrico resse la Marca d'Austria come vassallo fedele al sovrano di Germania e quando morì senza figli nel 1018 la sua carica passò al più giovane fratello Adalberto. Adalberto perseguì una politica pacifista aiutato in questo dalla conversione al cristianesimo di Stefano I d'Ungheria con cui poté instaurare rapporti amichevoli. In questa situazione di tranquillità, gli insediamenti della marca poterono estendersi verso est dove vennero bonificate vaste aree e coltivati nuovi campi.[22]

Il clima di pace, tuttavia, si spezzò improvvisamente quando il nuovo re di Germania Corrado II il Salico, in carica dal 1024, invase l'Ungheria allo scopo di ampliare i propri domini e la Marca d'Austria venne inevitabilmente coinvolta quando l'esercito imperiale dovette ripiegare su Vienna. Adalberto fu accusato di non aver fornito al proprio signore di Germania il necessario aiuto militare per non compromettere le relazioni con i vicini ungheresi ma questo mise in crisi i rapporti con l'impero. Dopo il 1040, in un'attenta politica matrimoniale che sarà tipica dei Babenberg, Adalberto sposò in seconde nozze Frozza Orseolo, figlia del doge di Venezia Ottone Orseolo, mossa che gli consentì di intrecciare con la sempre più potente Serenissima Repubblica lucrosi traffici commerciali in sostituzione di quelli con l'Ungheria decaduti a seguito delle guerre.[23] Le relazioni tra Adalberto e Impero si normalizzarono quando Enrico III divenne il nuovo imperatore anche se gli scontri con l'Ungheria non cessarono del tutto. Un trattato di pace venne raggiunto durante la reggenza di Agnese di Poitou, vedova dell'imperatore Enrico III; con questo vennero definiti solennemente i confini "intangibili e validi per tutti i tempi" orientali della marca austriaca rappresentati dai fiumi Morava e Leita.[24]

Il margravio d'Austria Leopoldo II com l'arcivescovo Poppo di Treviri

Gli anni successivi furono contraddistinti dalla cosiddetta "lotta per le investiture" che vide contrapporti Impero e Chiesa di Roma. Il nuovo margravio d'Austria, Ernesto di Babenberg (subentrato al padre Adalberto nel 1055), si schierò con l'Imperatore Enrico IV e si batté contro i sassoni, morendo nella prima battaglia di Langensalza del 9 giugno 1075 ma non prima di aver accresciuto i confini orientali dei propri possedimenti annettendo la marca boema e la marca ungherese.[25] Il figlio e successore Leopoldo II mutò sorprendentemente l'orientamento politico, probabilmente su pressione del vescovo Altmann di Passavia, passando dalla parte di papa Gregorio VII dichiarandosi nell'estate del 1081 sollevato dal dovere di ubbidienza ad Enrico promettendo alla Chiesa anche assistenza militare. Leopoldo II venne sconfitto dall'esercito imperiale nella battaglia di Mailberg ma riuscì tuttavia a preservare la sua carica di margravio. In tale contesto "si delinearono i primi contorni di una politica austriaca indipendente dal regno di Germania e del tutto autonoma anche nella flessibilità dei metodi, dacché cercava un’intesa con la Chiesa e s'indirizzava per pure e semplici ragioni economiche all'Europa orientale".[26]

L'affermazione della sovranità della marca austriaca continuò con Leopoldo III, in carica dal 1095, che riuscì a conferirgli i tratti almeno essenziali di uno stato indipendente, sebbene non giuridicamente delineati, dotato di un profilo economico e culturale specifico.[27] Nello scontro tra l'imperatore Enrico VI e il figlio Enrico V, Leopoldo, in un acuto disegno politico, prese le parti del secondo e quando questi salì al trono a seguito dell'abdicazione del padre, seppe ricompensare il margravio d'Austria dandogli in sposa la sorella Agnese di Waiblingen. Con tale unione il prestigio dei Babenberg ne uscì rafforzato in quanto il casato entrò tra le ristrette parentele della famiglia reale di Germania.[28] La loro affermazione fu tale che, alla morte di Enrico V, i nobili tedeschi offrirono il trono imperiale al successore di Leopoldo III, il figlio Leopoldo IV, che tuttavia declinò preferendo continuare ad occuparsi degli affari della marca.[29] L'età di Leopoldo IV, margravio dal 1136 al 1141, fu di cospicua fortuna. La città di Vienna conobbe particolare sviluppo grazie al commercio e all'artigianato mentre la residenza ufficiale del marchese venne stabilita nelle vicinanze, a Klosterneuburg. La politica matrimoniale continuò ad essere uno strumento di pace con i confinanti: Leopoldo sposò Maria di Boemia mentre la sorella Agnese di Babenberg venne data in sposa a Ladislao di Polonia e Slesia.[30]

Ducato d'Austria (1156–1246)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Privilegium minus.
L'imperatore Federico I Barbarossa infeuda Enrico il Leone del ducato di Baviera e Enrico II di Babenberg di quello d'Austria appena istituito con il privilegium minus. Dipinto di Karl von Blaas.

