Fraschetta (Alessandria)

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« Aldilà dei monti, c'è una terra piana e verde, coperta da frasche di bosco, abitata da uomini forti, domatori e allevatori di cavalli. »

(Strabone, Geografia, Libro VII)
Fraschetta
Fraschetta paesaggio 1.jpg
Scorcio del paesaggio tipico della Fraschetta tra
San Giuliano Nuovo e San Giuliano Vecchio
Stati Italia Italia
Regioni Piemonte Piemonte (AL)
Territorio Cascinagrossa
Castelceriolo
Litta Parodi
Lobbi
Mandrogne
San Giuliano Nuovo
San Giuliano Vecchio
Spinetta Marengo
Superficie 86,668 km²
Abitanti 16,500 (30 settembre 2013)
Densità 188 ab./km²
Lingue italiano
dialetto alessandrino
dialetto tortonese
Fusi orari UTC+1
Nome abitanti fraschettani[1]

La Fraschetta è una subarea storico-geografica della piana di Alessandria nel territorio piemontese della bassa pianura padana occidentale.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Geografia (Strabone).

Come trascritto nella citazione iniziale, il primo a denominare l'area fu Strabone, geografo greco vissuto tra il 60 a.C. e il 23 d.C.. Terminati i suoi studi a Roma iniziò i suoi viaggi nell'Impero per testimoniare ogni sua visita e all'interno del settimo libro della sua opera intitolata Geografia" descrive la Fraschetta come nel testo citato in questa pagina: «Al di là dei monti, c'è una terra piana e verde, coperta da frasche di bosco, abitata da uomini forti, domatori e allevatori di cavalli». Quella terra di cui scrive Strabone, coperta di frasche di bosco, era la Fraschetta, un'antica foresta di latifoglie, costituita da frassini, olmi, ontani, querce, robinie e pioppi neri.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio del paesaggio della Fraschetta con la tipica terra rossa

Estensione e confini della Fraschetta[modifica | modifica wikitesto]

La Fraschetta si trova nella provincia di Alessandria ad est dell'omonimo capoluogo ed abbraccia al suo interno gli otto sobborghi del Comune di Alessandria[2]:

La Fraschetta confina a nord con i comuni di Piovera e Sale, ad est con Tortona, a ovest con Frugarolo e Bosco Marengo, a sud con Pozzolo Formigaro.

Si può notare dalle mappe che la zona descritta è di colore rosso a causa della composizione prettamente argillosa del terreno, caratteristica principale che contraddistingue tutto il centro della regione. Come più avanti verrà descritto la composizione del terreno ha favorito e sviluppato la costruzione delle case utilizzando, appunto, la terra. L'area alessandrina della Fraschetta è quella dove si trova la maggior concentrazione di edifici in terra cruda posata con la tecnica della compressione in casseri o pisé.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conoide di deiezione.

La Fraschetta si trova nel cuore di una più ampia pianura alessandrina, che si estende dai piedi delle colline pre appenniniche di Gavi sino al fiume Po. I limiti idrografici della piana sono definiti a sud dal torrente Lemme (parzialmente) e dal territorio di Novi Ligure, ad est dal fiume Scrivia, ad ovest dal torrente Orba, dal fiume Bormida (fiume) e dal fiume Tanaro, a nord dal Po nel tratto tra la confluenza con il Tanaro e lo Scrivia.

La Fraschetta, e più in generale tutta la pianura alessandrina orientale, è il risultato di numerose antiche alluvioni dello Scrivia. Dalle mappe si evince la forma triangolare dell'area del conoide di deiezione (conoide alluvionale) con alla base del triangolo una linea immaginaria che corre dalle colline tortonesi, a est, fin verso le colline di Montecastello, a ovest. Il vertice di questo triangolo è rappresentato da Novi Ligure. L'antico corso del fiume piegava a sinistra, mischiandosi più a nord con l'Orba, il Bormida e il Tanaro. La situazione di apparente acquitrino ha dilagato nella pianura prima di fermarsi davanti alle colline di Tortona. Questa tipologia di decorso è confermato dalle curve di livello dei 140, 135, 130 m s.l.m., con ampio arco verso nord-ovest che indica appunto l'antica via dello Scrivia. L'andamento della fiumara quaternaria verso il Tanaro è pure confermato dal conoide, visibile sulla mappa, sopraelevato rispetto al piano generale della pianura su cui si collocano: Novi Ligure (199 m s.l.m.), Basaluzzo (149 m s.l.m.), Fresonara (143 m s.l.m.), Pozzolo Formigaro (172 m s.l.m.), Bosco Marengo (121 m s.l.m.), Frugarolo (115 m s.l.m.).

