Luciano Bottaro

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« Occorre umiltà e ingegno per non rinnegare le proprie origini e per trovare la propria strada: Luciano aveva queste due qualità. Insomma, Luciano mi era familiare e, secondo me, era più che degno di comparire nelle grandi pagine de Il Corriere dei Piccoli e di Topolino degli anni trenta, un pantheon riservato a pochi. »
(Flavio Costantini)

Luciano Bottaro (Rapallo, 16 novembre 1931Rapallo, 25 novembre 2006) è stato un fumettista italiano.

È stato uno dei più apprezzati e prolifici autori di fumetto umoristico italiano. La sua opera, apprezzata in patria e all'estero, presenta il marchio di fabbrica di personaggi rotondi e ben delineati e, soprattutto, appena una sceneggiatura o un soggetto glielo consentono, li trasforma, allungando le linee e provando inquadrature e pose psichedeliche. Uno come pochi in grado di trovare la sua strada assimilando la lezione dei primi, grandi maestri del fumetto.

A tratto tondo



La personalissima rivisitazione della figura letteraria di Pinocchio - qui raffigurato da Bottaro nel suo consueto tratto tondo con il padre putativo Geppetto che gli apporta gli ultimi ritocchi - è uno dei lavori più conosciuti ed apprezzati del disegnatore rapallino, la cui attività è sempre stata tesa alla valorizzazione di personaggi della fantasia e dell'immaginario, ma anche della realtà storica legata alle vicende liguri.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Bottaro sin da bambino si appassiona al fumetto statunitense: tra le sue letture giovanili si contano il Felix the Cat di Otto Messmer, il Little Nemo di McCay, il Fortunello (Happy Hooligan) di Fredrick Burr Opper, Bibì e Bibò (The Katzenjammer Kids) di Rudolph Dirks e il Topolino di Walt Disney e Floyd Gottfredson.

Intrapresi gli studi di ragioneria, li abbandona nel 1949 per dedicarsi al fumetto, ideando una delle tante parodie dell'Inferno dantesco, che però rimarrà incompiuta. Dopo il suo debutto su Lo Scolaro, Bottaro idea Aroldo il bucaniere, pubblicato dall'editore genovese Giovanni De Leo: questo è solo il primo di una lunga serie di personaggi che costelleranno e costellano tuttora la fulgida carriera del Maestro di Rapallo.

E proprio a Rapallo, nel 1950, e intorno a Bottaro che sorge la cosiddetta Scuola di Rapallo, un gruppo di cartoonist che inizia a lavorare a stretto contatto con il giovane ligure. I primi ad unirsi saranno Guido Scala e Franco Aloisi, ai quali, subito dopo, si unisce Carlo Chendi, uno dei più brillanti sceneggiatori umoristici del fumetto italiano.

Dello stesso anno è la realizzazione di Sogno d'Inverno e Sogno d'Estate per il settimanale Lo Scolaro e la creazione di Giò Polpetta e di Pon Pon, un fungo antropomorfo che per molti anni verrà pubblicato sulle pagine de Il Giornalino, alternando le tavole autoconclusive a storie di più ampio respiro.

A Milano[modifica | modifica wikitesto]

Era il 6 maggio del 1951, una domenica, quando Bottaro ed un gruppo di amici stavano facendo una scampagnata. I soldi, come racconta Bottaro in un fax inviato alla redazione de I Maestri Disney, erano pochi e proprio quel giorno Bottaro prese la decisione finale: andare a Milano per contattare quanti più editori possibili nella speranza di guadagnare qualche soldo in più.

Così a metà maggio si diresse, munito di una cartelletta piena di disegni ed illustrazioni, nella città lombarda, andando subito verso la sede della Arnoldo Mondadori Editore. Giunto di fronte all'ufficio di Mario Gentilini, però, non riesce a parlargli: quel giorno è particolarmente indaffarato e così conclude la giornata prima intrattenendosi con la scrittrice Liala, quindi tra le strade e gli uffici di Milano alla ricerca di un incarico.

L'incarico giunge per conto delle Edizioni Alpe di Giuseppe Caregaro, persona simpatica ed amico di Gentilini: per lui Bottaro crea le storie di Cucciolo e Beppe, almeno fino a quando, a settembre, non si reca ancora una volta da Gentilini munito di un biglietto di Caregaro. Il direttore di Topolino esamina i disegni di Bottaro: le illustrazioni con Aroldo il bucaniere, però, non gli piacciono e solo i disegni di prova con i personaggi Disney convincono Gentilini a far provare il giovane, prima con una illustrazione, seduta stante, con i paperi di Taliaferro, quindi affidandogli una storia con Topolino.