All'improvvisa morte di Leopoldo la marca passò al fratello Enrico II. Nel frattempo, nel corso della disputa tra guelfi e Hohenstaufen, il ducato di Baviera era stato strappato a Enrico X e dato in affidamento alla dinastia dei Babenberg. Il nuovo imperatore Federico I Barbarossa provò a trovare un compromesso con i guelfi e cedette nel 1156 al figlio di Enrico X, Enrico il Leone, la Baviera costringendo il margravio Enrico II di Babenberg a rinunciare ogni pretesa su di esso. Tuttavia nello stesso anno al Babenberg venne riservato un risarcimento, il cosiddetto privilegium minus, attraverso il quale la marca d'Austria venne elevata a ducato diventando completamente indipendente dalla Baviera. Inoltre, il privilegio ducale sarebbe stato trasmesso per via ereditaria e al duca sarebbe spettato l'obbligo di aiuto militare al re solo all'interno dei propri possedimenti, anche se Enrico rimase sempre fedele a Federico scendendo in battaglia al suo fianco anche in territorio straniero.[31] Contestualmente Vienna andò sempre più ad affermarsi come centro politico ed economico dei Babenberg, tanto che Arnoldo di Lubecca nel 1172 la definisce "capitale".[32]

Leopoldo V di Babenberg, detto il virtuoso, nell'albero genealogico dei Babenberger realizzato tra il 1489 e il 1492

Nel 1192 Leopoldo V di Babenberg, duca dal 1117, fu responsabile della cattura del re inglese Riccardo Cuor di Leone mentre transitava per il territorio austriaco dopo aver naufragato di ritorno dalla terza crociata. Il duca rilasciò Riccardo solo dopo aver ricevuto il pagamento di un cospicuo riscatto, ma per questo atto dovette subire la scomunica da parte del papa Celestino III.[33] Il denaro estorto venne usato da Leopoldo V in gran parte per finanziare l'espansione della città di Vienna. Per prima cosa venne abbellito e ampliato il sistema difensivo, poi vennero migliorato il sistema viario intorno alla città al fine di incrementarne i traffici economici. Poco lontano dalla capitale fondò la città di Wiener Neustadt con lo scopo di presidiare i confini dei suoi territori minacciati dalle incursioni dei Magiari. Posta in posizione strategica, divenne anche un notevole centro commerciale. Dal 24 maggio 1192 Leopoldo V fu investito anche del ducato di Stiria in forza del patto di Georgenberg sottoscritto con il margravio Ottocaro IV di Stiria sei anni prima.[34]

Nel 1195 Leopoldo V morì e a lui succedette il figlio Federico I come duca d'Austria. Il regno di Federico fu però molto breve: morì nel 1198 in Italia mentre si apprestava a prendere parte ad una crociata promossa dall'imperatore Enrico VI di Svevia. Con la comparsa di Federico, il governo del ducato passò al fratello Leopoldo VI che già governava il ducato di Stiria per volontà testamentaria del padre riunendo nuovamente i due ducati come peraltro prevedeva il patto di Georgenberg.[35] L'età di Leopoldo VI è ricordata sia per il suo duro governo ma sia anche per la prosperità di cui godette il ducato austriaco. Vienna, già una città in ascesa, divenne un centro economico e politico di prima importanza sebbene fallì il proposito del duca di ottenere che divenisse sede vescovile per colpa dell'opposizione del vescovo di Passavia Manegoldo di Berg che non ne voleva perdere la titolarità.[36]

Stemma di Federico II di Babenberg, con lui si estinse il casato

La situazione mutò quando, nel 1230 a Leopoldo VI succedette il figlio Federico II di Babenberg. Soprannominato "il Litigioso", dopo un solo anno dall'inizio del suo governo dovette affrontare una rivolta dei propri nobili esasperati dalle forti tasse a loro imposte e dall'intransigente amministrazione di Federico che sovente leniva i loro antichi privilegi. Grazie ad una accorta politica e ad una felice strategia militare, Federico riuscì a sedare la rivolta e a conservare il proprio potere. Ma anche in politica esterna Federico non esitò a crearsi inimicizie; dopo essersi scontrato con i ducati di Baviera, Boemia e Ungheria, la dieta convocata a Norimberga nel 1236 gli tolse i suoi titoli e siccome il duca non volesse accettare la sentenza truppe dei ducati vicini invasero l'Austria. Nonostante la resistenza, Federico dovette abbandonare Vienna e l'imperatore Federico II di Svevia poté annettere il ducato d'Austria alla corona mettendone fine all'autonomia. L'ormai ex duca, riparato a Wiener Neustadt, riuscì a riprendere il controllo della capitale Vienna approfittando dell'assenza dell'imperatore richiamato in Italia per fronteggiare le rivolte dei comuni lombardi. Nonostante ciò, il destino politico dei Babenberg era oramai segnato. Un ultimo tentativo di Federico Babenberg di combinare il matrimonio con sua nipote Geltrude e l'imperatore al fine di riacquistare prestigio perso fallì. Il Duca Federico morì infine nella battaglia del fiume Leita contro il re Béla IV d'Ungheria; non avendo avuto figli la linea principale del casato dei Babenberg andò verso l'estinzione.[37]

