Decretum Gratiani

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Decretale secondo glossa ordinaria di Bernardo da Parma 1300-1315 circa

Decretum Gratiani è il nome con cui è più conosciuta una celebre opera, denominata Concordia discordantium canonum, una raccolta di fonti di diritto canonico redatta dal Graziano, vescovo (o antivescovo) di Chiusi e magister, probabilmente un giurista del foro ecclesiastico, nella prima metà del secolo XII (1119-1140 ca.) con cui si mette ordine in oltre mille anni di canoni contrastanti della cristianita’, anche dei concili pregressi, in materie processuali, tributarie, civili, amministrative/ordinamentali, penali, penitenziali, sacramentali e delle fonti del diritto del mondo ecclesiastico, oggetto di continui aggiornamenti anche dopo la morte del suo autore nel corso del secolo XII. Nelle originarie recensioni erano assenti i canoni relativi alla (falsa) donazione di Costantino che giustificavano il primato temporale papale, al pari di molti canoni di diritto romano, e il vescovo di Roma è considerato un vescovo patriarca, come altri suoi colleghi, in conformità alla concezione paleocristiana, senza alcun accenno all'ecumenicitá del papa rispetto all'intera cristianità, cattolica e non. Tale prima raccolta fu poi la pietra angolare di numerose compilationes di epoca successiva, alle quali si affiancarono le più recenti norme canoniche, dette extravagantes, perché stavano, letteralmente, extra Decretum Gratiani (decretali varie e Corpus Iuris Canonici).

Vicende storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Decretum Gratiani, oggetto di manipolazioni alla fine del Concilio di Trento, è stato ri-pubblicato nel 1582 con varie modifiche operate dai Correctores Romani, insieme ad altre 5 raccolte di Decreti, con i quali forma un unico corpo normativo, denominato Corpus Iuris Canonici., ovverosia con lo stesso nome con cui nel secolo XIII erano denominati il Decretum Gratiani e le Quinquae Compilaitones Antiquae, e successivamente il Decretum Gratiani e le altre compilazioni, ufficiali e private, di epoca successiva (ius novum). Il Decretum manipolato dai Correctores Romani fu solennemente promulgato da papa Gregorio XIII con la bolla "Cum pro munere" del 1580 e infine ufficialmente pubblicata nell'editio romana due anni più tardi. Il Decretum conobbe un successo straordinario ed ebbe un'applicazione rigorosa in tutta l'Europa cristiana sia ai fini dell'insegnamento nelle scuole di arti liberali (quale opera didattico-dottrinale), sia ai fini pratico-forensi nelle corti ecclesiastiche, le quali nel medioevo avevano talvolta giurisdizione anche civile. Vista l'influenza del Decretum nacquero dei commentatori di esso, i decretisti.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Decretum è un raggruppamento di canoni e decretali scelti con tecniche ermeneutiche fondamentali con cui si mette ordine in oltre un millennio di canoni discordanti di storia della Chiesa. Con esso (testo vivente, in continua evoluzione) si passa dal diritto canonico come sistema di fonti legislative, al diritto canonico inteso come scienza nuova e autonoma. La novità consiste nell'introduzione del commento che illumina e spiega la norma eliminandone aporie e contraddizioni. Ha inizio così l'inarrestabile processo che porterà alla totale separazione tra diritto e teologia nel mondo occidentale.

La prima recensione, non sopravvissuta ma che si ricava dalla summa denominata Exserpta ex decretis sanctorum patrum, risale probabilmente al 1119-1120 circa, e non fu oggetto di diffusione, a differenza della recensione successiva, quella sopravvissuta in quattro frammenti/manoscritti conservati ad Admont, Barcellona, Firenze e Parigi, risalenti al 1130-1132 circa e contenente, in forma ridotta, il trattato "De poenitentia"[1]. L'originaria versione, in effetti, non contiene ancora i canoni del Concilio Lateranense I del 1123, né del Concilio Lateranense II del 1139 e si pongono e discutono questioni che con il Concilio Lateranense I del 1123 (e ancor prima dal Concilio di Reims del 1119) erano state ormai risolte.

Una delle successive recensioni dell'opera (cosiddetto testo divulgativo o vulgate text) risale, all'incirca, al 1139-42. Ha una divisione in tre parti ordinate per cause, questioni, distinzioni e canoni (auctoritates). La parte seconda è ordinata solo per cause e canoni. Questa sistematica interna ne permette una consultabilità efficace. Per ogni singolo argomento presenta delle auctoritates in ordine cronologico e gerarchico.

Capita che questi testi siano in contraddizione tra loro. Per risolvere l'impasse Graziano introduce la novità del commento (dictum). I commenti (dicta); sono vari e dipendenti dalla contraddizione della norme esposte.

Secondo il cardinale Stickler [senza fonte], storico del diritto canonico, il Decretum Gratiani può sembrare una collazione di leggi, ma in realtà è un trattato di diritto canonico, dove i dicta sono le esposizioni e le auctoritates gli argomenti.

