Topolino (fumetto)

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Topolino è il nome di due diverse testate a fumetti pubblicate in Italia la prima a partire dal 1932[1] e la seconda, in sostituzione della prima, dal 1949[2], e così intitolate perché incentrate sul personaggio dei fumetti di Mickey Mouse noto in Italia come Topolino[3]. Il personaggio in Italia esordì nel 1930 sul'Illustrazione del Popolo, supplemento della Gazzetta del popolo ma la prima testata omonima arriverà alla fine del 1932 con il settimanale Topolino edito inizialmente dalla Casa Editrice Nerbini[4][1] e poi dalla Arnoldo Mondadori Editore[1]. Successivamente questa testata venne chiusa e nel 1949 la Mondadori ne fece esordire un'altra omonima ma di diverso formato che, dopo cambi di editore[5], è ancora in corso di pubblicazione dopo aver superato i 3000 numeri[6].

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 1931 a Torino viene organizzata per la prima volta una proiezione dei cortometraggi di Topolino, in un matinée cinematografico che comprendeva anche corti di altri personaggi già celebri in Italia. Il successo fu notevole e ben presto la popolarità di Mickey Mouse si diffuse in tutto il paese. A maggio dello stesso anno sul supplemento domenicale per bambini del quotidiano Il Popolo di Roma (edizione laziale del giornale Il Popolo d'Italia) apparvero alcune tavole che avevano come protagonista Topolino, disegnate dall'illustratore Guglielmo Guastaveglia detto Guasta che ne realizza una versione molto grezza ed elementare e non è raro vedere Topolino interagire con il gatto Felix (ancora chiamato Mio Mao) all'epoca personaggio decisamente più celebre in Italia, o addirittura con Oswald il coniglio fortunato, che non era più di proprietà della Disney; inoltre Minnie viene chiamata Topolina. In questa forma, Topolino venne pubblicato per una decina di numeri, negli ultimi dei quali ai rozzi disegni fatti in casa si sostituiscono vignette ricalcate dalle strisce di Floyd Gottfredson.

Periodo Nerbini[modifica | modifica wikitesto]

Topolino (giornale)
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità settimanale
Genere stampa nazionale
Formato giornale tabloid
Fondazione anni ottanta
Editore Giuseppe Nerbini (1932 - 1935)
Disney-Mondadori (1935 - 1937)
API - Anonima Periodici Italiani (1938 - 1943)
Mondadori (1/06-21/12/1943 e 1946 - 1949)
Helicon Italiana (1945 - 1946)
Sito web
 

Topolino giornale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Topolino (giornale).

Nel 1932 viene assegnato a Disney uno speciale Oscar per la creazione del personaggio di Topolino[7]. La notizia giunge anche in Italia e l'editore Giuseppe Nerbini decide di dedicare un intero giornale illustrato al nuovo personaggio che esordirà il 31 dicembre 1932[1][8], anticipando di appena un mese la prima pubblicazione statunitense, il Mickey Mouse Magazine edito da Herman Kamen nel formato digest che più tardi avrebbe fatto il successo, in Italia, di una nuova iniziativa editoriale dedicata all'eroe Disney. La rivista di Kamen, però, veniva distribuita solo nei grandi magazzini o nelle sale che proiettavano i film: per la diffusione nelle edicole bisognerà infatti attendere il 1935[9]. Sulla falsariga del celebre Corriere dei Piccoli[senza fonte], anche Topolino ha una periodicità settimanale aprendosi con una breve storia in cui le didascalie sono scritte in rima realizzata da Giove Toppi ma trovano spazio soprattutto le strisce e le tavole realizzate da Floyd Gottfredson, mentre il primo episodio in assoluto a fumetti realizzato dai suoi creatori con la collaborazione di Win Smith e apparso in originale il 13 gennaio del 1930 verrà proposto da Nerbini solo nel 1934, su un supplemento al giornale, con il titolo Le audaci imprese di Topolino nell'isola misteriosa[10]. Questa edizione italiana rispetto all'originale si avvalse di Giorgio Scudellari che corresse alcuni errori e incongruenze presenti nella storia[senza fonte]. Per disguidi legati legati ai diritti il personaggio di Topolino venne sostituito da "Topo Lino" personaggio ideato da Giove Toppi e Gaetano Vitelli e per qualche numero la testata si chiamò Il Giornale di Topo Lino per poi riprendere la vecchia denominazione con il n° 7 quando, risolti i problemi legali e essersi assicurati correttamente i diritti d'uso del personaggio, riprese la pubblicazione delle storie di Topolino[9][11][12][8].

