Topolino (giornale)

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Topolino è stata una pubblicazione periodica a fumetti in formato giornale edita in Italia prima dalla Casa Editrice Nerbini dal 1932 al 1937 e poi dalla Arnoldo Mondadori Editore dal 1937 al 1949 della quale vennero pubblicati 738 numeri[1][2][3][4]. Nell'aprile 1949 la testata venne soppressa per crearne un'altra che ne mantenne il nome ma ne cambiò il formato passando a quello noto come "libretto" e ricominciando la numerazione dal n° 1[1][3][5]. Il Topolino giornale aveva inizialmente otto pagine e oltre a fumetti della Disney presentava produzioni di altri autori sia americani che italiani[4].

Topolino
fumetto
Lingua orig. lingua italiana
Paese Italia
Editore Nerbini/Mondadori
1ª edizione 31 dicembre 1932 – 9 aprile 1949
Albi 738 (completa)
Genere umoristico

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Nerbini (1932-1935)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1932 viene assegnato a Disney uno speciale Oscar per la creazione del personaggio di Topolino e per sfruttarne il successo Giuseppe Nerbini, edicolante ed editore fiorentino, decide di dedicare una testata al nuovo personaggio che esordì il 31 dicembre 1932[4][6], anticipando di un mese l'analoga prima pubblicazione statunitense, Mickey Mouse Magazine edito da Herman Kamen nel formato digest che nel dopoguerra in Italia sarebbe stato usato per la seconda versione della testata. La testata americana veniva distribuita solo nei grandi magazzini e nei cinema che proiettavano i film del personaggio e per la diffusione nelle edicole bisognerà attendere il 1935[senza fonte]. La testata italiana ha invece il formato simile a quello del Corriere dei Piccoli ma diversamente da questo avrà da subito periodicità settimanale e si apre con una breve storia in cui le didascalie sono scritte in rima e realizzata da Giove Toppi[4]. Nerbini tuttavia non si era assicurato correttamente i diritti di pubblicazione in quanto si era rivolto al Consorzio Cinematografico E.I.A., distributore dei cortometraggi di Topolino, mentre i diritti per le riviste erano gestiti da Guglielmo Emanuel[7], inoltre la vicenda si era complicata ulteriormente anche per l'intervento dell'editore Carlo Frassinelli di Torino, il quale, ritenendo di avere l'esclusiva assoluta di pubblicare materiale cartaceo Disney (era in procinto di dare alla stampa due libri su Topolino), diffidò la Nerbini imponendole la sospensione del giornale.[7] Si scoprì presto però che Frassinelli possedeva solo i diritti dei due libri che era in procinto di pubblicare, per cui le sue accuse erano infondate, ma restava fondate invece le proteste di Emanuel, seppur Nerbini avesse sbagliato in buona fede,[7] per cui a partire dal n° 3 la testata venne ribattezzata "Il Giornale di Topo Lino" e Topolino venne sostituito da "Topo Lino", personaggio ideato da Giove Toppi e Gaetano Vitelli, fino al n° 5 quando, grazie all'acquisizione dei diritti di pubblicazione dal King Features Syndicate, l'editore poté ripristinare la versione originale.[8][4]

Nerbini si assicurò quindi i diritti di pubblicazione delle strisce giornaliere e delle tavole domenicali realizzate in America da Floyd Gottfredson, che esordirono sul n° 7 (Il ritratto di Minnie, tavola domenicale)[9] ma in attesa di riceverne altre, Nerbini ottenne il permesso dal King Features Sindacate di pubblicarne altre realizzate in Italia con l'obbligo di specificare che non erano opera di Walt Disney[10] e che la loro pubblicazione era autorizzata dal King Features Sindacate[9]. Le strisce giornaliere esordirono sul n° 11 e poi sul n° 14 con la storia "Topolino arciere"[11][12] mentre sul n° 15 venne pubblicata per intero la storia "Le disavventure di Pluto", in cui un accalappiacani dà la caccia al cane di Topolino.[12] La prima storia lunga (Le prodezze di Topolino aviatore) venne pubblicata a partire dal n° 24 con 19 strisce per volta.[12] In queste storie vengono anche introdotte delle didascalie in rima scritte dal primo direttore della rivista, Paolo Lorenzini[13][4], e viene anche assegnato il nome definitivo a Pippo, la spalla di Topolino, che sui libri della Salani veniva ancora chiamato Medoro[senza fonte]. Anche nella versione originale americana il personaggio di Pippo ebbe variazioni del nome: Dippy the Dawg o Dippy Dawg o Dippy Dog agli esordi, per poi diventare Dippy the Goof o The Goof e infine definitivamente Goofy.

