Louis Alexandre Berthier
| Louis Alexandre Berthier | |
|---|---|
| Nascita | Versailles, 20 novembre 1753 |
| Morte | Bamberga, 1º giugno 1815 |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | |
| Specialità | Stato maggiore |
| Anni di servizio | 1766 - 1815 |
| Grado | Maresciallo dell'Impero |
| Comandanti | Napoleone Bonaparte |
| Guerre | Guerra d'indipendenza americana Guerre rivoluzionarie francesi Guerre napoleoniche |
| Campagne | Prima campagna d'Italia Campagna d'Egitto Seconda campagna d'Italia Campagna di Russia |
| Battaglie | Battaglia di Marengo |
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| Louis Alexandre Berthier | |
|---|---|
| Ministro della Guerra del Consolato | |
| Durata mandato | 11 novembre 1799 – 2 aprile 1800 |
| Predecessore | Edmond Louis Alexis Dubois-Crancé |
| Successore | Lazare Carnot |
| Durata mandato | 8 ottobre 1800 – 18 maggio 1804 |
| Predecessore | Lazare Carnot |
| Successore | carica abolita |
| Ministro della Guerra del Primo Impero Francese | |
| Durata mandato | 18 maggio 1804 – 19 agosto 1807 |
| Predecessore | carica creata |
| Successore | Henri-Jacques-Guillaume Clarke |
| Dati generali | |
| Firma | |
Louis Alexandre Berthier (Versailles, 20 novembre 1753 – Bamberga, 1º giugno 1815) è stato un generale francese. Cresciuto sin da piccolo all'interno del mondo militare, Berthier fu una delle figure più importanti nell'epoca delle guerre rivoluzionarie francesi e di quelle napoleoniche. Napoleone, che lo conobbe al suo arrivo da comandante sul fronte italiano nel 1796, ne fece per quasi tutta la carriera il proprio capo di stato maggiore, riconoscendo in Berthier il suo secondo ideale: un uomo affidabile, efficiente ed un incredibile lavoratore.
La collaborazione tra Berthier e Napoleone fu duratura ed estremamente fruttuosa: dopo la loro prima campagna assieme in Italia, Berthier e Bonaparte salparono assieme per l'Egitto, collaborarono nel colpo di Stato del 18 brumaio, imbastirono e condussero la campagna di Marengo. Bonaparte fece di Berthier il proprio ministro della guerra, il primo dei suoi marescialli e lo ricoprì di onorificenze e titoli nobiliari, creandolo principe e duca di Valangin e di Neuchâtel e in seguito anche principe di Wagram. Ricoprendo costantemente il ruolo di capo di stato maggiore di Bonaparte, Berthier seguì l'imperatore in ogni sua impresa sino alla sua abdicazione nell'aprile del 1814. Al ritorno di Napoleone in Francia l'anno seguente, Berthier mostrò esitazione nell'idea di riunirsi a Bonaparte, ma morì in circostanze sospette prima di riunirsi all'imperatore.[2]
Napoleone non nascose mai il suo apprezzamento per Berthier, reputandolo il migliore tra i capi di stato maggiore con cui lavorò nel corso della sua carriera. In effetti, l'assenza di Berthier fu particolarmente evidente nel corso dell'ultima campagna di Bonaparte, dove gli altri collaboratori dell'imperatore faticarono e fallirono nel rimpiazzare il maresciallo, tanto che Napoleone stesso giunse a dire che con Berthier al suo fianco, avrebbe vinto a Waterloo. Come per molti degli altri marescialli, gli è stato dedicato un boulevard a Parigi ed il suo nome è inciso sotto all'Arco di Trionfo.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Infanzia e primi anni
