Topolino (libretto)

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Topolino (fumetto).

Topolino
Logo
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità Mensile (1949-1952)
Quindicinale (1952-1960)
Settimanale (dal 1960)
Genere fumetto
attualità
Formato 12,5 x 18[1] cm
Fondazione aprile 1949
Sede via Lampedusa, 13/C Milano
Editore Arnoldo Mondadori Editore (1949-1988)
The Walt Disney Company Italia (1988-2013)
Panini Comics (dal 2013)
Tiratura 212 538[2] (Gennaio - dicembre 2014)
Diffusione cartacea 138 318[2] (Gennaio - dicembre 2014)
Diffusione digitale 56 708[2][3] (Gennaio - dicembre 2014)
Direttore Valentina De Poli
Redattore capo Davide Catenacci (comics)
Santo Scarcella (attualità)
ISSN 1120-611X (WC · ACNP)
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Sito web topolino.it
Tablet PC su abbonamento
 
Carl Barks, uno dei cartoonist stranieri più ospitati nel periodico Disney italiano

Topolino è un periodico per ragazzi che pubblica storie a fumetti con personaggi Disney[4] esordito nell'aprile del 1949 per iniziativa dell'Arnoldo Mondadori Editore[5]; ha preso il posto della precedente versione a giornale edita dal 1932[6] a differenza della quale presenta storie solo con i personaggi della Disney in parte americane e in parte italiane le quali col tempo sono diventate preponderanti. Dal 1988 la testata venne pubblicata dalla Walt Disney Company[7] e dal 2013 dalla Panini Comics ed è ancora in corso di pubblicazione dopo aver superato i 3000 numeri[8]. Una copia originale del primo numero della serie è fra gli albi a fumetti più ricercati dai collezionisti arrivando a quotazioni di circa 1300 euro[9][10][11].

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del calo di vendite che alla fine degli anni quaranta colpì i giornali a fumetti come Topolino, la Mondadori, per non perdere i diritti delle pubblicazioni da libreria che sarebbero stati ritirati dalla Disney se avesse interrotto la testata, decise di rilanciarla cambiandone il formato e la periodicità. Il nuovo formato sarebbe stato lo stesso di un'altra pubblicazione della Mondadori, Selezione dal Reader's Digest, per stampare la quale veniva utilizzava una nuova e costosa macchina che però restava inutilizzata nei periodi di attesa tra un numero e il successivo; si pensò allora di usarla per stampare Topolino che ne ricalcherà così il formato[12]. Il nuovo corso venne ampiamente pubblicizzato sugli ultimi due numeri di Topolino formato giornale, il n° 737 e il n° 738 e nell'aprile 1949 Topolino nella nuova veste editoriale esordiva nelle edicole con un nuovo n° 1 , con una periodicità mensile, cento pagine di storie esclusivamente disneyane, al prezzo di 60 lire[13][14] anziché le 15 del precedente settimanale[14]. In alto a sinistra sotto l'indicazione del mese e dell'anno compariva la dicitura "Vol. I" in quanto avrebbe dovuto far parte di una raccolta di sei numeri con numerazione delle pagine che continuava da un numero al successivo realizzando così alla fine di un semestre una volume unico[15]. Inizialmente la testata ebbe una periodicità mensile, divenne quindicinale dal n° 40 (10 aprile 1952) e infine settimanale dal n° 236 (5 giugno 1960) con uscita il mercoledì. II primi 74 numeri furono spillati e dal n°75 si passò definitivamente alla brossura[16]. La veste grafica rimase simile negli anni tranne quando dal n° 605 del 2 luglio 1967 fu inserita la banda gialla sul fianco con l'indicazione della testata, dell'editore, del numero oltre che la firma di Disney. Con la pubblicazione del Topolino n. 1702 del 1988 la Walt Disney Company subentra alla Mondadori con la sua divisione locale Walt Disney Company Italia Mantenendo lo stesso personale[17]. Nel 2013 col n° 3019 la testata passa dalla Disney Italia alla Panini Comics[18].

