Tim Burton

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« A Hollywood ci vado solo per lavorare, non vivo più a Los Angeles; la mondanità non mi piace, mi sento vicino ai miei personaggi, poco integrati e in conflitto con la società: anch'io tendo a interiorizzare tutto, sono chiuso, solitario e arrabbiato.[1] »
Tim Burton alla première francese di Frankenweenie.

Timothy William Burton, meglio noto come Tim Burton (Burbank, 25 agosto 1958), è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, animatore e disegnatore statunitense, noto per essere il regista di riferimento di un particolarissimo cinema dalle ambientazioni gotiche, fiabesche, poetiche e fortemente malinconiche, incentrato molto spesso su temi quali l'emarginazione e la solitudine e caratterizzato da una forte bizzarria creativa.

Tra le sue collaborazioni più ricorrenti si annoverano quella con il compositore Danny Elfman per ogni sua pellicola a partire da Pee-wee's Big Adventure, eccetto in Ed Wood e in Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street, quella con l'attore statunitense Johnny Depp e con l'attrice britannica Helena Bonham Carter, sua attuale compagna.

Nel 2007, alla Mostra del Cinema di Venezia, Tim Burton ha ricevuto un Leone d'Oro alla carriera, diventando il più giovane regista della storia ad aver conseguito tale riconoscimento. Inoltre, nel maggio 2010 siede a capo della giuria del Festival di Cannes, primo regista proveniente in parte dal mondo dell'animazione a ricoprire tale ruolo[2]. Il regista è stato inoltre candidato all'Oscar al miglior film d'animazione per La sposa cadavere del 2005 e per Frankenweenie del 2012. Ha vinto inoltre un Golden Globe nel 2008 per il miglior film commedia con Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street.

Firma di Tim Burton

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia e l'adolescenza[modifica | modifica sorgente]

« …Certo, non avevo molti amici; ma potevo farne a meno, perché in giro c'erano abbastanza film interessanti e ogni giorno era possibile vedere qualcosa di nuovo, qualcosa che in qualche modo mi parlava…[3] »
Burbank, la città natale di Burton

Timothy William Burton nasce nel 1958, come figlio maggiore di Jean e Bill Burton, a Burbank, in California, tranquilla e ordinata cittadina americana stile anni cinquanta, non troppo distante da Hollywood, dai depositi della Disney, della Columbia e della Warner. Al ragazzo, molto introverso, piace terrorizzare i figli dei suoi vicini di casa facendogli scherzosamente credere che gli alieni stiano preparando un piano per invadere il pianeta. All'età di dodici anni, per l'incompatibilità che sente verso i genitori, preferisce andare a vivere con la nonna; a sedici, ha già una casa tutta per sé. Il timido ed eccentrico Tim, dalla stravagante zazzera disordinata, non ha molti amici e, sebbene non nutra nessun tipo di particolare rancore verso Burbank (il cui luogo preferito è il cimitero, nel quale, da bambino, si reca spesso a giocare affascinato dalla sua atmosfera[4]), trova la piccola città americana troppo mediocre ed eccessivamente “normale” per i suoi gusti.

Il giovane Tim mostra una portentosa vena artistica nel campo del disegno; a quattordici anni, è autore del logo della nettezza urbana di Burbank. Il cinema è l'altra sua passione: tra le sue preferenze, i cosiddetti film di serie B, gli horror della Hammer Film Productions, la nota casa cinematografica inglese, creature mostruose come Godzilla o Frankenstein, l'animazione in stop motion di Ray Harryhausen (Gli argonauti 2, 1963), nonché le pellicole degli italiani Mario Bava e Federico Fellini e, principale tra i suoi idoli, l'attore statunitense Vincent Price, interprete di numerosi adattamenti cinematografici dei racconti di Edgar Allan Poe, nonché celebre voce nella traccia parlata di Thriller di Michael Jackson.

Gli inizi alla Disney[modifica | modifica sorgente]

Grazie al suo talento, a 18 anni vince una borsa di studio messa in palio dalla Disney che gli permette di continuare a coltivare la sua passione al California Institute of the Arts di Valencia, o CalArts[5]. Nel 1979 diventa ufficialmente uno degli animatori e prende parte alla realizzazione del lungometraggio Red e Toby - Nemiciamici (The Fox and the Hound) del 1981. Burton non è soddisfatto né contento del lavoro che svolge alla Disney; Red e Toby nemiciamici è ben lontano dalla sua idea creativa. "Era una tortura, dovevo disegnare tutte le scene con le graziose bestioline ammiccanti. Semplicemente non ci riuscivo"[6], questo è il suo ricordo.