Fissato il compenso in 6.000 lire, Bottaro inizia a disegnare la storia, ma dopo un paio di mesi Bottaro aveva disegnato appena tre tavole: per fortuna del settimanale la storia era stata affidata ad un altro disegnatore. Ma Gentilini credeva nel talento di Bottaro tanto da concedergli una seconda opportunità con una storia con Paperino come protagonista: Paperino e le onorificenze, di Alberto Testa, pubblicata sull'Albo d'Oro n.322 del 1952.

Una vita per il fumetto[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni successivi sono ricchi di soddisfazioni: dopo aver realizzato la sua prima storia completa con i personaggi Disney (Paperino e l'arte moderna), dà alle stampe Pepito, il mensile intitolato al simpatico pirata creato nel 1952 e che diventa ben presto uno dei personaggi italiani più famosi, con traduzioni delle sue avventure sparse in tutta Europa (su tutte, la Francia) e soventi riproposte delle sue avventure. Nel 1959, poi, partecipa con Chendi, Mazzanti, G.B. Carpi, Aloisi e Scala alla realizzazione dell'albo tascabile ispirato al noto quiz televisivo Il Musichiere, che però non vedrà la luce a causa di alcuni problemi accaduti all'editore Fasani. I personaggi di Bottaro, però, attirano l'attenzione di questo piccolo editore, che, lasciatasi sfuggire l'occasione del Musichiere, l'anno successivo fa esordire un periodico che presenta gli animali antropomorfi del Maestro di Rapallo, tra cui spicca l'elefante Oscar, che dà il nome alla testata.

Negli anni successivi la sua collaborazione con i personaggi Disney si fa altalenante, fatta di molte pause durante le quali realizza storie con i suoi personaggi o porta avanti progetti particolari come lo Studio Bierrecì, insieme a Giorgio Rebuffi e Carlo Chendi (1968) o come la sua interpretazione della fiaba di Carlo Collodi: Pinocchio, apparsa sulle pagine de Il Giornalino nel 1981 e diventata un CD Rom interattivo nel 1993.

Molti anche i premi e i riconoscimenti alla carriera e al talento, il più importante dei quali è lo Yellow Kid conferitogli nel 1996 da una giuria internazionale. Nel 2006, pochi mesi prima della scomparsa, è il primo autore a cui viene assegnato il Premio Papersera.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2007 l'associazione artistica e culturale ComixComunity istituisce il premio "Luciano Bottaro - I mestieri del fumetto" rivolto a tutti coloro che lavorano nel mondo dei fumetti.[1]
Il comune di Rapallo, nel primo anniversario della morte, ha deciso di dedicargli una piazza.[2] Il 35º Festival international de la bande dessinée d'Angoulême omaggia l'autore ligure con un'esposizione e un catalogo dal titolo Bottaro le maestro[3].

I Mestieri del Fumetto[modifica | modifica wikitesto]

L'evento itinerante "I Mestieri del Fumetto" (proposto diverse volte nel corso dell'anno), punta a far conoscere al vasto pubblico tutte le fasi e gli attori del processo ideativo e realizzativo di un fumetto, informazioni che spesso sono ignote anche ai lettori abituali. Inoltre, vengono presentati anche quei "mestieri" collaterali e poco conosciuti che però sono essenziali nell'industria del Fumetto, sia in termini di creazione, che di fruizione o distribuzione. L'evento si svolge intorno a un dibattito in stile talk-show della durata di circa due ore dove alcuni degli interpreti più famosi di quest'Arte raccontano in maniera semplice e comprensibile a tutti la loro esperienza creativa o di impegno per il Fumetto. Non solo, allora, sceneggiatori, disegnatori o editori, ma anche coloristi, edicolanti, critici e giornalisti, redattori, restauratori, letteristi, librai e tutta una serie di altre professioni inerenti al Fumetto nella sua interezza: dall'idea alla messa in vendita al pubblico.