Sulla testata vennero inizialmente pubblicate per lo più tavole domenicali mentre le strisce giornaliere erano pubblicate nel supplemento al giornale.[14] Oltre a queste sulla testata vennero pubblicate le tavole domenicali della coccinella Buci e, quando alla fine del 1933 il direttore Lorenzini si dimise lasciando il posto a Mario Nerbini a causa di disaccordi con l’editore per la progressiva riduzione dei testi in prosa a favore dei fumetti e delle illustrazioni, esordirono serie avventurose americane come Cino e Franco di Lyman Young, Little Nemo di Winsor Mc Cay, Audax (King of the Royal Mounted) di Gray e Dean ma anche produzioni italiane come le storie disegnate da Giorgio Scudellari, Gino Schiatti, Giuseppe Perego e Guido Moroni Celsi.[4] Nel 1935 le strisce giornaliere di Topolino iniziarono a venire pubblicate anche sul giornale presentando le storie "Topolino e l'elefante", "Topolino nel paese dei califfi" e "Topolino e Pluto corridore". Sempre in quest'anno il giornale cambiò nome in Topolino - Mickey Mouse per alcuni numeri.[15]

Nel luglio del 1935 Nerbini cede la rivista, il suo supplemento e il contratto di esclusiva per Mickey Mouse alla Mondadori di Milano, che sopprime subito il supplemento, convogliandone le storie rimaste incompiute sulla testata principale.[4]

Il Topolino supplemento[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 1933 esordisce il primo numero del supplemento al giornale[16], in cui trovano spazio soprattutto le storie a strisce non pubblicate nel numero ordinario, oltre a qualche tavola domenicale. Sul primo numero fanno il suo esordio Le grandi avventure di Topolino e Topolina nel West[16] (tratte dalle tavole domenicali The Lair of Wolf Barker e scritte da Ted Osborne e disegnate da Floyd Gottfredson con le chine di Al Taliaferro e di Ted Thwaites) e Il mistero del castello incantato (storia a strisce realizzata tra il 1932 e il 1933); entrambe finiscono di essere pubblicate con il n° 3[17].

Il primo episodio a fumetti di Topolino, realizzato dai suoi creatori con la collaborazione di Win Smith e apparso in originale il 13 gennaio del 1930, verrà proposto da Nerbini solo nel 1934, sul Supplemento al giornale, con il titolo di Le audaci imprese di Topolino nell'isola misteriosa (nn° 9-11),[18]. L'edizione italiana venne modificata da Giorgio Scudellari, illustratore di origine cilena, che corresse alcuni errori e incongruenze presenti nella storia[19]. Tra le altre storie pubblicate nel supplemento ricordiamo "Topolino e Topolina sportivi alle prese col puro-sangue "Piedidolci" (n° 4-8), "Le straordinarie avventure di Topolino e Pippo poliziotti" (nn° 12-15), "Topolino e Minnie contro il pirata e contrabbandiere "Gamba di legno" "(nn° 16-20), "Il rivale di Pluto" (nn° 16-18), "Le nuove avventure di Topolino e Minnie nel West" (nn° 20-29), "Topolino giornalista" (nn° 30-39), "Il romanzo di Clarabella" (nn° 40-42[20]).[21] Gli ultimi tre numeri sono editi da Mondadori[21].

Vengono pubblicate anche due riduzioni a fumetti della serie di cortometraggi Sinfonie allegre: "presentiamo le avventure di Ambrogio il gatto malandrino" (nn° 29-35) e "I due fannulloni" (esordio di Paperino nei fumetti, nn° 28-35).

Sul supplemento trovano spazio anche storie non Disney come le strisce di Frank Merril.

Fumetti non Disney[modifica | modifica wikitesto]

Sul Topolino formato giornale edito da Nerbini non vi erano solo storie Disney. un esempio è Pisellino, personaggio creato dal fumettista italiano Buriko, le cui storie ebbero anche l'onore di venire pubblicate in prima pagina. Tra gli altri fumetti italiani apparsi nel giornale ricordiamo Topo Lino e Sorcettino.

