Assedio di Genova (1800)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Assedio di Genova
parte della Seconda campagna d'Italia
Massena a Genova 1800.jpg
Il generale Andrea Massena durante le trattative con un ufficiale austriaco
Data6 aprile - 4 giugno 1800
LuogoGenova, Prima repubblica francese
EsitoVittoria della Coalizione[1]
Modifiche territorialiConquista di Genova da parte della Seconda Coalizione
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
FranciaPrima repubblica francese
  • 18.000 (15.000 effettivi, 3.000 di riserva)
  • Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svg Sacro Romano Impero
  • 24.000
    Flag of Prussia (1892-1918).svg Regno di Prussia
  • 60.000
    Flag of Great Britain (1707–1800).svg Regno di Gran Bretagna
  • Navi sufficienti ad applicare il blocco navale del porto

  • Circa 10.000 civili genovesi insorti
    Perdite
    • Circa 5.000 militari francesi (11.000 secondo altre fonti)
    • Circa 10.000 civili genovesi (20.000 secondo altre fonti)[3]
    Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svg Sacro Romano Impero
  • Circa 17.000
  • Voci di guerre presenti su Wikipedia

    L'assedio di Genova, svoltosi fra il 6 aprile e il 4 giugno 1800, ha visto contrapporsi la Prima repubblica francese e la Seconda Coalizione per la difesa della città ligure.

    Gli antefatti[modifica | modifica wikitesto]

    Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seconda campagna d'Italia § Piani e preparativi.

    In Italia, dopo la lunga serie di sconfitte subita dai francesi nell'estate del 1799 quest'ultimi ripararono dietro l'appennino ligure, abbandonando quindi zone come la Lombardia e il Piemonte.
    Il Primo Console Napoleone Bonaparte affidò il comando delle forze (circa 40.000 soldati) al generale Massena.[4]
    Bonaparte, al comando dell'Armata di Riserva, intendeva scendere attraverso la Svizzera dalle Alpi per cogliere quindi alle spalle i nemici rivolti verso Massena grazie anche al supporto fornito dal distaccamento di Claude Jacques Lecourbe e dal corpo d'Armata di Moureau impiegato nelle zone piemontesi.[5]
    Ma, a differenza delle previsioni, l'improvvisa aggressività del nemico colse di sorpresa i francesi, specialmente il generale Melas con 97.000 uomini si diresse verso i soldati in Liguria, rassicurato anche dal fatto che una volta battuti i francesi la strada verso la Provenza sarebbe stata spianata. Inoltre un contingente britannico di stanza a Minorca avrebbe dovuto sbarcare nello stesso obiettivo di Melas, ma le cose non andarono così poiché l'ammiraglio Stuart non ricevette sufficienti soldati dal ministro britannico della guerra Dundas e quindi si dimise, il suo sostituto arrivò solo a campagna conclusa.[6]
    Il generale Melas prima di attaccare il contingente di Massena preferì però lasciare più di metà del suo esercito a guardia delle linee dei rifornimenti, attaccando quindi il 5 aprile.[6] Massena, che aveva distribuito le sue esigue forze su oltre 250 km di territorio, aveva affidato il comando dell'ala sinistra (12.000 uomini tra Finale Ligure e il Passo del Moncenisio) al generale Louis Gabriel Suchet, lui invece comandava una riserva centrale di circa 15.000 uomini dal suo Quartier Generale a Genova mentre nel settore occidentale Nicolas Soult aveva preso il comando delle difese fra il Colle di Cadibona e Torriglia con altre tre divisioni.
    Questa tattica permetteva un migliore approvigionamento e attirava al massimo le truppe nemiche, anche se lo esponeva ad un rischio troppo alto se gli austriaci avessero voluto attaccarlo in forze. Infatti il 5 aprile Melas attaccò i francesi, questi ultimi respinsero gli austriaci senza troppe difficoltà, ma il secondo attacco rivelò che il primo si era trattato solo di un diversivo, poiché questa volta attaccarono 60.000 uomini divisi in 4 colonne verso Savona per frammentare il già debole fronte francese, mentre l'ala sinistra austriaca occupò Recco e respinse il settore destro fino a Nervi a nord Federico di Hohenzollern conquistò il Passo di Cadibona.
    In 3 giorni la manovra venne completata spezzando in due l'armata d'Italia.

    Il ripiegamento[modifica | modifica wikitesto]

    Massena, rendendosi conto di essere stato tagliato fuori e circondato dal nemico, il 10 aprile si asserragliò con i suoi uomini dentro Genova e attese, siccome per mare era impossibile ritirarsi, poiché la Gran Bretagna con una squadra navale bloccò il porto già diverso tempo prima, impedendo quindi ogni tipo di approvvigionamento alla città;
    In particolare fu proprio la difficoltà di reperire cibo a mettere in ginocchio il capoluogo ligure.

