Binocolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Il binocolo è uno strumento ottico come lo sono anche la semplice lente di ingrandimento, il cannocchiale, il microscopio e il telescopio, con l'unica differenza che il binocolo ha la capacità di sfruttare la visione binoculare (dal latino scientifico del secolo XVII binocŭlus, composto di bīnus ‘a due a due’ e oculus ‘occhio’).

Fondamentalmente, è un insieme ben accoppiato di due cannocchiali identici (dai Francesi, chiamati "jumelles" gemelli), incernierati parallelamente ad un singolo cardine meccanico centrale (a volte anche ad un doppio cardine) anch'esso parallelo ai cannocchiali, necessario ad ogni utente per regolare in modo facile, preciso e veloce, la corretta distanza interpupillare. Questo meccanismo permette quindi di adattare la larghezza dei due oculari dello strumento, alla larghezza degli occhi di qualsiasi osservatore, per godere al meglio della più performante visione binoculare.

Il binocolo ha comunemente il potere di "ingrandire" il mondo che ci circonda, per osservare e per rivelare anche particolari invisibili ad occhio nudo, aumentando quindi le possibilità di osservazione. Viene utilizzato in genere per osservazioni di oggetti e di eventi distanti tra 5 e 500 metri, ma anche per oggetti molto più distanti come la luna, le stelle o i panorami terrestri, oppure anche per oggetti molto più vicini di 5 m, come la piccola fauna, gli insetti, i fiori, ecc. Esso è quindi uno strumento ottico con un vasto campo di applicazioni, che per quanto riguarda gli ingrandimenti, si posiziona tra il telescopio ed il microscopio (strumenti monoculari), permettendo un utilizzo a mano libera.

Il binocolo ha quindi la funzione di aumentare l'ingrandimento di osservazione rispetto alla normale visione ad occhio nudo, mantenendo però la visuale binoculare, la quale produce anche un maggior dettaglio (fino al 240% rispetto alla visione monoculare) ed una maggior luminosità relativa degli oggetti, più o meno illuminati (fino al 150% rispetto alla visione monoculare).

Per mantenere la coerenza di focalizzazione con entrambi gli occhi, annullando eventuali differenze tra un occhio e l'altro (ametropia), ma anche eventuali tolleranze termiche del sistema ottico, ogni strumento binoculare deve avere la regolazione diottrica. Alcuni strumenti regolano la diottria su entrambi gli oculari, mentre altri ne hanno una singola, posizionata in uno dei due oculari (a destra o a sinistra), oppure direttamente all'interno della meccanica di regolazione centrale della messa a fuoco.

Caratteristiche ottiche[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente, i binocoli furono costruiti partendo dai cannocchiali galileiani. Ma questi presentano la caratteristica di fornire un campo visivo molto stretto e bassi ingrandimenti. Per cui, oggi vengono costruiti quasi esclusivamente i binocoli prismatici. Lo schema ottico del binocolo prismatico è costituito da tre parti principali: l'obiettivo, il prisma e l'oculare (uno per ogni cannocchiale).

L'obiettivo produce l'immagine sul piano focale, e l'oculare aiuterà l'occhio a focalizzarla da una distanza molto ravvicinata (qualche millimetro, tra 8 e 24 mm circa). Ma proprio come fa l'obiettivo di una fotocamera, anche l'immagine del binocolo arriva speculata destra-sinistra e capovolta sotto-sopra. Per cui sarà necessario raddrizzarla prima che arrivi all'oculare, con un sistema prismatico di raddrizzamento (specchi in vetro ottico, che riflettono adeguatamente le immagini).

Prismi[modifica | modifica wikitesto]

Binocolo con prismi di Porro (sinistra) e a tetto (destra)


Esistono due tipologie principali di prismi, maggiormente utilizzati nei progetti moderni: la tipologia "Porro" e quella "a tetto".

La configurazione dei prismi determina in pratica due morfologie di binocoli ben differenti e riconoscibili (vedi foto a fianco).

