Giovan Battista Perasso

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Statua a Balilla in Portoria

'Giovan Battista (Giambattista) Perasso, detto Balilla (Genova, 1735Genova, 1781), è una popolare figura storica di patriota della Genova del Settecento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La sua reale identità è rimasta dubbia ma in lui viene identificato il giovane da cui il 5 dicembre 1746 prese le mosse la rivolta popolare contro gli occupanti dell'impero asburgico (durante la Guerra di Successione austriaca) nel quartiere genovese di Portoria.

La popolazione venne incitata dal ragazzo a sollevarsi attraverso il lancio di un sasso contro le truppe austro-piemontesi che sotto il comando del ministro plenipotenziario Antoniotto Botta Adorno occupavano la città, a quel tempo alleata con i francesi e gli spagnoli. Il 10 dicembre 1746 la città fu così liberata dalle truppe austriache.

L'arroganza dei soldati austriaci, che pretendevano di essere aiutati ad estrarre fuori dal fango un pezzo di artiglieria, fu la miccia che fece esplodere la risolutiva, per le sorti di Genova, rivolta popolare.

Identità del Balilla[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene l'esistenza del «ragazzo» sia confermata tra le altre dalla testimonianza del veneziano Cavalli in un dispaccio del 13 gennaio 1747, il quale afferma di aver visto un manifesto nel quale era detto che «la prima mano, onde il grande incendio s'accese, fu quella di un picciol ragazzo, qual diè di piglio ad un sasso e lanciollo contro un ufficiale tedesco»[1], non esistono prove documentali che attestino che il fanciullo che scagliò la prima pietra fosse detto "Balilla", così come non esistono prove documentali che questo Balilla fosse Giovanni Battista Perasso: tutto si basa solo sulla continuità della tradizione nel quartiere di Portoria.[2]

Un'apposita Commissione Municipale istituita a Genova nel 1881, composta da autorevoli cittadini quali il prof. A. G. Barrili, l'avv. Cornelio De Simoni, il prof. L. T. Belgrano ed il march. M. Staglieno, dopo aver ascoltato la testimonianza di alcuni anziani del quartiere, i quali riferivano ciò che avevano udito dai loro nonni che avevano conosciuto di persona il Balilla, concluse potersi stabilire la quasi certezza che egli fu Giambattista Perasso figlio di Antonio Maria tintore di seta, nato a Genova nella parrocchia di S. Stefano il 26 ottobre 1735.[3]

L'ipotesi avanzata nel 1851[4] dal canonico Giuseppe Olivieri di Montoggio che il Balilla potesse essere un suo compaesano, Giambattista Perasso nato a Pratolongo di Montoggio nel 1729, dunque all'epoca diciassettenne, è stata confutata, da Aldo Agosto nel 1979.[5]

Ma Balilla era il soprannome anche di un altro popolano, non un ragazzo ma un uomo, Andrea Podestà, che corrisponde biunivocamente in numerosi processi rotali a questo "soprannome" da distinguerlo più di un cognome vero.

Perasso può essere stato invece il ragazzo di Portoria, perché la tradizione orale aveva fondamenta e perché di età congrua, ma non vi è alcuna prova documentale. Egli aveva un soprannome, documento della Rota Criminale della metà anni cinquanta, diverso, ovvero Beccione, di natura dileggiativa simile a Mangiamerda (ma anche e più usato in natura elogiativa simile a "grande amante"), che però ha come fonte testimone oculare Accinelli, che riferiva per sentito dire degli altri quartieri, lui essendo di Prè e non di Portoria[6].

La Società Ligure di Storia Patria nel 1927 ha messo, per così dire, una parola definitiva sulla questione stabilendo che non è possibile - sulla base dei documenti di cui si dispone - identificare con sicurezza il "ragazzo delle sassate".

Mito[modifica | modifica wikitesto]

Come ricorda il giornalista e scrittore Paolo Lingua nel suo libro Breve storia dei Genovesi, il mito del Balilla fu alimentato e ingrandito principalmente in pieno Risorgimento, ovvero cento anni dopo gli accadimenti che portarono alla rivolta popolare contro le truppe austro-piemontesi guidate dal plenipotenziario asburgico Antoniotto Botta Adorno.

La sua figura fu poi ulteriormente enfatizzata, sempre in chiave fortemente patriottica, nel ventennio dell'era fascista, anche attraverso la creazione dell'Opera nazionale balilla.

Per lo storico Federico Donaver il monumento eretto a ricordo dell'episodio di Portoria rappresenta, oltre che l'eroe in sé stesso, "l'ardire generoso d'un popolo che, giunto al colmo dell'oppressione, spezza le sue catene e si rivendica la libertà".