I primi cortometraggi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1982 il ventiquattrenne Burton dà vita al suo primo cortometraggio in veste di regista: si tratta di Vincent, un lavoro di circa cinque minuti realizzato in bianco e nero con l'amata tecnica dello stop motion (fotografare un fotogramma per volta di piccolissimi movimenti compiuti da modellini in modo da dare l'illusione del movimento). Il corto, l'unica opera di Burton di cui egli abbia scritto interamente la sceneggiatura, narra la storia di un ragazzino che fantastica su avventure horror e sul suo mito, Vincent Price, che, inoltre, è colui che presta la voce narrante (e unica) al corto. La storia è marcatamente autobiografica: Vincent Malloy altri non è che Burton bambino con la sua passione per le storie horror, Edgar Allan Poe e, soprattutto, Price. Lo stile del cortometraggio si rifà evidentemente agli stilemi e alle distorsioni del cinema espressionista tedesco dei primi del Novecento, del quale se ne rinvengono tracce in tutta la cinematografia successiva di Burton. Con Vincent, Burton inizia a costruire la sua “famiglia lavorativa”: nella parte di animatore, infatti, ingaggia Rick Heinrichs, destinato a prendere parte a quasi la totalità delle pellicole di Burton. Sebbene la Disney non apprezzi particolarmente il lavoro, il corto viene invece gradito dalla critica, vincendo due premi al Chicago Film Festival e uno al Festival di Animazione di Annecy nel 1983.[7]

Lo stesso anno, Burton dirige il suo primo live-action per la televisione: si tratta della celebre fiaba dei fratelli Grimm Hänsel e Gretel, in una versione giapponese, con una lotta kung-fu ingaggiata dai fratellini contro la strega ma che, trasmessa durante la sera di Halloween, non riscuote molta visibilità, venendo tuttavia proiettato nel 2009 al Museum of Modern Art di New York.[8]

Due anni dopo Vincent, nel 1984, Burton riceve dalla Disney la possibilità di girare un nuovo corto, di cui idea il soggetto: si tratta di Frankenweenie (FrankenFrankenstein e weeniesfigato), nel quale il regista californiano riprende il mito dell'inventore Victor Frankenstein di Mary Shelley (precisamente nella versione del film La moglie di Frankenstein di James Whale) e lo trasforma in un bambino che ricostruisce il suo cagnolino Sparky, morto dopo un incidente, con cuciture e marchingegni elettronici. Il film, in bianco e nero, nonostante una nomination all'Oscar come Miglior Cortometraggio di Fiction, ottiene scarso successo, data la censura da parte della Disney per un pubblico inferiore all'età di quattordici anni[9], segnando la completa, seppur provvisoria, rottura del cineasta californiano con la casa Disney.

I primi due lungometraggi[modifica | modifica sorgente]

Beetlejuice, forse il primo personaggio gotico di Tim Burton.

Seppur non apprezzato largamente da pubblico e casa produttrice, Frankenweenie capita sotto gli occhi dell'attore Paul Reubens, interprete da tempo del popolare personaggio Pee-wee Herman di una fortunata serie televisiva per ragazzi, Pee Wee's Playhouse, che propone Burton alla Warner come regista per la versione cinematografica delle avventure dello strambo personaggio, Pee-wee's Big Adventure, realizzata nel 1985. Il film, una commedia scanzonata e divertente, nonostante l'esiguo budget e i rapidissimi tempi di produzione, ottiene un ottimo successo commerciale.[10]

I Culver Studios, dove venne girato Beetlejuice - Spiritello porcello.

Tim Burton era da tempo un fan degli Oingo Boingo, eccentrico gruppo jazz-rock-ska americano, del quale faceva parte il cantautore e compositore autodidatta Danny Elfman. È a lui che Burton affida la colonna sonora del suo primo lungometraggio. Quella con Elfman è la nascita di un fruttuoso e storico sodalizio, interrotto solo in Ed Wood e Sweeney Todd per divergenze tecniche.[11]

Dopo aver diretto un episodio delle serie TV Alfred Hitchcock presenta e uno di Nel regno delle fiabe, Burton, a tre anni dal suo primo fortunato lungometraggio, accetta di dirigere un nuovo importante progetto della Warner con la sceneggiatura di Michael McDownell, esperto dell'horror: Beetlejuice - Spiritello porcello (Beetlejuice), una macabra commedia fantasy/horror che narra la vicenda di una giovane coppia di novelli sposi (Alec Baldwin e Geena Davis) che, appena morta, continua a vivere da fantasma nella sua casa fin quando una famiglia viene a invadere la loro tranquillità.[12] Con una giovanissima Winona Ryder nei panni della ragazzina dark Lydia e Michael Keaton in quelli del volgare esorcista di umani “Betelgeuse", Beetlejuice (letteralmente “succo di scarabeo”), con effetti speciali realizzati esclusivamente in stop motion, risulta un eccellente successo al botteghino, vince un Oscar come Miglior Trucco, e nel 1989 diventa una serie televisiva animata intitolata In che mondo stai Beetlejuice? (Beetlejuice) di cui Burton è produttore esecutivo.[13]

Il successo e le difficoltà di Batman[modifica | modifica sorgente]

La Bat-mobile impiegata nel film. L'auto del supereroe venne ricavata dalla carcassa di una Chevrolet