I sistemi prismatici più efficaci utilizzano schemi con sole 4 riflessioni e 2 passaggi aria-vetro:

  • Binocoli con prismi di Porro – sistema sviluppato da Ignazio Porro e che dà vita alla configurazione più tradizionale di binocoli. Il sistema di Porro riflette l'immagine quattro volte in totale, creando un percorso cosiddetto ad S, dove l'asse ottico delle lenti dell'obiettivo (l'apertura dello strumento) sarà disallineato dall'asse delle lenti oculari (es, foto sopra, a sinistra). Se collato, produce sole 4 riflessioni totali e 2 passaggi aria-vetro, restando il miglior sistema prismatico binoculare. In genere il sistema è volutamente disallineato verso l'esterno, per lasciare maggior spazio agli obiettivi con diametro superiore a 50 mm. Ma può essere utilizzato anche in modo cosiddetto "invertito", per creare binocoli compatti, con messa fuoco molto ravvicinata (finanche 50 cm). I prismi di Porro sono la scelta quasi obbligata per ottenere binocoli con elevati ingrandimenti, adatti alla "visione notturna" (es, 25x100). Sicuramente sono la scelta più economica e con i risultati migliori.
  • Binocoli con prismi a tetto – sistema sviluppato con vari schemi, tra cui il più luminoso, ma più pesante e lungo Abbe-König (con sole 4 riflessioni totali e 2 passaggi aria-vetro) ed il più economico, leggero e compatto, ma il più usato Schmidt-Pechan. I sistemi a tetto portano ad avere una coassialità tra le lenti obiettive e quelle oculari (es, foto sopra, a destra), producendo spesso degli strumenti piuttosto compatti. I migliori binocoli tascabili, usano solo i prismi a tetto SP.

Parametri tecnici principali[modifica | modifica wikitesto]

Le principali caratteristiche tecniche del binocolo vengono descritte dal formato, con due valori numerici: es, 10×50. Il primo numero (10x) rappresenta il valore dell'ingrandimento (valido per oggetti all'infinito[1]), mentre il secondo (50) indica il diametro in millimetri della lente dell'obiettivo o la cosiddetta "apertura" dello strumento (che coincide col valore nominale della pupilla d'ingresso).

L'ingrandimento può essere interpretato in due modi differenti: uno come ingrandimento lineare (o angolare) dell'oggetto e delle sue dimensioni apparenti (altezza e larghezza), e l'altro come un avvicinamento virtuale dell'osservatore verso l'oggetto.

Osservando ad esempio con un binocolo 10×, l'oggetto viene ingrandito 10 volte rispetto alla normale visione ad occhio nudo; ossia, l'oggetto apparirà ai nostri occhi 10 volte più alto e 10 volte più largo, quindi 10 volte più grande. Con ingrandimenti inferiori, fino a 6x, è possibile vedere direttamente la differenza, tra l'osservazione ingrandita e la visione ad occhio nudo (1x).

Nell'altro modo, si può anche idealizzare che un binocolo 10× ci "avvicina" virtualmente agli oggetti, fino ad 1/10 della distanza reale di osservazione. Così, ad esempio, se siamo realmente distanti 1 000 metri dall'oggetto, questo apparirà grande come se ci fossimo realmente avvicinati fino a 100 metri di distanza, per osservarlo senza il binocolo (ad occhio nudo).

In realtà però non sarà propriamente così. Quando l'avvicinamento è reale, la prospettiva (punto di vista) cambia. E cambia anche la percezione tridimensionale, rispetto alla visione da 1'000 metri.

L'ingrandimento (col binocolo) comporta una alterazione percettiva rispetto alla tipica visione ad occhio nudo (percezione naturale). Nel caso in particolare, si assiste ad uno schiacciamento dei piani nella profondità della scena, direttamente proporzionale al valore di ingrandimento e in rispetto alla visione che avremmo avuto ad occhio nudo, se fossimo stati trasportati realmente ad 110 della distanza di osservazione. Alcuni binocoli permettono di attenuare questo schiacciamento (che comunque rimane), aumentando la sensazione della profondità, o per lo meno permettono di mantenere una sensazione di tridimensionalità osservativa più verosimile e profonda, rispetto ad altri progetti.

Alcuni utenti trovano vantaggi coi binocoli a prismi di Porro, per la maggior distanza tra gli obiettivi, che amplifica l'effetto stereoscopico. Mentre per altri utenti, questo aumento della parallasse, rende solo più false le immagini sommate. Ma lo spianamento del campo, divenuto una moda moderna, aumenta spesso l'effetto di schiacciamento dei piani, indipendentemente dal sistema prismatico usato.

Nonostante ciò rimane il fatto che l'ingrandimento tenderà in ogni modo a "schiacciare" normalmente i piani nella profondità della scena. Per migliorare questi "inconvenienti", alcuni produttori studiano ed applicano degli accorgimenti ottici per rendere più tridimensionale l'esperienza offerta dal sistema ottico binoculare, mentre altri produttori purtroppo riescono addirittura ad aumentarne l'effetto di schiacciamento, peggiorando l'osservazione. A ciò va aggiunto che entra in gioco anche la riduzione della profondità di campo, data dall'aumento degli ingrandimenti.

