Stregoneria

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Musa della notte, quadro precedente al 1896 di Luis Ricardo Falero che rappresenta la figura della strega

La stregoneria è generalmente considerata un insieme di pratiche magiche e rituali, spesso a carattere simbolico, tese a influire negativamente sulle persone o sulle cose loro appartenenti, alle quali si ricorre con l'aiuto di un essere soprannaturale e malefico. In questa accezione il termine è diffuso in tutte le culture (siano esse primitive o evolute) ed è presente nella storia umana fin dall'antichità[1]. Alle diverse valenze negative assunte dalla definizione di stregoneria se ne sono aggiunte altre di carattere positivo, specialmente a partire dagli anni cinquanta del Novecento con lo sviluppo del neopaganesimo della Wicca[2].

Origine e significati del termine[modifica | modifica wikitesto]

Nella lingua italiana il termine stregoneria deriva dalla parola “strega”, che a sua volta proviene dalla parola latina strix, con la quale si indicava un rapace notturno (lo strige o barbagianni) dal verso acuto (da cui il nome), che le leggende popolari accusavano (erroneamente) di succhiare il sangue delle capre. La letteratura latina fornisce vari esempi di questa credenza. Le striges di Ovidio erano mostri per metà uccelli e per metà donne, mentre quelle descritte da Orazio erano donne a tutti gli effetti; Apuleio parlò invece sia di mostri rapaci sia di donne che potevano trasmutarsi in animali per mezzo di un unguento magico[3]. Da distinzioni come questa derivò la figura della malefica, ovvero la strega come la si intende largamente ancora oggi, una donna che prevedeva il futuro e praticava la magia e che più tardi fu accusata da vari autori cristiani di avere commercio con il Diavolo. La malefica venne perciò considerata apostata e le sue pratiche furono definite come stregoneria.

Nelle altre lingue europee le parole che vengono tradotte in italiano con “strega” – e, per conseguenza, anche quelle che si traducono con “stregoneria” – presentano etimi differenti, cosicché il termine acquisisce una maggior varietà di significati. Il francese sorcière proviene dal latino sortilega, che originariamente indicava chi faceva opera di divinazione (cioè traeva le “sorti”). L'inglese witch (dal sassone wicce) e il tedesco hexe (dall'alto-tedesco hagazussa), invece, venivano inizialmente usati per indicare chi era sapiente[4].

Nella lingua inglese è tuttora in uso, soprattutto in ambito antropologico, la distinzione fra i termini witchcraft e sorcery, vale a dire fra stregoneria e magia nera. Il primo termine indica una predisposizione innata e solitamente ereditaria a compiere il male con la sola forza psichica; il secondo si riferisce alla pratica di gettare sortilegi e incantesimi mediante rituali o con pozioni magiche ottenute tramite la manipolazione di erbe o di sostanze organiche[5].

Nella lingua italiana invece il termine "stregoneria" è frequentemente impiegato come sinonimo di magia nera. Un'ulteriore definizione, direttamente riconducibile alle ricerche storiche sull'Inquisizione e sulla Caccia alle streghe, è quella di "stregoneria diabolica", utilizzabile nell'ambito di una catalogazione complessiva dei processi inquisitori che comprende anche i procedimenti contro l'eresia, la magia cerimoniale, la magia amorosa, l'astrologia, i malefìci, la negromanzia[6].

È opportuno menzionare anche la distinzione tra stregoneria rurale, caratterizzata dal complesso di credenze pagane e precristiane, e stregoneria cittadina, rappresentata dai fenomeni di possessione diabolica[7].

Nel linguaggio comune il termine viene spesso usato in senso figurato (soprattutto nei modi di dire) per indicare un'azione o realizzazione che appare prodigiosa, ma di cui si è portati a diffidare, ad esempio "le stregonerie della chimica".

The Magic Circle (1886) di John William Waterhouse

Aspetti storici[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il profilo storico la stregoneria europea è abitualmente associata alle grandi persecuzioni avvenute nel Cinquecento e nel Seicento. In questi secoli la stregoneria aveva già una sua storia, che vari studiosi hanno fatto risalire fino al culto precristiano della dea Diana. Alcuni storici hanno preferito approfondire l'evoluzione delle divinità demoniache che ha portato all'immagine del Diavolo cristiano, mentre altri si sono orientati con le proprie ricerche verso i movimenti sociali del Medioevo, a conferma del fatto che la stregoneria è un argomento talmente complesso e multiforme nelle sue manifestazioni da non poter essere ricondotto a un'unica origine[8].

La stregoneria dall'Antichità al XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo classico greco-latino si ricorreva con molta frequenza alle pratiche magiche, sia con scopi benefici (guarire le malattie, procurare la pioggia) sia con scopi malvagi (far cadere ammalati i propri nemici, distruggere i raccolti). I primi erano considerati leciti e talvolta venivano pure tutelati; i secondi erano ostacolati con un grado crescente di severità a seconda della loro gravità e di chi li perseguiva (medico e mago esperto o neofita e profano della materia)[9].

