Jean Mathieu Philibert Sérurier

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Jean Mathieu Philibert Sérurier
Jean Mathieu Philibert Serurier
Jean Mathieu Philibert Serurier
8 dicembre 1742 – 21 dicembre 1819
Soprannome "la Vergine d'Italia"
Nato a Laon
Morto a Parigi
Luogo di sepoltura Père-Lachaise
Dati militari
Paese servito Francia Regno di Francia
Francia Prima Repubblica francese
Francia Primo impero francese
Forza armata Grande Armée
Specialità fanteria
Grado Maresciallo dell'Impero
Guerre Guerra dei sette anni
Guerre rivoluzionarie francesi
Guerre napoleoniche

Fonti citate nel corpo del testo

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Jean Mathieu Philibert Sérurier (Laon, 8 dicembre 1742Parigi, 21 dicembre 1819) è stato un militare e politico francese elevato da Napoleone Bonaparte al rango di Maresciallo dell'Impero. Fu soprannominato la "Vergine d'Italia".

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia della piccola nobiltà, divenne tenente della milizia provinciale di Laon e poi entrò nel Reale Esercito Francese, con il grado di cadetto e poi di alfiere, combattendo nella guerra dei sette anni. Partecipò alle campagne di Hannover (1759), Portogallo (1762), ottenendo una promozione temporanea a tenente, ma venne poi retrocesso, con la pace, a sottotenente, non per un giudizio negativo sulle sue qualità militari (anzi, era ritenuto un ufficiale competente e coraggioso, ed era stato ferito diverse volte in combattimento), ma perché la piccola nobiltà era poco favorita nelle promozioni. In seguito partecipò alle operazioni militari contro le forze ribelli di Pasquale Paoli in Corsica (1771), e poi alla mobilitazione durante le guerre rivoluzionarie americane (in cui però rimase sempre lontano dai combattimenti, con tutto il suo reggimento "Medoc"), riuscendo ad ottenere la promozione a primo tenente nel 1778 e a capitano nel 1779. In questo periodo si distinse soprattutto come addestratore di soldati e preparatore di sottufficiali, oltre che come lettore appassionato di Jacques de Guibert e sostenitore delle operazioni di fanteria leggera. Nel 1781 fondò e comandò la compagnia cacciatori del reggimento di linea Medoc. All'inizio della Rivoluzione francese raggiunse il grado di maggiore anche se ebbe dei tentennamenti e (pare) pensò anche di emigrare; presto iniziò tuttavia a mostrare un diverso atteggiamento per la rivoluzione che, tra l'altro, rimosse i vincoli che bloccavano le promozioni per gli ufficiali della piccola nobiltà e vincolavano i gradi più elevati all'alta nobiltà (duchi, marchesi, raramente conti). Infatti riuscì a diventare tenente colonnello nel 1791, sostituendo uno dei numerosi ufficiali aristocratici emigrati, quindi colonnello, del reggimento Medoc, ora denominato 70° demi-brigade, nel 1792. Dopo un breve arresto per sospetti monarchici venne liberato e reinsediato al comando del reggimento, che portò in battaglia nella zona di Nizza e contro i soldati sardi, con esiti altalenati, ma dimostrando una buona capacità di imporre la disciplina alle reclute più inesperte, soprattutto per queste sue qualità venne promosso generale di brigata nell'estate del 1793. Nella ritirata da Nizza di quell'anno si dimostrò molto abile, ma venne nuovamente arrestato per sospette simpatie monarchiche e per essersi ritirato troppo "impetuosamente" davanti al nemico; venne però poi riabilitato e reintegrato, ed anzi venne promosso generale di divisione, nel 1795, dando una prova di sé, se non sempre brillante quantomeno più che sufficiente, sempre sul fronte dell'armata d'Italia; in cui anzi divenne una figura in un certo senso popolare e molto stimata, sia dai superiori che dai soldati. Anche se di sovente era accusato di simpatia monarchiche riusciva sempre ad uscire indenne da tutte le inchieste, mentre nei combattimenti dimostrava una grande energia e una buona capacità di mantenere disciplina e sangue freddo (soprattutto nei combattimenti di Borghetto santo Spirito); anche se dopo la battaglia di Loano la sua divisione si è quasi insubordinata e lui stesso entrò in lite con i superiori per la mancanza di rifornimenti e di rinforzi.

Con l'arrivo di Napoleone nel 1796 Sérurier decise di rimandare il desiderio di essere posto in pensione(a 55 anni era uno il generale di diviosione più anziano dell'armata d'Italia, aveva quasi 30 anni più del suo superiore diretto) e rimase nell'armata d'Italia. Fu una decisione gravida di conseguenze, visto che l'esperto generale divenne uno dei 4 più fidati consiglieri e subordinati di Napoleone durante la prima campagna d'Italia, partecipando da protagonista a quasi tutti i principali scontri e fu usato da Napoleone per quasi tutte le sue finte strategiche (come quella su Valenza del maggio 1796). Napoleone ebbe una buona impressione del suo coraggio, ma si rese conto che la salute di Sérurier era oramai comporomessa. Viceversa Napoleone ne apprezzava enormemente l'onestà e lo scrupolo amministrativo, infatti fu uno dei pochi generali dell'epoca a non approfittare del saccheggio epr aricchirsi, a riuscire a reprimere il saccheggio tra i suoi subordinati e a mantenere i conti dell'intendenza in ordine e senza alcuna frode. Questo lo fece soprannominare "la vergine d'Italia", visto che rimase uno dei pochi ufficiali onesti.

Proprio per questo dopo la campagna d'Italia Napoleone lo utilizzò soprattutto per incarichi nel fronte dell'interno e di carattere amministrativo, sapendo che li avrebbe portati a termine con correttezza e professionalità, mentre lo giudicò troppo anziano per incarichi di prima linea.

Rivoluzione e Impero[modifica | modifica wikitesto]

Ha combattuto nelle guerre rivoluzionarie francesi sotto Kellermann e Schérer, nell'Armata delle Alpi, nel 1795, e infine sotto Napoleone Bonaparte in Italia nelle battaglie di Vico, Mondovì, Castiglione e nell'assedio di Mantova. Nel febbraio 1799 occupò la Repubblica di Lucca, ponendo fine al governo aristocratico che durava dalla metà del XVI secolo.

Mostrò grande talento amministrativo come governatore di Lucca (1799) e Venezia (1801) e aiutò Bonaparte nello svolgere il colpo di Stato del 18 brumaio. Ebbe una notevole carriera nell'ambito del Primo Impero francese, quando fu fatto senatore, conte, maresciallo, e governatore dell'Hôtel des Invalides a Parigi, dove, nel marzo 1814, al momento dell'arrivo degli eserciti della sesta coalizione, bruciò personalmente 1.417 bandiere e distrusse la spada e la fascia di Federico il Grande, per non farli cadere in mani nemiche.

L'ultima parte della sua esistenza[modifica | modifica wikitesto]

Si unì a Napoleone durante i Cento giorni e questo causò la perdita del suo posto agli Invalides, una volta che Napoleone venne di nuovo sconfitto.

È stato uno dei 18 marescialli di Napoleone (su 26) membri della Massoneria[1].

Sérurier morì in pensione e fu sepolto al cimitero Père Lachaise. Successivamente il suo corpo fu trasferito agli Invalides nel 1847. Fu eretta una statua in sua memoria a Laon.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Les francs-maçons de la Grande Armée sul sito Histoire Pour Tous.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore
Grand officier dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Grand officier dell'Ordine della Legion d'Onore
«promozione del 25 pratile dell'anno XII»
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Ferrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Ferrea

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