Una mappa militare del XX secolo divide la Fraschetta in cinque terrazze:

  • la terrazza di Pasturana (214 m s.l.m.) tra Gavi e Novi Ligure;
  • la terrazza di Novi (197 m s.l.m.) tra Novi Ligure e Pozzolo Formigaro;
  • la terrazza delle Bèttole (171 m s.l.m.) tra Pozzolo Formigaro e Rivalta Scrivia;
  • la terrazza di Mandrogne (122 m s.l.m.) tra Rivalta Scrivia e San Giuliano Vecchio;
  • la terrazza di Marengo (86 m s.l.m.) tra San Giuliano Vecchio e il fiume Po.

Il reticolo centuriale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Centuriazione.

Nella Fraschetta l'impianto centuriale si fonda essenzialmente su di un asse primario da nord a sud (grossomodo da Sale a Basaluzzo) di circa 25 km. L'asse appena descritto, almeno per la parte ancora percettibile e riscontrabile sulle cartine IMG in scala 1:25.000, ha una lunghezza di circa 17 km. Assolutamente rettilineo, copre di fatto l'area pianeggiante compresa tra il Po, il Tanaro, lo Scrivia e l'Orba. Dalla zona di Sale raggiunge San Giuliano Nuovo e, dopo un'interruzione di circa un paio di chilometri, riprende a San Giuliano Vecchio per terminare sulla ex strada statale 35 dei Giovi Alessandria-Pozzolo Formigaro.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Qui di seguito i principali corsi d'acqua che delimitano e attraversano la Fraschetta:

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Alessandria.

Dati termometrici[modifica | modifica wikitesto]

Le escursioni termiche della temperatura che si registrano nella Fraschetta sono significative: si passa da punte di -10/15 °C in inverno per arrivare a occasionali picchi di +35/40 °C durante l'estate. Generalmente le stagioni hanno un carattere ben delineato: si presentano inverni rigidi ed estati torride.

Dati anemometrici[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo invernale spira frequentemente una ventilazione nordorientale dovuta al frequente instaurarsi di aree di bassa pressione sul vicino mar Ligure. All'inizio della primavera e in autunno possono avvenire intense irruzioni di fohn appenninico che si presenta molto intenso e rafficoso. Durante la primavera e la prima parte di estate si hanno sovente irruzioni di un vento di caduta appenninico detto "marino" che favorisce l'abbassamento dell'umidità e allontana verso nord le precipitazioni piovose. Questo tipico evento è solitamente associato al fenomeno della maccaja al di là dello spartiacque appenninico, ed è possibile prevederne l'arrivo in quanto si possono vedere le nebbie che si accumulano sui monti del versante Ligure dell'Appennino. Durante l'estate si possono avere giornate umide ed afose, favorendo la schiusa di miliardi di larve di zanzara, presenti nei vicini rii e canali di irrigazione del mais, vera e unica fastidiosa calamità estiva. Talvolta i venti sono forti, nonostante non causino danni agli edifici, raggiungendo come velocità massima gli 80 km/h, in special modo in primavera-estate.