L'abilità di Burton nel realizzare grandi successi con un basso budget fa sì che la Warner gli affidi pochi giorni dopo l'uscita di Beetlejuice un grosso progetto, ovvero la trasposizione cinematografica di Batman, celebre fumetto creato da Bob Kane del quale deteneva i diritti da parecchio tempo.[14]Nonostante Burton sia piuttosto restio a tali kolossal commerciali, decide di accettare l'incarico, con l'intento di guadagnarsi un posto di prestigio e quindi aver maggior libertà sui suoi lavori. Gli scontri con i produttori Jon Peters e Peter Guber, tuttavia, non tardano ad arrivare: la principale causa è scelta del cast. Burton è infatti fermamente deciso ad affidare il ruolo principale a Michael Keaton, già suo collaboratore in Beetlejuice, nonostante l'attore non possieda un fisico particolarmente adatto al ruolo, non abbia esperienza con i film d'azione e sia noto come attore comico.[15] Le critiche parlano già di flop[16]. La Warner mette mano pesantemente al progetto, cambiando spesso la sceneggiatura e imponendo le proprie scelte più “fluide” al regista che, nonostante la vicinanza di Elfman, l'appoggio artistico degli attori Keaton e Jack Nicholson e l'amicizia con lo scenografo Anton Furst, accoglie l'immenso successo di Batman gradito anche agli appassionati del fumetto con stanchezza e depressione, dovute anche al suicidio di Furst, che proprio con Batman aveva ricevuto il premio Oscar alla miglior scenografia.[17]

Anni novanta[modifica | modifica sorgente]

Edward Mani di Forbice e il ritorno di Batman[modifica | modifica sorgente]

Stanco dei compromessi con le major cinematografiche, Burton fonda con Denise Di Novi una propria casa di produzione, la Tim Burton Productions, con la quale, economicamente aiutato dalla Fox, nel 1990 produce il suo primo lungometraggio di cui è lui stesso l'autore del soggetto, Edward Mani di Forbice (Edward ScissorHands). Mentre dirige Beetlejuice, Burton contatta la sceneggiatrice Caroline Thompson e la paga di sua tasca in modo che non vi siano interferenze nel lavoro. La storia è ispirata da vecchi bozzetti che Tim scarabocchia sin dal liceo[18]. Al fianco di Winona Ryder, già attrice in Beetlejuice, Burton pone, nel ruolo di protagonista (la creatura gentile con le forbici al posto delle mani), un allora esordiente e inquieto giovane attore, costretto nella parte di idolo per le teenager per il ruolo nella serie TV 21 Jump Street, ovvero Johnny Depp. Data la sua grande espressività, Burton lo antepone a ben più noti attori quali Tom Cruise: la collaborazione tra i due, considerati l'uno l'alter ego dell'altro, porta alla nascita di un sodalizio che farà nascere, al giorno d'oggi, ben otto film insieme. L'amato Vincent Price, inoltre, torna nell'opera di Burton nella parte dell'inventore di Edward: la partecipazione sarà l'ultima a un film prima della sua morte.[19]

Tuttavia, visto il successo di Batman, la Warner Bros. pressa Burton per un sequel. Il regista accetta, ma alla condizione che gli venga affidato il controllo totale, prendendone in mano anche la produzione. Accanto a Michael Keaton nuovamente nel costume da uomo pipistrello, Burton pone un cast composto da Danny DeVito, Michelle Pfeiffer e Christopher Walken, atti a interpretare le personalissime rivisitazioni di Burton di Pinguino, Catwoman e Max Shrek: al primo viene dato un passato, alla seconda un larghissimo spazio e il terzo è un'idea di Burton. Realizzato nei teatri nella Warner proprio a Burbank, nonostante la ricchezza di un mondo spiccatamente burtoniano, il film, data la sua poca inerenza al fumetto di riferimento, scene troppo oscure e una protagonista troppo sensuale e aggressiva, ottiene un buon successo, ma non come il primo.[20] In seguito, Burton parteciperà anche alla stesura preliminare del terzo episodio della saga, Batman Forever, la cui regia sarà affidata a Joel Schumacher.

Nightmare Before Christmas e Ed Wood, di nuovo alla Disney[modifica | modifica sorgente]

« … A un certo punto ero perfino nauseato dagli scheletri che mettevo dappertutto. Adoro gli scheletri[6] »

In contemporanea con Batman – Il ritorno, Tim Burton torna ad occuparsi di un vecchio progetto del 1982, The Nightmare Before Christmas, concepito negli studi Disney e allora non approvato. Impegnato in Batman Returns, Burton affida la sceneggiatura dell'opera da lui ideata e prodotta a Caroline Thompson e Michael McDowell, la musica a Danny Elfman nonché la regia all'amico Henry Selick. La Disney accetta di produrlo: il film, un lungometraggio in stop motion popolato da creature macabre e grottesche come lo scheletro Jack (doppiato in italiano da Renato Zero), uscito in America nel 1993, ottiene un eccezionale successo.[21] Nel 1996, Burton e Selick torneranno insieme per James e la pesca gigante (James and the giant peach), un musical fantasy ispirato al libro di Roald Dahl.

Dopo l'estenuante maratona di due film portati avanti in contemporanea, Tim Burton trova un nuovo progetto: si tratta di una biografia su Edward D. Wood Jr., regista degli anni cinquanta etichettato come “il peggior regista di tutti i tempi”. Con Johnny Depp nel ruolo protagonista e Martin Landau nei panni di Bela Lugosi, il celebre interprete di Dracula e amico di Wood (per il quale ruolo riceve un Academy Award come miglior attore non protagonista), il film vuole essere un omaggio a un uomo particolarmente positivo e deliziosamente ottimista nonostante la scarsità del suo lavoro e ai cui film, nonostante tutto, Burton era molto legato.I rimandi autobiografici, anche stavolta, non sembrano mancare: il rapporto tra Wood e Lugosi appare a Burton come l'amicizia artistica e umana tra lui e Price; inoltre, la morte drammatica dell'attore ungherese ricorda al regista californiano la perdita dello scenografo e amico Furst[6]. La Columbia rifiuta di produrlo, così il progetto approda ancora una volta alla Disney. In bianco e nero, con la colonna sonora eccezionalmente di Howard Shore, Ed Wood riscuote un discreto successo, seppur non immediato, riesumando l'interesse per l'omonimo regista.