Gli Albi di Topolino[modifica | modifica wikitesto]

Gli Albi di Topolino fu una testata edita dalla Nerbini, omonima diuna testata successiva edita dalla Mondadori, che ripresentava in un unico numero lunghe saghe in formato orizzontale che consentiva di presentare le strisce in maniera fedele all'edizione originale senza dover rimontare le vignette. La serie è composta da nove albi che riproposero alcune delle avventure di Topolino in strisce giornaliere e tavole settimanali realizzate da Floyd Gottfredson già pubblicate su Topolino e sul Supplemeto di Topolino. La collana si apre con il rarissimo “Topolino contro Wolp”. La collana fa il suo esordio con Topolino contro Wolp, oggi ritenuto molto raro.[13]

Periodo Mondadori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Gli Albi di Topolino e Albi tascabili di Topolino.

Topolino giornale[modifica | modifica wikitesto]

Con il n°137 di Topolino dell'11 agosto 1935 la testata incominciò a essere pubblicata dalla Mondadori[1] che conservò la linea editoriale di Nerbini pubblicando oltre al materiale disney anche altre serie americane. Inoltre in aggiunta la Mondadori creò altre testate incentrate sui personaggi della Disney come la collana Nel regno di Topolino che risulta essere il primo comic book dedicato al personaggio nato anche prima di quelli americani. Presentava le storie quotidiane e settimanali in un unico albo e rimontate nel tipico formato di albi come Four Color o Walt Disney's Comics and Stories[14][15], con una copertina opera di Antonio Rubino[1] artefice della grafica de I tre porcellini, altra collana Mondadori esordita nel 1935 e ispirata all'omonimo corto animato del 1933 che servì all'editore come trampolino di lancio per avvicinarsi ai diritti del personaggio principale della scuderia Disney[senza fonte].

In quegli stessi anni, però, le iniziative con Topolino protagonista erano molte: gli editori Frassinelli di Torino e Salani di Firenze dedicarono alcuni volumi al personaggio come la versione italiana della raccolta Big Little Books. Ogni volume di circa 300 pagine raccoglie dei racconti che alternano alle pagine di solo testo delle pagine di sole illustrazioni tratte dai fumetti.[senza fonte]

Il rapporto tra Walt Disney e Arnoldo Mondadori è proficuo per entrambi ma nel1938 Ministero della Cultura Popolare impose alla stampa delle restrizioni che impedirono la pubblicazione di fumetti americani ma grazie ai rapporti fra l'editore e Mussolini sulla testata Topolino sparirono le serie a fumetti americane ma vennero risparmiate quelle della Disney che furono pubblicate fino al n° 475 del 20 gennaio 1942 quando in piena seconda guerra mondiale l'editore fu costretto a cedere alle restrizioni. L'ultima storia di Topolino pubblicata fu Topolino e l'illusionista. Il numero successivo (nº 476 e con data 27 gennaio 1942) che comunque continuava a conservare la vecchia testata, cominciò a pubblicare la storia a fumetti intitolata "Guerra di corsa - Nuove imprese del mozzo del sommergibile" di Federico Pedrocchi e Edgardo Dell'Acqua. Col n° 495 del 9 giugno 1942 la testata presentava una vignetta d'apertura del fumetto in prima pagina recava le bandiere della Germania nazista, italiana e giapponese per rimarcare la partecipazione dell'Italia alle vicende della guerra in corso ma vennero eliminate con il n° 556 del 18 agosto 1943. Col n° 559 del 31 agosto 1943 della testata, che nel frattempo aveva inglobato altre testate della Mondadori come "L'Avventuroso" e "Giungla"[16], il racconto delle avventure del giovane mozzo ebbe una fine sbrigativa e subito soppiantato da "La Sfera d'Aria" che narrava le imprese degli abitanti di "Saturno contro la Terra". La testata divenne "Tuffolino", un ragazzetto dalle medesime caratteristiche fisiche e disegnato da Pier Lorenzo De Vita, mentre Minnie divenne Mimma. La crisi e la momentanea sostituzione non evita la sospensione della testata che avviene con il n°564 del 21 dicembre 1943, per poi riprendere a guerra conclusa il 15 dicembre 1945 per poi interrompersi definitivamente nel 1949 con il n°738[1].

