Battaglia di Marengo
| Battaglia di Marengo parte della Seconda campagna d'Italia, durante la guerra della Seconda coalizione | |
|---|---|
| Data | 14 giugno 1800 |
| Luogo | Marengo |
| Esito | Vittoria decisiva francese[1][2] |
| Schieramenti | |
| Comandanti | |
| Effettivi | |
| Perdite | |
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La battaglia di Marengo fu combattuta il 14 giugno 1800 tra le forze repubblicane del generale francese e Primo console Napoleone Bonaparte e le forze imperiali del generale austriaco Michael von Melas. Lo scontro rappresentò l'ultimo atto della Seconda campagna d'Italia e il suo esito fu determinante nell'influenzare l'andamento della guerra.
Napoleone, nel tentativo di consolidare la propria posizione all'interno del governo francese, aveva deciso di pianificare ed attuare un'ambiziosa campagna militare in Italia, credendo in questo modo di riuscire a portare alla conclusione il conflitto con l'Austria ed attirare a sé i consensi necessari per legittimare in qualche modo la propria presa di potere dopo il colpo di Stato del 18 brumaio. Dopo aver radunato un esercito, l'Armata di Riserva, il generale corso attraversò le Alpi, sconfisse la debole opposizione austriaca in Valle d'Aosta, scendendo nelle pianure piemontesi e proseguendo la propria marcia verso Milano. Avendo circondato ed intrappolato l'esercito austriaco in Piemonte, si preparò ad attaccarlo e sconfiggerlo definitivamente.
Dopo un giorno di torrenziali piogge, cogliendo alla sprovvista lo stesso Bonaparte, il generale von Melas decise di attaccare i francesi il 14 giugno con tutte le forze che era riuscito ad accumulare nei pressi di Alessandria, suo quartier generale: le deboli avanguardie francesi, in netta inferiorità numerica, cercarono di porre una strenua resistenza nell'attesa dei rinforzi. Nonostante l'arrivo di varie ondate di soldati francesi e dello stesso Bonaparte sul teatro degli scontri, i repubblicani non riuscirono a frenare la pressione dei soldati imperiali e si allontanarono in un primo momento da Marengo, quasi ad ammettere una sconfitta.
Nel frattempo, però, la divisione Desaix giunse sul posto, portando con sé numerose forze fresche e risollevando il morale dei francesi: con un ultimo deciso attacco, i francesi travolsero i soldati nemici, che convinti della vittoria si aggiravano in maniera disordinata sul campo di battaglia, rovesciando del tutto l'esito dello scontro e strappando una decisiva ma costosa vittoria. Il giorno seguente, gli austriaci firmarono un armistizio con i francesi, ritirando le proprie forze dietro al Mincio. La vittoria, il cui eco si sparse rapidamente in tutta l'Europa, consolidò la posizione di Napoleone al centro del governo francese e segnò l'inizio dell'egemonia francese nell'Europa continentale per il successivo decennio.
Contesto storico
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Dopo la fine della sua vittoriosa campagna alla guida dell'Armata d'Italia, Bonaparte aveva lasciato l'Europa tentando la fortuna con una spedizione militare in Egitto, nella speranza di compromettere l'economia britannica e portare la potenza d'oltremanica alla resa.[4] Approfittando della partenza del generale francese, le potenze europee ostili alla neonata repubblica mossero guerra contro la Francia.[5] Ben presto le rosee aspettative dei francesi si scontrarono contro la netta superiorità delle forze della coalizione: i repubblicani furono fermati in Germania dall'arciduca Carlo e pesantemente sconfitti in Italia dal maresciallo Suvorov prima e da von Melas in seguito. Tra i francesi, solo il generale Massena era riuscito a riportare delle vittorie in Svizzera.[6][7]
Al suo ritorno in Francia, Napoleone decise di prendere parte alle macchinazioni di Sieyés e rovesciare il Direttorio, l'inefficiente e corrotto governo francese, sostituendolo con un consolato. Il colpo di Stato, attuato il 18 brumaio, ebbe pieno successo: il Direttorio fu sciolto, così come gli altri principali organi della repubblica, e Napoleone ottenne per sé il ruolo di Primo console, diventando quindi la nuova guida della Francia ed accentrando a sé il potere.[8]
Antefatti
[modifica | modifica wikitesto]Nonostante il colpo di Stato avesse garantito a Napoleone e agli altri cospiratori il potere politico necessario per agire in libertà, la posizione dei golpisti del 18 brumaio era tutt'altro che solida: memori dei passati colpi di Stato contro il regime repubblicano, Napoleone ed i suoi collaboratori cercarono immediatamente di attirare verso di sé il consenso della popolazione civile, sperando in questo modo di legittimare, almeno parzialmente, la loro presa di potere ed evitare una sollevazione contro il Consolato.[9] Il primo atto di Bonaparte fu quello di cercare di la pace con le altre potenze europee: la Prussia, rimasta fino ad allora neutrale, ribadì la propria posizione mentre la Russia, il cui zar Paolo I era estremamente deluso dai disastri di Zurigo, della campagna svizzera di Suvorov e dell'invasione dell'Olanda, accettò di buon grado di uscire dalla guerra e ritirare i propri uomini dal conflitto. Nulla smosse inglesi e austriaci, intenzionati a proseguire nelle ostilità.[10]

Il Primo console inviò due dei suoi migliori generali a comando delle forze ancora impegnate contro gli austriaci: a Massena fu affidata l'Armata d'Italia mentre a Moreau toccò l'Armata del Reno. Nel frattempo, nel cuore della Francia, Napoleone aveva incaricato Berthier, suo braccio destro e ministro della guerra, di radunare un esercito, noto come l'Armata di Riserva.[9][11] La formazione di questo esercito, di cui nessuno al di fuori di pochi generali nel circolo di Bonaparte sapeva dell'esistenza,[12] serviva ad uno scopo ben preciso: costringere gli austriaci ad arrendersi con la forza. Napoleone, infatti, aveva compreso che poteva usare la Svizzera, riconquistata l'anno precedente da Massena ed ancora in saldo possesso francese, come una base per lanciare le proprie operazioni indisturbato sia in Italia sia in Germania. Dopo il rifiuto di Moreau di collaborare, Napoleone decise di volgere le proprie attenzioni all'Italia e di sfruttare la propria armata per distruggere l'esercito austriaco sotto il comando di von Melas: i francesi avrebbero attraversato le Alpi, piombando alle spalle degli austriaci; avrebbero preso Milano per tagliare via ogni possibile via di fuga e poi li avrebbero accerchiati e distrutti.[13][14][15]

I piani di Napoleone subirono un'improvvisa accelerazione quando le forze di von Melas attaccarono il debole esercito di Massena in Liguria, spezzandolo in due tronconi ed assediando Genova. L'unica difesa rimasta tra gli austriaci e la Francia era il generale Suchet, che difendeva la linea del Var.[16] Dopo aver atteso che l'esercito di Moreau iniziasse la propria campagna ed aprisse loro un varco per passare in Italia indisturbati, gli uomini dell'Armata di Riserva iniziarono a dirigersi verso Ginevra, dalla quale sarebbero partiti per arrivare in Italia.[17] L'Armata di Riserva valicò il Colle del Piccolo San Bernardo e giunse a metà maggio in Valle d'Aosta. Dopo aver sconfitto un piccolo gruppo di austriaci a Châtillon, i francesi trovarono nei soldati del Forte di Bard un ostacolo ben più ostico da superare. Aggirata la posizione, le avanguardie francesi, guidate da Lannes, arrivarono ben presto in pianura, dove si scontrarono con gli austriaci nei pressi del fiume Chiusella, riportando una prima vittoria. Seguì a breve un nuovo successo nei pressi di Turbigo, dove l'esercito repubblicano passò il Ticino, dirigendosi rapidamente verso Milano. L'entrata dei francesi in città fu accolta molto tiepidamente, differentemente da quanto era successo quattro anni prima.[18][19]