Origine del soprannome[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Comotto, La rivolta di Portoria contro gli austriaci nel 1746

Balilla o Ballilla[7] è il diminutivo di balla ("palla"), con l'aggiunta di desinenza latinizzante o più probabilmente ispanizzante (visto il gusto dell'epoca, per conferire un tono esotico oltre che informale): può essere tradotto letteralmente con "pallina" e doveva essere un appellativo riferito ai bambini molto comune nella lingua ligure di Genova, insieme a Ballin[8] ("Pallino") e Balletta[9], tuttora in uso.

Frontespizio de Il Genio ligure trionfante

Il soprannome Balilla non sembra aver quindi nulla a che vedere con il soprannome Baciccia[10], che è una variante familiare genovese di "Battista", nata probabilmente da una pronuncia infantile storpiata e, come spesso accade, adottata come soprannome ufficiale della persona che l'infante intendeva indicare, poi diffusosi largamente nella lingua genovese ottocentesca (come testimoniò anche Charles Dickens[11]) Il diminutivo di Baciccia è Baciccin.[12]

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Che l'inse?[modifica | modifica wikitesto]

"Che l'inse?", il celebre grido con cui il Balilla diede l'avvio alla rivolta, è una tipica forma interrogativa della lingua ligure pre-ottocentesca che prevedeva l'uso della congiunzione che seguita dal congiuntivo. Il verbo "insâ"[4] o "inçâ"[13] è transitivo e significa "cominciare a consumare qualcosa"[14] (ad esempio una torta) o "dare inizio a qualcosa" (ad esempio una lite). In questo caso può essere tradotto con "La comincio?" ovvero "Volete che cominci [la zuffa? Eccovi accontentati!]".

Genova, Piazza Portoria Monumento a Balilla (2009)

Omaggi al Balilla[modifica | modifica wikitesto]

Nell'entroterra ligure venivano fatti i cosiddetti "Panin du Balilla", in onore del "Balilla" e dedicati a tutti i bambini. Dopo la guerra il nome venne cambiato in "Panin du Balin". Erano rotondi di leggera pasta frolla zuccherati in superficie; oggi sono spariti.

Il giovane Balilla viene citato ne Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro, nella quarta strofa:

« I bimbi d'Italia / Si chiaman Balilla »

La trentasettesima galleria della strada delle 52 gallerie del Monte Pasubio, scavate in occasione dei combattimenti della prima guerra mondiale, porta il suo nome[15].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Bozzola, La controversia austro-sarda sulla capitolazione di Genova del 6 settembre 1746. Estratto dal Bollettino storico-bibliografico-subalpino, Torino, 1934, pagina 33
  2. ^ Enciclopedia Italiana - I Appendice (1938)
  3. ^ E. Pandiani "Ancora sull'insurrezione genovese del 1746 e sul Balilla", in "Giornale storico e letterario della Liguria", X (1934), p. 81 segg
  4. ^ a b Giuseppe Olivieri, Dizionario genovese-italiano, 1851, p.239
  5. ^ Aldo Agosto, La questione del Balilla alla luce dei nuovi documenti, estratto da Atti della Società di Storia Patria, Volume XIX (XCIII) 1979
  6. ^ L. Grasso, Convegno per i 250 anni della rivolta. Dal 5 gennaio di Portoria al 14 gennaio del Palazzetto Criminale, Genova 1998
  7. ^ Zan'Agostin Gastadi - Ra Gerusalemme deliverâ - 1755, XX-18: Sò dî se l'è ro Gioppo o pù Ballilla
  8. ^ Gio. Giacomo Cavallo - La cetra genovese - 1630 - p.154: Ballin ambasciou dri pescuei a ro serenissimo Zorzo Centurion, Duxe dra Repubrica de Zena
  9. ^ Gio. Casaccia - Diz. Genovese-Italiano - 1876, p.106: 'dicesi per vezzo a Piccolo ragazzo: ... marmocchio'
  10. ^ ivi, p.857)
  11. ^ Charles Dickens - Pictures from Italy - 1846
  12. ^ Gio. Casaccia - Diz. Genovese-Italiano - 1876, p.857)
  13. ^ Steva de Franchi, Ra Gerusalemme deliverâ, 1755, IX-42: "Ra bæga za inça"
  14. ^ G.Casaccia Dizionario Genovese-Italiano, 1876, p.445
  15. ^ Gattera 2007, pagg. 100-109

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Gattera, Il pasubio e la strada delle 52 gallerie, Valdagno, Gino Rossato Editore, 2007, ISBN 978-88-8130-017-4.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Bibliografia su Genova.
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