Topolino libretto[modifica | modifica wikitesto]

Topolino (libretto)
Logo
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità Mensile (1949-1952)
Quindicinale (1952-1960)
Settimanale (dal 1960)
Genere fumetto
attualità
Formato 12,5 x 18[17] cm
Fondazione aprile 1949
Sede via Lampedusa, 13/C Milano
Editore Arnoldo Mondadori Editore (1949-1988)
The Walt Disney Company Italia (1988-2013)
Panini Comics (dal 2013)
Tiratura 212 538[18] (Gennaio - dicembre 2014)
Diffusione cartacea 138 318[18] (Gennaio - dicembre 2014)
Diffusione digitale 56 708[18][19] (Gennaio - dicembre 2014)
Direttore Valentina De Poli
Redattore capo Davide Catenacci (comics)
Santo Scarcella (attualità)
ISSN 1120-611X (WC · ACNP)
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Sito web topolino.it
Tablet PC su abbonamento
 
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Topolino (libretto).

Nell'aprile del 1949 la testata assume il nuovo formato a "libretto" ricominciando da capo la numerazione ma continuando le storie non concluse sul giornale[1][12].

La storia e la fortuna della testata, che ha superato i 3000 numeri, non è da ascriversi al formato giornale, che ha il merito di aver fatto conoscere e diffondere in Italia i personaggi Disney, ma al formato Formato digest, o appunto libretto, più maneggevole del primo e, all'inizio, accolto con scarso entusiasmo.[senza fonte]

Alla fine degli anni quaranta i giornali a fumetti come Topolino che pubblicavano storie a puntate di non più di due tavole a episodio erano in crisi,. Mondadori per non perdere i diritti delle pubblicazioni da libreria decise un cambio di formato e periodicità. A quel tempo l'editore dava alle stampe Selezione dal Reader's Digest e utilizzava appositamente una nuova e costosa macchina che restava inutilizzata nei periodi di attesa tra un numero e il successivo. Si pensò allora di usarla per stampare una nuova testata dedicata a Topolino che ne ricalcherà così il formato (12,5 × 18 cm) e tutti i successivi cambiamenti (aumenti di pochi centimetri nelle dimensioni, il passaggio dalla spillatura alla brossura, cambi nel tipo di carta impiegata)[20]. Ampiamente pubblicizzato sugli ultimi due numeri del giornale, il 737 e il 738, Topolino tornava nelle edicole con un nuovo numero 1 questa volta un mensile di 100 pagine di storie esclusivamente disneyane, al prezzo di 60 lire, anziché le 15 del precedente settimanale[2].

La nuova formula fece storcere il naso ai vecchi appassionati così come l'allora direttore Mario Gentilini. Il primo numero della nuova serie conteneva l'ultima puntata di Topolino e il cobra bianco iniziata sul giornale e storie nuove come Eta Beta l'uomo del 2000 e tre storie di Carl Barks: "Paperino milionario al verde", "Pluto salva la nave" e "Paperino e il segreto del vecchio castello". Il volume venne poi completato da "Le storie dello zio Remo - Coniglietto e l'arcobaleno d'oro", di George Stallings e Dick Moores, con protagonisti i personaggi animati del film I racconti dello zio Tom; Buci e le pulizie di primavera, di Don Gunn, Il piccolo Lupo Mannaro e Cappuccetto Rosso, di Carl Buettner e tutta una serie di rubriche scritte principalmente da Guido Martina a quel tempo unico sceneggiatore Disney a lavorare per Mondadori. La copertina presentava Topolino in alta uniforme tratto dal Walt Disney's Comics and Stories del giugno 1941 con Minni in quarta di copertina, tratta da Four Color Comics e opera di Ken Hultgren; in alto a sinistra, poi, sotto l'indicazione del mese e dell'anno, c'era la dicitura Vol. I. All'inizio della sua avventura, infatti, il libretto era pensato come una raccolta di sei numeri, chiamati fascicoli, e con numerazione delle pagine continua da un numero a un altro, realizzando così alla fine di un semestre una volume unico. Inizialmente la testata ebbe una periodicità mensile, divenne quindicinale dal n° 40 (10 aprile 1952) e settimanale dal n° 236 (5 giugno 1960) con uscita il mercoledì. La veste grafica rimase simile negli anni tranne quando dal n° 605 del 2 luglio 1967 fu inserita la banda gialla sul fianco con l'indicazione della testata, dell'editore, del numero oltre che la firma di Disney.

