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Fronte occidentale (1914-1918)

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Fronte occidentale
Western Front (World War I) 2.jpg
Dall'alto a destra in senso orario: Royal Irish Rifles in trincea sulla Somme, luglio 1917; un soldato britannico soccorre un suo commilitone ferito; giovane soldato tedesco sul fronte occidentale, 1916 circa; fanti statunitensi armati di lanciafiamme attaccano un bunker tedesco; un Gotha G.IV sorvola le campagne francesi; colonna di Renault FT-17 francesi nelle Argonne, 1918 circa.
Data 4 agosto 1914 - 11 novembre 1918
Luogo Belgio, Francia nordorientale e confine franco-tedesco.
Esito Vittoria degli Alleati, collasso dell'Impero tedesco e proclamazione della Repubblica di Weimar in Germania
Modifiche territoriali Cambiamenti nel confine franco-tedesco e riannessione dell'Alsazia e Lorena alla Francia.
Schieramenti
Comandanti
Perdite
Morti: 2.000.000+

Feriti: 6.620.000+

Civili: 450.000+
Morti: 590.599

Feriti: 3.593.698[5]

Dispersi/prigionieri: 623.260
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Il fronte occidentale è stato il teatro dell'inizio delle operazioni della prima guerra mondiale, avvenuto nel 1914 quando l'esercito tedesco invase il Lussemburgo e il Belgio occupando poi importanti zone minerarie e industriali della Francia nordorientale. L'invasione tedesca, inizialmente rapida e apparentemente inarrestabile, venne poi fermata con la prima battaglia della Marna e le due parti in conflitto si attestarono allora lungo un'irregolare linea fortificata che si stendeva senza interruzioni dalle spiagge del mare del Nord sino alla frontiera svizzera, linea che rimase essenzialmente invariata per la maggior parte della lunga guerra di posizione che ne derivò.

Fra il 1915 e il 1918 su questo fronte ebbe luogo una serie di importanti offensive e controffensive, caratterizzate dal comune scopo delle due parti di rompere lo stallo e sfondare le linee avversarie per ricominciare la guerra di movimento. Tuttavia la preponderanza dei mezzi difensivi quali trinceramenti, nidi di mitragliatrici e filo spinato, rispetto alle obsolete tattiche offensive, causò invariabilmente gravi perdite alla parte attaccante. Il fronte occidentale vide quindi nel corso del conflitto l'introduzione di nuove tecnologie militari, tra cui le armi chimiche e i carri armati, ma fu solo con l'adozione di tattiche di combattimento più moderne che verso la fine della guerra si restaurò un certo grado di mobilità.

Il fronte occidentale è assurto nel tempo a simbolo dell'intera prima guerra mondiale: nella cultura popolare la Grande Guerra è ancora immaginata come una guerra di trincea su terreno pianeggiante e clima temperato, anche se si combatté negli ambienti più vari, come le Alpi sul fronte italiano, le steppe russe sul fronte orientale o il deserto nella campagna della Mesopotamia anche perchè nonostante la natura statica, questo teatro si dimostrò decisivo per l'andamento generale del conflitto, dato l'enorme logorio di uomini e mezzi a cui furono sottoposte le due parti in lotta. L'avanzata delle armate alleate nel 1918, dopo un estremo tentativo tedesco di sfondamento, persuase il governo di Guglielmo II di Germania dell'ineluttabile sconfitta e lo costrinse all'armistizio.

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

La situazione in Francia[modifica | modifica wikitesto]

I motivi dell'attacco tedesco hanno radici profonde, da ricercare nella riorganizzazione politica e militare di Francia e Germania a seguito della guerra franco-prussiana del 1870.

La Francia era uscita pesantemente sconfitta dalla guerra contro il Regno di Prussia, divenuto "Impero tedesco" proprio durante il conflitto con la proclamazione il 18 gennaio 1871 nella Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles del re Guglielmo I come Kaiser di Germania. L'esercito francese, afflitto da errori strategici, disorganizzazione e demoralizzazione, era stato pesantemente battuto e ridotto in sfacelo, come del resto la nazione stessa: finanziariamente in ginocchio, il paese si era ritrovato dilaniato da una sanguinosa guerra civile, mentre il trattato di pace finale impose la cessione alla Germania di Alsazia e Lorena, centri industriali nevralgici per l'Europa e la Francia, oltre al pagamento di 200 milioni di sterline come indennità per i danni di guerra[6].

Calca di persone pronte alla mobilitazione generale all'esterno della stazione parigina di Gare de l'Est, 2 agosto 1914.

Negli anni seguenti la guerra, l'orgoglio nazionale francese e una nuova ventata di fiducia nell'esercito diedero slancio a una nazione ansiosa di rivincita verso il secolare nemico tedesco: fu il cosiddetto "sentimento di revanscismo", destinato a orientare in senso aggressivo la politica francese dell'ultimo scorcio di secolo[6]. I nuovi confini interponevano tra la Germania e Parigi appena 300 km senza più alcuna vera barriera naturale come, in precedenza, il Reno e i Vosgi; perciò la Francia, dopo essersi ripresa economicamente e militarmente, iniziò la costruzione lungo la propria frontiera orientale di un forte sistema difensivo composto da due linee continue di forti: venne realizzato così il "sistema Séré de Rivières", così chiamato in onore dell'ideatore, generale del genio Raymond Adolphe Séré de Rivières, che consisteva in una lunga linea fortificata avente il proprio fulcro principale nelle fortezze della zona di Verdun.

La Francia visse a cavallo tra il XIX e il XX secolo un periodo di prosperità economica e di fervore culturale che fece affievolire i sentimenti revanscisti[7]; la perdita di Alsazia e Lorena fu compensata da un incremento dell'espansionismo coloniale in Africa e Indocina, mentre in Europa la diplomazia francese puntò a stabilire intese difensive con l'Impero russo (sfociata nel 1891 nella cosiddetta "duplice intesa") e con il Regno Unito (l'Entente cordiale del 1904). L'esercito si rafforzò e riorganizzò copiando anche il vincente modello tedesco, in particolare per quanto riguarda l'introduzione della leva obbligatoria, ma subì un grave danno d'immagine con lo scoppio dell'Affare Dreyfus nel 1894, vicenda che polarizzò gli animi politici del paese per più di un decennio e portò a una forte campagna antimilitarista presso l'opinione pubblica[8].

Da sinistra i generali de Castelnau, Joffre e Pau nel 1914

Le correnti nazionaliste e revansciste francese ripresero vigore con le "crisi marocchine" del 1905 e del 1911 tra Francia e Germania, relative a contrasti coloniali circa il destino del Marocco: nel 1913 venne ripristinata la ferma di tre anni abolita dopo il caso Dreyfus, e un convinto revanscista originario della Lorena, Raymond Poincaré, fu eletto presidente della Repubblica francese. L'esercito ritrovò vigore e sostegno popolare, e l'ardore nazionalistico portò a un radicale ripensamento delle concezioni strategiche che regolavano la difesa della nazione[9]: crebbe nelle file degli ufficiali francesi l'aggressiva teoria dell'"offensiva ad oltranza", ben illustrata dall'allora tenente colonnello Louis de Grandmaison che sostenne il principio secondo cui «se il nemico osava prendere l'iniziativa anche per un solo istante, ogni pollice di terreno doveva essere difeso fino alla morte e, se perduto, riconquistato con un contrattacco immediato anche se inopportuno[10]»; in nome della "volontà di conquista" teorizzata da de Grandmaison, la Francia doveva assicurarsi la vittoria con l'impiego di truppe motivate lanciate in impetuosi attacchi alla baionetta, «svolti col massimo ardore possibile»[11].

Tale filosofia si combinò con un'esigenza prettamente politica (evitare che gli alleati russi dovessero assumersi tutto il peso del conflitto mentre i francesi si limitavano a difendere le loro frontiere) nell'elaborazione del principale piano operativo strategico previsto in caso di guerra con la Germania, il cosiddetto "Piano XVII": l'esercito francese avrebbe dovuto sferrare un massiccio attacco lungo la frontiera comune tra i due Stati, avanzando prima in Alsazia per conquistare Mulhouse e Colmar e raggiungere il corso del Reno, per poi attaccare a nord in Lorena fino a Coblenza e aprirsi la strada per il cuore della Germania; tutte le unità migliori sarebbero state concentrate in questa offensiva, lasciando a nord di Verdun solo deboli forze per presidiare le frontiere settentrionali della Francia[12]. La realizzazione di questo ambizioso piano era affidata a un esercito di 700.000 effettivi in tempo di pace, incrementabile a 1.100.000 uomini con i riservisti di prima linea: il basso indice di natalità fu compensato applicando la leva obbligatoria a una percentuale maggiore della popolazione maschile (l'84% contro il 53% della Germania)[13]; la filosofia basata sull'aggressione incurante della difesa, e soprattutto incurante delle intenzioni del nemico, fu instillata negli ufficiali e nei soldati in modo massiccio, tanto che allo scoppio della guerra l'esercito francese possedeva solo un numero limitato di armi campali di grosso calibro, armi ritenute adatte solo ad operazioni di difesa[11].

La situazione in Germania[modifica | modifica wikitesto]

« Una generazione che ha preso una bastonatura è sempre seguita da una che la dà[14] »
(Otto von Bismarck)
Soldati tedeschi diretti verso il fronte durante le prime fasi dell'avanzata tedesca. I messaggi scritti sulla carrozza rivelano l'ottimismo tra i tedeschi di una guerra vittoriosa.

Quello successivo alla guerra franco-prussiana fu un periodo di splendore per la Germania. L'accorta politica del Cancelliere del Reich Otto von Bismarck puntò a mantenere un equilibrio tra le grandi potenze europee, tenendo la Francia diplomaticamente isolata per soffocare le sue aspirazioni revansciste e stringendo a sé l'Impero austro-ungarico con un trattato di alleanza difensiva stipulato nel 1879 ("Duplice alleanza", divenuta "Triplice alleanza" nel 1882 con l'aggiunta del Regno d'Italia) per scongiurare una guerra a est tra austro-ungarici e russi, in competizione per il dominio nei Balcani. Bismarck promosse l'intervento statale a protezione dell'industria nazionale, portando a una rapida rivoluzione industriale e a un conseguente ampio incremento demografico che portò la Germania a superare per la prima volta la Francia quanto a numero di abitanti; fu avviata anche una politica di espansione coloniale in Africa e nell'oceano Pacifico, fatto che rese però più insicuri i rapporti tra Germania e Regno Unito nonostante i legami dinastici che li univano[15].

L'ascesa al trono del nuovo Kaiser Guglielmo II di Germania nel 1888 portò a un drastico cambio di politica, sancito dalle dimissioni di Bismarck nel 1890: convinto che l'accrescere il peso geopolitico della Germania sulla scena mondiale richiedesse una maggior forza militare, il nuovo monarca promosse una politica estera volutamente aggressiva e un forte incremento delle spese militari, culminate in un ambizioso programma di costruzioni navali volto a creare una flotta da battaglia capace di competere alla pari con quella britannica; questa politica finì con il rafforzare l'immagine di una Germania come potenza aggressiva, favorendo la stipula delle alleanze difensive tra Francia, Russia e Regno Unito e accrescendo di conseguenza il senso di accerchiamento della stessa Germania[15].

La costruzione del sistema di fortificazioni francese "Séré de Rivières", in grado di ostacolare un attacco portato lungo le tradizionali direttrici d'invasione, e il costituirsi dell'alleanza tra Francia e Russia obbligarono alla fine del XIX secolo lo stato maggiore tedesco a dover prendere in considerazione piani bellici per vincere un conflitto combattuto su due fronti. Nei primi anni del nuovo secolo prese così forma il cosiddetto "piano Schlieffen" (dal nome del suo ideatore, l'allora capo di stato maggiore Alfred von Schlieffen): contando sulla lentezza delle procedure di mobilitazione dei russi, che lasciavano alla Germania sei settimane di tempo dalla dichiarazione di guerra prima di dover affrontare un'offensiva nemica a est, le principali forze tedesche dovevano essere concentrate a ovest per battere i francesi in una sorta di "guerra lampo"; per fare ciò, le forti difese al confine franco-tedesco dovevano essere aggirate da nord penetrando nei territori dei neutrali Belgio e Lussemburgo, da cui poi dilagare nella Francia settentrionale per andare a colpire alle spalle le forze nemiche ammassate contro l'Alsazia e la Lorena[16].

L'incremento demografico registrato nella seconda metà del XIX secolo consentiva alla Germania di mettere in campo un esercito numeroso: una legge del 1913 autorizzava per l'esercito tedesco (Deutsches Heer) una forza in tempo di pace di 870.000 uomini, ma ricorrendo ai riservisti di prima linea nell'agosto 1914 furono messi subito in azione 1.700.000 soldati, affiancati poi da altri 1.800.000 riservisti di seconda linea e 4.250.000 civili in età di leva non ancora addestrati; lo sviluppo di una rete ferroviaria all'avanguardia consentiva una velocità di mobilitazione superiore a quelle delle altre nazioni europee e quattro volte più veloce di quella già elevata messa in mostra durante la guerra franco-prussiana, rendendo di fatto possibile per i tedeschi iniziare le operazioni belliche a partire dal giorno stesso della dichiarazione di guerra. Le forze armate godevano di un enorme prestigio popolare, ed erano per molti aspetti indipendenti dal controllo del governo civile[17]; l'esercito tuttavia non aveva granché modernizzato la propria organizzazione interna, specie riguardo alla selezione degli ufficiali: il sistema classista vigente in Germania poteva ostacolare le carriere di validi ufficiali di origine borghese (come Erich Ludendorff) a favore di personalità meno brillanti ma appartenenti alla nobiltà come von Moltke il giovane[18].