    La fame[modifica | modifica wikitesto]

    La città, come già detto, soffriva da diverso tempo a causa dello scarso approvvigionamento di cibo,[7]attenuato in parte dai pochi velieri che riuscirono a entrare in porto prima del blocco navale britannico, dimostrandosi così provvidenziali.
    Tuttavia la fame nella città era dilagante, siccome oltre agli 85 mila genovesi si aggiunsero altri 35 mila profughi delle zone vicine, da sommare ai 15 mila soldati di Massena, e gli scarsi approvvigionamenti portati dalle imbarcazioni che fortunosamente erano riuscite a entrare nel porto prima del blocco navale non potevano bastare.

    L'assedio[modifica | modifica wikitesto]

    Già prima dell'asserragliamento di Massena in città (10 aprile), la squadra navale inglese, guidata dall'ammiraglio Keith, bombardò con i vascelli Cormoran e Camaleon Genova.
    La città venne accerchiata anche da terra dalle forze austriache, che per oltre due mesi non fecero passare nessun tipo di approvvigionamento o di informazione in città, fattore che influenzò fortemente le decisioni di Massena.
    A questo punto al generale nizzardo non rimase altra scelta che resistere il più possibile nella speranza che l'Armata di Riserva possa giungere in suo soccorso.
    A minare il suo tentativo, però, oltre al nemico si aggiunsero anche la carestia e una violenta epidemia.
    Organizzò delle cucine all'aperto per chi non aveva mezzi per cucinare dedite alla distribuzione di zuppe vegetali e con dei "buoni" assegnava nominalmente i più bisognosi alle famiglie benestanti affinché gli fornissero l'aiuto necessario per sopravvivere.

    Le trattative e la resa[modifica | modifica wikitesto]

    Il 2 giugno, termine di scadenza dato da Napoleone a Massena per l'arrivo delle sue truppe in supporto, quest'ultimo non vedendo cambiamenti si decise a trattare i termini della resa, non sapendo che però Bonaparte aveva già minacciato gli austriaci al punto da far ordinare al generale Ott di sollevare l'assedio, che tuttavia proseguì in seguito alle richieste di quest'ultimo di prolungare la data di ritirata.
    Pose però come condizione di non far apparire in nessun punto del trattato la parola capitolazione, minacciando di concludere immediatamente i negoziati in caso contrario.
    Inaspettatamente però i nemici si dimostrarono incredibilmente accondiscendenti e disposti ad accettare i termini posti dallo sconfitto, anche perché si era resa necessaria una celere conclusione delle trattative pervia dell'avvicinamento delle truppe del Primo Console.
    Il 5 giugno subito dopo l'uscita delle truppe francesi dalla città gli imperiali austriaci vi entrarono sfilando per le vie genovesi.

    Una vittoria di Pirro[modifica | modifica wikitesto]

    Subito dopo la vittoria fortunosa di Napoleone a Marengo gli austriaci furono costretti a lasciare nuovamente la città a venti giorni dalla data del 5 giugno, ove vi entrarono le truppe del generale Suchet, rivelando quindi futile la riuscita dell'assedio.

    Il ringraziamento di Massena[modifica | modifica wikitesto]

    A diverso tempo di distanza Massena venne invitato dalla città per ricordare quei giorni, nella sua lettera parla dei genovesi in questi termini:[8]

    «Io avrei rivisto con il più vivo interesse questa città ormai celebre per l'eroica costanza con cui i suoi abitanti hanno sofferto privazioni di ogni specie, durante un assedio nel corso del quale il nemico prendeva di mira la città come l'Armata. Io non dimenticherò giammai gli sforzi generosi che questo popolo ha compiuto tanto per difendere la sua indipendenza quanto per attaccamento a me; nell'esprimergli i miei sentimenti di gratitudine, fategli sapere anche i voti che io formula per la prosperità e la tranquillità interna del paese. Io consacrerò da oggi a mantenere questa tranquillità, le armi che ho tanto spesso impiegato a difenderla»

    Note[modifica | modifica wikitesto]

    1. ^ In questo caso trattasi di vittoria di Pirro, in quanto poco tempo dopo Napoleone rientrerà a Genova alla testa delle sue truppe.
    2. ^ Di fatto non sono mai entrati a contatto col nemico
    3. ^ cliccare qui per l'articolo da cui è stato tratto il numero delle vittime civili
    4. ^ Chandler 1992,  vol. I, p. 348.
    5. ^ Chandler 1992,  vol. I, p. 353-355.
    6. ^ a b Lefebvre 2009,  p. 104.
    7. ^ Il 1799 era stato un anno devastante sotto questo punto di vista dei raccolti a causa della Prima campagna d'Italia
    8. ^ tratto da Massena ai genovesi: non vi dimenticherò

    Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

    Napoleone Bonaparte
    Andrea Massena
    Michael von Melas
    Genova
    Campagna d'Italia (1800)

    Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

    Controllo di autoritàLCCN (ENsh95002254