Dati pluviometrici[modifica | modifica wikitesto]

Le precipitazioni sono comprese tra i 900/1000 mm annui dei distretti più prossimi ai rilievi appenninici e i 600/700 mm delle aree settentrionali, su un totale medio annuo di 30/40 giorni con precipitazioni. I valori medi mensili più elevati si riscontrano nel mese di ottobre e novembre (circa 80/90 mm.) e nel mese di aprile (70 mm.); i valori medi minimi si registrano in estate. La primavera e il tardo autunno si confermano le stagioni più piovose. In autunno e inverno è frequente la nebbia. Durante la stagione invernale cadono mediamente tra i 50 e i 100 cm complessivi di neve con andamento decrescente da sud verso nord. La nevosità invernale è soggetta a notevoli variazioni tra i vari anni e si conferma comunque in calo come in tutta l'Italia settentrionale.

Dati igrometrici[modifica | modifica wikitesto]

I valori oscillano tra l'8 e il 100 (%) di umidità relativa con valori massimi concentrati in autunno-inverno.

Dati barometrici[modifica | modifica wikitesto]

I valori barometrici oscillano tra i 981 e i 1030 Mbar.

Dati relativi alla radiazione solare[modifica | modifica wikitesto]

I valori si aggirano tra i 350 W/m 2 (inverno) e i 1295 W/m 2 (estate). Si tratta di una delle aree più soleggiate dell'Italia settentrionale, ciò ha favorito l'insediamento di numerosi campi fotovoltaici per la produzione di energia elettrica.

Paesaggio[modifica | modifica wikitesto]

Flora[modifica | modifica wikitesto]

La terra tipicamente rossa ospita una macchia costituita prevalentemente dal gelso bianco, dal gelso nero (muróu-murón in dialetto alessandrino), dalla robinia (rubelia in dialetto alessandrino) e Prunus brigantiaca (marmòta in dialetto alessandrino). In antichità la Fraschetta era decisamente diversa rispetto alle condizioni del XXI secolo, la vegetazione si presentava fitta ed estesa.

Per secoli le popolazioni della regione si prodigarono con fatica a disboscare, per immettere nuove coltivazioni di frutti e ortaggi e, con l'arrivo dei Celti, di orzo. L'attività di disboscamento fu massiva a tal punto da rendersi necessario il rimboschimento. Dal III-IV secolo cominciò l'opera di piantumazione scegliendo il gelso nero che si affiancò a quello bianco. Il gelso, con una vita media di circa cento anni, era segno di ricchezza per cui tra le cascine esisteva una sorta di gara di predomino per possederne un numero sempre maggiore rispetto alle altre[4]. Sino agli anni cinquanta del XX secolo il gelso ha offerto molteplici risorse, da combustibile per riscaldare e cucinare[5] fino al fogliame che era utilizzato per l'allevamento dei bachi da seta.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Il patrimonio faunistico della zona è stato limitato dal forte impatto antropico rispetto alle potenzialità tipiche delle zone limitrofe dove le modificazioni dirette ed indirette non sono state drastiche. L'insediamento urbano di tipo residenziale e i numerosi insediamenti industriali e produttivi, i nuclei urbani sparsi, il considerevole sviluppo della rete stradale e ferroviaria, l'agricoltura intensiva praticata, hanno ridotto moltissimo gli habitat di potenziale insediamento della maggior parte delle specie animali. Se ne avvantaggiano ovviamente specie più antropofile. È da notare d'altro canto che alcuni uccelli e piccoli mammiferi trovano proprio nei campi coltivati un'interessante opportunità alimentare, utilizzando le varie colture ed i prati come pastura (ambienti trofici).

Anche la rete idrica superficiale risulta piuttosto ridotta e non più integra negli elementi paesaggistici e geomorfologici (naturalità, sviluppo ed integrità delle sponde) e di interesse faunistico. Attorno a questi esistevano microambienti molto vari per quanto riguarda la fauna minore. Sia nei campi che lungo i corsi d'acqua l'intenso uso dei diserbanti, antiparassitari e concimi chimici, ha contribuito al degrado, ed in qualche caso alla scomparsa di interi popolamenti animali. Gli ambiti di vegetazione naturale o seminaturale in grado di ospitare specie animali vertebrate, appaiono circoscritti, limitati alle aree cespugliate, ai filari di alberi (esclusi quelli lungo le strade a maggior traffico) o ad alcuni giardini privati. La occasionale presenza di fauna selvatica è comunque legata, in zone poco distanti da quelle considerate, alla presenza di ambienti di insediamento che presentano un maggior grado di naturalità e risultano complessivamente meno turbati (ad esempio macchie boscate e cespugliate, canali e corsi d'acqua).