La situazione nel Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Il famoso manifesto britannico per l'arruolamento, con l'immagine dell'allora ministro della Guerra, Lord Horatio Kitchener.

L'inizio del XX secolo vedeva ancora il Regno Unito esercitare un ruolo egemone nel consesso delle grandi potenze mondiali: l'Impero britannico dominava su un quinto della superficie terrestre, e la sua vasta rete commerciale gli garantiva forti introiti economici; l'Inghilterra continuava a essere una delle zone più industrializzate del mondo, anche se iniziava ad accusare la concorrenza di Germania e Stati Uniti d'America[19]. Tradizionalmente, la diplomazia britannica favoriva il mantenimento dell'equilibrio tra le grandi potenze europee, ovvero la conservazione di quello status quo che vedeva il Regno Unito primeggiare su tutti i suoi concorrenti; l'affermazione della Germania come grande potenza continentale e la decisione tedesca di avviare vasti programmi di riarmo navale che minavano la supremazia britannica sui mari, vitale per la sicurezza dell'impero, minarono questo stato di cose: fallito tra il 1898 e il 1901 il tentativo di arrivare a un'intesa anglo-tedesca, Londra iniziò a guardare ai rivali della Germania[20].

Nel 1904 Francia e Regno Unito stipularono una "intesa cordiale" (Entente cordiale) per comporre le loro dispute coloniali su Egitto e Marocco, e dal 1906 diedero vita a consultazioni bilaterali su questioni militari; nel 1907 invece il Regno Unito firmò un accordo con la Russia che proponeva di dirimere tra i due paesi le antiche dispute per i territori della Persia e dell'Afghanistan. Questo sistema di accordi sfociò nella cosiddetta "Triplice intesa", che si contrapponeva alla Triplice alleanza capitana dalla Germania[21]. Nel 1911 il Regno Unito appoggiò apertamente la Francia contro la Germania nel corso della seconda crisi marocchina, con i britannici che minacciarono di aprire le ostilità se i tedeschi non avessero desistito dai loro propositi; la mossa funzionò ma il rancore che sedimentò nell'animo dei tedeschi fu enorme[22].

Lunga fila di volontari nel Surrey, il 9 settembre 1914

Benché in patria la stampa popolare alimentasse l'ostilità verso i tedeschi e vari scrittori, giornalisti, ammiragli e deputati manifestassero apertamente il timore che la Germania acquisisse la superiorità sui mari[21], i governi di Londra e Berlino tentavano ancora di evitare una guerra tra di loro: l'allora ministro della Marina britannico Winston Churchill propose che i due Paesi si accordassero per una tregua nel riarmo navale, offerta prontamente rifiutata dal Kaiser[23], e nonostante il gelo anglo-tedesco il 13 agosto 1913 Regno Unito e Germania si accordarono segretamente sulla creazione di sfere di influenza nei possedimenti portoghesi in Africa e sullo sfruttamento della ferrovia di Baghdad in modo da condividerne i vantaggi[24]. Ma nell'estate del 1914 la situazione diplomatica precipitò inaspettatamente: nel giugno 1914, durante la "settimana velica di Kiel" a cui partecipava una squadra di navi da guerra britanniche, il Kaiser fu informato dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando e abbandonò in tutta fretta i festeggiamenti per tornare a Potsdam; poco più di un mese e mezzo dopo i tedeschi invasero il Belgio, atto che spinse il Regno Unito a entrare in guerra per riaffermare il suo formale impegno a garantire la neutralità belga: in poco tempo due paesi legati da parentele dinastiche e da diversi trattati economici impegnarono la quasi totalità delle proprie energie con l'obiettivo di distruggersi a vicenda[25].

Tradizionalmente la difesa delle Isole britanniche da un'invasione straniera era responsabilità della marina militare, lasciando alle forze terrestri un ruolo più secondario. Senza la necessità di disporre di un'enorme armata terrestre con cui confrontarsi con gli altri stati europei, il Regno Unito era l'unica delle grandi potenze a non adottare un sistema di leva militare obbligatoria della popolazione: il British Army era una forza composta interamente di professionisti offertisi per un servizio volontario, e sebbene ciò garantisse soldati eccellentemente addestrati e motivati faceva sì che l'organico in tempo di pace dell'esercito non superasse i 250.000 uomini. Le intese diplomatiche siglate dal Regno Unito con francesi e russi erano più accordi di amicizia che veri e propri trattati di alleanza, e non comportavano formalmente alcun obbligo di un coinvolgimento britannico in una guerra continentale; tuttavia, agendo quasi di sua personale iniziativa, il vice-capo dello stato maggiore britannico Henry Hughes Wilson elaborò un piano per l'invio in Francia di un corpo di spedizione britannico forte di 150.000 uomini nel giro di poche settimane dallo scoppio di una guerra: le forze britanniche si sarebbero schierate nella Francia settentrionale, pronte a collaborare all'avanzata francese in Lorena o a controbattere eventuali incursioni tedesche in Belgio[26].

Si aprono le ostilità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: crisi di luglio.
Un reparto di fanteria francese in marcia verso il fronte.

La rigidità del piano Schlieffen e la tassatività della sua tabella di marcia condizionavano pesantemente le scelte politiche del governo di Berlino: una volta che la Russia avesse avviato la sua lenta procedura di mobilitazione, ogni giorno di attesa era un giorno regalato ai russi perché completassero la radunata delle loro armate, e quindi un giorno in meno a disposizione dei tedeschi per battere i francesi e concentrarsi a est per lo scontro finale. La prospettiva di un conflitto limitato a Russia e Germania non era ritenuta credibile: anche qualora la Francia avesse scelto la strada politicamente impraticabile di non tenere fede ai suoi impegni formali con gli alleati russi, la tentazione di attaccare in Alsazia e Lorena approfittando del concentramento dell'esercito tedesco a est sarebbe stata troppo forte; per i tedeschi, una guerra tra Germania e Russia avrebbe necessariamente comportato una guerra tra Germania e Francia, per la quale il piano Schlieffen era l'unica prospettiva di risoluzione vittoriosa[27][28].

La fanteria tedesca avanza verso le linee nemiche, 7 agosto 1914.

La dichiarazione di guerra dell'Austria-Ungheria al Regno di Serbia il 28 luglio 1914, cui seguì la reazione russa con l'ordine di mobilitazione parziale dei distretti militari al confine russo-austriaco firmata dallo zar il 29 luglio, innescò il meccanismo tedesco per l'entrata in guerra: la mossa russa doveva avere un significato più diplomatico che militare, ma quando fu accompagnata dall'ordine di mobilitazione generale il 30 luglio (una risposta al bombardamento austro-ungarico della capitale serba) le autorità militari tedesche premettero sul governo per dare corso ai piani di guerra nazionali. Il 31 luglio la Germania inviò un ultimatum alla Russia (chiedendo la sospensione di ogni preparativo militare) e alla Francia (invitando il paese a restare neutrale e a cedere come garanzia le città fortificate di Toul e Verdun), che furono prevedibilmente respinti; il 1º agosto, mentre Berlino dichiarava formalmente guerra alla Russia, sia la Germania che la Francia avviavano la mobilitazione generale[29].

L'attuazione del piano Schlieffen fu immediata: il 2 agosto truppe tedesche invasero il Lussemburgo, mentre alcune pattuglie attraversarono la frontiera francese dando luogo a sporadici scontri; a Joncherey, vicino al confine svizzero-tedesco, il caporale Jules-André Peugeot rimase ucciso in uno scontro con un gruppo di tedeschi: fu la prima vittima della guerra. Quello stesso 2 agosto la Germania inviò un ultimatum al Belgio, concedendo dodici ore di tempo per acconsentire al passaggio sul suo territorio delle truppe tedesche; i belgi rifiutarono. Il giorno seguente la Germania dichiarò guerra alla Francia, e in ottemperanza al piano Schlieffen le truppe tedesche si apprestarono a varcare il confine belga[30]; la dichiarazione di guerra della Germania al Belgio il 4 agosto spinse il Regno Unito ad agire: firmataria del trattato dei XXIV articoli del 1839 che garantiva la neutralità e la protezione del Belgio in caso di attacco[31], Londra inviò un ultimatum ai tedeschi chiedendo loro di ritirarsi. La Germania non aveva scelta: il piano globale di guerra su due fronti era già in atto e sette ore prima della scadenza dell'ultimatum britannico le truppe tedesche oltrepassarono la frontiera belga; di conseguenza alle 23:00 del 4 agosto il Regno Unito dichiarò guerra alla Germania[32].

L'invasione del Belgio e della Francia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: invasione tedesca del Belgio (1914), battaglia delle frontiere e grande ritirata.
Fort de Loncin, uno dei forti intorno a Liegi, semidistrutto dopo l'assedio tedesco dell'agosto 1914.

Occupato senza colpo ferire il Lussemburgo il 2 agosto, le armate tedesche dilagarono nelle regioni orientali del Belgio a partire dal 4 agosto seguente; l'esercito belga, con appena 117.000 uomini sotto le armi, ripiegò dietro la protezione del fiume Mosa e dell'anello di fortificazioni che cingeva la città di Liegi. L'alto comando francese aveva preso in considerazione la possibilità di un'invasione del Belgio da parte dei tedeschi onde aggirare le forti difese al confine comune, ma riteneva che la mossa sarebbe stata limitata alla regione delle Ardenne a oriente della Mosa e che non avrebbe interessato l'intero paese: di conseguenza, solo la 5ª Armata del generale Charles Lanrezac fu mossa in avanti in sostegno dei belgi. I primi contingenti della British Expeditionary Force (BEF) al comando di Sir John French sbarcarono in Francia il 6 agosto, ma il grosso delle forze britanniche doveva ancora essere radunato e traghettato di là dalla Manica[33][30]; ad ogni modo, in dieci giorni furono sbarcati 120.000 uomini senza che una sola vita o una sola nave andassero perdute, non avendo la Kaiserliche Marine tedesca mai tentato di ostacolare le operazioni[N 1].

L'esercito tedesco in marcia verso occidente nell'agosto 1914.

La prima fase dei combattimenti sul fronte occidentale divenne nota collettivamente come "battaglia delle Frontiere". I tedeschi catturarono il centro abitato di Liegi già il 6 agosto, ma l'anello di fortificazioni che lo circondava oppose una resistenza ostinata piegata solo dall'intervento dell'artiglieria pesante che demolì una piazzaforte dopo l'altra: l'ultimo contingente della guarnigione belga capitolò solo il 16 agosto[35]. Contemporaneamente, l'attuazione del piano XVII francese si era risolta in una disfatta completa: nonostante un iniziale successo, la battaglia di Mulhouse (7-10 agosto) si concluse con una sconfitta per i francesi, e un ancor più grave fallimento fu riportato nel corso della seguente battaglia di Lorena (14-25 agosto). Gli attacchi frontali francesi condotti secondo la dottrina dell'"offensiva a oltranza" si infransero contro le fortificazioni e le mitragliatrici dei tedeschi, lasciando sul terreno centinaia di migliaia di uomini: in Lorena i tedeschi passarono anche al contrattacco e solo a fatica i francesi riuscirono a bloccarli lungo la linea Verdun-Nancy-Belfort grazie ai sacrifici della 2ª Armata francese guidata da Édouard de Castelnau nel corso della battaglia del Gran Couronné (4-13 settembre)[36][37].

Dopo la caduta di Liegi, la maggior parte dell'esercito belga si ritirò verso nord alla volta della piazzaforte di Anversa: Bruxelles fu occupata dai tedeschi senza colpo ferire il 20 agosto ma i belgi non rinunciarono a condurre alcune azioni ritardanti dell'avanzata nemica, come la battaglia di Haelen il 12 agosto; la frustrazione per i ritardi dell'avanzata e per gli attacchi di presunti "franchi tiratori" spinsero le truppe tedesche a condurre una serie di atrocità nei confronti della popolazione civile belga, azioni poi note collettivamente come "stupro del Belgio"[38]. Dal 17 agosto i tedeschi furono impegnati in un altro assedio diretto alla fortezza belga di Namur, seconda in grandezza solo a Liegi, che cadde in mano tedesca il 24 agosto[39].

All'alba del 21 agosto, su un'ampia fascia centrale del territorio belga, tre armate tedesche (la 1ª Armata al comando di Alexander von Kluck, la 2ª al comando di Karl von Bülow e la 3ª guidata da Max von Hausen) erano stabilmente schierate a metà del percorso che le divideva dai porti di Ostenda e Dunkerque, con altre due armate (la 4ª di Alberto di Württemberg e la 5ª del principe ereditario Guglielmo) in avanzata nelle Ardenne attraverso il Lussemburgo; a questa avanzata si opponevano tre eserciti: i belgi attestati a Namur, i francesi a Charleroi (la 5ª Armata di Lanzerac) e nelle Ardenne (la 3ª di Pierre Xavier Emmanuel Ruffey e la 4ª di Fernand de Langle de Cary) e i britannici della BEF a Mons (questi ultimi arrivati nello stesso momento in cui la 1ª armata di von Kluck puntava a sud verso la frontiera francese). Tra il 21 e il 23 agosto questa massa di uomini si affrontò in tre scontri distinti e contemporanei: la BEF ebbe il suo battesimo del fuoco nella battaglia di Mons, resistendo con inaspettata tenacia ma venendo infine costretta a ripiegare dal semplice peso numerico delle forze tedesche[40]; i francesi invece subirono due chiare sconfitte nella battaglia di Charleroi e nella battaglia delle Ardenne.