L'improvvisa comparsa dei francesi in pianura allarmò von Melas, impegnato sino a quel momento sul Var, che rientrò rapidamente ad Alessandria a riorganizzare l'esercito e pianificare rapidamente la sua strategia.[20] Nel frattempo, però, la città di Genova, dove Massena e gran parte del suo esercito avevano coraggiosamente sopportato due mesi di assedio, capitolava il 5 giugno, liberando migliaia di soldati sotto il comando del vicemaresciallo Ott: nei giorni successivi le divisioni sotto il comando di Ott cercarono un passaggio per fuggire dall'accerchiamento francese ma vennero intercettate il 9 giugno da Lannes tra Montebello e Casteggio e vennero messe in fuga.[21][22][23] La vittoria di Lannes impedì agli imperiali di sfuggire all'accerchiamento francese, che andava facendosi più stretto con il passare dei giorni.[21] Il 13 giugno, sotto una pioggia battente, le forze di Napoleone superarono la Scrivia e si accamparono a San Giuliano, solo qualche chilometro più a est di Alessandria, dove migliaia di austriaci sotto il comando di von Melas erano radunati.[24]
I due schieramenti
[modifica | modifica wikitesto]Esercito francese
[modifica | modifica wikitesto]Piani di battaglia e situazione generale
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Napoleone e il grosso dell'Armata di Riserva arrivarono tra San Giuliano e Tortona il 13 giugno, dopo aver passato lo Scrivia, ingrossato dalle recenti piogge. Il console era particolarmente preoccupato a causa dei ridotti numeri della sua cavalleria: le operazioni di ricognizione e perlustrazione della zona furono quindi impossibili. Non potendo fare affidamento sulla cavalleria, Napoleone decise di mandare in avanscoperta il corpo di Victor, chiedendo al generale di occupare la cittadina di Marengo e di fare una breve perlustrazione lungo la Bormida per verificare la presenza di forze nemiche. Victor si ritrovò dinnanzi a una debole retroguardia, circa 3000-4000 austriaci, che riuscì a scacciare verso Alessandria senza troppa difficoltà. Gardanne avrebbe voluto proseguire l'inseguimento oltra la Bormida, ma il passaggio sul fiume era pesantemente coperto dall'artiglieria nemica. Per quanto concernesse la sua ricognizione sul Bormida, questa diede esito negativo: nessuna traccia di altri grossi reparti austriaci.[25][26][27][28]
Queste nuove informazioni sviarono Bonaparte: se von Melas non si trovava ad Alessandria ma aveva lasciato coperta la cittadina di Marengo poteva essersi spostato solo verso sud, in direzione di Genova, dove si trovavano le forze di Hohenzollern. Giunto in Liguria avrebbe quindi potuto attraversare nuovamente gli Appennini ed arrivare a Mantova dopo una lunga marcia o, grazie al supporto della flotta inglese, montare una resistenza nel capoluogo ligure.[25] Di conseguenza, Napoleone si decise ad inviare Desaix, appena arrivato dall'Egitto, con la divisione Boudet a Rivalta per tagliar loro la strada verso Novi, Acqui e la Liguria. Allo stesso modo, per proteggere il suo fianco destro, inviò la divisione di Monnier verso Castelnuovo Scrivia.[29] Napoleone, che manteneva un certo senso d'inquietudine, ad un certo punto manifestò l'intenzione di tornare a Pontecurone, per ricevere aggiornamenti sulle divisioni di La Poype e di Moncey, ma l'esondazione dello Scrivia lo costrinse a rimanere a Torre Garofoli, il suo quartier generale nei pressi di Tortona.[30][31]
Il posizionamento delle sue truppe era dunque il seguente:
- la divisione Gardanne, mandata in avanti da Victor, occupava la cascina Pederbona,[32] tra la Bormida e Marengo;[28][29]
- il resto delle forze di Victor, costituite dalla divisione Chambarlhac, si trovano a Marengo;
- la cavalleria del generale Kellermann si trovava alle spalle del villaggio mentre quella di Champeaux copriva la strada verso Sale;
- Lannes si trovava nella piana di Marengo, nei pressi di San Giuliano, a formare una seconda linea di difesa qualche chilometro dietro a Victor;
- Monnier e la sua divisione restarono sullo Scrivia;
- Napoleone assieme alla Guardia Consolare era in riserva a Torre Garofoli;
- la divisione sotto il comando di Desaix si stava allontanando in direzione di Rivalta.[25][28][30][33]
Queste forze erano accompagnate da 40 cannoni. Comunque, Napoleone per il giorno seguente immaginava di ottenere delle informazioni sugli austriaci e schiarirsi le idee sulle loro intenzioni, sicuramente non di ingaggiare battaglia.[25] Lasciando i suoi uomini così sparsi, il comandante francese si espose ad un grosso rischio: se avesse saputo che gli austriaci intendevano attaccarlo, probabilmente avrebbe mantenuto vicino a sé le forze di Desaix ed avrebbe richiamato La Poype dal Ticino.[34]
Ordine di battaglia
[modifica | modifica wikitesto]L'armata all'inizio della battaglia era così composta:[35]
Corpo d’armata: generale di divisione Victor
- Divisione: generale di brigata Gardanne
- 44ª Semi-brigata (3 battaglioni)(1748)
- 101ª Semi-brigata (3 battaglioni)(1890)
- 102ª Semi-brigata (1 plotone)(53)
- Divisione: generale di divisione Chambarlhac
- Brigata: generale di brigata Malher
- 24ª Semi-brigata leggera (3 battaglioni)(1801)
- 43ª Semi-brigata (3 battaglioni)(1901)
- Brigata: generale di brigata Rivaud
- 96ª Semi-brigata (3 battaglioni)(1586)
- Brigata: generale di brigata Malher
Corpo d’armata: generale di divisione Lannes
- Divisione: generale di divisione Watrin
Corpo d’armata: generale di divisione Desaix
- Divisione: generale di divisione Monnier
- Brigata: generale di brigata Carra Saint-Cyr
- 19ª Semi-brigata leggera (2 battaglioni)(914)
- Brigata: generale di brigata Schilt
- 70ª Semi-brigata (3 battaglioni)(1460)
- 72ª Semi-brigata (3 battaglioni)(1240)
- Brigata: generale di brigata Carra Saint-Cyr
- Divisione: generale di divisione Boudet
Cavalleria: generale di divisione Murat
- Brigata: generale di brigata Kellermann
- 2º Reggimento di cavalleria pesante (3 squadroni) (120)
- 20º Reggimento di cavalleria pesante (3 squadroni) (300)
- 21º Reggimento di cavalleria pesante (1 squadrone) (50)
- Brigata: generale di brigata Champeaux
- 1º Reggimento di dragoni (4 squadroni)(450)
- 8º Reggimento di dragoni (4 squadroni)(328)
- 9º Reggimento di dragoni (3 squadroni)(220)
- 6º Reggimento di dragoni (4 squadroni)(300)
- 12º Reggimento di cacciatori a cavallo (4 squadroni)(300)
- 11º Reggimento di ussari (2 squadroni)(200)
- Brigata: generale di brigata Rivaud
- 21º Reggimento di cacciatori a cavallo (4 squadroni)(359)
- 12º Reggimento di ussari (4)(400)
- 3º Reggimento di cavalleria pesante (2 squadroni)(150)
- 1º Reggimento di ussari (1 squadrone)(151)
- Granatieri e cacciatori a cavallo della Guardia Consolare (2 squadroni)(360)
Artiglieria
- Artiglieri a cavallo e a piedi (618)
- Artiglieri della Guardia Consolare (72)
Esercito austriaco
[modifica | modifica wikitesto]Piani di battaglia e situazione generale
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Dopo la sconfitta di Ott a Montebello, i francesi sbarravano il cammino dell'esercito austriaco verso Stradella, che li avrebbe rapidamente condotti a Mantova.[36] Non potendo più uscire dalla manovra avvolgente dei francesi senza prima sconfiggerli in campo aperto, von Melas, perplesso sulle azioni da intraprendere convocò un consiglio di guerra il 12 giugno.[37] Gli ufficiali dell'esercito austriaco riuscirono a concepire solo tre possibili piani vista la situazione:
- attraversare il Po a Valenza e forzare un passaggio sul Ticino verso Pavia;
- raggiungere Genova e prepararsi ad un assedio;
- ingaggiare immediatamente battaglia con i francesi.