Con l'avvento del Cristianesimo le divinità pagane furono via via trasformate in creature infernali e pertanto nessuna pratica magica messa in opera col loro aiuto poté più ritenersi ortodossa[10]. L'atteggiamento iniziale della Chiesa, improntato a un cauto scetticismo, fu tuttavia largamente tollerante: mentre l'Europa veniva progressivamente cristianizzata dai missionari predicatori, i casi di conversioni forzate con la violenza furono relativamente scarsi e talora certi rituali magici del Paganesimo, opportunamente riadattati, entrarono nell'ambito della religione cristiana[11]. Il clero romano condannava comunque la credenza in fenomeni preternaturali come il volo notturno al seguito di Diana, considerato frutto di illusione demoniaca, nonostante si fosse certi che il culto alla dea, sotto forme più o meno evidenti, continuasse ad essere tributato nelle campagne. In questo la Chiesa si uniformava al testo del Canon episcopi, uno scritto in uso tra i vescovi e contenuto nel De synodalibus causis et disciplinis ecclesiasticis dell'abate Reginone di Prüm (secolo X), ripreso e commentato poi da Burcardo di Worms all'interno del suo Decretorum Libri XX nell'undicesimo secolo e infine confluito nel Decretale del giurista Graziano (secolo XII)[12].

A partire dal XIV secolo la Chiesa Cattolica cominciò a esprimere sempre maggiore preoccupazione verso quegli individui ritenuti adoratori del Demonio e capaci di operare il male per mezzo di sortilegi[13], preoccupazione che con l'andare del tempo si tradusse in una paura dilagante anche tra le autorità civili e che si affiancò, talora sovrapponendosi, a quella con cui s'era guardato ai movimenti ereticali fin dal secolo XII. Il crescendo di questo timore portò alla credenza, ampiamente diffusa in Europa tra il Cinquecento e il Seicento, che tutto l'occidente cristiano fosse minacciato da una setta malvagia e apostata che aveva stretto un patto col Demonio, i cui adepti erano le streghe e gli stregoni[14].

Nel 1398 produsse un parere sulla questione l'Università di Parigi: distinguendo, secondo tradizione, tra magia naturale e magia diabolica, si affermò che i poteri magici erano reali e non puramente illusori. Il parere dell'ateneo parigino, pur non essendo teologicamente vincolante e venendo formulato in un periodo di scisma religioso, assestò tuttavia un grave colpo alle tesi tradizionali, basate sul Decretum di Graziano, il quale sosteneva l'illusorietà di fenomeni come il volo notturno e disconosceva il potere dei vari maleficia di causare qualche effetto concreto[15].

Sebbene i primi processi per stregoneria risalgano alla prima metà del Trecento[16], l'intensificazione delle persecuzioni ebbe inizio dopo la promulgazione della bolla papale Summis desiderantes affectibus di Innocenzo VIII nel 1484 e la pubblicazione, nel 1486 o 1487, del trattato Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe) scritto dall'inquisitore Heinrich Institor Kramer[17]. Nei decenni successivi alla diffusione di questi due documenti l'esistenza delle streghe e degli stregoni, dei loro voli notturni per recarsi al sabba e del loro potere di nuocere gravemente alle persone e alle cose con l'aiuto del demonio divenne una convinzione radicata in molti uomini e donne di tutti gli strati sociali europei, anche se con differenziazioni più o meno marcate secondo le aree geografiche e il periodo storico di riferimento. Dall'Italia, ad esempio, si sparse la fama di una località situata nei pressi della città di Benevento, una radura con al centro un albero di noce dove si diceva avvenissero i raduni delle streghe col Demonio[18]. La credenza nel sabba era però maggiormente diffusa nelle aree alpine come la Val Camonica, la Valtellina e il Tirolo, mentre nelle regioni centro-meridionali prevaleva il timore dei malefìci e delle persone in grado di gettarli sugli altri[19]. In Friuli si credeva nell'esistenza degli stregoni malvagi e degli stregoni buoni – i benandanti – che sapevano contrastarli[20]; Il Sud d'Italia presentava analogie con l'Inghilterra, dove il sabba apparve raramente nei racconti e nelle confessioni degli inquisiti[21]; la situazione della Francia, della Germania e della Svizzera era invece molto simile a quella delle valli alpine italiane. Diversamente dal resto d'Italia, la Sicilia era legata a una cultura nordica e in questo contesto le donas de fuera erano creature leggendarie dalle sembianze di fate[22]. La presenza di elfi, unica in Italia e in Europa meridionale, accomuna la Sicilia al folclore e in particolare alla mitologia delle isole britanniche.

Dal 1650 nell'Europa occidentale le persecuzioni contro le streghe avevano già iniziato la loro parabola discendente, mentre nella parte orientale del continente – e soprattutto nel regno di Polonia – si avviavano a divenire più frequenti proseguendo fino alla metà del secolo successivo[23]. Sul finire del Seicento le colonie inglesi d'oltreoceano videro a Salem la loro più violenta manifestazione di intolleranza contro la stregoneria[24] e pochi anni prima, a Parigi, si assistette con l'”Affare dei veleni” ad un serie di atti criminosi che mescolavano riti blasfemi e magia tradizionale[25].

Durante il Settecento le cacce alle streghe divennero sempre più rare fino a scomparire quasi del tutto, almeno nell'Europa occidentale. Lo spirito di tolleranza, i progressi della scienza e le nuove idee filosofiche, le riforme giuridiche e politiche prevalsero sulla paura irrazionale delle streghe come serve di Satana e come persone dotate del potere di nuocere ai propri simili. Tuttavia l'Illuminismo, la filosofia di David Hume e di Immanuel Kant, le riforme di Giuseppe II e la Rivoluzione Francese non cancellarono del tutto né la superstizione, né le pratiche magiche e divinatorie, né quanto restava degli antichi miti pagani[26].