Ampliamenti del Decretum[modifica | modifica wikitesto]

Arnolfo di Cambio, Statua di Bonifacio VIII (1298 ca.). Firenze, Museo dell'Opera del Duomo. Bonifacio VIII incarnò la teoria ierocratica del Papato, fino all'umiliazione dello "schiaffo di Anagni" (1303).

Il Decretum fu integrato con le norme tralasciate ed aggiornato alla nuova produzione normativa per volere degli stessi papi, attraverso una serie di appendici che presero nome di decretales extravagantes (cioè al di fuori del Decretum). In particolare si distinguono:

Tutto questo materiale fu armonizzato dal giurista Raimondo di Peñafort per ordine di papa Gregorio IX (1227-1241), e pubblicato nel "Liber Extravagantium" insieme alle decretali di questo pontefice (Decretales Gregorii IX). Il "Liber Extra" fu promulgato con la bolla "Rex pacificus" del 5 settembre 1234.[2]

In seguito, le decretali dei papi Innocenzo IV (1243-1254), Gregorio X (1271-1276) e Niccolò III (1277-1280) furono radunate da papa Bonifacio VIII (1294-1303) in un'unica raccolta che prese nome di "Liber Sextus", aggiunto ai cinque libri del "Liber Extra", promulgato con la bolla "Sacrosanctae" del 3 marzo 1298.[2]

Durante e dopo il periodo della cosiddetta "cattività avignonese" del Papato (1308-1378) e dello Scisma d'Occidente (1378-1417) le uniche decretales importanti saranno di papa Clemente V (1305-1314), rilevanti perché disciplinano il processo canonico (che sarà di modello per il processo civile degli ordinamenti coevi), pubblicate sotto il nome di "Clementinae", ed alcune decretali di papa Giovanni XXII (1316-1334), in particolare quella del 1331 che istituisce la Sacra Rota, pubblicate con il nome di "Extravagantes Johannis XXII".[2]

Alla fine del Quattrocento il giurista Giovanni Chappuis raccolse anche un libro di "Extravagantes communes", edito a Parigi nel 1500.[3] Queste ultime, insieme al Decretum Gratiani, al "Liber Extra", al "Liber Sextus", alle "Clementinae" ed alle "extravagantes Johannis XXII" furono definitivamente riunite nel 1582 all'interno del Corpus Iuris Canonici, che è rimasto in vigore fino all'emanazione del Codex Iuris Canonici Piano Benedettino del 1917.

Struttura del Decretum[modifica | modifica wikitesto]

La versione definitiva del Decretum (cosiddetta “vulgate version”) consta di tre parti:

  • I parte divisa in 101 distinctiones (ogni parte in cui si chiarisce un argomento a partire dai suoi principi generali e dalle contraddizioni cui dà luogo, operando una serie di suddivisioni successive sempre più puntuali), a loro volta divise in capitoli). Le prime 20 distinctiones considerano i problemi generali del diritto, le altre 81 trattano invece del governo ecclesiastico e della sua disciplina tramite le varie cariche (vescovi, gerarchia ecc.).
  • II parte divisa in 36 causae (controversie figurate, casi fittizi che introducono una discussione giuridica) dedicate a temi vari (diritto penale e processuale, il patrimonio ecclesiastico e il matrimonio) e divise in quaestiones (singoli problemi giuridici) e poi in capitoli, ognuna su un problema ipotetico per il quale vi sono varie soluzioni (p. es.: la Causa I dedicata alla simonia, le 2-7 alla procedura, le 16-20 ai monaci e alla loro disciplina, le 27-36 al matrimonio). Per ogni Quaestio, Graziano illustra le sue soluzioni, con i suoi dicta. Nella Causa 33, nell'ambito del trattato sul matrimonio, dopo la quaestio II da un continuatore di Graziano ne è stata aggiunta un'altra molto ampia sulla penitenza (un vero e proprio Tractatus de poenitentia suddiviso in 7 distinctiones)[4].
  • III parte suddivisa in sole 5 distinctiones, relativa a un trattato sui sacramenti che è stato anch'esso aggiunto dopo la redazione originaria ed è privo dei dicta magistri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alessandro Gentili, Concordia discordantium canonum secunda pars, quaestio 3 causae XXXIII, subdivisa in 7 distintiones quae efformant sic vocatum "Tractatus de poenitentia", Roma, PUL, 1992, pagg.97
  2. ^ a b c d Giovanni Diurni, Aspirazioni di giuridicità del Medioevo d'Italia, pp. 222-230, Giappichelli, Torino, 2011, ISBN 978-88-348-1820-6
  3. ^ Adriana Campitelli, Europeenses - Presupposti storici e genesi del diritto comune, p. 63, Cacucci Editore, Bari, 2008.
  4. ^ ampl. vds Alessandro Gentili, Concordia discordantium canonum secunda pars, quaestio 3 causae XXXIII, subdivisa in 7 distintiones quae efformant sic vocatum "Tractatus de poenitentia", Roma, PUL, 1992, pagg.97

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adriana Campitelli, Europeenses - Presupposti storici e genesi del diritto comune, p. 63, Cacucci Editore, Bari, 2008, ISBN 978-88-8422-645-7

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