Arte e cultura nell'età dei Babenberg[modifica | modifica wikitesto]

Interregno (1247-1278)[modifica | modifica wikitesto]

Ottocaro II di Boemia in una miniatura del XIV secolo

Con la scomparsa dell'ultimo dei Babenberg ebbe inizio la contesa per la successione al ducato austriaco con l'imperatore Federico II, impegnato nei conflitti con il papato e i comuni italiani, che non poté intervenire direttamente.[38] Tra i contendenti vi fu la nipote del defunto duca Federico II Gertrude ma la nobiltà si rifiutava di accettare una donna come unica regnante ma avrebbero cambiato idea nel caso fosse stato sposata con qualcuno che potesse vantare una posizione adeguata. L'occasione fu colta dal re di Boemia Venceslao I che le propose il matrimonio con il figlio Vladislao. Vladislao ricevette l'omaggio della nobiltà austriaca, ma morì prima che potesse prendere fisicamente possesso dei territori. Allora Gertrude sposò nel 1248 su suggerimento del papa il margravio di Baden Ermanno VI di Baden-Baden ma anche lui morì da lì a poco senza riuscire ad esercitare il potere sul ducato d'Austria. L'attenzione si spostò allora sulla sorella di Federico, Margherita, che nel febbraio 1252, aveva sposato l'altro figlio di Venceslao I, Ottocaro II di Boemia. La coppia ricevette l'approvazione di gran parte dei dignitari e del papa Innocenzo IV; a Gertrude non restò che accettare la loro la legittima successione al ducato d'Austria.[39]

Il regno di Ottocaro durò ventisei anni contrassegnati da un governo severo teso a ripristinare una politica accentratrice. La legislazione già esistente venne ampliata le applicata più severamente mentre si ordinò lo scioglimento delle milizie private dei dignitari arrivando a demolire i castelli di chi si opponeva. L'età di Ottocaro è, tuttavia, ricordata anche per la crescita dell'artigianato, dei commerci e per un certo sviluppo culturale.[40]

Rodolfo I d'Asburgo davanti al corpo di Ottocaro al termine della Battaglia di Marchfeld

Ottocaro divenne tanto potemte che iniziò ad ambire alla carica di imperatore, rimasta vacante dalla fine degli Hohenstaufen. Tuttavia, preoccupati di avere come sovrano una personalità così forte, gli preferirono il conte Rodolfo I d'Asburgo che venne eletto il 29 settembre 1273.[41] Al rifiuto di Ottocaro di riconoscerlo come legittimo imperatore, Rodolfo lo sollevò dalla dignità di duca d'Austria alla Dieta di Ratisbona nel 1274 e nel 1276 arrivò a metterlo al bando e a porre Vienna sotto assedio. Due anni dopo Ottocaro provò a riprendersi i propri domini, mise insieme un esercito, ma venne sconfitto e ucciso dalle armate di Rodolfo e da quelle ungheresi alla battaglia di Marchfeld.[42]

Gli Asburgo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Casa d'Asburgo e Arciducato d'Austria.
Stemma della casa d'Asburgo

Sotto Rodolfo IV, successore di Rodolfo d'Asburgo, si poté assistere a una concentrazione di forze da parte di questo reggente per innalzare il prestigio di Vienna fondando una università e trasformando il duomo di Santo Stefano secondo l'arte gotica. Egli fu inoltre anche un abile politico.

Nel 1356, l'imperatore Carlo IV di Lussemburgo emendò la cosiddetta "Bolla d'Oro", con la quale i príncipi avevano più diritti di reggenza e maggior potere se e solo se potevano provare una valida e alta discendenza (per diritti di sangue e non per concessione dell'autorità papale ci si doveva proclamare titolare della corona del Sacro Romano Impero). Rodolfo IV si vide da un tale emendamento messo in difficoltà e per paura di perdere il controllo (o vederselo almeno ridotto) sul suo proprio regno falsificò alcuni documenti per provare un'importante discendenza del proprio casato.

I documenti sono passati alla storia come "Privilegium maius" (tali documenti, cinque certificati, risalivano addirittura a Nerone e Giulio Cesare). Con il Privilegium maius del 1359, Rodolfo IV elevò l'Austria in Arciducato. Il titolo di Arciduca fu effettivamente usato per primo da Ernesto il Duca di Ferro e formalmente riconosciuto come titolo del Sacro Romano Impero dall'imperatore Federico III solo nel 1453.

Il discendente di Rodolfo IV, l'imperatore Federico III, convalidò i diritti di presunta alta discendenza che questi documenti certificavano, d'altronde anche Federico III era un Asburgo. La dominazione degli Asburgo non era stabile: le rivolte nei territori e i disaccordi all'interno della famiglia, indebolirono la potenza della Casa d'Asburgo di conseguenza il regno accusò un notevole indebolimento sia economico sia politico.