Il 1949 e gli anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 1949 esce il primo numero stampato con una tiratura di 80 000 copie con una copertina che ritraeva Topolino in divisa tratta dal retro del n°9 della collana Walt Disney's Comics and Stories[19] realizzata tramite un ricalco di autore ignoto mentre sul retro appare un disegno di Ken Hultgren raffigurante Minni intenta nel giardinaggio. Nei primi anni i numeri saranno mensili, anche se nei mesi di luglio del 1950 e 1951 usciranno due numeri.

Le storie a fumetti presenti sono in gran parte americane tranne Topolino e il cobra bianco che era iniziata nel Topolino giornale e che si concluderà nel primo numero della nuova serie[20]. Nel 1952 Topolino diventa quindicinale in seguito a un referendum fatto fra i lettori e basato sull'invio di una cartolina presente nel n° 8. A questo cambiamento venne dato molto risalto anche con slogan presenti sulle copertine[21]. Nel 1953 con in n° 75 non sarà più spillato ma brossurato e dal numero 77 comparirà la scritta Arnoldo Mondadori Editore.[22] Nel 1955 vengono pubblicate 8 storie italiane[23] tra le quali Paperino e il misterioso Mister Moster di Guido Martina e Giovan Battista Carpi.[24] Il numero delle pagine è 100 con le uniche eccezioni rappresentate dal primo numero dell'anno (106), che ospita l'ultimo numero della rubrica "Toposport", e dall'ultimo numero dell'anno (129) che essendo uno speciale natalizio ha 132 pagine e per questo numero costa 100 lire, 20 in più del solito.[23] Nel 1956 fino a settembre il prezzo rimane 80 lire ma dal n° 148 le pagine diventano 132 e il prezzo passa a 100 lire. A partire dal n° 145 spariscono dalla costa di copertina le immagini con i personaggi disneyani.[25] Nel 1957 dal n° 165 il disegno della costa è caratterizzato da un motivo a quadretti bianchi e rossi o bianchi e blu e vengono prodotte 30 storie italiane[26]. Nel 1959 dal n° 220 le pagine sono metà a colori e metà in bianco e nero alternativamente.[27]

Anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 giugno 1960 la testata diventa settimanale con il n° 236[28] e l'anno successivo dal n° 289 diventa tutto a colori. Da ottobre 1963 il prezzo sale a 120 lire e il numero delle pagine a 148.[29] Viene pubblicata la famosa parodia Paperino fornaretto di Venezia di Osvaldo Pavese e Giovan Battista Carpi.[30] Nel 1965 a causa di uno sciopero il n° 479 verrà integrato nel n° 480.[31] Viene pubblicato il n° 500 (che è quindi in realtà il 499º) che ha 180 pagine e costa 150 lire e contiene in allegato una lettera di Walt Disney che si complimenta con il direttore Mario Gentilini per il traguardo raggiunto.[32] Nel 1966 nel n° 578 viene data notizia della morte di Walt Disney. Nel 967 con il n° 605 la grafica del dorso assume il fondo giallo utilizzato ancora oggi.[33] Inoltre Giorgio Cavazzano esordisce con la storia Paperino e il singhiozzo a martello pubblicato nel n°.[34]

Dal 1969 l'influenza della pubblicità fa sì che il numero di pagine diventi variabile.[35] Nello stesso anno esordisce Paperinik nel n° 706 nella a storia Paperinik il diabolico vendicatore[36] e dal n° da 708 al n° 713 viene presentata l'iniziativa editoriale Operazione Dollaro, un concorso che mette in palio premi e monete dorate.[36]

Anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del decennio la redazione si trova con una carenza di sceneggiatori e si decide di avvalersi degli stessi disegnatori nell'ideazione delle storie oltre a cercarne di nuovi come Abramo e Giampaolo Barosso.[37] Il 1973 è segnato dall'Operazione Quack, una lunga iniziativa editoriale con gadget allegati per 11 settimane all'albo e che permetteva di collezionare francobolli dorati dedicati ai diversi personaggi Disney. Il francobollo veniva accompagnato da una storia che riguardava il personaggio raffigurato impegnato nella soluzione del mistero del totem decapitato.[38]