Fanteria francese all'assalto durante la prima battaglia della Marna.

Battuti su tutto il fronte, gli anglo-francesi dovettero dare vita a una "grande ritirata" verso sud: il 24 agosto i tedeschi varcarono il confine franco-belga e iniziarono l'assedio della piazzaforte francese di Maubeuge, capitolata poi il 7 settembre, mentre le forze campali della BEF e della 5ª Armata francese dovettero sostenere due violente azioni di retroguardia a Le Cateau (26 agosto) e a San Quintino (29-30 agosto)[41]. L'avanzata tedesca era irresistibile: il 30 agosto le forze anglo-francesi erano state respinte oltre l'Aisne e continuavano a ritirarsi verso la Marna, al punto che il 2 settembre il governo francese lasciò Parigi e si rifugiò a Bordeaux.

Il "miracolo della Marna"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: prima battaglia della Marna.

Il 3 settembre l'esercito tedesco giunse a 40 chilometri da Parigi[N 2]. La versione originale del piano Schlieffen prevedeva di aggirare la capitala passando a ovest, in modo da evitare un assalto diretto alle sue fortificazioni e inglobarne la sua ampia guarnigione nell'accerchiamento generale delle armate francesi, ma tale proposito si rivelò irrealizzabile[43]: le forze tedesche avevano subito pesanti perdite nell'avanzata attraverso il Belgio e la Francia settentrionale, gli uomini erano esausti per marce che toccavano i 50 o 60 km al giorno e i rifornimenti che raggiungevano i posti di smistamento ferroviario tendevano a rimanervi bloccati; nonostante l'apertura di nuove strade i veicoli a disposizione non riuscivano a soddisfare le esigenze di cinque armate. Dal punto di vista operativo, ogni giorno che passava portava il fronte sempre più vicino a Parigi, la cui fitta rete di ferrovie dava ai francesi la possibilità di muovere le proprie truppe molto rapidamente[44].

L'alto comando tedesco decise quindi di deviare la direttrice dell'avanzata facendo passare le sue armate a est di Parigi, continuando a tallonare le truppe anglo-francesi in ritirata verso sud. La fortuita cattura di alcuni documenti tedeschi[N 3] consentì agli anglo-francesi di apprendere che i tedeschi non avrebbero attaccato Parigi puntando verso sud ma si sarebbero diretti verso sud-est all'inseguimento delle loro armate in ritirata, e decisero quindi di attestarsi in posizione difensiva sulla Marna facendone saltare tutti i ponti[46]. Il nuovo comandante della guarnigione di Parigi, generale Joseph Simon Gallieni, riuscì a convincere il comandante in capo francese Joseph Joffre a organizzare una controffensiva contro il fianco destro dell'armata tedesca schierata più a ovest, la 1ª di von Kluck, buttando in battaglia la 6ª Armata del generale Michel Joseph Maunoury, una formazione creata da poco riunendo truppe richiamate dal fronte della Lorena con unità giunte dal Nordafrica; l'azione prese quindi il via il 5 settembre[47].

L'attacco di Maunoury, cui si unì parte della guarnigione di Parigi trasferita al fronte tramite un convoglio motorizzato, mise in grave difficoltà il fianco destro della 1ª Armata tedesca, e von Kluck dovette affrettarsi a spostare altre sue forze dal centro e dall'ala sinistra per parare la mossa; in questo modo però von Kluck perse il contatto con l'armata schierata alla sua sinistra, la 2ª di von Bulow, una condizione aggravata dalle difficoltà di comunicazione tra i vari comandi tedeschi: nel varco tra le armate tedesche così creato furono gettati al contrattacco la BEF e la 5ª Armata francese ora al comando di Louis Franchet d'Espèrey, mandando in crisi tutto lo schieramento nemico. L'8 settembre l'alto comando tedesco ordinò un ritirata generale dietro la linea del fiume Aisne, un arretramento di quasi 100 chilometri rispetto allo schieramento all'inizio della battaglia[48].

Durante le fasi finali della "corsa al mare" gli Alleati ricorsero ad allagamenti di ampi territori per impedire l'avanzata delle truppe tedesche. In questa foto, territori allagati nei pressi di Ramskappelle.

La battaglia della Marna sancì il completo fallimento dell'ambizioso piano Schlieffen e cancellò per sempre la possibilità di una rapida vittoria tedesca sul fronte occidentale; incolpato della sconfitta, il comandante in capo tedesco von Moltke dovette rassegnare le dimissioni e fu rimpiazzato dal generale Erich von Falkenhayn. La ritirata dei tedeschi non si trasformò però in una disfatta: gli anglo-francesi erano esausti quanto i loro nemici, e quando giunsero all'Aisne i tedeschi si erano ormai riorganizzati e trincerati. A partire dal 13 settembre la prima battaglia dell'Aisne vide gli anglo-francesi aggredire la linea tedesca senza ottenere alcun risultato, e l'azione si spense progressivamente entro il 27 settembre seguente[49].

La corsa al mare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: corsa al mare.

La conclusione degli scontri sull'Aisne consentì ai tedeschi di concentrarsi sulla minaccia costituita da Anversa nell'estremo nord del fronte: appoggiato da un contingente di Royal Marines britannici arrivati via mare, l'esercito belga qui rifugiato aveva condotto una difesa attiva lanciando sortite e incursioni contro le vulnerabili linee di comunicazioni nemiche, ma l'afflusso di massicci contingenti tedeschi appoggiati dall'artiglieria pesante segnarono il destino della piazzaforte. Iniziato il 28 settembre, l'assedio di Anversa si concluse il 10 ottobre con la caduta della città, ma le forze belghe furono ancora una volta in grado di sottrarsi alla cattura e di ripiegare nella regione delle Fiandre[50].

Il fianco meridionale delle armate contrapposte, da Compiègne a nord fino al confine con la Svizzera a sud, presentava ormai un fronte continuo e consolidato, ma il fianco settentrionale da Compiègne fino alle coste del Mare del Nord era ancora in gran parte aperto e sgombro da truppe; questa situazione sembrava offrire un'ottima occasione per lanciare un aggiramento del fianco esposto dell'avversario e rimettere in moto l'avanzata, ma a ogni mossa di uno schieramento in tal senso la controparte replicava con una manovra analoga: il risultato di questi abortiti aggiramenti e controaggiramenti fu che la linea del fronte prese a prolungarsi progressivamente fino alla costa del Mare del Nord, in un fenomeno poi noto come "corsa al mare"[51][52]. Ad aprire le manovre furono i francesi, che il 22 settembre attaccarono in Piccardia e il 25 settembre ad Albert, senza ottenere nulla che un nuovo stallo; ci provarono poi i tedeschi, bloccati dai francesi nella battaglia di Arras (1º-4 ottobre) e dai britannici (appoggiati per la prima volta da un contingente di truppe arrivate dall'Impero anglo-indiano) nelle battaglie di La Bassée (10 ottobre-2 novembre) e di Messines (12 ottobre-2 novembre). Il 12 ottobre i tedeschi riuscirono a conquistare Lilla, importante centro industriale, ma il contrattacco britannico li bloccò ad Armentières costringendoli a ripiegare fino a Menin[53] mentre una loro offensiva sferrata nel settore delle Fiandre fu bloccata dalle forze belghe e francesi nel corso della battaglia dell'Yser (17 ottobre-1º novembre)[54].

La "corsa al mare" ebbe termine con la prima battaglia di Ypres, combattuta dal 21 ottobre al 22 novembre: in uno scontro cruento i reparti tedeschi, rimpolpati da reclute appena addestrate, videro i loro assalti bloccati dai professionisti della BEF, uscita del resto quasi completamente distrutta dalla battaglia. Costata circa 250.000 morti tra i due schieramenti, la battaglia di Ypres segnò la fine della guerra di manovra a occidente e l'inizio di quella guerra di trincea che avrebbe caratterizzato tutto il conflitto fino alla sua conclusione nel 1918[55][56].

Inizia la guerra di trincea[modifica | modifica wikitesto]

Trincea francese nel settore di Gueudecourt, Somme, durante l'inverno 1916-1917.

Esauriti gli spazi per manovrare, i due schieramenti iniziarono a rafforzare e fortificare le proprie posizioni scavando trincee, camminamenti, rifugi e casematte in una linea continua estesa dal Mare del Nord alle Alpi, distanti tra loro dai 200 ai 1000 m con in mezzo una terra di nessuno continuamente contesa, martoriata dalle esplosioni, costellata di cadaveri insepolti e resa un pantano dalle piogge, dalla neve e dalla continua opera di erosione delle granate[57]; gli alti comandi ritenevano questa una situazione temporanea e continuarono a elaborare grandi progetti per sfondare il fronte e riprendere la guerra di movimento, ma invano. La situazione favoriva nettamente la difesa rispetto all'attacco: i sistemi trincerati, continuamente rafforzati e migliorati con l'aggiunta di più linee di trincee una dietro l'altra, non erano impossibili da espugnare ma solo al prezzo di grosse perdite per gli attaccanti, che esaurivano così l'impeto del primo assalto; era quindi necessario per l'attaccante far affluire riserve dalle retrovie per alimentare l'azione, ma ciò concedeva al difensore il tempo per far accorrere altre truppe nel punto dell'attacco e tappare così la falla aperta nel proprio fronte. Le esigenze della guerra di trincea fecero introdurre nuove armi o riscoprire armi del passato: poiché l'artiglieria da campagna non aveva la traiettoria ideale per colpire l'interno delle trincee si riscoprirono i mortai, divenuti indispensabili armi d'accompagnamento della fanteria; gli scontri negli spazi angusti di una trincea portarono all'adozione di armi innovative come lanciafiamme e bombe a mano, ma anche di strumenti del passato come mazze e coltelli. Le enormi perdite umane richiesero la mobilitazione di eserciti sempre più grandi: il Regno Unito compensò le perdite del 1914 grazie all'entusiastico afflusso di 2.600.000 nuovi volontari, ma nel maggio 1916 fu costretto a introdurre la leva obbligatoria come negli altri paesi europei[58].

I combattimenti continuarono anche dopo la conclusione della battaglia di Ypres senza che nessuno dei due contendenti si avvantaggiasse, e con l'inverno la situazione peggiorò: le trincee si riempirono, a causa delle piogge torrenziali, di acqua gelida, e la vita dei combattenti divenne ancora più infernale[59]. Il 17 dicembre i francesi sferrarono un'offensiva nell'Artois, seguita il 20 dicembre da un altro grande attacco nella Champagne: esauritesi nei primi mesi del 1915, entrambe le azioni non portarono che a minimi guadagni territoriali pagati con perdite altissime[60]. Solo in occasione del primo Natale di guerra sui campi di battaglia si intravide un ricordo della vita "normale", e alla vigilia, dopo cinque mesi di aspri combattimenti, le armi tacquero lungo tutto il fronte quando i combattenti dei due schieramenti concordarono - senza l'assenso degli alti comandi - una tregua di tre giorni durante la quale seppellire i morti e festeggiare insieme il Natale: fu la cosiddetta "tregua di Natale", uno spiraglio di umanità che non si poté più ripetere durante tutta la guerra[61].

Fu quindi la volta dei britannici tentare un nuovo sfondamento del fronte tedesco: il 10 marzo 1915, come parte di un'offensiva nella regione dell'Artois, l'esercito britannico attaccò a Neuve Chapelle nel tentativo di prendere il crinale di Aubers. L'assalto fu condotto da quattro divisioni lungo un fronte di tre chilometri, preceduto da un bombardamento concentrato durato 35 minuti: inizialmente i progressi furono rapidi, tuttavia l'attacco rallentò per problemi logistici e di comunicazione; i tedeschi riuscirono a inviare delle riserve e contrattaccarono vanificando il tentativo[62].

La guerra dei gas[modifica | modifica wikitesto]

Mitraglieri britannici fanno fuoco con una mitragliatrice Vickers muniti di maschera antigas. Somme, luglio 1916.

Benché il capo di stato maggiore von Falkenhayn auspicasse la ricerca un successo risolutivo in occidente, l'alto comando tedesco dovette riconoscere preminenza al fronte est onde impedire un totale crollo dell'Austria-Ungheria, assalita su tutti i fronti da russi, italiani e serbi; sul fronte occidentale i tedeschi mantennero quindi principalmente un atteggiamento difensivo, anche se ciò non significò la rinuncia a qualunque tentativo di riprendere l'avanzata[63].

Il 22 aprile 1915 i tedeschi sferrarono un'offensiva a Ypres contro il fronte anglo-francese impiegando, per la prima volta dall'inizio della guerra su vasta scala, le armi chimiche: dalle 4000 alle 5700 bombole contenenti in tutto 168 tonnellate di cloro furono aperte contro le truppe coloniali francesi stanziate sulla cima Pilckem[64][65]; la nube giallo-verde asfissiò i difensori della prima linea, e nelle retrovie causò il panico provocando una breccia nella linea alleata. Tuttavia i tedeschi non erano preparati ad un tale successo e non avevano approntato riserve sufficienti per approfittarne; giacché inizialmente i tedeschi non avevano preso nemmeno in considerazione di entrare a Ypres, ebbero grosse difficoltà a coordinare l'avanzata delle truppe e il lancio dei gas: se il vento non era a favore, avanzare era rischioso per la possibilità che i soldati si trovassero nella stessa nube destinata al nemico[66]. I lanci di gas avevano fatto arretrare i britannici fino alle porte di Ypres, ma nonostante i ripetuti bombardamenti e attacchi i tedeschi non riuscirono a superare lo stallo e il 25 maggio le operazioni cessarono[67].