La nuova testata presenta sia storie di autori americani come Gottfredson e Barks ma anche italiane. Inizialmente solo le copertine furono opera di autori italiani come Ambrogio Vergani, Michele Rubino e lo stesso Mario Gentilini, direttore della testata. ma già dal n°7 iniziano anche le storie italiane con la prima delle parodie: L'Inferno di Topolino di Martina e Bioletto che furono gli apripista di una scuola che vedrà nelle sue fila autori come Ennio Missaglia, Abramo Barosso, Luciano Bottaro, Romano Scarpa e molti altri e che porterà l'Italia a produrre il 75% delle storie Disney del mondo.

Periodo Disney Italia/Panini Comics[modifica | modifica wikitesto]

Con Topolino n° 1702 del 1988, la Disney subentra direttamente alla Mondadori con la sua divisione locale Disney Italia, mantenendone lo stesso staff, allora diretto da Gaudenzio Capelli, con la collaborazione di Elisa Penna e Massimo Marconi.

Il 30 ottobre 2013 viene ceduto il ramo d'azienda dei periodici Disney in Italia alla Panini Comics[21].

Altre pubblicazioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia ha sempre presentato un gran numero di pubblicazioni dedicate al mondo Disney. Si va dalla Collana Carosello (1957) a Gli albi tascabili di Topolino (1948) o a collane da collezionisti come Le grandi storie (1966) ed Il Topolino d'oro (1970), realizzate da editori specializzati come ANAF, Comic Art, Traverso, IF Edizioni. Non si possono dimenticare, poi, Nel Regno di Topolino (1935), o gli illustri Albi d'Oro, che più tardi diverranno gli Almanacco Topolino, e i simili Albi della Rosa (che più tardi diverranno Gli Albi di Topolino) e che hanno fatto da base per le successive riviste non-Disney Albi del Falco, con le storie di Superman, Batman, Hawkman (il Falco del titolo) e degli altri supereroi DC Comics, e Albi di Pecos Bill. Non dimentichiamo, infine, la serie dei Classici di Walt Disney, con le ristampe delle storie classiche, generalmente in origine albi monotematici con tavole di raccordo tra una storia e l'altra, e la gemella Grandi Classici Disney.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h FFF - TOPOLINO giornale, su www.lfb.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  2. ^ a b FFF - TOPOLINO libretto Mondadori, su www.lfb.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  3. ^ Topolino, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 09 marzo 2017.
  4. ^ FFF - Testate, L'illustrazione del popolo, su www.lfb.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  5. ^ FFF - TOPOLINO libretto Disney, su www.lfb.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  6. ^ Topolino - Home, su www.topolino.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  7. ^ Topolino, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 09 marzo 2017.
  8. ^ a b TOPOLINO Giornale, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 09 marzo 2017.
  9. ^ a b Quando Firenze era Firenzopoli - Corriere Fiorentino, su corrierefiorentino.corriere.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  10. ^ FFF - TOPOLINO giornale Supplementi, su www.lfb.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  11. ^ uBC blog - uBC Fumetti, su test.ubcfumetti.com. URL consultato il 09 marzo 2017.
  12. ^ a b FFF - MICKEY MOUSE, su www.lfb.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  13. ^ Albi di Topolino, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 09 marzo 2017.
  14. ^ FFF - NEL REGNO DI TOPOLINO, su www.lfb.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  15. ^ Nel Regno di Topolino, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 09 marzo 2017.
  16. ^ FFF - L'AVVENTUROSO giornale, su www.lfb.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  17. ^ Topolino Story 1949, pagina 180
  18. ^ a b c Dati ADS
  19. ^ Dato ottenuto sommando alle copie digitali mediamente vendute nel periodo (357) il numero medio nel periodo di abbonati (56 351), che ricevono sia la copia cartacea che quella digitale
  20. ^ Mario Morcellini, Alberto Abruzzese, Donatella Scipioni, Carocci, Il Mediaevo: TV e industria culturale nell'Italia del XX secolo Volume 290 de Università, 404, 2001.
  21. ^ Topolino alla Panini!, Panini SpA, 26 settembre 2013. URL consultato il 25 novembre 2015.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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