Altra iniziativa l'anno successivo con l'Operazione Monaco 74, in occasione del Campionato mondiale di calcio, con allegati album e figurine dedicate ai mondiali.[39] In questo stesso anno Guido Martina e Giovan Battista Carpi creano la coppia Topolino Kid e Pippo sei colpi.[40] Il traguardo del millesimo numero viene raggiunto il 26 gennaio 1975 (in realtà corrisponderebbe al 999-esimo considerando come numero unico il n° 479/480).[41]

Altro concorso nel 1979 quando a partire dal n° 1211 per 16 settimane venne lanciato il concorso Occhio al numero con il quale su ogni copia veniva stampato un diverso numero i cui possessori se estratti si aggiudicavano diversi premi.

Anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Dopo quasi trent'anni nel 1980 cambia per la prima volta direttore: Mario Gentilini passa il testimone a Gaudenzio Capelli. Dal n° 1305 cambia lievemente anche la grafica di copertina. Nel 1982 vengono pubblicate ben tre saghe a fumetti: La Spada di Ghiaccio di Massimo De Vita e due famose parodie di Guido Martina, Il Milione di Marco Polo e Paperino e il Vento del Sud disegnate rispettivamente da Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi ispirate a uno sceneggiato televisivo RAI del tempo e al film Via col vento rispettivamente. Ci fu poi l'abbinamento al programma televisivo Topolino show di Rete 4 (all'epoca di proprietà della Mondadori) in cui ogni settimana veniva proposto un personaggio da indovinare ritratto in una caricatura di Scarpa.[42] Il traguardo del numero 1500 (che in realtà è il 1498-esimo) si raggiunge nel 1984 e viene allegata una targa metallica riproducente la copertina.

La Walt Disney Company Italia subentra alla Mondadori dopo più di cinquant'anni nel 1988 e il n°1701 è l'ultimo pubblicato dall'editore italiano [43], in copertina sulla costa gialla il cambio viene evidenziato con un profilo stilizzato di Topolino che prende il posto del logo dell'editore milanese. Nello stesso anno per le storie di produzione italiana (riconoscibili dal codice I-xxxx, che sta per il numero di Topolino) sono indicati per la prima volta gli autori dei testi e dei disegni. Dallo stesso anno iniziano a uscire annualmente i primi gadget estivi come un orologio biodegradabile o la macchina fotografica con cui il settimanale supera il milione di copie vendute.

Anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1994 vengono pubblicate solo storie italiane e nello stesso anno esce il n° 2000 (in realtà il 1998-esimo) con 385 pagine e in allegato una cornice riproducente una versione in tre dimensioni della copertina di Giorgio Cavazzano.

Dal 1993 al 1996 dalla testata spariscono gradualmente alcune rubriche storiche come Qui Paperino Quack, in cui la redazione sotto le spoglie di Paperino, rispondeva alle lettere dei lettori, Saranno famosi, raccolta di foto dei lettori, Cambi e scambi in cui i lettori pubblicavano annunci e il calendario, un'agenda presente sotto vari nomi e aspetti grafici sin dagli anni '80 in cui venivano inserite curiosità, notizie, compleanni di personaggi famosi che dopo un ridimensionamento nel 1995 sparirà l'anno successivo. Con il n° 1936 del 3 gennaio 1993 cambia formato passando da 13 cm a 14 cm di larghezza e con il n° 2115 dell'11 giugno 1996 dalla costa spariscono i contorni rossi delle scritte ed il simbolo di Topolino da nero e piatto diviene rosso e tridimensionale.

Dal 1996 parte un deciso restyling con il quale il dorso diventa completamente giallo e compare il codice a barre e l'indirizzo del sito internet della Disney. A dicembre 1998 cambia la struttura stessa della testata: dal blocco storie-rubriche-storie, si passa a un'alternanza tra storie e rubriche. Il n° 2243 è interamente dedicato al 70° compleanno del personaggio. Dopo Gaudenzio Capelli, che lascia la direzione nel 1994 arriva Paolo Cavaglione dal 1994 al 1999, e Gianni Bono dal 1999 al 2000.

Anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

La copertina del numero 3042

Dal 2000 si hanno altre modifiche della veste grafica. La direzione poi è affidata dapprima a Claretta Muci (2000 - 2007) e poi Valentina De Poli (dal 2007). Arrivano nuovi autori usciti anche dall'Accademia Disney e continua la tradizione di realizzare parodie ispirate stavolta anche a prodotti televisivi come Paperino e il Grande Zio (2000) e Zio Paperone e l'isola dei granosi (2004) che parodiano i reality show, e Paperina di Rivondosa (2005) ispirata a uno sceneggiato televisivo. Dal 2007 con il n° 2717 cambia completamente la veste grafica e le copertine tendono sempre più a essere ispirate alla storia principale[44]. Dal n° 2430 del 2 luglio 2002 in copertina viene tolta la scritta Walt dalla scritta Walt Disney, analogamente a quanto accade sulle altre testate Disney.[45][46] Vi è un ulteriore avvicinamento al pubblico più giovane anche se sotto la nuova direzione si cerca di rendere la lettura interessante anche per un pubblico più maturo. I temi più trattati nelle rubriche sono l'ambiente, lo sport e lo spettacolo ma non mancano rubriche a carattere scientifico e geografico.

Anni duemilaedieci[modifica | modifica wikitesto]

Il n° 2902 del 6 luglio 2011 è il primo numero disponibile anche in digitale in occasione del restyling del settimanale.[47]

Il 22 maggio 2013 esce in edicola Topolino n° 3000 (in realtà il 2998 esimo) in edizione speciale con un formato doppio rispetto al normale di 324 pagine. Dal 2 ottobre dello stesso anno, col n° 3019, dopo 25 anni e 1317 numeri, la testata passa dalla Disney Italia alla Panini Comics, con tanto di copertina celebrativa, in cui Topolino imita la celebre rovesciata dell'album dei calciatori Panini.[18]

Scuola italiana[modifica | modifica wikitesto]

« Il successo di Topolino spinge il direttore a creare un nucleo di disegnatori e sceneggiatori, i futuri Disney italiani »
(Luca Boschi, Topolino Story volume 1)
Romano Scarpa, uno tra i più grandi Disney italiani

La testata, diversamente dalla sua precedente incarnazione a giornale, presenta solo storie con personaggi della Disney realizzati da autori americani come Gottfredson e Barks ma anche altre realizzate da autori italiani. Inizialmente vengono realizzate da autori italiani solo le copertine (Ambrogio Vergani, Michele Rubino e lo stesso Mario Gentilini, direttore della testata) ma già dal n°7 compare la prima storia realizzata in Italia scritta da Guido Martina e disegnata da Angelo Bioletto: L'Inferno di Topolino, parodia interpretata dai personaggi Disney dell'Inferno dantesco.[48] A questi autori se ne affiancheranno molti altri quali Ennio Missaglia, Abramo Barosso, Luciano Bottaro, Romano Scarpa e che porterà l'Italia a realizzare il 75% della produzione mondiale di fumetti Disney.

Nella lunga vita editoriale della testata si trovano diverse cifre stilistiche: da quello iniziale di Martina, seguito da Missaglia, Barosso, Dalmasso con atmosfere noir, a quella di Chendi che partendo dallo stile di Martina concepisce un'opera più approfondita simile al lavoro di Barks inserendo più frequentemente situazioni comiche e leggere nelle sue storie.[49] più recentemente si è avuta una svolta tendente al comico anche se le epiche avventure delle origini sono spesso riprese da artisti come Rudy Salvagnini, Giorgio Pezzin, Carlo Panaro, Fabio Michelini (capace di fondere la scuola italiana di Martina con gli elementi classici delle storie di Barks),[50] cui si aggiunge Rodolfo Cimino che ha interpretato in maniera originale e personale le grandi epopee avventurose barksiane.[49] Fra i disegnatori i principali sono Giovan Battista Carpi che ha influenzato una gran numero di giovani artisti,[51] Luciano Bottaro che ha fuso nel stile gli insegnamenti di Gottfredson e Barks, Angelo Bioletto, Romano Scarpa nel doppio ruolo di scrittore e disegnatore, per arrivare a Giorgio Cavazzano e Massimo De Vita, figlio del celebre Pier Lorenzo che alcuni decenni prima aveva disegnato il Tuffolino del periodo bellico.[52]