La stregoneria dal XIX secolo ai nostri giorni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1862 la pubblicazione del libro La strega da parte dello storico francese Jules Michelet non solo riportò grande attenzione sul tema della stregoneria ma segnò anche l'inizio di un nuovo modo d'interpretare questo fenomeno[27]. La tesi di Michelet spiegava che la stregoneria era realmente esistita come adorazione della natura e al contempo come rivolta notturna e segreta delle classi inferiori contro i poteri civili e religiosi istituiti. Dall'opera di Michelet, passando per le ricerche compiute in Italia nel 1886 dallo studioso del folklore Charles Godfrey Leland e, sebbene per certi versi in maniera indiretta, attraverso il monumentale lavoro dell'antropologo James Frazer intitolato Il ramo d'oro (1890 e 1915) si giunse nel 1921 alle teorie dell'egittologa britannica Margaret Murray contenute nel libro Le streghe nell'Europa occidentale, teorie che riscossero inizialmente notevole credito tra vari studiosi[28]. La Murray sostenne che l'antica religione dell'Europa occidentale era stata un culto della fertilità tributato a una divinità cornuta e tramandato da una popolazione autoctona formata da individui di piccola statura, la cui esistenza era rivelata dalle leggende e dai racconti di fate e di gnomi. I sabba non sarebbero stati altro che le riunioni delle congreghe di adepti tenute in precisi giorni dell'anno; oltre che in questi sabba, i componenti delle singole congreghe si radunavano negli “Esbat” settimanali[29]. Secondo la Murray, le conseguenze dell'incontro fra l'antica religione e il Cristianesimo portarono a ciò che noi oggi intendiamo correntemente per mezzo del significato principale di “stregoneria”, e che ci rappresentiamo quasi esclusivamente attraverso le cacce alle streghe cinque-seicentesche. In altre parole, la religione cristiana, cattolica e riformata, avrebbe tentato di distruggere l'antico culto muovendo innanzitutto da un processo di demonizzazione dell'avversario. Benché interessanti, e nonostante Margaret Murray portasse a loro sostegno i testi di vari documenti dell'epoca, queste teorie, ad un esame più attento delle fonti, si dimostrarono del tutto prive di fondamento[30]. La studiosa, in effetti, riprodusse nel suo libro soltanto quei brani dei resoconti di processi per stregoneria da lei esaminati che non citavano particolari fantastici, come ad esempio la trasformazione di uomini in animali, il Diavolo in forma di bestia, le cavalcature delle streghe “fabbricate” con la paglia o con gli steli di fagiolo. Tolti questi passaggi risultava facile, almeno in apparenza, ricostruire quelle che sembravano attività ben organizzate di una religione pagana e precristiana sopravvissuta fino al XVII secolo. In realtà, di questa religione, così come di una setta di adoratori del Demonio diffusa in tutta Europa, non esiste alcuna prova documentaria[31].

Le streghe nell'Europa occidentale e il secondo libro della Murray dedicato al tema della stregoneria (Il dio delle streghe) ebbero non poca fortuna all'inizio degli anni Cinquanta tra i nuovi seguaci del culto descritto nelle pagine di quelle due opere. Oggi la stregoneria legata ai moderni culti neopagani viene interpretata come celebrazione della natura attraverso una nuova esaltazione del culto della Dea Madre (Terra e/o Luna e le varie personificazioni del divino femminile) e del Dio Padre e Figlio (il dio Sole e/o le varie personificazioni del divino maschile), soprattutto attraverso alcuni rituali che implicano l'utilizzo della propria magia per scopi personali, altruistici o quotidiani. In senso stretto essi sono soprattutto una riscoperta e reinterpretazione di antichi culti della fertilità e di tipo sciamanico, accompagnati da pratiche magiche o teurgiche derivanti spesso dall'esoterismo e dall'occultismo ottocenteschi. In questo caso i praticanti seguono la Stregoneria Tradizionale (un termine vago per indicare una varia serie di molte pratiche) o la Wicca (detta in certi casi anche Stregoneria Moderna o Neostregoneria)[32].

Le pratiche di magia e di stregoneria[modifica | modifica wikitesto]

In sede storiografica, nel trattare dell’argomento, è opportuno tener presente fin dal principio il “concetto cumulativo” di stregoneria definito dallo studioso Brian P. Levack[33]. Tale concetto, posto dallo storico statunitense come punto di partenza della sua interpretazione delle cacce alle streghe europee, consente di individuare, più che i numerosi tipi di operazioni magiche (peraltro variamente elencate nei trattati di demonologia e nei verbali dei processi), il diverso modo di concepirle da parte dei soggetti coinvolti in base al livello sociale di appartenenza. Sostanzialmente, il concetto cumulativo di stregoneria fornisce una spiegazione delle grandi persecuzioni del XVI e XVII secolo per mezzo di un’avvenuta commistione di credenze tipiche delle classi acculturate dominanti (il patto col Demonio e la sua adorazione, l'apostasia dalla fede cristiana) e credenze specifiche degli strati popolari e soprattutto rurali (le metamorfosi in animali, il potere delle streghe di nuocere alle persone, gli oggetti dotati di potere magico)[34]. Le streghe, pertanto, non solo avrebbero compiuto quei malefìci di cui molto s’era già scritto nell’Antichità, ma erano anche colpevoli, agli occhi dei demonologi e degli inquisitori vissuti tra il Quattrocento e il Seicento, di attuarli per tener fede al patto concluso col Diavolo.