Con poca sorpresa, considerando che i primi due piani proposti erano di difficile realizzazione e scarse possibilità di successo, la maggioranza degli ufficiali austriaci, incluso lo stesso von Melas, decise di optare per un combattimento immediato.[36] Del resto gli austriaci potevano contare su circa 31000 uomini, dei quali almeno 7000 erano di cavalleria, ed oltre 200 cannoni:[38][39] si trattava, almeno teoricamente, di un esercito ben adatto a combattere su una piana aperta come quella di fronte ad Alessandria.[38]
Il piano di von Melas consisteva innanzitutto nello spostare 8000 uomini al comando di Ott sulla sinistra, per sfondare verso Sale. Lui stesso, con il corpo principale, composto dalle divisioni di Hadik, Kaim, Morzin ed Elsnitz (circa 20000 uomini), avrebbe marciato su Marengo e San Giuliano, per poi ripiegare sulla sinistra per sopraffare il nemico opposto a Ott. Infine, O'Reilly sulla destra, avanzando con 3000 uomini su La Stortigliona, avrebbe coperto la destra del corpo principale e lo avrebbe supportato attaccando il nemico sul fianco,[40][41] tenendosi pronta a spostarsi verso Acqui semmai le forze di Suchet fossero comparse a sud.[40] Ovviamente, la perdita di Marengo e la ritirata dell'avanguardia sulla testa di ponte della Bormida resero più incerto il successo di questo piano, basato sul presupposto che l'esercito sarebbe partito completamente schierato dalla riva destra della Bormida.[41]
È da segnalare che non tutti gli uomini a disposizione di von Melas godessero di piena salute: gli uomini di Elsnitz, ad esempio, erano tornati solo pochi giorni prima dal Var, dopo aver affrontato una settimana di marce forzate ed aver combattuto contro le forze di Suchet. Solo un gruppo di 3000-4000 granatieri erano in condizione di combattere mentre il resto dei suoi soldati fu relegato alla guarnigione di Alessandria.[42]
Disposizione
[modifica | modifica wikitesto]L'armata all'inizio della battaglia era così composta:
Avanguardia:
- Divisione: feldmaresciallo Quosdanovich
- Brigata: colonnello Frimont
- Battaglione di fanteria leggera Bach (277)
- Battaglione di fanteria leggera Am Ende (291)
- 4 compagnie di Jäger Mariassy (164)
- Reggimento di dragoni Kaiser (2 compagnie) (272)
- Reggimento di Jäger a cavallo Bussy (2 compagnie) (186)
- 1 compagnia di artiglieria a cavallo
- 1 compagnia di pionieri (100)
- Brigata: colonnello Frimont
Colonna centrale:
- Divisione: tenente maresciallo Hadik von Futak
- Brigata: maggior generale Pilati
- Reggimento di dragoni Kaiser (4 squadroni) (309)
- Reggimento di dragoni Karczy (6 squadroni) (1053)
- Brigata: maggior generale Bellegarde
- Reggimento di fanteria Jelačić (1 battaglione) (613)
- Reggimento di fanteria Erzherzog Franz Anton (2 battaglioni) (855)
- Brigata: maggior generale Saint-Julien
- Reggimento di fanteria Michael Wallis (3 battaglioni) (2209)
- Brigata: maggior generale Pilati
- Divisione: tenente maresciallo von Kaim
- Brigata: maggior generale de Briey
- Reggimento di fanteria Franz Kinsky (2 battaglioni) (1604)
- Brigata: maggior generale Knežević
- Reggimento di fanteria Erzherzog von Toskana (3 battaglioni) (2188)
- Brigata: maggior generale de la Marselle
- Reggimento di fanteria Erzherzog Franz Josef (3 battaglioni) (111)
- Brigata: maggior generale de Briey
- Divisione: maggior generale Morzin
- Brigata (2116): maggior generale Lattermann
- Battaglione di granatieri Weber
- Battaglione di granatieri Pers
- Battaglione di granatieri Paar
- Battaglione di granatieri Sciaffinati
- Battaglione di granatieri Czerwenka
- Brigata (2240): maggior generale Weidenfeld
- Battaglione di granatieri Gorschen
- Battaglione di granatieri Saint-Julien
- Battaglione di granatieri Weissenwolf
- Battaglione di granatieri Pertusy
- Battaglione di granatieri Piret
- Battaglione di granatieri Khevenhüller
- 4 compagnie di pionieri (400)
- Brigata (2116): maggior generale Lattermann
- Divisione: tenente maresciallo Elsnitz
Colonna sinistra: tenente maresciallo Ott
- Avanguardia: maggior generale Gottesheim
- 1 compagnia di Jäger Mariassy (40)
- Reggimento di dragoni Lobkowitz (2 squadroni)(248)
- Reggimento di fanteria Frölich (1 battaglione) (523)
- 1 batteria di artiglieria a cavallo
- Divisione: tenente maresciallo Schellenberg
- Brigata: maggior generale Retz
- Reggimento di fanteria Frölich (2 battaglioni) (1046)
- Reggimento di fanteria Josef Mittrowsky (3 battaglioni)(853)
- 1 compagnia di pionieri (100)
- Brigata: maggior generale Sticker
- Reggimento di dragoni Lobkowitz (4 squadroni) (492)
- Reggimento di fanteria Spleny (3 battaglioni) (737)
- Reggimento di fanteria Josef Colleredo (3 battaglioni) (1359)
- Brigata: maggior generale Retz
- Divisione: tenente maresciallo Vogelsang
- Brigata: maggior generale Ulm
- Reggimento di fanteria Stuart (3 battaglioni) (1282)
- Reggimento di fanteria Hohenlohe (2 battaglioni) (9l2)
- Riserva d'artiglieria
- Brigata: maggior generale Ulm
Colonna destra: tenente maresciallo O'Reilly
- 1 compagnia di Jäger Mariassy (40)
- Reggimento di ussari Mauendorf (3 squadroni)(426)
- 5º Reggimento di ussari (2 squadroni)(230)
- 1 batteria di artiglieria a cavallo
- 4º Reggimento di fanteria Grenz Banat (1 battaglione)(533)
- 1º Reggimento di fanteria Grenz Warasdiner (1 battaglione)(755)
- Reggimento di fanteria Grenz Ougliner (1 battaglione)(602)
- Reggimento di fanteria Grenz Ottochaner (1 battaglione)(298)
- Reggimento di dragoni Württemberg (1 squadrone)(113)
Per quanto riguardava l'artiglieria, invece, gli austriaci portarono sul campo di battaglia 92 cannoni,[43][44] sebbene ne avessero ancora un centinaio ad Alessandria.