Fasi della rivista[modifica | modifica wikitesto]

Data la lunga vita editoriale della testata è possibile suddividerla in periodi in funzione dell'editore, della periodicità e dalla veste grafica[14][53][54].

Numeri progressivi Numeri pubblicati Data Periodicità copertina Editore
1-39 39 aprile 1949 - marzo 1952 mensile Mondadori
40-235 196 10 aprile 1952 - 25 maggio 1960 quindicinale Mondadori
236-604 369 5 giugno 1960 - 26 giugno 1967 settimanale dorso a quadretti Mondadori
605-1701 1097 2 luglio 1967 - 3 luglio 1988 settimanale dorso giallo Mondadori
1702-3018 1317 10 luglio 1988 - 1º ottobre 2013 settimanale dorso giallo Walt Disney Company Italia
dal 3019 In corso 8 ottobre 2013 - In corso settimanale dorso giallo Panini Comics

Dati di vendita[modifica | modifica wikitesto]

« Topolino formato libretto è una vera rivoluzione destinata a influenzare per decenni i costumi degli italiani »
(Luca Boschi, da Topolino Story volume 1)

Per molto tempo è stato il fumetto più venduto in Italia. Inizialmente le vendite si attestavano sulle 400 000 copie per poi incrementarsi e avvicinarsi al milione. Nella seconda metà degli anni '70 le vendite calarono a 150 000. Nel 1980 erano 250 000. Si risollevarono ulteriormente nel corso degli anni '80 ritornando a toccare e a superare, nei primi anni 90, un milione di copie vendute[55]. Dagli anni novanta in poi si ha un nuovo calo, ritornando tuttavia per un breve periodo ai livelli di vendita precedenti. Nel 2007 i dati dell'Accertamenti Diffusione Stampa, riferiti all'anno mobile Ads marzo 2006 – febbraio 2007, indicano circa 260 000 copie vendute settimanalmente, in calo dell'11% rispetto all'anno precedente.[56] È il secondo fumetto venduto in Italia dopo Tex, che però è mensile, mentre Topolino esce ogni settimana.[57] In seguito le vendite subiscono un nuovo drastico calo (a marzo 2013 si assestano a 56 000 copie settimanali)[58] e si fa strada l'ipotesi di una vendita della pubblicazione alla Panini Comics[59] avvenuta effettivamente ad ottobre 2013[60].

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

I gadget[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni vari gadget sono stati allegati alla testata. I primi sono stati delle figurine già nel 1951 (Topolino nº 29) e in seguito il giornale allegherà occhiali 3D (Topolino nº 75, 25 settembre 1953), francobolli, modellini e monete con l'Operazione Dollaro (Topolino dal nº 708 al nº 713, 22 giugno - 27 luglio 1969), ma anche manuali e cataloghi. Dal 1989 si inaugura una nuova fase allegando in omaggio ogni estate un gadget distribuito in più parti da montare insieme una volta completata la raccolta.

A settembre 2015, dal n° 3120 al n° 3123, viene lanciata l'iniziativa Paperi che valgono oro: 4 monete da collezione ispirate a Zio Paperone, Rockerduck, Gastone e Paperino e disegnate da Giorgio Cavazzano.

Nel 2016 il gadget estivo è sostituito dall'iniziativa I Grandi Campioni di Topolino: 12 medaglie da collezione ispirate ai personaggi del mondo Disney e a vari sport olimpici, tutte disegnate da Alessandro Perina, di cui cinque allegate sui numeri dal n° 3166 al n° 3170 e le restanti su altri mensili Panini Comics.

