Binocolo

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Il binocolo è uno strumento ottico per l'osservazione ingrandita, come la semplice lente di ingrandimento, il cannocchiale, il microscopio e il telescopio, ma con la fondamentale differenza che è stato concepito per sfruttare la visione binoculare del nostro apparato visivo (dal latino scientifico del secolo XVII binocŭlus, composto di bīnus ‘a due a due’ e oculus ‘occhio’), come gli occhiali.

Eschenbach Consul 10x40 Ww
Binocolo Classico

Il binocolo è l'insieme ben accoppiato di due cannocchiali identici, uno per ogni occhio (chiamato, dai Francesi, "jumelles" gemelli), incernierati parallelamente ad un singolo cardine meccanico centrale (o in alcuni casi, anche ad un doppio cardine), anch'esso parallelo ai due cannocchiali, e necessario per regolare in modo facile, preciso e veloce, la corretta distanza interpupillare di ogni osservatore. Questo meccanismo permette quindi di adattare la larghezza dei due oculari dello strumento (la parte dove poseremo gli occhi), alla larghezza individuale degli occhi di qualsiasi utente, con una tolleranza di interfacciamento che è in genere tra 54 e 72 mm circa, per poter godere al meglio della più performante visione binoculare.

Il binocolo ha il potere di "ingrandire" tutto ciò che viene osservato, a qualsiasi distanza possibile, e in alcuni casi (in base ai vari modelli più adatti) può anche "schiarire" le immagini, nelle condizioni di più bassa luminosità rispetto a quella diurna. In questo modo rende possibile rivelare alcuni oggetti che risulterebbero invisibili ad occhio nudo, aumentando le normali capacità di osservazione.

Utilizzato sia nell'osservazione terrestre, per oggetti distanti da pochi centimetri (piccola fauna, insetti, fiori, ecc) fino a svariati chilometri (panorami, nuvole, aerei, ecc), che nell'osservazione extraterrestre, per oggetti molto distanti come la Luna e le stelle. Quindi, è uno strumento ottico con un vasto campo di applicazioni, che per quanto riguarda gli ingrandimenti, si posiziona idealmente tra il microscopio e il telescopio (strumenti piuttosto specifici, ma fondamentalmente monoculari), permettendone l'uso a mano libera ed un più comodo trasporto, facilitato da pesi e dimensioni ragionevoli. Anche se, ovviamente, esistono binocoli molto più grandi e più pesanti, da stativo o addirittura per postazioni fisse (non trasportabili).

Caratteristiche ottiche[modifica | modifica wikitesto]

La funzione basilare del binocolo è quella di aumentare l'ingrandimento di osservazione, rispetto alla normale visione ad occhio nudo, mantenendo però una visuale binoculare, che normalmente procura anche un maggior dettaglio (fino ad un massimo del 240%, rispetto alla visione monoculare) ed una maggiore luminosità relativa degli oggetti, più o meno illuminati (fino al 150% rispetto alla visione monoculare). Ma è uno strumento più critico, rispetto agli strumenti monoculari, poiché ad ogni regolazione meccanica deve mantenere una perfetta condizione di collimazione dei due cannocchiali ed evitare lo sdoppiamento delle immagini (affaticante per gli occhi), e deve anche mantenere la coerenza di focalizzazione con entrambi gli occhi. Quindi anche la qualità meccanica è molto importante.

Per compensare le eventuali tolleranze termiche del sistema ottico-meccanico e per adattare eventuali differenze tra un occhio e l'altro (ametropia), ogni strumento binoculare deve avere una regolazione diottrica (una sorta di micro regolazione della messa a fuoco) posizionata spesso in uno dei due oculari (a destra o a sinistra), oppure posta direttamente nella meccanica di regolazione centrale della messa a fuoco interna (che comunque condiziona uno solo dei due cannocchiali del binocolo, o destro o sinistro). Altri strumenti con messa a fuoco indipendente (non centralizzata), offrono la possibilità di regolare la diottria in modo indipendente su entrambi gli oculari (o destro o sinistro, a scelta).

I primi binocoli, storicamente documentati, furono costruiti partendo dallo schema dei cannocchiali galileiani (di Galileo Galilei) usati all'epoca. Ma siccome questa tipologia, presenta caratteristiche limitanti (campo visivo molto stretto e bassi ingrandimenti possibili), oggi vengono costruiti e venduti quasi esclusivamente i binocoli prismatici, più versatili, ma anche un po' meno luminosi e più pesanti.

Binocolo Prismatico.jpg

Lo schema ottico del binocolo prismatico è costituito da tre parti principali: l'obiettivo, il prisma e l'oculare (uno per ogni cannocchiale).

Se l'obiettivo raccoglie la luce, producendo un'immagine generalmente più piccola del campo osservato, l'oculare, come fosse un microscopio, andrà a focalizzare quell'immagine da una distanza talmente ravvicinata (qualche millimetro, tra 8 e 24 mm circa) da creare l'ingrandimento voluto. Ed è proprio il rapporto tra la lunghezza focale degli obiettivi e quella degli oculari, a determinare l'ingrandimento dello strumento. Ma, come succede con ogni obiettivo fotografico o ogni telescopio, anche l'immagine degli obiettivi del binocolo, arriva invertita sul piano focale, speculata destra-sinistra e capovolta sotto-sopra. Per cui, sarà necessario intromettere nel percorso della luce, un sistema prismatico di raddrizzamento delle immagini (specchi o prismi in vetro ottico), prima che vengano osservate dall'utente.

In genere, questi prismi sono sistemati all'interno dello strumento, nel percorso finale della luce degli obiettivi, e raddrizzano totalmente le immagini, qualche millimetro prima del piano focale, che sarà poi osservato dagli oculari (e che spesso si trova all'interno del corpo oculare, delimitato da un diaframma di campo).

Prismi[modifica | modifica wikitesto]

Binocolo con prismi di Porro (sinistra) e a tetto (destra)

Ogni sistema prismatico è normalmente costituito da una coppia di prismi, ravvicinati o collati tra di loro e prende generalmente il nome dell'inventore del sistema o del prisma.

I sistemi maggiormente usati nei progetti moderni, vedono la tipologia "Porro" e la tipologia "a tetto". La differente configurazione schematica, nel percorso della luce, determina in pratica due morfologie di binocoli ben distinte e facilmente riconoscibili a livello estetico. Il primo è generalmente più corto e largo (Porro), mentre il secondo è più stretto e lungo (a tetto).