Fotografia aerea del complesso sistema trincerato nel settore Loos-Hulluch nel luglio 1917.

Dopo questo attacco anche gli anglo-francesi cominciarono a sviluppare la nuova arma pur senza riuscire a eguagliare i nemici nello sviluppo degli aggressivi né nelle tecniche d'impiego, che, inizialmente piuttosto approssimative, vennero nel corso del tempo perfezionate con l'introduzione delle granate caricate a gas, che consentivano di colpire con maggiore precisione una determinata zona di fronte. Per tutto il conflitto i tedeschi riuscirono comunque a mantenere una netta superiorità tattica nell'uso dell'arma chimica: lo schema di bombardamento chimico tedesco nel 1917 vedeva l'impiego iniziale di agenti starnutatori o irritanti, che rendevano difficile ai difensori indossare e mantenere la maschera antigas; seguiva poi una salva di granate al fosgene, con effetti asfissianti e inabilitatori, quindi veniva sparato un terzo tipo di granate cariche di iprite, raramente letale ma che grazie alla sua persistenza sul terreno rendeva difficile ai difensori il contrattacco e anche la sola permanenza nelle proprie trincee. Oltre a ciò si alternavano proiettili convenzionali con proiettili a gas, per ingannare i difensori circa la natura dell'attacco, e si poteva scegliere il mix di gas in relazione all'impiego, difensivo od offensivo che fosse[68].

Al termine del conflitto si stimò che il gas tossico avesse mietuto in totale 78.198 vittime fra gli Alleati mettendone fuori combattimento per un periodo più o meno lungo almeno 908.645, mentre gli Alleati, nonostante avessero impiegato nel corso della guerra la stessa quantità di gas dei tedeschi (68.100 tonnellate per la Germania contro le 68.905 tonnellate per gli Alleati), inflissero ai tedeschi 12.000 perdite e 288.000 intossicati, a dimostrazione della maggiore efficacia nelle tattiche d'impiego tedesche nei confronti dei nemici[69].

Le nuove spallate alleate[modifica | modifica wikitesto]

Le rovine di Aubers, giugno 1915.

Il 9 maggio sul fronte occidentale le truppe francesi attaccarono le posizioni tedesche sul crinale di Vimy, dando il via alla seconda battaglia dell'Artois. Dopo un bombardamento di cinque ore i francesi uscirono dalle trincee, ma percorsi un migliaio di metri si trovarono davanti ai reticolati tedeschi ancora intatti; sotto il fuoco delle mitragliatrici tentarono di aprirsi un varco con le cesoie e i pochi superstiti si trovarono davanti ad un nuovo reticolato; alla fine raggiunsero le trincee abbandonate dai tedeschi che erano arretrati sulle seconde linee, trovandosi quindi sotto il fuoco delle proprie artiglierie[70]. Quello stesso giorno i britannici attaccarono il crinale di Aubers, che non erano riusciti a conquistare due mesi prima con l'offensiva di Neuve Chapelle; dopo un abbozzato bombardamento di preparazione, indiani e britannici uscirono dalle trincee solo per essere massacrati dalle mitragliatrici tedesche rimaste intatte. In una serie di attacchi frontali i britannici riportarono solo nel primo giorno 458 morti tra gli ufficiali e 11.161 tra i soldati[71].

Il fallito fuoco di sbarramento d'artiglieria ad Aubers e l'impossibilità di lanciare altri attacchi per mancanza di munizioni suscitarono le ire di French, il quale lamentava la penuria di rifornimenti; l'offensiva cessò e dopo il fallimento dei tedeschi a Ypres lo stallo al fronte diventò totale. Per tutto il maggio 1915 migliaia di francesi caddero nella regione dell'Artois cercando di aprirsi un varco nelle trincee tedesche; al 18 giugno il bilancio era di circa 18.000 soldati francesi morti o feriti e la battaglia venne interrotta. La guerra ad occidente era costituita ormai soltanto da colpi di mano nelle trincee nemiche, da bombardamenti intermittenti e da assalti occasionali[72].

Fanti britannici attraversano la terra di nessuno attraverso una nube di gas, Loos, 25 settembre 1915.

Sul fronte occidentale passarono quattro mesi e mezzo tra la battaglia dell'Artois e le nuove offensive alleate, che nelle intenzioni avrebbero dovuto ridurre le difficoltà militari della Russia a oriente; quattro mesi di "tregua" in cui però non mancarono mai i bombardamenti e i tiri dei cecchini[73]. Nel settembre 1915 gli Alleati lanciarono alcune grandi offensive: i francesi nella regione della Champagne e i britannici a Loos. I francesi avevano impiegato l'estate nei preparativi per quest'azione, mentre i britannici assumevano il controllo di porzioni maggiori del fronte per liberare truppe francesi. Il bombardamento preliminare d'artiglieria, accuratamente diretto per mezzo di fotografie aeree, iniziò il 22 settembre mentre l'assalto principale avvenne il 25 settembre e, almeno inizialmente, fece buoni progressi nonostante le artiglierie non avessero eliminato del tutto gli sbarramenti di filo spinato e nidi di mitragliatrici[74]. Per i francesi l'offensiva della Champagne fu un successo, seppur relativo: il primo giorno il fronte venne sfondato per una lunghezza di quattro chilometri e i francesi avanzarono nell'interno per una profondità di cinque chilometri, anche se le riserve tedesche riuscirono a bloccarli già il 26 settembre[75]; quando l'offensiva si concluse, Joffre annunciò che erano stati catturati 25.000 soldati nemici e 150 cannoni pesanti.

Sempre il 25 settembre i britannici diedero inizio alla loro offensiva a Loos, che aveva lo scopo di supportare l'iniziativa maggiore in atto nella Champagne. L'attacco fu preceduto da un bombardamento di quattro giorni con il lancio di 250.000 granate e, per la prima volta da parte dei britannici, di 5.243 cilindri di gas al cloro, che provocarono la morte immediata di 600 tedeschi. L'attacco interessò due corpi d'armata nel suo teatro principale, con altri due corpi che effettuarono attacchi diversivi a Ypres. I britannici subirono gravi perdite durante l'attacco, specialmente a causa dei continui attacchi frontali che cozzavano contro il fuoco delle mitragliatrici tedesche[N 4] conseguendo solo limitati guadagni di terreno al costo di centinaia di vite[77].

Per i britannici Loos fu una sconfitta che provocò grande scoramento; dei quasi 10.000 attaccanti, 385 ufficiali e 7861 soldati erano stati uccisi o feriti; il 19 dicembre il generale Sir Douglas Haig fu nominato comandante supremo delle forze britanniche in Francia sostituendo John French. Il 1915 si avviava al termine e le condizioni sul fronte occidentale diventavano sempre più atroci; per tutto il mese di novembre continuò a piovere con tale intensità che l'acqua arrivava in molte trincee fino alle ginocchia, i casi di "piede da trincea" si moltiplicavano fino a diventare un vero e proprio flagello che durante l'inverno fece più feriti che le pallottole. La tregua avvenuta spontaneamente nel Natale 1914 non si ripeté nel 1915; tra le file alleate vennero diramati ordini molto severi affinché non si ripetessero i casi di "fraternizzazione", e per tutto il giorno di Natale furono sparate migliaia di granate verso le postazioni tedesche per impedire ai soldati di uscire[78].

Duelli d'artiglieria e guerra d'attrito[modifica | modifica wikitesto]

Un artigliere canadese mentre scrive un "messaggio" diretto ai tedeschi su una granata da 381 mm stipata assieme a molte altre, in vista dei bombardamenti quotidiani durante l'offensiva della Somme. L'utilizzo massiccio delle artiglierie fu uno dei capisaldi delle offensive Alleate, in quella che i tedeschi chiamarono Materialschlacht, ossia "guerra dei materiali".

Da un punto di vista strategico, durante il 1915 le armate tedesche erano rimaste sulla difensiva in occidente: anche se battaglioni, reggimenti e talora anche divisioni si impegnavano in attacchi con obiettivi limitati, in una più vasta concezione delle cose la Germania si accontentava di tenere il terreno conquistato in Francia e Belgio mentre concentrava le proprie attenzioni ad oriente dove inviò il grosso delle truppe. Questa strategia si sarebbe capovolta nel 1916 quando le potenze centrali avrebbero mantenuto la difensiva ad oriente e cercato di far uscire la Francia dalla guerra[79].

Contrariamente ai generali anglo-francesi, che utilizzavano l'artiglieria per aprirsi un varco tra le linee nemiche e quindi riprendere le manovre a livello operativo, il capo di Stato maggiore tedesco Erich von Falkenhayn intendeva usare l'artiglieria come arma strategica che lo avrebbe liberato dal bisogno di condurre la guerra a livello operativo. I suoi cannoni avrebbero dovuto colpire ciò che egli riteneva il punto debole dell'alleanza anglo-francese: la riluttanza dei soldati francesi a morire per quelli che Falkenhayn e la propaganda tedesca considerava gli interessi della Gran Bretagna. Egli intendeva usare l'artiglieria per uccidere quanti più soldati francesi possibile, spingendo così la Francia a rinunciare all'alleanza con il Regno Unito e a cercare una pace separata[79]. Per fare ciò Falkenhayn aveva bisogno della "collaborazione" dei francesi, trovando un luogo che il nemico non avrebbe abbandonato facilmente e che quindi avrebbe attirato i francesi nel raggio d'azione della sua artiglieria: il luogo prescelto fu la fortezza di Verdun, considerata inattaccabile dai comandi francesi e ammantata di una veste "eroica" dopo che aveva resistito efficacemente all'assedio delle forze tedesche durante l'attacco sulla Marna di due anni prima[7].

Contemporaneamente ai progetti tedeschi su Verdun, nel febbraio 1916 gli Stati maggiori anglo-francesi stavano stendendo i piani per una vasta offensiva congiunta da scatenare nei mesi estivi nel settore del fiume Somme; l'attacco era pianificato per distruggere le difese tedesche con una vera e propria "guerra d'attrito": i britannici avrebbero tentando di vincere la resistenza tedesca con il peso della propria industria bellica sotto forma di un incessante tiro di artiglieria seguito da un massiccio attacco di fanteria che creasse le condizioni e aprisse ampi varchi per una rapida avanzata in profondità della cavalleria[80][81].

Da Verdun alla Somme[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: battaglia di Verdun e battaglia della Somme.
Un carro armato britannico Mark I nella versione Male durante l'offensiva della Somme, 25 settembre 1916. In questo teatro di scontro per la prima volta nella storia comparve il carro armato come arma di supporto per la fanteria.

Per Falkenhayn la scelta dell'obiettivo da attaccare era tra Belfort e Verdun; la decisione cadde infine sulla seconda opzione, soprattutto perché l'armata che avrebbe condotto l'attacco sarebbe stata la 5ª Armata comandata dal figlio del Kaiser, il Kronprinz Guglielmo, ed una sua eventuale vittoria avrebbe avuto utili risvolti propagandistici soprattutto per il fronte interno[82]. Tutto il piano tedesco si basava sull'utilizzo massiccio dell'artiglieria: in linea di massima, il piano strategico prevedeva l'utilizzo dei cannoni pesanti che avrebbero avuto il compito di scavare un profondo vuoto nelle linee francesi che la fanteria tedesca avrebbe poi gradualmente occupato; sarebbero poi stati distrutti anche i flussi di rifornimento francesi grazie a un costante e violento fuoco di sbarramento verso le retrovie, così da impedire eventuali contrattacchi organizzati. Questo eccezionale assembramento di cannoni fu tale che su un fronte di appena 14 km, vennero dispiegati circa 1.220 pezzi d'artiglieria, ossia uno ogni 12 metri circa[82].

Il 21 febbraio i tedeschi iniziarono l'assalto dopo un massiccio bombardamento durato otto ore[83], ma il primo giorno di battaglia non sortì l'effetto sperato: i francesi resistettero stoicamente e pur cedendo in vari punti non erano stati "spazzati via" come invece le prime ricognizioni aeree tedesche erroneamente riportarono. Neanche la comparsa dei lanciafiamme, impiegati per la prima vola sul campo di battaglia, servì per stanare i fanti francesi dalle loro posizioni[84]. Nonostante la conquista di Fort Douaumont il 25 febbraio, e malgrado l'iniziale impeto, l'attacco tedesco tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo lentamente si impantanò, anche per via del riassetto che il nuovo comandante delle forze francesi nella regione, Philippe Pétain, dette alle linee del fronte, dove affluirono numerosi pezzi d'artiglieria e migliaia di uomini, mentre i tedeschi si trovarono a dover avanzare su un terreno fangoso e sconvolto dai loro stessi bombardamenti, che non consentiva di far avanzare i pesanti cannoni come la tattica prevedeva[85].

Fanteria britannica in avanzata vicino Ginchy, durante la battaglia di Morval, Somme, 25-28 settembre 1916.

I tedeschi rivolsero quindi i propri sforzi a nord sulla Mort-Homme, una bassa collina dietro cui i francesi avevano piazzato un efficiente apparato di artiglieria; dopo alcuni dei più intensi combattimenti della campagna, la collina venne presa dai tedeschi alla fine di maggio. Col passaggio del comando francese di Verdun da Pétain, orientato sulla difensiva, a Robert Georges Nivelle, più portato per l'attacco, i francesi tentarono di riprendere Fort Douaumont il 22 maggio ma furono facilmente respinti. I tedeschi intanto catturarono Fort Vaux il 7 giugno e, con l'aiuto del gas fosgene, a luglio tentarono l'assalto all'ultimo caposaldo di Verdun, Fort Souville.