Messa a fuoco[modifica | modifica wikitesto]

Nella visione comune ed emmetrope degli esseri umani, l'adattamento alla distanza minima di focalizzazione dell'occhio nudo, è valutato come normale da 7 cm per i bambini e fino a 25 cm per gli adulti (oltre è in atto la patologia chiamata presbiopia). Ogni binocolo 10× dotato di una escursione di messa a fuoco fino a 1 metro di distanza, è in grado di farci idealmente "avvicinare" al soggetto, fino a 10 cm virtuali, permettendoci di vederne i particolari meglio che ad occhio nudo. Il potere di ingrandimento, nella sua definizione per oggetti vicini[2], è legato alla minima distanza di messa a fuoco e per via dell'ideale "avvicinamento" prodotto, qualunque binocolo in grado di trasportarci virtualmente ad una distanza inferiore di 25 cm dal soggetto, esplica la funzione di "microscopio" o di "lente d'ingrandimento". Infatti, quando possibile, il binocolo viene sempre più spesso utilizzato anche per soggetti vicini e di piccola taglia, tipo farfalle, fiori, insetti o piccoli animali.

Logicamente, un binocolo 8×, che è idealmente in grado di farci "avvicinare" al soggetto soltanto fino ad 18 della distanza reale di osservazione, per equivalere lo stesso ingrandimento ottenuto con un binocolo 10× che focalizza fino a 100 cm, dovrà poter focalizzare una distanza minima di 80 cm.

Ingrandimento[modifica | modifica wikitesto]

Il numero degli ingrandimenti possibili dei binocoli per utilizzo a mano libera, è piuttosto variegato, e si trovano modelli con ingrandimenti da 2× fino a 25× circa, per diversi indirizzi d'uso ed esigenze.

L'ingrandimento aumenta in maniera proporzionale sia il dettaglio dell'oggetto osservato, che anche la visione del mosso creato dall'utilizzatore, per vibrazione e tremolio. Per questo, la preferenza d'uso dei vari binocoli con differenti valori di ingrandimento, dipende sostanzialmente dalle capacità soggettive dell'utente e dalla tolleranza di accettazione dell'effetto visibile. Addirittura, la struttura, la forma, l'ergonomia, la posizione dei comandi, il bilanciamento dei pesi e il peso stesso del binocolo, determinano un aumento o una riduzione, anche molto ampia, del mosso a mano libera.

La somma delle capacità personali dell'utente, dell'esperienza d'uso e dell'ergonomia dello strumento, produce una tale vasta differenziazione di risultati, rispetto al mosso durante l'osservazione, che è impossibile stabilire a priori quale sia il miglior ingrandimento ideale per tutti (che non esiste).

Tuttavia, il numero di ingrandimenti con la maggiore offerta commerciale si trova tra 6× e 12×, anche se negli ultimi tempi il trend è passato ad ingrandimenti maggiori tra 7x e 18x.

In genere, i binocoli più son pesanti e più tendono ad essere stabili, ma son faticosi da tenere a lungo in mano. Così, i più potenti (es: 20×80) necessitano quasi sempre di un appoggio di ristoro o di un montaggio più solido per migliorare i dettagli, come ad esempio un treppiede o un monopiede.

Un'eccezione è costituita dai binocoli con stabilizzatore d'immagine, progettati propriamente per l'uso a mano libera. Ma anche questi hanno alcuni limiti fisici, oltre ai prezzi maggiori. Gli stabilizzati trovano troppo presto il paradosso dell'inutilità: maggior ingrandimento = maggior peso = serve un supporto.

Ma se serve un supporto per usare un 20x60 stabilizzato, a cosa serve lo stabilizzatore?

Luminosità[modifica | modifica wikitesto]

La luminosità nominale di qualsiasi binocolo è rappresentata dal valore della pupilla d'uscita (pu).

Si calcola dividendo il diametro di apertura degli obiettivi espressa in millimetri (es: 50 mm di un binocolo 10×50), per il valore degli ingrandimenti (es: 10× di un binocolo 10×50):

pupilla d'uscita del 10x50 = 50 mm : 10× = 5 mm di diametro.