[modifica | modifica wikitesto]Louis Alexandre Berthier nacque a Versailles il 20 novembre 1753.[3][4] Il padre, Jean Baptiste Berthier, era un ufficiale dell'esercito ed aveva servito come ingegnere nell'esercito francese ai tempi di Luigi XV e Luigi XVI,[5][6] servendo in particolare nell'Ufficio topografico.[7] Louis Alexandre e i suoi fratelli, due dei quali faranno carriera nell'esercito come il futuro maresciallo,[8] furono quindi avviati molto presto alla carriera militare, ricevendo un'ottima istruzione. All'età di 13 anni, Berthier venne ammesso nell'esercito come membro dell'Ufficio topografico del Genio. Quattro anni più tardi, nel 1770, Berthier aveva già raggiunto il grado di tenente.[4][5] Nel 1777 divenne capitano dei dragoni del reggimento Lorraine sotto il principe di Lambesc e tre anni dopo, nel 1780, fu inviato in America, dove combatté nella guerra d'indipendenza americana sotto gli ordini dei generali Rochambeau e La Fayette.[3][4][6][9] In questo periodo, tra il 1780 ed il 1782, servì come ufficiale nello stato maggiore del generale Rochambeau,[5] ottenendo i gradi di colonnello.[3][6][9] Nel 1788 Berthier fu nominato Cavaliere dell'Ordine di San Luigi.[4]
Le guerre rivoluzionarie francesi
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1789, agli albori della Rivoluzione francese, Berthier fu nominato maggiore generale della Guardia Nazionale di Versailles, distinguendosi per il grande spirito di patriottismo e la moderazione dei suoi principi.[6][7] Essendo uno dei responsabili della gestione della sicurezza della famiglia reale, ebbe un ruolo nella fuga dalla Francia di diversi membri della famiglia, tra i quali vi erano Vittoria e Adelaide, due zie di Luigi XVI.[3][10] Scoppiata la guerra nel 1792, Berthier fu promosso a generale di brigata e collocato all'interno dell'Armata del Nord, fungendo da capo di stato maggiore del generale La Fayette e poi del generale Luckner.[10] A seguito dell'abbandono dell'esercito e della fuga nei Paesi Bassi austriaci di La Fayette, Berthier venne ritenuto un sospetto e venne sospeso dal suo incarico, nonostante il generale Luckner si fosse mosso in sua difesa scrivendo una lettera alla Convenzione nazionale.[10] Tra il 1793 ed il 1795, Berthier servì in Vandea come volontario.[4][10] Nel 1795 fu reintegrato nel suo grado e proclamato capo di Stato Maggiore dell'Armata d'Italia e delle Alpi, sotto il generale Kellermann. Il comandante francese gli ordinò di effettuare una ricognizione lungo tutta la linea del fronte da Borghetto Santo Spirito fino a Sanremo: Berthier compì un ottimo lavoro e le informazioni da lui raccolte furono efficacemente utilizzate dal comandante francese, che effettuò con successo un attacco alle posizioni austro-sarde.[10] Ottenne in questo periodo la sua promozione a generale di divisione.[4]

Nel marzo 1796, dopo le dimissioni di Schérer, il comando dell'Armata d'Italia passò al generale Napoleone Bonaparte, che mantenne il generale Berthier come suo capo di stato maggiore. Le abilità e le competenze di Berthier come capo di stato maggiore, frutto della sua pluriennale esperienza, furono immensamente utili al futuro imperatore, che fece di Berthier il suo capo di stato maggiore per la maggior parte delle sue future campagne.[3][7] Nonostante il suo ruolo lo abbia tenuto lontano dai combattimenti, Berthier ebbe comunque modo di partecipare agli scontri direttamente in alcune occasioni nel corso della prima campagna d'Italia di Bonaparte: si segnalò a Lodi e a Rivoli, dove Napoleone gli affidò temporaneamente il comando del centro dello schieramento francese.[4][10] A seguito del trattato di Campoformio e del richiamo di Bonaparte a Parigi, Berthier fu temporaneamente messo a comando dell'Armata d'Italia. Nel gennaio successivo, dopo l'uccisione del generale Duphot e su ordine del Direttorio, Berthier marciò con il suo esercito su Roma, causando la caduta dello Stato Pontificio e la creazione della Repubblica Romana.[4][7][10][11] La sua esperienza al comando di un'armata durò ben poco: Berthier dimostrò grande indecisione, molto timore e poca propensione verso questa tipologia di incarico, tanto da chiedere allo stesso Napoleone di richiamarlo al suo fianco o di tornare in Italia e riprendere il suo posto a capo dell'armata.[12] Fortunatamente per Berthier, egli fu richiamato il 19 febbraio e sostituito dal generale Massena.[4][12][13]