Potenzialmente l'area è abitata da volpi, lepri, donnole, faine, scoiattoli ed altri piccoli roditori, chirotteri, insettivori che si possono ancora trovare nelle limitate aree boscate. Sono presenti numerose specie di uccelli nidificanti, mentre si evidenzia in zona la presenza di mammiferi di piccola taglia a livello del terreno. Degni di nota sono il riccio, il ghiro, la lepre la cui presenza viene mantenuta con annuali ripopolamenti, scarse sono invece le lepri di cattura. Accertata la presenza del coniglio selvatico, incerti il tasso e la volpe. Lungo i fossi d'acqua si può trovare fra i rettili la biscia dal collare e tra gli anfibi la rana temporaria. Numerosi gli Insetti che si inseriscono nell'ambiente con i loro cicli vitali talvolta sconvolti dalle pratiche agricole e dagli insetticidi.

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Località Abitanti[6]
Cascinagrossa 896
Castelceriolo 1.707
Litta Parodi 1.211
Lobbi 962
Mandrogne 1.686
San Giuliano Nuovo 1.066
San Giuliano Vecchio 1.714
Spinetta Marengo 7.258
Totale 16.500

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Alessandria.

Fin dai tempi di Strabone[7] questo lembo di terra veniva definito bosco o frasca, ed in seguito lo si può trovare denominato, almeno in parte, bosco di San Giuliano[8]. Prima che Alessandria con la Fraschetta passassero sotto il dominio dei Savoia per effetto del trattato di Utrecht, tutta l'area è stata territorio dei Visconti e degli Sforza poi. Alcune famiglie nobili alessandrine si divisero il territorio della Fraschetta, tra di esse si ricorda la famiglia dei Ghilini che ebbe fin dal XII secolo giurisdizione e possedimenti. Francesco Guasco di Bisio, nelle sue Tavole Genealogiche [9], definisce Gherardo I Ghilini - capostipite della famiglia presente negli atti di fondazione della città di Alessandria nel 1168 - Signore di Marengo e Sezzè nel XII secolo.

La Battaglia di Marengo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Marengo e Dipartimento di Marengo.
Mappa illustrativa della Relation de la bataille de Marengo redatta da Louis Alexandre Berthier
Colonna commemorativa della Battaglia di Marengo

La Fraschetta fu teatro di una delle più importanti battaglie dell'era moderna, la Battaglia di Marengo. La battaglia fu combattuta il 14 giugno 1800 nel corso della seconda campagna d'Italia, durante la guerra della seconda coalizione, tra le truppe francesi dell'Armata di riserva, guidate dal Primo console Napoleone Bonaparte e l'esercito austriaco comandato dal generale Michael von Melas. La battaglia fu combattuta a est del fiume Bormida nei pressi dell'attuale Spinetta Marengo. Lo scontro iniziò il primo mattino con l'attacco a sorpresa degli austriaci che mise in grave difficoltà Bonaparte; le truppe francesi dopo una strenua resistenza sembrarono condannate alla disfatta; quando la sconfitta appariva inevitabile l'arrivo nel pomeriggio dei reparti di rinforzo guidati dal generale Desaix permise a Bonaparte di contrattaccare e sbaragliare il nemico.

Alla fine della giornata il Primo console aveva concluso la battaglia con una grande vittoria e l'esercito austriaco era in rotta a ovest della Bormida; il giorno seguente il generale von Melas chiese un armistizio. Nella fase culminante della battaglia il generale Desaix era stato mortalmente ferito.

La battaglia divenne subito uno degli eventi più importanti della leggenda napoleonica ed ebbe un'influenza decisiva dal punto di vista militare, ripristinando il predominio francese in Italia, e dal punto di vista politico, consolidando definitivamente il prestigio e il potere del Primo console Bonaparte in Francia.