In primavera i comandanti alleati erano preoccupati circa la capacità della Francia: a causa dell'ingente quantità di uomini perduti a Verdun, i francesi videro via via scemare la propria capacità di sostenere un ruolo anche nella progettata offensiva sulla Somme; i piani originali dell'attacco furono perciò modificati per lasciare ai britannici l'impegno maggiore[86]. Il 1º luglio, dopo una settimana di incessanti bombardamenti contro le linee tedesche, quindici divisioni britanniche e sei divisioni francesi uscirono a passo d'uomo dalle trincee dirette sulle linee tedesche, che i generali inglesi credevano distrutte dal bombardamento preliminare e sguarnite degli occupanti. Così non fu: i tedeschi, ben protetti in rifugi sotterranei (Stollen), al termine del bombardamento uscirono dalle loro postazioni e si trovarono davanti file compatte di fanti britannici, appesantiti da zaini di oltre 30 kg, che vennero spazzati via dalle mitragliatrici nemiche[87]. Quel 1º luglio fu probabilmente il giorno più sanguinoso di tutta la prima guerra mondiale e la più grande disfatta dell'esercito britannico della storia: si contarono circa 51.470 perdite tra le forze del generale Haig, tra i quali 21.382 tra morti e dispersi. Uno degli obiettivi fissati per il primo giorno da Haig, Beaumont-Hamel, cadde solo il 13 novembre, dopo cinque mesi di incessanti combattimenti[88].

Rinforzi canadesi diretti nel settore di Flers-Courcelette

Per tutto luglio e agosto i britannici conseguirono una serie di limitate avanzate, ma le armate anglo-francesi conducevano una guerra di logoramento più che di movimento; boschi, macchie, vallate, gole e villaggi venivano presi e perduti, ripresi e di nuovo perduti[89]. La battaglia vide per la prima volta l'uso dei carri armati, strumento ideato dai britannici per uscire dall'impasse della guerra di trincea: il 15 settembre, nel corso dello scontro noto come battaglia di Flers-Courcelette, 13 divisioni britanniche e quattro corpi d'armata francesi attaccarono le linee tedesche supportati da quarantanove carri Mark I appena giunti al fronte. L'azione fece inizialmente grandi progressi, con un'avanzata di circa quattro chilometri, ma i carri ebbero un ruolo limitato per l'inaffidabilità meccanica: al loro esordio valse soprattutto l'effetto psicologico sulla fanteria nemica impaurita da questi mostri metallici[90].

La fase finale della battaglia della Somme ebbe luogo in ottobre e inizio novembre, nuovamente con guadagni limitati in cambio di pesanti perdite; alla fine dei conti, l'offensiva anglo-francese consentì una penetrazione nel fronte nemico di circa dieci chilometri e la riconquista di 51 villaggi. Da un punto di vista puramente tattico, nonostante la sconfitta tedesca, per gli Alleati il guadagno in termini di territorio fu quindi molto esiguo rispetto al prezzo pagato: furono circa 620.000 le perdite complessive alleate e 450.000 quelle tra i tedeschi[N 5][92]. Sul piano strategico la battaglia fu invece un successo per gli Alleati, in quanto Falkenhayn fu costretto a spostare truppe da Verdun: tra luglio e agosto i tedeschi impiegarono trentacinque nuove divisioni contro i britannici sulla Somme, consentendo ai francesi guidati da Nivelle di riprendere l'iniziativa sulle rive della Mosa e quindi obbligare i tedeschi a porre fine all'offensiva di Verdun[93]: il 14 luglio infatti giunse l'ordine per i tedeschi di fermare qualunque offensiva a Verdun. La "limitata offensiva" di Falkenhayn era già costata quasi 250.000 uomini all'esercito tedesco, ossia il doppio degli effettivi delle nove divisioni concesse al Kronprinz nell'offensiva iniziale di febbraio. Il 28 agosto Falkenhayn fu sostituito come comandante dell'esercito dal duo Paul von Hindenburg - Erich Ludendorff, che ordinò immediatamente la cessazione di ogni attacco in attesa delle inevitabili controffensive francesi.

Il 3 novembre i francesi ripresero Fort Vaux, e il 18 sulla Somme le linee britanniche, avanzate di circa dieci chilometri in cinque mesi, ne distavano ancora cinque da Bapaume, che era l'obiettivo iniziale. Il numero complessivo delle perdite in entrambi gli schieramenti raggiunse la spaventosa cifra di circa 960.459 soldati morti; questo significa che mediamente morivano ogni giorno oltre 6.600 soldati, oltre 277 l'ora, quasi 5 al minuto[94].

La guerra aerea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Aviazione nella prima guerra mondiale.
Piloti tedeschi posano accanto ad un Albatros C.I nelle vicinanze di Reims.

Dopo il primo volo dei fratelli Wright nel 1903, l'impiego degli aerei si era rapidamente affermato anche in ambito militare e nel 1914 tutti i principali eserciti belligeranti disponevano di proprie sezioni aeronautiche in appoggio ai reparti sul terreno: benché inizialmente più interessato ai dirigibili, il servizio aereo tedesco (Luftstreitkräfte) disponeva all'inizio delle ostilità di 250 aeroplani e di un'ottima scuola di volo che gli consentì di formare equipaggi qualitativamente migliori di quelli degli Alleati; di contro, il Royal Flying Corps disponeva nell'agosto 1914 di appena 60 aerei, ma la forte base industriale consentì tanto al Regno Unito quanto alla Francia di recuperare rapidamente il divario e superare la Germania quanto a numero di velivoli. Inizialmente gli aeroplani erano impiegati solo per la ricognizione, e le uniche armi a bordo erano pistole o carabine manovrate dagli equipaggi; la riconosciuta importanza all'osservazione aerea del campo di battaglia spinse a progettare velivoli per abbattere i ricognitori nemici e proteggere i propri: nacque così l'aereo da caccia equipaggiato con una o più mitragliatrici, e l'adozione di un sistema di "sincronizzazione" che consentiva all'arma di sparare in avanti attraverso il disco dell'elica consegnò ai velivoli tedeschi un periodo di superiorità tecnologica tra la fine del 1915 e l'inizio del 1916, superato solo con l'adozione di nuove tecnologie da parte degli anglo-francesi. La ricerca della migliore combinazione spinse alla progettazione e all'entrata in servizio di un gran numero di nuovi modelli di aeroplano[95].

La figura dell'"asso dell'aviazione", sorta di "cavaliere dell'aria" impegnato in duelli individuali con i suoi rivali, colpiva molto l'immaginario popolare, ma divenne evidente che i risultati migliori erano ottenuti in azioni di gruppo[95]. Poiché nello spazio aereo del fronte occidentale le forze alleate vantavano una superiorità numerica in rapporto di 2:1, l'aviazione tedesca ovviò all'inconveniente concentrando i propri mezzi in unità più numerose: nel 1916 le formazioni aeree da caccia furono riorganizzate in squadriglie di 10-12 velivoli (Jagdstaffel), con lo scopo di concentrare i mezzi in un particolare settore in modo tale da conseguire una superiorità aerea locale[96]; l'esperimento si rivelò un successo e nel giugno 1917 l'aviazione creò il "Primo Gruppo Caccia" (Jagdgeschwader 1) formato dalla 4ª, 6ª, 10ª e 11ª squadriglia sotto il comando del "Barone Rosso" Manfred von Richthofen. La mobilità dei gruppi caccia consentiva all'aviazione tedesca di dislocarsi e concentrarsi in corrispondenza di ogni nuova minaccia; nell'aprile 1917, nel corso dell'offensiva di Arras, le squadriglie tedesche abbatterono 151 velivoli nemici perdendone 66, mentre nel marzo 1918, nell'azione di appoggio all'offensiva di Ludendorff, l'aviazione tedesca riuscì a conquistare la superiorità numerica nello spazio aereo sovrastante il fronte concentrando in tutta segretezza 730 aeroplani da opporre ai 579 britannici[97]. Nonostante le potenze alleate avessero prodotto 138.685 aerei di fronte ai 53.222 degli Imperi centrali, la superiorità tattica d'impiego e le migliori tecnologie fecero sì che l'aviazione tedesca costituisse un avversario temibile fino alla conclusione del conflitto.

Il bombardamento strategico nacque e progredì nel corso del conflitto. Inizialmente entrambe le parti impiegarono in questo compito i dirigibili, più che altro perché erano gli unici a poter trasportare un significativo carico di bombe, ma la loro estrema vulnerabilità fece ripiegare verso la progettazione di specifici aerei da bombardamento: nel 1918 gli enormi biplani Gotha G.IV e Zeppelin-Staaken R.VI tedeschi compivano regolari missioni di bombardamento sopra Parigi e Londra, mentre gli Handley Page Type O della neonata Royal Air Force andavano a colpire gli impianti industriali della Germania occidentale[98]. Sin dal 1917 i tedeschi progettarono aerei destinati ad attacchi a obiettivi tattici terrestri come gli Junkers J 1, Halberstadt CL.II e l'Hannover CL.II, mentre gli Alleati non progettarono mai velivoli specifici per tali compiti continuando invece a usare i caccia[99]. Nel 1918 l'aviazione imperiale tedesca aveva raggiunto forza ed efficienza tali da poter essere impiegata con successo in missioni di supporto tattico alle operazioni di terra, missioni che compì con notevole efficacia fino alla conclusione del conflitto; gli Alleati, con un'elevata capacità industriale, potevano però godere di una superiorità di mezzi che si traduceva in un più intenso impiego operativo[100].

L'Impero britannico prende l'iniziativa[modifica | modifica wikitesto]

Visione aerea della Linea Hindenburg nei pressi di Bullecourt.

Mentre la battaglia della Somme si avviava al termine, sui due fronti si tracciavano già i piani per una nuova offensiva nel 1917. A partire dal 1º febbraio 1917, il Kaiser Guglielmo II ordinò la guerra sottomarina indiscriminata per convincere la Gran Bretagna a sedersi nel tavolo delle trattative e cercare una pace, mentre sul fronte occidentale i mesi di dicembre e gennaio assunsero l'aspetto di una lotta incessante con tre protagonisti assoluti: le granate, i cecchini e il fango. Intanto i rapporti diplomatici tra Germania e Stati Uniti d'America andavano deteriorandosi velocemente a causa del naviglio statunitense e di Paesi neutrali affondato dagli U-Boot. Il 3 febbraio, mentre l'entrata in guerra degli Stati Uniti si faceva sempre più probabile, il primo contingente portoghese sbarcò in Francia e venne inviato direttamente in prima linea[101].

Il giorno dopo il Kaiser ordinò alle truppe dislocate sul fronte occidentale il ritiro sulla Linea Hindenburg, recentemente fortificata, allo scopo di ridurre la lunghezza del fronte di una quarantina di chilometri e liberare così tredici divisioni, che si andarono ad aggiungere a quelle di riserva. Prima di ritirarsi i tedeschi fecero terra bruciata: demolirono le case, incendiarono le fattorie, distrussero i frutteti, minarono i pochi edifici rimasti in piedi e cancellarono le strade, non lasciandosi alle spalle altro che rovine. La Germania si preparava ad affrontare la potenza statunitense; il timore di un'entrata in guerra degli Stati Uniti perseguitava l'alto comando tedesco, ma ad est i tumulti della rivoluzione e la possibile uscita dal conflitto della Russia lasciavano ancora buone speranze alla Germania[102]. Il 6 aprile gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania; l'impatto delle truppe statunitensi sarebbe stato potenzialmente enorme: gli Stati Uniti avrebbero addestrato almeno un milione di uomini che sarebbero saliti a tre milioni. Ma l'operazione avrebbe richiesto molto tempo: ci sarebbe voluto almeno un anno perché l'enorme macchina potesse funzionare a pieno regime[102].

Le offensive di Arras e dell'Aisne[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: battaglia di Arras (1917), battaglia del crinale di Vimy e seconda battaglia dell'Aisne.
Un cannone da 152 mm fa fuoco contro le linee tedesche durante l'attacco a Vimy.

Il 9 aprile, lunedì di Pasqua, le forze anglo-canadesi sferrarono simultaneamente le offensive di Arras e del crinale di Vimy. Gli attacchi furono preceduti da cinque giorni di scontri aerei, nel corso dei quali l'aviazione britannica cercò di ottenere il controllo dei cieli per poter svolgere al meglio l'opera di osservazione. Le prime fasi della battaglia furono favorevoli agli Alleati, che sfondarono la Linea Hindenburg anche grazie alla nuova tattica d'artiglieria, la cosiddetta "barriera di fuoco", in base alla quale l'artiglieria spostava gli obiettivi sistematicamente in avanti mentre la fanteria interveniva subito dopo il tiro, quando i difensori erano ancora frastornati dai bombardamenti[103]. Nonostante questo la terza linea tedesca, assai meglio munita di quelle più avanzate, resistette a tutti gli attacchi; i carri armati britannici che avrebbero dovuto precedere la fanteria rimasero indietro bloccati dalle avarie e intrappolati nel fango, mentre i cannoni trainati dai cavalli non riuscivano a procedere nel terreno sconvolto. Nonostante la speranza di una facile vittoria, al quarto giorno di combattimenti gli attaccanti erano allo stremo. I canadesi riuscirono a conquistare il crinale, ma il 15 aprile, in seguito alle crescenti perdite, Haig sospese l'attacco; col metro in uso sul fronte occidentale poteva considerarsi una vittoria: gli anglo-canadesi avevano infatti aperto una breccia larga sei chilometri nella prima linea tedesca che ne misurava sedici[104].