Nel marzo 1798 Berthier tornò ad assumere il compito di capo di stato maggiore di Bonaparte, stavolta in partenza verso l'Egitto. Rimase al fianco di Napoleone durante tutta la campagna, partecipando anche alla spedizione in Palestina e Siria.[3][4][13] Fece il suo ritorno in Francia sulla Muiron assieme al comandante dell'armata. Ormai fedele a Bonaparte, Berthier diede il suo supporto al generale durante il colpo di Stato del 18 brumaio, ottenendo come ricompensa il titolo di ministro della guerra del Consolato l'11 novembre, rimpiazzando Lazare Carnot.[4][13][14] Nei mesi invernali del 1800, Berthier fu incaricato di preparare e curare nei minimi dettagli la futura spedizione di Napoleone oltre alle Alpi, ottenendo la nomina a comandante della stessa armata nei primi giorni di aprile, sebbene de facto Berthier fu relegato al solito compito di capo di stato maggiore di Bonaparte.[15] L'organizzazione di Berthier fu di primo livello e le truppe francesi non ebbero quasi alcuna difficoltà nel superare le Alpi e giungere in Italia.[7][16][17] Presente alla battaglia di Marengo, fu ferito ad un braccio da una proiettile.[17] Il giorno seguente, fatto plenipotenziario da Napoleone, firmò l'Armistizio di Alessandria.[18] Terminata la campagna, fu incaricato di organizzare il governo provvisorio in Piemonte e di recarsi in Spagna come ambasciatore straordinario,[7][16] firmando il trattato di San Ildefonso per il controllo della Louisiana.[19] Riprese poco dopo il ruolo di ministro della guerra, occupato da Carnot durante il suo periodo di lontananza dalla Francia.[16]
Maresciallo dell'Impero
[modifica | modifica wikitesto]Dopo l'ascesa di Napoleone ad Imperatore dei francesi, Berthier ricevette la nomina a maresciallo dell'Impero, in particolare, fu il primo a ricevere tale onore. Assieme a ciò, Berthier fu nominato Grand'Ufficiale e comandante della 1ª coorte della Legion d'Onore e Gran Cacciatore di Francia.[7][11][16] Nel febbraio seguente, intuendo le intenzioni dell'Austria, Napoleone mise Berthier a comando dello stato maggiore dell'esercito, lasciando a lui l'organizzazione dei depositi, dell'artiglieria e dello spostamento dei soldati verso la frontiera del Reno. Il talento organizzativo di Berthier si dimostrò quindi fondamentale per la vittoria francese ad Ulma.[20] Prese parte alla campagna del 1805 e al suo termine, Napoleone lo ricompensò facendo di Berthier il principe e duca di Neuchâtel e Valengin il 30 marzo 1806.[11][15][17][21][22] Prese poi parte alla campagna in Germania e Polonia del 1806-1807,[15][17] facendosi notare a Jena e a Friedland, dove per facilitare la diffusione degli ordini, arrivò più volte in persona in vicinanza degli scontri.[22] Anche per merito dei successi riportati dai napoleonici, Berthier ricevette numerose onorificenze sia da Napoleone che dai Paesi alleati.[17]
Pochi mesi dopo, Berthier riprese le sue funzioni di capo di stato maggiore di Bonaparte, seguendo l'imperatore nella sua breve campagna spagnola. Terminata l'impresa, tornò in Francia nel 1809 e nel mese di marzo dello stesso anno fu messo a capo dell'Armata del Reno. Era ancora al comando di tale esercito quando le forze napoleoniche furono attaccate dall'esercito austriaco dell'arciduca Carlo, dando avvio alla guerra della Quinta coalizione.[17] Nel breve frangente di tempo tra l'attacco austriaco e l'arrivo di Napoleone al fronte da Parigi, Berthier fu lasciato da solo al comando dell'esercito, dimostrando per l'ennesima volta di non essere minimamente adatto a tale compito: l'assenza di risoluzione nelle sue manovre e le sue indecisioni, frutto del panico, furono evidenti, specialmente quando il maresciallo Davout si trovò a poca distanza dall'esercito nemico e rischiò di essere sconfitto per colpa delle indicazioni di Berthier.[23] Tornato al ruolo a lui più congeniale, Berthier si mise in luce soprattutto nell'organizzazione della battaglia di Wagram, motivo per il quale fu nominato principe di Wagram da Napoleone poco tempo dopo lo scontro.[7][17][22]