I sistemi prismatici che risultano essere più efficaci, sono quelli col numero minore di riflessioni interne e di passaggi aria-vetro, dove perderebbero una percentuale di luce trasmessa. I migliori sono quelli con sole 4 riflessioni interne e 2 passaggi aria-vetro (ingresso e uscita), ma con le dovute differenze:

  • Binocoli con prismi di Porro – sistema sviluppato nel 1850 da Ignazio Porro, che ha dato vita alla configurazione più tradizionale dei binocoli e che, nonostante ad oggi sia composto di almeno 4 varianti con alcune differenze (Porro "comune", Porro-uno, Porro-due e Porro-Perger), è l'unico sistema che raddrizza le immagini per intero, ogni volta (non sdoppiate, come accade con i prismi a tetto). Quando il sistema è "collato" (prismi incollati dal produttore), produce sole 4 riflessioni totali e 2 passaggi aria-vetro, restando il miglior sistema prismatico binoculare finora ideato. Ma questo sistema crea un percorso cosiddetto ad S, che trasla gli assi ottici di ingresso rispetto a quelli di uscita: gli obiettivi risultano disassati rispetto agli oculari (come in foto sopra, a sinistra). Così, in genere questo sistema viene sfruttato per gli strumenti in cui è necessario "disallineare" verso l'esterno gli obiettivi, lasciando spazio ad aperture superiori a 50 mm. E infatti, è la scelta più economica, coi risultati migliori, e quasi obbligatoria per ottenere binocoli ad alto ingrandimento, adatti anche alla "visione notturna" (es, 25x100). Ma può essere utilizzato anche nel cosiddetto modo "invertito", per creare speciali binocoli con messa a fuoco estremamente ravvicinata. Le aperture più piccole (in genere, 20–28 mm) e gli obiettivi più stretti (vicini) rispetto agli oculari, sono necessari per produrre buone immagini di oggetti molto vicini (finanche a 50 cm).
  • Binocoli con prismi a tetto – sistema sviluppato inizialmente da Amici, ma oggi usato tramite vari schemi differenti, dei quali i due più adottati: 1) l'Abbe-König, il più pesante e lungo, ma anche il più luminoso di questa tipologia, poiché quando collato produce solo 4 riflessioni e 2 passaggi aria-vetro (come il Porro collato), e 2) lo Schmidt-Pechan con più bassa luminosità, in quanto necessita di 6 riflessioni interne e 4 passaggi aria-vetro, ma anche il più economico, leggero e compatto, e quindi il più spesso usato nei binocoli portatili. Infatti, i migliori binocoli tascabili (pocket) e non solo i migliori, usano quasi esclusivamente i prismi a tetto S-P. I prismi a tetto tendono a formare una coassialità tra le lenti obiettive e le lenti oculari (es, foto sopra, a destra), producendo strumenti piuttosto stretti (e a volte un po' troppo lunghi), ma tutti i tipi necessitano di una adeguata correzione di fase della luce, poiché la riflessione nel tetto scompone a metà le immagini, creando sdoppiamenti e interferenze, causando sia cali di risoluzione ottica che cadute di contrasto delle immagini. Questa correzione, entrata nelle produzioni moderne degli anni ottanta, ha sicuramente procurato un grande miglioramento rispetto al passato, stimolando le vendite e la moda dei "binocoli a tetto" che tuttora spopolano nel mercato più comune. Ma resta un grave inconveniente caratteristico di tutti i sistemi a tetto, che per la polarizzazione della luce (usata nella correzione) può creare fenomeni di brillanza tremolante, avvertita da molti utenti. Tra i sistemi a tetto, è giusto citare anche il prisma Uppendhal, utilizzato della Leitz per alcuni suoi microscopi ed alcuni binocoli, tipo gli Amplivid e i primi Trinovid (ma ancora senza correzione di fase).

Parametri tecnici principali[modifica | modifica wikitesto]

I binocoli vengono caratterizzati principalmente dal loro formato (es, 6x30, 7x50, 8x40, 10x35, 10x50, ecc.), il quale descrive tecnicamente l'ingrandimento col primo numero e l'apertura col secondo. Ad esempio, in un binocolo 10x50, il primo numero (10x) rappresenta il valore dell'ingrandimento valido per gli oggetti all'infinito[1], mentre il secondo (50) indica in millimetri il diametro della lente dell'obiettivo, che coincide generalmente anche col valore nominale della cosiddetta "pupilla d'ingresso" dello strumento e quindi indica la quantità di luce che entra, ma non quella che esce, verso l'occhio. Infatti, la cosiddetta "luminosità" del binocolo è data dal valore della pupilla d'uscita (pu), che viene calcolata dividendo il valore di apertura (pupilla d'ingresso) per il fattore di ingrandimento. Ad esempio, per i binocoli 10x50, la pu nominale misura 50 mm : 10×  =  5 mm di diametro. Quindi, non è sufficiente il solo valore della apertura, ma è sempre importante anche il fattore di ingrandimento dello strumento.

Un'altra specifica tecnica, che di solito viene stampata sul corpo dello strumento, al pari del formato, è la dimensione del campo visibile o campo visivo, espressa in metri (o feet), oppure in gradi angolari. In pratica indica la quantità di spazio (o fetta di mondo) che è visibile con quello strumento.

Quasi tutti i binocoli son dotati di un sistema di messa a fuoco, in grado di agire meccanicamente su entrambi i cannocchiali (destro + sinistro), tramite una singola regolazione centrale (CF), oppure in modo indipendente (IF) su ogni singolo cannocchiale (o destro o sinistro). La regolazione centralizzata (CF) può essere interna (tramite lente di focalizzazione di una parte dell'obiettivo), usata più spesso nei "binocoli a tetto", o esterna (sugli oculari) usata più spesso nei "binocoli Porro". La regolazione indipendente (IF) è più spesso esterna e suddivisa in scale di diottrie, con valori da almeno +/- 5 e fino ad anche +/- 12D. La regolazione del fuoco consente di variare la focalizzazione ottica del binocolo, da una distanza minima ai valori che vanno solitamente anche oltre l'infinito, per almeno due motivi: 1) per poter focalizzare perfettamente il fuoco all'infinito (es, le stelle) in qualsiasi condizione ambientale (caldo o freddo), e 2) per dare la possibilità di utilizzare il binocolo senza occhiali, anche dagli utenti miopi.

La stazza (dimensioni e peso) è un'altra specifica fondamentale nella scelta del binocolo, ma soprattutto il peso o meglio, la ripartizione del peso (bilanciamento). Uno strumento bilanciato col peso maggiore verso gli oculari, offre un maggiore conforto di utilizzo e in genere porta a migliorare le osservazioni.

Queste quattro specifiche (ingrandimento, pupilla d'uscita, stazza e campo visivo), sono quasi sempre fondamentali nella scelta dello strumento, alle quali si aggiungono in maniera più o meno soggettiva anche l'estrazione pupillare, la minima distanza di fuoco, la larghezza interpupillare, la trasmissione della luce, la tipologia dei prismi, la qualità ottica, quella meccanica, e varie altre.

Ingrandimento[modifica | modifica wikitesto]

L'ingrandimento può essere interpretato in due modi differenti: uno come ingrandimento visivo o angolare dell'oggetto, dato dal rapporto tra le dimensioni lineari (altezza o larghezza) della sua immagine rispetto a quella visita ad occhio nudo, e l'altro come avvicinamento virtuale dell'osservatore verso l'oggetto (una riduzione della distanza proporzionale all'ingrandimento).