Premio Luciano Bottaro[modifica | modifica wikitesto]

È un premio itinerante, consegnato annualmente durante una delle serate de "I Mestieri del Fumetto", che nasce dall'amore per quest'Arte e dall'amicizia che l'Associazione nutriva nei confronti di un grande Maestro del Fumetto umoristico mondiale: Luciano Bottaro. La scelta del premiato avviene nei giorni precedenti la premiazione ed è a cura esclusiva dello Staff di ComixComunity. Il Premio è consegnato direttamente al vincitore da una madrina d'eccezione: la figlia di Luciano Bottaro, Annabella. Subito prima della premiazione, viene anche proiettato un breve filmato che, attraverso immagini, foto, parti di un'intervista inedita, tenta di narrare la carriera artistica dello stesso Bottaro, purtroppo scomparso nel novembre 2006. La 1ª edizione, si è svolta il 1º luglio 2007 a Paganine (MO). Ad essere premiato è stato Marco Verni, disegnatore di Zagor (Sergio Bonelli Editore); La 2ª edizione (sempre nell'ambito de “I Mestieri”) si è svolta nella serata del 17 luglio 2008 a Monte Bondone - Loc. Vaneze (TN) ed ha visto premiato Diego Ceresa, uno dei più valenti letteristi italiani (collaboratore di testate Disney Italia e della rivista Linus). La 3ª edizione si è svolta a Reggio Emilia nella serata del 13 giugno 2009 presso il palazzo del Mauriziano ed ha visto premiato Luca Boschi La 4ª edizione si è svolta a Monza il 18 settembre 2010 presso l'autodromo ed ha visto premiato Sergio Gerasi

I personaggi di Bottaro[modifica | modifica wikitesto]

I personaggi ideati (o su cui ha semplicemente lavorato) da Luciano Bottaro nella sua lunga e ancora interminabile carriera sono molti e tutti di successo. Cominciando nel 1949 con l'esordio di Aroldo il bucaniere e passando per le Mattaglie, che inizia a disegnare nel 1967 per esordire su Redipicche l'anno dopo.

Pepito[modifica | modifica wikitesto]

È il primo personaggio di successo di Bottaro e, soprattutto, il primo personaggio di successo del fumetto italiano. Tradotto in Francia, con le edizioni più curate, Argentina, Australia, Brasile, alcuni paesi di lingua araba, Grecia (dove Bottaro è molto apprezzato), Germania, Spagna, Portogallo, ex-Yugoslavia (con delle vere e proprie edizioni pirata), in Italia Pepito, un simpatico pirata che sfida ad ogni avventura il governatore spagnolo Hernàndez de la Banane compare prima sul mensile Cucciolo quindi nella collana Gaie Fantasie, entrambe edite da Giuseppe Caregaro, per poi avere una collana tutta sua, che però durera solo 18 numeri. Quindi il personaggio migrerà da rivista a rivista fino a trovare casa sulle pagine de Il Giornalino che, negli ultimi anni, gli ha anche dedicato alcuni inserti speciali.

Pon Pon[modifica | modifica wikitesto]

Pon Pon, nasce come Sor Funghetto nel 1954, e viene pubblicato, per la prima volta nel 1955 sul settimanale "Lo Scolaro". Il piccolo personaggio, che in un certo senso ricorda lo stesso Bottaro, è forse il primo tra tutti a muoversi in ambientazioni tipicamente care a Bottaro. Il mondo di Pon Pon, infatti, altro non è se non un paesaggio di campagna tranquillo e sereno, popolato da funghi antropomorfi ognuno con una personalità differente, con i quali Bottaro gioca e si diverte, che deforma e a cui fa vivere avventure strane ed incredibili, in cui le difficoltà e i pericoli sono causati non già da nemici ben identificabili, ma dai difetti stessi dei personaggi, che rappresentano quelli della società.

Il simpatico funghetto (che fa il suo esordio con storie in stile Signor Bonaventura: illustrazioni con sotto didascalie in rima) viene tradotto in Francia, riscuotendo un buon successo, mentre in Italia approda, con il nome di Pon Pon, nel 1971, sulle pagine del settimanale per ragazzi Il Giornalino, prima con avventure di ampio respiro, quindi, dall'82 con tavole autoconclusive in apertura o in chiusura di ciascun numero. Dal 2000 al 2008 Pon Pon viene regolarmente pubblicato su "G-Baby", il mensile delle Edizioni Paoline.