Nell'inverno 1916-17 la tattica aerea tedesca venne migliorata, fu aperta una scuola per piloti da caccia a Valenciennes, e vennero introdotti aerei migliori con mitragliatrici binate[105]. Il risultato furono perdite quasi disastrose per la forza aerea alleata, particolarmente per i britannici, che soffrivano per aerei antiquati, scarso addestramento e tattiche rudimentali. Durante l'attacco ad Arras i britannici persero 316 equipaggi, contro 114 dei tedeschi, in quello che per i Royal Flying Corps fu l'"aprile di sangue"[106].

Mitraglieri britannici in azione antiaerea nel settore di Arras.

Il 16 aprile i francesi, con venti divisioni dispiegate su un fronte di quaranta chilometri, attaccarono a loro volta i tedeschi attestati sul fiume Aisne. L'offensiva, ideata dal generale Nivelle da cui prese il nome, fu un disastro, benché per la prima volta i francesi impiegassero i carri armati. Nivelle aveva previsto un'avanzata di dieci chilometri; dovette fermarsi dopo 600 metri. Aveva previsto circa 15.000 morti, furono quasi 100.000. Dei 128 carri armati entrati in azione, 32 furono messi fuori uso il primo giorno, dei 200 aerei che avrebbero dovuto alzarsi in volo, ne furono disponibili all'inizio dell'attacco solo 131, che ebbero la peggio contro i caccia tedeschi. Non un solo dettaglio andò come previsto: l'attacco al forte di Nogent-L'Abbesse, uno dei forti intorno a Reims dal quale i tedeschi bombardavano sistematicamente la città, fallì miseramente, e due villaggi che si trovavano nella zona dei combattimenti, Nauroy e Moronvillers, furono rasi al suolo. I combattimenti continuarono, il generale Charles Mangin aprì una breccia di sei chilometri nelle linee tedesche, ma il 20 aprile la battaglia venne interrotta, ammettendo lo stesso Nivelle che era impossibile sfondare le linee nemiche. I tedeschi detenevano la supremazia aerea, e il 21 aprile il barone Manfred von Richthofen celebrò la sua ottantesima vittoria[107].

Per tutto maggio i britannici continuarono gli attacchi: in sei settimane di combattimenti i tedeschi arretrarono dai tre agli otto chilometri su un fronte lungo trentacinque, sparando oltre sei milioni di granate. A metà maggio le truppe al comando di Haig avevano compiuto un'avanzata più consistente di quando, due anni e mezzo prima, era cominciata la guerra di trincea: in poco più di un mese avevano conquistato un centinaio di chilometri quadrati di terreno, catturando oltre 20.000 prigionieri e 252 cannoni pesanti. Il carro armato era ormai diventato parte integrante degli attacchi della fanteria britannica. Il 14 maggio, a Magonza, anche i tedeschi sperimentarono il carro armato, due giorni prima che terminasse la battaglia di Arras[108].

Il morale della Francia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ammutinamenti del 1917 in Francia.

Nella primavera del 1917 iniziò a serpeggiare un forte risentimento verso la guerra in seno a molti eserciti, soprattutto quello francese, reduce da oltre due anni di una guerra sanguinosa, che vedeva moltiplicarsi il numero dei disertori. Il 26 maggio arrivarono sul territorio francese i primi 1308 soldati statunitensi, ma l'arrivo delle prime truppe d'oltre oceano coincise col momento più drammatico nel settore francese: le diserzioni sempre più numerose si erano trasformate il 27 maggio in un vero e proprio ammutinamento. Ben 30.000 soldati di prima linea avevano abbandonato le trincee e gli accantonamenti sullo Chemin des Dames, portandosi nelle retrovie. I disordini proseguirono: il 1º giugno a Missy-aux-Bois un reggimento di fanteria francese si impadronì della città e nominò un governo pacifista; per una settimana regnò il caos in tutto il settore francese del fronte mentre gli ammutinati si rifiutavano di tornare a combattere. Le autorità militari agirono tempestivamente, e sotto il pugno di ferro di Pétain cominciarono gli arresti di massa e si insediarono le corti marziali. I tribunali francesi giudicarono colpevoli di ammutinamento 23.395 soldati, di questi, più di 400 furono condannati a morte, 50 fucilati e gli altri inviati ai lavori forzati nelle colonie penali. Contemporaneamente Pétain introdusse miglioramenti, concedendo alle truppe periodi di riposo più lunghi, congedi più frequenti e rancio migliore; dopo sei settimane gli ammutinamenti erano cessati[109].

I disordini furono di tale portata che fecero capire all'alto comando francese che i soldati non erano più disposti a sopportare i tormenti di una nuova offensiva: avrebbero tenuto la posizione, ma non sarebbero usciti dalle trincee. Tutto il peso dell'offensiva ricadeva quindi sulle spalle delle forze britanniche, che si sarebbero di lì a poco trovate a sostenere il peso della ripresa dei combattimenti in Francia e nelle Fiandre[110].

Le offensive britanniche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: battaglia di Messines e battaglia di Passchendaele.
Trincee tedesche distrutte dai bombardamenti britannici a Messines.
« La forza e la resistenza del popolo tedesco sono ormai logore da indurre a ritenerne possibile il crollo entro quest'anno »
(Sir Douglas Haig, 5 giugno 1917[111])

Il 7 giugno i britannici lanciarono la loro seconda offensiva in due mesi lungo il crinale di Messines-Wytschaete. L'attacco fu preceduto nelle prime ore del mattino da una spaventosa esplosione, percepita fino alla città di Lilla occupata dai tedeschi a venticinque chilometri di distanza[N 6]; le squadre di minatori britannici avevano scavato sotto le linee nemiche diciannove mine dal potenziale esplosivo di 500 tonnellate. A Messines l'effetto delle esplosioni fu devastante, si ritiene che furono uccisi all'istante oltre 10.000 tedeschi, migliaia rimasero storditi e 7354 furono presi prigionieri. Alle esplosioni seguì un massiccio bombardamento con 2266 pezzi d'artiglieria, per riprendere il terreno perso nella prima battaglia di Ypres del 1914, che tuttavia non furono sufficienti per scacciare i tedeschi; l'offensiva si arrestò per il terreno fangoso, ed entrambe le parti soffrirono perdite consistenti[113].

Ad una settimana di distanza dallo scoppio delle mine e dalla ritirata dei tedeschi attestatisi poco più a est, il fronte ripiombò nello stallo, ma la volontà di continuare a combattere non venne meno nonostante gli orrori della guerra di trincea[N 7], nonostante il caos in Russia, nonostante gli ammutinamenti francesi[115].

Il campo di battaglia il mattino dopo la prima battaglia di Passchendaele, 12 ottobre 1917.

Intanto l'8 giugno il generale John Pershing, comandante delle truppe statunitensi in Europa sbarcò a Liverpool con il suo Stato maggiore, il 26 giugno arrivò in Francia il primo grosso contingente statunitense forte di 140.000 uomini, ma il loro arrivo non modificò la situazione nei piani di battaglia: quei soldati dovevano ancora essere addestrati e attendere quindi i rinforzi che avrebbero cominciato ad arrivare solo tre mesi dopo[113].

Il villaggio di Passchendaele prima e dopo la battaglia, completamente polverizzato dai bombardamenti.

Un'offensiva sul fronte occidentale fu fortemente caldeggiata da Haig, e nonostante l'impiego delle truppe statunitensi fosse ancora lontano, il 31 luglio i britannici avrebbero nuovamente attaccato sul saliente di Ypres e come primo obiettivo venne prefissato il villaggio di Passchendaele. Le truppe britanniche inizialmente avanzarono con successo nonostante le ingenti perdite, e nei primi tre giorni di battaglia furono catturati oltre 5000 tedeschi per un'avanzata che variava dai due ai quattro chilometri. Nel frattempo sul fronte orientale le forze russe sconvolte dalle avvisaglie della rivoluzione, si ritiravano inesorabilmente sotto i colpi delle truppe tedesche e austro-ungariche[116].

I veterani canadesi di Vimy e di quota 70 si unirono alle provate truppe dell'ANZAC e alle forze britanniche e presero il villaggio di Passchendaele il giorno 30 nonostante la pioggia battente che aveva trasformato il terreno in una palude. L'offensiva venne ripresa con vigore il 10 agosto, ma dopo quattro giorni i violenti acquazzoni bloccarono le operazioni. Gli attacchi continuarono per tutto agosto e tutto settembre ma i tedeschi iniziarono una serie di contrattacchi ad inizio di ottobre che consentirono loro di prendere oltre 20.000 prigionieri[117]. Haig preparò un'ennesima offensiva per il 9 ottobre che però fu nuovamente interrotta dalle piogge, i campi si trasformarono in pantani, e il 13 Haig sospese l'attacco che avrebbe dovuto portare le truppe britanniche a Passchendaele. Dopo la terza battaglia di Ypres, gli Alleati erano tuttavia più ottimisti che dopo la Somme, avendo conquistato una maggiore porzione di territorio con minori perdite[N 8], mentre per i tedeschi l'offensiva fu un duro colpo; perdite assai elevate e morale a terra, morti e feriti furono circa 400.000, quasi il doppio dei britannici, in quello che il generale Hermann von Kuhl definì: «[...] il più grande martirio della prima guerra mondiale [in cui] nessuna divisione riusciva a resistere più di una settimana in quell'inferno[119]

Cambrai[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: battaglia di Cambrai.
L'inaffidabilità dei cingoli fu uno dei maggiori problemi che afflissero i carri armati britannici durante l'offensiva di Cambrai.

Il 23 ottobre sull'Aisne i francesi lanciarono un attacco circoscritto alle posizioni tedesche sullo Chemin des Dames; l'assalto venne preceduto da sei giorni di bombardamento a cui seguì l'attacco di otto divisioni e ottanta carri armati francesi che riuscirono ad avanzare per tre chilometri e mezzo facendo 10.000 prigionieri e strappando ai tedeschi un importante punto di osservazione a Laffaux. I tedeschi si ritirarono quasi senza combattere attestandosi tre chilometri e mezzo più in basso; il loro impegno in quel momento era soprattutto rivolto sul fronte italiano, dove le forze austro-tedesche stavano sfondando a Caporetto[120]. Il 26 ottobre Haig tentò ancora di sfondare a Passchendaele, il 30 i canadesi entrarono finalmente nel villaggio nonostante gravissime perdite, ma ne furono ricacciati subito dopo. Intanto sul fronte orientale la guerra cedeva rapidamente il passo alla rivoluzione: ad inizio novembre il potenziale bellico della Russia, che fino a quel momento era stata il braccio orientale dell'Intesa, non esisteva più. Con la Russia immobilizzata, gli Alleati si prodigarono per mantenere la spinta offensiva sugli altri fronti mentre sul fronte italiano stava dilagando il panico[121].

Il 10 novembre la battaglia di Passchendaele terminò; dal 31 luglio gli Alleati erano avanzati di sette chilometri pagando il prezzo di 62.000 morti e 164.000 feriti, mentre tra le file tedesche i morti furono 83.000 e i feriti 250.000 con 26.000 prigionieri. Dal momento che le forze russe non esistevano più e gli italiani erano stati ricacciati sul Piave, il peso delle offensive passò del tutto sulle spalle anglo-francesi. Il 20 novembre, per la prima volta nella storia militare, il peso principale dell'attacco ricadde sui carri armati lanciati verso la città di Cambrai e i territori alle sue spalle. Durante la battaglia di Cambrai (la terza grande offensiva del 1917), i britannici attaccarono con 324 carri, di cui un terzo tenuto come riserva, e dodici divisioni, contro due divisioni tedesche. I carri demolirono i reticolati e nel giro di qualche ora sfondarono le linee nemiche su tutta la lunghezza del fronte[122].

Civili francesi lasciano il villaggio Noyelles il 22 novembre

Nonostante l'impeto iniziale, i carri che furono fermati dall'artiglieria tedesca e dai guasti meccanici nei salienti di Flesquières e Mesnières, a neppure metà strada da Cambrai, raggiunsero il numero di trentanove[N 9] Il 23 gli Alleati furono bloccati al bosco Bourlon: l'effetto sorpresa dei carri stava svanendo e le perdite iniziavano a salire, a fine novembre iniziò a cadere la prima neve e alla guerra coi carri subentrò la guerra all'arma bianca fino al 27 novembre quando i britannici furono costretti a sospendere l'attacco. Cambrai sarebbe rimasta distante e irraggiungibile. Il 30 novembre i tedeschi contrattaccarono avanzando per circa cinque chilometri, con un attacco congiunto di armi chimiche e aerei nel ruolo di supporto ravvicinato alle truppe di terra. La battaglia di Cambrai, che inizialmente sembrò volgere favorevolmente agli Alleati, si risolse in due settimane con un fallimento. Le potenze alleate erano in difficoltà su tutti i fronti, la Russia iniziò i contatti per un trattato di pace e 44 divisioni tedesche furono spostate da oriente ad occidente, in Italia gli austriaci erano nei pressi di Venezia e sul fronte occidentale l'offensiva di Cambrai non mutò la situazione, vigendo ancora una situazione di stallo[124].