Osservando ad esempio con un binocolo 10x, l'oggetto viene ingrandito 10 volte rispetto alla normale visione ad occhio nudo; ossia, l'oggetto apparirà ai nostri occhi 10 volte più alto e 10 volte più largo, quindi 10 volte più grande, rispetto alla dimensione vista senza il binocolo.

Oppure, si può anche idealizzare che il binocolo 10x ci "avvicina" virtualmente agli oggetti, fino ad 1/10 della distanza reale di osservazione. Così, ad esempio, se siamo realmente distanti 1 000 metri da un oggetto, osservando con un binocolo 10x, l'oggetto apparirà grande come se ci fossimo avvicinati fino a 100 metri di distanza, per osservarlo senza il binocolo (ad occhio nudo).

In realtà però non sarà propriamente così. Quando l'avvicinamento è reale, la prospettiva (punto di vista) cambia. E cambia anche la percezione tridimensionale, rispetto alla visione da 1'000 metri. L'ingrandimento (col binocolo) comporta una alterazione percettiva rispetto alla tipica visione ad occhio nudo (percezione naturale). Nel caso in particolare, si assiste ad uno schiacciamento dei piani nella profondità della scena, direttamente proporzionale al valore di ingrandimento e in rispetto alla visione che avremmo avuto ad occhio nudo, se trasportati realmente ad 110 della distanza di osservazione.

Alcuni binocoli permettono di attenuare questo schiacciamento (che comunque rimane), aumentando la sensazione di profondità, o per lo meno permettendo di mantenere una sensazione di tridimensionalità osservativa più verosimile e profonda, rispetto ad altri progetti. Alcuni utenti trovano vantaggi coi binocoli a prismi di Porro, per la maggior distanza tra gli obiettivi, che amplifica l'effetto stereoscopico. Mentre per altri utenti, questo aumento della parallasse, rende solo più false le immagini sommate. Ma lo spianamento del campo, che è divenuto una moda moderna, accentua spesso l'effetto di schiacciamento dei piani, indipendentemente dal sistema prismatico usato. Nonostante ciò, rimane il fatto che l'ingrandimento tenderà in ogni modo a "schiacciare" normalmente i piani nella profondità della scena. E per migliorare questi "inconvenienti", alcuni produttori studiano ed applicano accorgimenti ottici per rendere più tridimensionale l'esperienza offerta dal sistema ottico binoculare. Di certo, l'accorciamento delle focali (di obiettivi e oculari) per ridurre le dimensioni degli strumenti moderni (a corto rapporto focale), porta a forzare il potere diottrico delle lenti spianatrici e a ridurre enormemente la profondità di campo, aumentando l'effetto di schiacciamento e peggiorando le osservazioni, soprattutto quelle a lungo raggio e a più alto ingrandimento.

Il valore di ingrandimento è proporzionale all'aumento dei dettagli visibili degli oggetti, per cui la loro dimensione e la loro distanza, porta ogni volta a necessitare di adeguati ingrandimenti. Il valore di ingrandimento, dei binocoli per uso a mano libera, è piuttosto variegato: tra 2x e 30x circa (nei limiti estremi). La maggior produzione è però concentrata quasi totalmente intorno agli ingrandimenti 8x e 10x, rispecchiando in effetti com'è fatto il nostro occhio (sistema retinico). E dove il valore 9x indica in qualche modo quella linea virtuale che tende a dividere tra basso e alto ingrandimento binoculare.

La geometria della retina oculare è analoga a come funzionano i pixel di un sensore fotografico, basato sulla frequenza spaziale che ne determina la risoluzione (spaziale). Ovvero, servono almeno tre recettori per poter discriminare (separare visivamente) due punti immagine molto vicini. Dove l'esempio classico, della risoluzione ottica, è quello di separare una stella doppia. Per cui, il primo passo per poter discriminare minimamente i dettagli non ancora percepiti di un oggetto, è quello di ingrandirlo almeno di tre volte tanto (3x). E quindi il secondo passaggio per avere la certezza di ciò che è stato discriminato, è quello di ingrandirlo altre tre volte. A questo punto, il valore 3x3 (9x) diventa il punto cruciale di passaggio da una bassa risoluzione ad una alta risoluzione dei dettagli osservabili, da qualunque occhio. Siccome un maggior ingrandimento, significa anche una maggiore capacità di vedere i dettagli di ciò che osserviamo, superare la soglia dei 9x, per l'occhio significa anche vedere adeguatamente bene il mosso della mano. Ovvero, il mosso dell'immagine, creato dalla vibrazione e dal tremolio delle mani dell'osservatore, durante l'uso del binocolo. Così, con valori uguali e maggiori di 10x, il confronto con l'occhio nudo è già importante e piuttosto impressionante, tanto che molti utenti non riescono a controllare efficacemente questi binocoli più potenti. Mentre, con ingrandimenti uguali o inferiori a 8x, il confronto con l'occhio nudo è più "umano e comprensivo" (meno dettagliato), rendendo apparentemente più facile l'uso di questi binocoli. Addirittura, la struttura, la forma, l'ergonomia, la posizione dei comandi, il bilanciamento dei pesi e il peso stesso del binocolo, sono caratteristiche strumentali che determinano aumenti o riduzioni, a volte anche molto ampie, del mosso a mano libera.

Il valore di ingrandimento va considerato come l'indice di aumento diretto della risoluzione ottica a disposizione dei nostri occhi, e dunque anche dell'aumento proporzionale della visibilità dei dettagli. Ma la preferenza d'uso dei binocoli con differenti valori di ingrandimento, dipende sostanzialmente anche dalle capacità soggettive dell'utente e dalla tolleranza di accettazione dell'effetto mosso visibile, che è correlato all'aumento dei dettagli voluto. La somma delle capacità personali dell'utente, dell'esperienza d'uso e dell'ergonomia dello strumento, produce una tale vasta differenza di risultati, rispetto al mosso durante l'osservazione, che è impossibile stabilire a priori quale sia il miglior ingrandimento ideale per tutti (che infatti non esiste). Ogni esigenza di osservazione (dimensione dell'oggetto e distanza), che necessita di un ingrandimento particolare e il più adeguato possibile, trova sempre un compromesso migliore, e soprattutto individuale, disponibile tra le scelte. Ed anche se gli ingrandimenti più comuni e con la maggiore offerta commerciale sono quelli tra 6x e 12x, negli ultimi tempi (ultimi 20 anni) il trend si è spostato verso ingrandimenti maggiori: ovvero tra 7x e 18x.