La battaglia
[modifica | modifica wikitesto]I primi scontri e la battaglia per Marengo
[modifica | modifica wikitesto]Alle cinque del mattino del 14 giugno, poco dopo l'alba, l'esercito imperiale si mise in moto. Il grosso delle forze austriache avevano bivaccato ad Alessandria e dovettero passare la Bormida su un solo ponte, rallentando considerevolmente l'attacco austriaco. La divisione O'Reilly, anticipata dalla colonna del colonnello Frimont, fu la prima a passare il ponte e ad attaccare gli avamposti del generale Gardanne nei pressi della cascina Pederbona. Supportati dal fuoco di 20 cannoni, gli austriaci ebbero ragione della divisione francese, che nonostante tutto si batté valorosamente, e la respinsero verso la vicina Marengo. Il combattimento, iniziato alle otto del mattino, si protrasse per quasi due ore prima che i francesi fossero costretti a concedere del terreno per evitare di essere accerchiati. Victor, dopo aver udito i primi segnali degli scontri, fece preparare la divisione Chambarlhac per imbastire una prima concreta resistenza. Ott ed Elsnitz si sarebbero diretti verso nord, a formare l'estrema sinistra dello schieramento austriaco, puntando a Castelceriolo; Hadik e Kaim sarebbero andati a formare il centro con le loro divisioni mentre O'Reilly, dopo aver preso la cascina Pederbona, si sarebbe posizionato sulla destra.[29][45][46][47] Desaix, messo in allerta dagli echi dei cannoni austriaci, fermò la propria marcia.[48] Invece Bonaparte, almeno all'inizio, li considerò solamente un diversivo del nemico e non si curò eccessivamente di indagare su quanto stesse accadendo.[49]
Mentre gli austriaci impiegarono del tempo prezioso a schierarsi correttamente e a posizionare le loro batterie, i francesi si prepararono a difendere Marengo. Davanti al villaggio esisteva un canale, il Fontanone, che ingrossato dalle piogge andò a costituire la principale linea di difesa che il corpo di Victor andò a proteggere. Dietro alla fanteria, si posizionarono le unità di cavalleria del generale Kellermann, sulla sinistra francese, e di Chapeaux, sulla destra. Più a sud, invece, nei pressi della cascina La Stortigliona, un piccolo gruppo di soldati repubblicani avrebbe cercato di impedire alla divisione O'Reilly di proseguire nella sua avanzata. Ovviamente, queste misure non sarebbero state sufficienti per trattenere sul posto l'intero esercito austriaco, ma avevano il solo scopo di guadagnare sufficiente tempo da permettere alle altre divisioni francesi di giungere sul posto e supportare gli sforzi di Victor.[50] Alle otto del mattino, giunse finalmente il primo attacco austriaco alle difese francesi sul Fontanone: a guidarlo era il generale Hadik, che avanzò contro il centro di Victor alla testa della brigata Bellegarde sotto la protezione di cinque batterie d'artiglieria. Alle sue spalle, il generale Kaim era pronto a supportare il suo sforzo mentre Ott, dopo aver atteso che il resto dell'esercito si fosse schierato e che la strada per Castelceriolo fosse libera, si incamminò verso nord, minacciando di aggirare la linea francese da nord.[51] Hadik lanciò i suoi uomini oltre al canale, ma fu accolto dai proiettili e dalle baionette della brigata Rivaud, che riuscì non solo ad arrestare l'avanzata degli imperiali ma anche a cacciarli indietro. Nonostante il fuoco dei cannoni nemici fosse puntato sulla posizione di Rivaud, alla sinistra di Marengo, i francesi proseguirono con il fuoco a mitraglia e furono capaci di riportare il nemico sull'altra sponda nel canale. Durante questa fase degli scontri, il generale Hadik, che guidava le proprie truppe dalle prime linee, fu colpito da un proiettile, morendo sul colpo. La sua divisione terminò la ritirata in disordine ed il comando delle operazioni sul Fontanone passò a Kaim.[52]
L'avanzata austriaca
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Tra le 9 e le 10 del mattino, i primi rapporti giunsero dinnanzi a Bonaparte che finalmente si convinse che a Marengo si stesse svolgendo una battaglia. Immediatamente, diede ordine di richiamare sia la divisione La Poype sia la divisione Desaix. La Poype, che si trovava a Valenza, ricevette il messaggio troppo tardi; Desaix, invece, distante meno di una ventina di chilometri, ricevette il messaggio e si mise subito in marcia verso Marengo. Inviò a sua volta un corriere a Napoleone: lui e la sua divisione sarebbero arrivati sul campo di battaglia verso le 17.[54] Intanto, anche per lo stato maggiore austriaco si presentavano dei grattacapi da risolvere: un rapporto appena giunto informava della presenza delle forze del generale Suchet nei pressi di Acqui. Non potendosi permettere l'arrivo di altre divisioni francesi sul campo di battaglia, Melas fu costretto a distaccare un corpo di 2200 uomini sotto il comando del generale Nimsch per bloccare la minaccia.[48][55][56] In realtà, Suchet non era affatto arrivato ad Acqui e le truppe avvistate erano parte di una piccola avanguardia.[48]
Nel frattempo, la brigata di Bellegarde aveva radunato a sé i resti delle forze di Hadik e si era schierata lungo il Fontanone, coprendo la sinistra di Kaim. Bellegarde riuscì ad attraversare il Fontanone, passando in un punto più a nord di Marengo, in modo da eludere completamente lo sbarramento francese delle divisioni di Victor. Le sue forze occuparono la fattoria de La Barbotta. Lannes, giunto a rinforzare gli uomini di Victor a Marengo, portò in avanti la divisione Watrin, e impegnandosi contro Bellegarde: gli austriaci vennero rapidamente respinti oltre al Fontanone.[57] Più a sud, invece, non lontano da La Stortigliona, il generale Pilati era riuscito, con molta difficoltà, ad aprire una breccia tra le linee francesi e ad attraversare il Fontanone con un reggimento di dragoni. Gli austriaci stavano per caricare la fanteria francese quando il provvidenziale intervento della cavalleria di Kellermann, che aveva notato la comparsa degli imperiali, distrusse completamente la formazione nemica. Solo pochi dei soldati di Pilati riuscirono a tornare sulla sponda austriaca del Fontanone.[58] In quegli stessi attimi, i repubblicani che difendevano La Stortigliona vennero sopraffatti dall'assalto austriaco e la cascina cadde in mano imperiale.[58]
Purtroppo per i francesi, Ott era finalmente riuscito ad arrivare a Castelceriolo, virtualmente priva di difese, e adesso minacciava il fianco dei francesi. Lannes inviò le sue riserve di cavalleria a contrastarle:[58][59][60] il generale Chapeux caricò due volte le forze di Ott, che proseguirono ugualmente la loro marcia in avanti. Durante una di queste cariche, Chapeux venne ferito gravemente; morì qualche giorno dopo.[29][48][59] Tornando a Marengo, le forze di Bellegarde riuscirono ad attraversare il canale e a contendere la cittadine agli uomini di Victor. Fu il generale Rivaud a scacciarli, riprendendo il possesso del villaggio: in questa fase, sia Rivaud sia il generale austriaco Lattermann rimasero feriti.[48][61] La pressione austriaca iniziò finalmente a dare i suoi frutti: l'artiglieria di de la Marselle mise in estrema difficoltà gli uomini di Chambarlhac a Marengo, che venne costretta a retrocedere.[48] Infatti, dopo ore combattimento sotto il costante bombardamento da parte dell'artiglieria nemica e con le munizioni ormai scarse le forze di Victor iniziarono a cedere e, seppur lentamente, iniziarono a ripiegare.[62] Indietreggiando, Victor scoprì il fianco sinistro di Lannes, la cui posizione divenne vulnerabile. Il generale diede immediatamente l'ordine di ripiegare per evitare di esporsi inutilmente agli austriaci.[63] Questi iniziarono a riversarsi in massa sull'altra sponda del Fontanone, forzando tutta la linea francese ad arretrare. Tra i prigionieri vi era il generale Rivaud.[48]
L'arrivo di Bonaparte e il ripiegamento verso San Giuliano