Il 1917 si avviava verso la conclusione e le prospettive di pace in Europa apparivano molto lontane; il cessate il fuoco sul fronte orientale non fu altro che il preludio per la Russia di una sanguinosa guerra civile. A Costantinopoli nel 1917 morirono di stenti circa 10.000 persone, nell'Impero austro-ungarico la fame provocò tumulti a Vienna e Budapest, in Germania in quello stesso anno più di 250.000 civili morirono di fame in conseguenza del blocco britannico.[125].

Le offensive finali[modifica | modifica wikitesto]

Soldati tedeschi su un carro A7V a Roye, nella Somme, 21 marzo 1918.

Erich Ludendorff, che insieme a Paul von Hindenburg era il comandante supremo dell'esercito tedesco dopo la cacciata di Falkenhayn seguente il fallimento di Verdun, concluse che la sola opportunità di vittoria per la Germania consistesse in un attacco decisivo sul fronte occidentale in primavera, ossia prima che il potenziale americano diventasse significativo. Il 3 marzo 1918 fu firmato il trattato di Brest-Litovsk, e la Russia si ritirò dalla guerra. Questo rese disponibili 44 divisioni tedesche del fronte orientale per uno spostamento ad ovest, portando il vantaggio tedesco a 192 divisioni contro 173 alleate. Le forze tedesche erano poi addestrate alle nuove tattiche d'assalto già impiegate con successo sul fronte orientale[126]. Ludendorff decise un attacco contro le forze britanniche, considerate tatticamente inferiori alle francesi e sfavorite nel rapporto di forze; anche la conformazione del territorio era favorevole ai tedeschi, che contavano di aggirarle ai fianchi e tagliarne la ritirata, trasformando una vittoria tattica (lo sfondamento e l'accerchiamento) in una vittoria strategica (la distruzione delle forze britanniche). L'idea di Ludendorff si basava su una massiccia offensiva finalizzata a separare i francesi dai britannici, per sospingere questi ultimi in direzione dei porti sulla Manica. L'attacco avrebbe combinato le nuove tattiche delle truppe d'assalto con l'uso di aerei da attacco al suolo, e uno sbarramento d'artiglieria accuratamente pianificato comprendente pure l'uso di gas[127].

L'offensiva tedesca di primavera[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: offensiva di primavera.

Dal gennaio 1918 truppe statunitensi sbarcavano settimanalmente in Francia, dopo quarantadue mesi e mezzo dall'inizio della guerra la presenza delle truppe di Pershing sul campo di battaglia era un dato di fatto. Il 23 febbraio per la prima volta le truppe statunitensi presero parte ad un'azione a Chevregny insieme ai francesi, con due ufficiali e 24 soldati.

Trasporto di un cannone tedesco da 7,7 cm durante l'offensiva di primavera.

Mentre le truppe tedesche dilagavano ad oriente il 21 marzo Ludendorff lanciò una grande offensiva che, in caso di successo, avrebbe consentito alla Germania di vincere la guerra[128]. L'operazione Michael[129] fu la prima delle offensive tedesche; quasi riuscì a separare i due eserciti alleati, con un'avanzata di circa 65 chilometri nei primi otto giorni, portando le linee del fronte verso ovest di più di 100 chilometri, con Parigi entro il raggio dell'artiglieria per la prima volta dal 1914. Le conquiste fatte dai tedeschi durante l'offensiva furono impressionanti per gli standard del fronte occidentale: 90.000 prigionieri catturati, 1.300 cannoni presi, 212.000 soldati nemici morti o feriti e un'intera armata britannica (la quinta) messa fuori combattimento. Le perdite tra i tedeschi furono comunque alte (239.000 tra ufficiali e soldati); alcune divisioni furono ridotte alla metà dei loro effettivi, molte compagnie poterono contare solo 40 o 50 uomini[130].

L'offensiva riuscì a sfondare il sistema difensivo inglese, ma furono necessari tre giorni invece che uno, e ciò permise ai britannici di far affluire le riserve e vanificare ogni significativo sfruttamento. La fiducia di Ludendorff non si spense, e all'operazione Michael seguirono altri tre attacchi. Il 27 maggio alle prime luci dell'alba, 4.000 pezzi d'artiglieria tedesca aprirono il fuoco sul fronte dell'Aisne, cominciò così la terza battaglia dell'Aisne; il 29 i tedeschi entrarono a Soissons e il 30 maggio arrivarono sulla Marna a 60 km da Parigi. Il 3 giugno attraversarono la Marna pronte ad attaccare Chateau-Thierry difesa dalle truppe statunitensi[131]. Il 7 giugno i tedeschi attaccarono fra Montdidier e Compiègne con un bombardamento di potenza inaudita: furono sparati 750.000 proiettili all'iprite, al fosgene e alla difenilcloroarsina, per un totale di 15.000 tonnellate di gas; alle 4.30 del mattino entrò in azione la fanteria che avanzò per più di 8 chilometri facendo 8.000 prigionieri[132]. L'ultima offensiva tedesca scattò il 14 luglio, ma ad inizio agosto lo slancio tedesco su tutto il fronte cessò, mentre quasi un milione di soldati americani erano giunti in Francia a dar manforte agli Alleati. Le truppe tedesche erano ad un soffio dalla vittoria, ma esauste e dissanguate dalle enormi perdite smisero di avanzare, anzi, cominciarono lentamente a indietreggiare, in una lenta ritirata che terminò solo l'11 novembre 1918[133].

I raid navali britannici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: primo raid di Ostenda, secondo raid di Ostenda e raid di Zeebrugge.
Le HMS Intrepid ed Iphigenia affondate come blocco all'ingresso del canale.

Verso la fine della guerra la Royal Navy si pose il problema di interdire le azioni delle unità leggere e degli U-Boot della Kaiserliche Marine che partivano dai porti del Belgio occupato. Benché i successi contro gli U-Boot della marina britannica si moltiplicassero, questi venivano prodotti ad una velocità pari a quella con cui venivano distrutti e colpivano le rotte di rifornimento britanniche attraverso la Manica rappresentando una continua minaccia alle vie di rifornimento della British Expeditionary Force impegnata sul continente. Per l'estate era poi previsto l'arrivo di numerose truppe americane con i relativi rifornimenti per cui occorreva chiudere "uno dei covi da cui i sommergibili nemici minacciavano le comunicazioni con gli Alleati"[134].

Gli attacchi vennero sferrati nella tarda primavera del 1918. Il primo raid di Ostenda (parte dell'operazione ZO) venne compiuto dalla Royal Navy con l'obiettivo di bloccare l'accesso al porto omonimo, che veniva largamente utilizzato dalla Kaiserliche Marine come base per gli U-Boot e il naviglio leggero. Il vicino porto di Bruges fu oggetto di un contemporaneo attacco.

Il 23 aprile tre vecchi incrociatori britannici accompagnati da una consistente forza navale d'appoggio, furono affondati nel braccio di mare antistante la base dei sottomarini. Il molo fortificato che proteggeva il porto venne cannoneggiato e molte delle sue strutture demolite; il viadotto che lo collegava alla ferrovia fu fatto saltare. Una delle navi, la HMS Thetis, affondò prima del necessario dopo l'urto contro un'ostruzione lasciando alle altre due il compito di bloccare il canale; la Iphigenia e la Intrepid affondarono come previsto nel punto più stretto, ma il blocco durò solo pochi giorni in quanto i tedeschi rimossero due moletti collocati su un lato del canale, liberando così un varco per gli U-Boot con l'alta marea; in tre settimane i tedeschi riuscirono ad approntare una deviazione e i sottomarini ripresero indisturbati a pattugliare il mare del Nord e dintorni. L'incursione fu un fallimento e costò ai britannici 200 morti e 400 feriti. L'opinione pubblica britannica si entusiasmò per il raid a Zeebrugge, viceversa si interessò meno all'attacco al canale di Ostenda, che pure conduceva alla base dei sottomarini di Bruges[135].

Tre settimane dopo il fallimento, venne lanciato un secondo attacco che ebbe maggior successo, con l'affondamento di una nave all'imbocco del canale, senza riuscire però a chiudere completamente il passaggio. A ideare l'operazione era stato il vice-ammiraglio Roger Keyes; sebbene presentata da John Jellicoe nel 1917, non venne appoggiata dall'Ammiragliato britannico fino alla presentazione di un progetto dettagliato. Nuovi piani per attaccare la zona durante l'estate del 1918 non vennero messi in atto e le basi tedesche in zona rimasero una minaccia costante fino alla fine del conflitto, quando la città venne liberata dalle forze di terra francesi e britanniche[136].

Il contrattacco alleato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: offensiva dei cento giorni.
Marines statunitensi in azione durante la battaglia della Mosa-Argonne

Già in luglio Ferdinand Foch diede inizio alla prevista controffensiva sulla Marna prodottasi in seguito agli attacchi tedeschi. In agosto il saliente era stato sgomberato, e grazie allo slancio e alla presenza ormai massiccia delle truppe fresche di Pershing gli Alleati continuarono le controffensive. L'8 agosto partì la seconda offensiva, lanciata due giorni dopo la precedente. L'attacco interessò truppe franco-britanniche, e vide l'impiego di 600 carri e 800 aerei; ad esse si unirono le truppe del II Corpo d'armata del generale Alberico Albricci arrivate sul fronte francese nell'aprile precedente in qualità di contingente militare italiano a supporto delle truppe francesi[137]. L'offensiva ebbe successo, tanto che Ludendorff definì l'8 agosto come "il giorno nero dell'esercito tedesco"[138]. L'assalto fu il primo di quelli che Foch chiamava "attacchi di liberazione" contro la nuova linea tedesca, che proseguirono il 15 agosto con un nuovo contrattacco sulla Somme, mentre a Parigi si riuniva il neo-costituito Consiglio Interalleato per gli approvvigionamenti, che gettò i piani per la continuazione della guerra almeno fino al 1919[139]. Su tutto il fronte gli Alleati continuavano ad avanzare cacciando i tedeschi da Compiègne, Antheuil-Portes, Lassigny, sulla Somme conquistarono Thiepval e bosco Mametz mentre il 27 le truppe tedesche iniziarono ad evacuare le Fiandre abbandonando i territori conquistati quattro mesi prima.

Soldati americani durante una pausa dei combattimenti nei pressi di Péronne (Somme).

Ludendorff aveva optato per una strategia difensiva cercando in tutti i modi di tenere la Linea Hindenburg, ma ormai il morale delle truppe tedesche era a terra. A fine agosto i tedeschi lasciarono l'Aisne sotto i colpi del generale Mangin, ad inizio settembre i canadesi iniziarono i primi assalti alla Hindenburg e il 3 settembre Foch diede l'ordine perentorio di attaccare senza sosta per tutta la lunghezza del fronte occidentale. L'11 agosto gli statunitensi attaccarono Saint-Mihiel che venne conquistata il 13, liberando un saliente in mano nemica da quattro anni[140]. Il 25 settembre iniziò l'offensiva della Mosa-Argonne a cui parteciparono dieci divisioni americane; le due operazioni insieme valsero la conquista di oltre 500 chilometri quadrati di territorio[141].

La Germania aveva visto il proprio potenziale umano gravemente compromesso da quattro anni di guerra trovandosi poi in gravi difficoltà dal punto di vista economico e sociale. Il 1º ottobre i britannici si apprestavano a superare la Hindenburg lungo il canale di St. Quentin e gli statunitensi a sfondare nelle Argonne; Ludendorff si recò direttamente dal Kaiser per chiedergli di avanzare immediatamente una proposta di pace, dando grossa parte della colpa alle «idee spartachiste e socialiste che avvelenavano l'esercito tedesco»[142]. Le battaglie infuriavano ancora quando il 2 ottobre la prima rivoluzione tedesca scoppiò. Il 4 ottobre il principe Max von Baden telegrafò a Washington per richiedere l'armistizio[143]. La Germania pur essendo nello scompiglio non era precipitata nell'anarchia né aveva deciso di arrendersi: l'8 ottobre Wilson respinse la proposta, e l'11 i tedeschi iniziarono a ritirarsi su tutto il fronte senza però rinunciare a combattere[144]. L'offensiva dei cento giorni diede il colpo finale, e dopo questa serie di sconfitte le truppe tedesche iniziarono ad arrendersi in numero sempre crescente. Quando finalmente gli Alleati ruppero il fronte tedesco, la monarchia imperiale tedesca giunse al collasso, e i due comandanti dell'esercito, Hindenburg e Ludendorff, dopo aver tentato invano di convincere il Kaiser a combattere ad oltranza, si fecero da parte[145].

La resa delle forze tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Armistizio di Compiègne.

Il 30 ottobre l'Impero ottomano firmò l'armistizio di Mudros con gli Alleati, il 3 novembre l'Austria-Ungheria firmò l'armistizio di Villa Giusti con l'Italia; solo sul fronte occidentale si continuava a combattere. Gli Alleati avanzavano inesorabilmente raggiungendo il confine belga mentre il Kaiser lasciò Berlino per Spa, dove si stava discutendo una sua eventuale abdicazione a favore del giovane figlio; la maggioranza dei partiti politici del Reichstag era favorevole all'ipotesi: il Kaiser avrebbe dovuto farsi da parte per la sopravvivenza della dinastia. L'imperatore si indignò, e con il pieno appoggio di Hindenburg si rifiutò di lasciare il trono[146]. Gli statunitensi il 6 novembre raggiunsero i dintorni di Sedan e i canadesi entrarono in Belgio, mentre Groener, tornato da Spa dopo quattro giorni passati al fronte, comunicò personalmente al Kaiser la necessità di firmare l'armistizio entro il 9 novembre: la flotta tedesca si era ammutinata, la rivoluzione appariva imminente mentre le truppe si rifiutavano di sparare sui rivoluzionari. La mattina del 7 novembre i delegati tedeschi si riunirono a Spa e furono condotti oltre le linee del fronte verso la foresta di Compiègne in territorio francese. Intanto a Berlino la maggioranza socialista del parlamento chiese l'abdicazione del Kaiser; al rifiuto di questi, i deputati si dimisero in blocco e indissero uno sciopero generale in tutto il paese; neppure la richiesta telefonica di von Baden fece cambiare idea all'imperatore[147].