Con i binocoli fino a circa 6x, l'immagine osservata rimane piuttosto stabile, ed è anche più facile valutare il reale ingrandimento dello strumento, rispetto alla visione ad occhio nudo (1x): osservando in modo diretto, la differenza tra l'immagine ingrandita e l'immagine dell'occhio senza il binocolo, mettendo un solo occhio nel binocolo e l'altro in posizione favorevole per vedere l'oggetto (es, l'occhio destro nel cannocchiale sinistro e l'occhio sinistro, libero dal binocolo). Mentre con gli strumenti 10x o con maggiori ingrandimenti, sono necessari dei riferimenti geometrici sempre più accurati, ed una maggiore stabilità di osservazione (più alcuni altri accorgimenti), per poter essere altrettanto precisi. E siccome i dettagli osservati sono su un livello più alto, rispetto ai formati tra 6x e 8x, è più facile vedere insieme al dettaglio anche il mosso della mano, che fa tremolare l'immagine. Questo non vuol dire che si perda dettaglio o che sia impossibile utilizzare a mano libera i binocoli 10x o anche di più (es, 15x ÷ 25x), poiché a mano libera non c'è nessun problema, nemmeno ad usare 100x (se l'utente è predisposto e portato a farlo), ma per alcuni utenti può diventare un impegno troppo importante usare anche 10x, a causa di una impossibilità pratica insuperabile. Per cui, in genere è preferibile rimanere in una zona di comfort, rinunciando a qualche dettaglio in più (tra 1x e 8x) ed avere in cambio maggiore luminosità allo stesso peso e solitamente anche un campo visivo un pò più ampio, ma soprattutto una visione con maggiore profondità di campo o nitidezza (intesa come zona a fuoco).

In genere, il maggior peso del binocolo tende a dare più stabilità, anche se diventa più faticoso da reggere in mano, per lungo tempo. Così, con i binocoli più potenti (es: 20x80) diventa necessario quasi sempre l'uso di un appoggio di ristoro, tipo il monopiede o di un montaggio più solido, come il treppiede, che ovviamente aumenta la percezione dei dettagli fino ai massimi livelli possibili dallo strumento.

Tra i supporti portatili, il monopiede è probabilmente la miglior soluzione di compromesso, per ottenere la visione più ferma e dettagliata, col minor peso traspostato (a costi inferiori). Ed è anche la più comoda da utilizzare in varie pratiche, come nell'osservazione stellare da una sdraio o come appoggio del peso, sia in piedi che da seduti. Anche se i sistemi a parallelogramma sono probabilmente i più comodi e funzionali nelle situazioni statiche. Ma molto spesso, è sufficiente soltanto appoggiare saldamente i gomiti ad un tavolo, ad uno steccato, al tetto della macchina o ad un qualsiasi supporto solido trovato in loco (roccia, tronco d'albero, ecc), oppure è sufficiente appoggiare il bordo dell'obiettivo ad un muro (un palo, un albero, ecc), per vedere immediatamente l'effetto di stabilizzazione "manuale" delle immagini. Al contrario, non è mai consigliato restare in piedi, dondolando maggiormente, per fare le osservazioni a mano libera, ed anche il solo sedersi sul terreno ed appoggiare i gomiti sulle ginocchia rannicchiate (quando è possibile), migliorerà di molto tutte le osservazioni.

L'eccezione a tutto questo, potrebbe essere costituita dai binocoli stabilizzati (strumenti con stabilizzatore d'immagine interno, meccanico e/o alimentato da batterie), progettati propriamente per l'uso a mano libera, che in teoria dovrebbero annullare il mosso della mano e dare dunque la possibilità a tutti gli utenti, di usare maggiori ingrandimenti, senza nessun "problema". Alcuni di questi strumenti servono per il controllo e il soccorso, fatto da veicoli in movimento, tipo auto, elicotteri, aerei, navi o imbarcazioni, e devono fornire immagini visibili utili. Ma vengono usati anche dai pescatori (sui pescherecci), dai cacciatori o da chiunque ne senta il bisogno per le proprie attività.

Per molti utenti, un ingrandimento tra 6 e 8 volte sarebbe più che sufficiente, e in genere per questi non servirebbe nemmeno la stabilizzazione. Ma per poter vedere più, di quello che è appena percepibile ad occhio nudo, è necessario valcare la soglia dei 9x, entrando in 10x, 12x o anche 18x, se serve. E in questi casi, sarebbe più utile uno stabilizzatore. Infatti, come è logico pensare, i binocoli stabilizzati dovrebbero fornire maggiori dettagli, sfruttanto gli alti ingrandimenti (maggiori di 9x). Ma anche questi strumenti innovativi hanno dei limiti fisici, oltre ai prezzi e ai pesi maggiori. In genere, anche i binocoli stabilizzati andranno comunque tenuti fermi il più possibile, per farli funzionare al meglio, e siccome sono spesso più pesanti di quelli "normali" (non stabilizzati), aumentando l'ingrandimento trovano più in fretta il paradosso della loro inutilità:

maggiore ingrandimento = maggior peso dello strumento => serve presto un supporto di ristoro per le braccia

Ma quindi, se serve un supporto per usare facilmente un 20x60 stabilizzato da 1,6 kg (ad esempio), a cosa serve il suo stabilizzatore?

Ovviamente, è possibile aumentare l'ingrandimento senza aumentare il peso dello strumento (nei limiti fisici), ma ciò produce anche una "proporzionale" caduta della luminosità di osservazione (in determinate situazioni) che potrebbe risultare inutilizzabile. Tuttavia, è possibile vedere in produzione anche qualche strumento con pupilla d'uscita inferiore a 2 mm, e anche tra i binocoli stabilizzati.

Messa a fuoco ravvicinata[modifica | modifica wikitesto]

Nelle specifiche del binocolo, è sempre data la distanza minima di fuoco (in genere, tra 1 e 10 metri), la quale comporta, in proporzione all'ingrandimento, un avvicinamento-virtuale molto simile alla tipica funzione dei microscopi a bassi ingrandimenti. Nella visione comune degli esseri umani, con occhi emmetropi (o senza disfunzioni), l'accomodamento alla distanza minima di focalizzazione dell'occhio nudo, è valutato come normale, da 7 cm per i lattanti e fino a 25 cm per gli adulti. Oltre questa distanza, è in atto convenzionalmente la patologia chiamata presbiopia. Dopo una certa età (tra 35 e 45 anni), l'occhio diviene presbite naturalmente, e perde la funzione di adattare il cristallino (che diventa più rigido) per poter focalizzare le distanze prossime. L'individuo presbite trova difficoltà a leggere il giornale o a vedere in modo nitido quello che c'è nel piatto dove mangia. Così, avrà bisogno dei cosiddetti occhiali da lettura, per focalizzare nuovamente fino a 25–35 cm di distanza. Detto questo, per fare un esempio, ogni binocolo 10× dotato di una escursione di messa a fuoco fino a 1 metro di distanza, è in grado di farci idealmente "avvicinare" al soggetto, fino a 10 cm virtuali (100 cm / 10x), permettendoci di vederne i particolari e i dettagli più fini, anche meglio che ad occhio nudo (se non abbiamo più 12 anni). Il potere di ingrandimento, nella sua definizione per oggetti vicini[2], è legato alla minima distanza di messa a fuoco, e per via dell'ideale "avvicinamento" prodotto, qualunque binocolo in grado di trasportarci virtualmente ad una distanza inferiore a 25 cm dal soggetto, esplica la funzione di "microscopio" o di "lente d'ingrandimento". Infatti, quando possibile, il binocolo viene sempre più spesso utilizzato anche per soggetti vicini e di piccola taglia, tipo farfalle, fiori, insetti o piccoli animali.