[modifica | modifica wikitesto]Verso le 11 del mattino, Bonaparte riuscì finalmente ad arrivare a Marengo con dei rinforzi: aveva con sé la divisione Monnier, la Guardia consolare e due reggimenti di cavalleria, per un totale di 7000 uomini circa, comunque insufficienti a colmare il divario di forze tra i due schieramenti. Al console bastarono pochi attimi per farsi un quadro della situazione accurato e prendere le dovute misure: intuì che la minaccia principale era data dagli uomini di Ott. Tramise i suoi ordini al generale Dupont e questi inviò la brigata di Carra Saint-Cyr, appartenente alla divisione Monnier, a Castelceriolo a trattenerli.[48][63][64][65] L'impatto degli uomini di questa brigata fu notevole: l'avanzata di Ott fu arrestata e la pressione degli austriaci sulle divisioni di Lannes diminuì notevolmente.[66][67] In seguito, dispose la Guardia consolare a quadrato e la inviò contro la cavalleria nemica di Schellenberg. Queste misure, per quanto inizialmente efficaci, non riuscirono a fermare il momento austriaco: Ott, richiamata parte della cavalleria, riuscì a scacciare Carra Saint-Cyr da Castelceriolo e forzò i francesi a ritirarsi a Villanova mentre la Guardia consolare, travolta sul fianco dagli uomini di Gottesheim mentre era impegnata a scontrarsi con i dragoni di Lobkowitz, subì perdite pesantissime e si ritirò a fatica.[60][63][65][67]

Con la divisione Victor ormai esausta ed in procinto di eseguire una ritirata disordinata, Napoleone ordinò a Murat di proteggere il centro dello schieramento come poteva. La condotta francese nella fase di ritirata, specialmente quella degli uomini di Lannes fu notevole: pur ripiegando, continuarono a rispondere agli attacchi degli austriaci, prolungando il combattimento per almeno due ore,[63] mentre il resto delle forze francesi, soprattutto quelle di Victor, si radunarono dietro a San Giuliano.[64] La linea francese retrocedette per almeno tre chilometri, passando da Marengo sino quasi a San Giuliano mentre più a nord le forze di Monnier si ritirarono verso Villanova, lasciando spazio all'avanzata di Ott.[68] Persino gli uomini di Lannes, stanchi e demoralizzati si radunarono davanti alla stessa cittadina.[63] In tutto questo frangente, Bonaparte tenne un occhio vigile sulle retrovie, aspettando l'arrivo di Desaix o di La Poype.[69][70]
Gli sforzi di Lannes e Bonaparte, in conclusione, non furono sufficienti e presto l'intera linea seguì Victor, spostandosi verso San Giuliano con molto ordine.[69] Se la cavalleria austriaca non fosse stata pesantemente indebolita nel corso delle ore precedenti, vista la distruzione della brigata Pilati e dell'allontanamento di Nimsch, il comandante von Melas avrebbe potuto tentare una manovra di aggiramento e concludere lo scontro con una rapida vittoria.[68] Elsnitz guidò diverse cariche contro le forze francesi in ritirata, ma i repubblicani resistettero.[64] Credendo di avere comunque la vittoria a portata di mano, verso le due del pomeriggio von Melas, sfinito dal caldo e rimasto leggermente ferito nel corso della battaglia, si ritirò ad Alessandria per stendere un rapporto della sua vittoria, lasciando il comando sul campo al suo capo di stato maggior, il generale von Zach. Verso le quattro del pomeriggio, il sostituto di von Melas proseguì nell'avanzata, portando il suo esercito oltre Cascina Grossa, mentre i francesi, distanti quasi un chilometro proseguivano nella loro ritirata.[71] Ormai i suoi uomini attendevano solamente due possibili ordini: quello di proseguire la marcia o quello di fermarsi sul campo di battaglia e celebrare la vittoria.[72]
L'arrivo di Desaix e la vittoria francese
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Von Zach fece avvicinare i suoi 6000 uomini alle posizioni repubblicane in colonna: davanti vi era la brigata Saint-Julien, seguita dai granatieri di Lattermann e dai dragoni di Lichtenstein; dietro di loro, circa mezzo chilometro in direzione ovest, vi era la divisione Kaim, con le brigate Knesevich, Bellegarde e de la Marselle. Alla stessa distanza, ancora più indietro, si trovava la riserva, composta dai granatieri di Weidenfeld e da una brigata di cavalleria. Sui fianchi, de Briey prese la strada per Cassina Grossa con tre battaglioni mentre, più a nord, Ott proseguì verso Villanova, prendendo poi la direzione di Villa Ghilani.[72] Questa disposizione, oltre a richiedere diverso tempo per essere adottata,[70] lasciava le singole brigate troppo distanti tra loro per potersi sostenere vicendevolmente.[73] Erano le quattro del pomeriggio quando iniziò il suo movimento: gli imperiali erano stanchi, specialmente i reparti provenienti da Nizza e dalla Liguria, e nemmeno disposti in un buon ordine, ma convinti che i francesi ormai fossero sconfitti ed incapaci di reagire si mossero verso San Giuliano.[70]
I francesi, d'altro canto, erano demoralizzati e sfiniti. Lannes, ritiratosi tra Villanova e Buschetta, stava scambiando qualche colpo di cannone con l'avanguardia di Frimont e Ott; Victor, approfittando della gola di San Giuliano, aveva radunato 2 o 3 mila uomini sotto la protezione della cavalleria di Kellermann e Champeaux; Monnier aveva ripiegato seguendo il resto dell'esercito. La brigata di cavalleria di Rivaud, che aveva lasciato Sale, finalmente sbucò verso Piovera.[74] Sempre verso le quattro, le forze del generale Desaix iniziarono a farsi vedere nei pressi di San Giuliano: la loro comparsa fu sufficiente a far impennare il morale degli altri repubblicani. Desaix venne immediatamente a colloquio con gli altri ufficiali: l'opinione della maggioranza era di accettare la sconfitta e salvare le truppe rimaste ma né Napoleone né il comandante della divisione Boudet erano di questa veduta. Nello specifico, Desaix riteneva che ci fosse ancora tempo a sufficienza per riprendere la lotta e concludere la giornata con una vittoria.[75] Facendo uso del suo solito carisma e del suo stile energico, Napoleone si rivolse direttamente ai suoi uomini dicendo:
Bonaparte schierò immediatamente in linea di battaglia la divisione di Desaix e il resto delle sue truppe attorno a San Giuliano. Desaix fu schierato di fronte alla strada principale, quella su cui avanzavano gli austriaci. Alla sua destra c'erano Lannes, Monnier e la Guardia Consolare; alle sue spalle c'era Victor. La brigata di cavalleria di Kellerman si posizionò a sinistra e alle spalle di Desaix, e la brigata di Champeaux a destra e alle spalle di Lannes.[75][76][77] Tutti i cannoni rimasti, cui si aggiungevano quelli portati dalla divisione Boudet, furono messi alla destra di Desaix e affidati al generale Marmont.[73]
Quando von Zach e i suoi soldati furono sufficientemente vicini a San Giuliano, Marmont aprì contro di loro il fuoco della sua batteria, colpendoli ripetutamente. Allo stesso tempo, sbucando dal villaggio, l'intera divisione di Desaix si riversò sulle prime due file dell'avanguardia austriaca. Completamente sorpresi dalla massa di soldati appena giunta contro di loro, si diedero ad una fuga disordinata, lasciando i granatieri di Lattermann a subire l'urto con i francesi. Von Zach, messosi personalmente al comando della brigata fermò temporaneamente i francesi. Lo stesso non si può dire della cavalleria di Lichtenstein, che caricata da Kellermann si dileguò rapidamente. Sfortunatamente, Desaix, che si era messo alla guida delle sue truppe e guidava con coraggio l'attacco dalle prime linee, venne colpito da un proiettile al cuore, morendo sul colpo. La morte del generale spinse i repubblicani a combattere con maggior vigore, nel tentativo di vendicare il loro comandante.[78][79] La divisione Boudet fece fatica ad aver ragione dei granatieri di Lattermann sino a quando la cavalleria di Kellermann, dopo essersi liberata della controparte austriaca, si precipitò sul loro fianco: lontani dagli altri reparti e duramente pressati, quasi 2000 austriaci deposero le armi. Tra i catturati vi era lo stesso von Zach.[78][80][81]