Re di Picche[modifica | modifica wikitesto]

Scontroso, duro, tirannico: in pratica tutto quello che Paperon de' Paperoni non poteva essere e che, nelle storie di Bottaro, soprattutto in quelle realizzate in tandem con Guido Martina, affiorava appena in superficie.

Assiduo lettore de Il Tormento, periodico ricco di illustrazioni a colori che presentano i tormenti delle vittime sottoposte a tortura, Re di Picche è l'apripista dello Studio Bierrecì e il simbolo della così detta Scuola di Rapallo, un gruppo di artisti che si riunirono intorno al talento di Bottaro o che crebbero alla sua corte.

Re di Picche, però, è anche un altro personaggio di grande successo: accolto con grande favore in tutta Europa, e soprattutto in Germania, è anche diventato il protagonista di un divertente cartone animato prodotto dallo Studio Melarance. È poi soprattutto in questa serie, ispirata al romanzo di Lewis Carroll Alice nel Paese delle Meraviglie, che Bottaro sfrutta in maniera pesante quelle invenzioni grafiche e psichedeliche ormai divenute il suo marchio di fabbrica (un po' come le lische di pesce lo erano per Jacovitti).

Baldo e gli altri[modifica | modifica wikitesto]

Mentre nel 1951 Bottaro aveva ideato Giò Polpetta, nel '52, l'anno più ricco di creazioni originali, il Maestro ligure crea, oltre ai già citati Pepito, Pon Pon e Re di Picche, anche il ranger delle Giubbe Rosse Baldo.

A questo, in ordine sparso, si aggiungono nel corso degli anni vari altri personaggi, per un "pantheon" che conta:

I personaggi disneyani[modifica | modifica wikitesto]

Altrettanto ricca è la carriera disneyana, costellata di saghe e personaggi, creati o reinterpretati in maniera nuova ed innovativa, come ad esempio gli era capitato con SuperPippo e la sua unica storia con questo personaggio come protagonista: SuperPippo e il ladro di laghetti.

Tra il 1969 ed il 1973 il Maestro di Rapallo è, insieme a Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi, uno degli artisti italiani chiamato a realizzare le storie provenienti dallo Studio Disney di Burbank nell'ambito del progetto Disney Program, ovvero una serie di soggetti che la casa madre realizza per essere prodotti e distribuiti nel solo mercato estero. Bottaro realizza 18 di queste storie ed una di queste vede proprio SuperPippo come protagonista. Pubblicata sull'Almanacco Topolino n. 154 dell'ottobre del 1969 è probabilmente una delle storie più divertenti sul personaggio, ricca di quelle gag e di quelle trovate assurde tipiche dell'arte bottariana e molto adatte al personaggio di Pippo.

È proprio Pippo, infatti, il protagonista di uno dei recuperi più prestigiosi fatto da Luciano Bottaro.

La strega Nocciola[modifica | modifica wikitesto]

Quando nel 1952 la simpatica strega Nocciola fa il suo esordio prima al cinema, quindi nei fumetti, con una storia di Carl Barks, probabilmente nessuno avrebbe mai pensato che questo personaggio sarebbe stato ripreso con grande successo proprio dai Maestri Italiani. Era, infatti, il 1956 e sul n. 13 dell'Albo d'Oro del 1º aprile tornava a calcare le scene disneyane la simpatica Nocciola che, a cavallo della sua scopa volante, irrompe in quel di Paperopoli a rompere le uova nel paniere di Paperino nella storia Paperino e l'aspirapolvere fatato in una storia sceneggiata da Chendi e disegnata da Bottaro.

La Nocciola di Bottaro, graficamente ispirata a quella barksiana, si dimostra subito una vecchina grintosa e piena di risorse, che si mette al servizio dei tre discoli Qui, Quo e Qua per aiutarli contro la taccagneria del loro zio Paperone: sarà l'unica, alla fine, a dimostrarsi capace di spillar quattrini al ricco magnate, ben più abile della collega Amelia, tutta concentrata su quell'unico obiettivo che è la Numero Uno.

La vera svolta per Nocciola avviene, però, con la sua seconda storia italiana da protagonista (e la terza apparizione, sempre per l'Italia) sempre del duo Chendi-Bottaro, ma questa volta sulle pagine del Topolino 236 del 5 giugno del 1960: è la volta di Pippo e la fattucchiera e dell'incontro con la sua nemesi definitiva, Pippo.