E logicamente, un binocolo 8× che è idealmente in grado di farci "avvicinare" al soggetto soltanto fino ad 18 della distanza reale di osservazione, per equivalere lo stesso ingrandimento ottenuto con un binocolo 10× che focalizzasse fino a 100 cm, dovrà poter focalizzare una distanza minima di 80 cm (la stessa proporzione è ovviamente attribuibile a tutti gli altri ingrandimenti).

Luminosità[modifica | modifica wikitesto]

Partendo dall'assunto che solo i visori notturni possiedono la capacità effettiva di incrementare l'intensità luminosa delle osservazioni, poiché sono strumenti opto-elettronici attivi, la luminosità nominale dei binocoli (e di tutti gli strumenti ottici passivi, telescopici e microscopici) è data dalla dimensione del flusso di luce uscente (rappresentato dal valore della pupilla d'uscita). E per ottenere un corretto rapporto di luminosità relativa tra i vari strumenti (differenti formati), è però necessario confrontare i valori superficiali della pupilla d'uscita o più semplicemente il suo quadrato (pu2).

La luminosità effettiva vista dallo strumento, sarà sempre inferiore al 100% di quella presente, poiché la trasmissione della luce nei vetri (detta Trasmittanza dello strumento), come dato fotometrico legato alla luminanza delle immagini fornite, viene in ogni caso ridotta di alcuni punti percentuale (a 95% nel migliore dei casi, ma normalmente tra 92% e 80% circa). E in più, la pu deve avere una dimensione almeno pari o maggiore della dimensione dell'iride dell'osservatore, in quelle condizioni di luce.

Ma l'occhio umano non legge la luce come una fotocamera, un fotometro o uno spettroscopio, ed è influenzato anche dal contrasto apparente, dalla risposta in frequenza e dall'assenza di dominanze cromatiche e/o di riflessi spuri. Per cui i risultati reali ottenuti durante le varie osservazioni, con diversi strumenti, potrebbero differire anche molto dai calcoli fotometrici e fisici della luce, applicati al solo strumento. In pratica, non serve a molto conoscere i numeri, quando è più facile vedere le differenze coi propri occhi (percezione soggettiva), per renderci conto di quello che "ci piace di più" o "ottiene la miglior resa". Ogni individuo avrà una specifica sensibilità retinica e risposta in frequenza (ai colori).

Nell'atto pratico dell'osservazione binoculare, il diametro dell'iride (apertura dell'occhio o anche pupilla d'ingresso) che cambia valore ad ogni differente luminosità ambientale, è quella che decide in ultima istanza quanta luce entrerà verso la retina. Per fare un esempio semplice, un binocolo luminoso e pesante come il 10x50 (5 mm di pu e 1 Kg di peso), è del tutto inutile nell'uso diurno. In questi casi la pupilla dell'occhio sarà massimamente chiusa (es, 2 mm) e sarebbe come usare un binocolo 10x20, il quale però potrebbe pesare soltanto 230 g ed avere la stessa identica resa luminosa (diurna).

Il valore della pupilla d'uscita del binocolo può essere utilizzato per idealizzare le capacità teoriche di lavoro dei vari strumenti, nelle diverse condizioni di luce ambientale. Per far questo, è necessario equiparare la pu, alla dimensione dell'iride dell'osservatore in quelle condizioni ambientali (con un margine del +/- 10%), considerando però anche il livello individuale di sensibilità retinica (che può differire anche di molto, per ogni osservatore e condizione di luce). Il diametro dell'iride dell'occhio varia apertura in maniera soggettiva e automaticamente a seconda della luce ambientale e della sensibilità retinica dell'individuo (visione diurna, visione notturna e mista), tra un minimo di 1,5 mm ed un massimo di 10 mm (mediamente, tra 2 mm e 8 mm). Quindi, la superficie pupillare indica il flusso luminoso che può entrare nell'occhio, determinando la luminosità[3] delle immagini osservate con quel binocolo.

Schema ottico del binocolo con prismi di Porro:
1 – Obiettivo
2-3 – Prisma di Porro
4 – Oculare

Per usi prevalentemente diurni del binocolo (dall'alba al tramonto), è sufficiente una pupilla d'uscita tra 2 e 3 mm, mentre per usi tipicamente crepuscolari, sono necessarie pupille d'uscita più grandi, in genere tra 6,2 e 7,1 mm (o anche di più).

Curva Pupilla/Luminosità. L'apertura dell'iride o la pupilla d'uscita del binocolo nelle varie situazioni luminose.

I valori intermedi (fra 3 e 6 mm circa) vengono usati soprattutto per i binocoli "tuttofare" (fra 3,6 e 4,2 mm), che cercano di contenere il peso e le dimensioni. Ma finiscono per essere usati anche nelle osservazioni notturne del cielo stellato, la cui dimensione della pupilla più utile, dipende molto dalla luminosità degli oggetti osservati, nonché dall'inquinamento luminoso del cielo. Ad esempio, in Italia e in Europa in genere, l'inquinamento è alto, ed è spesso difficile sfruttare una pupilla maggiore di 4 mm. Per osservare la Luna non serve una grande pupilla, anzi è preferibile usare binocoli con valori inferiori a 2 mm, e quindi i tipici binocoli "astro" 10x50 e 10x70 sono qui inutili, ed è certo preferibile un modello 25x25, adeguatamente costruito (ad esempio). In più, la pupilla dell'iride che produce la miglior visione dei dettagli, attenuando le aberrazioni dell'occhio, è generalmente intorno a 3,6 mm (+/- 0,4 mm), apertura corrispondente anche al punto medio di tensione tra miosi e midriasi.

Il discorso della luminosità (intesa come effetto finale della possibilità-capacità di osservare chiaramente gli oggetti) non termina con la pupilla d'uscita. Il binocolo 10x50 risulterà sempre più efficace, rispetto al 8x40 (quando l'iride dell'occhio è aperto almeno a 5 mm). In quel caso, a parità di tutti gli altri fattori, il maggior ingrandimento rende il binocolo 10x50 più "potente". E spesso viene usato un indice di merito (nominale) che giustamente coinvolge anche il valore dell'ingrandimento.