Tra le strisce americane non Disney, Nerbini ha pubblicato su Topolino giornale le strips Tim Tyler's Luck di Lyman Young (disegnati in realtà da Alex Raymond) e Frank Merriwell di Gilbert Patten. Le prime strisce di Tim Tyler's luck (più nota in Italia con il titolo Cino e Franco) vennero pubblicate sul n. 53 con il titolo Sotto la bandiera del re della giungla.[22] È il primo fumetto naturalistico pubblicato sul giornale.[22] Nello stesso numero Collodi nipote, fino allora direttore della testata, lasciò l'incarico, per la sempre maggior presenza, voluta dall'editore, di «vignette e storielle figurate» a scapito dello «spazio rimasto a sfogo di velleità più o meno letterarie di piccini e di grandi», che resero il giornale «non più conforme ai miei intendimenti artistici e al programma da me esposto all'inizio di questa pubblicazione».[22] La direzione della testata passò allo stesso editore Mario Nerbini.[22] La serie di Cino e Franco riscosse molto successo e le vendite del giornale aumentarono.[23]

La contesa tra Nerbini e Mondadori (1935)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1934-1935 l'editore Mondadori tentò di sottrarre a Nerbini il giornale "Topolino" in quanto intenzionato a pubblicare storie Disney.[15] Incontrato in Italia Walt Disney, in viaggio per l'Europa, cercò di convincerlo a cedergli i diritti per la pubblicazione delle storie Disney.[15] Tuttavia, il King Features Syndacate aveva già ceduto i diritti per la pubblicazione delle storie di Topolino a Nerbini:

« Il King Features Syndicate per sé e per Walt Disney, cede alla Casa Editrice G. Nerbini il diritto esclusivo di pubblicazione in giornale delle pagine domenicali di Mickey Mouse (“Topolino”), delle strisce comiche di Mickey Mouse (“Topolino”) in ragione di sei strisce settimanali, l’una e l’altra disegnate da Walt Disney. »

Tuttavia, il fatto che nel contratto si leggesse che il KFS avesse ceduto a Nerbini solo i diritti per la pubblicazione delle strisce e delle tavole di Topolino, ma non dei personaggi Disney in generale, permise a Mondadori di comprare i diritti delle Silly Symphonies (Sinfonie allegre). Il 28 marzo 1935 uscì così il primo numero dei Tre Porcellini, giornale che conteneva le Sinfonie allegre con protagonisti i tre porcellini, dei racconti illustrati con protagonista Topolino, e tavole domenicali non Disney. Quasi contemporaneamente Mondadori iniziò a ristampare le storie di Topolino già pubblicate sul giornale nerbiniano nella nuova collana Nel regno di Topolino.[15]

Pochi mesi dopo Nerbini fu costretto a cedere a Mondadori il giornale:[15][24]

« Nerbini rinuncia a favore di Disney all'acquisto delle tavole domenicali a colori e strisce quotidiane in bianco e nero, disegnate da Walt Disney e concessele dalla Spett. King Features Syndicate col contratto del 19 gennaio 1933 (…) Tutti i diritti sopra gli albums delle storielle aventi a protagonista la figura di Topolino-Mickey Mouse, già pubblicati da Nerbini (…) vengono esplicitamente eccettuati dal complesso di pattuizioni e rinunce oggetto della scrittura privata presente. Nerbini conserva quindi il diritto di pubblicare tutti gli albums, per i quali ha già liquidato a Disney per anticipazione i relativi diritti, e si riserva la facoltà ed il diritto di effettuarne quante ristampe crederà opportuno durante un periodo di tre anni dalla data della presente scrittura (…) "DISNEY" a titolo di rimborso per le spese di lancio e di indennizzo per la introduzione, l'avviamento ed altra propaganda sostenuta da "NERBINI" per il giornale TOPOLINO, la proprietà del cui titolo è sempre rimasta esclusivamente a "DISNEY" il quale ne aveva concesso a "NERBINI" il solo sfruttamento per un periodo definito e limitato, accetta e si impegna a versare a "NERBINI" la somma di lire trecentomila (…) si ripete e si precisa che il complesso degli impegni assunti da "NERBINI" verso "DISNEY" nella presente scrittura privata si sostanzia e si limita nel cessare la pubblicazione del giornale TOPOLINO col numero recante la data del 4 agosto 1935, e nel cessare altresì la pubblicazione di ogni e qualsiasi supplemento di detto giornale a quella stessa data; (…) nella rinuncia integrale ed incondizionata di ogni e qualsiasi diritto "NERBINI" potesse avere acquistato in seguito al lancio, introduzione ed avviamento del giornale "TOPOLINO" e supplementi in base alle vigenti norme e leggi sulla stampa. »

Secondo alcune ipotesi sia Nerbini che Mondadori si rivolsero al fascismo, uno per difendersi dall'attacco di Mondadori, l'altro per sottrarre a Nerbini il giornale; l'arbitrato fascista avrebbe poi costretto Nerbini a cedere la testata a Mondadori, in cambio Mondadori avrebbe pagato una cifra molto alta a Nerbini come buonuscita.[24]

Le strisce giornaliere di Cino e Franco rimasero in mano a Nerbini, che le trasferì sul nuovo Giornale di Cino e Franco.[15][24] Quelle domenicali vennero invece acquistate da Mondadori, che le pubblicò sul giornale Topolino ribattezzando i due protagonisti Tim e Tom.[15][24]