I verbali dei processi per stregoneria dell’Età moderna contengono numerose descrizioni di pratiche magiche. Nel 1539, durante gli interrogatori di Orsolina “la Rossa” da parte degli inquisitori di Modena[35], furono verbalizzate diverse forme di sortilegio; tra queste l’unzione del corpo con una pomata fatta di sugna e grasso d’anatra, il versetto da recitare prima della partenza per il sabba (Sopra foie et soto vento dellà dal mare al parlamento et là volgio andar) e il modo di preparare impasti fatti col sangue succhiato ai bambini e utilizzati in seguito, a discrezione della strega, per risanare quegli stessi bambini. Nel manoscritto si accennava inoltre alla profanazione delle ostie consacrate durante il sabba. Nel 1582 l’Inquisizione di Pisa interrogò Lucrezia Peloso riguardo al sortilegio dell’anguistara, che era una caraffa piena d’acqua con la quale si credeva di poter vedere il futuro e ritrovare le cose perdute[36]. La donna ne descrisse l’elaborata preparazione, consistente nel versare dell’acqua attinta da una vergine nella notte di San Giovanni da tre pozzi diversi dentro al recipiente magico, nel quale un’altra donna vergine o gravida, dopo aver recitato alcune preghiere davanti a una candela accesa, avrebbe veduto ciò che interessava. Nelle deposizioni dei testimoni a carico non mancavano riferimenti al presunto potere delle streghe di inviare malefìci con lo sguardo, col contatto fisico e anche tramite semplici parole pronunciate con acredine, come accadde nel 1614 in territorio senese, dove una donna chiamata Piera di Pasquino avrebbe procurato il decesso di un infante dopo aver minacciato di “mala sorte” la madre[37].

La letteratura demonologica è altrettanto ricca di esempi di sortilegio, quantunque molti di questi si ripetano pressoché identici da un trattato all’altro. Nel Malleus Maleficarum Heinrich Institor Kramer scrisse di una strega che aveva sepolto in una stalla una pentola contenente un rospo vivo e un’ostia consacrata; il tutto “doveva servirle per causare a suo piacimento danni agli uomini e alle altre creature”[38]. L'inquisitore sosteneva poi che le uova sotterrate dalle streghe accanto a un cadavere e quindi dissepolte e date da mangiare a qualcuno procuravano l’epilessia[39]. Jean Bodin, nella Demonomania degli stregoni (1580), scrisse dei cosiddetti “sortilegi della cera”, cioè di immagini fabbricate dalle streghe che rappresentavano i loro nemici e che venivano trafitte per farli morire (simili alle tabellae defixionum di età greco-romana); in alternativa i simulacri di cera potevano essere messi sul fuoco e cosparsi con del liquore[40]. Per la riuscita di questi malefìci mortali Bodin stimava necessario il patto diabolico; ma anche certe innocue usanze contadine come quella di pronunciare una formula magica per impedire la coagulazione del burro gli apparivano ugualmente ispirate dal Demonio[41]. Nelle Disquisizioni magiche di Martin Antoine Del Rio (1599) si legge che le streghe sapevano far cadere la pioggia rimestando la propria urina dentro a una buca; per lo stesso scopo potevano utilizzare dei minerali contenenti alluminio, che una volta mescolati con dei nitrati per dar loro fuoco producevano le nuvole della pioggia[42]. Tra i malefìci più diffusi nella sua epoca Del Rio segnalava il ligamento, che rendeva incapace il maschio durante il coito. Erano quasi cinquanta i generi di ligamento da lui conosciuti e il più semplice consisteva nell’annodare una cinghia sopra la quale veniva pronunciata una formula magica[43]. Pierre de Lancre, demonologo e giudice inquisitore, fornì nel suo Tableau de l'inconstance des mauvais anges et démons (1612) una delle più dettagliate descrizioni del sabba[44], dove le streghe avrebbero arrostito dei rospi per poi sminuzzarli in una povere sottile che spargevano sui campi e sui vigneti per distruggerne i frutti[45].

Aspetti antropologici[modifica | modifica wikitesto]

La stregoneria può essere considerata una particolare branca della magia. Essa però assume forme e significati diversi a seconda del contesto (storie, miti, favole o leggende) in cui essa è presente.

In senso stretto e soprattutto un tempo, si confondeva la stregoneria con la magia nera, ma il termine viene ormai largamente usato per indicare tutti quegli interventi nella vita di un gruppo umano tendenti a dare il benessere (oppure il male) e a rendere propizie (oppure ostili) le forze naturali, sia per un singolo sia per tutto il gruppo umano.

Anche alcuni aspetti della medicina primitiva, che agiscono a livello psicologico, riguardano la stregoneria nel senso più ampio del termine, per cui si differenziano dalle pratiche empiriche (cioè dai semplici gesti) seguite dalle genti allo stato di natura: esistono specifici individui (sciamani o medici-stregoni) che si occupano di questi particolari aspetti adottando un rituale tipico della stregoneria. Data la loro funzione di dominare le forze occulte, gli officianti devono essere persone adatte e specificatamente preparate allo scopo, spesso con un tirocinio lungo, duro e complicato; la loro funzione, quando è svolta nell'interesse della comunità, viene considerata come un sacerdozio e lo stregone viene punito se non svolge efficacemente i propri doveri; non di rado la professione viene conservata nell'ambito di un solo clan o trasmessa per via ereditaria. Poiché gli spiriti, secondo le credenze popolari, sono entità bizzarre e complesse, la stregoneria deve avvalersi di pratiche magiche e rituali, spesso incomprensibili agli occhi degli altri, che sono accuratamente determinate in funzione degli scopi e degli spiriti interlocutori: si hanno così rituali per ottenere l'aiuto nelle varie attività umane, rituali per tutte le manifestazioni sociali, rituali per le pratiche richieste dai singoli (malattie gravi come il malocchio, viaggi, nascite).