Federico III allora pensò che per rafforzare e aumentare il potere c'era bisogno di ingrandire l'influenza quindi di patteggiare con le altre potenze europee, e dato che non era possibile farlo con le guerre (il regno si era indebolito) decise di intraprendere un'altra strategia, cioè iniziò una politica matrimoniale (come allora si disse: "Bella garant alii - tu felix Austria nube" cioè "guerra facciano gli altri, tu ridente Austria ti sposi").

Con il matrimonio tra il figlio di Federico III, Massimiliano, e Maria l'erede al trono della Borgogna, egli assicurò una notevole concentrazione del potere in Europa. Il primogenito di Massimiliano I, Filippo il Bello, si sposò con Giovanna di Castiglia erede al trono del Regno di Spagna.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Età moderna.

L'età di Carlo V (1519-1558)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carlo V d'Asburgo.
L'imperatore Carlo V

Carlo di Gand venne incoronato imperatore del Sacro Romano Impero nel 1519 con il nome di Carlo V; egli riunì grazie alla politica matrimoniale del nonno Massimiliano I un impero vastissimo, formato da: Castiglia, Paesi Bassi, Borgogna, Franca Contea, Alsazia, Aragona (con tutti i possedimenti italiani), Austria, Stiria, Carinzia, e tutti i territori delle colonie spagnole nel nuovo mondo.

All'impero si accorparono anche Boemia e Ungheria, grazie al matrimonio del fratello Ferdinando I con Anna Jagellone. Carlo V combatté più volte contro la Francia, che era l'unico suo ostacolo nel tentativo di dominare l'Europa.

Dopo continue guerre con i francesi, i principi tedeschi, e gli inglesi che saccheggiavano i carichi di oro e di argento provenienti dalle colonie, Carlo V fu costretto ad abdicare a favore del figlio Filippo, a cui sarebbero andate: Spagna (colonie comprese), possedimenti italiani, Paesi Bassi e Franca Contea; il rimanente venne dato al fratello Ferdinando I, insieme alla corona imperiale.

Asburgo d'Austria[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Asburgo d'Austria.

Il ramo austriaco della famiglia si creò nel 1521 con la suddivisione dei domini asburgici tra i due eredi; a Ferdinando I venne concesso il governo sull'Austria, mentre Filippo II, il figlio maggiore, avrebbe governato i rimanenti territori. Ferdinando I riprese le riforme burocratiche del nonno Massimiliano I e riorganizzò con fermezza tutti i territori sotto il suo dominio.

Dopo la morte di Carlo V nel 1558, il titolo imperiale passò a Ferdinando I. Il titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero, acquisito nel 1558 da Ferdinando I, rimase al ramo austriaco della famiglia che, data la sua potenza e influenza sui principi tedeschi, riuscì a tenerlo fino alla morte di Carlo VI, ultimo maschio della famiglia. Dopo, il titolo imperiale passò a Francesco Stefano di Lorena, e da lui ai figli maschi della dinastia austriaca degli Asburgo-Lorena.

Gli Asburgo d'Austria furono costretti dalle circostanze ad affrontare le invasioni dei turchi ottomani, che stavano mettendo in ginocchio i Balcani e avevano invaso l'Ungheria, della quale Ferdinando era l'erede; questi, nel giro di un decennio avevano raggiunto le porte di Vienna (assediata per la prima volta dai turchi nel 1529).

Dal XVI secolo in poi, quasi tutti i membri della famiglia si ritrovarono a combattere i turchi. A Ferdinando I succedettero Massimiliano II e Rodolfo II; quest'ultimo spostò la corte reale e il centro del potere da Vienna a Praga. Succedette a Rodolfo II Mattia, che già prima della morte di questi, lo aveva sconfitto e gli aveva tolto il potere, lasciandogli molto formalmente il titolo imperiale.

Dopo la nomina a imperatore, Mattia tentò di togliere quei privilegi che un decennio prima, Rodolfo II aveva concesso ai nobili boemi; ma la reazione fu lo scoppio della guerra dei trent'anni, conseguenza della defenestrazione di Praga.

Il 23 maggio 1618 alcuni nobili protestanti capeggiati dal conte di Thurn, temendo che venisse abolita la libertà religiosa già sancita dagli editti di Rodolfo II, inviarono una loro delegazione al castello per chiedere precise garanzie ai rappresentanti del governo imperiale.

L'incontro degenerò subito in uno scambio di oltraggi tra le due parti, e si trasformò in rivolta quando i due luogotenenti asburgici e il segretario furono gettati dalle finestre del palazzo.

La guerra dei trent'anni fu combattuta su più fronti e a più riprese da: Austria, Francia, Paesi Bassi, Inghilterra, Danimarca, Svezia, Polonia, e dai vari Stati tedeschi cattolici e protestanti.

Questa guerra religiosa fu un pretesto per gli Asburgo per dominare l'Europa; ma i piani asburgici fallirono dopo una serie di sconfitte contro i Paesi protestanti, che terminarono con la pace di Vestfalia del 1648.

La perdita della guerra segnò l'inizio del declino asburgico. Dopo la sanguinosa guerra dei trent'anni, incombeva l'invasione turca che avrebbe dovuto fronteggiare Leopoldo I, grande condottiero e militare. Dal 1663 iniziò una grande e massiccia offensiva dei turchi, che miravano ai possedimenti asburgici.