Nelle varie edizioni ci sono anche dei grossolani e vistosi errori, la gioia dei collezionisti: l'esempio più lampante è quello del nº40, uscito in versione doppia: una con "Topolino naturalista" e l'altra con un'avventura di Pisellino (entrambe in prima pagina), il solo problema è che "Topolino naturalista" era stata pubblicata sul nº39![25]

Mondadori (1935-1949)[modifica | modifica wikitesto]

1935-1937[modifica | modifica wikitesto]

Il n° 137 del Topolino giornale, dell'11 agosto 1935, segna il passaggio di consegne da Nerbini alla Mondadori.[2][26] Il primo numero contiene in prima pagina la prima parte di una tavola domenicale di Topolino, seguono dei racconti illustrati, una tavola domenicale di Ciottolo all'età della pietra, le avventure africane di Tim e Tom (ossia Cino e Franco), una tavola domenicale di Little Nemo e, in ultima pagina, la conclusione della tavola domenicale pubblicata in prima pagina.[26] Nel numero successivo c'è in ultima pagina una storia propagandistica che parla delle provocazioni abissine nei confronti delle guarnigioni italiane in Africa Orientale, punite con i gas.[26]

Il giornale è diretto da Antonio Rubino, ex direttore del Corriere dei Piccoli. Mondadori mantiene all'inizio la tricromia utilizzata da Nerbini per rendere meno traumatico il cambio di editore. A partire dal n. 139 la tricromia viene abbandonata in favore della quadricromia; il giornale viene da ora in poi stampato dalla tipografia SAME di Milano.[27] A partire da questo numero viene pubblicata in prima pagina la storia a tavole domenicali Topolino e il canguro (n. 139-158); in ultima pagina viene pubblicata la prima puntata di Gli Uomini Verdi, storia di fantascienza di Yambo, noto scrittore italiano; Gli Uomini verdi si ispira almeno in parte al romanzo dello stesso Yambo Atlantide (1901) e fu una delle prime storie a fumetti di fantascienza italiane.[27]

Mondadori decide di sopprimere quasi subito il Supplemento al giornale che, sotto la gestione Mondadori durò appena tre numeri, e di pubblicare le storie destinate al supplemento sul numero ordinario di Topolino a partire dal n. 142. Mentre la prima pagina continua a venire occupata dalla domenicale Topolino e il canguro, la giornaliera Il romanzo di Clarabella occupa la seconda e la terza pagina del giornale. Dal n. 143 appaiono anche alcune brevi strisce inglesi disegnate da Wilfred Haughton. In questi numeri, oltre alle storie Disney vengono pubblicate anche storie non-Disney come le americane Tim e Tom di Lyman Young, Audax di Zane Gray e Il piccolo Nemo di Winsor McCay, Eugenio Bellidee, Ella Parella, Il romanzo della signorina Milli, Inspector Wade, Barry il rosso e molte altre.

A partire dal n. 148 le scritte in rima sotto le vignette scompaiono gradualmente. A partire dal n. 151 Antonio Rubino, direttore del giornale, decise di rendere il giornale più simile a L'Avventuroso, sperando di incrementare in questo modo le vendite: a partire da questo numero, di conseguenza, Topolino e il canguro perde temporaneamente la prima pagina in favore della fantascientifica S.K. 1, storia di Guido Moroni Celsi per molti versi simile a Flash Gordon che all'epoca faceva vendere l'Avventuroso; in ultima pagina vennero pubblicate le tavole domenicali di Audax.[28] L'esperimento non diede però i risultati sperati, e a partire dal n. 155 (15 dicembre 1935) tutto ritornò alla normalità con Topolino e il canguro in prima pagina mentre S.K. 1 venne relegato nelle pagine interne.[28]

Mentre inizia la pubblicazione di Topolino e il misterioso "S", flagello dei mari, il giornale verso la fine del 1935 indisse un concorso a premi per i lettori; sempre in quest'anno nacquero gli Amici di Topolino con tanto di tessera sociale.[28]

Negli anni successivi vennero realizzate delle riduzioni delle opere di Salgari (alcuni esempi: I misteri della jungla nera e Le due tigri), realizzate da Guido Moroni Celsi.