Al contrario della precedente, la stregoneria intesa come magia nera viene praticata al di fuori del gruppo umano e i suoi officianti non hanno funzioni sacerdotali: questi uomini (stregoni, fattucchieri, ...) sono odiati e temuti e non di rado, se oltrepassano certi limiti, vengono messi a morte. Le loro pratiche, spesso dai profani confuse con quelle descritte in precedenza, si avvalgono esclusivamente della magia e del terrore, indotto con mezzi sia psicologici sia materiali (atti di violenza, veleni, ecc.).

A volte i capi di un gruppo umano ricorrono alla stregoneria per motivi esclusivamente politici e in tal caso lo stregone assume le funzioni sia di sacerdote che di consigliere; questo aspetto è frequente in quei gruppi etnici retti da re divini oppure organizzati in chefferies (ovvero insieme di famiglie che dipendono da un medesimo capo tribale).

Pratica e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Streghe nell'Aria (1797 - 1798) di Francisco de Goya

L'origine della stregoneria nella sua accezione antropologica, è molto antico, risalirebbe alla Preistoria, quando veniva utilizzata dai primi "stregoni/sciamani" per far prosperare la comunità, per donare fertilità alle coltivazioni, per avere una cacciagione ricca e altri scopi sociali.

La stregoneria, intesa come pratica magica, è praticata in tutto il mondo; nel significato etnologico è forma diffusa soprattutto in Africa, sebbene non sia rara in America, in Oceania e in casi circoscritti in Asia. La stregoneria aveva una parte importante nella storia sociale e culturale nell'ultimo periodo coloniale del Messico. Ora, come scrive l'antropologa Ruth Behar, la stregoneria era, non solo in Messico ma in tutta l'America Latina, un «…coacervo di sessualità, stregoneria e religione, nel quale convergevano le culture spagnola, indigena ed africana»[46]

Nel mondo occidentale, dal 1951 si possono identificare elementi di stregoneria, intesa come culto, nella Wicca ed altri culti neopagani, molto diffusi nei paesi europei ed anglosassoni e più recentemente anche in Italia. Va sottolineato che nessuno dei due gruppi è in relazione con il satanismo, con le messe nere o con i sacrifici cruenti.

Pratiche di tipo mistico affini alla stregoneria sono tipiche nelle cerimonie religiose del vudù o voodoo - religione afroamericana dai caratteri sincretici e fortemente esoterici - entrate in uso presso gli schiavi neri americani e tuttora praticate nei Caraibi e presso africani immigrati in varie parti del mondo, Europa compresa, oltreché in varie zone dell'Africa centro-occidentale.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Sul finire del Medioevo il mondo dell'arte cominciò ad interessarsi alla stregoneria in modo crescente, probabilmente in concomitanza con la diffusione di fobie antistregoniche generate dalla battaglia contro le eresie condotta dall'Inquisizione. Stando agli studi approfonditi di Giordano Berti si possono individuare varie correnti iconografiche, distinguibili secondo l'epoca e l'area geografica. Tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento si evidenzia una tipologia mediterranea, ispirata ad opere letterarie classiche, e una tipologia germanica derivante dalla commistione della tradizione biblica e di miti germanici. Tra gli autori di quel tempo spiccano i cicli stregoneschi incisi dai tedeschi Albrecht Durer e Hans Baldung Grien; per il Seicento vanno ricordati, per la consistente serie di opere sul tema, almeno l'italiano Salvator Rosa, i fiamminghi David Teniers il Giovane e Frans Francken II.