Il valore della pupilla d'uscita viene utilizzato per idealizzare le possibilità teoriche di lavoro dello strumento, nelle varie condizioni di luce ambientale, equiparandolo però alla dimensione dell'iride dell'osservatore. Ma ad ogni condizione, i calcoli cambiano e quindi per l'uso nel crepuscolo civile e fino a circa metà di quello nautico, è necessaria una formula diversa di quella che può essere usata per il crepuscolo astronomico o per la visione notturna del cielo stellato (per astronomia).

La superficie pupillare indica il flusso luminoso che può entrare nell’occhio, determinando la luminosità[3] degli oggetti osservati. Ma il diametro dell'iride dell'occhio varia apertura in maniera soggettiva e automaticamente a seconda della luce ambientale e della sensibilità retinica dell'individuo (visione diurna, visione notturna e mista), tra un minimo di 1,5 mm ed un massimo di 10 mm (mediamente tra 2 mm e 8 mm).

Schema ottico del binocolo con prismi di Porro:
1 – Obiettivo
2-3 – Prisma di Porro
4 – Oculare

Per un uso prevalente diurno del binocolo, è sufficiente una pupilla d'uscita tra 2 e 3 mm (che è generalmente utile fino al crepuscolo civile), mentre per osservazioni tipicamente crepuscolari, saranno necessarie pupille tra 6,2 e 7,1 mm. Per le osservazioni del cielo notturno, dipende molto dall'inquinamento luminoso e dagli oggetti osservati. Ad esempio, in Italia e in europa in genere, l'inquinamento è alto e difficilmente sarà possibile sfruttare una pupilla oltre a 4 mm. Anche perché sarà sempre preferibile usare maggiori ingrandimenti. Per osservare la Luna, è preferibile usare pupille inferiori a 2 mm, per cui è più che sconsigliato usare il 10x50, dove farà meglio un 25x25.


Un binocolo 10×50 risulta maggiormente efficace rispetto ad un 8×40, se l'iride dell'occhio è aperto almeno a 5 mm. In quel caso, a parità di tutti gli altri fattori, il maggior ingrandimento rende il binocolo più potente.

Il "fattore crepuscolare" può calcolare la radice quadrata del prodotto tra l'ingrandimento e il diametro delle lenti: 10 × 50 = 23,4 contro 8 × 40 = 17,9 (ad esempio), ma è utile sono in determinate condizioni di luce (tra 0,1 e 0,001 candele per metro quadrato), tipo al chiaro di luna o più buio.

Così, questo calcolo non serve per capire qual'è il miglior binocolo crepuscolare (inteso come luminosità del crepuscolo civile e fino a metà di quello nautico, fra 30 e 1 cd/m2), nonostante il nome che gli hanno assegnato inopportunamente.

Ad esempio, un 10x35 calcola 18,7 come "fattore crepuscolare", esattamente come un 7x50. Ma il 10x35 (che è un semplice binocolo tuttofare) non potrà mai schiarire a giorno il crepuscolo, come può fare un 7x50, che è un vero binocolo crepuscolare, con alta capacità di leggere in quelle luci.

Quindi è necessario un altro calcolo, per riflettere la vera capacità d'uso nel crepuscolo.

Una formula semplice può essere: apertura2 / ingrandimento. Ovvero, 352/10 = 122 e 502/7 = 357. Ora, i due numeri indicano più correttamente il livello di efficienza nel crepuscolo di ogni binocolo.


La qualità dei vetri usati per lenti e prismi, la tipologia dei prismi, i vari trattamenti antiriflesso applicati, e la cura dei diaframmi interni ed esterni, nonché il trattamento di opacizzazione e di oscuramento dei tubi ottici, andranno ad influenzare la luminosità reale di ogni strumento. E questo sarà il vero parametro fondamentale che può fare la differenza sul campo, tra gli strumenti, riguardo alla visibilità. Tanto che, ad esempio, un buon binocolo moderno 10×32 ED con pupilla d'uscita di 3,2 mm, può essere molto più luminoso ed efficace di un binocolo 7×50 meno moderno e di qualità più bassa, ma con pupilla d'uscita di 7,1 mm (più del doppio). Oppure, un binocolo di alta qualità 10×25 può funzionare alla pari con un binocolo di bassa qualità 10×42 per tutto il crepuscolo civile, offrendo anche una visione migliore, più neutra, più contrastata, più pulita e più trasparente.