Curiosità ed errori di stampa[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni '40 agli anni '60[modifica | modifica wikitesto]

  • Il n° 241 del 10 luglio 1960 in quarta di copertina raffigura Paperino con tre braccia.[28][61]
  • Il n°479/80 del 7 febbraio 1965 è il primo numero che ha il doppio numero in copertina per sciopero sindacale.[62][63]

Anni '70 e '80[modifica | modifica wikitesto]

  • il n° 820 del 15 agosto 1971 riporta la stessa copertina del numero 280.
  • il n° 874 del 27 agosto 1972 riporta la stessa copertina del numero 414.
  • il n° 901 del 4 marzo 1973 riporta la stessa copertina del numero 161.
  • Il n° 999 del 19 gennaio 1975 riporta la stessa copertina del numero 151[64].
  • Il n° 1019 dell'8 giugno 1975 riporta la stessa copertina del numero 119.
  • il n° 1053 del 1 febbraio 1976 riporta la stessa copertina del numero 198.
  • Il n° 1055 del 15 febbraio 1976 riporta la stessa copertina del numero 413.
  • il n° 1060 del 21 marzo 1976 riporta la stessa copertina del numero 359.
  • il n° 1171 del 7 maggio 1978 riporta la stessa copertina del numero 793. [65][66]
  • Il n° 1315 dell'8 febbraio 1981 riporta la stessa copertina del numero 843.[67][68]
  • Il n° 1370 non è mai stato stampato per sciopero e dopo il n° 1369 venne pubblicato il n° 1371; sull'albo fuori serie Topolino Speciale Estate n° 1 pubblicato poco dopo comparve una storia con la sigla "I1370" riportata nella prima tavola e che quindi avrebbe dovuto comparire sul n° 1370[69][70].
  • Il n° 1415 del 9 gennaio 1983 nella storia a pagina 44 c'è un altro nipotino oltre a Qui, Quo e Qua.
  • il n° 1419 del 6 febbraio 1983 riporta la stessa copertina del numero 1319.[71]
  • Il n° 1530/31 del 31 marzo 1985 è il secondo che ha il doppio numero in copertina per sciopero sindacale.[72]

Anni '90[modifica | modifica wikitesto]

  • Il n° 1850, del 12 maggio 1991, è privo di rubriche a causa di uno sciopero.[73]
  • Il n° 1923 del 4 ottobre 1992 manca la dicitura Walt Disney in copertina, a causa di un errore di stampa.[74]
  • Il n° 1934 del 20 dicembre 1992 riporta in copertina la data corretta di uscita ma a pagina 5 indica erroneamente la data del 13 dicembre 1992.
  • Il n° 1965 del 25 luglio 1993 raggiunge la tiratura record di 1 100 285 copie.[75]
  • Il n° 2085 del 14 novembre 1995 è privo di rubriche.

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel n° 2526 del 27 aprile 2004 la data stampata sul fascicolo risulta essere il 20 aprile 2004, la stessa data del numero 2525.[76]

Anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

  • Il n° 2979 del 26 dicembre 2012 riporta la stessa copertina del n.1 di Topolino giornale in occasione dell'80º anniversario dell'uscita dello stesso.[77]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Un'indagine realizzata nel 2012 su Topolino ha rivelato che una buona percentuale dei suoi lettori non è in grado di comprendere alcune parole presenti nei baloon del celebre settimanale a fumetti. La notizia in sé potrebbe anche non essere particolarmente clamorosa se le parole in questione non fossero piuttosto comuni: si va da erudito a nemesi, da incombenza a diafano, passando per turpiloquio e retrogrado.[78]
  • In Spagna nel 1976 esordì una testata Don Miki che riprendeva il formato di Topolino a libretto mantenendo anche la caratteristica costina gialla[79][80].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Topolino Story 1949, pagina 180
  2. ^ a b c Dati ADS
  3. ^ Dato ottenuto sommando alle copie digitali mediamente vendute nel periodo (357) il numero medio nel periodo di abbonati (56 351), che ricevono sia la copia cartacea che quella digitale
  4. ^ TOPOLINO Giornale, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 9 marzo 2017.
  5. ^ FFF - TOPOLINO libretto Mondadori, su www.lfb.it. URL consultato il 9 marzo 2017.
  6. ^ Topolino Story 1949, pagina 12
  7. ^ FFF - TOPOLINO libretto Disney, su www.lfb.it. URL consultato il 9 marzo 2017.
  8. ^ Topolino - Home, su www.topolino.it. URL consultato il 9 marzo 2017.
  9. ^ Topolino nº2500 28 ottobre 2003
  10. ^ Topolino fumetti rari |Fumettirari.com, in Fumettirari.com, 23 febbraio 2017. URL consultato il 9 marzo 2017.
  11. ^ Topolino libretto: fumetti, numeri rari, valore, in Fumettirari.com, 1º luglio 2016. URL consultato il 9 marzo 2017.
  12. ^ Mario Morcellini, Alberto Abruzzese, Donatella Scipioni, Carocci, Il Mediaevo: TV e industria culturale nell'Italia del XX secolo Volume 290 de Università, 404, 2001.
  13. ^ Topolino Story 1949, pagina 180-181
  14. ^ a b c FFF - TOPOLINO libretto Mondadori, su www.lfb.it. URL consultato il 9 marzo 2017.
  15. ^ Topolino Story 1949, pagina 181
  16. ^ TOPOLINO libretto (Collezionismo Fumetti - Collecting Comics), su www.collezionismofumetti.com. URL consultato il 9 marzo 2017.
  17. ^ Topolino: 70 anni di carta, pp.223-224
  18. ^ a b La copertina del primo numero di Topolino di Panini Comics, ilpost.it, 26 settembre 2013. URL consultato il 27 settembre 2013.
  19. ^ TOPOLINO libretto n.1 (Collezionismo Fumetti - Collecting Comics), su www.collezionismofumetti.com. URL consultato il 9 marzo 2017.
  20. ^ Topolino Story 1949, pagina 182
  21. ^ Topolino Story 1952, pagina 178
  22. ^ Topolino Story 1953, pagina 178
  23. ^ a b Topolino Story 1955, pagina 178
  24. ^ Topolino Story 1955, pagina 10
  25. ^ Topolino Story 1956, pagina 178
  26. ^ Topolino Story 1957, pagina 178
  27. ^ Topolino Story 1959, pagina 178
  28. ^ a b Topolino Story 1960, pagina 178
  29. ^ Topolino Story 1963, pagina 178
  30. ^ Topolino Story 1964, pagina 78
  31. ^ Topolino Story 1965, pagina 178
  32. ^ Topolino Story 1965, pagina 8
  33. ^ Topolino Story 1967, pagina 8
  34. ^ Topolino Story 1967, pagina 11
  35. ^ Topolino Story 1969, pagina 178
  36. ^ a b Topolino Story 1969, pagina 8
  37. ^ Topolino Story 1970, pagina 10
  38. ^ Topolino Story 1973, pagina 8
  39. ^ Topolino Story 1974, pagina 8
  40. ^ Topolino Story 1974, pagina 10
  41. ^ Topolino Story 1975, pagina 6
  42. ^ FFF - TOPOLINO libretto Disney, su www.lfb.it. URL consultato il 13 febbraio 2016.
  43. ^ Topolino Story 1949, pagina 10
  44. ^ Accademia Disney, disney.it. URL consultato il 28 gennaio 2008.
  45. ^ n°2429, outducks.org. URL consultato l'8 febbraio 2008.
  46. ^ n°2430, outducks.org. URL consultato l'8 febbraio 2008.
  47. ^ n°2902, coa.inducks.org. URL consultato il 9 febbraio 2012.
  48. ^ Topolino: 70 anni di carta, p.94
  49. ^ a b Topolino: 70 anni di carta, p.95
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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