Il successo della divisione Boudet trascinò il resto dell'esercito francese: Lannes, visti i successi del collega, si mosse rapidamente nello spazio tra Kaim e Ott, volgendo poi le sue attenzioni sulle truppe del primo comandante: l'avanguardia di Kaim, formata dalla brigata Pilati, vedendo prima la cavalleria di Lichtenstein battere in ritirata e trovandosi poi di fronte i francesi in rapida avanzata, seguirono l'esempio dei loro commilitoni e si diedero alla fuga. Kaim tentò di schierare i propri battaglioni ma Kellermann li caricò, gettandoli nel disordine e facendo incetta di prigionieri. Il resto dell'esercito austriaco, privo di alcuna indicazione e ugualmente sorpreso dall'inatteso attacco dei repubblicani, si diede alla fuga, cercando di raggiungere i ponti sul Bormida e di rientrare ad Alessandria. In meno di un'ora, i francesi ripresero il terreno che gli austriaci avevano duramente conquistato in una lotta durata per tutto il resto della giornata. L'avanzata dei francesi non si arrestò e presto giunsero sino a Marengo, dove Melas, frettolosamente tornato sul campo di battaglia, aveva raccolto le proprie forze e sperava di riuscire a mantenere la posizione. Non fu così: le divisioni francesi arrivarono in rapida successione e scacciarono i resti dell'esercito imperiale, forzando i pochi reparti austriaci rimasti nella piana di Alessandria ad abbandonare la posizione e a rientrare tra le mura della vicina città. Solo le forze di O'Reilly e di Weidenfeld rimasero temporaneamente a Spinetta. Iniziarono anch'essi a perdere terreno: inizialmente di difesero nei pressi della Pederbona ma con il passare del tempo furono forzati a ritirarsi oltre al Bormida.[81][82][83] Sorte simile fu quella di Ott: trovandosi contro le forze di Lannes, Monnier e Rivaud, continuò a ritirarsi, sempre in perfetto ordine, sino a giungere alle porte di Alessandria, dove rientrò prima di essere ulteriormente attaccato dai francesi dopo aver aiutato gli ultimi battaglioni rimasti all'esterno delle mura a ripiegare con ordine.[81][82][84] Alle dieci di sera, tutti gli austriaci erano rientrati ad Alessandria.[85]
Napoleone, appena ricevuta la notizia della morte dell'amico Desaix, ne rimase tremendamente sconfortato. Il corpo di Desaix rimase per diverso tempo smarrito tra le migliaia di soldati caduti in battaglia, ma venne in seguito identificato per via del suo abbigliamento, essendo infatti il generale solito indossare abiti civili sotto all'uniforme. Napoleone ebbe cura di tumulare l'amico nell'ospizio del colle del Piccolo San Bernardo, alludendo che fosse un luogo all'altezza del collega caduto in battaglia, facendo erigere un monumento alla sua memoria.[86] Curiosamente, quello stesso giorno, in Egitto il comandante Kléber, amico e stretto collaboratore di Desaix, venne ucciso da uno studente siriano.[87]
Conseguenze
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La sconfitta di Marengo sigillò definitivamente le sorti dell'esercito di von Melas: circondato dai francesi non aveva più via di scampo. Gli austriaci, in teoria, disponevano di quasi 100000 soldati nell'Italia settentrionale ma erano troppo lontani e distribuiti in gruppi troppo piccoli per poter essere d'alcun aiuto in questa circostanza.[88] I francesi, invece, avevano ancora a loro disposizione le forze di Moncey, rimaste a Milano, e i resti dell'Armata d'Italia di Suchet e Massena, che per quanto stremati avrebbero potuto raggiungere rapidamente la piana di Alessandria.[89] von Melas convocò la sera stessa del 14 giugno un consiglio di guerra: la maggioranza degli ufficiali austriaci si schierò per ottenere una convenzione con i francesi ed evacuare il Piemonte, sperando di poter riprendere in seguito la lotta. La mattina seguente, un diplomatico austriaco si presentò di fronte agli avamposti francesi, chiedendo la restituzione del generale von Zach e di poter trattare i termini per un armistizio. Napoleone, rallegrato della cosa, inviò Berthier ad Alessandria a trattare la resa austriaca.[90]
L'accordo prevedeva principalmente che l'esercito austriaco si ritirasse dietro al Mincio mentre le forze francesi avrebbero potuto occupare tutto il Piemonte e parte della Lombardia, sino al corso dei fiumi Oglio e Chiese. Quindi, con la battaglia di Marengo i francesi tornarono padroni di gran parte dell'Italia settentrionale, ottenendo anche un armistizio di sei mesi. Inoltre, dopo gli eventi della seconda campagna d'Italia, la posizione di Bonaparte come Primo console ne uscì assai rafforzata. La notizia della vittoria di Napoleone si sparse rapidamente in tutta l'Europa: pochi giorni dopo, le forze di Moreau e Kray, che combattevano in Germania, stipularono una convenzione pressoché identica a Parsdorf, fermando gli scontri anche sul fronte tedesco.[91]
Dopo la ratifica della convenzione da parte delle autorità austriache, i diplomatici di entrambe le nazioni tentarono di raggiungere un accordo per la pace ma, sotto l'influsso del Regno Unito, che premeva per la continuazione del conflitto, la cosa non si risolse e le ostilità ripresero nella parte finale dell'anno. Sia in Germania sia in Italia, i rapporti di forza erano profondamente mutati e gli austriaci furono pesantemente sconfitti sia ad Hohenlinden dal generale Moreau sia a Pozzolo dal generale Brune. Dopo queste due sconfitte, si giunse ad un nuovo armistizio[92][93] e finalmente gli asburgici decisero di firmare la pace con i repubblicani.
L'impatto della battaglia su Napoleone
[modifica | modifica wikitesto]Napoleone, per il resto della propria vita, rimase sempre affezionato al ricordo della battaglia di Marengo, che da un lato consolidò definitivamente la sua ascesa politica e militare mentre dall'altro lo privò di uno dei suoi pochissimi amici, oltre che uno dei migliori comandanti francesi. Ad esempio, decise di chiamare il proprio cavallo Marengo, portandolo con sé in moltissime delle proprie campagne, e fece coniare una nuova moneta, il "marengo d'oro". Altre due celebri battaglie, quelle di Friedland e di Raab, caddero entrambe nell'anniversario di Marengo: Napoleone nel primo caso, qualche giorno dopo la vittoria, arringò i suoi soldati, dicendo che avevano reso onore all'anniversario di Marengo,[94] mentre nell'altro caso, si complimentò con il figliastro Eugenio, comandante delle forze napoleoniche vittoriose, dicendo che la sua vittoria a Raab fosse "una piccola figlia di Marengo e Friedland".[95] Durante la battaglia di Waterloo fu più volte sentito imprecare dai suoi sottoposti "oh, se avessi qui il mio generale Desaix... lui sì che saprebbe come risolvere la situazione..." poiché gran parte del merito della vittoria francese a Marengo dipese dall'arrivo delle fresche truppe di Desaix, mentre a Waterloo Napoleone attese invano l'arrivo delle forze di Grouchy (che aveva con sé un terzo dell'esercito francese). Il 5 maggio 1821, a Sant'Elena il corpo dell'imperatore venne avvolto dall'aiutante Marchand nel mantello azzurro che egli aveva indossato a Marengo.[96] In punto di morte, e in preda al delirio, Napoleone avrebbe pronunciato sia il nome di Marengo che quello di Desaix e sembrò rivivere la battaglia.[97]
Memoria storica della battaglia
[modifica | modifica wikitesto]Memorie
[modifica | modifica wikitesto]Per un fortuito caso, il generale Soult, dopo la resa di Genova, era ad Alessandria, dove era ricoverato per trattare alcune gravi ferite subite nel corso dell'assedio della città ligure. Abbastanza vicino da sentire i rumori della battaglia, ebbe modo di descrivere la propria esperienza nelle sue memorie, nelle quali racconta del suo dialogo con un medico austriaco sconvolto dall'esito della battaglia. Dopo la resa austriaca, per poter proseguire le cure in loco, fu trattato al pari di un prigioniero di guerra.[98]
Il museo della battaglia
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A Spinetta Marengo, frazione di Alessandria, sorge il Marengo Museum, situato all'interno di Villa Delavo. Il Museo della battaglia di Marengo è il più antico museo napoleonico al mondo, nato nel 1847 all'interno di Villa Delavo a Spinetta Marengo; racconta la preparazione politica e militare all'evento del 14 giugno 1800, e analizza le cause e gli effetti della battaglia, sia per l'Italia pre-unificazione sia per l'Europa intera. Ogni anno viene organizzata una rievocazione storica della battaglia di Marengo costituita da movimenti di truppe in costume, con la partecipazione dei club napoleonici italiani e francesi. Il museo possiede un parco recintato con al suo interno una cappella del milite ignoto contenente alcuni resti dei 2000 soldati morti solo nella giornata del 14 giugno 1800 nella battaglia. Nel parco vi è anche una colonna alta 4 metri con in cima un'aquila napoleonica dell'epoca della battaglia. Essa è stata prima rimossa sotto la dominazione austriaca e poi ritrovata da Gabriele D'Annunzio non si sa come nella città di Fiume e riposizionata nel 1922 nel parco del museo di Marengo durante il Regno d'Italia.