Stemma di Alessandria durante l'Impero napoleonico

Dal 1802 al 1814 il territorio divenne uno dei dipartimenti del Primo Impero francese. La fraschetta, dall'11 settembre 1802 dunque, assunse il nome di Dipartimento di Marengo per commemorare la battaglia del giugno del 1800. Il dipartimento fu creato quando Napoleone Bonaparte occupò il Piemonte annettendolo alla Repubblica Francese; la capitale era Alessandria. Comprendeva inizialmente i territori delle ex province piemontesi di Alessandria, Casale Monferrato, Tortona, Voghera e Bobbio. Nel 1805, dopo l'annessione della Repubblica Ligure e la creazione del dipartimento di Genova cui vennero unite Voghera, Bobbio e Tortona, il suo territorio fu rimaneggiato con l'acquisizione di Asti, già inclusa nel dipartimento del Tanaro. Il dipartimento fu eliminato dopo la sconfitta di Napoleone nel 1814.

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Allevamento[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Industria[modifica | modifica wikitesto]

La Fraschetta è caratterizzata da una notevole quantità di stabilimenti industriali. I principali sono:

  • Stabilimento Michelin. Spinetta Marengo, zona industriale D5. Costruito nel 1970.
  • Stabilimento Solvay Group. Spinetta Marengo. Lo stabilimento di è l'unico sito produttivo in Italia di polimeri fluorurati e fa parte della GBU Solvay Specialty Polymers. Fondato agli inizi del XX secolo dalla Montecatini, nel corso degli anni è stato sede di vari tipi di produzioni, fino alle attuali incentrate sulla chimica del fluoro. Parte del gruppo Solvay dal 2002, le attuali linee di produzione attuali sono:
La capacità produttiva dello stabilimento è in continua evoluzione[10][11][12][13]. All'interno del perimetro dello stabilimento vi è anche la produzione di perossidi organici ed una centrale termoelettrica.

Il problema dell'inquinamento[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti stradali[modifica | modifica wikitesto]

La posizione centrale della Fraschetta rispetto ai tre grandi centri (Torino, Milano, Genova) che segnano i vertici del cosiddetto triangolo industriale, ha permesso lo sviluppo di un'articolata rete stradale. Come già scritto vi è una antica struttura centuriata che in gran parte è stata inglobata nell'odierno reticolo mantenendolo così ancora vivo il senso della centuriazione romana. Qui di seguito l'elenco delle principali direttrici viarie:

Collegamenti ferroviari[modifica | modifica wikitesto]

La Fraschetta è attraversata dalla rete ferroviaria della linea Alessandria-Piacenza e ha due stazioni che servono l'area:

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Case di terra della Fraschetta.
  • Case di terra
  • Castello. Castelceriolo. Edificato nel XII secolo, subì nei secoli distruzioni e ricostruzioni, e venne restaurato nella forma attuale dal conte Gaetano Galli della Loggia, che seguendo antichi documenti rinforzò la facciata e le torri coronandole con nuove merlature ghibelline. Ripristinò i bastioni e l'antico fossato riportando la poderosa costruzione al suo antico splendore. Riveste tuttora, con la sua mole imponente e scenografica, notevole valore storico ed artistico.
  • Fonte termale. Lobbi. Col nome di Fonte della salute veniva denominata una sorgente naturale di acqua solforosa situata a nord dell'abitato. L'acqua aveva poteri curativi per cui le fonti erano frequentate dalla popolazione di tutta la Fraschetta per le cure termali. Dopo la seconda guerra mondiale la fonte necessitava di lavori di ristrutturazione che non furono mai eseguiti, per cui perse la sua attrattiva e le acque non curate debitamente si dispersero. Attualmente resta il rudere di caseggiato.
  • Ghilina Grossa. San Giuliano Nuovo. La sua costruzione fu commissionata dai marchesi Ghilini, rimasta sempre la residenza estiva preferita dalla famiglia. Nota per la filatura della seta e per il grande parco all'italiana, con il suo orto botanico con piante esotiche, ormai scomparso.
  • Villa Delavo. Spinetta Marengo. È la sede del Marengo Museum. Venne edificata nel 1846 dal farmacista Giovanni Antonio Delavo.
Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]
Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]
  • Forte Bormida.