Un forte impulso alla definizione dell'immagine della strega venne dai manuali ad uso degli inquisitori, grazie ai quali si diffusero le più svariate fantasie sul volo magico, sul sabba e sui riti negromantici. A partire dal Settecento l'iconografia delle streghe diventò progressivamente meno cruenta, e quelle che prima erano dipinte come seguaci di Satana cominciarono ad essere dipinte come guaritrici di campagna, prosecutrici di antichi riti agresti, più tardi, anche come donne affette da problemi psichici. Un caso a sé stante è quello di Francisco Goya, che nelle sue numerose raffigurazioni stregonesche, sia incisioni sia dipinti, volle censurare allo stesso tempo l'ignoranza del popolo e l'ipocrisia dei potenti. Nel primo Novecento la stregoneria diventò allegoria delle forze oscure che si stavano addensando sull'Europa; si vedano ad esempio le opere di Paul Klee e Alfred Kubin. Poi, sul finire del secolo prese vigore un'immagine più positiva, legata alla Pop Art e al Neo-simbolismo, che vedeva la strega come rinnovatrice di antichi culti femminili.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enciclopedia della Storia universale “Compact”, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1993; Dizionario delle religioni, a cura di Giovanni Filoramo, Einaudi, Torino, 1993. In questo dizionario la voce stregoneria, curata dalla studiosa Marta Codignola, tratta principalmente del fenomeno così come è stato analizzato dagli antropologi nel continente africano. Tale voce comprende nella sua parte iniziale una definizione generale del concetto di stregoneria.
  2. ^ La Wicca, ovvero la stregoneria moderna o neostregoneria, non è l'unica forma nota di neopaganesimo, il quale conobbe, a partire dalla fine del XVIII secolo, diverse espressioni. Tra le principali si ricordano: il Neo-druidismo, nato in Francia dopo la Rivoluzione; l'Ariosofia, formatasi in Germania ai primi del Novecento; la Via Romana, movimento neopagano iniziato in Italia negli anni venti del XX secolo. Dizionario delle religioni, cit., alla voce neopaganesimo.
  3. ^ Marina Montesano, Le streghe. Le origini, il mito, la storia, collana Atlanti Universali Giunti, Gruppo Editoriale Giunti, Firenze, 1996.
  4. ^ Marina Montesano, Le streghe, cit. Per il significato di hexe: Arne Runeberg, Streghe, demoni e fertilità, in La stregoneria in Europa, a cura di Marina Romanello, Il Mulino, Bologna, 1975. A parere del Runeberg il termine hagazussa proveniva forse da hag, che in origine significava "bosco".
  5. ^ Dizionario delle religioni, cit.; Mary Douglas, Trent'anni dopo Witchcraft, Oracles and Magic, testo introduttivo a La stregoneria. Confessioni e accuse nell'analisi di storici e antropologi, Einaudi, Torino, 1980.
  6. ^ Andrea Del Col richiama l'attenzione sul fatto che nella ricerca storica certe classificazioni (ad esempio quella che include come sinonimi "stregoneria" e "magia nera") rimangono ancora problematiche. Andrea Del Col, L’Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondadori, Milano, 2006, parte I, cap. V.
  7. ^ Enciclopedia della Storia universale “Compact”, cit.
  8. ^ Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, Pratiche editrice, Parma, 1994, cap. II
  9. ^ Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, cit., cap. II.
  10. ^ Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, cit., cap. III
  11. ^ Norman Cohn, Il mito di Satana e degli uomini al suo servizio, in La stregoneria. Confessioni e accuse nell'analisi di storici e antropologi, cit.
  12. ^ La stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, a cura di Sergio Abbiati, Attilio Agnoletto, Maria Rosario Lazzati, Mondadori, Milano, 1991. Il Canon episcopi era un documento destinato ai vescovi per istruirli sul modo di regolarsi verso l'antica credenza nella “Società di Diana”. Durante il Medioevo si pensava che il Canon fosse stato formulato al tempo del Concilio di Ancira, nel 314, mentre si tratta probabilmente di un capitolare franco del IX secolo.
  13. ^ Nel 1326 papa Giovanni XXII, promulgando la bolla Super illius specula, ordinava l'applicazione delle leggi contro gli eretici anche alle pratiche magiche, senza però definirle dottrinalmente e dogmaticamente come eretiche. Joseph Hansen, Credenze magiche, eresia e Inquisizione, in La stregoneria in Europa, cit.
  14. ^ Per i nessi storici esistenti tra la persecuzione degli eretici e quella streghe, nonché per gli elementi comuni presenti nelle accuse rivolte a queste e a quelli, si veda in particolare: Norman Cohn, I demoni dentro. Le origini del sabba e la grande caccia alle streghe, Unicopli, Milano, 1994.
  15. ^ Marina Montesano, La cristianizzazione dell'Italia nel Medioevo, Roma-Bari, Laterza, 1997, p. 118.
  16. ^ Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, cit., cap. VI; Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe. La credenza nelle streghe dal secolo XIII al XIX con particolare riferimento all'Italia, Palumbo, Palermo, 1959, cap. VII. Dal 1300 al 1420 circa i processi per magia non furono molto numerosi ma le accuse di stregoneria diabolica aumentarono dopo il 1450. Andrea Del Col, L’Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, cit., parte I, cap. V. I processi avvenuti a Tolosa nel 1335 e nel 1350, i cui dettagli sul sabba parevano anticipare quelli contenuti nei verbali dei secoli successivi, sono in realtà dei falsi fabbricati nella prima metà dell'Ottocento. Norman Cohn, I demoni dentro, cit.