Altri parametri[modifica | modifica wikitesto]

Le lenti oculari, generalmente quelle più piccole del binocolo, sono quelle che proiettano l'immagine verso i nostri occhi e dovranno quindi avere un diametro minimo almeno pari alla pupilla d'uscita. In genere queste lenti hanno un diametro anche molto più ampio della pupilla d'uscita e questo comporta vari benefici, tra cui avere una buona visuale del campo da varie posizioni fuori asse e anche una qualità più alta dell'ottica dell'oculare.

Il campo visivo dipende dal progetto dell'oculare ed è un altro parametro da considerare, soprattutto se si eseguono, ad esempio, osservazioni di oggetti in rapido movimento o di ricerca e di localizzazione, oppure se si vuole avere sotto controllo visivo un'ampia area inquadrata. Questo parametro standardizzato[4] dipende da alcuni fattori di progetto e quindi viene in genere dichiarato dal fabbricante, almeno sotto forma di campo trasversale dello strumento.

Il campo visivo è indicato correttamente in metri, come massimo spazio di campo trasversale osservato da una distanza di riferimento che è generalmente standardizzata al valore di 1 000 metri (es: 100 m/1 000 m). Con le misure anglosassoni si utilizzano i piedi (ft) da 1 000 iarde (es: 300 ft/1 000 yd) ed è sufficiente dividere per 3 il valore in piedi (ft) per trasformarlo in metri (es: 300 ft = 100 m) e viceversa.

Se l'ampiezza del campo visivo è indicata in gradi d'angolo, è sufficiente moltiplicarlo per il coefficiente 17,5 per trovare il valore in metri del campo trasversale osservabile da 1 000 m di distanza.

La visione apparente del binocolo è l'ampiezza misurata in gradi angolari secondo le norme ISO[5], ed è corrispondente al campo visivo, osservato dall'ipotetica distanza di "avvicinamento", come indica l'ingrandimento (es: 1 000/10 = 100 m per binocolo 10×, o 1 000/8 = 125 m per 8×, eccetera).

Entrambe le ampiezze del campo visivo e della visione apparente, sono calcolabili tramite la trigonometria, previa misurazione oggettiva e seguendo alcune procedure tecniche geometriche, oppure anche usando un goniometro in un disegno in scala, seguendo i dati reali.

Facciamo due esempi:

  • Se il campo visivo di un binocolo 10× vale ad esempio 100 m/1 000 m (= 300 ft/1 000 yd), l'angolo dell'ampiezza è di 5,7°, così a 100 m, l'angolo di visione apparente risulta essere 53° circa.
  • Se il campo visivo di un binocolo 10× vale ad esempio 140 m/1 000 m (= 420 ft/1 000 yd) l'angolo dell'ampiezza è di 8°, e ad 1/10 dei 1 000 m, l'angolo della visione apparente risulta essere 70°.

In genere, per semplificare, si usa moltiplicare il valore in gradi del campo visivo del binocolo, per l'ingrandimento (es, 8° x 10x = 80°), ma questa soluzione porta a valori errati di ampiezza della visione apparente, ed in vari casi anche molto errati di parecchi gradi (es: da 70° a 80° o da 93° a 120°).

Il cosiddetto "calcolo semplificato" è nato e viene usato in astronomia per poter calcolare correttamente il campo visivo dei telescopi, ma non funziona nel verso opposto (tanto meno per i binocoli, il cui dato del campo visivo viene sempre fornito dal produttore). I produttori di oculari per telescopi, devono indicare un valore nominale di ampiezza apparente, opportunamente calcolato, che sarà adeguato a calcolare l'effettivo campo visivo del telescopio. Il valore nominale di ampiezza dell'oculare del binocolo 10x con 140 m di campo, è di 80°. Ma l'ampiezza reale della finestra di osservazione, confrontata con l'occhio nudo, sarà effettivamente di 70°, proprio come risulta dal calcolo trigonometrico o dalle prove dirette.

Estrazione pupillare[modifica | modifica wikitesto]

Il parametro di accomodamento oculare o proiezione della pupilla d'uscita (detta anche estrazione pupillare o rilievo oculare) viene misurata generalmente in millimetri, come la distanza tra il piano dell'oculare e la pupilla d'ingresso dell'occhio, dove è possibile vedere l'intero campo visivo del binocolo e senza nessuna perdita di intensità luminosa (vignetting). Per cui, il valore dell'estrazione pupillare dovrà essere sempre proporzionato al valore del campo visivo del binocolo, o meglio, al valore di ampiezza apparente della finestra di osservazione.