L'incontro tra Bottaro e Nocciola aveva sortito degli ottimi frutti, tanto che, quando con Chendi si misero al lavoro sul Dottor Paperus, fu naturale inserire nella parodia il personaggio di Nocciola, che ben si prestava alle atmosfere cupe dell'avventura.

Fautore del fumetto comico

Claudio Bertieri, critico e storico del fumetto, ha così definito l'opera di Luciano Bottaro come autore di fumetti di genere prevalentemente comico[4]: Quella di Bottaro diviene così una narrativa "all'incontrario". Una creazione fitta di riferimenti, di riflessioni, di sottolineature, di riletture, che gli consentono di inventarsi una scrittura personale ed uno stile caratterizzato da un sottile humour.
Tipico, d'altro canto, del suo carattere e della sua natura di ligure apparentemente indifeso ma sornione, entusiasta (nel lavoro) ma disincantato, testardo nelle scelte come nella convinzione di non voler riporre il fumetto "comico" tra le pratiche esclusive dell'evasione.
Se da tanti anni, con accanimento, si batte per sottrarre il genere che gli è caro (e che gli riesce naturale) alla generale sufficienza critica che da sempre l'accompagna, non è certo per una questione privata.
Per Bottaro non esistono ragioni valide per cui il racconto umoristico debba necessariamente cedere il passo all'avventura o ad altri filoni altamente intriganti.

A quel punto il personaggio stava riscuotendo un buon successo e per Bottaro era naturale accostare un personaggio che faceva dell'anormale la sua quotidianità, un altro che era quotidianamente anormale come Pippo, il suo terzo personaggio disneyano preferito, dopo Nocciola e Paperon de' Paperoni.

In questa storia d'esordio di un lungo e duraturo sodalizio, quello tra Pippo e Nocciola, Bottaro si diverte a disegnare mostri e demoni come già aveva fatto nel Dottor Paperus, evidentemente ispirati ai demoni disegnati da Angelo Bioletto per L'Inferno di Topolino, dando sfoggio del suo tipico tratto umoristico e, soprattutto, della personale interpretazione dello stile classico di Gottfredson.

Bottaro è riuscito a esprimere tutta la sua genialità concentrata in Pippo nella sua ultima storia:

« ... In fondo basta poco per fare felice qualcuno...come la simpatica Nocciola, che crede di volare su una scopa! »
(Luciano Bottaro, Pippo e la corona delle streghe)

Sua Maestà Paperon de' Paperoni[modifica | modifica wikitesto]

Come spesso ha avuto modo di dire, Paperon de' Paperoni è il secondo personaggio preferito di Luciano Bottaro. La sua caratterizzazione, soprattutto grazie ai testi di Guido Martina, è quella tipica degli esordi: un affarista spietato che cerca di ottenere il proprio tornaconto personale con tutti i mezzi, leciti o illeciti che siano.

Il suo sguardo è perennemente truce: teschi al posto delle pupille, pugnali e fulmini dagli occhi, becco distorto in smorfie di rabbia, denti digrignanti e, soprattutto, scatto felino. Alcuni esempi, sempre con Martina: Paperino e il capodanno tropicale o Paperino e la scoperta dell'Italia, un lungo viaggio in quattro puntate in giro per il Bel Paese.

Quando inizia il sodalizio con Chendi, invece, il tiro cambia leggermente: Paperone viene un po' ingentilito nei toni e nelle atmosfere, avvicinandosi di più alla figura del magnate che oggi noi tutti conosciamo; diventa anche protagonista diretto delle gag e apportatore di grandi novità, mettendo in piedi la P.I.A., che esordisce con Paperino missione Bob Fingher su disegni di Carpi, ma che ha in Bottaro, ancora una volta, il suo massimo interprete.

Uno dei risultati di questa particolare collaborazione è la nascita di Zantaf, scienziato pazzo che utilizza il suo genio per impossessarsi delle ricchezze di Paperone e per ottenere il controllo sul mondo. Vestito con una tuta plastificata color rosso, ingaggia con Paperino (alias Qu.Qu.7) delle vere e proprie sfide tecnologiche che alla fine è sempre il valente agente della P.I.A. a vincere, forse perché per lui la tecnologia è solo un aiuto verso l'obiettivo fissato e non un mezzo per ottenere il dominio sugli altri.