1937-1939: Topolino - Grandi avventure[modifica | modifica wikitesto]

Con il n. 98 del 4 febbraio 1937 il giornale della Mondadori I tre porcellini chiude, e molte storie pubblicate sull'appena chiusa testata vengono trasferite su Topolino. A causa dell'assorbimento della testata I tre porcellini, a partire dal n. 216 dell'11 febbraio 1937 il titolo della testata viene cambiato da Topolino a Topolino - Grandi avventure; anche il numero di pagine cambia, passando da otto a sedici. Tra le storie trasferite su Topolino spiccano quelle di Federico Pedrocchi, che debutta sul giornale con la storia Saturno contro la Terra dove fa la sua prima apparizione il dittatore saturniano Rebo, che, alleato con il professore (originario del pianeta Terra) Leducq, è intenzionato a conquistare il pianeta Terra; i suoi piani verranno però sventati dal Professor Marcus e il suo assistente Ciro. Pedrocchi realizzerà altre storie con Rebo come il ritorno di Rebo, seguito di Saturno contro la Terra, e La guerra dei pianeti, terza storia del ciclo, l'ombra di Rebo ecc. La saga continuerà fino al 1946. Luciano Bottaro e Carlo Chendi riprenderanno, in Paperino e il razzo interplanetario (anni 60), il personaggio di Rebo, riproponendolo in una chiave comica e caricaturale, più consona allo spirito Disney. Bottaro realizzò altre tre storie dedicate a Rebo negli anni 90. In queste quattro storie Disney con protagonista Paperino, quest'ultimo sventa (in modo un po' fortuito o con l'aiuto del Papero Virtuale, una potentissima arma a immagine e somiglianza di Paperino inventata dai Gioviali, gli abitanti di Giove) i piani dell'extraterrestre di conquistare Giove e/o la Terra (per questo Paperino viene considerato un eroe dai gioviali).

Con il n° 217 del 18 febbraio 1937 debuttano sul giornale le tavole domenicali di Paperino inizialmente pubblicate su I tre porcellini. Queste tavole domenicali continueranno a essere pubblicate su Topolino fino al n. 261, fino alla nascita del giornale Paperino. A partire dal n° 259 vengono pubblicate delle strisce made in Italy realizzate dal già citato Pedrocchi in cui Paperino annuncia a Topolino la nascita di una nuova testata, Paperino formato giornale. Nel n. 262 viene annunciata l'uscita del n. 1, e le tavole domenicali di Donald Duck vengono conseguentemente trasferite sulla nuova testata.

A partire dal n. 265 del 20 gennaio 1938, vengono pubblicati gli adattamenti a fumetti dei film Disney (pubblicati negli U.S.A. sotto forma di tavole domenicali): la prima storia a essere pubblicata fu Biancaneve e i sette nani (n. 265-284), seguita da Il savio porcellino (storia a fumetti seguito de I tre porcellini in cui debuttano i figli di Ezechiele Lupo, i tre lupetti cattivi[29], viene pubblicata su Topolino n. 285-298), Pluto chioccia (n. 299-307), Macchietto Maialetto (n. 308-313) e Quel bonaccione di Fuffo (n. 314-324).

Ma con la politica del regime fascista sempre più autarchica, dal 1938 il Min.Cul.Pop. (Ministero della Cultura Popolare) impone alla stampa una serie di dure restrizioni, prima fra tutte quella di non editare più i protagonisti del fumetto popolare americano. Il solo Topolino è risparmiato, e così il suo logo e il suo personaggio possono continuare ad esistere nelle edicole italiane. Si pensa che Topolino fu risparmiato in quanto i figli del duce erano abbonati a quel giornale.

Già dal 13 ottobre 1938 (n. 303) tutti i fumetti americani non-Disney scomparvero, sostituiti da fumetti italiani. L'annuncio dato sui n. 300 di Topolino e sul n. 39 di Paperino (22 settembre 1938) fu: «Le grandi novità preannunciate si realizzano! Topolino dà inizio a cinque nuove grandiose storie».[30] Le storie americane vengono infatti sostituite da nuovi fumetti di produzione italiana: a prendere il posto di Brick Bradford (noto in Italia come Guido Ventura) nel paginone centrale è il Saturnino Farandola di Federico Pedrocchi e Pier Lorenzo De Vita, mentre fa il suo esordio la serie italiana I predatori del Guardaful - Avventure in Somalia nel 1919, presto ribattezzata in Le grandi cacce di Gino e Gianni; altra serie tutto sommato da ricordare è Pino il mozzo.[30] Per soddisfare inoltre una imposizione del regime di aumentare le rubriche e le pagine di testo in generale a scapito dei fumetti, viene introdotta, a partire dal n. 301, una nuova rubrica, curata da Cesare Zavattini, nominata Il giornalino delle meraviglie in cui vengono pubblicati a puntate persino alcuni romanzi.[30] Successivamente vennero pubblicate altre storie di Pedrocchi, tra le quali spiccano Virus e Faust.