Questo dato serve a grandi linee per capire se quel modello potrà essere utilizzato anche dai portatori di occhiali, infatti se la proiezione è troppo breve, non sarà poi possibile sistemarsi alla distanza giusta, quindi il campo visivo risulterà parzialmente ridotto. Quasi tutti i binocoli a proiezione arretrata, con distanza di accomodamento di almeno 17 mm o più, possono essere considerati consigliabili per chi usa abitualmente gli occhiali da vista o gli occhiali da sole. Nonostante sia possibile trovare comunque alcuni modelli che permettono l'uso degli occhiali, dichiarando valori di 11 mm o 12 mm. L'unica soluzione certa è provarli prima, con i propri occhiali, poiché anche 1 mm potrebbe fare la differenza. Un valore minimo di estrazione pupillare per la visione ad occhio nudo, non dovrebbe mai essere inferiore agli 8 mm, proprio per evitare di sporcare continuamente le lenti oculari con le ciglia e quindi, di ridurre la nitidezza delle immagini. Le lenti oculari sporche rovinano la visione, molto più degli obiettivi. Per cui è sempre consigliato tenerle pulite (anche per igiene).

Visione binoculare[modifica | modifica wikitesto]

Binocolo navale

Il binocolo ha un grande vantaggio rispetto al telescopio e al cannocchiale perché permette l'utilizzo di entrambi gli occhi contemporaneamente, offrendo all'osservatore anche una possibile visione migliorata fino a 240%, per ciò che riguarda l'acutezza visiva (o risoluzione dei dettagli). E grazie appunto alla visione binoculare è molto più semplice seguire gli oggetti che si muovono velocemente, come aerei, o cavalli da corsa, usando un binocolo, piuttosto che un cannocchiale, dato che l'uso di entrambi gli occhi permette al cervello di costruire un'immagine tridimensionale e questo permette di valutare e seguire più facilmente i movimenti nello spazio.

Il binocolo è largamente usato anche dagli astronomi. Il grande campo visivo è fondamentale per l'utilizzo nella ricerca di comete e nell'osservazione generale del cielo.

Modelli di binocoli[modifica | modifica wikitesto]

La dimensione dei binocoli può spaziare dai piccoli modelli 3x10 (usati in genere come binocoli da teatro) fino a grossi modelli 20×140 usati di più in astronomia, passando per i formati più comuni, come i 6×30, 7×35, 7×50, 8×30, 8×42, 10×25, 10×32, 10×42 o 10×50, 12x50, per usi generici.

Ci sono anche enormi differenze ergonomiche tra i vari modelli, per cui quando serve maggior portabilità in ogni luogo, può risultare ideale un binocolo cosiddetto Pocket da 6×20 a 12×30, con pesi tra 150 e 300 g e strutture richiudibili a doppia cerniera, per uno stoccaggio facile anche nel "taschino" della camicia. Questi sono in genere dei binocoli sportivi, piccoli e comodi per l'osservazione in luce diurna, che possono regalare anche ottime immagini, come i binocoli più grandi. Generalmente, sono con prismi a tetto, per poter contenere pesi e dimensioni, prodotti in formato 8x20 e 10x25.

Nella navigazione sono comunemente usati modelli 4×30, 6×42, 7×50, 10×50.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'ingrandimento angolare aumenta leggermente avvicinandosi all'oggetto; tale variazione provoca lo schiacciamento prospettico descritto più avanti.
  2. ^ Il potere di ingrandimento nel caso di oggetti vicini ha una diversa definizione rispetto a quella per oggetti distanti: è riferito alle massime dimensioni percepibili ad occhio nudo, ossia quando questo dista 25 cm dall'oggetto.
  3. ^ Con luminosità ci si riferisce qui al flusso luminoso sulla retina e non alla definizione fotometrica di luminanza: nell’ipotesi di matching tra pupilla di uscita e pupilla dell'occhio, la luminanza della scena ingrandita (l'illuminamento della retina) è al più la stessa (nell'ipotesi ideale di binocolo senza perdite) di quella percepita a occhio nudo nelle stesse condizioni ambientali di illuminamento, in accordo alla legge di conservazione della luminanza nei sistemi ottici senza perdite.
  4. ^ ISO 14132-1:2015
  5. ^ (EN) ISO 14132-1:2015 - Optics and photonics -- Vocabulary for telescopic systems -- Part 1: General terms and alphabetical indexes of terms in ISO 14132, su www.iso.org. URL consultato il 29 marzo 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàThesaurus BNCF 569 · GND (DE4724988-2 · NDL (ENJA00571366