Il "fattore crepuscolare" (twilight factor) è uno di questi indici, ma è utile solo per il crepuscolo astronomico, ovvero per le condizioni di luce tra 0,2 e 0,01 candele per metro quadrato (cd/m2), tipo al chiaro di luna o anche più buio. Questo indice viene calcolato dalla radice quadrata del prodotto tra ingrandimento e apertura del binocolo (il diametro dell'obiettivo). Così, ad esempio:

binocolo 10x50 => (10 × 50) = 23,4 e binocolo 8x40 => (8 × 40) =  17,9

Per la visione notturna del cielo stellato (in astronomia), quindi con valori inferiori a 0,01 cd/m2, è più utile calcolare un diverso indice, con una diversa formula, e spesso viene utilizzato l'indice di Adler, che usa la radice quadrata solo sull'apertura, in questo modo:

binocolo 10x50 => 10 × 50 = 70,7 e binocolo 8x40 => 8 × 40 =  50,6

Per l'uso prettamente crepuscolare del binocolo, ovvero per le luminosità ambientali comprese fra 30 e 1 cd/m2, tipiche del crepuscolo civile e fino a circa metà di quello nautico (i 9° più luminosi di ogni singolo crepuscolo, mattutino o serale), è necessario calcolare un diverso valore nominale, più adatto. Il "fattore crepuscolare" non è adatto a questo scopo (nonostante il nome inopportuno che gli hanno assegnato, o al fatto che sia quasi sempre presente nelle specifiche dei binocoli), poiché ad esempio calcola un indice di 18,7 sia per il binocolo 10x35 che per il 7x50. Ma il 10x35 (che è un semplice binocolo tuttofare modesto) non potrà mai "schiarire a giorno" il crepuscolo, come può fare invece il 7x50, che è un vero binocolo crepuscolare, con alta capacità di leggere nelle suddette condizioni di luce. Il 10x35 può arrivare a schiarire a giorno solo il primo terzo del crepuscolo civile, poi si ferma. Quindi, una formula molto semplice per questo scopo, potrebbe essere, apertura2 / ingrandimento, ovvero:

binocolo 10x35 => 352: 10 = 122 e binocolo 7x50 => 502: 7 = 357

Che in questo modo, può indicare più correttamente i diversi livelli di efficienza dei due binocoli (formato), nello schiarire a giorno il crepuscolo. E se serve, invertendo la formula è possibile stabilire l'apertura necessaria, che in base all'ingrandimento scelto, definisce l'apertura equivalente ad un valore di luminosità di interesse.

Ad esempio: 7x50 = 357  => (357 × 7) = 50 mm, e quindi, (357 × 8) =>  8x54, (357 × 10) =>  10x60, (357 × 12) =>  12x65, (357 × 15) =>  15x73, (357 × 20) =>  20x85 ... ecc.

Ricordando che, i valori trovati sono tutti nominali e non tengono conto dei fattori fondamentali come la trasmittanza, la qualità dei vetri usati per lenti e prismi, la tipologia dei prismi, i trattamenti antiriflesso e la cura dei diaframmi interni ed esterni, nonché il trattamento di opacizzazione e di oscuramento dei bordi delle lenti e dei tubi ottici che le accolgono. Diversità che andranno ad influenzare il contrasto e la luminosità reale di ogni strumento, e che potrà fare la differenza sul campo, riguardo alla maggiore visibilità. Tanto che, ad esempio, un buon binocolo moderno 10x32 ED con pupilla d'uscita di 3,2 mm, può risultare più luminoso ed efficace di un binocolo 7x50 meno moderno e di qualità più bassa, ma con una pupilla d'uscita di 7,1 mm (più del doppio). Oppure, un binocolo di alta qualità 10x25 può funzionare alla pari con un binocolo di bassa qualità 10x42 per tutto il crepuscolo civile, offrendo anche una visione migliore, più neutra, più contrastata, più pulita e più trasparente. Bisogna ricordare, inoltre, che a parità di ingrandimento e di qualità ottica, una maggiore luminosità significa anche maggiori dimensioni e peso del binocolo.

Altri parametri[modifica | modifica wikitesto]

- Le lenti oculari, generalmente quelle più piccole del binocolo, sono quelle che proiettano l'immagine verso i nostri occhi e dovranno quindi avere un diametro minimo almeno pari alla pupilla d'uscita. In genere queste lenti hanno un diametro anche molto più ampio della pupilla d'uscita e questo comporta vari benefici, tra cui avere una buona visuale del campo, da varie posizioni fuori asse e anche una qualità più alta dell'ottica dell'oculare, nonché una maggiore estrazione pupillare.

- Il campo visivo è un altro parametro del binocolo da considerare, in base al tipo di osservazione e di oggetti nel panorama. Un ampio campo visivo facilita l'osservazione degli oggetti in rapido movimento, aiuta la ricerca e la localizzazione, oppure può servire per mantenere sotto controllo una determinata area visualizzata. Questo parametro dipende esclusivamente dal progetto degli oculari e da altri fattori come il diaframma di campo, ma in linea generale è influenzato anche dall'ingrandimento. Così, un maggiore ingrandimento tende a ridurre il campo visivo.

Il suo valore è dichiarato dal fabbricante sotto forma di campo trasversale in metri, osservabile da una distanza di riferimento, standardizzata[4] al valore di 1 000 metri (es: 100 m/1 000 m). Con le misure anglosassoni si utilizzano i piedi (ft) da 1 000 iarde (es: 300 ft/1 000 yd) ed è sufficiente dividere per 3 il valore in piedi (ft) per trasformarlo in metri (es: 300 ft = 100 m) e viceversa.

In altri casi (spesso sui binocoli astronomici o nautici), l'ampiezza del campo visivo è indicata in gradi angolari (3,6°, 5°, 8°, 10°, ecc, con al massimo un decimale oltre la virgola), ed è sufficiente moltiplicare questo valore per il coefficiente 17,5 (più precisamente 17,453...) per trovare il valore in metri, del campo trasversale osservabile da 1 000 m di distanza.

Il suo utilizzo pratico è relegato strettamente ad alcuni compiti che difficilmente coinvolgono gli osservatori comuni, poiché può servire per fare misurazioni con l'ausilio dei reticoli interni, tipo calcolare distanze, dislivelli o addirittura traiettorie balistiche o direzioni di navigazione, ecc.

Dal valore del campo visivo dichiarato dal fabbricante è possibile calcolare un aspetto sicuramente più interessante per l'utente comune, che è la visione apparente. Ovvero, l'ampiezza della finestra di osservazione del binocolo, e che anche questo dato non dipende dall'ingrandimento.

- La visione apparente del binocolo è l'ampiezza della finestra di osservazione, misurata in gradi angolari secondo le norme ISO[5], e direttamente confrontabile con la visione ad occhio nudo.

Se i dati del campo visivo e dell'ingrandimento sono corretti, l'ampiezza della visione apparente corrisponde al campo visivo osservato dalla distanza virtuale di "avvicinamento", come indicata dall'ingrandimento (es: 1 000/10 = 100 m per i binocoli 10×, o 1 000/8 = 125 m per gli 8×, o 143 m per i 7x, eccetera). Entrambe le ampiezze angolari (campo visivo e visione apparente) sono calcolabili tramite la trigonometria, previa misurazione oggettiva, seguendo alcune procedure tecniche geometriche.

Schema del disegno per il calcolo della visione apparente.