1939-1941[modifica | modifica wikitesto]

Con il n° 330 del 20 aprile 1939 la testata cambiò nome da Topolino - Grandi avventure a semplicemente Topolino. Le pagine continuano a essere 16 fino al n. 354, a partire dal quale il numero delle pagine venne diminuito a 12. La testata continuò a pubblicare le strisce di Topolino, unico personaggio americano ancora pubblicabile, anche se con tagli di alcune vignette e traduzioni alquanto libere. Le altre storie sono esclusivamente italiane, almeno all'inizio. Infatti, a partire dal n. 327 del 30 marzo 1939 fece il ritorno sul settimanale Brick Bradford, con la storia Le isole sotto i ghiacci, con le strisce originali ridisegnate tuttavia da Carlo Cossio, per spacciare la storia come italiana. A partire dal n. 354 del 5 dicembre 1939, si smise di ridisegnare le strisce e vennero utilizzate le strisce originali. Le strisce di Brick Bradford continuarono ad essere pubblicate su Topolino fino al novembre 1941.

Con il n° 411 la pubblicazione del giornale Paperino viene soppressa e le storie di Paperino ritornano a essere pubblicate su Topolino. Nel 1941 vengono pubblicate le tavole domenicali di Penna Bianca.

Nel frattempo, però, l'incalzare della guerra e le crescenti simpatie americane per gli Alleati, nemici dell'Italia e delle potenze dell'Asse, portarono a porre in dubbio l'"eccetto" Topolino; ciò è dimostrato dal fatto che nell'aprile 1941 Mondadori scrisse al Min.Cul.Pop. chiedendo una proroga per la pubblicazione di storie Disney almeno fino alla fine dell'anno; infatti, sostenne Mondadori, cambiare il titolo Topolino alla testata avrebbe costituito un danno economico e d'altronde le storie disney, oltre a occupare sole 3 pagine sulle 12/16 costituenti il giornale, non erano tutte americane ma in alcuni casi erano realizzate da autori italiani con il consenso della Disney americana; Mondadori conclude: «accordateci un rinvio almeno sino alla fine dell'anno, ci lascereste inoltre il tempo di studiare un giornale per ragazzi che possa sussistere e vivere anche senza Disney».[31] La proroga fu concessa, ma nel dicembre del 1941 gli Stati Uniti entrarono in guerra contro le potenze dell'Asse e dunque contro l'Italia; anche per questo, a partire dal n. 477 del 3 febbraio 1942, anche il settimanale fu costretto a cedere alle già citate restrizioni imposte dal fascismo; già nel dicembre 1941, Mondadori scrisse al Min.Cul.Pop., ringraziando il ministro in questione, Alessandro Pavolini, per aver permesso alle storie della Disney di poter essere pubblicate fino in quel momento e assicurandogli che, una volta finito il materiale importato, Topolino avrebbe smesso di pubblicare le storie Disney.[31]

L'ultima storia di Topolino pubblicata fu Topolino e l'illusionista.[31] Le ultime puntate della storia (quelle pubblicate nel 1942) vennero modificate da Pedrocchi; infatti vennero eliminati i balloon, sostituiti da didascalie; questo per volontà del fascismo, che ne aveva vietato l'utilizzo per tutte le storie a fumetti. La storia si concluse alla decima puntata, pubblicata il 3 febbraio, in modo troppo frettoloso per non indicare forse un'imposizione dal Min.Cul.Pop. di non pubblicare le strisce di Topolino a partire dal n° 478; infatti, per far concludere la storia proprio con il n° 477, le ultime 27 strisce della storia non ancora pubblicate furono riassunte da Pedrocchi in sole 5 strisce, pubblicando solo le vignette maggiormente essenziali per la comprensione del finale e eliminando tutte le altre; il contenuto delle vignette eliminate venne accennato nelle didascalie della storia. Al termine del maxi riassunto del finale venne annunciata, a fondo pagina, la pubblicazione di Tuffolino agente di pubblicità, il sostituto di Topolino. Sui numeri 478, 479, 480 e 481 continuarono comunque a venir pubblicate le storie di Penna Bianca. Il n° 481 fu l'ultimo in cui vennero pubblicate le storie Disney; dal n. 482 al 564 non vennero pubblicate storie con personaggi Disney.