Mars Attacks e Il mistero di Sleepy Hollow, alieni e fantasmi[modifica | modifica sorgente]

In Mars Attacks!, uscito nel 1996, Burton ritrova la collaborazione di Elfman. Il film prende spunto dalle didascalie di una popolare raccolta di figurine di fantascienza. Nonostante un cast di altissimo livello, composto, tra gli altri, da Jack Nicholson, Glenn Close e una giovanissima Natalie Portman, il film non viene particolarmente apprezzato né dalla critica né dal pubblico: incentrato su una minaccia aliena che sta per abbattersi sulla terra, il film cela un parodistico e ironico attacco alla politica e alla società americane.[22] Dopo un tentato adattamento di Superman con Nicolas Cage, mai andato in porto, e l'acquisto dei diritti del musical Sweeney Todd, Burton pubblica The Melancholy Death of Oyster Boy: & Other Stories (Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie), una raccolta di versi (tradotti in italiano da Nico Orengo) che racconta le tristi storie di bambini molto simili a Edward Mani di Forbice, quindi deformati, tra cui il Bambino Ostrica, divorato dal padre di notte per aumentare la potenza sessuale.

Il mistero di Sleepy Hollow (Sleepy Hollow), è basato sul famoso romanzo americano di Washington Irving, prediletto da Burton ai tempi delle elementari e tuttora considerato uno dei più significativi della letteratura americana. La parte del protagonista è affidata a Johnny Depp, che ancora una volta torna nell'opera di Burton con il personaggio di Ichabod Crane, qui un detective anziché un maestro elementare come nel racconto originale; co-protagonista è la giovane Christina Ricci. Con la precisa volontà di omaggiare i vecchi film horror della Hammer Film Productions che hanno segnato la sua infanzia, Burton recluta Christopher Lee per la parte del Borgomastro, nonché, in ruoli minori, già frequenti collaboratori come Michael Gough (anch'egli attore alla Hammer), Jeffrey Jones, Christopher Walken, Martin Landau e l'allora fidanzata Lisa Marie. Il film, uscito nel 1999, il più "tradizionalmente" gotico di Burton, riceve svariati premi e nomination, nonché un eccellente riscontro su pubblico e critica.

Anni 2000[modifica | modifica sorgente]

Il pianeta delle scimmie e Big Fish[modifica | modifica sorgente]

Helena Bonham Carter, attrice e compagna di Burton.

Nel 2000 la Fox propone a Burton una nuova versione del kolossal del 1968 di Franklin Schaffner, Il pianeta delle scimmie (Planet of the Apes). Uscito nel 2001, il film riceve critiche discordanti e viene considerato decisamente inferiore al primo di cui doveva essere solo un remake, cosa che Burton non fa. Tuttavia, il film, un'apocalittica storia su come, un giorno, le scimmie avrebbero governato la terra e l'uomo sarebbe stato loro subordinato, nonostante sia inusuale per l'ormai riconoscibilissimo e raffinato stile di Burton, ottiene un ottimo successo commerciale. Sul set Burton conosce l'attrice britannica Helena Bonham Carter, interprete della scimmia Ari, che diverrà la sua compagna nella vita e collaboratrice in tutti i suoi film successivi.

Nel 2002, la Columbia affida a Tim Burton un progetto sceneggiato da John August e basato sul particolarissimo romanzo di Daniel Wallace, Big Fish: A Novel of Mythic Proportions. Il film, rifiutato inizialmente da Steven Spielberg per ulteriori impegni, arriva a Burton come qualcosa di fortemente personale: la storia è quella di Edward Bloom (interpretato nella sua veste giovane da Ewan McGregor e in quella anziana da Albert Finney), un uomo famoso per i racconti delle straordinarie avventure avute durante la sua vita che, in punto di morte, riallaccia il rapporto con il figlio che a sua volta sta per diventare padre. Il padre di Tim, infatti, è da poco morto, e il regista sta per avere il suo primo figlio da Helena Bonham Carter. Il film conquista quattro nomination al Golden Globe nonché una all'Academy Award come Miglior Colonna Sonora.

La fabbrica di cioccolato e La sposa cadavere[modifica | modifica sorgente]

« Intervistatore: Lei è seguito in tutto il mondo da milioni di fans. Cosa pensa di aver dato loro con il suo lavoro?

Tim Burton: Ho capito di aver creato con i miei film un club ideale per gli eterni ragazzi che amano i falliti, la libertà, i marziani e le donne che ti seguono con una valigia in mano come la mia compagna Helena Bonham Carter »

(Tim Burton a un intervistatore durante Venezia 2005[23])
Burton alla premiere del film nel 2005.