Oppure, usando un goniometro in un disegno fatto in scala, seguendo i dati reali. Le rispettive formule di base (in metri), necessitano di una calcolatrice scientifica, e sono:

- campo visivo angolare = 2 × arcotangente (campo visivo / 1 000 / 2)

- visione apparente = 2 × arcotangente (campo visivo / 1 000 / 2 × ingrandimento)

Facciamo due esempi con il binocolo 10x:

  • Se il campo visivo vale ad esempio 105 m/1 000 m (= 315 ft/1 000 yd), l'angolo di ampiezza corrispondente è 6°, e quindi l'angolo di visione apparente a 100 m, risulta essere 53° circa.
  • Se il campo visivo vale ad esempio 140 m/1 000 m (= 420 ft/1 000 yd) l'angolo di ampiezza è di 8°, e ad 1/10 dei 1 000 m, l'angolo della visione apparente risulta essere 70°.

L'ampiezza della finestra dei binocoli comuni, varia tra i valori cosiddetti "molto stretti" di 36°, fino ai valori "molto ampi" di 82°, ma più comunemente l'estensione sarà tra 48° e 70°, con 55° inteso come valore "normale", e corrispondente ad una visione sufficientemente comoda ed "ampia" (anche se, per molti utenti potrebbe essere considerata ancora un pò troppo "stretta").

Un'abitudine errata usata spesso in ambito dei binocoli, è quella di moltiplicare il valore in gradi del campo visivo per l'ingrandimento, invertendo la funzione di calcolo del campo visivo per i telescopi. Così, col binocolo 10x e 8° di campo, il valore arriva a 80°, quando è invece solo 70° (correttamente). Questa soluzione inversa, detta anche "calcolo semplificato", porta solo a dei valori errati e in alcuni casi anche molto errati (es: da 93° a 120°). Qui, l'errore principale è stato quello di trasportare all'ambito binoculare, il calcolo del campo visivo tipico dell'ambito astronomico, invertendolo. In astronomia, per poter calcolare correttamente il campo visivo dei telescopi, i produttori del settore devono indicare un valore nominale dell'ampiezza apparente degli oculari intercambiabili (spesso nominata con l'acronimo "AFOV" = apparent field of view o anche detto "campo visivo dell'oculare"), opportunamente calcolato in modo "errato", ma che possa dare il valore effettivo del campo visivo osservato da quel sistema "telescopio + oculare", tramite il vero calcolo semplice: AFOV / Ingrandimento telescopico.

Il valore nominale AFOV dell'oculare di un binocolo 10x con 140 m di campo, è si di 80°, ma l'ampiezza reale della finestra di osservazione, confrontata con l'occhio nudo (l'unico interesse per conoscere questo valore), sarà effettivamente di 70°, proprio come risulta dal calcolo trigonometrico o anche più precisamente, dalle prove dirette. L'ampiezza reale della visione apparente, ha sempre come riferimento la visione ad occhio nudo. Quindi, invertire il calcolo semplificato dei telescopi, per usarlo con i binocoli, non ha alcun senso, poiché il dato del campo visivo dei binocoli, viene sempre fornito dal produttore (o in forma lineare, in metri o in feet, oppure in gradi angolari). Mentre, per convertire i gradi nominali degli oculari, ad un valore coerente di ampiezza apparente, è possibile usare questa formula:

- visione apparente = 2 × arcotangente (campo visivo oculare in gradi × 0,008725)

dove il numero 0,008725 è il coefficiente fisso di conversione.

Estrazione pupillare[modifica | modifica wikitesto]

Il parametro del rilievo oculare o proiezione della pupilla d'uscita (detta anche estrazione pupillare) viene misurato generalmente in millimetri, come la distanza tra il piano dell'oculare e il piano della pupilla d'uscita. Questa distanza, indica il punto migliore dal quale è possibile ottenere la visione dell'intero campo visivo del binocolo (delineato dal diaframma di campo), senza nessuna perdita di intensità luminosa (vignetting) di qualsiasi tipo. Il piano della pupilla d'uscita dovrebbe corrispondere al piano dell'iride dell'occhio (pupilla d'ingresso), per ottenere il posizionamento migliore. Il valore dell'estrazione pupillare deve sempre essere proporzionato all'ampiezza del campo visivo del binocolo, o meglio, al valore di ampiezza della finestra di osservazione. E questo dato, dovrebbe servire per capire se quello strumento può essere utilizzato anche dai portatori di occhiali: se la proiezione della pupilla d'uscita è troppo breve, non sarà possibile sistemarsi alla distanza giusta, con parziali riduzioni del campo visivo. Non c'è un valore adeguato per tutte le situazioni e spesso le misure dichiarate non corrispondono perfettamente alle misure reali, ma quasi tutti i binocoli con estrazione pupillare di almeno 17 mm (o più), possono essere considerati adeguati per chi usa gli occhiali da vista (entro +/- 4 diottrie di correzione) o gli occhiali da sole non troppo "bombati". Tuttavia, è sempre possibile trovare alcune difficoltà o al contrario, trovare alcuni binocoli a campo stretto, con valori dichiarati di 11 o 12 mm, che permettono l'uso degli occhiali senza perdite. Per cui, l'unica soluzione certa per non perdere la completa visione del campo, è sempre quella di provare prima ogni modello e con i propri occhiali, poiché anche 1 mm in più o in meno, potrebbe fare una discreta differenza.

Il minimo valore di estrazione pupillare, per la visione ad occhio nudo, non dovrebbe mai essere inferiore a 8 mm, proprio per evitare di sporcare continuamente le lenti oculari con le ciglia, e quindi, ridurre la nitidezza delle immagini. Le lenti oculari sporche rovinano la visione, molto più dello sporco sugli obiettivi. Per cui è sempre consigliato tenerle pulite (anche per migliorare l'igiene).

Visione binoculare[modifica | modifica wikitesto]

Binocolo navale

Il binocolo ha un grande vantaggio rispetto al telescopio e al cannocchiale perché permette l'utilizzo di entrambi gli occhi contemporaneamente, offrendo all'osservatore anche una possibile visione migliorata fino a 240%, per ciò che riguarda l'acutezza visiva (o risoluzione dei dettagli). E grazie appunto alla visione binoculare è molto più semplice seguire gli oggetti che si muovono velocemente, come aerei, o cavalli da corsa, usando un binocolo, piuttosto che un cannocchiale, dato che l'uso di entrambi gli occhi migliora la costruzione delle immagini tridimensionali e questo permette di valutare meglio la profondità e di seguire più facilmente i movimenti nello spazio. Molti binocoli erano usati sulle torrette dell'artiglieria contraerea, quindi dovevano avere un campo visivo molto ampio e mantenere la massima luminosità con un ingrandimento minimo indispensabile. Generalmente venivano usati i binocoli coi prismi a 45°, in formato 10x80 e alcuni con una torretta a due o tre oculari intercambiabili. Il binocolo, in vari formati da 6x30 al 30x80, è largamente usato anche dagli astronomi. E il grande campo visivo è sempre fondamentale per l'utilizzo nella ricerca di comete e nell'osservazione generale del cielo.