1942-1943[modifica | modifica wikitesto]

Topolino viene quindi sostituito da Tuffolino, un ragazzetto dalle medesime caratteristiche fisiche, disegnato dal grande illustratore Pierlorenzo De Vita.[31] Il personaggio debutta in Tuffolino agente di pubblicità, versione ridisegnata (con versioni umanizzate dei personaggi Disney) di Topolino agente di pubblicità, che era stata appena pubblicata negli States. Infatti il giornale aveva già ricevuto, prima del divieto del regime, la storia Topolino agente di pubblicità, che però non poteva essere pubblicata. Allora Pedrocchi decise di far modificare le vignette della storia a Pierlorenzo De Vita, che ridisegnò i personaggi sostituendo i personaggi Disney con altri inventati ex novo: in questo modo Topolino divenne Tuffolino, Minni diventò Mimma e Clarabella Clara.[31] Al termine di Tuffolino agente di pubblicità, sostanzialmente identica all'originale Disney tranne che per la parte finale, vennero pubblicate altre tre storie con protagonista Tuffolino, questa volta completamente originali.[31]

Del personaggio di Topolino rimase solo il titolo del giornale, che rimase Topolino, e il logo della testata.[31] Nel Topolino senza storie Disney (n. 481-564) in prima pagina venivano pubblicate le avventure patriottiche del giovane mozzo siciliano Torre De Luca che prestava servizio su un sommergibile. In seconda pagina c'era l'angolo della posta, dove venivano pubblicati anche disegni e storie dei lettori ad argomento bellico; le storie migliori venivano pubblicate e ricompensate con 5 lire. Nelle pagine interne si trovavano storie ad argomento bellico e Tuffolino, che dall'ultima pagina si trovò ben presto relegato nelle pagine interne.

La crisi, e la momentanea sostituzione, però, non evita la sospensione della testata, che avviene con il n. 564 del 21 dicembre 1943, per poi riprendere a guerra conclusa il 15 dicembre 1945.

1945-1949[modifica | modifica wikitesto]

Con il n° 565 del 15 dicembre 1945 la testata ritorna nelle edicole dopo una sospensione di due anni. Sul primo numero ritorna il personaggio di Topolino, che ora con la caduta del regime, è di nuovo pubblicabile, esordendo con la storia Topolino e il boscaiolo (1941). Oltre alle strisce non-Disney di Mandrake e i fumetti postumi di Pedrocchi (il fumettista era stato ucciso durante la seconda guerra mondiale da soldati alleati mentre tornava a casa con il treno), vengono pubblicate le strisce di Paperino realizzate da Al Taliaferro. Nei numeri successivi vengono pubblicati, tra gli altri, l'adattamento a fumetti del film Disney Pinocchio, le strisce di Flash Gordon e di Topolino, gli ultimi capitoli postumi di Saturno contro la Terra di Pedrocchi, e le prime storie con i paperi di Carl Barks pubblicate sui comics, gli albi a fumetti statunitensi. Con il n° 713 inizia la pubblicazione a puntate di Topolino e il cobra bianco, prima storia Disney italiana del dopoguerra che terminerà sul n° 1 della nuova testata Topolino formato libretto che verrà edita dal 1949 in sostituzione della testata a giornale .

Le strisce di Topolino pubblicate subirono numerosi tagli e manipolazioni; per esempio in Topolino e il mistero delle collane alcune vignette vengono in parte ridisegnate dal redattore Michele Rubino, con risultati pessimi e involontariamente comici data la non eccelsa bravura nel disegno del redattore (si veda la vignetta in cui si vede un brutto Pippo deforme in primo piano, ovviamente disegnato da Rubino e non da Gottfredson).[32]

Alla fine degli anni quaranta, però, i giornali a fumetti erano irrimediabilmente in crisi, e così era anche per Topolino, le cui vendite erano di gran lunga calate. Mondadori, però, non poteva rinunciare alla rivista da edicola per non perdere i ricchi diritti delle pubblicazioni da libreria, così decise un doloroso ma necessario cambio di formato e periodicità. A quel tempo l'editore per stampare Selezione dal Reader's Digest utilizzava appositamente una nuovissima e costosissima macchina che però restava inutilizzata nei periodi di attesa tra un numero e l'altro. Inevitabile, quindi, l'idea di utilizzare la macchina anche per produrre il nuovo Topolino, che ne ricalcherà, così, il formato (12,5 × 18 centimetri) e tutti i successivi cambiamenti (aumenti di pochi centimetri nelle dimensioni, il passaggio dalla spillatura alla brossura, cambi nel tipo di carta impiegata)[33].

L'aprile 1949 è così un nuovo, importante punto di inizio: ampiamente pubblicizzato sugli ultimi due numeri del giornale (n° 737 e 738), tornava nelle edicole con un nuovo n° 1 la testata Topolino, questa volta come mensile di cento pagine di storie esclusivamente disneyane, al prezzo di sessanta lire, anziché le quindici del precedente settimanale.[5][34]

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Nota: seppur un blog, Fumetti classici è autorevole e ha valenza di fonte attendibile, in quanto blog ufficiale di Leonardo Gori, uno dei massimi esperti di storia del fumetto e collezionisti.