Nel 1999, la Warner Bros. aveva comprato i diritti del libro per bambini La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl. Dopo l'avvicendarsi di vari registi, nel 2003 il progetto arriva nelle mani di Tim Burton. Il libro era già stato trasposto al cinema da Mel Stuart nel 1971 ma, nuovamente, quello di Burton non si limita ad essere un remake: la storia, più cupa e dal ritmo più sostenuto, diverge dal libro stesso soprattutto nell'idea di dare al protagonista Willy Wonka un passato tramite la burtoniana modalità del flashback. Ancora una volta, Johnny Depp prevale su altri attori e veste i panni dell'eccentrico cioccolatiere protagonista: inoltre, è Depp stesso a proporre nel ruolo di Charlie Freddie Highmore, il ragazzino con il quale aveva lavorato in Neverland - Un sogno per la vita. Christopher Lee, inoltre, interpreta l'invenzione burtoniana del padre dentista di Wonka. Il film, nel quale il cineasta californiano, da sempre amante dello stop motion come solo effetto speciale, è costretto a utilizzare altri effetti speciali in post-produzione (la riduzione dell'Oompa-Loompa Deep Roy ecc.), presenta molti riferimenti a film di Burton (la tosatura delle pecore rosa, come i maglioni d'angora che Ed Wood non indossava che in privato) e non, come il monolite di 2001: Odissea nello spazio, per l'occasione trasformato in tavoletta di cioccolata. Il film viene nominato agli Oscar come Miglior Costume, opera dell'italiana Gabriella Pescucci.

In contemporanea a La fabbrica di cioccolato Burton presenta La sposa cadavere (Corpse Bride), lungometraggio in stop motion da lui ideato (basandosi su una leggenda ebreo/russa[24]) e diretto, insieme a Mike Johnson. La storia, che rispecchia perfettamente lo stile e le atmosfere di Burton, con le voci di Johnny Depp per Victor (in italiano quella di Fabio Boccanera) e Helena Bonham Carter per Emily la sposa cadavere (Claudia Razzi), è un altalenante scambio tra luci e ombre, tra il tetro mondo dei vivi e quello spassoso dei morti. La sposa cadavere riceve una nomination all'Oscar come Miglior Lungometraggio d'Animazione.

Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street: Musical e Leone d'Oro[modifica | modifica sorgente]

Johnny Depp, attore "feticcio" di Burton, alla Mostra del Cinema di Venezia

Nel 2007 la DreamWorks/Warner Bros. produce un'opera che Burton aveva in mente di realizzare da molto tempo: si tratta di Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street (Sweeney Todd: The demon barber of Fleet Street), un'opera basata sul popolare musical di Stephen Sondheim. Per la prima volta, Burton dà vita a un vero e proprio musical, riutilizzando la colonna sonora e le canzoni di Sondheim. Il lavoro viene pluripremiato: Johnny Depp, nel ruolo di Sweeney Todd, un diabolico e sanguinario barbiere in cerca di vendetta, riceve una nomination all'Oscar come Miglior Attore e vince il Golden Globe come Miglior Attore in un Musical o Commedia, nonché al 2008 MTV Awards il premio come Miglior Cattivo. Helena Bonham Carter, nel ruolo della folle fornaia Mrs. Lovett, insieme a una nomination al Golden Globe, vince un Evening Standard British Film Award. Il musical riceve inoltre un Oscar come Miglior Scenografia, la cupa e stilizzata Londra di Dante Ferretti, nonché la nomination a Miglior Regia al Golden Globe. Inoltre il regista riceve la sua prima consacrazione ai Golden Globe ricevendo il premio per il miglior film commedia o musicale.

Nello stesso anno, alla Mostra del Cinema di Venezia, Tim Burton riceve il Leone d'Oro alla carriera, diventando il regista più giovane della storia ad aver ricevuto tale premio. A consegnarglielo, è l'immancabile alter ego burtoniano Johnny Depp, costante collaboratore e amico.

Alice in Wonderland, 9 e Cannes[modifica | modifica sorgente]

Tim Burton parla di 9 al Comic-Con del 2009

Nel 2007, la famosa sceneggiatrice Disney Linda Woolverton, autrice di capisaldi della casa cinematografica quali La bella e la bestia e Il re leone, lavora a una trasposizione cinematografica tratta dai due romanzi celebri e atipici di Lewis Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò. La Disney chiama come regista del progetto proprio Burton, stipulando un accordo per un lungometraggio in 3D.[25] Girato nel 2008 nel sudest di Cornwell per le scene live-action e poi ultimato in post-produzione con l'aggiunta di effetti speciali, la storia narra di Alice, interpretata dall'australiana Mia Wasikowska, che tredici anni dopo la sua avventura a Wonderland, segue il Coniglio Bianco nella tana e piomba di nuovo nel Paese delle Meraviglie, dove l'aspetta un'avventura tra ambientazioni e personaggi che la Woolverton lascia maggiormente simili a quelli di Carrol. Il cast è composto da affezionati collaboratori di Burton, come Johnny Depp nel ruolo del Cappellaio Matto, Helena Bonham Carter in quello della Regina Rossa, nonché Alan Rickman, Cristopher Lee e Timothy Spall, e nuovi ingaggi, primo fra tutti Anne Hathaway nel ruolo della Regina Bianca. La parte musicale, ancora una volta, appartiene a Danny Elfman. Il film, dai primi ciak, si presenta pregno di grandissima aspettativa, tanto da vincere uno Scream Award nel 2009 come Film più Atteso dell'Anno Venturo. Tuttavia, le prime critiche non sono troppo entusiaste: pare che il film si distacchi dallo stile gotico e interiorizzato di Burton per una produzione maggiormente commerciale con la quale, per la prima volta, Burton sembra aver trovato un placido accordo con la Disney.