  17. ^ Il Malleus Maleficarum venne scritto dal solo Kramer e il suo riferimento a una collaborazione con lo Sprenger nell'introduzione al volume è oggi ritenuto indebito. Andrea Del Col, L’Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, cit., note alla parte I, cap. V. Stampato a Spira quasi certamente alla fine del 1486, il trattato conteneva l'approvazione della facoltà di Teologia dell'Università di Colonia, che era però datata al 1487.
  18. ^ Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe, cit., cap. XX.
  19. ^ Giovanni Romeo, Inquisitori, esorcisti e streghe nell'Italia della Controriforma, Sansoni, Firenze, 1990.
  20. ^ Carlo Ginzburg, I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino, 1966.
  21. ^ Oscar Di Simplicio, Autunno della stregoneria. Maleficio e magia nell'Italia moderna, Il Mulino, Bologna, 2005, cap. X.
  22. ^ Le donas de fuera (o donne di notte o padrone di casa) offrono un esempio di come le figure appartenenti agli antichi miti – in questo caso forse di matrice celtica – venissero identificate da alcuni autori del Cinquecento con gli esseri diabolici, se non addirittura con le streghe medesime. Le popolazioni siciliane ebbero però sempre ben chiara la distinzione tra queste donas de fuera e le magàre, donne realmente esistenti che si riteneva capaci di compiere sortilegi. In proposito si possono consultare: Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe, cit., cap. III; Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino, 1995, parte II, cap. II. Entrambi gli autori citano Giuseppe Pitrè e il suo Usi e costumi. Credenze e pregiudizi del popolo siciliano (Palermo, 1889).
  23. ^ William Monter, Riti, mitologia e magia in Europa all'inizio dell'età moderna, Il Mulino, Bologna, 1987, cap. VIII; Marina Montesano, Le streghe, cit.
  24. ^ Paul Boyer e Stephen Nissenbaum, La città indemoniata. Salem e le origini sociali di una caccia alle streghe, Einaudi, Torino, 1986.
  25. ^ Robert Mandrou, Magistrati e streghe nella Francia del Seicento. Un'analisi di psicologia storica, Laterza, Roma-Bari, 1971; Henry Taylor Fowkes Rhodes, La Messa Nera, Milano, Sugar, 1962.
  26. ^ Colette Arnould, La stregoneria. Storia di una follia profondamente umana, prefazione di Massimo Centini, Edizioni Dedalo, Bari, 2011.
  27. ^ Giordano Berti, Storia della Stregoneria. Origini, credenze, persecuzioni e rinascita nel mondo contemporaneo, Mondadori, Milano, 2010.
  28. ^ La prefazione di The Witch-Cult in Western Europe della Murray fu scritta dal medievista Steven Runciman. Il testo di questa prefazione si trova anche nella traduzione in italiano del libro (Margaret Murray, Le streghe nell'Europa occidentale, Garzanti, Milano, 1978).
  29. ^ Margaret Murray, Le streghe nell'Europa occidentale, Garzanti, Milano, 1978.
  30. ^ Norman Cohn, I demoni dentro, cit.
  31. ^ Norman Cohn, I demoni dentro, cit. Secondo alcuni studiosi le ipotesi di Margaret Murray hanno un precedente in quelle di Brasseur de Bourbourg, il quale indicò l'insieme delle credenze magiche degli indios centroamericani come una sopravvivenza dell'antica religione precolombiana. A questo riguardo si veda: Julian Pitt-Rivers, Il potere spirituale nell'America centrale: i nagual del Chiapas, in La stregoneria. Confessioni e accuse nell'analisi di storici e antropologi, cit.
  32. ^ Possono essere indicate almeno due date fondamentali per segnare l'inizio del neopaganesimo inteso come stregoneria moderna. La prima è quella del 1951, anno in cui il Parlamento inglese abolì una legge che dichiarava illegali le pratiche di stregoneria; la seconda data, il 1954, vide invece la pubblicazione del libro di Gerald Gardner Witchcraft Today (presso Rider, Londra). Si vedano in proposito: Serena Foglia, Streghe, Rizzoli, Milano, 1989; Giordano Berti, Storia della Stregoneria, cit.
  33. ^ Brian P. Levack, La caccia alle streghe in Europa agli inizi dell'età moderna, Laterza, Roma-Bari, 1988.
  34. ^ Brian P. Levack, La caccia alle streghe in Europa agli inizi dell'età moderna, cit., cap. II.
  35. ^ Un processo dell’Inquisizione a Modena, in La stregoneria in Europa, cit.
  36. ^ Giovanni Romeo, Inquisitori, esorcisti e streghe nell'Italia della Controriforma, cit., cap. VI.
  37. ^ Oscar Di Simplicio, Autunno della stregoneria, cit., cap. IV, par. III.
  38. ^ Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, Malleus Maleficarum, parte II, cap. V, in La stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, cit.
  39. ^ Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, Malleus Maleficarum, parte II, cap. IX, in La stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, cit.
  40. ^ Jean Bodin, La demonomania degli stregoni, libro II, cap. VIII, in Pinuccia Di Gesaro, Streghe. L’ossessione del diavolo, il repertorio dei malefizi, la repressione, Praxis 3, Bolzano, 1988.
  41. ^ Jean Bodin, La demonomania degli stregoni, libro II, cap. I, in Pinuccia Di Gesaro, Streghe, cit.
  42. ^ Martin Antoine Del Rio, Disquisizioni magiche, libro II, in Pinuccia Di Gesaro, Streghe, cit.
  43. ^ Martin Antoine Del Rio, Disquisizioni magiche, libro III, in Pinuccia Di Gesaro, Streghe, cit.
  44. ^ Pinuccia Di Gesaro, Streghe, cit.
  45. ^ Serena Foglia, Streghe, cit.
  46. ^ (EN) Ruth Behar, Sex and Sin, Witchcraft and the Devil in Late-Colonial Mexico. American Ethnologist, 14:1 (February 1987), p. 34.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti
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  • AA. VV., La stregoneria. Confessioni e accuse nell'analisi di storici e antropologi a cura di Mary Douglas, Einaudi, Torino, 1980.
  • AA. VV., La stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, a cura di Sergio Abbiati, Attilio Agnoletto, Maria R. Lazzati, Mondadori, Milano, 1984.
  • AA. VV., Dizionario delle religioni, a cura di Giovanni Filoramo, Einaudi, Torino, 1993.
  • AA. VV., Enciclopedia della Storia universale “Compact”, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1993.
  • Colette Arnould, La stregoneria. Storia di una follia profondamente umana, Edizioni Dedalo, Bari, 2011.
  • Giordano Berti, Storia della Stregoneria. Origini, credenze, persecuzioni e rinascita nel mondo contemporaneo, Mondadori, Milano, 2010.
  • Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe. La credenza nelle streghe dal secolo XIII al XIX, con particolare riferimento all'Italia, Palumbo, Palermo, 1959.
  • Paul Boyer, Stephen Nissenbaum, La città indemoniata. Salem e le origini sociali di una caccia alle streghe, Einaudi, Torino, 1986.
  • Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, Pratiche editrice, Parma, 1994.
  • Norman Cohn, I demoni dentro: le origini del sabba e la grande caccia alle streghe, Unicopli, Milano, 1994; rist. 2003.
  • Andrea Del Col, L’Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondadori, Milano, 2006.
  • Pinuccia Di Gesaro, Streghe. L’ossessione del diavolo, il repertorio dei malefizi, la repressione, Praxis 3, Bolzano, 1988.
  • Oscar Di Simplicio, Autunno della stregoneria. Maleficio e magia nell'Italia moderna, Il Mulino, Bologna, 2005.
  • Serena Foglia, Streghe, Rizzoli, Milano, 1989.
  • Carlo Ginzburg, I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino, 1966.
  • Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino, 1995.
  • Brian P. Levack, La caccia alle streghe in Europa agli inizi dell'età moderna, Laterza, Roma-Bari, 1988, ristampa 2003.
  • Robert Mandrou, Magistrati e streghe nella Francia del Seicento. Un'analisi di psicologia storica, Laterza, Roma-Bari, 1971.
  • William Monter, Riti, mitologia e magia in Europa all'inizio dell'età moderna, Il Mulino, Bologna, 1987.
  • Marina Montesano, Le streghe. Le origini, il mito, la storia, collana Atlanti Universali Giunti, Gruppo Editoriale Giunti, Firenze, 1996.
  • Marina Montesano, La cristianizzazione dell'Italia nel Medioevo, Laterza, Roma-Bari, 1997.
  • Margaret Murray, Le streghe nell'Europa occidentale, Garzanti, Milano, 1978.
  • Henry Taylor Fowkes Rhodes, La Messa Nera, Sugar, Milano, 1962.
  • Giovanni Romeo, Inquisitori, esorcisti e streghe nell'Italia della Controriforma, Sansoni, Firenze, 1990.
Approfondimenti
  • Claudia Ansevini, Un processo per superstizione a Pesaro nel 1579, Edizioni elettroniche gratuite LibriSenzaCarta.it (2005)
  • Giordano Berti, "Magico & Stregonesco. Malefiche immagini", in CHARTA n°35 luglio-agosto 1998.
  • Giordano Berti,"Iconografia delle streghe dal Rinascimento alla Pop Art", in Streghe Diavoli e Sibille. Atti del convegno - Como, 18 e 19 giugno 2001, NodoLibri, Como, 2004.
  • Giordano Berti, "Le streghe di Goya", in CHARTA n°99, settembre-ottobre 2008.
  • Franco Cardini, La strega nel Medioevo, Firenze, Sea Dupliart, 1977.
  • Franco Cardini, Magia, stregoneria, superstizioni nell'Occidente medievale, La Nuova Italia, Firenze, 1979 e successive rist.
  • Franco Cardini, Demoni e meraviglie: magia e stregoneria nella società medievale, Ediz. Raffaello, Bitonto, 1995.
  • Franco Cardini, Radici della stregoneria: dalla protostoria alla cristianizzazione dell'Europa, Il cerchio, Rimini, 2000.
  • Patrizia Castelli, "Malefici da manuale", in Art & Dossier, n. 87, 1994.
  • Massimo Centini, La stregoneria, Xenia, Milano, 1995.
  • Jane P. Davidson, The Witch in northern european Art, 1470-1750, Luca Verlag, Lingen, 1987.
  • Edward E. Evans-Pritchard, Stregoneria, oracoli e magia tra gli Azande, Franco Angeli Editore, Milano, 1976.
  • Giuseppe Faggin, Le streghe, Longanesi, Milano, 1959.
  • Giorgio Galli, Occidente misterioso, Rizzoli, Milano, 1987; nuova ediz. modificata: Cromwell e Afrodite: democrazia e culture alternative, Kaos edizioni, Milano, 1995.
  • Giorgio Galli, La svastica e le streghe: intervista sul Terzo Reich, la magia e le culture rimosse dell'Occidente (a cura di Luigi Sanvito), Hobby & Work, 2009.
  • Gerald Gardner, The Gardnerian Book of Shadows, Forgotten Books, 2008.
  • Gerald Gardner, Witchcraft Today, Rider and Company, London, 1954.
  • Henry Charles Lea, Storia dell'inquisizione, rist. Bocca, Milano, 1974.
  • Charles G. Leland, Aradia - or the Gospel of the Witches (1899).
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  • Owen S. Rachleff, “The Witch in Art”, in The Occult in Art, Cromwell Editions, London, 1990.
  • Celia Rees, Il viaggio della strega bambina, Salani editore, Milano, 2000.
  • G.Tortelli, Inquisizione e stregoneria a Brescia e nelle valli. La difficile convivenza fra autorità laiche e religiose nei primi decenni del XVI secolo, in Scritti in onore di Gaetano Panazza, Brescia, 1994.
  • Fabio Troncarelli, Le streghe, Newton Compton, Roma, 1983.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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