Modelli di binocoli[modifica | modifica wikitesto]

La dimensione dei binocoli può spaziare dai piccoli modelli 3x10 (usati in genere come binocoli da teatro o per occhiali chirurgici) fino ai grossi modelli 22×150 usati più spesso in astronomia, passando per i formati più comuni, come i 6×30, 7×35, 7x42, 7×50, 8×30, 8×42, 8x56, 10×25, 10×32, 10×42 o 10×50, 12x50, 15x56, 18x56, eccetera, per vari usi. La dimensione, il peso, l'ingrandimento e la luminosità, sono le quattro caratteristiche basilari che suddividono i vari modelli dei binocoli, e che in varia misura indicano l'indirizzo d'uso di ognuno. I binocoli prismatici per uso tipicamente a mano libera, possono essere suddivisi in pratica nelle tre tipologie sostanziali: Tascabili, Tuttofare e Crepuscolari.

Pocket 10x28.jpg

- I binocoli Tascabili

sono quelli estremamente leggeri e piccoli creati per poterli portare anche nel taschino della camicia, in ogni occasione, e per 24 ore al giorno, senza sentirne il peso addosso. I cosiddetti Pocket variano dai formati 6×20 a 12×30, con pesi tra 150 e 300 g e strutture a doppia cerniera, per un facile stoccaggio in tasche, borsette, marsupi, o appesi al collo tutto il giorno. Rappresentano il primo passo verso il binocolo, poiché sono i più economici, comodi e i più utili in tutte le occasioni diurne, oltre anche in alcune notturne (cielo molto inquinato, osservazione della Luna, ecc), e risultano l'opposto complementare del binocolo Crepuscolare, che è adatto quasi esclusivamente per l'uso durante il crepuscolo, dove i Tascabili non possono funzionare adeguatamente. Sono in pratica dei binocoli piccoli e comodi per l'osservazione generica, che in luce diurna possono anche regalare ottime immagini, come i binocoli più grandi, ma hanno appunto qualche limite fisico, dato dalle loro proprietà. Generalmente, usano i prismi a tetto, per poter contenere notevolmente pesi e dimensioni, quindi saranno anche un po' meno luminosi rispetto ai modelli che usano i prismi giganti (AK e Porro). E tra i modelli di media e di alta qualità, vengono prodotti più spesso nei soli formati 8x20, 8x25 e 10x25, 10x28 (in pratica, i due ingrandimenti 8x e 10x, sono i più prodotti nei vari formati a tutti i livelli).

- I binocoli Tuttofare

sono compresi tra quei formati di medie dimensioni, sia fisiche (500-700 g) che pupillari (circa 3,6 mm), adatti ad un uso mediamente impegnativo, ma con risultati accettabili in quasi ogni campo, tranne per l'uso prettamente crepuscolare e per l'uso tascabile. I classici binocoli tuttofare han formati tipo, 6x26-32, 7x30-35, 8x30-36, 10x35-42, 12x38-46, 15x42-50, 18x50-56, 20x50-60, 25x56-63 e naturalmente coprono svariate esigenze, dall'osservazione panoramica o ravvicinata a grande campo visivo, fino al lungo raggio, restando in un ventaglio di luminosità media, per non esagerare mai col peso e con le dimensioni. Binocoli come il 10x50, da circa 1 kg di peso (o più), ma anche vari 8x42 da 800 g (o più), risultano un po' troppo pesanti ed inutili per un utilizzo diurno o maggiormente diurno. Quindi, fan parte di quei binocoli più specifici, che sono utili solo in particolari situazioni, dov'è possibile e necessario sfruttarli completamente, ma che tendono però ad uscire dall'ambito tipico dei tuttofare più comodi e più confortevoli, come 8x32 e 10x35 (ad esempio).

- I binocoli Crepuscolari

sono appunto quei binocoli con pupilla d'uscita tra 6,3 e 7,1 mm, ideati per le osservazioni durante il crepuscolo più luminoso, con la capacità di "schiarire a giorno" quella particolare tipologia di illuminazione. L'effetto, è quello di osservare le immagini al binocolo, come se qualcuno avesse acceso la luce. Quindi, mantengono una visibilità ancora alta, nonostante la scarsa luce solare. In genere vengono usati per il riconoscimento ad esempio degli animali nella foresta, durante la caccia. Ma in base ai modelli, possono essere sfruttati anche per altri scopi, quali la navigazione marittima, l'osservazione astronomica o qualsiasi esigenza per cui sia necessario un binocolo crepuscolare. I formati più conosciuti sono, 6×42, 7×50, 8x56, 9x63, 10×70, dove maggiore è l'ingrandimento e maggiore sarà il potere di "schiarire il crepuscolo", ma ovviamente aumenteranno anche il peso e le dimensioni.

Conclusioni[modifica | modifica wikitesto]

I modelli più venduti sono i tuttofare, nei formati 8x42 e 10x42 di alta qualità, anche se ormai al limite del peso (800-850 g), ma che vengono scelti anche per il maggior lavoro di progettazione e di ricerca, da parte dei produttori più in vista. Qualche binocolo 7x42 viene ancora prodotto, ma è raramente usato e venduto, nonostante l'ampia efficacia come "tuttofare", con utilizzi seri anche nel crepuscolo. Dal lato opposto invece sembra esserci un nuovo interesse per i formati di alta qualità a maggiori ingrandimenti, più adatti per gli usi a lungo raggio o anche astronomico, come il 12x42 o i più spinti, 15x56 e il 18x56, ma restando sempre all'interno di costruzioni con prismi a tetto e di stazze ragionevoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'ingrandimento angolare aumenta leggermente avvicinandosi all'oggetto; tale variazione provoca lo schiacciamento prospettico descritto più avanti
  2. ^ Il potere di ingrandimento nel caso di oggetti vicini ha una diversa definizione rispetto a quella per oggetti distanti: è riferito alle massime dimensioni percepibili ad occhio nudo, ossia quando questo dista 25 cm dall'oggetto.
  3. ^ Con luminosità ci si riferisce qui al flusso luminoso sulla retina e non alla definizione fotometrica di luminanza: nell’ipotesi di matching tra pupilla di uscita e pupilla dell'occhio, la luminanza della scena ingrandita (l'illuminamento della retina) è al più la stessa (nell'ipotesi ideale di binocolo senza perdite) di quella percepita a occhio nudo nelle stesse condizioni ambientali di illuminamento, in accordo alla legge di conservazione della luminanza nei sistemi ottici senza perdite.
  4. ^ ISO 14132-1:2015
  5. ^ (EN) ISO 14132-1:2015 - Optics and photonics -- Vocabulary for telescopic systems -- Part 1: General terms and alphabetical indexes of terms in ISO 14132, su www.iso.org. URL consultato il 29 marzo 2018.

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