All'inizio l'esercito imperiale si trovò favorito, ma poi in seguito a una rivolta di nobili ungheresi, cominciò a ritirarsi verso la capitale; finché il re polacco non soccorse gli austriaci, e sconfisse i turchi sotto le porte di Vienna.

La definitiva sconfitta venne inflitta ai turchi sul fiume Tibisco presso Zenta dal principe Eugenio di Savoia (11 settembre 1697): la pace di Carlowitz del 1699 riportò tutti i domini ungheresi e balcanici alla Casa d'Austria.

Nel 1700 scoppiò un'altra guerra, tra Austria e Francia, per la successione al trono spagnolo, il quale era vacante data la morte dell'ultimo Asburgo di Spagna Carlo II. Luigi XIV voleva unire le corone di Francia e di Spagna designando come erede Filippo di Borbone, così la Casa d'Austria, non volendo la Francia tener conto del testamento di Carlo II, le dichiarò guerra.

Pur non vincendo la guerra, Carlo VI annetté alla corona d'Austria numerosi territori sparsi in Europa come la Lombardia, i Paesi Bassi spagnoli e il Regno di Napoli. Carlo VI combatté anche la guerra di successione polacca, al fianco della Russia contro la Francia e la Spagna a favore dell'elettore di Sassonia.

Negli anni seguenti Carlo VI non riuscì ad avere figli maschi, quindi emise la cosiddetta Prammatica Sanzione, che derogava alla legge salica, ammettendo anche i discendenti di sesso femminile alla successione regale, in assenza di eredi maschi. Nominò quindi sua erede la giovane Maria Teresa d'Asburgo che, dopo la morte del padre nel 1740, divenuta arciduchessa (prima e unica donna) dovette affrontare la guerra di successione austriaca. Maria Teresa d'Asburgo sposò Francesco Stefano di Lorena, e così ebbe inizio la dinastia degli Asburgo-Lorena.

Asburgo-Lorena[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Asburgo-Lorena.

Questa dinastia asburgica aprì la sua storia con la guerra di successione austriaca, nella quale l'Austria, fiancheggiata dall'Inghilterra, combatté contro la Francia, la Spagna e la Prussia, per mantenere la propria indipendenza. L'iniziativa fu presa dal re prussiano Federico II, che con le sue truppe invase la Slesia, regione della Boemia ricca di industrie minerarie e tessili. La giovane arciduchessa Maria Teresa d'Asburgo non era pronta a guidare una guerra, in più l'esercito disorganizzato e le casse dello Stato vuote peggioravano la situazione. La guerra, per lo più combattuta in Germania e in Italia, ebbe un risvolto positivo per gli austriaci, quando l'elettore di Baviera morì, si sciolse la grande coalizione antiasburgica, e tutte le vittorie della Francia e della Prussia furono vanificate.

Nel 1745 Maria Teresa non potendo accedere anche al titolo di imperatore del Sacro Romano Impero a causa della legge salica fece incoronare il marito Francesco. Con l'intervento a fianco degli Asburgo della zarina di Russia, la guerra finì ufficialmente e ad Aquisgrana venne firmata la pace nel 1748, che riconosceva i diritti imposti dalla Prammatica Sanzione, e la cessione della Slesia alla Prussia. Non riconoscendo però il possesso della Slesia alla Prussia, Maria Teresa d'Asburgo riprese le ostilità contro Federico II, e riuscì a trovare appoggio nella Francia. Iniziò così la guerra dei sette anni (1756-1763), che non fu vinta da nessuno, però non portò alla restituzione della Slesia.

Successivamente, Maria Teresa si occupò principalmente della politica interna; migliorò quasi tutti gli organi statali, e fece tornare l'Austria tra le grandi potenze europee. A Maria Teresa nel 1780 succedette Giuseppe II, già succeduto al padre nel 1765 nel titolo formale di imperatore, un sovrano cresciuto dalla nuova corrente illuminista, e dai nuovi ideali che essa portò; attuò molte riforme, la maggior parte delle quali fu a discapito del clero ecclesiastico.

Alla morte di Giuseppe II nel 1790, gli succedette il fratello Leopoldo II, che nel 1791 invitò l'Europa a soccorrere la famiglia reale francese, e a sopprimere gli ideali della rivoluzione, senza interventi militari; mori alcuni giorni prima della dichiarazione di guerra della Francia all'Austria.

Questi, dopo la decapitazione dei sovrani francesi, insieme agli altri sovrani europei, creò una prima coalizione contro la Francia rivoluzionaria.

La coalizione ebbe dapprima qualche successo, ma in breve tempo cominciò ad arretrare, soprattutto in Italia, dove gli austriaci vennero sconfitti ripetute volte dal generale còrso Napoleone Bonaparte a partire dal 1796. Con il trattato di Campoformio, nel 1797, veniva consegnata alla Francia la Lombardia, mentre agli austriaci ottenevano il Veneto, l'Istria e la Dalmazia.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Età contemporanea.

L'Impero austriaco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Impero austriaco e Grande depressione (1873-1895).