  1. ^ a b FFF - TOPOLINO giornale, su www.lfb.it. URL consultato il 23 marzo 2017.
  2. ^ a b Topolino, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 novembre 2014.
  3. ^ a b Topolino, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 09 marzo 2017.
  4. ^ a b c d e f g h TOPOLINO Giornale, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 9 marzo 2017.
  5. ^ a b FFF - TOPOLINO libretto Mondadori, su www.lfb.it. URL consultato il 9 marzo 2017.
  6. ^ Leonardo Gori, TOPOLINO 1 (1932-33), annitrenta.blogspot.com.
  7. ^ a b c Gadducci, Gori, Lama, pp. 29-33.
  8. ^ Leonardo Gori, Topolino e Topo Lino: un caso unico, annitrenta.blogspot.com.
  9. ^ a b Leonardo Gori, Topolino - terza parte (arriva Pippo!), annitrenta.blogspot.com.
  10. ^ In realtà Walt Disney non disegnò mai nessuna storia a fumetti (al massimo ne sceneggiò una e mezza) ma il King Features Sindacate ingannava i lettori attribuendole a Disney quando in realtà erano realizzate da Gottfredson.
  11. ^ narra la storia del fidanzamento tra Orazio e Clarabella
  12. ^ a b c Leonardo Gori, Topolino – quarta parte (Il “chiappacani” Gambadilegno), annitrenta.blogspot.com.
  13. ^ (detto Collodi Nipote in quanto nipote di Carlo Collodi)
  14. ^ Leonardo Gori, Topolino - quinta parte (Topolino o Mickey?), annitrenta.blogspot.com.
  15. ^ a b c d e f g Gadducci, Gori, Lama, pp. 89-94.
  16. ^ a b TOPOLINO Supplemento n.1 - Supplemento di Maggio (Collezionismo Fumetti - Collecting Comics), su www.collezionismofumetti.com. URL consultato il 30 marzo 2017.
  17. ^ TOPOLINO Supplemento n.3 - III° Supplemento (Collezionismo Fumetti - Collecting Comics), su www.collezionismofumetti.com. URL consultato il 30 marzo 2017.
  18. ^ TOPOLINO Supplemento n.8 - Supplemento di Dicembre (Collezionismo Fumetti - Collecting Comics), su www.collezionismofumetti.com. URL consultato il 30 marzo 2017.
  19. ^ (EN) Le audaci imprese di Topolino nell'isola misteriosa, su coa.inducks.org. URL consultato il 30 marzo 2017.
  20. ^ il n° 42 è l'ultimo della rivista e il seguito della storia venne pubblicata su Topolino giornale
  21. ^ a b TOPOLINO Supplemento (Collezionismo Fumetti - Collecting Comics), su www.collezionismofumetti.com. URL consultato il 30 marzo 2017.
  22. ^ a b c d Leonardo Gori, Topolino - sesta parte (arriva la Grande Avventura), annitrenta.blogspot.com.
  23. ^ Leonardo Gori, Topolino - settima parte, annitrenta.blogspot.com.
  24. ^ a b c d Leonardo Gori, Topolino dodicesima parte – il contratto del Secolo, annitrenta.blogspot.com.
  25. ^ Topolino (giornale) # 40, coa.inducks.org. URL consultato il 28 giugno 2011.
  26. ^ a b c Leonardo Gori, Topolino tredicesima parte – l’esordio di Mondadori, annitrenta.blogspot.com.
  27. ^ a b Leonardo Gori, Topolino quattordicesima parte – il grande Yambo, annitrenta.blogspot.com.
  28. ^ a b c Leonardo Gori, Topolino quindicesima parte – un singolare esperimento e il primo concorso a premi, annitrenta.blogspot.com.
  29. ^ cadranno poi nel dimenticatoio, sostituiti dal figlio buono di Ezechiele, Lupetto, amico dei tre porcellini.
  30. ^ a b c Gadducci, Gori, Lama, pp. 281-285.
  31. ^ a b c d e f g Gadducci, Gori, Lama, pp. 319-321.
  32. ^ Gli anni d'Oro di Topolino 5
  33. ^ Mario Morcellini, Alberto Abruzzese, Donatella Scipioni, Carocci, Il Mediaevo: TV e industria culturale nell'Italia del XX secolo Volume 290 de Università, 404, 2001.
  34. ^ Topolino Story 1949, pagina 180-181

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fabio Gadducci, Leonardo Gori e Sergio Lama, Eccetto Topolino. Lo scontro culturale tra fascismo e fumetti, Battipaglia (SA), Nicola Pesce Editore, 2011, ISBN 88-97141-04-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]