Luoghi d'interesse archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Busto dell'imperatore Lucio Vero. Tesoro di Marengo, Museo di antichità, Torino
  • Tesoro di Marengo. Nel 1928, grazie ad un ritrovamento casuale, è venuto alla luce il cosiddetto Tesoro di Marengo. Si tratta di un complesso di oggetti di età romana rinvenuto nei pressi di Marengo, precisamente alla Cascina Pederbona, sulla direttrice viaria tra Tortona (Dertona) e Asti (Hasta). Gli oggetti ritrovati erano in condizioni abbastanza precarie e schiacciati. Probabilmente la loro condizione è stata voluta per essere nascosti durante un saccheggio. Restaurato ad opera dello scultore Renato Brozzi, si compone di 24 pezzi, per un totale di 12.855 kg di argento.
Non sono ancora chiare né le motivazioni del seppellimento né la loro collocazione originaria; anche la datazione è incerta e i giudizi degli studiosi discordano, ma pare che si tratti di oggetti risalenti tra la fine del II secolo e l'inizio del III secolo. La quasi totale mancanza di vasellame e la presenza di una tabula iscritta con la dedica alla Fortuna Melior hanno suggerito l'ipotesi che gli oggetti potessero far parte dell'arredo di un piccolo tempio. Il busto in lamina d'argento dell'imperatore Lucio Vero (alto 55 cm.) è sicuramente di tutti gli oggetti quello più appariscente. Notevole anche la tabula votiva con la dedica di Marcus Vindius Verianus, prefetto della flotta flavia di stanza in Moesia, datata all'inizio del III secolo.
Il tesoro oggi è conservato presso il Museo di antichità di Torino[17].

Principali musei[modifica | modifica wikitesto]

Facciata di Villa Delavo sede del Marengo Museum
  • Marengo Museum, museo della Battaglia di Marengo. Situato nella frazione di Spinetta Marengo, è inaugurato nel giugno 2009, il museo ha sede all'interno di Villa Delavo, edificata nel 1846 per opera del farmacista Giovanni Antonio Delavo. Al suo interno sono conservati reperti e cimeli dell'epoca, accanto ad opere realizzate da artisti contemporanei. All'esterno del Museo si estende il Parco della villa, con il monumento funebre dedicato ai caduti della battaglia e al generale Dessaix.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Rievocazioni Storiche[modifica | modifica wikitesto]

Spinetta Marengo[modifica | modifica wikitesto]

  • Rievocazione Storica della Battaglia di Marengo. Rievocazione della battaglia di Marengo vinta da Napoleone a Spinetta Marengo il 14 giugno del 1800. Battaglioni austriaci, francesi e italiani, provenienti da tutta Europa, tornano a fronteggiarsi. Manifestazioni, incontri e mostre trovano spazio al Castello di Marengo. Periodo: prima metà di giugno.

Festival[modifica | modifica wikitesto]

San Giuliano Nuovo[modifica | modifica wikitesto]

  • Trunera Rock Festival. Il festival, attivo dal 2007 è organizzato dal Circolo Arci Paolo Rossi ed è principalmente dedicata alla scena musicale alternativa italiana[18].