Dal 22 novembre 2009 al 26 aprile 2010, inoltre, al MoMA di New York Burton allestisce una mostra di tutti i disegni, fotografie, bozzetti e costumi da lui realizzati nel corso della sua carriera.

Nel 2005, Shane Acker pubblica un corto su alcune bambole che popolano il mondo dopo l'apocalisse. Dopo aver visto il film vincitore di numerosi premi, Burton, insieme a Timur Bekmambetov propone ad Acker la realizzazione di un lungometraggio basato sul film, avvalendosi anche della sua collaborazione. Con il doppiaggio di Elijah Wood, Christopher Plummer e Martin Landau, il film, intitolato 9, esce in America, e non a caso, il 9/9/09. Pur realizzato con effetti digitali, alcune scene ricordano la tecnica per effetti speciali privilegiata da Burton, ovvero lo stop motion. Con la colonna sonora di Elfman, il film uscirà in Italia a distanza di un anno.

Nel maggio 2010 Tim Burton presiede la giuria del Festival di Cannes, che vede vincitore il film Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti di Apichatpong Weerasethakul. Come affermato da Gilles Jacob, Burton è il primo regista che ha avuto a che fare con il mondo dell'animazione a ricoprire tale ruolo[2].

Ritorno al gotico: il 2012, Dark Shadows e la rinascita di Frankenweenie [modifica | modifica sorgente]

Tim Burton insieme al cast di Frankenweenie

Una delle serie televisive che segnarono l'infanzia di Burton fu quella creata da Dan Curtis alla fine degli anni '60, Dark Shadows. Si trattava di un connubio intrecciato e appassionante di misteri e creature soprannaturali appartenenti per lo più alla sfera dell'horror, della quale vennero trasmesse numerose repliche fino ad essere considerata una specie di cult.

È dunque il 2007 quando la Infinitum Nihil e la Warner Bros. acquistano i diritti della soap opera per realizzarne un rifacimento a mo' di lungometraggio. La sceneggiatura viene affidata a Seth Grahame-Smith, autore di Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, e la regia allo stesso Burton.

Non tardano a comparire i nomi del cast: stavolta all'immancabile Depp tocca il ruolo portante di Barnabas Collins, facoltoso e raffinato rampollo di una famiglia imprenditoriale del '700 che, colpevole di aver suscitato un amore ossessivo e non corrisposto in una strega, viene trasformato in vampiro e sepolto vivo fino al suo casuale dissotterramento, avvenuto due secoli dopo, negli anni '70 dominati dalla cultura hippie.[26].

Alla sua uscita il film riscuote critiche contrastanti: lo snodarsi di una trama ovvia attraverso una sceneggiatura lacunosa e, d'altra parte, i tratti caratteriali di un nido di personaggi quantomai burtoniani (Eva Green nelle vesti della perfida e angosciante strega Angelique, Helena Bonham-Carter in quelle di una brilla, squilibrata psichiatra, nonché Michelle Pfeiffer, matrona e guida della famiglia Collins) fanno del film un prodotto minore di Tim Burton sebbene sancisca comunque un buon ritorno alle atmosfere che lo hanno a lungo caratterizzato.[27]. Dark Shadows, a fronte di un budget di 150 milioni di dollari, ha incassato quasi 240 milioni risultando in molti paesi secondo al box office a The Avengers.[28].[29].

Successivamente Tim Burton produce, insieme con Timur Bekmambetov, La leggenda del cacciatore di vampiri. Il film si basa su una novella di Seth Grahame-Smith, la storia narra del presidente Abraham Lincoln che, di giorno è impegnato a guidare il popolo degli Stati Uniti, mentre di notte affronta i vampiri, mostruose creature notturne responsabili della morte dei suoi genitori.[30]. Nel film Benjamin Walker è Abraham Lincoln, Anthony Mackie interpreta William Johnson, Joseph Mawle & Robin McLeavy hanno il ruolo dei genitori del presidente e Mary Elizabeth Winstead è l'affascinante Mary Todd Lincoln. Anche questo film ricevette critiche diverse.[31].

Tim Burton alla premiere diFrankenweenie

Burton fa poi un remake del suo cortometraggio del 1984, Frankenweenie, girato questa volta in stop motion e in 3D. Riguardo alla realizzazione del progetto, Burton afferma che si tratta di un "qualcosa di molto personale" nel quale aveva cercato di mantenere inalterato il cuore della vecchia versione, arricchendolo con dinamiche sociali presenti nel mondo dell'infanzia. Il ritorno al passato è inoltre rappresentato dalla scelta dei doppiatori originali (Martin Landau, Martin Short, Winona Ryder, Catherine O'Hara, Cristopher Lee e Michael Keaton), tutti attori con i quali Burton non lavorava da tempo.[32]Il film, prodotto e distribuito dalla Walt Disney Pictures, è stato distribuito nelle sale statunitensi il 5 ottobre 2012,[33] ed è in quelle italiane dal 17 gennaio 2013.[34] Il lungometraggio ottienne poi una nomination agli Oscar come miglior film d'animazione.[35].