Monumenti commemorativi
[modifica | modifica wikitesto]Napoleone cercò di assicurarsi che la sua vittoria non venisse dimenticata, così, oltre alla campagna di propaganda, affidò al generale Chasseloup la costruzione di una piramide sul luogo della battaglia. Il 5 maggio 1805 si svolse una cerimonia sul campo di Marengo. Napoleone, vestito con l'uniforme che indossava il 14 giugno 1800, insieme all'imperatrice Giuseppina seduta su un trono posto sotto una tenda, curò una parata militare. Quindi Chasseloup consegnò a Napoleone la pietra di fondazione, su cui era scritto: "Napoleone, imperatore dei francesi e re d'Italia, alle criniere dei difensori della patria che perirono il giorno di Marengo". Questa piramide era in realtà parte di un progetto molto ambizioso volto a glorificare le conquiste di Bonaparte in Italia. Il campo di Marengo doveva diventare il sito di una "città delle Vittorie" i cui viali, così chiamati dalle battaglie italiane, convergevano verso la piramide. Alla fine il progetto fu abbandonato nel 1815 e le pietre recuperate dai contadini. Fu rimossa anche la colonna eretta nel 1801, salvo poi essere restaurata nel 1922.
Nel territorio di San Giuliano Vecchio, in via Don Nicola Buscaglia, nei pressi della zona chiamata già ai tempi della battaglia "Vigna Santa", è situato un piccolo memoriale dedicato al valoroso generale Desaix morto nella battaglia.[99] Il generale Louis Charles Antoine Desaix in base alle testimonianze d'epoca più attendibili, è stato ucciso da una pallottola di moschetto nella zona compresa fra Cascina Grossa, San Giuliano Vecchio e Torre Garofoli. Il generale è stato ritrovato verso la sera del 14 giugno 1800 vestito solo di una camicia bianca, derubato degli altri indumenti, dal suo aiutante di campo Savary e da questi trasportato avvolto in un mantello in groppa a un cavallo fino al quartier generale di Napoleone a Torre Garofoli.
Uscendo da Alessandria in direzione di Spinetta Marengo, poco prima del ponte sul fiume Bormida, si trova un platano, chiamato per l'appunto platano di Napoleone, che la tradizione vuole sia stato piantato nel 1800 da Napoleone per onorare i circa 2000 soldati morti il giorno della battaglia e i 10000 feriti di entrambi gli schieramenti, di cui 7000 morirono successivamente a causa delle gravi ferite e infezioni che la medicina del tempo non poteva curare.[100] Una targa vicino a questo platano ne attesta la storicità. Esso ha oltre 200 anni ed è alto circa 40 metri; le sue fronde coprono un'area di circa 400 m² quando è primavera/estate.
Nella cultura di massa
[modifica | modifica wikitesto]Cucina
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Il "pollo alla Marengo", preparato con gamberi di fiume, uova e funghi, fu cucinato per Napoleone che era goloso di pollo; la tradizione vuole che, a corto di rifornimenti, il cuoco delle truppe francesi Dunand avesse optato per questa strana combinazione che il generale francese trovò di suo gusto.
L'oste si narra abbia preparato anche un dolce con le poche cose a disposizione in cucina. Infatti avendo a disposizione la farina di mais elaborò un dolce che chiamò "polenta", fatto anche con uvetta, pasta di mandorle e maraschino. Piacendo molto a Napoleone questo dolce si sviluppò in Alessandria e successivamente (nel 1900) venne chiamato "Polenta del Marengo" e definitivamente brevettato.
Musica
[modifica | modifica wikitesto]Si dice che il generale Lasalle abbia composto Fanchon, considerato il canto dei soldati napoleonici, noto anche come La Madelon de Marengo o Le Chant des Marie-Louise, durante il pasto che seguì la battaglia e al quale partecipò Bonaparte.[101]
La battaglia di Marengo è anche una composizione per pianoforte o organo del compositore francese Bernard Viguerie. Essa è una musica descrittiva che narra, appunto, della Battaglia di Marengo: è divisa in vari episodi spiegati da brevi testi. È curioso notare ciò che scrive Vigurie nella seconda pagina: «Si esprimeranno li colpi di cannone stendendo il braccio destro e le due mani piatte sopra le tre ottave di basso per far suonare indistintamente tutte le note, e si sosterrà il suono fin tanto che le vibrazioni siano quasi smorzate».[102]
La battaglia di Marengo inoltre fa da sfondo alla Tosca di Giacomo Puccini, che ne ricalca l'alternarsi dei momenti: buona parte del primo atto (a partire dall'aria del sagrestano «Tutta qui la cantoria...» e, particolarmente, il finale) ruota intorno alla preparazione e successivo svolgimento del Te Deum di ringraziamento per la presunta vittoria come annunciata dall'intempestivo dispaccio di von Melas; nel secondo atto, nel mezzo della drammatica scena della tortura di Cavaradossi, la successiva notizia della definitiva sconfitta degli austriaci, segna l'acme ed il successivo sciogliersi dell'azione scenica (aria: «Vittoria, vittoria...» di Cavaradossi).
In onore della battaglia è stata realizzata una marcia, intitolata Marche de la garde consulaire à Marengo.[103]
Fumetti
[modifica | modifica wikitesto]Nel gennaio 1989 esce sul settimanale Topolino (n. 1731) una storia, intitolata Topolino e il pollo alla Marengo, nella quale la battaglia di Marengo fa da ambientazione. La storia in questione, scritta e disegnata da Giampiero Ubezio, vede Topolino e Pippo tornare indietro nel tempo fino al giorno in cui si svolse lo scontro tra francesi e austriaci, per risolvere il mistero che si cela dietro questa battaglia.[104]
Sergio Bonelli Editore ha pubblicato, nel febbraio 2015, un fumetto dal titolo La battaglia di Marengo, scritto da Pasquale Ruju e disegnato da Franco Saudelli. Protagonisti dell'albo a fumetti, parte della collana Le storie, sono due ragazzi, una dei quali racconta all'altro la vicenda di una sua antenata durante la battaglia tra austriaci e francesi.[105]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Brauer e William E. Wright, Austria in the Age of the French Revolution: 1789-1815, Berghahn Books, 1º dicembre 1990, p. 34, ISBN 978-1-57181-374-9. URL consultato il 21 aprile 2013.
- ↑ (EN) Holger Afflerbach e Hew Strachan, How Fighting Ends: A History of Surrender, Oxford University Press, 26 luglio 2012, p. 215, ISBN 978-0-19-969362-7. URL consultato il 17 aprile 2013.
- 1 2 3 4 Bodart, p. 355.
- ↑ Mathiez e Lefebvre, pp. 428-430.
- ↑ Mathiez e Lefebvre, pp. 471-473.
- ↑ Lefebvre 2009, pp. 43-44.