Berthier fu impiegato come capo di stato maggiore della Grande Armée anche durante la campagna di Russia e nella guerra della Sesta coalizione, servendo al fianco dell'imperatore sia in Germania sia in Francia.[21][22][24] In particolare, Berthier fu ferito alla testa in uno scontro a Brienne il 29 gennaio.[17] Nelle fasi finali della prima caduta di Bonaparte, Berthier si mise a disposizione del governo provvisorio, prendendo le distanze da Napoleone e avvicinandosi alla monarchia.[22][25]
La Restaurazione e la morte
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Dopo l'arrivo di Luigi XVIII a Compiègne, Berthier si mise alla testa dei marescialli dell'Impero per accoglierlo.[22][25] Luigi XVIII, riconoscendo i servizi che Berthier aveva dato alla Francia, lo fece Commendatore dell'Ordine di San Luigi, capitano di una delle compagnie della Guardia reale e lo ammise alla Camera dei Pari.[17][22][25] Al ritorno di Napoleone in Francia, Berthier accompagnò la famiglia reale a Gand, lasciandoli mentre proseguivano la loro fuga.[17] I dubbi sulla fedeltà di Berthier, ritenuto troppo vicino a Napoleone per essere completamente fedele alla monarchia, lo portarono ad allontanarsi spontaneamente dalla famiglia reale.
Attanagliato dai dubbi e dall'incertezza, decise di non schierarsi e rimanere estraneo al conflitto: si ritirò nelle sue proprietà a Bamberga, in Baviera, dove risiedeva la moglie. Trovò la morte il 1° giugno 1815, quando fu ritrovato morto a seguito di una caduta da una delle finestre della sua dimora. La dinamica dell'accaduto non è chiara e non è noto se sia stato un gesto volontario o un deliberato gesto di ritorsione contro il maresciallo.[7][22][26] Molti sospetti sorsero sulla vicenda, tanto da sospettare che l'improvvisa scomparsa del maresciallo fosse dovuta ad alcuni agenti segreti, forse interessati a prevenire la riunione tra Bonaparte ed il suo storico capo di stato.[21][26] Nel frattempo, Napoleone lo aveva rimosso dalla lista dei marescialli dell'Impero.[17]
Ruolo nell'esercito napoleonico
[modifica | modifica wikitesto]Nonostante i numerosi anni di servizio militare, Berthier non eccelleva come comandante. Anzi, nelle poche volte in cui fu affidato a lui il comando, si sincerò che Napoleone tornasse il prima possibile a riprendere il suo posto, consapevole dei propri limiti. Ad esempio, nel 1809, quando posto momentaneamente a capo dell'esercito francese, non si accorse della minaccia che incombeva sul Corpo del maresciallo Davout, che rischiò di essere accerchiato e distrutto dagli austriaci.[27]
Si dimostrò essere un efficientissimo capo di stato maggiore. La sua esperienza pluriennale e le sue ottime doti di amministratore lo resero quasi indispensabile per Napoleone, che fece uso delle sue abilità in tutte le campagne militari, con l'eccezione dell'ultima. Berthier era capace di intendere alla perfezione gli ordini di Napoleone e a comunicarli nei più minuziosi dettagli.[21] Lo stesso Napoleone, dopo la sua sconfitta a Waterloo, ripeté più volte che Berthier era insostituibile e che con lui a Waterloo, le cose sarebbero andate diversamente.[28] Infatti, Soult, scelto da Napoleone come sostituto di Berthier, si dimostrò poco efficiente in tale ruolo e l'esito della battaglia fu fortemente influenzato da ciò.