Tim Burton poi dirige, per la seconda volta, un video musicale per la band rock dei The Killers che vede anche la collaborazione di Winona Ryder.[36].

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Tim Burton è stato sposato dal 1989 al 1993 con Lena Gieseke, che ha lasciato per l'attrice e modella Lisa Marie, presente in alcuni dei suoi film. Nel 2001, sul set de Il pianeta delle scimmie, Burton conosce Helena Bonham Carter, sua attuale compagna, dalla quale ha avuto due figli: Billy Ray, nato nel 2003, e Nell, nata nel 2007. Il loro padrino è l'attore Johnny Depp. Da sempre anticonformista e restio alla vita di Hollywood, Burton non si reca nella mecca del cinema se non per lavoro, mentre con la sua famiglia vive a Londra.

Stile[modifica | modifica sorgente]

Il "Times Square" realizzato per Frankenweenie del 2012

Sebbene Tim Burton sia considerato un regista pop, come per il resto lo è Steven Spielberg[37], si possono rintracciare nella sua produzione caratteristiche principali e scelte stilistiche particolari. La sua cifra stilistica è ben oggettivata dalla creazione dell'aggettivo burtoniano[38].Il sostrato culturale, come lui stesso ha dichiarato più volte[39],deriva dalla cultura punk (Batman) e dal Kitsch anni 60 (Ed Wood). La commistione tra cinema tradizionale e trash è evidente nell'esperimento di Hansel e Gratel, in cui la trama originale viene arricchita di elementi tipici della cultura nipponica[40] come il combattimento di arti marziali tra Hansel e Gretel e la strega.

Caratteristica ancora non utilizzata dalla cinematografia, era "l'adolescente gotico"[41], presente in molti film del regista (Beetlejuice-spiritello porcello, Edward mani di forbice, Batman - il ritorno, Il mistero di Sleepy Hollow, La sposa cadavere, Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street, Alice in Wonderland, Dark Shadows, Frankenweenie).

La sua cinematografia sviluppa il personaggio dell'outsider ossia l'emarginazione che nasce dal rapporto mostro-uomo. Lo studio verso queste creature (che per certi versi si può accostare alla produzione di Guillermo Del Toro) nasce dall'infanzia del regista, il quale ha dichiarato che "Per me i mostri, le creature un po’ bizzarre, sono i personaggi più vicini alla realtà, e sono sempre quelli che suscitano più emozioni."[42]

Un altro dei temi principali del regista è l'inno alla vita, messo in contrapposizione con la morte. Per esempio in La sposa cadavere il mondo dei morti viene rappresentato come colorato e allegro in antitesi a un mondo dei vivi invece assai grigio.

Nelle sue opere "funeree", inoltre, il regista si avvale dell'humor nero.

Stop motion[modifica | modifica sorgente]

Non meno importante è la tecnica dello stop motion, usata più volte in diverse pellicole che ha diretto (La sposa cadavere, Frankenweenie) e che ha prodotto (Nightmare Before Christmas). Poiché i personaggi burtoniani sono grotteschi, spesso scheletrici (Jack Skeletron) o viceversa vengono enfatizzate alcune deformità (si pensi al mondo inventato de La sposa cadavere), i pupazzi vengono sorretti da supporti in ferro che vengono poi cancellati durante la fase di digitalizzazione. Tim Burton sviluppò questa tecnica grazie all'amico Henry Selick, regista di Nightmare Before Christmas e Coraline, e ispirandosi anche all'artista Jan Švankmajer, regista surrealista.

Tim Burton e Edgar Allan Poe[modifica | modifica sorgente]

Edgar Allan Poe, l'autore preferito di Tim Burton

Edgar Allan Poe ha influenzato molto lo stile cinematografico di Tim Burton. L'attrazione provata dal regista per l'autore maledetto nasce dalla scoperta, fatta quando Burton aveva 10 anni, che alcune sceneggiature dei film che Roger Corman girava appartenevano a Poe.[43]. Va notato che Vincent Price, suo idolo d'infanzia, era la stella principale di questo ciclo.

Lo scenario di The Nightmare Before Christmas è stato creato ispirandosi a una poesia di Poe. Questo rafforza ulteriormente il parallelo tra Burton e Poe, l'opera più famosa di quest'ultimo è una poesia: Il corvo, sulla quale Tim Burton basa il suo cortometraggio Vincent. Inoltre, le poesie di Poe sono usate da Burton come base per lo sviluppo dei rispettivi scenari che certamente rispettano l'intento degli autori, ma la storia cade poi in una nuova direzione. La poesia originale di Poe si trasforma in un vero e proprio fuoco d'artificio e burlesque visive tra Price, Karloff e Lorre, mentre Burton genera un musical malinconico e macabro.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Regista[modifica | modifica sorgente]

Film[modifica | modifica sorgente]

Altro[modifica | modifica sorgente]