L'imperatore Francesco II guidò la terza coalizione antifrancese che subì, per opera di Napoleone, le due gravi sconfitte di Ulma e Austerlitz. In quest'occasione l'Austria cedette alla Francia anche il Veneto. Il 6 agosto 1806 Francesco II rinunciava ufficialmente al titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero assumendo il nome di Francesco I, imperatore d'Austria.

Consigliato dal principe Metternich, già in servizio dal 1801, Francesco I entrò nel 1808 nella quinta coalizione antifrancese e dichiarò guerra alla Francia. Napoleone lo sconfisse a Wagram e arrivò con il suo esercito sino alle porte di Vienna, costringendo l'Austria a firmare l'umiliante pace di Schönbrunn, con la quale quest'ultima cedette il Tirolo, Trento, la Galizia, le province illiriche e le città di Trieste e Fiume.

Dopo la grave sconfitta subita, il primo ministro Metternich decise di cambiare tattica e volle cercare in Napoleone un alleato, in attesa del momento della rivincita. Per suggellare il patto Francesco I diede in sposa a Napoleone la figlia Maria Luisa d'Asburgo-Lorena.

Dopo le disastrose sconfitte dei francesi a Lipsia (16 - 18 ottobre 1813) contro le truppe della sesta coalizione antifrancese (alla quale il 12 agosto si era unita anche l'Austria) ed a Waterloo (1815), venne istituito il Congresso di Vienna. Esso si aprì a Vienna nell'ottobre del 1814 e vide riuniti i più grandi sovrani e governanti d'Europa.

Il congresso prevedeva il ripristino degli antichi regimi europei e il ritorno alla situazione politico-territoriale precedente la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, con l'eccezione dei territori dell'ex Repubblica di Venezia e della Lombardia che andarono a formare il Regno Lombardo Veneto, dipendente dall'Impero austriaco. L'Austria riprese tutti i territori in Italia, in Polonia e nei Balcani, e formò la Santa Alleanza con Russia e Prussia, il cui compito era la reciproca difesa da rivolte filofrancesi, o di indipendenza.

Francesco I d'Austria, profondamente condizionato dal primo ministro Metternich, continuò la sua politica accentratrice e tradizionalista, riducendo lo Stato al dispotismo; ciò mise le basi per i moti rivoluzionari del 1848.

Dopo la morte di Francesco I, salì al trono imperiale il figlio epilettico Ferdinando I d'Austria, che allo scoppio dell'insurrezione viennese del 1848 si ritrovò a congedare Metternich e a fare generose concessioni ai rivoltosi; poi, però, fuggì via dalla capitale lasciando tutto nelle mani dei generali dell'esercito.

La situazione si fece critica allo scoppio di pesanti rivolte in Ungheria e in Italia dove, sollecitato dai rivoltosi, il Regno di Sardegna dichiarò guerra all'Austria. Si aprì così la prima guerra di indipendenza italiana, che si concluse con la conferma del dominio austriaco su tutto il Lombardo-Veneto.

L'Imperatore Francesco Giuseppe

Ferdinando I, nello stesso anno, abdicò a favore di Francesco Giuseppe. Il nuovo imperatore, che aveva combattuto a fianco del generale Radetzky, assunse il nome di Francesco Giuseppe I. Nel tentativo di creare uno Stato centralizzato, egli creò un'efficiente burocrazia e un esercito ben organizzato; grazie a questo e all'aiuto dei russi, vennero represse le rivolte in Italia e in Ungheria.

L'impero austriaco combatté due importanti guerre, contro piemontesi e francesi, e contro piemontesi e prussiani, entrambe perse, cedendo agli italiani la Lombardia nel 1859 e il Veneto nel 1866; tali guerre sono rispettivamente la seconda e la terza guerra d'indipendenza italiana. Con ciò ebbe termine l'egemonia austriaca in Italia. L'impero si trasformò, con la formazione dell'Austria-Ungheria nel 1867, in base a un compromesso tra austriaci e ungheresi.

Nel 1867 Francesco Giuseppe firmo l'Ausgleich, un compromesso che divideva l'Impero asburgico in Impero austriaco e Regno d'Ungheria, politicamente e militarmente erano uniti ma, in quanto a politica interna e amministrazione, due entità separate.

Con il crescente interesse dell'Austria-Ungheria e della Russia per i Balcani, si crearono forti tensioni all'interno del reich asburgico, che portarono l'Austria a firmare un'alleanza con la Germania e l'Italia.

La Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra mondiale.
Attentato di Sarajevo

Nel 1914 in seguito l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, esplose la prima guerra mondiale, dovuta a un complesso sistema di alleanze tra gli Stati europei, che vide schierati da una parte le potenze centrali (Austria-Ungheria, Germania), dall'altra quelle occidentali (Francia, Regno Unito e, dal 1915, Italia) e la Russia.

Gli austriaci, alleati dei tedeschi, ebbero numerose vittorie sulle potenze alleate, ma quella che avrebbe dovuto essere una guerra lampo, si trasformò in una logorante guerra di trincea; nonostante ciò l'Austria-Ungheria sconfisse gli italiani a Caporetto, facendoli indietreggiare fino al fiume Piave.