Matrimonio e figli
[modifica | modifica wikitesto]Il 9 marzo 1808 Berthier sposò la Duchessa Maria Elisabetta in Baviera, unica figlia del Duca Guglielmo in Baviera e della Contessa Palatina Maria Anna di Zweibrücken-Birkenfeld, sorella di Re Massimiliano I Giuseppe di Baviera.[7][11][15][21][22] Ebbero un figlio maschio e due femmine:
- Napoléon Alexandre, II principe de Wagram (11 settembre 1810 – 10 febbraio 1887) con figli, la linea maschile si è estinta nel 1918;
- Caroline-Joséphine (22 agosto 1812 – 1905);
- Marie-Anne (19 febbraio 1816 – 23 luglio 1878).
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]| Stemma di Louis Alexandre Berthier | |
|---|---|
Onorificenze francesi
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Richard P. Dunn-Pattinson, Napoleon's Marshals, Londra, BoD – Books on Demand, 2013 [1909], p. 5, ISBN 978-3-95507-922-2. URL consultato il 2 febbraio 2026.
- ↑ BERTHIER, Pierre-Alexandre - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 1º febbraio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 Chisholm, p. 811.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Six, p. 87.
- 1 2 3 Griswold, p. 264.
- 1 2 3 4 Lievyns, p. 359.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Rabbe, p. 363.
- ↑ Six, pp. 88-89.
- 1 2 Mullié, p. 64.
- 1 2 3 4 5 6 7 Lievyns, p. 360.
- 1 2 3 4 Mullié, p. 65.
- 1 2 Griswold, p. 265.
- 1 2 3 Lievyns, p. 361.
- ↑ Chisholm, pp. 811-812.
- 1 2 3 4 Griswold, p. 267.
- 1 2 3 4 Lievyns, p. 362.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Six, p. 88.
- ↑ Memoirs of the history of France during the reign of Napoleon, vol. 4, Second, H. Colburn and Company, 1823. URL consultato il 3 febbraio 2026.
- ↑ Treaty of San Ildefonso 1800, su www.napoleon-series.org. URL consultato il 3 febbraio 2026.
- ↑ Lievyns, pp. 362-363.
- 1 2 3 4 5 Chisholm, p. 812.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Lievyns, p. 363.
- ↑ Griswold, p. 268.
- ↑ Griswold, pp. 267-268.
- 1 2 3 Griswold, pp. 269-270.
- 1 2 Griswold, p. 270.
- ↑ Chandler, p. 681.
- ↑ Capelle & Demory, p. 8.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Hugh Chisholm, Encyclopedia Britannica, Vol. 3, 11ª ed., 1911.
- (EN) David G. Chandler, The Campaigns of Napoleon, New York, Simon & Schuster, 1995 [1966], ISBN 0-02-523660-1.
- (FR) Capelle & Demory, Berthier, l'indispensable auxiliaire, Parigi, 2008, ISBN 978-2-85120-698-5.
- (EN) Rufus Wilmot Griswold, Napoleon and the Marshals of the Empire, vol. 2, Porter & Coates, 1885.
- (FR) A. Lievyns, Jean Maurice Verdot e Pierre Bégat, Fastes de la Légion-d'honneur, vol. 1, Parigi, Bureau de l'administration, 1844.
- (FR) Charles Mullié, Biographie des célébrités militaires des armées de terre et de mer: de 1789 à 1850, vol. 1, Poignavant, 1851.
- (FR) Alphonse Rabbe, Biographie universelle et portative des contemporains, vol. 1, Parigi, L'Editeur, 1836.
- (FR) George Six, Dictionnaire biographique des généraux et amiraux français de la Révolution et de l'Empire : 1792-1814, vol. 1, Parigi, Librairie historique et nobiliaire, 1934.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Berthier, Louis-Alexandre, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Berthier, Louis Alexandre, su sapere.it, De Agostini.
- (IT, DE, FR) Louis Alexandre Berthier, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
- (EN) Louis-Alexandre Berthier, prince de Wagram, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Opere di Louis Alexandre Berthier / Louis Alexandre Berthier (altra versione), su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Louis Alexandre Berthier, su Goodreads.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 19775561 · ISNI (EN) 0000 0001 2123 1367 · SBN CFIV189270 · BAV 495/94497 · CERL cnp01471619 · Europeana agent/base/148524 · LCCN (EN) n85067396 · GND (DE) 118658530 · BNE (ES) XX1569643 (data) · BNF (FR) cb12459791d (data) · J9U (EN, HE) 987007258788905171 |
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