Produttore[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Animatore[modifica | modifica sorgente]

Attore[modifica | modifica sorgente]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Premi Oscar[modifica | modifica sorgente]

Premi Golden Globe[modifica | modifica sorgente]

64ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia[modifica | modifica sorgente]

Premi BAFTA[modifica | modifica sorgente]

Saturn Awards[modifica | modifica sorgente]

Emmy Award[modifica | modifica sorgente]

Cannes Film Festival[modifica | modifica sorgente]

Chicago Film Critics Association Awards[modifica | modifica sorgente]

National Board of Review Awards[modifica | modifica sorgente]

Producers Guild of America Awards[modifica | modifica sorgente]

  • nomination per il miglior film d'animazione 2006 per La sposa cadavere
  • Scream Awards 2008: Scream Immortal Award, per la sua unica interpretazione dell' horror e del fantasy
  • miglior produttore 2009 per 9

Lacanian Psychoanalysis Prize[modifica | modifica sorgente]

Ordine delle arti Arti e Lettere[modifica | modifica sorgente]

  • Nominato nel 2010 Cavaliere dal Ministro della Cultura di Francia

Moscow International Film Festival[modifica | modifica sorgente]

  • "Golden George" 2012 per il suo contributo al mondo del cinema.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Intervista al quotidiano Il Tempo.
  2. ^ a b Sarà Tim Burton il presidente della giuria al Festival di Cannes - LASTAMPA.it
  3. ^ Salisbury 1995
  4. ^ Ferenczi 2011, p. 7
  5. ^ Ferenczi 2011, p. 9
  6. ^ a b c De Baecque, Tim Burton pg. 17
  7. ^ Ferenczi 2011, p. 11
  8. ^ http://sullarte.it/articoli/2009-07/tim-burton-una-grande-retrospettiva-al-moma-di-new-york.php
  9. ^ Ferenczi 2011, pp. 15-16
  10. ^ Ferenczi 2011, pp. 16-17 e 19-20
  11. ^ Ferenczi 2011, p. 18
  12. ^ Ferenczi, pp. 20-21, 24 e 29
  13. ^ Ferenczi 2011, p. 29
  14. ^ Ferenczi 2011, p. 31
  15. ^ Ferenczi 2011, p. 33
  16. ^ Los Angeles Times e Wall Street Journal
  17. ^ Ferenczi 2011, p. 35
  18. ^ http://www.recensioni-film.it/burton/edward-mani-forbice.html
  19. ^ Ferenczi 2011, p. 42
  20. ^ Ferenczi 2011, pp. 38-40
  21. ^ Ferenczi 2011, pp. 39-40 e 53-54
  22. ^ Ferenczi 2011, pp. 69, 72 e 74
  23. ^ name="Marco Spagnoli, Tim Burton - anatomia di un regista cult"
  24. ^ Tim Burton di Luca Lardieri
  25. ^ Tim Burton dirigerà il nuovo adattamento di Alice nel Paese delle Meraviglie | 2 Risate
  26. ^ http://eventi.lifeandtravel.com/cinema/dark-shadows-regia-di-tim-burton.html?notimestamp=1
  27. ^ Dark Shadows - Film.it
  28. ^ Box Office Italia, Dark Shadows conquista la vetta della classifica | Best Movie
  29. ^ Box office Italia e Usa: Dark Shadows e The Avengers dominano gli incassi | Viva Cinema
  30. ^ Tim Burton produce il film su Abraham Lincoln cacciatore di vampiri
  31. ^ La leggenda del cacciatore di vampiri - RECENSIONE (Cinema)
  32. ^ Tim Burton parla dell’ampliamento della storia di Frankenweenie, ScreenWeek Blog.
  33. ^ Frankenweenie: i personaggi umani nel nuovo poster, 28 maggio 2012. URL consultato il 1º giugno 2012.
  34. ^ Il payoff poster italiano di Frankenweenie!, 31 maggio 2012. URL consultato il 1º giugno 2012.
  35. ^ Tim Burton Was Suprised by the "Frankenweenie" Oscar Nom | Complex
  36. ^ Tim Burton dirige Winona Ryder e Craig Roberts nel video Here With Me dei Killers | Il blog di ScreenWeek.it
  37. ^ http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/persone/spielberg-60/spielberg-60/spielberg-60.html
  38. ^ http://it.urbandictionary.com/define.php?term=Burtonian
  39. ^ http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2013/09/15/news/tim_burton_la_mia_musa_una_bimba_dagli_occhi_grandi-66545728/
  40. ^ È interessante notare come la cultura giapponese venga citata anche in Frankewennie dove vediamo un cameo di Godzilla, oltre ad altre creature dell'immaginario di Willis O'Brien, pioniere dello stop motion.
  41. ^ Noto anche come dysfunctional kid http://www.cinemadelsilenzio.it/index.php?mod=special&idspe=97
  42. ^ http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2012/10/05/APeuNkcD-infanzia_burton_mostri.shtml
  43. ^ Salisbury 1995, p. 16
  44. ^ Tim Burton Collective News
  45. ^ Guy Massat, Lewis Caroll, Lacan et Tim Burton in Psychoanalyse-Paris, 11 luglio 2010. URL consultato il 23 marzo 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 100119650 LCCN: n91100415