- ↑ Lefebvre 2009, pp. 85-99.
- ↑ Cust V, pp. 257-261.
- 1 2 Sargent, pp. 17-18.
- ↑ Coppi, pp. 377-382.
- ↑ Coppi, p. 380.
- ↑ Andrew Roberts, Napoleone il Grande, traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana e Aldo Piccato, Utet Libri, 2023 [2014], pp. 305-306.
- ↑ Sargent, pp. 25-27.
- ↑ Hugo, pp. 115-129.
- ↑ Sargent, pp. 136-159.
- ↑ Hugo, pp. 98-107.
- ↑ Cust I, pp. 17-19.
- ↑ Botta, pp. 423-424.
- ↑ Coppi, pp. 393-397.
- ↑ Coppi, pp. 397-398.
- 1 2 Botta, p. 425.
- ↑ Coppi, pp. 398-399.
- ↑ Bodart, pp. 354-355.
- ↑ Coppi, pp. 399-400.
- 1 2 3 4 Sargent, pp. 159-161.
- ↑ Jomini XVI, pp. 265-267.
- ↑ Panckoucke, p. 60.
- 1 2 3 Coppi, p. 400.
- 1 2 3 4 Botta, p. 426.
- 1 2 Jomini XVI, pp. 267-268.
- ↑ Hugo, p. 130.
- ↑ Talvolta viene riportato anche come "Paderbona", "Padrebona" o "Pietrabuona".
- ↑ Panckoucke, p. 62.
- ↑ Sargent, pp. 199-200.
- ↑ (EN) French Order of Battle - Battle of Marengo (PDF), su Napoleon Series. URL consultato il 04/10/2025.
- 1 2 Sargent, pp. 161-162.
- ↑ Jomini XVI, p. 268.
- 1 2 Jomini XVI, p. 271.
- ↑ Sargent, p. 162.
- 1 2 Cust I, p. 27.
- 1 2 Jomini XVI, pp. 270-271.
- ↑ Jomini XVI, p. 269.
- ↑ (EN) Austrian Order of Battle - Battle of Marengo (PDF), su Napoleon Series. URL consultato il 04/10/2025.
- ↑ James R. Arnold, Marengo & Hohenlinden, 2005, pp. 272-273.
- ↑ Coppi, pp. 401-402.
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- 1 2 3 4 5 6 7 8 Cust I, p. 28.
- ↑ Roberts, p. 319.
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- ↑ Jomini XVI, p. 275.
- ↑ Rivista di storia, arte, archeologia della provincia di Alessandria periodico semestrale della commissione municipale di Alessandria, 1900, p. 244.
- ↑ Roberts, p. 321.
- ↑ Sargent, pp. 164-165.
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- ↑ Hollins 2006, p. 608.
- 1 2 3 Jomini XVI, p. 277.
- 1 2 Panckoucke, p. 65.
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- 1 2 3 4 5 Sargent, pp. 166-167.
- 1 2 3 Coppi, p. 403,
- 1 2 Jomini XVI, pp. 280-281.
- ↑ Jomini XVI, pp. 279-280.
- 1 2 Cust, pp. 28-29.
- 1 2 Jomini XVI, pp. 282-283.
- 1 2 3 Cust, p. 29.
- 1 2 3 Sargent, p. 169.
- ↑ Sargent, pp. 167-169.
- 1 2 Jomini XVI, pp. 283-284.
- 1 2 Coppi, p. 404.
- ↑ Jomini XVI, pp. 285-286.
- 1 2 Sargent, p. 170.
- ↑ Cust, pp. 29-30.
- ↑ Panckoucke, p. 70.
- 1 2 Jomini XVI, pp. 288-289.
- ↑ Panckoucke, p. 71.
- ↑ Panckoucke, p. 72.
- 1 2 3 Cust, pp. 30-31.
- 1 2 Jomini XVI, pp. 291-295.
- ↑ Panckoucke, p. 73.
- ↑ Coppi, pp. 404-405.
- ↑ Sargent, p. 171.
- ↑ Cust, p. 32.
- ↑ Hugo, p. 133.
- ↑ Sargent, pp. 173-174.
- ↑ Jomini XVI, pp. 297-298.
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- ↑ Coppi, pp. 406-407.
- ↑ Coppi, pp. 407-416.
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- ↑ Napoleon's Addresses: 1814 Campaign, su www.napoleon-series.org. URL consultato il 10 ottobre 2025.
- ↑ (FR) Alphonse Rabbe, Biographie universelle et portative des contemporains, vol. 1, Parigi, L'Editeur, 1836, p. 288.
- ↑ Bainville 2006, p. 584.
- ↑ Bainville 2006, p. 225.
- ↑ (FR) Nicolas Jean-de-Dieu Soult, Mèmoires du maréchal-général Soult, duc de Dalmatie, vol. 3, Parigi, Librairie d'Amyot, 1854, pp. 275-277.
- ↑ GPS: 44°53'16.05N e 8°45'26.93E
- ↑ Coordinate del platano: +44° 54' 28.17", +8° 38' 23.70".
- ↑ (FR) Chants de France - Fanchon, su Chants de France. URL consultato l'11 ottobre 2025.
- ↑ (EN) Bataille de Maringo (sic), su napoleon.org. URL consultato l'11 ottobre 2025.
- ↑ (EN) St. Hilaire's History of the Imperial Guard : Music of the Imperial Guard, su napoleon-series.org. URL consultato il 10 maggio 2021.
- ↑ Topolino e il pollo alla Marengo, su inducks.org. URL consultato il 21 settembre 2022.
- ↑ Un fumetto dell’editore di Tex dedicato alla battaglia di Marengo, su lastampa.it, 14 giugno 2016. URL consultato il 29 settembre 2022.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Jacques Bainville, Napoleone, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2006, ISBN 88-8490-920-1.
- (DE) Gaston Bodart, Militär-historisches Kriegs-Lexikon (1618-1905), Vienna e Lipsia, C. W. Stern, 1908.
- Carlo Botta, Storia d'Italia dal 1789 al 1814, Parigi, 1824, ISBN 9-788-82810116-1.
- David G. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. I, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1992, ISBN 88-17-11577-0.
- David G. Chandler (a cura di), I marescialli di Napoleone, Milano, Rizzoli, 1988, ISBN 88-17-33251-8.
- Antonio Coppi, Annali d'Italia dal 1750, vol. 2, Stamperia de Romanis, 1824.
- (EN) Sir Edward Cust, Annals of the Wars of the Eighteenth Century, vol. 5, Londra, J. Murray, 1862.
- (EN) Sir Edward Cust, Annals of the Wars of the Nineteenth Century, vol. 1, Londra, J. Murray, 1862.
- David Hollins, The Battle of Marengo 1800, Osprey Publishing, 2000, ISBN 1-84176-117-6.
- David Hollins, "Battle of Marengo" in The Encyclopedia of the French Revolutionary and Napoleonic War, 2006, ISBN 1-85109-646-9.
- (EN) Herbert Howland Sargent, The Marengo Campaign with comments, Chicago, A. C. McClurg and company, 1897.
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- Georges Lefebvre, Napoleone, Bari, Editori Laterza, 2009, ISBN 978-88-420-5902-8.
- Albert Mathiez e Georges Lefebvre, La rivoluzione francese, Torino, Einaudi, 1992.
- (FR) Charles-Louis-Fleury Panckoucke, Victoires, conquêtes, désastres, revers et guerres civiles des Français de 1792 à 1815, vol. 13, Parigi, C. L. F. Panckoucke Éditeur, 1819.
- Andrew Roberts, Napoleone il Grande, traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana e Aldo Piccato, Utet Libri, 2023 [2014].
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Video della ricostruzione della battaglia: Napoleon's Greatest Comeback - The Battle of Marengo
- Louis Alexandre Berthier, Commentario della Battaglia di Marengo, Milano, Stamperia Reale, 1806.
- (EN) Adrian Gilbert, Battle of Marengo, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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