La coppia Chendi-Bottaro, però, è stata anche una delle migliori del panorama disneyano italiano, insieme all'altra coppia d'oro Pezzin-Cavazzano. Prova ne è il recupero di altri due personaggi, per certi aspetti diversi, ma accomunati dalla lunga assenza dalle scene.

Giuseppe Tubi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1938 i lettori dei quotidiani statunitensi trovarono serializzata una splendida avventura di Gottfredson, su testi di Merrill de Maris, Topolino e la banda dei piombatori, nella quale faceva il suo esordio un certo Giuseppe Tubi (Joe Piper in originale), simpatico idraulico e capo di una scalcinata banda di rapinatori che, grazie al loro particolare lavoro, compiva dei furti incredibili. La banda, composta da Rosolio e Spinosetti, è, in realtà, un terzetto di attori che, in mancanza di una scrittura, si sono sentiti costretti ad intraprendere la carriera criminale.

Ventitré anni più tardi, scontato il loro debito con la giustizia, la banda dei piombatori ritorna in circolazione e questa volta lo fa in quel di Paperopoli, nel tentativo di procurarsi un incredibile tesoro nascosto in quei dintorni. Si ritrovano, però, ad incocciare la strada con Paperone e Paperino in Paperino e il calumet della pace, divertentissima avventura (di certo una delle migliori della coppia) in cui incontriamo non solo un Paperone dall'indomita grinta, ma un insolitamente (per le storie italiane) reattivo Paperino.

Rebo[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1936 ed il 1946 fa il suo esordio, nelle edicole italiane, un nuovo personaggio, uno dei primi della fantascienza a fumetti italiana: Rebo.

Incontrastato signore di Saturno, è nato da un'idea dallo sceneggiatore cinematografico Cesare Zavattini per contrastare il successo del Flash Gordon di Alex Raymond. Il suo soggetto passò poi nelle mani di Federico Pedrocchi, che ne trasse una sceneggiatura completa poi disegnata dal bravo Giovanni Scolari, proponendo così ai lettori italiani l'epica battaglia di Saturno contro la Terra, con il nostro pianeta impegnato a respingere l'invasione organizzata da Rebo.

Nel 1960, però, Chendi e Bottaro decisero di recuperare un personaggio così interessante e pieno di spunti e lo introdussero nel fantastico mondo disneyano: con Paperino e il razzo interplanetario, pubblicata tra il 10 marzo e il 10 aprile del 1960 sulle pagine di Topolino fa il suo trionfale ritorno Rebo, che, affiancato da due soli assistenti, gli unici rimasti in tutto Saturno, si appresta ad invadere il pianeta Giove e i suoi gioviali e pacifici abitanti. Soltanto l'intervento, decisamente molto casuale, dei paperi della Terra consentirà ai gioviali di salvarsi e a Paperino di diventare indiscusso eroe di quel lontano pianeta.

Molto più di recente, alla fine degli anni novanta, Rebo è apparso, desideroso di vendetta nei confronti di Paperino, in un'altra storia scritta e disegnata da Bottaro "Paperino e il ritorno di Rebo" (1995). A questa sono seguite altre due avventure: "Alla ricerca del papero virtuale" (1995) e " Paperino e l'invasione di Giove" (1997).

La pubblicazione "Tesori Disney" (n° 7 luglio 2010) raccoglie le quattro storie di Bottaro in unico volume corredato da articoli di approfondimento e un interessante portfolio.

Le Grandi Parodie[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre i personaggi Disney si sono prestati ad interpretare le parodie di grandi opere letterarie o cinematografiche o a rivivere i miti e le leggende popolari. Il sodalizio con Carlo Chendi inizia proprio con una storia che, almeno nel titolo, richiama alla memoria le leggendarie miniere di re Salomone: Le miniere di re... Paperone, prima pubblicazione sull'Albo d'Oro n.39 del 26 settembre del 1954.

La prima, vera, Grande Parodia è su testi del Professore: Paperin di Tarascona, cui seguono Paperino e il Conte di Montecristo e Il Dottor Paperus. Bottaro si trova bene non solo con Chendi ma soprattutto con questo genere di avventure, e inizia, così, a sfornare una parodia dietro l'altra: memorabili sono Paperino e l'isola del tesoro, Paperino il Paladino, Paperin furioso, la serie sul Corsaro Paperinero e la recente Paperino e Paperotta.