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • Premio Marengo DOC. Concorso enologico della Provincia di Alessandria

Tradizione[modifica | modifica wikitesto]

Fiere[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Altre manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Folklore[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate alla Fraschetta[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Principali impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Principali società sportive[modifica | modifica wikitesto]

Editoria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel linguaggio corrente e in dialetto gli abitanti (esteso anche ai cittadini di Alessandria) vengono definiti mandrogni, da uno dei paesi all'interno della fraschetta, Mandrogne, appunto.
  2. ^ Gli otto sobborghi elencati definiscono inoltre la Circoscrizione amministrativa "Fraschetta"
  3. ^ Il Lovassina è il rio più inquinato
  4. ^ Pare che la cascina Bianca contasse da sola cinquemila gelsi quando Desiderio, re dei Longobardi, la lasciò dopo vent'anni di permanenza.
  5. ^ Il gelso può essere completamente potato in inverno senza soffrirne.
  6. ^ Totale della popolazione presente suddivisa per sobborghi al 30 settembre 2013
  7. ^ Aldilà dei monti, c'è una terra piana e verde, coperta da frasche di bosco, abitata da uomini forti, domatori e allevatori di cavalli. (EL) Strabone, Geografia, Libro VII, 64 a.C. - 19 d.C..
  8. ^ Così chiamata quella parte della Fraschetta per essere il territorio di caccia di Filippo Maria Sforza, fratello di Ludovico il Moro, ricco di boscaglia nelle vicinanze della parrocchia di San Giuliano di Alessandria. La presenza del borgo di San Giuliano, o San Giuliano della Frasca, è verificata dalle carte geografiche a partire dal XV secolo, ma il toponimo a cui si riferivano le carte comprende in realtà tutta l'area comprendente anche l'odierno San Giuliano Vecchio. Le testimonianze storiche di San Giuliano Nuovo sono più tarde e legate alla costruzione di una nuova chiesa nella prima metà del XVIII secolo dopo la distruzione della precedente sita nell'area di San Giuliano Vecchio. Va detto quindi, che prima della costruzione della chiesa nuova, il nome San Giuliano era unico e non diviso in vecchio e nuovo e comprendeva le due aree. L'area che viene denominata San Giuliano Nuovo era chiamata cassinaggi dei Ghilini ( Girolamo Ghilini, 1613/1, in Annali di Alessandria, Milano, Gioseffo Marelli, 1666.) dovuta alla presenza dei molti possedimenti dei Ghilini, compresa la Ghilina. La costruzione della nuova chiesa di cui a breve si tratterà, avvenuta - in seguito - nella seconda metà del secolo XVIII, rappresenta di fatto l'inizio dello sviluppo e dell'identificazione geografica di due paesi, uno Vecchio e l'altro Nuovo.
  9. ^ Francesco Guasco di Bisio, Tav I-IX, in Tavole genealogiche di famiglie nobili alessandrine e Monferrine dal secolo IX al XX, volume VI, Alessandria, 1930.
  10. ^ Polimerica - il portale delle materie plastiche
  11. ^ Polimerica - il portale delle materie plastiche
  12. ^ Polimerica - il portale delle materie plastiche
  13. ^ Polimerica - il portale delle materie plastiche
  14. ^ Nei pressi di Castelceriolo è presente uno dei tre caselli autostradali, quello di Alessandria Est (Km 76), della città di Alessandria
  15. ^ Tracciato dell'antica centuriazione romana. Vedi Il reticolo centuriale
  16. ^ La stazione di San Giuliano Piemonte è al servizio delle due frazioni di San Giuliano Nuovo e San Giuliano Vecchio
  17. ^ Dopo un intervento di pulitura del 1987, il tesoro è stato nuovamente restaurato nell'estate del 2012 in occasione della mostra L'età dell'equilibrio presso i Musei Capitolini di Roma. È tornato per la prima volta ad Alessandria per una sua esposizione nel broletto del Palatium Vetus nel maggio del 2013
  18. ^ San Giuliano Nuovo è stata anche la sede della manifestazione musicale internazionale Fraskettando, in seguito denominata Fraskettando SkaBluesJazz Festival, dal 1998 al 2006. Il Festival, organizzato dal Circolo Culturale "Il Ghilino" e con anche il Circolo Arci Paolo Rossi dal 2004 al 2006, ha visto la presenza di ospiti nazionali ed internazionali: The Blues Brothers Band, Eddie Floyd, Soft Machine, Mick Abrahams & Clive Bunker, Roy Paci & Aretuska, Persiana Jones, Statuto

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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