Fanti austro-ungarici sul fronte del Carso

Gli eserciti delle due grandi potenze centrali riuscirono per quattro anni a difendere i confini dalla Francia, dalla Russia, dall'Italia e dal Regno Unito, che aveva creato un enorme blocco navale all'Austria e alla Germania; ciò fece scoppiare in entrambi i Paesi tensioni, che nell'Impero austro-ungarico si trasformarono in vere e proprie rivolte: le numerose nazionalità comprese nell'impero decisero di prendere l'indipendenza con la forza.

Con lo scoppio nell'ultimo anno della guerra di queste rivolte e con la sconfitta a Vittorio Veneto, l'Austria si trovò impossibilitata a continuare la guerra, e firmò l'armistizio nel 1918, che però non contribuì a risolvere i problemi interni del Paese. Nel 1916 morì Francesco Giuseppe, a questi gli successe Carlo I, che perdendo la guerra (1918), in seguito a molteplici eventi, fu condannato all'esilio, e i domini asburgici furono definitivamente divisi in repubbliche indipendenti. Si noti però che in Ungheria la monarchia venne de iure ristabilita sino al 1945, ciò nonostante dopo la guerra nessun sovrano portò la Corona di Santo Stefano.

Prima Repubblica Austriaca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prima Repubblica Austriaca.

La storia della cosiddetta Prima Repubblica Austriaca inizia con la sconfitta dell'Austria-Ungheria nella prima guerra mondiale. L'imperatore Carlo I venne esiliato a Madera, e si proclamò così la repubblica in Austria.

L'esperienza democratica austriaca fu segnata dalle difficoltà economiche e da continui conflitti politici interni, tra socialdemocratici e cristiano-sociali: ciascuno di questi partiti disponeva di gruppi paramilitari. Con l'obiettivo di salvaguardare l'indipendenza del suo Paese, Engelbert Dollfuss, appoggiato dai nazisti, guidò un colpo di Stato, dando vita nel 1933 a un regime autoritario (austrofascismo).

A loro volta i nazisti cercarono di prendere il potere con un fallito putsch, nel quale Dolfuss rimane comunque ucciso, nel luglio 1934. Invano il suo successore, Kurt von Schuschnigg, cercò di mantenere il Paese indipendente, ma nel marzo 1938, a seguito di un plebiscito, l'Austria venne occupata dalle truppe tedesche, completando l'Anschluss.

L'Austrofascismo[modifica | modifica wikitesto]

In Austria ci fu il Fronte Patriottico, fondato da Engelbert Dollfuss, che salì al potere nel 1932; nel 1933 sciolse gli altri partiti e ne fece arrestare i deputati instaurando un breve regime conservatore e autoritario. Essendo un regime apertamente nazionalista e filofascista stipulò con l'Italia un patto di alleanza, su posizioni di opposizione all'Anschluss.

Nel 1934 Engelbert Dollfuss fu ucciso durante un tentativo di colpo di Stato da parte di nazisti austriaci. La politica di Dollfuss fu portata avanti ancora dal suo collaboratore Kurt von Schuschnigg fino all'annessione (1938) dell'Austria al Terzo Reich.

L'Anschluss del 1938[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Anschluss.
Bandiera del Terzo Reich in uso dal 1938 al 1945

Infiammati dagli appelli demagogici di Adolf Hitler, i nazisti austriaci istituirono un "regno del terrore", che peggiorò dopo le elezioni vittoriose dell'aprile 1932. Per mettere in scacco il potere dei nazisti austriaci, che pretendevano l'unione con la Germania nazista, il Cancelliere Engelbert Dollfuß nel 1933 passò al governo per decreto, istituendo quindi un regime autoritario e mettendo fine al parlamentarismo, orientandosi verso l'Italia fascista. L'assassinio di Dollfuss e di molti suoi sostenitori da parte dei nazisti (25 luglio 1934) facilitò il dominio politico e culturale dei nazisti austriaci.

Dopo una lunga campagna politica, che comprese le minacce di guerra di Hitler, un avvocato nazista, Arthur Seyß-Inquart, venne nominato Ministro dell'interno e in seguito Cancelliere e Ministro degli Esteri, ma solo per un paio di giorni - e a distanza di anni - per entrambi gli incarichi.

L'11 marzo 1938 la Germania annunciò l'annessione (Anschluss) dell'Austria, che divenne una qualunque regione geografica tedesca comunemente denominata Ostmark. Il fedelissimo di Mussolini Manlio Morgagni, presidente e direttore generale dell'agenzia Stefani, scrisse al Duce da Vienna subito dopo l'Anschluss, sottolineando i sentimenti non entusiasti della popolazione: "L'attuale spirito di Vienna è caratterizzato dalla sorpresa e delusione per il modo violento in cui l'Anschluss è avvenuto e per le conseguenze che la città e i cittadini hanno dovuto risentire. Ritengo di non esagerare nell'affermare che gli stessi nazionalsocialisti locali avvertono tutto ciò"[43].

Questa fusione della nazione tedesca durò fino alla fine della seconda guerra mondiale nel 1945.