La sera dell'8 novembre l'ammiraglio Paul von Hintze comunicò al Kaiser che la sua Marina non avrebbe più obbedito ai suoi ordini. La mattina del giorno dopo i delegati arrivarono a Compiègne. La Germania era al collasso: i rivoluzionari avevano in mano i principali nodi ferroviari e la città di Aquisgrana, molti soldati avevano abbracciato la rivoluzione, e la superiorità militare alleata stava schiacciando le truppe al fronte. Il 10 novembre, mentre i canadesi entravano a Mons[N 10], il governo tedesco accettò le condizioni di resa, alle 5.30 del mattino dell'11 novembre venne firmato l'armistizio che sarebbe entrato in vigore alle ore 11[149]. I combattimenti continuarono per tutta la mattina dell'11 novembre fino a che le lancette degli orologi non segnarono le ore 11:

« Ci fu un attimo di silenzio e di attesa, poi si udì uno strano mormorio, che gli osservatori in posizione molto arretrata rispetto al fronte paragonarono al soffio di una leggera brezza. Erano gli uomini che esultavano dal Vosgi fino al mare[150]. »
Mitragliere tedesco morto in Francia il 4 novembre 1918

La guerra era finita, un tripudio di festeggiamenti coinvolse le capitali delle potenze vincitrici, ma in Francia Pershing era irritato perché il suo consiglio di costringere i tedeschi alla resa sul campo non era stato ascoltato:

« Suppongo che la nostra campagna sia conclusa, ma quale enorme differenza avrebbe fatto qualche giorno ancora di guerra. [...] la mia paura è che la Germania non abbia capito di averle prese. Se ci avessero dato un'altra settimana, glielo avremmo fatto capire. »

I tedeschi, con le truppe ancora in armi, le trincee piene di uomini, le artiglierie in posizione, il suolo francese e belga occupato, si sentirono traditi da coloro che avevano firmato l'armistizio consegnando la vittoria agli Alleati sul tavolo dei negoziati. Quel giorno il generale Karl von Einem, comandante della 3ª armata, disse alle sue truppe:

« Il fuoco è cessato. Non sconfitti...voi concludete la guerra in territorio nemico[151]. »

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Conferenza di pace di Parigi (1919), trattato di Versailles (1919) e conseguenze della prima guerra mondiale.
« Mai invero nella storia del mondo [...] un popolo ha dovuto confrontarsi con condizioni di armistizio tanto terribili e ha dovuto prendere atto della sua totale sconfitta, benché nessuno dei suoi avversari abbia ancora messo piede sul suo suolo [...] l'uomo della strada non riesce a capire che cosa sia accaduto così all'improvviso, e si sente completamente disorientato. »
(Queste le parole con cui Arthur Ruppin, industriale tedesco, scriveva sul suo diario il 7 dicembre 1918[152].)

La disfatta aveva portato in Germania il crollo delle istituzioni imperiali, la proclamazione della repubblica e la costituzione di un governo la cui autorità non era riconosciuta nemmeno nelle strade di Berlino. Anche l'esercito cadde nello sconforto, le unità delle retrovie avevano contribuito al rovesciamento della monarchia, mentre le armate impiegate al fronte venivano condotte in patria e smobilitate[153]. Tra il 1º e il 4 dicembre le truppe britanniche, statunitensi e francesi varcarono la frontiera tedesca e oltrepassarono il Reno occupando rispettivamente Colonia, Coblenza e Magonza, città che mal si assoggettavano alla presenza degli occupanti, i quali secondo una convinzione sempre più diffusa, non avevano sconfitto la Germania sul campo, ma si erano assicurati l'armistizio per l'incapacità dei governanti tedeschi di scongiurare la rivoluzione e il repubblicanesimo[154]. Fin dai primi giorni di pace l'infamante marchio della sconfitta e la gravità della situazione economica costituirono uno stimolo per le forze della rivoluzione e del fanatismo in Germania, Austria e Ungheria.

Aerei tedeschi di preda bellica sfilano tra le strade di Londra, novembre 1918.

Intanto, mentre i prigionieri di entrambi gli schieramenti tornavano nei rispettivi Paesi e a Berlino Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg venivano uccisi da forze paramilitari di estrema destra, il 18 gennaio si aprì la conferenza di pace di Parigi, in una data che suonava offensiva ai tedeschi, poiché si trattava dello stesso giorno in cui era stato solennemente proclamato l'impero quarantanove anni prima.

« La Germania accetta la responsabilità propria e dei suoi alleati di aver provocato tutte le perdite e i danni che gli Alleati, i governi associati e le loro nazioni hanno dovuto subire a causa di una guerra che è stata loro imposta dall'aggressione della Germania e dei suoi alleati. »

Questa fu una delle clausole del trattato. Mai una frase avrebbe avuto ripercussioni così negative e violente. Proprio la clausola della "colpevolezza" per come fu percepita dalla Germania ed enfatizzata dai suoi politici, sarebbe divenuta il bersaglio dell'ex caporale Adolf Hitler. Nella popolazione nacque il mito secondo cui l'esercito non fosse stato sconfitto, ma abbandonato dal governo e tradito dai nemici interni, la Dolchstoßlegende; ciò in seguito sarebbe stato sfruttato dalla propaganda nazista per giustificare almeno in parte l'abbattimento della Repubblica di Weimar[155].

Truppe francesi in parata a Coblenza.

Al discorso di apertura della conferenza di Versailles, il capo della delegazione tedesca, conte Ulrich von Brockdorff-Rantzau si rifiutò di firmare la clausola dell'ammissione di colpevolezza, puntando il dito sul blocco navale ancora in vigore che stava mietendo migliaia di vittime nella popolazione. Gli Alleati risposero che il blocco sarebbe continuato fino a che non fosse stato ratificato il trattato. La bozza finale fu ricevuta dalla delegazione tedesca il 7 maggio 1919, il 29 la stessa delegazione presentò un memorandum di protesta contro le proposte avanzate dagli Alleati, in cui accettarono di disarmare in anticipo ma a patto che la riduzione degli armamenti fosse di dimensioni analoghe a quella degli Alleati; accettarono di rinunciare alla sovranità in Alsazia e Lorena, ma proponevano si tenesse un plebiscito; accettarono entro certi limiti di pagare i danni di guerra ma rifiutarono di assumersene la colpa. La risposta degli Alleati fu perentoria, la guerra era un ricordo ancora troppo vivo: «non possono ora sfuggire alle conseguenze delle loro azioni» fu la risposta di Lloyd George. Il 22 giugno a Versailles i delegati acconsentirono alla firma del trattato, tranne che per la clausola della dichiarazione di "colpevolezza", e mentre i rappresentanti alleati si stavano preparando a discutere questo nuovo gesto di sfida, arrivò la notizia dell'autoaffondamento della flotta tedesca a Scapa Flow[N 11]. Fu immediatamente deciso non solo di rifiutare qualsiasi modifica al trattato, ma di concedere ai tedeschi solo ventiquattr'ore di tempo per sottoscriverlo[157].

Freikorps della Marienbrigade Erhardt durante il putsch di Kapp.

Per non diventare oggetto di riprovazione generale il governo tedesco si dimise, ma Friedrich Ebert rifiutò le dimissioni e chiese a Hindenburg se la Germania avrebbe potuto difendersi nel caso di una recrudescenza delle ostilità; per tutta risposta Hindenburg uscì dalla stanza, e solo quattro ore prima della scadenza il governo autorizzò la firma del trattato. Il 28 giugno il trattato fu siglato: i termini della pace dettati dalle potenze vincitrici erano umilianti e avrebbero cancellato la Germania come potenza militare ed economica. Il trattato di Versailles riportò alla Francia la provincia di confine dell'Alsazia-Lorena, importante per i giacimenti di carbone nella Ruhr, limitò severamente il numero di effettivi dell'esercito a 100.000 unità e vietò la ricostituzione di una forza aerea e di una marina militare. La riva occidentale del Reno sarebbe stata demilitarizzata, e il canale di Kiel aperto al traffico internazionale.

Quattro imperi erano caduti nel 1918, e con essi, i loro sovrani. Il Kaiser andò in esilio nei Paesi Bassi, ma in Germania la violenza non diminuì. La nazione sconfitta divenne vittima di coloro che cercavano una soluzione militarista ai suoi problemi; la Repubblica di Weimar sopravvisse per un certo periodo ai diversi attentati alla sua esistenza: Kapp a Berlino nel marzo 1920, Hitler a Monaco nel 1923. Nelle file degli anonimi sostenitori di Hitler, nel giorno del tentato putsch, fu notata l'imbarazzante presenza di un famoso eroe di guerra, il generale Ludendorff. La Repubblica riaffermò la propria autorità, come peraltro riuscì a fare in tutto il decennio successivo, il governo di Weimar riuscì a trattare una riduzione delle riparazioni di guerra, e nel 1925 a Locarno la Germania fu ammessa a far parte del sistema di sicurezza europeo. Ma nel 1933 l'ascesa di Hitler spazzò via per molto tempo quella stabilità che poteva segnare il definitivo ritorno della Germania nel consesso delle nazioni europee[158].

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Svariate opere letterarie sono state dedicate agli avvenimenti del fronte occidentale della Grande Guerra; tra le principali, si possono citare:

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Sugli avvenimenti che caratterizzarono il fronte occidentale è stata prodotta una corposa filmografia. In seguito sono elencati in ordine cronologico alcuni film significativi:

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Note esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il ministero della marina tedesco era sicuro di riuscire ad impedire ai britannici di raggiungere i porti francesi e belgi, ma quando gli ammiragli comunicarono al capo di stato maggiore von Moltke che avrebbero potuto fermare le truppe britanniche durante la traversata, questi si oppose osservando: «Non è necessario, anzi sarà tanto di guadagnato per noi se le armate occidentali riusciranno a sistemare in un sol colpo anche gli inglesi insieme ai francesi e ai belgi»[34].
  2. ^ Alcune pattuglie di cavalleggeri tedeschi si spinsero addirittura fino a Ecouen, a soli 13 chilometri dalla capitale[42].
  3. ^ Alle 23:00 del 1º settembre l'alto comando francese ricevette dallo spionaggio un'informazione preziosa. Un ufficiale tedesco della 1ª Armata, dopo aver sbagliato strada, si imbatté in una pattuglia francese che lo uccise; questi in tasca aveva una mappa con l'esatta posizione delle truppe di von Kluck e soprattutto le direttrici di avanzata[45].
  4. ^ I tedeschi nel constatare gli effetti devastanti delle loro mitragliatrici contro le ondate di fanti britannici, soprannominarono il luogo della battaglia Das Leichenfeld von Loos ("Il campo dei morti di Loos")[76].
  5. ^ Secondo quanto riporta Martin Gilbert: dal 1º luglio al 1º novembre i morti britannici sulla Somme erano 95.675, quelli francesi 50.729 per un totale di 146.404 uomini. Le vittime tedesche erano invece 164.055. I prigionieri in entrambi gli schieramenti furono circa 70.000[91].
  6. ^ Vera Brittain ricordò che l'esplosione si senti in tutta l'Inghilterra meridionale che ricordò come «una strana scossa, simile ad un terremoto»[112].
  7. ^ Così era descritta da un ufficiale diciannovenne la situazione al fronte: «[...] la terra ulcerata, cosparsa di cadaveri gonfi e anneriti di centinaia di giovani [...] il fetore nauseabondo della carne imputridita [...] melma densa come porridge, trincee come crepe superficiali e traballanti in un porridge, un fetido porridge sotto il sole. Sciami di mosche e mosconi che si posano a grappoli sulle buche rigurgitanti escrementi. Feriti abbandonati nei crateri fra i cadaveri putrescenti: inermi sotto il sole cocente e le notti pungenti, sotto l'incessante pioggia di granate. Uomini sventrati, senza polmoni, con la faccia accecata, spappolata, le membra saltate in aria. Uomini che gridano e farfugliano. Uomini feriti che agonizzano sui reticolati, finché un getto pietoso di fuoco liquido non li accartoccia come mosche su una candela»[114].
  8. ^ Queste ammontarono a 244.897 di cui 66.000 morti circa, mentre sulla Somme le perdite furono 419.654[118].
  9. ^ Sette furono bloccati da un unico artigliere, il sottufficiale Kruger, che azionò il suo cannone da solo finché non venne ucciso; fu l'unico soldato semplice tedesco della Grande Guerra ad essere menzionato nei bollettini militari inglesi[123].
  10. ^ Entrando a Mons il tenente J.W. Muirhead vide tre cadaveri di soldati inglesi: «Ciascuno portava il nastrino di chi aveva combattuto a Mons nel 1914, erano stati uccisi quella mattina da una mitragliatrice»[148].
  11. ^ La Hochseeflotte, che dai giorni dell'armistizio era internata nella base britannica di Scapa Flow, si autoaffondò per non cadere nelle mani degli Alleati[156].

Note bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In italiano:

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In inglese:

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