Bottaro e la Scuola di Rapallo[modifica | modifica wikitesto]

Luciano Bottaro, però, ha sempre avuto una certa indipendenza: la maggior parte delle sue storie lo vedono come autore completo. Oltre alle divertenti Parodie Disney, nelle quali si trovano spesso i prototipi delle sue Mattaglie, ha spesso messo i suoi personaggi in situazioni strane ed assurde, come nel caso di Zio Paperone e lo scherzo cinese o di Paperino e il vaso rosso dei Ming o nella recentissima Pippo e il virus in soffitta.

I soliti personaggi deformati, il tratto elegante e rotondo, a mezza via tra Barks e Gottfredson, i personaggi di contorno che spesso riprendono quelli disegnati da Barks oltreoceano, come Firminio, il primo maggiordomo di Paperone, o come i baristi che incontra Paperone, presi dalla serie di autoconclusive barksiane ambientate in una caffetteria. Un artista così originale non poteva non raccogliere intorno a sé una schiera di giovani talenti che insieme a lui o sotto la sua ala protettrice iniziarono ad entrare nel fantastico mondo del fumetto.

Nasce così la Scuola di Rapallo, al cui successo contribuirono un buon numero di artisti, che dimostrarono di avere un inconfondibile stile che molto doveva al Maestro Bottaro. I primi ad iniziare furono Scala ed Aloisi, ma in seguito si unirono Chendi, Rebuffi, e, con la partenza dello Studio Bierrecì, Marciante, Uggetti, Colantuoni ed anche i bonelliani Berardi e Milazzo.

Oggi, più che di Scuola di Rapallo, si può parlare di giovani artisti che crescono seguendo la sua linea narrativa e grafica; si possono citare Alessandro Perina, Stefano Mirone, Lorenzo Pastrovicchio, Sergio Cabella, Francesco Guerrini, che hanno ereditato dal suo tratto alcuni elementi caratteristici.

Da quasi mezzo secolo domina il fumetto comico italiano, è un autore molto prolifico e originale, uno dei pochissimi artisti che conosco in grado di esprimersi conservando sempre una personalissima, impeccabile unità stilistica in ogni cosa che fa, sia con i personaggi da lui ideati e creati sia con quelli disneyani.
(Carlo Chendi a proposito di Luciano Bottaro)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I Mestieri del Fumetto e il Premio Luciano Bottaro
  2. ^ Una piazza per il Maestro, Lucianobottaro.it, 11 novembre 2007. URL consultato il 6 febbraio 2000.
  3. ^ lucianobottaro.it
  4. ^ Claudio Bertieri, Le rotte dell'immaginario (capitolo Favole & controfavole), Edizioni Esagraph-Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, 1985

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Per un approfondimento sulla vita e l'opera di Luciano Bottaro si possono consultare i numeri de I Maestri Disney a lui dedicati (3, 10, 16, 21 e 26), il volume Topolino - 70 anni di carta (Tutto Disney n.25 del novembre 2002), dove viene riproposta, annotata, la storia a più mani 60 anni insieme con Topolino, e il secondo numero di Paper Fantasy, dove viene ristampata Paperino e il razzo interplanetario.
  • Nel novembre 2007 l'Anafi presenta Un sorriso lungo una vita, un volume che ripercorre l'intera carriera artistica dell'autore.
  • Nel gennaio 2008 in occasione della mostra di Angouleme, viene pubblicato il catalogo Bottaro le Maestro...
  • A giugno 2009 l'Associazione Culturale Artistica ComixComunity edita il catalogo "Pepito un'avventura senza fine" che accompagna l'omonima mostra (Reggio Emilia 13-21 giugno).
  • A novembre 2011 esce il primo volume della collana I Magnifici - Luciano Bottaro, curato da Luca Boschi per la casa editrice Comma 22, dedicato a Luciano Bottaro. Il libro contiene storie poco conosciute, illustrazioni inedite, curiosità ed un interessante apparato critico.
  • Nell'agosto 2012, in Francia esce Pepito, éditions Cornélius, primo volume di un'antologia che ripropone le migliori storie del pirata bottariano.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN54144711 · SBN: IT\ICCU\LO1V\037148 · ISNI: (EN0000 0000 0004 520X · BNF: (FRcb118930995 (data)