Seconda Repubblica Austriaca[modifica | modifica wikitesto]

La cosiddetta Seconda Repubblica Austriaca fu fondata nel 1955 con il ripristino dell'indipendenza dell'Austria dopo la seconda guerra mondiale.

La Prima Repubblica ebbe fine secondo alcune teorie nel 1938, con l'annessione alla Germania del Paese (l'Anschluss), mentre secondo altre teorie nel 1934 con l'istituzione della dittatura fascista. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, il governo austriaco negò la pur evidente complicità dei suoi cittadini con il nazismo e i suoi crimini, riuscendo ad adottare ufficialmente la Teoria dell'Austria prima vittima del nazismo, che asseriva che l'Anschluss del 1938 era stata un'aggressione militare.

Le pietre miliari che diedero forma alla Seconda Repubblica furono il trattato di Stato austriaco del 15 maggio 1955 e la dichiarazione di neutralità del 26 ottobre dello stesso anno.

L'Austria venne occupata dagli Alleati fino al 1955, quando la nazione divenne nuovamente una repubblica indipendente, a condizione che rimanesse neutrale. Comunque, dopo il collasso del comunismo, l'Austria venne sempre più coinvolta nelle questioni europee: nel 1995 entrò a far parte dell'Unione europea, e, nel 1999, della zona dell'Euro.

Dopo tre decenni di partecipazione social-democratica (SPÖ) al governo, nel 2000 venne formata una coalizione formata dal Partito Popolare (ÖVP), cristiano-democratico, e dal Partito della Libertà (FPÖ), collocato a destra. La guida del nuovo governo fu affidata a Wolfgang Schüssel (ÖVP), ma tale scelta fu al centro di aspre polemiche politiche, anche all'interno dei popolari. Nelle successive elezioni parlamentari del 2002, tenutesi anticipatamente, il Partito Popolare si attestò come la prima forza politica del Paese, mentre le elezioni parlamentari del 2006 videro la vittoria dell'SPÖ col 35,34% dei voti.

Il 28 febbraio 2003, la coalizione tra ÖVP e FPÖ venne continuata, sempre con Wolfgang Schüssel (ÖVP) come cancelliere federale. Il suo vice cancelliere fu Herbert Haupt (FPÖ) fin quando non venne rimpiazzato da Hubert Gorbach (FPÖ) il 20 ottobre 2003. In precedenza lunghissimi colloqui ("Sondierungsgespräche") si svolsero tra l'ÖVP e gli altri maggiori partiti: FPÖ, SPÖ e Verdi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mappa, su wagna.at (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2007).
  2. ^ Gale, p. 27.
  3. ^ Vajda, 1986, pp. 7-8.
  4. ^ Vajda, 1986, pp. 8-9.
  5. ^ Vajda, 1986, p. 11.
  6. ^ Vajda, 1986, p. 12.
  7. ^ Vajda, 1986, pp. 12-13.
  8. ^ Vajda, 1986, pp. 14-15.
  9. ^ Vajda, 1986, pp. 15-16.
  10. ^ Vajda, 1986, pp. 17-19.
  11. ^ Vajda, 1986, p. 21.
  12. ^ Vajda, 1986, p. 22.
  13. ^ Vajda, 1986, pp. 25-26.
  14. ^ Vajda, 1986, p. 26.
  15. ^ Vajda, 1986, pp. 27-29.
  16. ^ Vajda, 1986, p. 29.
  17. ^ Vajda, 1986, pp. 29-30.
  18. ^ Lingelbach, 1913, p. 89.
  19. ^ Vajda, 1986, p. 31.
  20. ^ Leeper, 1940, p. 153.
  21. ^ Vajda, 1986, pp. 31-33.
  22. ^ Vajda, 1986, p. 36.
  23. ^ Vajda, 1986, pp. 36-37.
  24. ^ Vajda, 1986, pp. 38-39.
  25. ^ Vajda, 1986, p. 39.
  26. ^ Vajda, 1986, p. 42.
  27. ^ Vajda, 1986, p. 46.
  28. ^ Vajda, 1986, p. 47.
  29. ^ Vajda, 1986, pp. 47-48.
  30. ^ Vajda, 1986, p. 48.
  31. ^ Vajda, 1986, pp. 49-50.
  32. ^ Vajda, 1986, pp. 50-51.
  33. ^ Vajda, 1986, pp. 54-55.
  34. ^ Vajda, 1986, pp. 56-59.
  35. ^ Vajda, 1986, p. 60.
  36. ^ Vajda, 1986, pp. 60-62.
  37. ^ Vajda, 1986, pp. 70-74.
  38. ^ Vajda, 1986, p. 77.
  39. ^ Vajda, 1986, p. 78.
  40. ^ Vajda, 1986, pp. 79-80.
  41. ^ Vajda, 1986, p. 82.
  42. ^ Vajda, 1986, pp. 84-86.
  43. ^ M. Morgagni, Relazione al Duce del 24 aprile XVI E.F. (1938), citato in R. Canosa, La voce del Duce. L'agenzia Stefani: l'arma segreta di Mussolini, Mondadori, Milano 2002, p. 144.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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