Compagna Communis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Compagna Communis è il nome che fu dato all'organizzazione territoriale della Genova medievale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Genova.
Le "Compagne"

Le compagne storiche erano sette:

Nella zona della civitas:

  • San Lorenzo
  • Maccagnana
  • Piazzalunga

Nella zona del castrum:

  1. Palazzolo o Castello

Nella zona del borgo

  • Borgo di Prè (o semplicemente Borgo)
  • Sosiglia (oggi Soziglia)
  • Porta di Banchi o Portoria

A queste prime sette se ne aggiunse un'ottava, posta tra il Borgo e Sosiglia:

  • Porta Nuova

Vi erano quindi 4 compagne dentro all'allora esistente cerchia muraria, e altre quattro esterne a questa.[1]

Nell'anno 958 un diploma concesso da re Berengario II dette piena libertà giuridica alla collettività, garantendo il possedimento delle proprie terre in forma di signorie fondiarie.

Con tale provvedimento si dette avvio al processo che porterà, alla fine dell'XI secolo al alla costituzione del libero comune.

Nel 1097 il vescovo Arialdo riunendo i principali detentori del potere, vale dire i visconti (ovvero i signori feudali imperiali) e le otto Compagne Rionali (antica divisione in quartieri cittadini), fondò un'associazione di tutti i cittadini, la Compagna Communis.

L'organizzazione rionale mantenne un significato politico/sociale per secoli, tanto che ancora nel 1382 i membri del Gran Consiglio erano classificati in accordo alla compagna d'appartenenza oltre che secondo la fazione politica ("nobili" o "popolari")[2].

Nel 1099 Genova viene retta da consoli, figure politiche dotate di tutti e tre i poteri, eletti tra le importanti famiglie. Qui iniziò il contrasto politico tra gli esclusi dalle famiglie elettrici. È un periodo di pace, ma la rivalità fra le due famiglie dominanti si manifesta in una corsa agli armamenti da parte dei Maneciano e dei Carmandino. I primi, che stanno al potere dal 1099 al 1122 si impossessano di privilegi commerciali nel Mediterraneo dell'Est, sfaldando quell'equilibrio competitivo che si era creato con i Carmandino, al potere dal 1123 al 1149. Ciò indebolisce Genova sotto il profilo commerciale, soprattutto nei confronti di Pisa.

Nel 1060 Genova iniziò ufficialmente la lotta con Pisa, cosa che sarà la sua attività primaria per circa due secoli, assieme alle varie crociate e alla fondazione delle colonie. La scintilla del conflitto avvenne per il possesso della Corsica, più tardi anche della Sardegna.

Il Consolato: nasce la Repubblica vera e propria[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione della Compagna Communis, cioè del comune, sancì l'inizio della Repubblica vera e propria; essa fu retta da un numero variabile di Consoli, eletti da un Parlamento composto da tutti i cittadini maschi tra 16 e 70 anni, veri cittadini soldato che in caso di guerra dovevano provvedere al proprio equipaggiamento tranne per le imprese in terre lontane, come le Crociate, o in mare aperto: essi si riunivano nella cattedrale di San Lorenzo per esercitare il voto. Il vincitore entrava in carica il 2 febbraio.

Gli ex-consoli e i cittadini illustri formavano il Consilium (cioè il Senato), che aveva diritto di veto sulle decisioni consolari, similmente a come accadeva nell'Antica Roma (per le votazioni usavano sassolini bianchi o neri).

All'interno del Consilium esisteva il Consiglio di Credenza, formato dai silenziari, i quali votavano le questioni da tenere segrete come le regalie da dare alla Santa Sede per il suo sostegno (accade probabilmente per ottenere la Corsica contro Pisa, visto che il Papa la consegnò spiritualmente a Genova già nel 1123, cosa che porterà alla prima guerra contro Pisa).

In tutto questo l'Arcivescovo esercitava una funzione solo rappresentativa, ma veniva ad ogni modo avvisato di ogni strategia messa in pratica dal consiglio.

Dopo la prima crociata l'ordinamento politico venne cambiato alcune volte: dapprima furono separati i consoli dei placiti da quelli del comune, variato il loro numero e abbassato il loro periodo di carica da 4 anni ad un solo anno.

Fu inoltre separata l'amministrazione finanziara, affidata ai clavigeri, otto magistrati che possedevano le chiavi dell'erario. Tra i compiti dei consoli erano il comando delle flotte, dell'esercito e la convocazione del parlamento. Solo il Consilium poteva disporre la chiamata alle armi, tuttavia.

I placiti cioè i magistrati, amministravano la giustizia secondo tre elementi legislativi: la consuetudine, il breve e la legge, cioè rispettivamente le norme romano-bizantine del vivere comune (il codice civile), gli argomenti legali specifici (con attenzione alle nuove sentenze, proprio come oggi) e le questioni penali e di pubblica sicurezza.

Tra gli altri incarichi, si ricorda quello del cintraco, ovvero il banditore del comune, che poteva convocare i cittadini ed eseguiva le sentenze pubbliche, tra cui la flagellazione, e ammonire i cittadini sulla vigilanza contro gli incendi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Edoardo Mazzino, Teofilo Ossian De Negri, Leonard Von Matt, Il Centro storico di Genova, Stringa editore, 1978, pag 13
  2. ^ Cesare Cattaneo Mallone di Novi, I Politici del medioevo genovese, Genova 1987 pubblica questo documento a pp. 184-193

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Bibliografia su Genova.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Genova Portale Genova: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Genova